martedì 5 novembre 2013

La posizione Cinese sulla Siria: Tutte le spiegazioni.


La Cina gioca sulla pelle della Siria?
06.09.2013




Tradotto e Riadattato da Fractions Of Reality


La Cina ha sempre bloccato i tentativi occidentali di contrabbandare alle forze anti-siriane, raggirando la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Il rappresentante del paese al vertice dei "Big Venti" di San Pietroburgo ha di nuovo messo in guardia gli Stati Uniti contro un intervento militare in Siria. Pechino ha le sue potenti argomentazioni a sostegno di Bashar al-Assad ma preferisce tacere.

"L'azione militare (in Siria) avrà un impatto negativo sull'economia mondiale, in particolare del prezzo del petrolio" - ha detto il vice ministro delle finanze Zhu Guang (Zhu Guangyao) in una conferenza stampa a margine del vertice del G20. La posizione della Cina sul conflitto siriano risente della mancanza di copertura mediatica nei media internazionali. Il motivo è presto spiegato: la nazione è guidata dal principio di Deng Xiaoping ovvero di "agire con cautela e abilmente mantenere un basso profilo." Con questa arte, la leadership cinese ha raggiunto grandi traguardi. Tuttavia, alcune posso essere comunque tratte.

La posizione ufficiale cinese annunciata il 5 settembre, tramite il portavoce del ministero degli Esteri Qin Gang recitava "Ulteriori decisioni verso la Siria devono essere approvate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Questo è uno dei principi fondamentali del diritto internazionale che disciplinano le relazioni internazionali, pertanto si richiedono che vengano attuati i colloqui politici in Siria, considerandoli come l'unica via d'uscita alla situazione tragica del paese". Inoltre ha chiesto di attendere i risultati delle indagini  dei rappresentanti delle Nazioni Unite, dell'attacco chimico il 21 agosto.

Le posizioni di Cina e Russia sono la stessa cosa - ha detto un funzionario cinese - ma non a causa della particolare solidarietà o simpatia per il governo di Bashar al-Assad o delle relazioni economiche con la Siria. Il motivo è molto semplice: nella Repubblica popolare cinese vi è una provincia dello Xinjiang che è popolata da quasi 20 milioni di persone, per lo più di etnia Uiguri. La loro religione è Musulmana e "al Qaeda" ha già incoraggiato la popolazione a prendere parte ad una "guerra santa" contro gli infedeli.

Il rappresentante di "Al-Qaeda", Abu Yahya al-Libi, ha chiamato gli Uiguri "musulmani" degli "oppressi" e ha sottolineato che la Cina minaccia la loro identità. Secondo il capo locale del governo del popolo, Nur Bekri, "nella regione autonoma uigura dello Xinjiang della Cina opera un gruppo estremista nel Turkestan orientale", che auspica la creazione di uno stato musulmano nel territorio della Cina. "Da questo possiamo concludere che - eventuali Jihadisti che guadagnino territorio e credito in Medio Oriente - siano per la Cina dei problemi aggiuntivi da affrontare i patria". 

In secondo istanza, si deve rilevare che il concetto di "cambiamento di regime" non entra nella testa dei dirigenti cinesi, che non vogliono sperimentare condizioni analoghe. Il più terribile incubo cinese è improvvisamente diventato un "paranoia globale".

Le tattiche dell'Occidente, di Israele e dell'Arabia Saudita legate alla "balcanizzazione" araba (la sovranità degli Stati, la loro divisione lungo linee guida di tipo etniche, religiose e di clan) è considerato una minaccia dalla Cina. La paura è che questi stati vogliano avvicinarsi sempre più al continente asiatico e il suo territorio utilizzando questi metodi per destabilizzare anche quella parte del mondo. La Cina ha formalmente sostenuto, così come la Russia, l'operazione in Libia ed era furioso quando un piano per un corridoio aereo finì con un bombardamento ed massacro. La conseguenza disastrosa per la Cina fu la perdita del proprio investimento nel paese. Secondo i media cinesi, 75 aziende cinesi lavoravano in Libia.

Il numero totale di dipendenti in Libia fino al 2011 era di 36.000 persone e l'importo totale dei contratti stipulati era più di 18, 8 miliardi di dollari, oltr a più di 50 progetti di costruzione avviati. Ora il numero di personale cinese in Libia è di appena un migliaio di persone e tutti i progetti sono stati congelati. La Cina non vuole ripetere quegli errori. Da qui la terza ragione per sostenere il governo siriano.

La Cina pur senza grandi investimenti in Siria, ha un'eccellente relazione con l'Iran - il principale alleato di Assad. La leadership cinese è ben consapevole che nel caso di un attacco alla Siria - un eventuale attacco contro l'Iran sarebbe meno probabile. L'Iran però è il principale partner commerciale di Pechino. Il petrolio iraniano per il 20 per cento viene esportato verso i cinesi. Gli analisti cinesi hanno più volte espresso l'opinione che la Cina, come l'India, siano infastidite dalle sanzioni che sono state imposte sulle esportazioni di petrolio dell'Iran. Il motivo dell'irritazione ha a che fare con il palese favore all'Arabia saudita, che senza la concorrenza dell'Iran ha le strade aperte per un continuo dominio di sulle esportazioni mondiali di petrolio a prezzi però più alti.

L'Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente ha scritto in uno dei suoi rapporti: "E 'tempo per noi di essere saggi in questo gioco pericoloso. Dal punto di vista di Pechino, l'Iran è un importante partner strategico". Negli ultimi due decenni, i cinesi hanno costruito rifugi in Iran, ponti, dighe, gallerie, ferrovie , strade, oleodotti, centrali elettriche, così come la metropolitana di Teheran.

La Cina non vuole vedere il loro paese cadere a pezzi sotto la pressione dei jihadisti. La Cina ha compiuto impressionanti vittorie nella lotta contro la povertà, la sua economia è in costante crescita. La Cina ha investito molto nei paesi arabi. Ma è cosciente che potrebbe perdere tutte se volesse asseconda le ambizioni imperialiste degli USA e delle sue azioni sconsiderate in Siria. Il Sito "Military Review", riferendosi a fonti confidenziale ha detto Venerdì che dentro al canale di Suez sono state viste transitare navi Cinesi da guerra tra cui la Jinggangshan.


Fonte: http://fractionsofreality.blogspot.com/2013/09/la-posizione-cinese-sulla-siria-tutte.html

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