lunedì 6 maggio 2013

Boston: La false flag simbolo di un cambiamento epocale.

La verità su Boston: La “connection cecena”, al-Qaida e l’attentato alla maratona di Boston



Il generale Tommy Franks insieme ad elementi delle Forze speciali USA

Nota del redattore di Global Research
Global Research pubblicherà una serie di articoli e relazioni, al fine di promuovere la “Verità su Boston”. L’obiettivo è affrontare e sfidare la versione ufficiale degli eventi riguardanti gli attentati di Boston, nonché le interpretazioni contorte dei media mainstream. Invitiamo i nostri lettori a sottoscrivere la “Verità su Boston” e a diffonderla sui social media, i media indipendenti e i blog.

Novemila poliziotti armati, tra cui squadre SWAT, sono stati impiegati in una caccia all’uomo per catturare un studente di 19 anni dell’Università del Massaschussettes, dopo che suo fratello Tamerlan Tsarnaev, il presunto ideatore della strage della maratona di Boston, è stato ucciso dalla polizia, presumibilmente dopo un inseguimento in auto e una sparatoria con la polizia. Ancora prima delle indagini della polizia, lo studente 19enne è già stato giudicato “colpevole”. Il principio giuridico fondamentale dell’”innocenza fino a prova contraria” è stato smantellato. Secondo il presidente Obama (un laureato alla Harvard Law School), lo studente di Boston è “colpevole” di crimini efferati (senza prove e prima di essere accusato da un tribunale): “Qualunque agenda odiosa abbia spinto questi uomini [sospetti] a tali atti efferati, non potranno prevalere. Qualunque cosa pensavano di poter raggiungere, hanno già fallito… Perché dei giovani che sono cresciuti e hanno studiato qui, nella nostra comunità e con la nostra ospitalità, sono così violenti?“
Assieme alle presunte lettere con antrace e ricina, a Washington DC, misteriosamente emerse sulla scia immediata della tragedia di Boston, Washington e i media hanno sottolineato i tenui legami dei fratelli Tsarnaev con l’insurrezione jihadista in Cecenia. Secondo il Wall Street Journal, citando l’opinione di esperti: “…lo sfondo della [famiglia] cecena è forse in parte ciò che ha spinto [i due sospetti] a fare quello che hanno fatto“, ha detto Lorenzo Vidino, esperto di militanti ceceni presso il Centro per gli studi sulla sicurezza di Zurigo “… Un profilo sul social network russo Vkontakte, che sembra appartenere a Dzhokhar Tsarnaev, include una clip della propaganda jihadista che invita a recarsi in Siria per combattere a fianco dei ribelli, citando le parole del profeta Maometto.” [E' ampiamente documentato, si da il caso, che i combattenti stranieri jihadisti in Siria siano reclutati dagli Stati Uniti e dai loro alleati]. (Wall Street Journal, op cit.)
Ciò che è implicito è che, anche se i sospetti non sono legati ad una rete estremista musulmana, il loro patrimonio culturale personale e lo “sfondo” musulmano li inciterebbe, naturalmente, a commettere atti di violenza. In che modo questo concetto, che abitualmente associa i musulmani al terrorismo, ripetuto ad nauseam dai notiziari occidentali, influenza la mentalità umana? Mentre l’identità e le motivazioni dei sospetti sono all’esame degli investigatori della polizia, i fratelli Tsarnaev sono già stati classificati, senza prove a sostegno, “musulmani radicali”. In tutto il Paese i musulmani vengono demonizzati e insultati. Una nuova ondata di islamofobia si è avviata.

La creazione di una nuova leggenda: “la connection cecena”
Una nuova leggenda si disvela: “La connection cecena” che minaccia gli USA. L’islamismo creatosi nella Federazione Russa viene ora “esportato in America”. Propagato dai tabloid in tutti gli Stati Uniti, l’attentato della maratona di Boston del 15 aprile, il Giorno dei Patrioti, viene inesorabilmente comparato all’11 settembre 2001. Secondo il Council of Foreign Relations: “Le forze dell’ordine, a tutti i livelli, hanno fatto progressi nella sorveglianza e nel controllo dagli attentati dell’11 settembre 2001, ma persistono rischi per la sicurezza. Molti esperti dell’antiterrorismo sollecitano una nuova attenzione sulla capacità degli Stati Uniti di resistere e riprendersi da tali incidenti…”
La tragedia di Boston viene utilizzata da Washington per inaugurare una nuova ondata di provvedimenti da Stato di polizia nei confronti di diverse categorie di “terroristi interni”? Questo evento catastrofico viene strumentalizzato per favorire la reazione del pubblico contro i musulmani? Viene utilizzato per ricostruire l’accettazione della santa crociata americana avviata durante l’amministrazione Bush, diretta contro un certo numero di Paesi musulmani, i quali avrebbero “dato rifugio a terroristi islamici“?
Secondo il potente Council of Foreign Relations (che esercita un’influenza pervasiva sia alla Casa Bianca che al dipartimento di Stato), gli attentati di Boston, ancora una volta, “sollevano lo spettro del terrorismo sul suolo statunitense, mettendo in evidenza le vulnerabilità di una società libera e aperta“. (Ibid) Contro il terrorismo, la legge marziale, che implica la sospensione delle libertà civili piuttosto che l’applicazione della legge civile, viene proposta quale soluzione. Secondo il segretario di Stato John Kerry, “penso che sia giusto dire che questa intera settimana abbiamo, piuttosto, affrontato direttamente il male”.
Si dispiega massiccio il consenso dei media (tra cui Hollywood) secondo cui gli USA sono ancora una volta sotto attacco. Questa volta, però, i presunti colpevoli sono “terroristi musulmani” non dell’Afghanistan o dell’Arabia Saudita, ma della Federazione Russa: “Se è stata stabilita una connessione tra i sospettati dell’attentato alla maratona e i separatisti ceceni, ciò indicherebbe per la prima volta che i militanti della ex-repubblica sovietica hanno lanciato un attacco mortale al di fuori della Russia. I ribelli ceceni negano qualsiasi legame con gli attentati alla maratona”. (US News)
“La connessione cecena” è ormai parte integrante del nuovo consenso mediatico. La patria americana viene potenzialmente minacciata da terroristi musulmani provenienti dalla Federazione russa, che hanno legami con al-Qaida. C’è anche un programma di politica estera dietro gli attentati. La Casa Bianca ha lasciato intendere che se i “fratelli ceceni” hanno collegamenti con l’Islam radicale, l’amministrazione “potrebbe ampliare gli sforzi dell’intelligence all’estero, nonché ampliare le misure di sorveglianza e di screening negli Stati Uniti.” Inoltre, la nuova narrazione terroristica coinvolge i jihadisti provenienti dalla Federazione russa, piuttosto che dal Medio Oriente. Vi sono implicazioni geopolitiche. Il collegamento ceceno sarà utilizzato dall’amministrazione come un rinnovato pretesto per fare pressioni su Mosca? Che tipo di propaganda mediatica rischia di emergere?

Al-Qaida e la CIA
Il pubblico statunitense viene ingannato. I media occultano attentamente le origini storiche del movimento jihadista in Cecenia e i suoi legami pervasivi con l’intelligence statunitense. Il nocciolo della questione è che il movimento jihadista è una creazione dell’intelligence degli Stati Uniti, che ha anche portato allo sviluppo dell’”Islam politico”. Mentre il ruolo della CIA a sostegno della jihad islamica (tra cui la maggior parte delle organizzazioni affiliate ad al-Qaida), è ampiamente documentato, vi è anche la prova che l’FBI ha segretamente equipaggiato e incitato i terroristi negli Stati Uniti. (Cfr. James Corbett, The Boston Bombings in Context: How the FBI Fosters, Funds and Equips American Terrorists, Global Research, 17 aprile 2013.)
L’agenda della CIA, a partire dalla fine degli anni ’70, era reclutare e addestrare “combattenti per la libertà” (mujahidin) jihadisti per condurre “una guerra di liberazione” contro il governo laico filo-sovietico dell’Afghanistan. La “Jihad islamica” (o guerra santa contro i sovietici), divenne parte integrante delle manovra d’intelligence della CIA. Ciò fu sostenuto dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita, con un ruolo significativo del finanziamento generato dal narcotraffico della Mezzaluna dorata: “Nel marzo 1985, il presidente Reagan firmava la National Security Decision Directive 166… [che] autorizzava l’intensificazione degli aiuti militari segreti ai mujahidin, e chiariva che la guerra segreta afghana aveva un nuovo obiettivo: sconfiggere le truppe sovietiche in Afghanistan attraverso le azioni segrete e incoraggiare il ritiro sovietico. La nuova assistenza segreta degli USA ebbe inizio con un drammatico aumento delle forniture di armi, un aumento continuo da 65.000 tonnellate all’anno fino al 1987… così come un “incessante flusso” di specialisti della CIA e del Pentagono che si recavano nella sede dei servizi segreti dell’ISI pakistana, sulla strada principale per Rawalpindi, in Pakistan. Lì, gli specialisti della CIA incontravano gli ufficiali dei servizi segreti pakistani per pianificare le operazioni dei ribelli afghani.” (Steve Coll, The Washington Post, 19 luglio 1992.) Mujahidin di numerosi paesi musulmani furono reclutati dalla CIA. Jihadisti provenienti dalle repubbliche musulmane (e dalle regioni autonome) dell’Unione Sovietica furono reclutati. (Per un’analisi più approfondita vedasi Michel Chossudovsky, Al-Qaida e la “guerra al terrorismo”, Global Research, 20 gennaio 2008)

Al-Qaida e la Jihad in Cecenia
La Cecenia è una regione autonoma della Federazione Russa. Tra le reclute per l’addestramento specializzato nei primi anni ’90, vi era il capo della ribellione cecena Shamil Basaev che immediatamente dopo la guerra fredda, guidò la prima guerra secessionista della Cecenia contro la Russia. “Nel corso del suo addestramento in Afghanistan, Shamil Basaev si collegò con il veterano comandante dei mujahidin, il saudita “al-Qattab”, che aveva combattuto come volontario in Afghanistan. Appena pochi mesi dopo il ritorno di Basaev a Groznij, al-Qattab fu invitato (all’inizio del 1995) ad istituire una base militare in Cecenia per l’addestramento dei mujahidin. Secondo la BBC, l’invio di al-Qattab in Cecenia era stato “organizzato attraverso l’Organizzazione [Internazionale] saudita Islamic Relief, un’organizzazione religiosa militante finanziata da moschee e ricchi individui che inviano fondi in Cecenia”. (BBC, 29 settembre 1999). L’evidenza suggerisce che Shamil Basaev avesse legami con l’intelligence USA a partire dalla fine degli anni ’80. Fu coinvolto nel colpo di Stato del 1991 che portò alla disgregazione dell’Unione Sovietica. Successivamente fu coinvolto nella dichiarazione unilaterale d’indipendenza della Cecenia dalla Federazione Russa, nel novembre 1991. Nel 1992 ha guidato una rivolta contro i combattenti armeni nell’enclave del Nagorno-Karabakh. Fu anche presente in Abkhazia, la regione separatista in gran parte musulmana, della Georgia.
La prima guerra cecena (1994-1996) esplose immediatamente dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Faceva parte di una operazione segreta degli Stati Uniti per destabilizzare la Federazione Russa. La seconda guerra cecena venne combattuta nel 1999-2000. In linea di massima, le stesse tattiche terroristiche applicate dai guerriglieri in Afghanistan vennero attuate anche in Cecenia. Secondo Yossef Bodansky, direttore della Task Force sul terrorismo e la guerra non convenzionale del Congresso degli Stati Uniti, l’insurrezione in Cecenia era stata pianificata durante un summit segreto di Hizb Allah Internazionale tenutosi nel 1996 a Mogadiscio, in Somalia. (Levon Sevunts, “Who’s Calling The Shots? Chechen conflict finds Islamic roots in Afghanistan and Pakistan“, The Gazzette, Montreal, 26 ottobre 1999.) E’ ovvio che il coinvolgimento dell’ISI pakistana in Cecenia “va ben oltre la fornitura ai ceceni di armi e capacità: L’ISI e i suoi rappresentanti fondamentalisti islamici in effetti guidano questa guerra.” (Ibid.) L’ISI è permanentemente collegata alla CIA. Ciò significa che l’intelligence degli Stati Uniti, usando l’Inter Services Intelligence (ISI) del Pakistan come tramite, dirigeva il tiro nella guerra in Cecenia. Il principale oleodotto della Russia transita attraverso la Cecenia e il Daghestan. Nonostante la condanna di Washington del “terrorismo islamico”, i beneficiari delle guerre in Cecenia furono i conglomerati petroliferi anglo-statunitensi che si contendevano il controllo completo sulle risorse petrolifere e gli oleodotti provenienti dal bacino del Mar Caspio.
I due principali eserciti ribelli ceceni (che all’epoca erano guidati dai comandanti Shamil Basaev e emiro al-Qattab), stimati in 35.000 uomini, furono sostenuti dalla CIA e dal suo omologo pakistano, l’ISI, svolgendo un ruolo chiave nell’organizzare e addestrare l’esercito ribelle ceceno: “[Nel 1994] l’ISI pakistana [in collegamento con la CIA] organizzò Basaev e i suoi fidati luogotenenti, sottoponendoli ad un intensivo indottrinamento islamico e all’addestramento alla guerriglia nella provincia di Khost, nell’Afghanistan, presso il campo Amir Muawia, istituito nei primi anni ’80 dalla CIA e dall’ISI e gestito dal famoso signore della guerra afghano Gulbuddin Hekmatyar. Nel luglio 1994, dopo la promozione ad Amir Muawia, Basaev venne trasferito nella base di Markaz-i-Dawar in Pakistan per essere addestrato in tecniche avanzate di guerriglia. In Pakistan, Basaev incontrò i vertici militari e dei servizi segreti pakistani: il ministro della Difesa generale Aftab Shahban Mirani, il ministro degli Interni generale Naserullah Babar e il capo del settore dell’ISI incaricato di sostenere le cause islamiche, generale Javed Ashraf (ora tutti in pensione). Tali legami ad alto livello si dimostrarono molto utili per Basaev.” (Ibid.) Dopo il suo addestramento e indottrinamento, Basaev venne assegnato alla guida dell’assalto contro le truppe federali russe nella prima guerra cecena, nel 1995. La sua organizzazione aveva anche sviluppato forti legami con gruppi criminali a Mosca, nonché con il crimine organizzato albanese e l’UCK. (Vitalij Romanov e Viktor Jadukha, “Chechen Front Moves To Kosovo“, Segodnia, Mosca, 23 febbraio 2000) L’insurrezione cecena sul modello della jihad in Afghanistan sponsorizzata dalla CIA, servì anche come modello per diversi interventi militari sponsorizzati da USA-NATO, tra cui Bosnia (1992-1995), Kosovo (1999), Libia (2011) Siria (2011).

I ribelli ceceni: un’operazione segreta degli Stati Uniti per destabilizzare la Federazione Russa
Nel 1994-1996 la guerra cecena, istigata dai principali movimenti ribelli contro Mosca, servì a minare le istituzioni statali laiche. L’adozione della legge islamica nelle società musulmane, in gran parte secolarizzate, dell’ex Unione Sovietica, favoriva gli interessi strategici degli Stati Uniti nella regione. Un sistema parallelo di governi locali, controllati dalla milizia islamica, era stato impiantato in molte località in Cecenia. In alcune piccole città e villaggi, dei campi per la Sharia islamica furono istituiti nell’ambito di un regime di terrorismo politico. Gli aiuti finanziari dall’Arabia Saudita e dagli Stati del Golfo agli eserciti ribelli erano subordinati all’installazione dei tribunali della sharia, nonostante la forte opposizione della popolazione. Il Giudice Principale ed emiro dei tribunali della sharia in Cecenia era lo sceicco Abu Omar, che “giunse in Cecenia nel 1995 e si unì ai ranghi dei mujahidin guidati da Ibn-al-Qattab… Si mise a insegnare l’Islam con l’Aqidah corretta ai mujahidin ceceni, molti dei quali avevano credenze errate e distorte sull’Islam.” (Global Muslim News, dicembre 1997).
Il movimento wahabita dell’Arabia Saudita non solo tentava di abbattere le istituzioni statali civili in Daghestan e in Cecenia, ma anche cercava di eliminare i tradizionali leader musulmani sufi. Infatti, la resistenza ai ribelli islamici e ai combattenti stranieri in Daghestan si basava sull’alleanza dei governi locali (laici) con gli sceicchi sufi: “Questi gruppi [wahabiti] costituivano una piccolissima ma ben finanziata e ben armata minoranza. Proponevano questi attentai per terrorizzare il cuore delle masse… Creando anarchia ed illegalità, questi gruppi possono far valere la proprio dura ed intollerante versione dell’Islam… Questi gruppi non rappresentano il punto di vista comune dell’Islam, adottato dalla stragrande maggioranza dei musulmani e degli studiosi islamici, per i quali l’Islam esemplifica l’esempio perfezionato di civiltà e moralità. Rappresentano ciò che non è altro che un movimento anarchico con un’etichetta islamica… Il loro intento non è tanto creare uno Stato islamico, ma creare uno stato di confusione in cui possano prosperare.” (Mateen Siddiqui, “Differentiating Islam from Militant ‘Islamists’”, San Francisco Chronicle, 21 settembre 1999)
La seconda guerra cecena venne avviata da Vladimir Putin nel 1999, con l’obiettivo di consolidare il ruolo del governo centrale e di sconfiggere i terroristi ceceni sponsorizzati dagli USA contro la Russia.

False Flags 
Il 19enne sospettato viene utilizzato come capro espiatorio. Non è neanche nato in Cecenia. Mentre lui e suo fratello non avevano alcun collegamento con il movimento jihadista, i media statunitensi creano attentamente una “connection cecena”, puntando a un modello di comportamento intrinseco associato ai musulmani: “I fratelli hanno vissuto per 10 anni negli Stati Uniti, nel periodo formativo della loro vita, presentando un comportamento normale per degli immigrati di prima generazione, ha detto Mitchell Silber, un ex agente del dipartimento di Polizia di New York. “La domanda è, che cosa ha catalizzato il cambiamento? Il nazionalismo ceceno? Hanno iniziato con il nazionalismo ceceno e in qualche modo sono passati alla causa della Jihad panislamista” (“Renewed Fears About Homegrown Terror Threat”, WSJ, 20 aprile 2013)
Ci sono prove, tuttavia, dalle testimonianze dei familiari che i fratelli Tsarnaev erano seguiti dall’FBI da diversi anni, prima degli attentati di Boston, e sono stati oggetto di ricorrenti minacce e molestie. Confermato dal Wall Street Journal, l’FBI avrebbe “intervistato” Tamerlan Tsarnaev nel 2011. (Ibid.) Ciò che è evidente è che il governo degli Stati Uniti non sia impegnato a combattere i terroristi. Tutto il contrario. L’intelligence statunitense ha reclutato e guidato i terroristi per più di 30 anni, mentre allo stesso tempo sosteneva l’idea assurda che questi terroristi, che sono in buona fede una “risorsa dell’intelligence” della CIA, costituiscono una minaccia al territorio statunitense. Queste presunte minacce da parte di “un nemico esterno”, fanno parte di una manovra propagandistica dietro la “guerra globale al terrorismo” (GWOT).

Qual è la verità?
Lo sviluppo di una milizia terrorista islamista in diversi Paesi del mondo, è parte di un complesso piano dell’intelligence degli Stati Uniti. Mentre i fratelli Tsarnaev vengono casualmente accusati, senza prove, di avere legami con i terroristi ceceni, la domanda importante è chi c’è dietro i terroristi ceceni? Con una logica completamente contorta, i protagonisti della ‘guerra globale al terrorismo’ contro i musulmani sono gli architetti de facto del “terrorismo islamico”.

La mentalità da “guerra globale al terrorismo”
La mentalità da “guerra al terrorismo” costruisce il consenso: milioni di statunitensi vengono portati a credere che un apparato di polizia militarizzata sia necessario per proteggere la democrazia. Non si rendono conto che il governo degli Stati Uniti è la principale fonte del terrorismo sia nazionale che internazionale. I media aziendali sono il braccio propagandistico di Washington, che ritraggono i musulmani come una minaccia alla sicurezza nazionale. A questo punto della nostra storia, al crocevia della crisi economica e sociale mondiale, gli attentati di Boston hanno un ruolo centrale. Giustificano lo Stato di Sicurezza Nazionale. L’evoluzione degli Stati Uniti a Stato di Polizia viene quindi accolta come mezzo per proteggere le libertà civili. Con la scusa della lotta al terrorismo, le uccisioni extragiudiziali, la sospensione dell’habeas corpus e la tortura vengono giustamente considerati come mezzi per difendere la Costituzione degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, i terroristi, creati e supportati dalla CIA, vengono utilizzati per partecipare ad azioni terroristiche “false flag” al fine di giustificare l’avvio di una crociata militare globale contro i Paesi musulmani, a cui capita di essere delle economie petrolifere.

“La produzione di stragi”

L’ex comandante del CENTCOM, il generale Tommy Franks che guidò l’invasione dell’Iraq nel 2003, aveva delineato uno scenario di ciò che descrisse come “un grave evento che causa vittime” sul suolo statunitense, (un secondo 11 settembre). Implicita nella dichiarazione del generale Franks era l’idea e la convinzione che la morte di civili sia necessaria per sensibilizzare e avere il sostegno dell’opinione pubblica alla “guerra globale al terrorismo”. “[Un] grave evento terroristico che causi numerose vittime [avverrà] in qualche parte del mondo occidentale; potrebbe accadere negli Stati Uniti d’America, spingendo la nostra popolazione a mettere in discussione la nostra Costituzione e a iniziare a militarizzare il nostro Paese al fine di evitare il ripetersi di un altro grande evento che causi numerose vittime”. (Intervista al generale Tommy Franks, Cigar Aficionado, dicembre 2003)
Mentre l’attentato di Boston è di natura completamente diversa dall’”evento catastrofico” alluso dal generale Tommy Franks, l’amministrazione, comunque, appare impregnata dalla logica della “militarizzare del nostro Paese”, come mezzo per “proteggere la democrazia.” Gli eventi di Boston vengono già utilizzati per galvanizzare il sostegno pubblico a un ampio apparato dell’antiterrorismo interno. Quest’ultimo verrebbe usato assieme agli omicidi extragiudiziali contro i cosiddetti “terroristi radicalizzati interni”: “Dal 2001 la politica dell’antiterrorismo degli Stati Uniti si è concentrata in gran parte nell’uccidere i terroristi all’estero o impedendogli di entrare negli Stati Uniti, ma gli attentati di Boston dimostrano come la diffusione delle tattiche terroristiche trascenda facilmente le frontiere. Contrastare piccoli gruppi di individui negli Stati Uniti può essere un compito tormentato”.
Bruce Riedel, direttore del Progetto Intelligence presso la Brookings Institution, un think tank apartitico di Washington, ha detto che l’attentato di Boston è probabilmente un presagio. “Siamo propensi a vederlo come il futuro fronte delle minacce terroristiche negli Stati Uniti“, ha detto, aggiungendo che il caso di un piccolo numero di radicali che vivono e complottano negli Stati Uniti, è “il peggiore incubo della comunità dell’antiterrorismo: il terrorismo interno di estremisti che acquisiscono le proprie capacità tramite Internet.” (WSJ, 20 aprile, op. cit.)
Il “grave evento terroristico che causa numerose vittime” è stato confermato dal generale Franks quale cruciale punto di svolta politico. Gli attentati di Boston costituiscono un punto di transizione, uno spartiacque che contribuisce in definitiva alla graduale sospensione del governo costituzionale?


Boston: una prova generale?




Ad oggi – una settimana dopo l’attentato alla maratona - gli avvenimenti di Boston continuano ad avere molti punti oscuri mentre emergono nuovi elementi che contraddicono le spiegazioni delmainstream.


Ma è soprattutto l’incredibile sceneggiata della caccia all’uomo a far pensare a qualcosa d’altro che non ad una semplice ricerca dei colpevoli.



di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)



Nella peggiore tradizione cinematografica cui Hollywood ci ha abituato, abbiamo assistito nei giorni scorsi allo spettacolo di una città – Boston – completamente blindata, con il coprifuoco, da cui nessuno poteva uscire né entrare.


Proprio Boston – la città da cui è partita la rivoluzione americana contro il potere dei reali d’Inghilterra, sarà un caso? – il primo germe della Land of the Free, è diventata ostaggio di CIA ed FBI, sotto legge marziale e con irruzioni violente nelle case private.

9.000 uomini - comprese le famigerate forze speciali SWAT – pesantemente armati hanno paralizzato completamente la città in una caccia all’uomo in cui i ricercati sono stati indicati aprioristicamente come colpevoli dell’atto terroristico, dando così la stura a una nuova ondata di islamofobia.

Un esperimento di legge marziale e di occupazione militare di un’intera città.

I cittadini hanno potuto sperimentare come i diritti civili non abbiano alcun valore di fronte alle pretese motivazioni di sicurezza nazionale, cosa che si ripete ormai a scadenze regolari nella storia recente di questo Paese.

Ma la scala in cui questa occupazione manu militari di Boston si è svolta è superiore a qualsiasi altra nel passato e fa pensare ad una prova generale di possibili operazioni future.

Basta evocare una minaccia terrorista, straniera o domestica, reale o fittizia - come le famigerateweapons of mass destruction di Saddam che si rivelarono una colossale bufala – che la propaganda governativa rilanciata dai media mainstream batte la grancassa del patriottismo costi quel che costi.

A quel punto il cittadino scopre di non aver più diritti civili, di essere di fatto prigioniero in casa propria e soggetto a qualsiasi possibile violenza da parte delle forze speciali che perquisiscono casa per casa alla ricerca del terrorista di turno.




Quanto ai due fratelli Tsarnaev, cui fin dall’inizio è stata gettata addosso la croce della colpevolezza, ora stanno emergendo fatti a dir poco inquietanti: in una intervista alla BBC (1) la madre di Tamerlan e Dzhokar sostiene che l’FBI – che li teneva d’occhio da ben 5 anni come presunti sovversivi – avesse sempre saputo benissimo dove fossero.

Infatti emergono ora degli elementi seri a indicare come l’FBI sapesse già da tempo che Tamerlan Tsarnaev fosse un “islamico radicale” dal 2010, in quanto messa sull’avviso dal governo russo ancor prima del viaggio di 6 mesi del giovane ceceno nel suo Paese d’origine (2).


Eppure l’FBI aveva dichiarato immediatamente dopo il massacro della maratona che ignorava l’identità dei due sospetti, chiedendo anzi alla popolazione di aiutare gli investigatori a trovare i colpevoli dell’attentato.

Non solo: la CBS ha riportato che l’FBI aveva addirittura negato di aver avuto qualsiasi contatto con i due fratelli. Messa successivamente alle strette dai giornalisti – viste le notizie che iniziavano a trapelare - l’agenzia investigativa ha dovuto confessare di averli interrogati già nel 2011, ammettendo alla fine di conoscerli bene e di averne seguito da tempo le mosse.

I media russi hanno inoltre confermato che i servizi russi avevano nuovamente contattato l’FBI nel novembre dell’anno scorso a proposito di Tamerlan (3).



Anche il padre dei due fratelli, Anzor, afferma in un’intervista alla Reuter che agenti dell’FBI erano già venuti a casa loro a Cambridge, Massachusetts, almeno cinque volte a cercare Tamerlan.

Vi sono, come si vede, ancora molti lati oscuri della vicenda e – conoscendo tristemente le recenti vicende di false flag stile Twin Towers e di patsies (capri espiatori) stile Oswald – essi resteranno oscuri ancora per lungo tempo, ma una cosa è certa: sia stato o meno un atto terroristico autentico - e non costruito ad arte con dei capri espiatori che erano in realtà agenti che facevano il doppio gioco come sostengono ora gli israeliani della Debka (4) – esso è stato usato dal governo come pretesto per una escalation ed una prova generale di applicazione di legge marziale e di repressione interna.

Cosa c’è dietro?

Un voler saggiare la reazione della popolazione verso un nuovo ‘pericolo islamico’? Il preparare la strada a nuove crociate contro stati-canaglia come quelle cui ci ha abituato tristemente l’era Bush?

I prossimi giorni ce lo diranno.


Il punto sembra essere comunque questo: la ‘War on terror’ deve venir alimentata regolarmente dal consenso popolare, così che milioni di americani ritengano indispensabile un apparato militar-poliziesco orwelliano mentre le corporation delle armi, delle ricostruzioni post-belliche e del petrolio continuano a fare profitti multimiliardari.

Lo spettro del terrorismo viene sbandierato ad arte – quando non direttamente creato dai servizi – dai media, che sono il vero e proprio ministero della propaganda del regime, proprio per catalizzare i sentimenti di sdegno e di dolore del popolo davanti alle stragi di innocenti, come abbiamo ben potuto sperimentare anche noi in Italia con la nostra ‘strategia della tensione’.

Prima i sovietici, poi i vietnamiti ed ora gli islamici sono il nemico di cui ha bisogno il mostruoso apparato militare USA per poter tenere soggiogato il mondo e il proprio popolo, con la sospensione dell’Habeas Corpus, dei diritti civili, con gli assassini mirati con i droni e con il potere praticamente senza limiti assegnato all’‘Homeland Security’.


Un conferma indiretta viene, d’altra parte, dalle stesse parole di quel generale Tommy Franck, che guidò l’invasione dell’Iraq nel 2003, alla ricerca di fantomatiche armi di distruzione di massa, secondo il qualele stragi di civili sono necessarie per dar vita alla consapevolezza della gente e per canalizzare l’appoggio popolare alla ‘guerra globale al terrorismo’ attraverso la militarizzazione del Paese, in modo da evitare altri episodi del genere. (5).

Cosa aggiungere a questa delirante dichiarazione di intenti?

(1) http://www.youtube.com/watch?v=V5PCECrGHRg&feature=player_embedded

(2) http://online.wsj.com/article/SB10001424127887324763404578433113880189762.html

(3) http://www.dailymail.co.uk/news/article-2312496/Tamerlan-Tsarnaev-Russia-asked-FBI-investigate-Boston-bomber-just-6-MONTHS-ago.html

(4) http://www.debka.com/article/22914/The-Tsarnaev-brothers-were-double-agents-who-decoyed-US-into-terror-trap

(5) “[A] terrorist, massive, casualty-producing event [will occur] somewhere in the Western world – it may be in the United States of America –that causes our population to question our own Constitution and to begin to militarize our country in order to avoid a repeat of another mass, casualty-producing event.” (General Tommy Franks Interview, Cigar Aficionado, December 2003)




Boston, l'ennesima strage orchestrata da governi e servizi segreti



Chi davvero volesse credere che l'attentato alla maratona di Bostonsia stato eseguito da due fratelli Ceceni letteralmente impazziti, sadici, fanatici, tanto da studiare l'attentato per lungo tempo e confezionare l'ordigno, dovrebbe spiegarmi:

1) per quale motivo l'hanno fatto se nessuno ha mai rivendicato l'attentato?
2) se l'unico plausibile (si fa per dire) motivo è puro sadismo e pura follia omicida (ma una follia terribilmente lucida e razionale che porta ad una lunga pianificazione, bel diversa quindi dagli scatti d'ira o di follia di chi in un raptus uccide i familiari e poi si suicida) quali sono le prove che questi due fratelli fossero così terribilmente folli e così sadicamente assetati di sangue?

E poi come mai le forze dell'ordine riescono in così poco tempo ad individuare i colpevoli? Sono realmente colpevoli a capri espiatori? E come mai uccidono il presunto attentatore inece che catturarlo vivo e garantirgli un giusto processo? In democrazia (ma gli USA sono una democrazia? evidentemente no) prima di condannare giustiziare un eventuale colpevole lo si sottopone a regolare processo. In questo caso prima lo si è ucciso e poi ... chissà se ci sarà mai un qualsiasi processo!

Se poi pensiamo alla storia delle stragi di stato italiane, chiaramente ordite dai servizi segreti, e se poi pensiamo che ogni attentato innesca una reazione psicologica di paura nella popolazione, e che tale reazione porta la popolazione a stringersi intorno alle istituzioni, le quali hanno così la pronta scusa per varare leggi di emergenza e provvedimenti repressivi che permettono un ulteriore accentramento del potere, forse comprendiamo che il vero colpevole va cercato altrove.

In fondo anche Pompeo ottenne l'imperium (poteri straordinari) quando riuscì a costringere Spartaco a puntare su Roma invece che a scappare in Sicilia). Da che mondo è mondo il potere poco si cura delle vittime che può fare: per i soldi e per il potere re, ministri e presidenti hanno sempre utilizzato i loro sudditi/cittadini come semplici oggetti se non come carne da macello.

In particolare a Boston abbiamo visto una militarizzazionespettacolare del territorio, che abitua la gente a vedere persino come una cosa buona e giusta tale presenza militare "per una giusta causa", mentre si discutono provvedimenti per limitare il secondo emendamento (che garantisce ad ogni cittadino il diritto di detenere un'arma). Per instaurare una dittatura negli USA entrambe le cose sono decisamente utili. Se poi pensiamo all'esultanza della gente quando è stato ucciso uno dei presunti attentatori comprendiamo come lo scopo di far passare per salvatori quelli che impongono lo stato di emergenza. Mentre i criminali al potere negli Stati Uniti conducono sempre nuove guerre all'estero, nonostante gli agenti a volte uccidano e pestino impunemente innocenti cittadini, la gente applaude le divise quando uccidono dei poveri capri espiatori. 

Boston, 15 aprile 2013, “attentato” durante la maratona. Alexander Light, nell’articolo “The Boston bombing is an inside job: evidence!”, individua un comune denominatore tra i fatti (false flag) di Boston ed altre azioni efferate che i vergognosi 'media' di regime attribuiscono 'ipso facto' a fanatici quasi sempre musulmani. Il tratto che accomuna questi eventi è la concomitanza con esercitazioni compiute da reparti militari o para-militari, anche privati. Inoltre, come nel caso dell’eccidio alla Sandy Hook School, molti particolari non quadrano: contraddizioni nelle testimonianze oculari, testimoni che si scopre essere attori, produzioni televisive e fumetti che prefigurano con il loro intreccio gli accadimenti, capri espiatori sùbito uccisi dalla polizia per evitare che parlino, immagini contraffatte, individui con zainetti ed auricolari che bazzicano sul teatro della strage per dileguarsi dopo le esplosioni... Non è questa la sede per approfondire la dinamica degli avvenimenti occorsi a Boston, ma è necessario denunciare la strategia della tensione di matrice governativa, strategia in cui anche i servizi segreti (deviati?) italiani sono maestri... 


Riferisce Mike Adams di “Natural News” che gli ordigni alla maratona di Boston sono detonati nel corso di un’esercitazione che prevedeva un’esplosione controllata per opera di artificieri. Come ha scritto il Boston Globe: “Ci sarà un'esplosione controllata di fronte alla biblioteca, come parte delle attività che saranno compiute dagli artificieri." [...] Questo è l'esatto modus operandi della confraternita segreta che governa il mondo dal regno delle ombre! Elencherò una serie di “attacchi terroristici” che hanno avuto luogo nello stesso tempo e nello stesso modo nel corso di esercitazioni condotte da agenzie governative o da società affiliate al governo. 

1. Durante gli attacchi del 9 11, la U.S. Air Force stava conducendo una simulazione in cui dei terroristi dirottavano degli aerei per dirigerli contro alcuni grattacieli. Inoltre, per diversi anni prima degli eventi del 9 11, l'Agenzia per la difesa degli Stati Uniti ha compiuto esercitazioni con aerei reali, simulando attacchi terroristici con velivoli che si schiantano contro edifici, tra cui le Torri gemelle ed il Pentagono. La mattina del 9 11, diverse agenzie della “difesa” si dilettarono in cinque giochi di guerra. Era anche contemplata la trasmissione di falsi segnali radar sugli schermi dei controllori di volo. 

2. Erano in corso simulazioni di un attentato terroristico il 7 luglio del 2005 a Londra, quando ebbero luogo gli attacchi reali. Una società privata stava eseguendo un’operazione di addestramento contro il terrorismo, quando le vere esplosioni squassarono la rete di trasporto della metropolitana. Queste informazioni non provengono da una fonte anonima, ma da Peter Power, il dirigente della ditta che svolse l’esercitazione. 
Peter Power dichiarò: "Ieri eravamo effettivamente in città a lavorare in un addestramento che comprendeva trasmissioni radio finte quando è successo per davvero. Quando i telegiornali hanno cominciato a diffondere la notizia dell’attentato, la gente ha riconosciuto che l’esercitazione era stata molto realistica, senza rendersi conto che era stato veramente perpetrato un atto terroristico”. 

Non so quanti di voi lo ricordino, ma quasi un'ora dopo gli attacchi alla metropolitana di Londra, una quarta bomba esplose sul piano superiore di un autobus. Peter Power aggiunse: "Abbiamo simulato uno scenario che prevedeva l’esplosione di più bombe, di cui una su un autobus di interscambio. Ciò per sperimentare al meglio le nostre capacità”. 

3. Durante il massacro di Sandy Hook, il Dipartimento per la sicurezza nazionale e la F.E.M.A. condussero un addestramento denominato "Needs for children in disasters” nello stesso giorno, 14 dicembre 2012, e nello stesso stato degli accadimenti occorsi alla Sandy Hook School. 

4. Una "simulazione" di un terremoto di 7.9 gradi della scala Richter fu pianificata il 20 marzo 2012 in Messico. Nel medesimo giorno un sisma di magnitudo 7,9 si verificò realmente. 

5. Il medesimo giorno del cosiddetto “massacro di Batman” ad Aurora si svolse un’esercitazione alla Colorado University. 

6. Attentati di Oslo, Norvegia, 22 luglio 2011. Ad Oslo una potente bomba detonò dentro o vicino all'edificio che ospitava l'ufficio del Primo Ministro. Esattamente come ci aspetteremmo, speciali reparti di polizia anti-terrorismo si erano addestrati collocando degli ordigni proprio in quel sito, in particolare nel corso del 2010. L'opinione pubblica non era stata informata in anticipo, ma scoperse che cosa stava accadendo quando cominciò ad udire le deflagrazioni nel quartiere dove sorge il Teatro dell'Opera, a meno di un chilometro di distanza dall'ufficio del primo ministro che fu attaccato venerdì 22 luglio. Ecco una cronaca dal quotidiano “Aftenposten”. 
'Sono stati visti agenti nella zona intorno al Teatro dell'Opera di Oslo e si sono udite violente deflagrazioni in alcuni quartieri della città. Nessuno sapeva che era in atto un’esercitazione. La Sezione informazione della polizia di Oslo si rammarica profondamente che i cittadini non siano stati resi edotti circa l’addestramento. Era all’opera la squadra di emergenza, l'unità speciale della polizia nazionale contro il terrorismo (sic): essa stava compiendo un'esercitazione nella zona transennata del molo Bjørvika”. [...] 

L’attentato alla maratona di Boston è stato subito etichettato dai funzionari come un "attacco terroristico". Si tratta in effetti di un attacco terroristico, ma i terroristi appartengono alla cosiddettaélite che trae cospicui vantaggi da questi atti sanguinari. 

E’ ancora un altro inganno: per favore, non cadete nella trappola! Come conseguenza si perderanno ulteriori libertà. Dobbiamo aspettare e vedere chi sarà falsamente accusato dalla Fratellanza babilonese. Rimanete con la mente aperta e, per piacere, condividete l'articolo. E’ fondamentale per diffondere la consapevolezza.

Fonte (dove potete consultare tutti i link che giustificano le varie affermazioni e dove trovate diversi aggiornamenti):humansarefree.com
traduzione tratta da 
http://zret.blogspot.it/2013/04/maratona-di-boston-quando-il-governo-e.html#comment-form
Ulteriori informazioni fotografie e video che sembrano provare la matrice statale dell'attentato sono reperibili ai seguenti link:
https://aurorasito.wordpress.com/2013/04/18/le-forze-speciali-dietro-le-bombe-di-boston/
http://www.liberopensare.com/articoli/item/461-boston-una-prova-generale
http://humansarefree.com/2013/04/the-boston-bombing-is-inside-job.html
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11762
http://freeskies.over-blog.com/article-sulle-esplosioni-alla-maratona-di-boston-117162564.html
http://freeskies.over-blog.com/article-boston-e-la-matrice-comune-117183998.html



NB: c'è una testimone chiave del massacro alla scuola Sandy Hook che è pure testimone chiave della strage alla maratona di Boston, mentre i primi agenti che arrivano sul posto nei due casi sembrano molto somiglianti; in più ci sono diverse foto di agenti con auricolari che sono molto sospetti.
Quanto a Ferdinando Imposimato, per quanto concordo con molte sue analisi e dichiarazioni, il sospetto che anche lui abbia qualcosa da nascondere resterà fino a quando si limiterà a denunciare le stragi di stato senza fare cenno alle scie chimiche


Fonte: http://fractionsofreality.blogspot.com/2013/04/boston-la-false-flag-simbolo-di-un.html

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