martedì 14 maggio 2013

Guerriglia a Boston: La conclusione di una evidente False Flag ?

Vasta operazione di polizia scattata dopo una sparatoria al Mit, il Massachusetts Institute of Technology di Boston, dove nella notte un agente di polizia è stato ucciso. La Cnn sostiene che a Watertown, alle porte di Boston, siano state catturate due persone: i due avrebbero rubato un'auto al Mit, dove poche ore prima c'era stata una sparatoria in cui era rimasto ferito una guardia di sicurezza. Poco prima i media americani avevano dato la notizia di un primo individuo catturato: l'uomo è stato fatto uscire dall'auto, denudato, probabilmente per verificare che non avesse esplosivo addosso, e poi messo contro un muro e fotografato. Ma sui dettagli dell'operazione c'è ancora grande confusione: secondo la televisione locale Whdh uno dei due sospetti è stato ucciso dalla polizia. Ai residenti di Watertown, la polizia del Massachussets ha rivolto l'invito a rimanere a casa: «Non aprite la porta a nessuno se non ad un riconosciuto agente delle forze dell'ordine, e in caso chiamate immediatamente il 911».

QUARTIERE SOTTO ASSEDIO - La polizia e l'Fbi mantengono l'assedio all'intero quartiere con elicotteri, veicoli blindati, decine di agenti e alcuni delle forze speciali «Swat», e hanno chiesto ai residenti di non uscire in strada. Secondo il Boston Globe, invece, il legame è certo ma sarebbe stato catturato solo un uomo e l'altro è ancora in fuga. I sospetti impegnati nello scontro con la polizia a Watertown avevano con sè bombe-pentola a pressione e hanno tentato di scagliarle contro gli agenti ma gli ordigni non hanno raggiunto il bersaglio. Lo riportano testimoni.

SPARATORIA AL MIT - All'interno del Massachussetts Institute of Technology, si è verificata una sparatoria giovedì sera intorno alle 22.30 ora locale, quando un poliziotto, che stava intervenendo dopo una segnalazione di disturbo della quiete pubblica, è stato colpito da diversi spari. Soccorso, è poi morto in ospedale.

I SOSPETTI -La caccia all'uomo si è poi spostata a Watertown, a 4 miglia dal centro della città, dove sono entrati in azione decine di poliziotti e agenti della Guardia nazionale. Dopo uno scontro a fuoco, la polizia ha fermato uno dei sospetti, l'altro è riuscito a fuggire.

ATTENTATO ALLA MARATONA - La sparatoria giunge poco più di tre giorni dopo l'attentato alla maratona, condotto con due ordigni, in cui sono morte tre persone e oltre 170 sono rimaste ferite. Da allora in città la sicurezza è stata incrementata visto che si cercano ancora responsabili. Circa 11mila persone frequentano il prestigioso istituto. Mit si trova a Cambridge, dall'altro lato del fiume Charles rispetto a Boston.

I VOLTI DEI SOSPETTI - Intanto l'Fbi ha diffuso nuove immagini di quelli che considera gli attentatori alla maratona di Boston. A differenza delle foto rilasciate alcune ore prima, in queste il volto dei due sospettati è pienamente visibile: sono bianchi e sembrano avere una ventina d'anni. Le foto sono un fermo-immagine del video ripreso dalle telecamere di sicurezza.

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Un'immagine dei sospettati della sparatoria del MIT


Vestito in maniera identica agli altri due attentatori della Maratona, ovvero le forze speciali USA.

Teniamo sempre in mente questo post anonimo:


Tutte sembra essere avvenuto esattamente come previso dal post sopra. Coincidenza ? Non direi.

Aggiungo un particolare che potrebbe non c'entrare nulla in apparenza.

Ricordate la strage di Mumbai e le modalità operative ? Molto simili agli svolgimenti visti a Boston: bombe e tattiche di guerra coordinate.

Leggiamo:


l Pakistan e l’arte del doppio gioco: il caso di David Headley


Ex agente dell'Fbi poi ceduto alla Cia, membro dell'organizzazione Lashkar-i-Toiba, Headley ha rivelato particolari inquietanti sulla connivenza di Islamabad con il terrorismo.


Secondo un alto ufficiale della coalizione Nato, Osama bin Laden e il suo vice Al Zawahiri sarebbero nascosti in Pakistan, da qualche parte nella ex North-West Frontier Province, protetti dai servizi segreti pakistani e da non meglio identificati abitanti del luogo. I due non sarebbero insieme, ma in due case relativamente vicine.

La notizia è stata pubblicata dall’emittente americana Cnne confermerebbe, per l’ennesima volta, le ipotesi avanzate da più parti (nel 2006 perfino dall’allora presidente pakistano Musharraf) sull’attuale residenza del ricercato numero uno degli Stati Uniti.

Washington però, al momento, si trova ad affrontare problemi decisamente più gravi del nascondiglio di bin Laden e del suo vice, divenuto ormai il minore dei tanti incubi del Pentagono e della Casa Bianca made in Pakistan.

D’altra parte, come avviene negli ultimi anni, sembra che i video e le notizie su Osama bin Laden spuntino con eccezionale tempismo ogni volta che nell’aria c’è qualcosa di molto più preoccupante.

Nello specifico, questa volta, le informazioni sul contenuto degli interrogatori del cittadino americano di origine pakistana David Headley, detenuto a Chicago da circa un anno con l’accusa di aver partecipato all’organizzazione dell’attacco di Mumbai del 26 novembre 2008.

Tutta la faccenda sembra la trama di un film di spionaggio di quelli che vanno dritti in cima alle classifiche, partorita dalla mente di un team di prima categoria di sceneggiatori di Bollywood-Hollywood. Purtroppo, invece, è tutta realtà.

Realtà che getta ombre inquietanti, o meglio, ancora più inquietanti, sull’intelligence americana, sui rapporti tra Usa e Pakistan e tra Pakistan e terrorismo.

La storia comincia alcuni anni fa. Quando, nel 1988, un signore di nome Dawood Gilani viene arrestato dalla DEA, la Drug Enforcement Administration americana, per traffico di stupefacenti da e con il Pakistan. Gilani, di madre americana e padre pakistano, decide di collaborare con gli inquirenti.

E viene prontamente arruolato per essere infiltrato in Pakistan e condurre operazioni sotto copertura per conto dell’agenzia. Le cose cambiano, a quanto pare, dopo l’11 settembre: Gilani, come altri agenti che lavorano per varie agenzie statunitensi, viene ceduto alla Cia che decide di infiltrarlo nelle fila della Lashkar-i-Toiba per ottenere informazioni.

Il 3 ottobre del 2009 Gilani, che nel frattempo ha preso il cognome della madre ed è diventato David Coleman Headley, viene arrestato dall’Fbi con l’accusa di aver partecipato alla preparazione della strage di Mumbai e di progettare un attentato al giornale danese che aveva pubblicato alcune delle vignette sul profeta Maometto.

Assieme a lui viene arrestato Tahawwur Hussein Rana, cittadino canadese di origine pakistana che, come Headley, vive e lavora a Chicago. Ufficialmente, David Headley si recava molto spesso in Pakistan e in India come dipendente della First World Immigration Service, l’azienda di cui Rana è titolare.

Secondo le accuse, Headley si sarebbe recato in India circa nove volte, otto prima del 26 novembre 2008 e una nel marzo del 2009, visitando a Mumbai i luoghi in cui poi sarebbero avvenuti gli attacchi dei terroristi e recandosi anche a Pune, dove qualche mese dopo un altro attentato colpiva la German Bakery.

A Mumbai Headley era ospite di un certo Rahul, la cui identità aveva per settimane scatenato in India una ridda di supposizioni e illazioni: si pensava difatti che potesse trattarsi di Rahul Gandhi, figlio di Sonia Gandhi, o addirittura di Sharukh Khan, al momento il più famoso e pagato attore di Bollywood, che nei suoi film ha spesso adoperato il nome di Rahul.

Si scopre infine che Rahul ha qualcosa a che fare con Bollywood, ma non è Sharukh Khan: si tratta di Rahul Bhatt, figlio di Mahesh Bhatt, uno dei più famosi produttori e registi indiani. Si scopre inoltre che Headley-Gilani è il fratellastro di un impiegato dell’ufficio delle relazioni pubbliche dell’attuale primo ministro del Pakistan, che di cognome fa anche lui Gilani.

Secondo Rahul Bhatt, Gilani-Headley si sarebbe più volte vantato di essere un agente sotto copertura della Cia: rivelando particolari, nello specifico, sulla Delta Force e su un corpo speciale, la Special Activities Division, che avrebbe il compito di condurre azioni di natura politica e paramilitare.

Sarebbe, in sostanza, un agente che faceva (e, come sarebbe apparso chiaro mesi dopo, non sarebbe stato l’unico) il doppio e a volte anche il triplo gioco. Secondo le accuse dell’intelligence indiana, furibonda perché gli americani hanno arrestato Headley a Chicago invece di lasciare che fosse arrestato in India, Headley sarebbe stato di fatto presente nella control-room di Lahore da cui gli strateghi della LiT dirigevano via cellulare i terroristi asserragliati nei vari edifici di Mumbai.

Come di consueto, Gilani-Headley decide di collaborare: rivelando di essersi affiliato alla Lashakr-i-Toiba nel 2005 e di avere avuto contatti molto stretti anche con Ilyas Kashmiri, ex membro dei corpi speciali dell’esercito pakistano e attualmente a capo della Brigata 313, una branca dell’organizzazione terroristica dell’Harkat-ul-Jihadi-al Islam strettamente connessa ad Al Qaida.

Interrogato infine dall’intelligence indiana, che nel corso dell’ultimo anno ha più volte accusato gli americani di voler occultare informazioni di vitale importanza, Headley fornisce una serie di informazioni piuttosto interessanti.

Sull’attuale struttura di comando della Lashkar-i-Toiba, ad esempio. Al cui vertice si trova Mohammed Hafiz Saeed, con cui Headley non ha mai avuto contatti diretti durante l’organizzazione della strage di Mumbai ma che “non poteva non sapere” perché nulla si muove nell’organizzazione senza che Saeed ne sia a conoscenza.

La notizia non è nuova, ma è suscettibile di una serie di sviluppi. Saeed, attualmente a capo della cosiddetta organizzazione umanitaria della Jamaat-u-Dawa (in prima fila nelle operazioni di soccorso agli alluvionati, come nei soccorsi ai terremotati del 2005) ha sempre dichiarato di essere estraneo all’organizzazione della Lashkar-i-Toiba.

E Islamabad rifiuta di arrestarlo, e tantomeno di consegnarlo all’India o all’Interpol, dichiarando che “non ci sono prove sufficienti” del suo coinvolgimento nella strage di Mumbai e che non può essere arrestato perché non ha mai commesso alcun reato in territorio pakistano.

Messo agli arresti domiciliari lo scorso anno, è stato rilasciato su sentenza della Corte Suprema di Lahore perché imputato di avere connessioni con Al Qaida e “Al Qaida, in Pakistan, non è un’organizzazione fuorilegge”.

Alle dirette dipendenze di Saeed si trovano Abdur Rehman Makhi, che funge da ministro degli Esteri, e Zaki-ur-Rehman Lakhvi, capo militare dell’organizzazione e, secondo Headley, organizzatore di fatto della strage di Mumbai. Sia Makhi che Lakhvi, inutile dirlo, si aggirano liberi e felici per il Pakistan in generale e per Lahore in particolare.

Per trovarli basta andare in una moschea della vecchia Lahore, protetta da uomini armati e, guarda caso, dalla polizia pakistana. Che ufficialmente non ha notizie di nessuno dei due gentiluomini in questione.

Headley dichiara anche che la LiT si è dotata, sul modello delle Tamil Tigers, di una marina militare particolarmente utile per raggiungere l’India da Karachi, comandata da Md Yaqub. E aggiunge che a Karachi, in particolare, è stata fondata una cellula che ha il compito di reclutare giovani provenienti dagli Stati indiani del Maharshtra e del Gujarat.

D’altra parte, non è un segreto per nessuno che dal Gujarat a Karachi si passa a dorso di cammello ogni notte attraverso il deserto: costo dell’operazione, qualche centinaio di rupie. Una cellula dell’organizzazione è stata inoltre ondata in Thailandia, dove qualche giorno fa la polizia ha arrestato una decina di pakistani con l’accusa di essere legati a organizzazioni terroristiche.

In loco è stato inviato nel 2006 Abu Anas, fino a quel momento a capo della sezione di Rawalpindi. Non un uomo da poco, visto che si è incontrato parecchie volte con Osama bin Laden e si dice abbia stretti rapporti con Al Qaida. Ciliegina sulla torta, e vero piatto forte delle rivelazioni di Headley, i rapporti tra membri della Lashkar-i-Toiba e uomini dell’Isi e dell’esercito pakistano.

Secondo Headley, Saeed sarebbe protetto dai servizi segreti: così come Lakhvi, che godrebbe anche di una relazione privilegiata con l’attuale capo dell’Isi, il generale Shuja Pasha. Headley rivela inoltre il coinvolgimento diretto nella preparazione della strage di Mumbai, e nell’organigramma della Lashkar-i-Toiba, di “membri dell’esercito pakistano in pensione e in servizio attivo”.

In particolare, di due maggiori dell’esercito attualmente in servizio: il maggiore Iqbal e il maggiore Sameer Ali contro cui l’Interpol, su richiesta di New Delhi, ha emesso una ‘red notice’, emessa anche nei confronti di Ilyas Kashmiri, ovviamente.

Quasi certamente però, nessuno di questi signori finirà mai in galera. Islamabad si affanna a negare tutto, così come nega la presenza in territorio pakistano di Dawood Ibrahim, capo mafia ricercato sia dall’Interpol sia dall’intelligence indiana e statunitense, del mullah Omar o di Osama bin Laden.

La notizia del coinvolgimento di ufficiali dell’esercito pakistano in un attentato terroristico, già abbastanza grave di per sé, era però riuscita in qualche modo a passare più o meno sotto silenzio tranne che, ovviamente, sui giornali indiani.

Ma qualche giorno dopo, alcune rivelazioni pubblicate dalla organizzazione ProPublicahanno messo in imbarazzo Washington quasi quanto i files di Wikileaks. Sembra difatti che due delle tre mogli di Gilani-Headley avessero avvertito, nel 2005 e poi nel 2007, l’Fbi dei rapporti del loro consorte con la Lashkar-i-Toiba, fornendo nomi, indirizzi e date precise.

E che nel 2007 la seconda (o terza, mah…) signora Headley avesse addirittura avvisato l’intelligence americana della possibilità di un attentato su vasta scala in India.

Ovviamente, le rivelazioni della signora sono state prese in considerazione come gli avvertimenti sull’attentato dell’11 settembre o le denunce del padre del mancato attentatore passato alla storia per avere l’esplosivo nelle mutande. Roba da lite coniugale.

Morale della favola: l’intelligence indiana è ancora una volta furibonda con Washington. E gli americani non sanno più a che santo votarsi per sostenere con un minimo di decenza la favola del Pakistan impegnato nella lotta al terrorismo a fianco dell’occidente.

Alla fine, le notizie sulla residenza bin Laden e i suoi proclami rischiano di essere molto, ma molto più rassicuranti per tutti e, senz’altro, meno pericolosi sia per Washington sia per Islamabad.


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In questi ultimi 5 giorni abbiamo visto:

- Una false flag durante un evento sportivo.

- Lettere contenente materiale nocivo e mortale spedito a membri del congresso e al presidente degli stati uniti.

- Una situazione di guerriglia urbana con esplosivi, armi e ogni genere di forza di polizia coinvolte.

Non so voi ma a me sembrano tutte situazioni già viste in passato, già utilizzate come False Flag o provocazione autoindotte. Staremo a vedere...

EDIT UPDATE LIVW: lo scanner della polizia ( http://audio2.radioreference.com/446184308) informa gli agenti che il secondo sospettato è stato individuato e che ha uno zaino con un probabile ORDIGNI all'interno di esso o all'interno della casa nella quale si trova.


Fonte: http://fractionsofreality.blogspot.com/2013/04/guerriglia-boston-la-conclusione-di-una.html

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