martedì 12 marzo 2013

GRILLO&CASALEGGIO: DIETRO LE QUINTE





di Stefano Montanari
E arrivò il progetto di Gianroberto Casaleggio. Si trattava di un’impresa politica e mercantile insieme, un’impresa in cui Casaleggio doveva guadagnare strada libera per i suoi clienti e in cui Grillo, la punta vistosa mandata allo sbaraglio, avrebbe ricevuto in cambio un rilancio da comico, rilancio fatto in modo da soddisfare la sua golosità di successo indipendentemente dalla qualità e, con il successo, ci sarebbe stato l’arrivo di altre palanche. Il comico Grillo veniva trasformato per la magia di quel grande conoscitore della psicologia delle masse che è Gianroberto Casaleggio in un depositario della verità e della saggezza, in un cavaliere senza macchia e senza paura, in un fustigatore di costumi fino a farlo passare per l’ancora di salvezza, anzi, la sola ancora di salvezza, per quella nave senza nocchiero in gran tempesta che era e ancor di più oggi è il nostro sgangherato Stivale che sta, senza sorpresa, colando a picco. Obiettivo centrato.

Grazie al progetto di Casaleggio, anche facendo la tara dovuta ai numeri chiaramente falsi di accessi al blog, in pochissimi anni Grillo aveva guadagnato un seguito numericamente consistente di ammiratori. Non più semplici fan di un personaggio di spettacolo qualunque ma quasi sempre ragazzi delusi dal cosiddetto “andazzo” che ascoltavano, sempre più entusiasmandosi e sempre più coinvolti, le banalità che il nostro comico distribuiva a piene mani. In fretta l’ammirazione del fan si trasformò in certezza di avere un condottiero capace di guidare verso la riconquista (o, meglio, la conquista) di quello che, in fondo, apparteneva legittimamente a quei ragazzi, vale a dire le chiavi di casa del Paese. Ecco, allora, che l’incoronazione di Grillo a lìder maximo fu un evento del tutto “naturale”, qualcosa che i filosofi classificherebbero come necessario, esattamente secondo il progetto, e io, il grande scienziato tratto a salvamento, ero stato una delle tessere del mosaico. Ciò che i ragazzi sacrificavano al divo Grillo in cambio della speranza era il loro cervello e il loro senso morale: un baratto evidentemente accettabile da molti e per moltissimi, temo tutti, accettato inconsapevolmente.
Il progetto consisteva in qualcosa di déjà vu da secoli, tutto sommato semplice come idea ma non per questo di facile esecuzione. Per rendere più comprensibile la spiegazione, prendiamo uno degli aspetti forti del reclutamento a cinque stelle: la lotta contro l’incenerimento dei rifiuti. Dando un’occhiata ai clienti della Casaleggio Associati e alla visione del mondo propria del suo cervello, è evidente che tra questi e l’incenerimento dei rifiuti, con i miliardi facili che gl’impianti si portano appresso, ci possa essere del tenero. Quindi, bisognava in qualche modo neutralizzare il movimento di popolo contrario alla pratica. La tecnica consolidata è quella di radunare i contrari facendo loro credere che si sarebbe lottato insieme per impedire la messa in opera dei falò d’immondizia e, abile com’è, Casaleggio riuscì in pieno a centrare il bersaglio. Ora un esercito di grillini è convinto di combattere ma, fatti alla mano, non un solo impianto è stato chiuso o anche, al di là di qualche sparo a salve, appena ostacolato nel suo iter burocratico di gestazione, esattamente come previsto.
Nessuno è più saggiamente conservatore di Gianroberto Casaleggio nella scelta delle sue strategie e, come per il reclutamento della carne da consenso o nella distruzione personale del nemico, anche in questo frangente lui, la persona capace di plasmare le opinioni, fa ricorso ad una tecnica validata nei secoli. Antica esperienza insegna a mettere in bocca al mascherone che fa da megafono idee certamente condivisibili, critiche impeccabili ad un sistema evidentemente perverso, proposte apparentemente sagge di teorica cura. Tutto questo, però, a ben vedere è intriso di una banalità sconcertante come lo è qualunque esternazione dei pensionati mezzi avvelenati al tavolo dell’osteria, il che non solo non è una debolezza ma fa riconoscere la “filosofia” già come parte del DNA della preda e, per questo, geneticamente espressione della sua mentalità. Mettere in dubbio quella roba significherebbe per chi ci casca mettere in dubbio se stesso. Ma, sia chiaro, di quella roba banale a Casaleggio non importa un fico secco. Quello è l’involucro, l’eccipiente: l’importante è ciò che si veicola attraverso il bolo d’aria fritta a suon di strepiti senza contraddittorio e, dunque, inattaccabili perché nell’ambiente dei grillini dove vige la censura più puntigliosa tanto da espellere senza processo qualunque “corpo estraneo” non c’è contraddittorio possibile. Si mettono nel piatto tanti ingredienti appetibili e, mescolati a loro, due o tre granelli per nulla appariscenti ma inesorabilmente velenosi, e sono proprio quelli i soli che interessano Grillo alias Casaleggio. È così che si sdoganerà una certa presenza delle grandi banche d’affari e della massoneria, è così  che la manciata di grandi famiglie potrà continuare a cavare ricchezze da quella miniera assurda che è il signoraggio (diventato da un giorno all’altro argomento tabù per i grillini non appena è stato spiegato a Grillo che non ne deve più parlare), è così che il business vertiginoso delle banche o, meglio, dei banchieri, passerà inosservato e, vivaddio, è così che si può restare non solo impuniti ma addirittura diventare oggetto d’approvazione per una porcata come quella del microscopio che solo un lavaggio del cervello rozzamente raffinato poteva consentire. A margine, per accontentare il Grillo mercantile “oculato” con le palanche, è così che si smercerà mercanzia magari non di gran classe ma con un appetitoso valore aggiunto. Dopotutto, non si vive di sola gloria.
E le Cinque Stelle? Quelle servono a dare una sorta di telaio, di scheletro su cui appoggiare il consenso e appiccicargli un’immagine. Dal punto di vista politico si tratta di qualcosa che non può altro che lasciare perplessi. È sufficiente dare un’occhiata alle enormità combinate dal partito (chissà perché chiamato movimento) quando si trattò di assegnare le due grasse poltrone in consiglio regionale emiliano-romagnolo. Nell’occasione la democrazia dei numeri fu festosamente svillaneggiata a favore dell’interesse personale di un caro amico (ai tempi del mitico “mostro di Firenze” si sarebbe detto “compagno di merende”) del tirapiedi locale di Grillo, un ragazzo che fu ovviamente presentato come “straordinario” e che, alla prova dei fatti, pare proprio che straordinario non sia ma che rientri nell’immagine popolare del politicuzzo in stato di sopravvivenza a suon di chiacchiere senza aver combinato nulla di concreto né essere all’altezza di farlo.
È vero che Grillo è del tutto funzionale alla parte deteriore della conduzione di questo paese e, dunque, fingere una fronda è perfettamente in linea con quanto qualunque dittatore, anche il più morbido, ha fatto e fa per tenere sotto sorveglianza l’opposizione, ma, se la cosa scappasse di mano e un’orda d’invasati, teppistelli come quelli convinti che la democrazia consista nell’impedire chiassosamente di esprimersi a chi non è d’accordo con loro, raggiungesse dimensioni incontrollabili, sarebbero guai. Come sempre, cercando il mezzo bicchiere pieno, la minaccia di ritrovarsi in un regime alla Orwell di 1984 condotto da un Grande Fratello senza volto potrebbe servire a dare la sveglia a chi, campando della politica com’è concepita in Italia, rischia forte. Se non la si smetterà con i teatrini degli amici degli amici (peraltro facenti parte in toto dei costumi delle Cinque Stelle con una spruzzata di aggravanti) rischieremo davvero di passare dalla padella alla brace.
Esiste, poi, l’altra possibilità: che le Cinque Stelle non siano più funzionali al progetto di Casaleggio o che i di lui datori di lavoro cambino per qualche motivo strategia. In questo caso il partito si dissolverebbe in un baleno e i grillini finirebbero in massa altrove.
 
 
Fonte

1 commento:

  1. tutte queste parole sono invidia e basta...votate pure chi vi pare ma non dite stronzate

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