martedì 27 agosto 2013

Cosa succede in Egitto: la solita disinformazione dei media main stream.

Tutti gli articoli sono tratti da http://aurorasito.wordpress.com e tradotti da Alessandro Lattanzio


Al-Sisi, gli USA hanno tradito l’Egitto


Le false notizie diffuse da al-Jazeera, secondo cui polizia e militari egiziani hanno sparato ai manifestanti, si diffondono a macchia d’olio sui principali media internazionali. Nel frattempo, violenza settaria e massacri di manifestanti, commessi dai Fratelli musulmani, vengono omessi. Allo stesso modo vengono omessi gli assalti con granate contro stazioni di polizia e la morte di 43 poliziotti e soldati. Media occidentali e del Golfo Persico capovolgono la verità. Coprifuoco e stato d’emergenza sono imposti mentre gli islamisti minacciano ulteriori violenze armate. Il comandante militare egiziano al-Sisi sfida gli Stati Uniti, affermando che il popolo egiziano è consapevole che gli Stati Uniti hanno pugnalato alle spalle l’Egitto grazie a Morsi e i Fratelli musulmani. L’Egitto assiste alla nascita di un nuovo Nasser?

Al-Jazeera in un’altra guerra di propaganda. Dopo la Libia e la Siria, il suo nuovo obiettivo è l’Egitto. Giovedì sera il ministero della Sanità egiziano ha riferito di 578 morti e 4201 feriti nelle violenze, finora. Gli scontri sono scoppiati quando la polizia egiziana, sostenuta dai militari, ha sgomberato i campi dei manifestanti pro-Mursi di Rabia al-Adawiya e al-Nahda. Contrariamente alle false notizie di al-Jazeera e altri media del Golfo e filo-occidentali, la polizia non ha usato proiettili veri contro i manifestanti. Il governo egiziano confuta con veemenza tali affermazioni, che si sono diffuse a macchia d’olio presso i media internazionali dopo le prime falsità di al-Jazeera. La notte scorsa, Nsnbc International ha parlato con innumerevoli testimoni oculari che confermano le dichiarazioni del governo, e il fatto che membri armati della Fratellanza musulmana hanno deliberatamente preso di mira manifestanti disarmati e provocato un bagno di sangue con l’intento esplicito di suscitare violenze e la guerra civile. I testimoni oculari che hanno parlato con Nsnbc direttamente dall’Egitto, nel corso della scorsa notte, hanno corroborato i precedenti rapporti di Nsnbc Internazional.

Assalti alle stazioni di polizia, 43 morti e 211 feriti tra le forze di sicurezza. I media mainstream occidentali e del Golfo, in genere omettono o distorcono il fatto che 43 morti e 211 feriti siano poliziotti e militari. Secondo le dichiarazioni del ministro degli Interni egiziano, Ibrahim, le proteste hanno finora provocato la morte di 43 membri delle forze di sicurezza del Paese. 18 poliziotti e 25 soldati sono stati uccisi, mentre 2011 sono stati feriti. Molti di loro gravemente. Granate sparate contro la stazione della polizia di Kerdasa. La stazione di polizia di Kerdaza a Giza è stata attaccata con lanciagranate. Due agenti della polizia sono stati uccisi durante l’attacco. Il ministro degli Interni ha detto: “Molti manifestanti hanno sparato sulle forze di sicurezza dai tetti di al-Rabaa, a Nasr City. Le forze di sicurezza hanno utilizzato esclusivamente gas lacrimogeni per disperdere le proteste“. Anche questa affermazione è stata confermata dai testimoni oculari che hanno chiamato Nsnbc International. Molti testimoni oculari hanno dichiarato che inizialmente sembrava che la polizia sparasse ai manifestanti proiettili veri dai tetti, ma una più attenta analisi ha rivelato che si trattava di gas lacrimogeni lanciati dalla polizia, anche dall’interno del ministero. Un testimone oculare ha detto che l’unica ragione che poteva avere la polizia nell’usare proiettili veri, sarebbe stato rispondere ai cecchini che sparavano contro i manifestanti che volevano andarsene.
La verità capovolta dell’informazione occidentale, del Golfo arabo e dei Fratelli musulmani. La violenza settaria e il comportamento violento e provocatorio degli islamisti aumentavano nelle ultime due settimane. Numerosi cristiani del Sinai sono stati uccisi quando le loro case sono state assaltate e date alle fiamme, e le chiese sono state vandalizzate. Testimoni oculari confermano ampiamente che i media degli emirati ed occidentali capovolgono la verità, come se la violenza sia causata dalla dispersione dei manifestanti. A quanto pare, è accaduto l’opposto, si era reso necessario por fine alle proteste di un mese, a causa dell’incremento quotidiano delle violenze. Il ministro degli Interni ha descritto i manifestanti pro-Mursi come “una banda armata” dicendo che decine di armi sono state confiscate durante la dispersione, tra cui granate, pistole, munizioni e giubbotti antiproiettile. Ibrahim ha aggiunto che almeno sette chiese sono state date alle fiamme dagli islamisti.

Coprifuoco in 12 governatorati. Nuovi sit-in e proteste saranno dispersi in conformità con la legge egiziana. Alla domanda sui nuovi sit-in dei Fratelli Musulmani, il ministro dell’Interno ha detto che altri assembramenti saranno dispersi in conformità con la legge. Il Primo ministro ad interim dell’Egitto, al-Beblawy, ha ribadito che il coprifuoco è stato imposto e che durerà per il prossimo mese, o fino a nuovo avviso, nei governatorati di Cairo, Giza, Alessandria, Banif Suef, Minya, Assiut, Sohag, Behira, Sud Sinai, Nord Sinai, Suez e Ismailia. Al-Beblawy ha sottolineato che chiunque violi il coprifuoco, imposto dalle 19:00 alle 06:00, sarà arrestato. Al-Beblawy difende la decisione di disperdere i manifestanti. Una decisione difficile ma necessaria. Il Primo ministro ad Interim egiziano, Hazim al-Beblawy, ha difeso l’intervento dello Stato nel por termine ai sit-in pro-Mursi, dicendo che era necessario per ripristinare la sicurezza. Mercoledì sera, al-Beblawy si era rivolto alla nazione dalla TV, in quelle che ha definito “parole dettate dal cuore” ammetteva che la decisione di disperdere i manifestanti era stata difficile. Al-Beblawy ha detto: “Come governo, rispettiamo il diritto alla protesta pacifica. Ma in tutti i Paesi del mondo, i diritti sono rispettati finché vi è il rispetto per i diritti altrui, e questo si ottiene attraverso lo Stato di diritto. Come Stato, siamo in una situazione in cui non possiamo accettare tale metodo di protesta. Inoltre, abbiamo dato la possibilità di una riconciliazione, anche con una mediazione internazionale, al fine di avere la democrazia in futuro. Ma non c’è stato alcun rispetto per il diritto di protesta pacifica. Abbiamo rispettato i sentimenti degli egiziani per il Ramadan e l’Eid, ma poi lo Stato è dovuto intervenire per ripristinare la sicurezza degli egiziani. La dispersione del sit-in doveva applicarsi”.

Al-Beblawy ha sottolineato che l’autorizzazione a disperdere le proteste era stata data molto tempo prima, ma che si era cercato di dare una chance ai negoziati. Ha anche sottolineato il crescente livello di violenza nel Paese. Infine, al-Beblawy ha elogiato il ministero degli Interni, dicendo: “Abbiamo chiesto alla polizia di trattenersi il più possibile. La prima fase è adempiuta, ma con il caos attuale lo Stato deve intervenire con procedure eccezionali“. Ritorno alla democrazia, uno Stato egiziano né religioso né militare. Per quanto riguarda il ritorno a un governo democraticamente eletto, al-Beblawy ha detto che il governo ad interim porta avanti la tabella di marcia e desidera stilare una nuoca costituzione che porti ad uno Stato che non sia né religioso né militare.

Al-Baradai si dimette e al-Sisi paragonato a Nasser. Il Vicepresidente per gli Affari Internazionali, al-Baradai, che secondo molti analisti era stato nominato per placare l’amministrazione degli Stati Uniti, si è dimesso dicendo che si sarebbe potuto ancora trovare una soluzione politica, invece di disperdere i manifestanti. Molti analisti ed esperti in affari egiziani ritengono che l’addio di al-Baradai sia dovuto al suo licenziamento da parte di al-Sisi, piuttosto che dalle sue dimissioni. Il comandante delle Forze Armate dell’Egitto, Abdel Fatah al-Sisi, è sempre più percepito come un nuovo Nasser. Al-Sisi è un nazionalista e sostiene un Egitto che supporta l’indipendenza e la giustizia sociale. Inoltre, al-Sisi è ben consapevole del fatto che il “problema dei Fratelli musulmani” in Egitto e il loro tentativo di stabilire una dittatura di fatto in Egitto, abbiano avuto piena benedizione e sostegno dagli Stati Uniti. In un’intervista con Larry Wayman, al-Sisi ha sottolineato che il popolo egiziano è consapevole del fatto che gli Stati Uniti hanno pugnalato alla schiena l’Egitto tramite i Fratelli Musulmani e Mursi. Secondo molti analisti, al-Sisi potrebbe essere, se giocasse le sue carte con saggezza, l’uomo che passando dalla carriera militare a una politica unirebbe la nazione e la ri-orientarebbe verso una più stretta alleanza con la Russia e la Cina. In tal caso, l’Egitto potrebbe diventare il sesto membro dei BRICS e potrebbe anche evitare di divenire una pedina geopolitica dei globalisti occidentali e del FMI, che verrebbe utilizzata in avventure militari contro l’Etiopia.

Washington, Cairo non risponde


Ci sono precise indicazioni su molte telefonate tra i leader politici di Washington e il Generale Abdul Fattah al-Sisi, capo dell’esercito, ministro della Difesa e uomo forte dell’Egitto, durante le settimane che precedevano l’esplosione di violenze di questi ultimi giorni. L’elenco è impressionante e, in alcuni casi, si prolunga nel tempo ripetutamente. Anche i risultati sono impressionanti, senza contare le centinaia di morti per le strade della capitale egiziana: ma gli interventi degli Stati Uniti non hanno avuto effetto.

• Il sito DefenseOne.com (16 agosto, 2013) fornisce molti dettagli dalle sue fonti al Pentagono, su ciò che il segretario alla Difesa Hagel ha detto al Generale Sisi. Questa è una splendida dimostrazione dell’argomento spesso sostenuto che una telefonata con i leader degli Stati Uniti di tali Paesi (l’Egitto in questo caso) significhi che gli Stati Uniti manipolano quei Paesi; in questo caso si tratta di telefonate quasi quotidiane per oltre un mese, e il risultato è la totale assenza di manipolazione, se non un’operazione inversa (cioè, Sisi suggeriva ai suoi interlocutori che avrebbe agito secondo ciò che richiedevano, facendo poi l’esatto contrario). “Il segretario alla Difesa Chuck Hagel è stato al telefono con il suo omologo egiziano Gen. Abdul Fattah al-Sisi, quasi ogni giorno dalla cacciata del presidente Muhammad Mursi, il 3 luglio. E ogni giorno ha invitato il ministro della Difesa egiziano a trovare una soluzione pacifica alla crisi politica. Ha chiamato al-Sisi almeno 15 volte da quando i militari hanno deposto dal potere Mursi, ha detto un funzionario del Pentagono a DefenseOne. A detta di tutti, al-Sisi aveva accettato. Proprio la scorsa settimana, Hagel aveva riattaccato il telefono con Cairo essendo stato rassicurato che l’esercito egiziano voleva una transizione pacifica. “Il ministro al-Sisi ha sottolineato il suo impegno per una risoluzione pacifica delle proteste in corso, e ha ringraziato il segretario Hagel per il sostegno degli Stati Uniti”, ha detto il Pentagono, descrivendo la telefonata del 5 agosto. “Dopo la sanguinosa repressione di ieri, che nelle strade dell’Egitto ha lasciato più di 500 morti, tra cui donne e bambini, e diverse decine di feriti, è chiaro che le motivazioni di Hagel sono rimaste inascoltate o ignorate. Mentre i leader mondiali, tra cui il presidente Barack Obama, denunciavano il massacro, e ghiaccio e ventilatori cercavano inutilmente di raffreddare i corpi negli obitori straripanti di Cairo, Hagel chiamava nuovamente al-Sisi. Secondo una dichiarazione del Pentagono, Hagel “ha ribadito che gli Stati Uniti sono pronti a lavorare con tutte le parti per contribuire a portare avanti un processo inclusivo e pacifico. Il dipartimento della Difesa continua a mantenere le relazioni militari con l’Egitto”, ha detto Hagel, “però ho messo in chiaro che violenze e passi inadeguati verso la riconciliazione mettono a rischio significativi elementi della nostra lunga collaborazione nella difesa. [...] Ma la profonda preoccupazione, dopo più di una dozzina di telefonate di Hagel e molte altre di altri membri dell’amministrazione Obama, tra cui il segretario di Stato John Kerry, non sembra aver influenzato la decisione di al-Sisi di perseguire altri obiettivi.”
• Quindi, aggiungasi i dettagli di DEBKAfiles (15 agosto 2013), su ciò che le fonti del sito israeliano riferiscono di un colloquio, che avrebbe dovuto essere diretto, tra il presidente Obama e il Generale Sisi. Possiamo riassumere questo colloquio con la frase “il numero dell’abbonato risulta inesistente“, e con il fatto che tutto ciò è accaduto come se gli egiziani abbiano bellamente ignorato il nostro PotUS in vacanza. DEBKAfiles ricorda ciò che fu la telefonata di Obama a Mubaraq, il 9 o 10 febbraio 2011, quando il primo, se così si può dire, intimava al secondo il pressante consiglio di rassegnare le dimissioni, in tal senso invertendo completamente la sua politica di sostegno fino ad allora seguita… “Quando gli scontri tra forze di sicurezza egiziane e manifestanti pro-Mursi erano al culmine a Cairo, il 14 agosto, con 525 morti e 3.700 feriti finora, il presidente Barack Obama telefonò all’uomo forte dell’Egitto, il ministro della Difesa Gen. Abdel-Fattah al-Sisi, secondo le fonti d’intelligence di DEBKAfile. Il presidente degli Stati Uniti ha voluto dare al generale una lavata di capo, molto in linea con le chiamate che fece per istruire il presidente Hosni Mubaraq nel febbraio 2011 […] Realizzando ciò che sarebbe successo, il Generale al-Sisi ha deciso di non accettare la chiamata del presidente Obama, riportano le nostre fonti. I funzionari egiziani avevano gentilmente informato che il presidente degli Stati Uniti doveva rivolgersi alla persona giusta, il presidente ad interim dell’Egitto Adly Mansour, e che sarebbero stati felici di trasferirgli la chiamata. Il chiamante dalla Casa Bianca declinò.”

• DEBKAfiles continua a dire che quando Obama cercava di raggiungere al telefono Sisi, il generale egiziano discuteva con il principe Bandar, capo dei servizi segreti sauditi. Poi questa precisione, notando ancora “l’inesistenza dell’abbonato”: “Il 31 luglio, Bandar arrivava a Mosca e subito veniva ricevuto dal Presidente Vladimir Putin per una chiacchierata durata quattro ore. Il principe saudita poi riceveva l’invito a visitare Washington alla prima occasione e d’incontrare il presidente Obama. Bandar non ha ancora risposto a tale invito.” Vero o no, questa situazione di scarsa comunicazione tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita è stata evidenziata dal sostegno entusiasta e solenne, in contrasto assoluto alla posizione degli Stati Uniti, fornita da re Abdullah ai militari egiziani, indicati impegnati nella lotta contro il terrorismo (Yahoo News, 16 agosto 2013: “Il Regno di Arabia Saudita, il suo popolo e governo, oggi sono accanto ai loro fratelli egiziani nella lotta contro il terrorismo. Invito gli uomini onesti dell’Egitto e delle nazioni arabe e musulmane… a presentarsi come un sol uomo di fronte ai tentativi di destabilizzare un Paese in prima linea nella Storia araba e musulmana“.) Il tutto si è concluso, sul lato statunitense, con un intervento il 15 agosto 2013 del presidente Obama dal luogo delle sue vacanze, per contrastare l’affermazione di re Abdullah. Ancora una volta, Obama ha espresso le proprie posizioni con una rara mediocrità, accumulando a ripetizione luoghi comuni e contraddizioni che segnano l’impotenza della politica degli Stati Uniti attraverso le sue contraddizioni implicite: il sostegno militare travestito da condanna felpata delle stragi, e richiamo degli aspetti antidemocratici delle politiche del presidente Mursi democraticamente eletto e sempre sostenuto dagli Stati Uniti, e così via. BHO riafferma tutto e il contrario di tutto, senza impegno di alcun tipo, come le fondamenta sabbiose e paludose della politica degli Stati Uniti in Egitto, descritta volta sia a difendere gli interessi degli Stati Uniti che a far valere i principi degli Stati Uniti, allo stesso tempo… Questa pantomima politica, quasi infantile a forza di argomenti tronchi e annacquati per nasconderne le contraddizioni, segna il notevole effetto del naufragio dell’influenza degli Stati Uniti. La crisi egiziana è anche la grave crisi terminale dell’influenza degli Stati Uniti in Egitto, e anche in generale nella regione chiave del Medio Oriente.
La politica USA verso l’Egitto sembra ridursi oggi a questa dichiarazione del portavoce della Casa Bianca in vacanza: “Vediamo cosa succederà dopo nel Paese” mentre l’uno o l’altro (John Glaser, 16 agosto 2013Antiwar.com) ironizzano sulla presenza nell’amministrazione Obama di due arpie dell’interventismo umanitario, Susan Rice e Samantha Power, il cui silenzio sui cumuli di cadaveri a Cairo è assordante. L’incredibile magia della politica egiziana e mediorientale degli Stati Uniti è che essa è insussistente, evitando una qualsiasi netta decisione, vale a dire, ad usare tutta l’influenza degli Stati Uniti per non esercitare tale influenza ma per preservarla, così infine arrivando alla rapida dissoluzione di tale influenza. Questo straordinario fenomeno si compie sotto i nostri occhi: un’emarginazione reale e presunta, che si presenta quale “auto-emarginazione” degli Stati Uniti in Medio Oriente. Tale risultato è ottenuto in conseguenza di una serie di eventi e sconvolgimenti orchestrati principalmente dagli Stati Uniti, iniziando dall’invasione dell’Iraq il 19 marzo 2003; eventi e cambiamenti volti a trasformare il Medio Oriente, allora sotto i decisi colpi dell’influenza degli Stati Uniti che stilava una mappatura (neocon) seguendo le ambizioni economiche, sociali e democratiche di una efficace e definitiva americanizzazione della regione. Il risultato è la rapida dissoluzione dell’influenza statunitense che si osserva oggi. L’esempio perfetto è questa “auto-emarginazione”, come tocco finale del maestro per il proprio capolavoro, una dinamica da superpotenza che in modo elegante, seguendo il ritmo e il passo di Obama, dopo tutto, si trasforma nella dinamica dell’auto-distruzione.

L’Egitto combatte al-Qaida




Misteriosi agenti provocatori sparano contro la polizia a Cairo

Il 16 agosto 2013 a Cairo: “Mentre i manifestanti pro-Mursi marciavano verso piazza Ramses… diversi spari risuonarono quando i residenti cercarono d’impedire l’adunata dei manifestanti. Uomini mascherati e in borghese sono stati fotografati mentre sparavano dal cavalcavia sulla folla in piazza 6 Ottobre… Le forze di sicurezza sostengono che la Fratellanza ha incendiato la moschea Rabaa al-Adawiya, l’ospedale da campo e i ricoverati presenti che ospitava.” Uomini mascherati visti sparare sui manifestanti – Irish Times



I Fratelli musulmani hanno giocato con il fuoco e si sono bruciati (video di un loro arsenale), di Saman Mohammadi, The Excavator

“I Fratelli musulmani sono anche accusati di orchestrare assalti settari a chiese ed edifici pubblici e della polizia in tutto il Paese… Una dozzina di organizzazioni per i diritti umani egiziane hanno accusato… la confraternita di cercare di iniziare una ‘guerra civile’ lanciando attacchi di rappresaglia contro strutture pubbliche, chiese, case e aziende dei cristiani.” Uomini mascherati visti sparare sui manifestanti – Irish Times
“Il conflitto è tra gli egiziani e un gruppo terrorista che si spaccia per religioso e che manipola la pietà di ignoranti, poveri e creduloni“, scrive il dottor Ashraf al-Zat nel suo articolo, “Fine dei Fratelli Musulmani”, Occupy Egypt (La storia non raccontata).

“Non solo i cristiani e le chiese d’Egitto sono attaccati con modalità inaudite in epoca moderna, ma nuovi rapporti indicano che la bandiera nera di al-Qaida è stata issata su alcune di esse, in particolare sulla chiesa di San Giorgio a Sohag.” Bandiere di al-Qaida sventolano sulle chiese cristiane
“I sostenitori dei Fratelli musulmani usano la violenza contro le forze di sicurezza e i civili egiziani, in particolare contro la minoranza cristiana in Egitto. Vi è la prova video del loro arsenale e dei tiri contro la polizia. Purtroppo, i manifestanti dei FM vengono ingannati dai loro capi menzogneri e gettati nel fuoco.” Il turco Erdogan dice sciocchezze sull’Egitto, oltre ad alcuni commenti e a un video
“Nel documentario di Susanne Brandstätter, ‘Scacco matto: Strategia di una rivoluzione’ trasmesso dalla rete televisiva Arte qualche anno fa, funzionari dell’intelligence occidentali rivelavano come squadroni della morte siano stati utilizzati per destabilizzare la Romania e aizzarne il popolo contro il capo dello Stato Nicolai Ceausescu“.Cecchini sconosciuti e “cambio di regime” filo-occidentale

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Le forze di sicurezza salvano una persona quasi linciata dai sostenitori dei Fratelli musulmani (Dostor Watany).

“Un corrispondente arabo di Sky News a Cairo, ha confermato che i manifestanti appartenenti ai Fratelli musulmani hanno crocifisso nudi degli oppositori del presidente egiziano Muhammed Mursi su alberi di fronte al palazzo presidenziale.” L’assalto dell’agosto 2012 operato dai Fratelli musulmani


Professore di legge egiziano: Gli USA cercano d’istigare guerra civile e caos in Egitto [MEMRI TV]

Video dalla Siria che mostra militanti filo-Obama che giustiziano due ragazzi accusati di sostenere il regime di Assad
Salafis in Egypt
Salafiti egiziani di fronte al quartier generale della sicurezza di Cairo, 2 maggio 2013. (Foto: AP)

Nel 2006, John Loftus, ex procuratore del governo degli Stati Uniti ed ex ufficiale dell’intelligence militare, ha scritto I Fratelli musulmani, CIA, nazisti e al-Qaida: “I Fratelli musulmani erano una organizzazione fascista ingaggiata dai servizi segreti occidentali e che si è evoluta nel tempo in quello che oggi conosciamo come al-Qaida…” Aangirfan: A chi piacciono i Fratelli musulmani?

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Bandiere di al-Qaida in Egitto
I Fratelli musulmani sono stati a lungo strumento del servizio di sicurezza MI6 inglese e della CIA. Nel 1955 l’MI6 arruolò i Fratelli musulmani in Siria per una manifestazione contro il nuovo governo. In Siria, nel 1982, il presidente siriano Assad rivelò che le forze dei Fratelli musulmani erano armate con armi made in USA… Israele ha finanziato i Fratelli Musulmani e il movimento islamico palestinese Hamas. La CIA e l’MI6 hanno utilizzato i Fratelli musulmani per rovesciare lo Scià, quando il suo regime cadde in disgrazia. (Red Moon Rising)

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In piazza Tahrir di Cairo, il chierico egiziano Tawfiq al-Afni, circondato da bandiere di al-Qaida, parla a sostegno di Usama bin Ladin.

Da un articolo sul web: “Stavo guardando un popolare talk-show egiziano; Fil Midan, o in piazza, del 10/20/2011. Vi era un ospite molto interessante, un leader di una fazione politica salafita islamica… Una figura islamica di spicco, con il suo show su una TV satellitare; sheikh Mahmud al-Masry, alias Abu Ammar… partecipava a una serie di sermoni ufficiali presso il Centro islamico di Brooklyn, NY, all’indomani degli attentati dell’11 settembre. Lo sceicco Mahmud al-Masry… disse che gli attacchi dell’11/9 erano una benedizione perché attiravano l’attenzione di centinaia di migliaia di americani verso l’Islam.” L’Egitto diventerà il prossimo Pakistan

Mohamed Morsi
Mursi ha lavorato alla NASA nello sviluppo dei motori dello Space Shuttle. Solo cittadini statunitensi possono lavorare alla NASA. I figli di Mursi sono cittadini statunitensi. (Cronache statunitensi/egiziane!)
Quando Mursi è stato eletto, l’affluenza alle urne fu del 51%. Mursi così ottenne il voto di circa il 25% dell’elettorato.


Stato di emergenza in Egitto per sventare la sovversione della NATO



Il 14 agosto 2013, il presidente ad interim egiziano Adly Mansur ha dichiarato un mese di stato di emergenza. Violenti scontri tra manifestanti dei Fratelli musulmani e polizia e militari egiziani sono scoppiati dopo che il ministero degli interni ha risposto ai tentativi di suscitare la guerra civile incitando violenze settarie, e dopo che dirigenti dei Fratelli musulmani hanno tentato di far assaltare le stazioni della polizia. Il governo ad interim ha risposto avvertendo i manifestanti di lasciare pacificamente il Campus dell’Università di Cairo, Nahda Square e la zona nei pressi della moschea di Cairo Rabba al-Adawia, prima di reprimere i manifestanti che si rifiutavano di andarsene. Testimoni oculari riferiscono di decine di morti e feriti, mentre manifestanti, polizia, militari e cecchini si scontravano. Analisti avvertono, da mesi, che l’Egitto è oggetto delle mire sovversive dei Paesi occidentali e dei loro alleati regionali. Lo stato di emergenza di un mese è stato dichiarato, e forse potrebbe essere l’ultima occasione per l’Egitto di evitare la sovversione e la balcanizzazione volute dalla NATO.

Decine di morti e feriti nella repressione dei manifestanti dei Fratelli musulmani a Cairo
Il 14 agosto decine di persone sono state uccise quando la polizia e i militari egiziani hanno iniziato a sgomberare gli accampamenti dei Fratelli musulmani in piazza Nahda e nella zona della moschea di Cairo Rabba al-Adawia. Il ministero della Sanità egiziano informa che 60 sono gli uccisi e più di 800 i feriti negli scontri del 14 agosto. I Fratelli musulmani hanno prima sostenuto che i morti fossero 600, riducendone il numero a 200 in seguito. Il numero di persone uccise in realtà è, a giudicare dai testimoni oculari che hanno contattato Nsnbc International, suscettibile di essere vicino al numero ufficiale di 60. Mentre gli scontri continuano, tuttavia, il numero di morti e feriti potrebbe salire oggi, durante la notte e nei prossimi giorni. Secondo le ultime notizie, proteste e scontri sono esplosi in altre città di tutto l’Egitto. Testimoni oculari riferiscono di cecchini e del coinvolgimento di “una mano straniera”. Gli scontri al Cairo del 14 agosto sono esplosi quando le forze di sicurezza hanno utilizzato bulldozer blindati per rimuovere i campi che i manifestanti pro-Mursi dei Fratelli musulmani hanno eretto e gestito da inizio luglio, dopo che il presidente egiziano Muhammad Mursi è stato rovesciato da un incruento e popolare colpo di Stato militare guidato dal capo di Stato Maggiore dell’Egitto, Abdel Fatah al-Sisi, il 3 luglio 2013.
Secondo i membri dei Fratelli musulmani, i militari hanno usato proiettili veri contro i manifestanti. Il governo ad interim e i militari respingono le accuse. Nsnbc International ha sentito quattro testimoni oculari indipendenti, che hanno dichiarato che dei cecchini hanno aperto il fuoco sui manifestanti, sostanziando i sospetti che potenze straniere siano coinvolte tramite organizzazioni terroristiche e squadroni della morte, per provocare violenze tra i manifestanti pro-Mursi e i sostenitori del governo provvisorio e della cacciata di Muhammad Mursi. La repressione segue i tentativi di suscitare violenze settarie ed intercetta i piani per attaccare le stazioni della polizia. La decisione di por termine alla protesta di oltre un mese dei sit-in, avviene dopo che elementi militanti hanno aumentato gli sforzi per creare violenze settarie e politiche, e dopo aver intercettato le comunicazioni tra i leader della Fratellanza musulmana, che rivelavano i piani per attaccare le stazioni della polizia.

Ondata di violenze settarie
Due settimane fa, l’Egitto ha visto un improvviso aumento dei tentativi di suscitare violenze settarie e politiche. Episodi di violenze e tentativi di fomentare conflitti settari sono stati particolarmente intensi nel Sinai. Soprattutto le provocazioni contro la minoranza cristiana in Egitto sono aumentate. Il 9 agosto, Nsnbc International ha riportato di un raduno di manifestanti pro-Mursi a Cairo, dove hanno lasciato graffiti provocatori sui muri e le porte delle chiese e delle cattedrali cristiane. I leader dei Fratelli musulmani hanno tentato di porre la minoranza cristiana egiziana “tra coloro che sono dietro il complotto per cacciare Muhammed Mursi“. Tentando di sostenere le accuse, sottolineano che il leader della Chiesa cristiana era apparso insieme a Abdel Fatah al-Sisi, Adly Mansur e altri dirigenti egiziani il 4 luglio, dopo la cacciata di Mursi del 3 luglio, chiedendo ai sostenitori di Mursi e ai 14 milioni di manifestanti che chiedevano a Mursi di dimettersi o di negoziare con l’opposizione per fermare le proteste, di astenersi dalle violenze e di far tornare il Paese alla normalità. Dall’inizio dell’agosto 2013, i cristiani in Egitto sono stati oggetto di continui attacchi da parte degli islamisti. Le violenze più intense contro la minoranza cristiana riguardavano le province del Nord Sinai, Assuit e Sohag, dove numerose persone sono state uccise e case di famiglie cristiane sono state bruciate dagli islamisti. La posizione di queste province è coerente con i presunti piani per creare una situazione di emergenza nel Sinai.

Intercettati i piani per attaccare le stazioni della polizia
L’esercito egiziano e il governo provvisorio non solo giustificano il giro di vite sui manifestanti facendo riferimento all’aumento delle violenze e dei tentativi di suscitare violenze settarie e la guerra civile. Il ministero degli Interni egiziano ha dichiarato che i suoi funzionari hanno intercettato telefonate di esponenti dei Fratelli musulmani e dei loro sostenitori, in cui i leader della Fratellanza incaricavano i loro sostenitori di prepararsi ad attaccare le stazioni di polizia. Il sito del ministero degli Interni afferma che l’intercettazione ha permesso ai servizi di sicurezza del Paese di sventare gli attacchi. Sospesi i treni e arrestati gli esponenti di primo piano dei Fratelli musulmani. Durante un’apparizione alla TV CBC, un alto funzionario del ministero degli Interni, il generale Abdel Fatah Othman, ha dichiarato che diversi esponenti dei Fratelli Musulmani d’Egitto sono stati arrestati. Othman ha detto che era ancora troppo presto annunciarne pubblicamente i nomi. Il governo ad interim ha bloccato tutti i treni in tutto il Paese durante la repressione, per impedire all’opposizione di raggiungere le principali città del Paese, aggravando così la situazione.
Importanti leader religiosi fanno appello a tutti gli egiziani di dar prova di moderazione. Ahmad al-Tayeb, il grande imam di al-Azhar, e altri leader religiosi di spicco si sono rivolti al popolo d’Egitto in una trasmissione televisiva in diretta. Gli alti prelati hanno fatto appello a tutti gli egiziani di dar prova di moderazione nel conflitto in corso tra il governo ad interim e i sostenitori del deposto presidente Muhammad Mursi. Ahmad al-Tayeb ha appoggiato la cacciata di Muhammad Mursi il 3 luglio.

Un mese di stato d’emergenza per affrontare la sovversione appoggiata dall’estero
Nel primo pomeriggio del 14 agosto, il presidente del governo ad interim Adly Mansur ha dichiarato un mese di stato di emergenza in Egitto. Lo stato di emergenza dovrebbe responsabilizzare il governo in modo da creare una situazione in cui torni la calma e che i negoziati tra tutte le parti politiche possano essere avviate, creando le basi per por fine al periodo transitorio e restituire al Paese un governo eletto appena possibile. Il governo egiziano, e in effetti anche il suo popolo, però non affrontano semplicemente la sfida di trovare una soluzione a problemi apparentemente interni. Gli analisti per mesi hanno avvertito che l’Egitto è nel mirino della sovversione di potenze straniere. La settimana scorsa, anche i leader politici dei Paesi regionali, tra cui la Siria e l’Iran, hanno avvertito che l’Egitto è nel mirino di potenze straniere, nel tentativo di suscitare una guerra civile. Il 9 agosto, il capo di Stato iraniano, l’Ayatollah Khamenei, ha messo in guardia i popoli dei Paesi della regione e soprattutto dell’Iraq e dell’Egitto, di essere vigili contro i tentativi di provocare una guerra civile nel loro Paese.

Gli elementi principali dei tentativi di suscitare la sovversione in Egitto. Le ex-potenze coloniali e il tentativo della NATO di riaffermare il dominio sulla penisola del Sinai e il Canale di Suez
Con la scoperta dei più grandi giacimenti di gas conosciuti del mondo, nel Golfo Persico, condivisi tra il Qatar e l’Iran dal 2007, e i risultati di una nuova indagine che dimostra che le riserve di gas nel Mediterraneo orientale contengono il 70% in più gas di quanto stimato dalle indagini precedenti, le potenze occidentali come Stati Uniti, Regno Unito e Francia, e i dirigenti dei governi di Turchia, Qatar e Arabia Saudita, hanno iniziato ad attuare i piani per riconformare il Medio Oriente per mezzo di due strategie. L’insediamento di un governo dei Fratelli musulmani controllato da Qatar e occidentali, laddove possibile, come in Egitto, e la sovversione dove è impossibile operare un “cambio di regime” per mezzo della “primavera araba”, come ad esempio in Siria. Dopo il successo iniziale nell’insediare il governo dei Fratelli musulmani sotto la presidenza di Muhammad Mursi, l’Egitto è stato inizialmente risparmiato da una protratta guerra a bassa intensità, come in Siria. La balcanizzazione dell’Egitto però, fa comunque parte di un piano globale per un nuovo Medio Oriente. Gli elementi di questo piano sono, secondo molti analisti, l’annessione permanente di oltre il 90% della Palestina, la Cisgiordania, da parte d’Israele e l’istituzione di uno Stato palestinese a Gaza governato da Hamas/Fratelli musulmani. Tale Stato palestinese nella Striscia di Gaza sarebbe del tutto dipendente dall’Egitto. Parte dell’attuazione del piano è stata, tra l’altro, la dichiarazione di Hamas di Gaza quale “zona liberata”. Un altro elemento della preparazione del piano riguardo l’Egitto, nell’ambito del nuovo Medio Oriente, è l’istituzione di una zona di libero scambio nel Sinai. Il progetto era fortemente sostenuto da Qatar (Regno Unito), Hamas e Muhammad Mursi. L’accordo sulla zona di libero scambio e relativi accordi avrebbe anche dato al Qatar (Regno Unito) una notevole influenza sul canale di Suez, portando nel 2012 molti egiziani ad esprimere gravi preoccupazioni e accusando Muhammad Mursi di aver “venduto il Canale di Suez a una potenza straniera“.
Per garantirsi che un governo filo-occidentale rimanesse allineato a Stati Uniti, Regno Unito e Francia durante la ricolonizzazione occulta dell’Egitto, il governo Mursi si sarebbe dotato di poteri che ne garantissero la permanenza al potere in modo incontrastato. Quindi, la sospensione della Camera bassa del Parlamento, la sospensione della Corte costituzionale e giudiziaria e le successive modifiche della Costituzione e della legge elettorale, da parte dell’amministrazione Mursi, avrebbero garantito la quasi impossibilità, per i partiti non islamici, anche solo di registrarsi per le prossime elezioni. Questo piano è fallito. E’ fallito quando più di 14 milioni di egiziani sono scesi in piazza il 2 luglio 2013 e, quando il capo di Stato Maggiore dell’Egitto, Abdel Fatah al-Sisi, ha estromesso Muhammad Mursi il 3 luglio e insediato Adly Mansur quale presidente ad interim.

Dopo che il colpo di Stato per mezzo dell’abuso delle istituzioni democratiche è fallito, l’Egitto era maturo per il modello siriano
Dato che il tentativo della NATO di garantirsi il controllo del Sinai per via occulta e la repressione delle istituzioni democratiche in Egitto non sono riuscite, l’Egitto era ormai maturo per essere oggetto della variante siriana “della soluzione totale della NATO per il Medio Oriente”. E’ importante notare che l’uso del termine NATO in questo contesto, non implica necessariamente che siano utilizzate le strutture politiche e di comando normali dell’alleanza. Piuttosto, Stati membri della NATO, soprattutto gli USA (Israele), Regno Unito e Francia tentano di creare una situazione di crisi in Egitto, tale da giustificare l’intervento militare con il pretesto della “responsabilità di proteggere” o di costrutti analoghi. Vale la pena ricordare che i capi della NATO Ivo H. Daalder e James G. Stavridis hanno definito la Libia “Un momento di insegnamento e modello per futuri interventi“. Una chiara indicazione del piano di sovversione dell’Egitto per mezzo di squadroni della morte, incitando alle violenze settarie e diffondendo nel Paese mercenari sotto le bandiere di al-Qaida, è l’invio di Robert Ford in Egitto come ambasciatore degli Stati Uniti. Il nome dell’ambasciatore Robert Ford è sinonimo di squadroni della morte, crisi fabbricate e di morte della tradizionale politica estera dagli USA, che va da El Salvador all’Iraq e alla Siria.

Il mese dello stato di emergenza, è l’ultima occasione per sventare la sovversione della NATO in Egitto
La dichiarazione dello stato di emergenza per un mese da parte del presidente ad interim Adly Mansour, il 14 agosto 2013, può senza dubbio essere considerato come l’ultima possibilità di salvare lo Stato nazione egiziano dalla sovversione e dalla balcanizzazione. L’alternativa alla sconfitta del tentativo straniero di sovvertire l’Egitto sarebbe un califfato islamico dominato da Qatar/Israele nella “zona di libero scambio del Sinai”, con un micro-Stato palestinese governato da Hamas nella Striscia di Gaza quale appendice. La NATO o truppe sotto la bandiera delle Nazioni Unite, ma comandate della NATO, occuperebbero il canale di Suez. Il restante Egitto sprofonderebbe in uno Stato di guerra civile settario per il prossimo decennio. Per quanto tragica sia la morte dei manifestanti pro-Mursi oggi; per quanto tragica sia la morte dei poliziotti e dei soldati uccisi il 14 agosto; per quanto tragica sia la morte di altri manifestanti e forze di sicurezza nel caso in cui gli scontri di oggi si sviluppassero grazie al forte supporto esterno, l’alternativa, ovvero la sovversione dell’Egitto, avrebbe conseguenze ben più tragiche per tutti i popoli dell’Egitto e di tutti i Paesi.


Sinai: Base USA?


Discussioni, studi, seminari e workshop sul Sinai e la sua importanza strategica si svolgono negli Stati Uniti. Alcuni ricercatori sono giunti a due possibili equazioni che si riassumono dicendo che la sicurezza di Israele dipende non dal Golan siriano ma dal Sinai, e che la sicurezza di oleodotti e gasdotti dipende dal Sinai non da Homs in Siria. Altri rilevano l’importanza strategica del Sinai in Egitto rispetto ad al-Qusayr in Siria; tenendo conto della frontiere terrestri e marittime dei due Paesi, il Sinai è strategicamente più importante della Siria.
Di solito, tale interesse dei centri di ricerca su un particolare argomento non è privo di scopo e non si limita a scambiare opinioni, reagire o esagerare un evento su sicurezza o politica, tanto più che gli organizzatori di questi workshop sono anche i responsabili delle politiche del settore. Diversi studi condotti forniscono una pletora di informazioni importanti sul Sinai, concentrandosi in particolare sulla geografia che offre due aree costiere, zone montuose e un vasto deserto che rispondono, quindi, alle condizioni richieste dal Pentagono per creare basi militari permanenti. Anzi, mezzo milione di abitanti distribuiti su 60000 kmq significa che l’area di questa regione è trenta volte maggiore di quella di Gaza, mentre la sua popolazione è quattro volte inferiore. In altre parole, il Sinai è centoventi volte meno densamente popolato di Gaza, mentre la sua superficie è pari a tre volte quella di tutta la Palestina, sei volte quella del Libano e dei territori occupati nel 1967 e 1948. Inoltre, attraversato dal gasdotto del Sinai attualmente attivo, che trasporta gas egiziano in Giordania attraverso la Palestina, potrebbe anche ospitare condutture dai Paesi del Golfo al Mediterraneo.
Geograficamente, il Sinai occupa entrambe le rive del Golfo di Aqaba, fronteggiando le coste saudite sul Mar Rosso e lo stretto di Bab al-Mandeb, sbocco marittimo dei Paesi del Golfo verso le coste di Yemen, Somalia, Sudan, Eritrea ed Etiopia. Adiacente ad una delle due sponde del Canale di Suez, si affaccia anche sul Mediterraneo aprendosi in profondità sull’Egitto per terra e per mare, e fiancheggiando Giordania, Gaza e Neghev. Inoltre, può ospitare infrastrutture come basi per portaerei, missili da crociera, missili Patriot, stazioni radar giganti, stazioni di ascolto e comunicazione via satellite, e basi per le forze terrestri statunitensi, che potrebbero arrivare a centomila soldati con la garanzia di essere completamente isolati dalla popolazione locale. Altri studi si sono concentrati sulla storia risalente ad Abramo, affermando che il Sinai è la culla della civiltà e delle religioni. Basandosi, tra le altre cose, sul lavoro di Kamal Salibi, sottolineano che la Torah è nata nella penisola arabica ed i primi seguaci di giudaismo, cristianesimo e islam sono nati lì, per non parlare della dinastia monoteista degli Hyxos che precedettero e governarono l’Egitto e il Bilad al-Sham [i Paesi del Levante].
E’ improbabile che questi studi siano oggetto di una rinascita d’interesse in un momento in cui le equazioni regionali, calcolate e imposte dagli Stati Uniti possano essere sovvertite dal rapido sviluppo della situazione in Egitto e dalla permanenza di Bashar al-Assad e dei pilastri istituzionali siriani. No, questi studi rimessi all’ordine del giorno non possono essere casuali, tanto più che gli Stati Uniti sono in procinto di adottare una nuova equazione basata su una minore dispersione delle forze e una ritirata strategica su nuove grandi basi, focalizzate su Asia e Africa, prima di avventurarsi nel ridispiegamento su mari e oceani. Tuttavia è ancor più probabile che la politica di sicurezza degli Stati Uniti dovrà ora concentrarsi sul Sinai. Questo può richiedere mesi e persino anni in cui si testeranno le diverse opzioni. Tra tali opzioni vi è trasformare questa zona in un rifugio per le varie reti di al-Qaida, in cui droni statunitensi potrebbero continuare la loro azione, o trasformarla in un rifugio per i Fratelli musulmani, che per la loro continuità geografica con gli altri Fratelli di Gaza, gli permetterebbe di lanciare una guerra aperta contro il caos in tutto l’Egitto. Un’altra opzione più fattibile sarebbe utilizzare ogni opportunità creando operazioni fasulle che, facendo finta di minacciare Israele, soprattutto la vicina Eilat, giustifichino il controllo diretto sul Sinai attraverso gigantesche basi militari, divenendo così la più grande portaerei degli Stati Uniti nel mondo.
Questo controllo degli Stati Uniti sul Sinai sembra essere diventato l’obiettivo strategico del momento. Da lì, sarà possibile compensare la perdita delle ricchezze petrolifere e gasifere dovute al loro scacco in Siria. Da lì, la sicurezza d’Israele sarà sotto il loro diretto controllo, così come Asia, Africa e Paesi del Golfo non potranno sfuggire alla loro vigilanza. Pertanto, si può dire che gli Stati Uniti si sono riallineati, ma non sconfitti! Gli occhi degli Stati Uniti sono puntati sul Sinai. Facciamo lo stesso, soprattutto gli egiziani e il loro esercito, ora che per il controllo del Sinai minaccia la sovranità dell’Egitto, sovranità che esige di liberarsi dai vincoli unilaterali degli “accordi di Camp David.”

Fonte: http://fractionsofreality.blogspot.com/2013/08/cosa-succede-in-egitto-la-solita.html

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