domenica 10 febbraio 2013

Debenedetti, l’uomo che uccide in rete per denunciare i media


Le Point
La scrittrice J.K. Rowling, Mikhail Gorbaciov, Fidel Castro o il Papa: in 140 caratteri, Tommasso [sic] Debenedetti li ha “uccisi” tutti giorno dopo giorno, attraverso falsi tweet destinati, a quanto dichiara, a denunciare i “punti deboli” dei media e “la fragilità dei social network”. L’ultima vittima di questo quarantenne italiano che dice di insegnare letteratura a Roma è l’autrice della saga “Harry Potter”.
Tommasso Debenedetti ha creato la settimana scorsa un falso account twitter a nome del maestro di spionaggio John Le Carré. “Nel momento in cui ho visto di avere raggiunto i 2 500 followers come i giornalisti delle grandi testate inglesi, americane e tedesche, ho deciso di far dire a John Le Carré che J.K. Rowling era morta in un incidente” spiega all’AFP.
Secondo quanto sostiene, il messaggio è stato ritwittato centinaia di volte e la notizia è stata diffusa persino da una televisione cilena.
Lo scopo della manovra? “Mostrare che twitter è diventata un’agenzia stampa… la meno affidabile del mondo” dice.
“Sfortunatamente, il giornalismo si basa sulla rapidità. Una falsa informazione si diffonde a velocità esponenziale, e quando per esempio un giornalista del New York Times ritwitta un messaggio, lo avvalora di credibilità anche se non pubblica [la notizia]. Alla fine, tutti avranno dimenticato la fonte iniziale” spiega.
Per Tommasso Debenedetti – insiste molto sulla doppia S di Tommasso perché, ironia della sorte per questo grande falsario, il suo nome è storpiato su moltissime pagine che gli sono dedicate su internet – la finta morte della scrittrice è tutt’altro che un primo tentativo. Sotto i colpi dei suoi twitter devastanti, dozzine di personalità hanno conosciuto una “morte prematura”, come direbbe Mark Twain, perché come sostiene lui stesso “ twitter funziona molto bene con la morte”.
Si vanta di aver costretto il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, a smentire la morte del Papa in seguito ad un falso tweet attribuito al cardinale Tarcisio Bertone, numero due della Santa Sede. O di aver fatto impennare le vendite di petrolio dopo aver annunciato la morte del Presidente Assad. E ancora di aver causato l’aggiornamento della pagina Wikipedia dedicata a Gorbaciov con la data della sua morte…
Questi “giochi”, queste “battute”, come le chiama lui, non causano un grave danno alle sue vittime? Debenedetti si difende: “Me la prendo solo con personalità di primo piano che hanno senz’altro i mezzi per smentire velocemente. Non annuncerei mai la morte di uno scrittore di seconda categoria o quella della mia vicina di casa”.
E poi sostiene di svelare sempre la sua identità e smentire la falsa notizia entro l’ora dal primo tweet. “Non voglio che la faccenda vada oltre la bolla mediatica. Non sono un imbroglione” insiste, anche se conta fra i suoi successi numerose pagine false di Facebook – in particolare quelle a nome di Umberto Eco e Vargas Llosa – a cui ha attribuito intenzioni davvero poco credibili
“Voglio dimostrare la fragilità dei social network, dove ognuno di noi può essere chiunque. E’ un pericolo enorme che voglio denunciare” martella, invitando i giornalisti “a essere più prudenti, a procedere con tutte le verifiche necessarie, soprattutto sui piccoli media, le radio locali o i siti internet che cadono facilmente in questa trappola”.
Verificare l’informazione? Debenedetti sa quello che dice. Nipote di un noto critico letterario italiano, Tommasso Debenedetti è autore di numerose interviste di scrittori celebri (70, assicura) pubblicate su giornali minori come La Nazione, Libero… e tutte totalmente inventate!
Solamente quando Philip Roth ha svelato gli altarini – i giornalisti americani gli facevano domande sulle sue (presunte) idee anti-Obama – ha ammesso l’inganno. Non inizierà a speculare sui suoi “bidoni”? “Per niente… “ assicura “volevo soltanto vedere fin dove sarebbero arrivati”.



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