martedì 30 aprile 2013

SFIDE VERE E FINTE - E VIDEOGIOCHI


di Roberto Vacca, 30/4/2013
Certi atleti diventano campioni del mondo perché sfidano sempre sé stessi. Migliorano e superano ogni avversario. Godranno anche per il rilascio di endorfine nel cervello che causano lo sballo dell’atleta. Ma sono le sfide a motivarci verso l’impegno continuo. Curioso: siamo attratti anche da sfide banali. Proviamo a primeggiare in gare che non ci addestrano a fare niente che valga. C’è chi è attratto dai videogiochi. Gli pare di essere forte e abile nell’uso di armi; stermina i nemici. Comanda eserciti anche se in realtà ha risorse e abilità, limitate.
Rendiamoci conto che di tempo ne abbiamo poco. Conviene provare ad accettare sfide più complesse. Poi per vincere dovremo imparare a svolgere compiti più difficili. Se impari le cose giuste, poi potrai avere impieghi più interessanti e meglio pagati. Tu stesso sarai più interessante. C’è chi entra in competizione a scuola. Sta male se non è considerato il primo della classe.
Questa vignetta di Novello presenta un primo della classe debolino in ginnastica. Tipicamente i primi della classe sono bravi in tutto [magari sanno perfino che l’aoristo del verbo greco “blosko” è “moloumai”]. Questo, però, può significare che non discriminano: imparano tutto per dovere. Accettano ogni sfida in modo compulsivo e somigliano, in questo, ai compagni che non resistono alle modeste sfide dei videogiochi. È più equilibrato – e sta meglio – chi studia a fondo alcuni argomenti [Informatica? Genetica? Energetica? - scegli] che lo incuriosiscono e magari si limita a sfiorarne soltanto altri [metrica latina? disegno architettonico?].
Per decidere quali sfide accettare e quali no, devi fare un passo indietro e guardare te stesso da fuori. Ti descrivi: “Io sono uno che, giocando a “Call of Duty” uccide un numero di nemici molto più alto rispetto a quel che riescono a fare i miei compagni.” Quei nemici e quelle uccisioni sono virtuali - non esistono. Nessuno ti ammirerà per quel successo. Ti è difficile anche ammirarti da solo.
Se invece, ti guardi e puoi dire: “Io sono uno che ha imparato bene a risolvere sistemi di n equazioni lineari  in  n incognite. Lo so fare  al computer e, se non c’è un computer disponibile, lo so fare con un pezzo di carta e una penna.” Allora puoi concludere che hai in mano uno strumento utile. Potrai anche trovare qualcuno che ti paga bene per calcolare telai in cemento armato.
Se accetti sfide di studiare i meccanismi della biologia, della finanza, dell’organizzazione, della fisica, vedrai che è più divertente che studiare le regole dei giochi. Vedrai che ti dà anche sicurezza. Meglio capisci come funziona il mondo – o qualche sua parte – più ti ci trovi a tuo agio. Capisci di che cosa parlano le persone più interessanti che incontri. Ti senti sempre meno sopraffatto da eventi esterni o da persone che hanno potere.
Se accetti sfide difficili in un campo qualsiasi, ottieni effetti amplificati in ogni altro campo. Riesci a districarti in situazioni impreviste. Impari facilmente trucchi nuovi. Hai in mano strumenti (armi vere!) con cui combattere battaglie che nemmeno immaginavi esistessero. Poi ti succederà pure che alcune persone che stimavi (o magari invidiavi) ti trattano da pari – e vieni a sapere che parlano di te in termini molto laudativi. Non è un piacere verso il quale tendere a ogni costo, ma ce ne sono di peggiori.

Fonte: http://robertovaccablog.blogspot.com/2013/04/sfide-vere-e-finte-e-videogiochi-di.html

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