sabato 4 maggio 2013

Siria: Menzogne finale di una destabilizzazione continua.


Perché la guerra in Siria –Parte 1– Niente è per caso



La Federazione europea, ex Unione, forte del Nobel ricevuto e portatrice di benessere e prosperità, NON può essere efficace “nell’attuare politiche di sicurezza e di consolidamento della pace senza comprendere gli effetti strutturali degli accordi commerciali; vale per molte questioni prioritarie legate alla politica estera” della Federazione: “dagli obiettivi di sviluppo alla stabilizzazione del Caucaso, del Medio Oriente e dell’Africa Sub Sahariana”. E non a caso la Federazione attua un processo di allargamento, una politica europea per il Vicinato, un’Unione per il Mediterraneo, un Partenariato orientale, un processo di pace in Medio Oriente ed una –efficace– mediazione in Iran.
Secondo la Federazione, è nel suo “interesse che i paesi vicini siano stabili e ben governati, siccome il fallimento di uno Stato si ripercuote sulla sicurezza” della Federazione, ed ”inoltre, i collegamenti tra le politiche di sicurezza esterna ed interna sono sempre più evidenti; le regioni di riferimento sono i vicini dell’est fino al Caucaso meridionale, il Mediterraneo ed il Medio Oriente”. La Federazione “ha interessi economici e commerciali strategici a livello globale che rispecchiano le ambizioni nel settore della sicurezza esterna ed interna, pertanto, è necessaria una più efficace cooperazione in materia di sicurezza basata sulla pianificazione delle capacità e sulla dipendenza reciprocaper affrontare sfide e minacce globaliGuidare un rinnovamento dell’ordine multilaterale, su scala globale”. 
Tra le varie sfide e minacce globali si trovano le armi di distruzione di massa, il terrorismo, la produzione di materiale fissile, la sicurezza informatica, i cambiamenti climatici e guarda a caso, “la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, creando un mercato dell’energia unificato, attuando meccanismi anticrisi per fronteggiare eventuali interruzioni ed avendo una maggiore diversificazione dei combustibilidelle fonti e delle rotte di transito”.
Sapendo che la Federazione europea vuole rafforzare la sua autonomia strategica nelle questioni di sicurezza che comporta la capacità di concordare obiettivi politici ed orientamenti strategici comuni, organizzazioni internazionali, compresa la NATO, mettendo a disposizione risorse finanziarie
sapendo che gli Stati Uniti d’America, leader indiscusso della NATO, con l’uso della dottrina Obama, colui che riconosce “l’imperfezione ed i limiti della ragione umana”, “crea uno squilibrio di attriti a proprio favore” e, 
sapendo che secondo la Federazione la guerra è pace, risulta chiaro perché l’intenzione della Federazione “è di agire in quanto forza stabilizzatrice a livello mondiale, mettere in atto la sua politica estera e di sicurezza, includendo il ricorso a TUTTI i mezzi, sia civili che militari di cui essa ed i suoi Stati membri dispongono, per prevenire e gestire crisi e conflitti”.





Il conflitto in Siria è stato direttamente e fortemente legato agli interessi di Iran ed e Russia, anche se non bisogna scordare la Cina, che ha avuto un fondamentale ruolo nella questione siriana a causa dei suoi interessi nel settore energetico. I cinesi e gli indiani infatti, hanno effettuato massicci investimenti nel settore energetico e saranno anche i principali benefattori dell’esportazione di gas naturale siriano.

Con l’accordo tripartito –Turkmenbashi– siglato da Turkmenistan, Russia e Kazakistan volto ad espandere la produzione e la distribuzione di petrolio e di gas, è parsa chiara la solidità della contro-alleanza a base eurasiatica costruita attorno ad un nucleo cino-russo-iraniano. Bisogna inoltre evidenziare che Turkmenistan, Russia e Kazakistan hanno anche previsto l’inserimento di un percorso energetico alternativo, un percorso iraniano, dal Mar Caspio al Golfo Persico, come estensione dell’accordo Turkmenbashi. 
Nel 2007 l’Iran ha avviato la costruzione di un enorme impianto di gas naturale liquido (LGN) completo di impianti di stoccaggio, ubicando i terminali di carico degli impianti di trasformazione (liquefazione e ri-gassificazione) del gas naturale a Port Tombak, al largo della costa del Golfo Persico. L’impianto è stato progettato e costruito in collaborazione con la Cina e l’Iran ha già stipulato un accordo con i cinesi per le future esportazioni di tale gas (LGN).
Durante lo stesso anno, la Siria è stata parte di una più ampia strategia energetica eurasiatica, volta ad unire l’Iran, la Russia e la Cina. Questo è il motivo per cui sia l’Iran sia la Russia hanno preso parte a progetti di esplorazione del gas naturale sia in Libano che in Siria, con l’intenzione di sfruttarne la prossima estrazione ed esportazione. L’Iran esercita un’imponente influenza sullo Stretto di Hormuz ed insieme alla Russia, è la nazione con la maggior riserva di gas naturale al mondo. I due Stati hanno raggiunto così il controllo delle esportazioni dell’energia dall’Asia centrale ai mercati globali. 
La Siria invece, è il perno del corridoio energetico del Mediterraneo orientale. Iran, Russia e Siria hanno ora la supremazia sul controllo e sull’influenza in questo corridoio energetico e questo è anche uno dei motivi per cui la Russia ha costruito strutture militari lungo le coste mediterranee siriane. 
Il gasdotto tra Iran-Pakistan-India invece, rafforza ulteriormente questa posizione di dominio a livello globale.


È stato stimato che nel 2007, circa il 96,3% della quantità di gas naturale importata dall’Europa continentale era controllato dalla Russia e perciò, di conseguenza ed indirettamente, anche dall’Iran e dalla Siria.


Trasformare la Siria in uno stato –cliente–  non solo aiuterebbe a sgretolare il Blocco della Resistenza composto dai palestinesi, Iran, Libano, Siria ed Iraq, ma darebbe il controllo sul corridoio energetico del Mediterraneo orientale tramite Israele, alle potenze della NATO. Un appezzamento di terra che collegherebbe Israele alla Turchia, separando così l’Iran dai suoi alleati Libano e Palestina, indebolendo la Resistenza nei confronti di Israele.
Il Mar Mediterraneo diventerebbe così un lago della NATO e la via di transito energetica nord-sud cadrebbe sotto il controllo dell’Alleanza atlantica. Il bacino che si estenda da Gaza ad Alessandretta ha diverse riserve di gas naturale che in passato sono state oggetto di tensioni regionali per la titolarità dei diritti di estrazione. Israele è fortemente  in contrasto sia con il Libano ed i palestinesi a Gaza in merito alla questione, mentre Iran e Russia, i due più grandi detentori di gas naturale al mondo, hanno interesse di controllare queste riserve, essendo stati coinvolti in progetti volti ad aiutare sia il Libano che la Siria a valorizzare ed a sviluppare tali riserve di gas. Controllando la Siria o assicurandosi parte di una Siria frazionata, con i relativi giacimenti di gas naturale, l’Alleanza atlantica avrebbe la possibilità di fronteggiare la concorrenza dei russi e degli iraniani in quella zona strategica.
Nel contesto di questa strategia energetica eurasiatica, appare chiaro che il governo iracheno, con l’annuncio nel febbraio 2013 di dare vita al progetto per la costruzione di un gasdotto tra Iran-Iraq-Siria, ha la reale intenzione di collegare la Siria con il Pakistan e la Cina, passando per l’Iran. Il gasdotto, che passerà anche attraverso il Libano, è stato presentato come un percorso per  l’esportazione del gas naturale iraniano fino alle coste del Mediterraneo orientale, anche se tuttavia, la direzione del flusso di gas naturale può essere invertito.
 Il gas naturale dalle coste del Libano, della Siria e probabilmente anche dalla Striscia di Gaza e dell’Egitto, può essere esportato verso est attraverso la conduttura, per poi venire incanalata verso la Cina, passando per il Pakistan. Questo spiegherebbe in parte le vaste riserve di gas naturale ed i mega progetti infrastrutturali intrapresi dell’Iran, che lo rendono così un perno internazionale per la lavorazione ed il commercio di gas naturale.

In questa apparente corsa contro il tempo per l’approvvigionamento energetico e per fronteggiare eventuali interruzioni ed avendo una maggiore diversificazione dei combustibili, delle fonti e delle rotte di transito, la Siria risulta un pezzo fondamentale del mosaico geopolitico, sia per l’Alleanza atlantica, sia per la contro-alleanza eurasiatica. La Siria rimane il perno strategico per il controllo del corridoio energetico del Mediterraneo orientale, vitale alle due controparti.

La contro-alleanza eurasiatica, con l’accordo Turkmenbashi e la sua relativa espansione, cerca di mantenere la sua posizione di supremazia nella zona, mentre la Federazione europea, con il processo di allargamento intrapreso, cera di inglobare più paesi possibili verso est, conquistando vitali giacimenti per l’approvvigionamento ed ampliare le sue rotte di transito energetiche.
Per questi motivi, la destabilizzazione e/o la conquista della Siria è una prospettiva indispenzabile alla Federazione per riuscire a guidare un rinnovamento dell’ordine multilaterale, su scala globale.


Chissà quale sollievo e ottimo pretesto sarebbe per la Federazione europea, gli Stati Uniti d’America e l’Alleanza atlantica qualora il team internazionale di esperti chimici ed epidemiologi inviato in Siria dalle Nazioni Unite dovesse riscontrare evidenti prove riguardo l’uso di armi chimiche di distruzione di massa. Barack Hussein Obama, Presidente degli Stati Uniti, colui che “riconosce l’imperfezione umana ed i limiti della ragione”, ha detto che l’uso di armi chimiche è un confine che il regime di Assad non deve oltrepassare e qualora ciò dovesse sfortunatamente succedere, allora l’America sarebbe obbligata ad intervenire in SiriaA quel punto, la Federazione europea, partner consolidato nelle scorribande americane, sarà in prima linea nel conflitto, ubbidiendo fedelmente come un animale addomesticato, agli ordini del suo perfido padrone.

E chissà se per caso gli Stati Uniti nel “creare squilibri di attriti a proprio favore”, non abbia provveduto per caso, a fornire tali armi chimiche al regime per “creare squilibri di attrito a proprio favore”, per caso, appunto.

Letture correlate:


Obama e la prova delle armi chimiche in Siria: il fallimento della guerra per procura di USA ed Israele


Il presidente Obama rilascia dichiarazioni preoccupate circa un utilizzo di armi chimiche in Siria. Già pochi giorni prima il 25 aprile, il sito DEBKAfiles iniziava a diffondere una certa discreta isteria bellica, dovuta al cambiamento della valutazione del segretario della Difesa USA Hagel sull’utilizzo o meno di armi chimiche da parte di Assad. Hagel, alla fine di un tour in Medio Oriente e dopo aver negato nei giorni precedenti di avere informazioni circa un possibile utilizzo fatto da Assad di armi chimiche, all’improvviso questo impiego ora diventava, secondo lui, abbastanza probabile.



Allo stesso tempo, la notizia è stata annunciata dal presidente Obama al leader del Congresso… “Con una notevole inversione, il segretario alla Difesa Chuck Hagel ha detto ad Abu Dhabi, il 25 aprile, che la comunità dell’intelligence degli USA crede che il governo siriano abbia usato armi chimiche contro il proprio popolo, determinando con “diversi gradi di fiducia” che le forze del presidente siriano Bashar al-Assad abbiano usato l’agente nervino sarin contro i civili e le forze che lottano per rimuovere Assad dal potere. La Casa Bianca informa il Congresso sulle armi chimiche ora utilizzare, ha detto Hagel, alcune ore dopo aver espresso riserve sulla valutazione del comandante dell’intelligence militare israeliana, brigadier-generale Itai Brun, che il regime di Assad abbia iniziato a ricorrere alla guerra chimica“.

La questione assume importanza perché l’anno scorso Obama aveva annunciato che l’uso di armi chimiche da parte di Al Assad sarebbe stata la “linea rossa” da non superare, che avrebbe rappresentato un casus belli, e che gli Stati Uniti avrebbero preso in considerazione l’intervento. Ma poi, subito dopo nega, non è più sicuro: sono molto discreti a Washington su questa “famosa linea rossa” che non deve essere attraversata (luogo comune logoro utilizzato dai presidenti degli Stati Uniti che dettano al mondo) e ancor più discreti sul fatto che l’eventuale suddetto impiego (sempre meno presentato come assicurato) comporti automaticamente l’intervento.

Possiamo soffermarci su questo pasticcio delle armi chimiche, fatto rivivere per l’ennesima volta, non senza aver già notato che, se c’è stato davvero un evento importante in Siria nelle ultime 72 ore, è piuttosto possibile, se non probabile, questo è rappresentato dall’intervento di un aereo iracheno contro i ribelli siriani in Siria. Un fatto nuovo che può ulteriormente internazionalizzare la guerra che già di per se è tutto meno che una “guerra civile” ma piuttosto rappresenta una guerra su procura delle grandi potenze occidentali, più l’Arabia Saudita e la Turchia che hanno tutte forti interessi nella destabilizzazione del paese.

• In generale, la pomposa “allerta” di Washington sull’impiego di armi chimiche in Siria ha incontrato molto scetticismo. (Cfr. John Glaser, Antiwar.com, 26 aprile 2013: “Questo sembra violare la “linea rossa” del presidente Obama, innescando certe azioni non specificate che si presumono di natura militare [...] Anche se non è chiaro se questo sia vero. Queste chiacchiere su una “linea rossa” sono una perdita di tempo“. O Stephan M. Walt, che il 26 aprile 2013, dice sulla politica estera: “Nessuno dovrebbe esser contento che le forze di Assad (forse) abbiano usato armi chimiche, ma non è ovvio, per me, perché la scelta di utilizzare tali armi è un’informazione decisiva a favore dei falchi interventisti.”) Visti i precedenti in Iraq con le famose “armi di distruzioni di massa” individuate con certezza dai servizi USA e poi rivelatesi un “bufala”.

• Quali siano le motivazioni dietro le argomentazioni del Dipartimento di Stato nella narrativa “Assad-ha-usato-le-armi-chimiche”? Da parte israeliana, presso gli esperti di DEBKAfiles (26 aprile 2013), si tratta sempre di scatenare un meccanismo che coinvolga gli Stati Uniti in Siria, per farli poi scontrare con il problema iraniano, questa volta con la scusa delle armi di distruzione di massa (WMD). Per gli Stati Uniti, dove sembra certo che Obama non voglia un coinvolgimento diretto in Siria, sembra che la drammatizzazione della “notizia” sia immediatamente soggetta a molte riserve, secondo informazioni del Congresso, ed è stata fatta per prevenire l’offensiva dello stesso Congresso contro l’amministrazione, che potrebbe essere accusata di “morbidezza” dai report allarmistici che Israele farebbe appositamente trapelare ai parlamentari più militanti come Graham-McCain. Da questo punto di vista l’influenza della lobby sionista ha un enorme peso sulle decisioni del dipartimento di Stato.

• Sul terreno di guerra in Siria, gli argomenti sull’uso di armi chimiche, spesso orchestrati dalla propaganda dei ribelli anti-Assad, hanno ovviamente a che fare con la situazione sul campo, che sarebbe diventata sempre più sempre più difficile per i ribelli. In particolare, abbiamo riportato due articoli che vanno in questo senso, da fonti indipendenti ma per molti orientamenti, diverse. Tra queste quello che scrive l’influente analista Robert Fisk su The Independent del 26 aprile 2013: “Combattono per la Siria, non per Assad. Possono anche vincere. La morte insegue il regime siriano proprio come fa con i ribelli. Ma sulla prima linea della guerra, l’esercito del regime non è in vena di arrendersi, e sostiene che non ha bisogno di armi chimiche…” L’altra fonte citata è Tony Cartalucci, LandDestroyer del 25 aprile 2013:
“Le ultime due settimane hanno visto una serie di vittorie dell’esercito siriano in tutta la Siria. Sembra che due intere compagnie di cosiddetti combattenti dell’”Esercito Libero siriano” siano state annientate presso Damasco, mentre le forze governative hanno ristabilito l’ordine dalle parti di Homs e lungo il precedentemente poroso confine siriano-libanese.

In sostanza le forze della cosi detta “coalizione nazionale siriana”, nonostante le tonnellate di armi e di finanziamenti ricevuti, sono state di fatto sbaragliate dall’esercito lealista di Al Assad che ha dimostrato una buona compattezza e capacità di combattimento ed è riuscito ad isolare i ribelli che si sono distinti per la loro ferocia ed il loro fanatismo alienandosi le simpatie della popolazione civile.
Il tempo è quindi scaduto pergli USA ed i suoi alleati, che sembrano alla disperata ricerca di scuse per salvare la propria fallimentare guerra per procura. Così è necessaria un’azione militare, altrimenti ingiustificabile, dal solito pretesto “umanitario” inventato, come in Libia. In mancanza di ciò, come l’occidente ha già chiaramente fatto in Iraq, si iniziano a trasmettere informazioni circa le prove di utilizzo di armi chimiche (la CNN ed Al Jazzeera in prima linea a diffondere queste informazioni)., • Nel frattempo, si discute circa un eventuale invio di un team di “esperti” delle Nazioni Unite per indagare sul presunto uso di armi chimiche. RussiaToday, 27 aprile 2013, ci spiega molto bene le incredibili manovre dello strumentato del blocco BAO: “ l’ONU, dopo non aver risposto alle richieste di Assad, ha cercato d’inviare una squadra sostanzialmente anti-Assad, escludendo esperti cinesi e russi per “pregiudizio“. L’inviato russo presso l’ONU, Vitalij Churkin, ha condannato “questo tipo di logica“, dicendo che in questo caso consiglierei “l’esclusione anche di quelli della NATO“. Il portavoce del ministero degli Esteri russo ha detto: “L’amministrazione del Segretariato delle Nazioni Unite ha chiesto che Damasco accetti la creazione di un meccanismo permanente di controllo su tutto il territorio siriano con accesso illimitato dappertutto. Lo schema delle ispezioni proposto è simile a quello utilizzato alla fine dello scorso secolo in Iraq, che a differenza della Siria, era sottoposto alla sanzioni delle Nazioni Unite.” In ogni caso, la Siria (che non è sottoposta ad alcuna sanzione ONU e quindi non ha alcun obbligo nei confronti dell’organizzazione), per il momento non permette l’accesso al suo territorio di una tale squadra.

Su questo caso, ci sono alcuni dettagli tralasciati dalla relazione, che sono particolarmente interessanti. Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon è al suo secondo mandato, che svolge sulla base di condizioni interne fortemente contestate (vedi il rapporto OIOS, del dipartimento responsabile per la revisione contabile del segretariato generale del 14 luglio 2010, dal tono spietatamente critico). Il presidente della Commissione europea Barroso, anche lui al secondo mandato, aveva recentemente ventilato la possibilità di una sua candidatura a sostituire Ban Ku-moon, parlandone con il presidente Obama. Il caso potrebbe essere interessante (e rassicurante per noi, dato il calibro di Barroso), nessuno dubita dell’immediata dipartita di Ban Ki-moon, data la sua scarsa leadership, del tutto inconsistente anche per gli Stati Uniti che l’hanno installato lì, in qualità di loro ragazzo-immagine vassallo. Poi, improvvisamente, a sorpresa Barroso deve rimpacchettare le sue virtuose ambizioni apprendendo, dai corridoi congiunti dell’ONU e della Commissione, che Ban si sarebbe battuto con fierezza per avere infine un altro mandato. Quindi sembra del tutto inadeguato, se non offensivo, interrogarsi sul comportamento delle Nazioni Unite che, in modo scandaloso, favoriscono il partito del blocco BAO (blocco americanista occidentalista), tra cui gli Stati Uniti, in questo caso controllando l’impiego di sostanze chimici con un team delle Nazioni Unite. Sarebbe assurdo credere che la presunta operazione,di così bassa lega , possa essere stata immaginata da uno stratega come Ban Ki-moon per avviare la ricostruzione di una base di giustificazione futura, soprattutto con il sostegno degli Stati Uniti.

In realtà, il fatto più importante, se confermato, simbolicamente importante per i suoi effetti sulla “guerra siriana”, forse dalle possibili conseguenze geopolitiche, proviene da un campo completamente diverso. Si tratta dell’incursione di quello che sarebbe stato un aereo iracheno nello spazio aereo siriano, per attaccare i ribelli siriani. Lo dice l’ELS (l’esercito libero siriano, come viene detto comunemente). Antiwar.com riassume questo caso il 27 aprile 2013. Fonti dei ribelli locali dicono che un aereo da guerra ha lanciato un attacco, è stato visto volare dal confine iracheno, anche se ci sono differenze di opinione sul fatto che si trattasse di un aereo iracheno o semplicemente di un MiG siriano che abbia usato lo spazio aereo iracheno durante il bombardamento. L’Iraq ha fatto un punto pubblico tentare di rimanere neutrale nella guerra civile in corso presso il vicino, ma con alcuni ribelli apertamente collegati ai militanti iracheni e alla crescente lotta settaria nel’Iraq stesso; potrebbero esserci delle pressioni su Maliki affinché appoggia Assad più apertamente. “Detto questo, mentre la diffusione delle violenze viene subita da diversi vicini dei siriani, questa sarebbe la prima volta che un confinante interviene militarmente direttamente in Siria, dal momento che anche la Turchia, che tuttora ospita i ribelli, si è rifiutata finora di attraversare le frontiere…” Questa possibile intrusione in Iraq è effettivamente possibile ed anche simbolica; ma avrebbe un notevole peso. Da molti mesi sappiamo che gli eventi che lacerano l’Iraq vanno nella stessa direzione di quelli in Siria, quindi con lo stesso atteggiamento dell’Iran nei confronti dei due Paesi, in modo che si possa parlare di un asse de facto Damasco-Baghdad-Teheran. Il fatto simbolico apparirebbe nel momento successivo all’impegno iracheno contro i corrispettivi iracheni dei ribelli jihadisti in Siria, tutti della stessa famiglia, a conferma del ruolo attivo dell’Iraq come relè per il trasferimento di armi e forze iraniane in Siria e, infine, la recente riaffermazione, discreta ma altamente significativa, dei grandi accordi sugli armamenti tra l’Iraq e la Russia (vedi 12 ottobre 2012). Il contratto era stato sospeso per alcuni mesi a causa di pressioni da parte degli Stati Uniti, e da assai gravi questioni di corruzione da parte russa.

Un fatto simbolico non ha veramente bisogno di conferma “operativa” se corrisponde a una situazione, e di cui effettivamente ne provoca la percezione. In questo caso, ricorda la posizione dell’Iraq che amplia così il potenziale della “Guerra siriana”, spostandone il centro di gravità verso sud-est, nel cuore del Medio Oriente, a spese dell’apertura verso un occidente in crisi, corrispondente al blocco BAO e alla sua dialettica umanitario-democratica e ai suoi relè (Giordania e Israele). (I Paesi del Golfo non hanno alcuna reale posizione geografica o strategica nella mappatura simbolica, perché non hanno identità reali, sono completamente asserviti al loro stravagante rapporto con i petrodollari ancor più che al loro rapporto con il blocco BAO).

Questo potenziale spostamento del centro di gravità della crisi ha una identità religiosa (asse Baghdad-Damasco-Teheran come asse sciita, in ogni caso anti-sunnita) solo per facilità di classificazione e perché la classificazione religiosa risponde perfettamente alle fantasie del blocco BAO. In realtà, questo asse ha come scopo acquisire sostanza sbarazzandosi della classificazione religiosa e ponendosi come blocco anti-imperialista e anti-BAO, particolarmente surreale nel caso dell’Iraq, nella sua recente prospettiva storica, ma dopotutto un surrealismo che bilancia e quindi elimina il surrealismo iniziale che ha portato all’invasione dell’Iraq da parte degli USA. E’ in relazione a tali riclassificazioni, che Paesi come l’Egitto e la Turchia di Erdogan dovrebbero rientrare nei ranghi.. Tale contesto è molto più interessante, naturalmente, delle armi chimiche che ricadono principalmente, anch’esse, nelle fantasie occidentali sui pericoli della sfrenata fabbricazione di armi di distruzione di massa in tutte le direzioni e in tutti i modi (comprese le pentole a pressione dei fratelli Tsarnaev che, si deduce, sono classificate “armi di distruzione di massa” dato che il fratello superstite è imputato del reato di averle usate). Il caso delle armi chimiche siriane è, in definitiva, solo la trasposizione in ambito nazionale del turbinio della crisi nel blocco BAO, le cui élite sono psicologicamente terrorizzate dalla frenetica narrazione su terrorismo, che viene utilizzato strumentalmente in certi paesi (Libia e Siria) e si ritrova poi contro le armate occidentali ,come nel Bali stanno sperimentando i francesi.
L’indiscussa “abilità” di Obama, che da mesi interpreta la figura improbabile del virtuoso, con la “minaccia siriana” volta a ingannare il Congresso di cui teme di essere prigioniero, dimostrando che egli è, difatti, un prigioniero, concentrando tutti i suoi sforzi su questo tema, mentre questa abilità è oggetto della grande stanchezza dei commentatori. Mentre accade che i funzionari russi non nascondono più di non capire nulla della politica degli Stati Uniti, o di cosa gli Stati Uniti vogliano davvero, ammettendo infine che gli stessi leader degli Stati Uniti sono nella più totale confusione e contraddizione. Questo non significa che non ci sono rischi dal versante Russo, salvo il fatto che la Russia non rimarrà questa volta passivamente spettatrice, come accadde con la Libia. Con una politica estera ridotta a un tale stato di stupore, di falsi pretesti e di simulacri, tutto può davvero accadere, anche il peggio, come dice il proverbio. In Medio Oriente la pace e la guerra sono ancora una volta sul filo de rasoio.

Tratto e liberamente tradotto parzialmente da Dedefensa.org
http://www.dedefensa.org/article-
Aurora Blog di Alessandro Lattanzio
http://aurorasito.wordpress.com/ obama_et_le_chimique_l_irak_et_les_rebelles_syriens_27_04_2013.html
http://www.debka.com/article/22924/White-House-to-Congress-Assad-has-used-chemical-weapons-Israeli-jets-down-Hizballah-drone-opposite-Haifa
http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/they-may-be-fighting-for-syria-not-assad-they-may-also-be-winning-robert-fisk-reports-from-inside-syria-8590636.html
FONTE


Siria: giornalista russa, attacco chimico ad Aleppo fu opera dei ribelli, Reuters ed Al Jazeera falsificano tutto



NEW YORK (IRIB) – La giornalista russa Anastasia Popova, rientrata di recente dalla Siria, ha spiegato che non c'e' dubbio sul fatto che l'attacco chimico ad Aleppo e' stato opera dei gruppi opposti al governo siriano.

La giornalista russa, che parlava alla rappresentanza diplomatica russa al palazzo di vetro dinanzi ai giornalisti internazionali, ha spiegato di aver assistito in Siria a esecuzioni sommarie, a stupri di gruppo e a torture di vario genere effettuati dai gruppi armati ostili al governo contro la gente. La Popova ha spiegato che al tempo dell'attacco chimico ad Aleppo si trovava nella zona e dopo essere accorsa sul posto ha raccolto le testimonianze della gente sul fatto che era stato l'Esercito Libero ad usare quelle armi. La giornalista russa ha concluso ricordando che i media, soprattutto Al Jazeera e la Reuters, falsificano sistematicamente le notizie sulla Siria.



La Siria e l’esaurimento psicologico washingtoniano



L’articolo di Ben Hubbard, sul New York Times del 28 aprile 2013, ha causato scalpore. Tutti trattengono il fiato e continuano a rimbombargli nella testa la frase centrale e simbolica del testo: “Da nessuna parte, nelle zone controllate dai ribelli, vi è una fazione combattente laica degna di questo nome”. Ciò significa che i ribelli che combattono Assad, in Siria, oggi non sono in generale che gruppi estremisti islamici, compresi quelli che i pianificatori washingtoniani riconoscono essere molto più pericolosi dello stesso Assad. Lo spettacolo descritto da Hubbard agghiaccia gli editorialisti del Sistema, e noi crediamo che sia stato scritto con questo intento…

“Nella seconda città più grande della Siria, Aleppo, i ribelli allineatisi con al-Qaida controllano la centrale elettrica, i panifici e una corte che applica la legge islamica. Altrove, hanno occupato giacimenti di petrolio del governo, che potrebbero riattivare subito beneficiando del greggio che producono. In tutta la Siria, aree controllate dai ribelli sono punteggiate da tribunali islamici gestiti da avvocati e chierici, e da brigate combattenti guidate da estremisti. Anche il Consiglio supremo militare, l’organizzazione ombrello delle formazioni ribelli, con cui l’occidente sperava di emarginare i gruppi radicali, è pieno di comandanti che vogliono imporre la legge islamica con un futuro governo siriano. In nessuna parte controllata dai ribelli in Siria c’è una forza combattente secolare di cui parlare. Questo è il paesaggio che il Presidente Obama affronta mentre pensa a come rispondere alla crescente evidenza che ufficiali siriani hanno usato armi chimiche, attraversando la “linea rossa” che aveva tracciata. Più di due anni di violenze hanno radicalizzato l’opposizione armata che combatte il governo del Presidente Bashar al-Assad, lasciando pochi gruppi che condividono la visione politica degli Stati Uniti e che hanno la forza militare per andare avanti.”
Due giorni dopo, il 30 aprile 2013, il pomposo e maestoso quotidiano di riferimento giunge al culmine con un editoriale che simbolicamente afferma la posizione del giornale, dettagliando senza necessariamente voler essere appariscente, ma in modo particolare, le contraddizioni della posizione degli Stati Uniti (e del blocco BAO) in Siria, e quindi la paralisi che ne risulta. Considerando per lo meno contraddittorio e irresponsabile la posizione dei falchi al Congresso, tra cui i due amigos inevitabili Graham e McCain, l’editoriale nota che BHO ha agito con cautela, finora, ma che è intrappolato dalla visualizzazione della “linea rossa” per un intervento più deciso degli Stati Uniti, nel caso di uso di armi chimiche; e che se si scoprisse che vi è stato uso di queste armi, bisognerebbe agire per BHO; e questo sarebbe necessariamente a favore dei ribelli, ma ciò potrebbe essere catastrofico, perché è ormai chiaro, come abbiamo visto, che i “ribelli combattenti” islamisti sono più pericolosi di Assad…

“A differenza di McCain e Graham, che hanno accusato il presidente Obama perfino del ritiro delle truppe dall’Iraq e che hanno cercato di indurlo ad un atteggiamento più militarista contro l’Iran, il presidente cerca di districare gli Stati Uniti dai conflitti d’oltremare e, di conseguenza, è stato molto cauto sul coinvolgimento militare in Siria. Ma potrebbe cambiare idea, ora che le forze di Assad vengono accusate di usare armi chimiche. Lo stesso Obama si è messo con le spalle al muro quando ha avvertito il leader siriano che l’uso di armi chimiche costituirebbero una “linea rossa” e un “punto di svolta”, suggerendo fortemente, forse incautamente, che attraversando quella riga scatterebbe qualche tipo di azione statunitense. L’incapacità di agire ora potrebbe essere fraintesa da Assad, come dai leader di Iran e Corea del Nord, i cui programmi nucleari sono sul radar degli Stati Uniti. Obama deve agire solo se ha una documentazione convincente che il gas sarin sia stato utilizzato in un attacco da parte delle forze siriane, e che non sia il risultato di un incidente o di fertilizzanti. Il Financial Times ha riferito che la prova si basa su due distinti campioni prelevati dalle vittime degli attacchi. Con la guerra civile in Siria, che ora entra nel terzo anno e il bilancio delle vittime a oltre 70.000, la posizione è peggiorata. Assad resta al potere, le divisioni settarie si sono intensificate e i rifugiati nei Paesi limitrofi sono destabilizzanti. Ancor più preoccupante, i jihadisti legati ad al-Qaida sono diventati la forza di combattimento dominante e, come Ben Hubbard ha riportato su The Times, ci sono pochi gruppi di ribelli che condividono la visione politica degli Stati Uniti e che hanno la forza militare per andare avanti. Non ci sono mai stati facili opzioni per gli Stati Uniti in Siria, che non sono migliorate nel tempo. E la Russia e l’Iran che supportano Assad, meritano una particolare condanna. Senza il loro sostegno Assad non sarebbe durato così a lungo. Eppure, il Paese è importante per la stabilità regionale. Obama deve presto chiarire come ha intenzione di usare l’influenza americana nel trattare la minaccia jihadista e il finale di partita in Siria“.
In precedenza, un altro articolo sullo stesso giornale del 28 aprile 2013, attaccava le posizioni dei “consulenti [che] non sono pagatori“, di vari parlamentari e di altri che raccomandano “una forte azione” in Siria, sulla base di informazioni sull’uso di armi chimiche di cui è nota la poetica verità, ma che ognuno si sente in dovere di darvi un qualche credito. Si tratta, in questo caso, soprattutto per i falchi del Congresso come Graham-McCain e pochi altri, di avere come risultato un pasticcio enorme.

“...Domenica scorsa, molti repubblicani, tra cui i senatori Lindsey Graham del South Carolina e John McCain dell’Arizona, entrambi membri del Comitato per i Servizi Armati, che fanno le loro usuali apparizioni nei talk show televisivi avvertendo che l’assenza di un intervento in Siria favorirebbe nazioni come l’Iran e la Corea del Nord. “Se manteniamo questo approccio inattivo verso la Siria, con l’attuale indecisione verso la Siria, con questa sorta di azione senza scopo, inizieremmo una guerra con l’Iran perché l’Iran considererà la nostra inazione in Siria come una nostra mancanza di serietà sul loro programma di armi nucleari”, ha detto Graham al programma della CBS “Face the Nation”. Graham ha aggiunto: “Non c’è niente che si può fare in Siria senza rischi, il rischio maggiore è uno Stato fallito le cui armi chimiche cadano nelle mani degli islamisti radicali, che si stanno riversando in Siria.[...] Il senatore Saxby Chambliss, repubblicano della Georgia, anch’egli nel Comitato di servizi armati, ha detto a “Face the Nation” che aveva parlato la settimana prima con il re Abdullah II di Giordania di una no-fly zone, mentre il rappresentante Mike Rogers, repubblicano del Michigan e presidente del Comitato per l’Intelligence della Camera, ha detto che i deputati hanno ricevuto informazioni classificate che suggeriscono che il governo di Assad abbia usato armi chimiche negli ultimi due anni. “Il problema è, come si sa, che il presidente ha tracciato la linea,” ha detto Rogers al programma dell’ABC “This Week. “E non può essere una linea tratteggiata. Non può essere altro che una linea rossa. E più che la Siria, è l’Iran presta attenzione a ciò. La Corea del Nord presta attenzione a ciò”. I repubblicani convengono che gli Stati Uniti non dovrebbero mandare le truppe di terra. “La cosa peggiore che gli Stati Uniti potrebbero fare in questo momento è inviare truppe sul terreno in Siria”, ha detto McCain al programma della NBC “Meet the Press”. “Cosa che metterebbe il popolo contro di noi”. I democratici, tra cui la senatrice Claire McCaskill del Missouri e il deputato Keith Ellison del Minnesota, sembrano meno propensi ad intensificare gli aiuti militari e ad aspettare che venga fornita assistenza umanitaria ai siriani che hanno abbandonato la lotta“.

Certamente non pretendiamo, con queste varie citazioni e i commenti che li accompagnano, di apportare nulla di nuovo a fatti ed eventi, come abbiamo visto altrove non sono che materiale sfuggente e improbabile per una guerra delle comunicazioni di cui nessuno controlla il senso e ne comprende davvero gli obiettivi. Piuttosto, si misura l’evoluzione del clima di Washington, che diffonde la sua schizofrenia indiscriminatamente, indubbiamente perché non è più possibile nascondere l’impotenza che ha portato questo stato. Il New York Times non esita più a descrivere la verità catastrofica della situazione sul terreno, e a scrivere editoriali dove ciò che viene scritto viene contraddetto, in successione, chiedendo di fare qualcosa in Siria ma che è impossibile fare qualcosa in Siria. Anche un’illuminata esaltata come Lindsay Graham, non si è nemmeno presa la briga di rimuovere o anche ridurre gli argomenti che contraddicono immediatamente la sua tesi guerrafondaia, citandoli subito dopo. Così dice che è necessario intervenire in modo netto in Siria (l’”utilizzazione” di armi chimiche) se no, Assad, Kim della Corea del Nord ed i mullah iraniani potranno facilmente schernire il potere americanista, aggiungendo subito che il peggior disastro (“il rischio peggiore“) è che i ribelli islamici catturino le armi chimiche (e non Assad che rimane al potere?), cosa che accadrebbe indubbiamente se gli USA saranno coinvolti “nettamente” in Siria, cioè aiutando i ribelli contro Assad, dal momento che gli unici ribelli combattenti, dice il New York Times, sono gli islamisti.
Ciò che è notevole non è il regno del sofismo, come abbiamo già descritto: si sapeva, naturalmente, e lo sapevamo. (Potremmo chiamarlo “sofisma siriano”, non avendo lo spirito di parlare di “sofismo libico” quando le stesse circostanze si manifestarono in Libia.) Ciò che è notevole è che Washington non prova nemmeno a rimuovere l’uno o l’altro dei suoi termini per argomentare meglio il suo caso, ma sembra abbandonare ogni speranza di contenere questa ondata di contraddizioni che alimenta proprio i sofismi in cui sono immersi gli USA (blocco BAO), dopo due anni di attività del tutto irresponsabili, o meglio infraresponsabili, intorno la Siria. Questo clima speciale che miscela un’eruttazione belligeranza, ma usurata, e di paura alquanto esaurita dalle conseguenze di questo bellicismo, viene evidenziato con particolare forza dall’affermazione di McCain che gli Stati Uniti non invieranno nessuna truppa sul terreno in Siria (“La cosa peggiore che gli Stati Uniti potrebbero fare in questo momento, è inviare truppe sul terreno in Siria“). Questo è, però, un’opzione già ampiamente discussa dagli estremisti del Partito della Guerra di cui McCain è una delle fonti d’ispirazione più forte. (Per aggiungere la solita ciliegina sulla torta, necessaria e inevitabile quando si parla di Siria, riportiamo il giudizio di Shamus Cooke suAntiwar.com del 30 aprile 2013, secondo cui Obama, ancora molto misurato nelle sue opzioni interventiste, viene ampiamente superato “a sinistra” dai militari che sono più che mai contrari a qualsiasi intervento.) Questa specie di decomposizione delle trincee dialettiche e consolidate di Washington, che si è avuta finora, sembra indicare un interessante avanzamento del processo di dissoluzione, se non di entropizzazione dei giudizi sulla situazione in Siria e sulle opzioni politiche degli Stati Uniti. La psicologia dei leader americanisti comincia a sembrare seriamente infettata dai fattori dissolventi della “guerra siriana.” Ed alla luce dell’allarme “vero-falso” sull’uso, manipolato o meno, delle armi chimiche, in un momento in cui si misura l’intensa fatica psicologica di questi vari figuranti del Sistema, permettendo all’infezione di penetrare facilmente; questa intensa stanchezza, prossima all’esaurimento psicologico, grazie a una crisi che non giunge a determinare un parossismo che interessa il sistema, ma che s’impantana e l’impantana (“pantano critico”), in una sorta di amorfismo per loro incomprensibile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora


Fonte: http://fractionsofreality.blogspot.com/2013/05/siria-menzogne-finale-di-una.html

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