mercoledì 13 marzo 2013

GRILLO MINACCIA IL POPOLO ITALIANO. GRAZIE FO





di Gianni Lannes
Dal basso di una tracotante arroganza arieggia da statista italiano, senza avere statura, titoli e meriti. Si è montato la testa. In termini democratici, nessuno l’ha eletto garante del Movimento 5 Stelle, di cui invece è padrone per “Non statuto”, né tantomeno è stato designato arbitro dal popolo sovrano. Non è né l’interprete né il portavoce dell’Italia che non ne può più di soprusi, angherie, ingiustizie. In altri termini, il ragioniere che fa commercio della politica in Italia ma investe all'estero, ora recita anche la parte del ricattatore di Stato. Addirittura si spaccia per un leader, ma non si espone ad un confronto pubblico: infatti si nasconde e non risponde alle domande scomode. E non fiata sul Trattato di Lisbona né sul Fiscal Compact che hanno relegato in pensione la Costituzione esautorando il Parlamento tricolore. 
Si vede come un’alternativa al sistema, ma non dice all’opinione pubblica di essere una pedina, adottata dallo stesso sistema di potere, per fare questo gioco sporco, ed incanalare, vale a dire controllare, l’opposizione, il dissenso, la protesta. A cosa sta puntando il padrone del Movimento 5 Stelle con le sue minacce al popolo italiano? Al caos, alla confusione: già previsto e scritto in tempi non sospetti, dopo aver scoperto l’adozione del predicatore da parte del Governo USA (alla voce: incontro segreto nel 2008 tra Grillo e l’ambasciatore Spogli) ed aver constatato le simpatie della banca mafiosa Goldman Sachs, ma non solo. Basterebbe esaminare a distanza ravvicinata i legami d’affari - già descritti con dovizia di prove - tra la Casaleggio Associati del suo guru (influencer) Gianroberto e la società statunitense Enamics, che ci riporta direttamente alla famigerata Jp Morgan e, dunque a David Rockefeller (Bilderberg Group), fautore del nuovo ordine mondiale (NWO).

Le ultime farneticanti dichiarazioni dell’imbonitore per conto terzi - che soffia sul malcontento generale e lo strumentalizza per meri fini speculativi - confermano ampiamente: «Ho incanalato tutta la rabbia in questo movimento. Dovrebbero ringraziarci uno ad uno». Così Beppe Grillo è tornato ad spiegare, in un'intervista a Time, quella che considera una funzione 'cuscinetto' del suo Movimento 5 Stelle. «Se fallissimo - ha avvertito - in Italia si rischiano violenze di piazza. Se crollassimo noi, arriveranno. Tutto è nato in Italia. Il fascismo è nato qui. Le banche sono nate qui. Abbiamo inventato il debito e anche la mafia. Se da qui non partirà un'ondata di violenza è grazie al movimento», perchè «metà della popolazione non ne può più». E così dopo il cabarettista, si improvvisa economista, sparandola una più grossa dell’altra: «Non ho mai detto che voglio essere dentro o fuori dell'euro, ma che voglio informazioni corrette. Voglio un piano B per la sopravvivenza per i prossimi dieci anni. E poi, con un referendum decidiamo». 
(IL RASTRELLATORE DI PARTIGIANI DARIO FO)
  


Il fascista rosso - A dare manforte al dittatorello ligure, appare sulla scena anche il compagno intoccabile Dario Fo, con un passato da rastrellatore di partigiani nella Repubblica di Salò, mentre il figlio Jacopo ancora oggi, parla a vanvera di "calunnie".
Quando nel dopoguerra il fatto fu riesumato, era già comunista e negò tutto. Querelò giornalisti e giornali che accennavano alla «macchia», mentendo a tutto spiano, finché fu inchiodato da un tribunale con questa sentenza: «È certo che Dario Fo ha vestito la divisa di paracadutista repubblichino nelle file del Battaglione Azzurro di Tradate... anche se ha cercato di edulcorare il suo arruolamento volontario sostenendo di avere svolto la parte dell'infiltrato pronto al doppio gioco». La sentenza definitiva - non appellata - del Tribunale di Varese risale al 15 febbraio 1979. Il premio Nobel, tra l'altro, è stato sbugiardato all’epoca - in aula giudiziaria - dalla testimonianza del leggendario comandante partigiano (un autentico eroe della Resistenza), Giacinto Lazzarini. Insomma, Dario Fo, che questa sentenza ha definito "moralmente corresponsabile" di rastrellamenti ai danni dei partigiani, per decenni ha nascosto la sua camicia nera, per agitare i palcoscenici rossi. Lui adesso appoggia Grillo e blatera di "rivoluzione". Allucinante: da non credere.
Niente di nuovo: uno scambio di favori, perché in passato Grillo aveva appoggiato la candidatura di Fo a sindaco di Milano, ma il giullare era stato inequivocabilmente trombato. «Il M5S non è in vendita, tuona il premio Nobel che se la prende con i manovratori centro-sinistri, con il solito modo puttanesco di fare politica e la logica del bell'inciucio con tangente che premia la societa' dei furbacchioni». 

E poi gira una pubblicazione, intitolata “Il grillo canta sempre al tramonto” a firma di tre guru in un corpo solo: Casaleggio, Fo & Grillo. Che buffo mistero: altri nebulosi “maestri” che trattano il popolo come un ammasso indistinto di cerebrolesi e dementi - secondo loro - non in grado di afferrare i giochi di potere in atto.  
 
Attenzione: niente grilli alla testa, perché hanno il guinzaglio a stelle e strisce, ed una storia di ombre. Non esistono intoccabili, illustri o meno.


l'incontro segreto di Beppe Grillo con l'ambasciatore USA:

  http://www.lastampa.it/rw/Pub/Prod/PDF/4aprile2008.pdf

Time:
http://world.time.com/2013/03/07/italys-beppe-grillo-meet-the-rogue-comedian-turned-kingmaker/

Grillo pro Fo:

http://www.beppegrillo.it/fo_sindaco.php


Fonte

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