venerdì 15 marzo 2013

L’endurance può far male?

Autore: Angelo Rossiello
Discussione su www.lazonalibera.it
Per anni abbiamo vissuto con l'imperativo che l'attività aerobica sia salutare. Questo è un mito da sfatare. Piuttosto, è vero il contrario: l'attività aerobica ha effetti negativi sulla salute. Per comprendere l'importanza di questa realtà basta pensare a quanti atleti pratichino attività aerobica sia a livello agonistico che amatoriale, parliamo di discipline di lunga durata come l'atletica (in particolare le maratone), il ciclismo, il triathlon, il nuoto e lo sci di fondo.
La ricerca ha evidenziato che l’attività aerobica prolungata può:

  • abbassare i livelli di testosterone nei maschi ed incidere in modo negativo sulla fertilità riducendo la dimensione dei testicoli;
  • ridurre in modo sostanziale l’erogazione di forza esplosiva;
  • stressare in misura anomala le ghiandole surrenali elevando al di sopra della norma i livelli di cortisolo (ormone dello stress);
  • causare elevato stress ossidativo che induce infiammazione dei tessuti con seri pericoli di cronicizzazione;
  • indurre uno stato “catabolico” ovvero tendenza alla perdita di massa muscolare;
  • modificare significativamente alcuni parametri morfologici del miocardio con conseguente rischio di sviluppare crisi cardiocircolatorie improvvise.

Tali problemi, anche se in misura minore, possono affliggere anche i praticanti di attività aerobica a livello ricreativo. Inoltre, è stata dimostrata la scarsa utilità dell'attività aerobica ai fini di dimagrimento. "Gli effetti di una regolare attività aerobica sul grasso corporeo sono trascurabili", scrive il ricercatore Stephen H. Boutcher nel suo articolo "High-Intensity Intermittent Exercise and Fat Loss." ("Attività aerobica intermittente ad alta intensità e perdita di grasso").
Anche se durante l’attività si bruciano calorie, l’innalzamento di cortisolo crea un deficit tale da non poter contrastare efficacemente il catabolismo muscolare. Confutando scientificamente le idee dominanti, la ricerca ha dimostrato che i livelli di grasso corporeo degli atleti di endurance, pur essendo inferiori alla media, sono superiori a quelli degli atleti che praticano regolarmente attività anaerobiche ad alta intensità. Geneticamente abbiamo lo stesso patrimonio dei primi homo sapiens sapiens apparsi sulla terra che praticavano la caccia e la raccolta dei vegetali per sopravvivere.
Immaginate un cacciatore del tardo paleolitico che cerca una preda. Quest'uomo magari cammina per giorni e solo quando la individua è impegnato in uno o più scatti intensi per raggiungerla o in una breve lotta. Una volta catturata la preda ci sarà il riposo prolungato. Basta osservare un gatto domestico che, quando è sazio, se non in calore (necessità che lo spingerà a muoversi ma per altri fabbisogni), rimarrà ad oziare o a giocare fino a quando non sentirà di nuovo lo stimolo della fame. Ecco, noi siamo progettati e ci siamo evoluti per questo tipo di sforzo: molto movimento blando (per es. camminare) intervallato da sessioni molto brevi ma con un’intensità estrema. Lunghi riposi e svaghi. Assodata la nostra predisposizione genetica, si può consigliare di smettere ad una persona che ama correre nei boschi, pedalare con la mountain bike o semplicemente fare jogging a ritmo blando nel parco 3-4 volte a settimana? Assolutamente no! E’ importante però prendere delle precauzioni: curare l'alimentazione seguendo precise strategie dietetiche (compreso l'uso di eventuali integratori alimentari) e seguire tipologie di allenamento idonee (cross training). Una preparazione adeguata è in grado di minimizzare gli effetti negativi dell'attività aerobica e condurre l'atleta verso uno stato di forma e di benessere superiori.
Nei prossimi giorni/mesi scriveremo altri articoli che potranno aiutare e guidare sia lo sportivo della domenica che l’agonista incallito nel mare magnum delle integrazioni e delle strategie di allenamento per massimizzare il proprio potenziale genetico. Portarci insomma ad un livello più alto di consapevolezza e di salute.

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