sabato 25 febbraio 2012


un nido d'amore


Ho pensato a due giovani sposi, a chi deve metter "su casa".
Un porta chiavi per il loro nido d'amore.....

Una casina, una coppia di uccellini, la dolcezza dei confetti.
Un amore di schema

"Country cottage needleworks"
e lo trovate QUI



Fonte: http://millecrocette.blogspot.com/2012/02/un-nido-damore.html


La cura greca della troika crea recessione e gonfia il debito



Per il vecchio continente è di nuovo recessione, che potrebbe sfociare in grave depressione. In queste condizioni, intestardirsi in politiche deflattive è suicida. La "riforma" europea carica tutto il peso dell'aggiustamento sui Paesi in deficit e non impone nulla a quelli in surplus. In più, le risorse messe in campo nulla possono contro la potenza di fuoco illimitata dei mercati.

Un sondaggio del quotidiano greco Katimerini attribuisce al partito Nuova democrazia il 31% dei voti alle elezioni di marzo prossimo e al Pasok di Papandreu l'8%. In mezzo, con più del 30%, alcuni partiti di sinistra contrari alla soluzione per il rifinanziamento del debito greco votata ieri dal governo e che oggi si dice anche il Parlamento approverà. Così il partito che, guidato da Karamanlis, ha portato la Grecia al disastro economico, ha mentito per anni sulla entità del deficit pubblico, dichiarandolo al 6% e portandolo invece al 15%, ha gestito in maniera irresponsabile le spese per le Olimpiadi, è ancora di gran lunga preferito a tutti gli altri dal popolo greco.



NON C'É ALTERNATIVA
Il primo ministro Papademos dice che, se la soluzione approvata dal governo non fosse approvata dal Parlamento, ne seguirebbe l'immediata bancarotta sia del governo che delle banche, con e chiusura di banche e uffici governativi, stop agli stipendi, ai salari, fallimento di imprese. Quindi, non c'è alternativa. Al punto al quale la inane gestione della crisi greca da parte della troika Ue-Bce-Fmi, ha fatto arrivare le cose, è evidente che ha ragione Papademos. Una bocciatura da parte del Parlamento greco produrrà un vero e proprio tsunami finanziario in Grecia e un riflesso internazionale la cui entità è aggravata da un fatto non ancora apprezzato nella sua gravità.

TRA RECESSIONE E DEPRESSIONE
L'Europa è infatti entrata nella seconda fase della recessione iniziata a fine 2008 e repressa, temporaneamente, solo negli Stati Uniti, nei paesi asiatici e sudamericani, e in Germania e suoi satelliti. Ma da questi ultimi, come Finlandia e Austria, arrivano notizie pessime per il 2012. E anche per la Germania si prevede una stasi o un regresso. Un segnale poco positivo viene dalle importazioni cinesi, che si prevedono in forte regresso nel 2012. E' un segnale che la crescita della domanda interna cinese sta affievolendosi, e questo si ripercuote sui grandi esportatori di materie prime ma anche sui produttori di beni di investimento o di prodotti di lusso, come Germania e Italia. C'è la concreta possibilità che dalla recessione, come negli anni Trenta, si passi ad una depressione.

LA POLITICA FISCALE RESTRITTIVA
Piove sul bagnato, dunque. A dicembre il summit europeo ha varato un documento economico nel quale si carica l'aggiustamento dei conti intra-europei solo sui paesi in deficit, ponendosi addirittura come virtù etiche le capacità della Germania di generare surplus. Una soluzione condivisa tra paesi in surplus e paesi in deficit non è nemmeno adombrata, pur avendo recenti ricerche della più svariata provenienza chiarito che non è assolutamente possibile che la deflazione possa essere curata con una politica fiscale restrittiva, se non è possibile svalutare.

LA FAVOLA DI ESOPO
Dopo il summit di Bruxelles il messaggio inviato alla Grecia e a tutti i paesi in difficoltà è stato quello della favola di Esopo. Le formiche europee hanno detto alle cicale europee, in particolare alla cicala greca: "Hai voluto cantare tutta l'estate. Ora crepa". Il fatto è che, a livello macroeconomico questo non va affatto bene nemmeno per le formiche, e i satelliti della Germania se ne stanno accorgendo, a partire dalla Finlandia. E comincia ad accorgersene anche la Germania. Ma lo hanno capito anche i greci, e questo induce molti di loro a dimenticare le ragioni che li hanno portati alla insolvenza. Tanto da indurre il ministro tedesco Schauble ad affermare che se si continua così, nel 2020 il debito pubblico greco non sarà il 120% del Pil, come previsto dall'accordo coi creditori, ma il 146%, livello del tutto insostenibile. Perciò la signora Merkel, insieme alla sua eco francese, mellifluamente suggerisce che a garanzia del debito greco bisognerebbe istituire un fondo di ammortamento, non amministrato dai greci, nel quale versare i contributi della Ue alla Grecia e i cui proventi dovrebbero andare solo a ripagare il debito. Poco prima aveva suggerito la nomina di uno straniero a supervedere i conti greci.

LA TROIKA FALLISCE MA INSISTE
Nell'ultimo rapporto sulla situazione greca, l'Fmi si lagna del fatto che la Grecia, anziché realizzare una seria politica di riforme strutturali abbia adottato misure di restrizione della spesa e aumento delle imposte che hanno come risultato la deflazione. Malgrado questa aperta ammissione del fallimento della ricetta imposta dalla troika alla Grecia, dato che le misure deflattive furono parte integrante del pacchetto negoziato per il primo piano di aiuti, Fmi, Commissione europea e Bce hanno continuato a insistere anche su tali misure deflattive, pur dopo aver compreso che da esse è derivato il crollo del Pil greco rispetto ai livelli del 2007 in ciascuno degli anni successivi, e che ad esso va attribuito il crollo del gettito fiscale.

LE RISORSE INSUFFICIENTI
In parallelo coi negoziati per organizzare una insolvenza pilotata in Grecia, si è cercato da parte delle autorità europee, di mettere in piedi una sorta di porta parafuoco, che tenga lontano dal resto dell'Europa il contagio di una possibile trasformazione della crisi greca in una insolvenza non guidata e selvaggia. Da una parte si è raggranellata una quantità chiaramente insufficiente (e fino a luglio solo in parte disponibile) di risorse finanziare contro la potenza di fuoco illimitata dei mercati. Essa è affidata a due enti di nuova creazione, EFSF e ESM, che dovrebbero venire in soccorso di Stati europei in difficoltà. Allo stesso tempo si studia il Piano B, che contempla l'uscita della Grecia dalla UE.

LA DELEGITTIMAZIONE
La fiducia dei paesi europei in surplus nella continuazione della Grecia come stato sovrano, sia fuori che dentro la Ue, si dimostra quindi molto ridotta. Il che, se si osservano i comportamenti greci sopra ricordati, non è senza fondamento. Ma allora, perché delegittimare Giorgio Papandreu, come fecero Merkel e la sua eco francese, quando voleva proporre ai greci un referendum sulla permanenza del paese nella UE? A quei tempi il referendum lo avrebbe vinto. Ed è il solo uomo politico greco con cultura economica e statura di uomo di stato. Ma ha il grande torto di avere sconfitto Karamanlis, amico personale e protegé politico di Angela Merkel e di aver rifiutato la consegna alla Marina Greca e il relativo pagamento alla Krupp, di quattro sommergibili di fabbricazione tedesca, facendoli dichiarare incapaci di tenere il mare da un ammiraglio greco, nominato perito dello Stato.



di Marcello De Cecco - la Repubblica
Fonte: MicroMega


Fonte: http://feedproxy.google.com/~r/nuovediscussioni2/~3/ASca00vNCbM/la-cura-greca-della-troika-crea.html


RITENZIONI, INTOLLERANZE, RINITI, SINTOMI INASCOLTATI E MALSOPPRESSI

LETTERA

OLTRE VENTI ANNI DI CURE MEDICHE PRIVE DI RISULTATO

Buongiorno Dr. Vaccaro, mi sono imbattuta nel suo blog e ho deciso di scriverle perché forse lei mi può aiutare, al contrario della medicina ufficiale che ci ha provato per venti lunghi anni inutilmente. Cerco di riassumere. Ho 40 anni e da circa 25 soffro di intolleranze alimentari e rinite, ovvero naso inspiegabilmente tappato.

BREATH TEST E DIAGNOSI DI INTOLLERANZA AL LATTOSIO E AL SORBITOLO

A seguito di disturbi gastrici e intestinali che mi perseguitavano da diversi anni mi è stato fatto il breath test, con diagnosi di intolleranza al lattosio e al sorbitolo. Ho eliminato tutti i cibi che contengono queste due sostanze. Dopo un primo miglioramento il mio stomaco e il mio intestino ricadevano nel disordine più totale. Il mio stomaco mi diceva di eliminare mela (la pera non l’ho mai digerita anche prima del test), banana, arance e agrumi vari, latte di soia, di avena, di riso, verza (mi faceva venire mal di testa), e altri cibi ancora.

L'INEVITABILE RIFUGIO NELLA CARNE E NELLA PASTA

Non so perché, ma mi lasciavano un saporaccio in bocca. Insomma, ho sempre esagerato con la carne e la pasta, ma alla fine erano gli unici alimenti che digerivo bene! In ogni caso, la frutta e la verdura che non mi davano problemi non mi attiravano tanto.

INTOLLERANZE A CASEINA, CAVOLO, SOLANACEE, PERA, LATTUGA, INDIVIA, LEGUMI, FUNGHI

Recentemente con l’analisi del capello mi hanno riscontrato anche intolleranze a caseina, cavolo, solanacee, pera, lattuga, indivia. Quindi ho eliminato tutto per diversi mesi. La cura era di non assumere più quei cibi e reintrodurli gradatamente dopo diversi mesi. Ho cercato di mangiare più frutta e verdura, almeno quelle varietà che mi erano consentite. Mi è stato detto che l’intolleranza al latte comportava l’eliminazione anche di tutti i cibi che creano fermentazione, quali legumi, lieviti, funghi.

ILLUSORI MIGLIORAMENTI INIZIALI

E infatti i legumi non li ho mai digeriti bene. Insomma, inizialmente sono migliorata tantissimo.
Avevo anche frequenti candide e cistiti e non mi sono più venute. Giusto ogni tanto qualche accenno di candida. In più un principio di osteopenia che si è arrestato e ora sta regredendo. E da circa 30 anni uno strano odore alla pelle, passato anche quello, ma solo perché ero completamente acidificata.

REINTRODUZIONE ATTUALE DI ALCUNI CIBI E INTESTINO PERENNEMENTE SCONVOLTO

Ora ho iniziato a reintrodurre alcuni cibi. Ci sto riuscendo con le solanacee, oltre a qualche cavolo (poco). Mangio tanta frutta e verdura. Però l’intestino è ancora perennemente sconvolto! Ho bisogno del suo aiuto! Non so più come fare! Neanche i tantissimi fermenti lattici, ovviamente i tipi più naturali possibili, hanno migliorato la situazione.

ULTIMA CHANCE STO PROVANDO COL CRUDISMO

Così ho deciso di avvicinarmi al crudismo. La mia ultima possibilità. Ho comprato l’essiccatore, sto coltivando i germogli (devo ancora imparare, perché non mi riescono tanto bene), ho comprato il suo libro e altri testi di ricette raw.

MI STANCO FACILMENTE E HO SEMPRE FAME, PER CUI STAVO MEGLIO PRIMA

Tuttavia stavo meglio prima. Credo ci sia qualcosa che sbaglio perché mi sento fisicamente stanca. Ogni tanto qualche crampo al piede, come se avessi mancanza di potassio o magnesio. Come devo bilanciare il tutto? Ho sempre fame! Sto cercando di mangiare anche agrumi e banane, ma mi lasciano un saporaccio in bocca.

MI SERVONO STRATEGIE ALIMENTARI PER IL TREKKING

Faccio trekking e quindi il giorno prima dell’escursione in genere mangio un gran piatto di cereali (cotti) per darmi l’energia necessaria per affrontare la fatica del giorno dopo. Con il crudismo come posso fare? Premetto che non posso mangiare di continuo durante l’escursione, quindi aprire e chiudere lo zaino, avere cose in mano, ecc. Ho provato i cracker di lino e li ho trovati molto buoni, ma li sento molto stranamente pesanti.

MIGLIORAMENTI ALL'INIZIO E REGOLARI RICADUTE

E poi mi chiedo se c’è qualche componente psicologica, perché ogni volta che intraprendo una strada l’intestino sta meglio e poi si sconvolge di nuovo. Però il notevole miglioramento iniziale c’è, anche se faccio solo il primo passetto. A gennaio di quest’anno ho fatto un digiuno di due giorni. Non di proposito, me l’ha chiesto il fisico e ho obbedito.

PRECARIA RESPIRAZIONE NASALE E OPERAZIONI AL SETTO, AI TURBINATI E ALLE TONSILLE

Quanto al naso, sento che l’aria non transita, che lo spazio è insufficiente a far passare tutto ciò che mi serve. Sono stata operata tre volte. La prima ai turbinati, le altre al setto e turbinati. E poi ovviamente alle tonsille, perché respiravo (e respiro) prevalentemente con la bocca. Gli otorini (ne ho girato tanti) mi dicono che dallo spazio che c’è ci passa un autotreno.

L'OMEOPATA HA IPOTIZZATO UN COLLEGAMENTO TRA NASO E INTESTINO

Il medico omeopata dal quale sto andando ultimamente, quello che mi ha indirizzato verso la frutta e la verdura, ha ipotizzato un collegamento tra naso e intestino. La mucosa dell’intestino è malata, quindi anche quella del naso. Se guarisce l’intestino guarisce anche il naso.
PER FAVORE MI AIUTI!!!
Clara

*****

RISPOSTA

IL CORPO E' UN TUTT'UNO E IL TUO OMEOPATA HA VISTO BENE

Ciao Clara, parto dalla parte finale della tua lettera. In genere non sono troppo tenero con l'omeopatia, intesa come scuola e come principi. Tuttavia, riconosco che esistono molti omeopati che si chiamano in quel modo, ma che in realtà si comportano più da igienisti naturali che da seguaci di Samuel Hahnemann. Non conosco in dettaglio la persona in questione, ma di sicuro ha centrato il problema e ti ha indirizzata nel senso giusto della frutta e della verdura cruda.

COI DOGMI E COI PROTOCOLLI NON SI VA OLTRE ALLA PUNTA DEL NASO

"Se guarisce l'intestino guarisce anche il naso", è frase sottoscrivibile da Pitagora, da Ippocrate e da Platone in particolare ("Non si può curare la testa senza il corpo, e nemmeno il corpo senza l'anima"). Del resto, la faccenda era così evidente, e mi meraviglio che nessuno dei tanti medici che hai incontrato in 20 anni ti abbia indicato tale strada con la necessaria enfasi. Questa è la dimostrazione di quanto nefasto e pernicioso sia procedere per dogmi e per protocolli, soprattutto se si tratta di dogmi sbagliati (ritenere che il corpo umano funzioni a proteine) e di protocolli medici sofisticati (ritenere che allergie ed intolleranze siano malattie idiopatiche o genetiche o autoimmuni).

TESINE ALLEGATE

- Dieta Mediterranea rovina d'Italia, del 3/1/10
- Cibi salvavita e cibi rovinavita, del 7/11/08
- La dieta dello sportivo e dell'escursionista, del 17/6/09
- La formidabile controprova dei Pimas, del 2/5/09
- Un buffone di nome Dukan, del 28/11/11
- Verdure che gonfiano e frutta che fermenta, del 25/3/09
- Abbinamenti sì e abbinamenti no, del 13/2/12
- Dissenteria, allergie e turbinati, del 6/11/11
- Rinite cronica e ipertrofia dei turbinati, del 24/5/11
- Sinusite, cioè surriscaldamento intestinale, del 12/3/10
- La rinite cronica e il comune raffreddore, del 4/10/10
- La salute umana parte dal colon, del 24/6/10
- Schema nutrizionale vegano tendenzialmente crudista, del 16/4/11

QUELLO CHE SERVE PER GUARIRE, PER RIPRISTINARE L’EQUILIBRIO INTERNO

Per guarire serve molto di più che andare dal dietologo, dal medico, dall'igienista. Per guarire serve molto di più che rincorrere questa o quella sostanza integratrice, o scansare questo o quel cibo ritenuto allergico. Per guarire serve recuperare una serie di importanti equilibri interni. E questo si può fare solo amando se stessi e la natura, conoscendo meglio se stessi e la natura, dedicando più tempo a se stessi e alla natura. E' una questione di cuore e di testa innanzitutto. La digestione comincia nella testa, è il titolo di una delle tante tesine del blog.

A VOLTE LA CULTURA AIUTA, SE HAI SETACCIATO BENE TRA LE VARIE TEORIE

Ti ho allegato 13 tesine pertinenti, ma prese alla rinfusa tra le oltre 1500 del blog. Capisco che sia seccante perder tempo nella lettura. Ma mi chiedo se sia preferibile sorbire qualche giorno di cultura igienistica o passare 25 anni a tormentarsi tra analisi, allergie, intolleranze, esperimenti strani e privi di ogni correlato con la realtà.

C’E’ L’EQUILIBRIO SANO DI LUNGO PERIODO E L’EQUILIBRIO PRECARIO

La debolezza che lamenti, lo stare peggio di prima, è un prezzo da pagare. In questa rincorsa al miglioramento ne va di mezzo l’equilibrio calorico, cosa che in qualche modo disordinato e raffazzonato riuscivi a coprire con la pasta, il cotto, il dolce, il caffè e persino le carni. Ovvio però che quell’equilibrio non era un equilibrio sano e stabile, vertendo su forti prelevamenti interni di enzimi (mancanti nel cibo morto e devitalizzato e necessari per la digestione del medesimo) e di gruppi metilici CH3 dal tuo bancomat (Vedi tesina “Omocisteina barometro funzionale del corpo umano”, del 6/12/11), con conseguente invecchiamento precoce e accumulazione tossica regolabile dai futuri nodi che vengono al pettine.

UN’ESPERIENZA INDIMENTICABILE

Chi fa sport di resistenza deve sapersi organizzare. Non puoi restare a metà strada senza più benzina. E’ successo anche a me. Era una domenica mattina di luglio. Si pedalava da Udine verso nord. Ero sbarbatello e sportivo, forte ed inesperto, in compagnia di Luigi Mansutti, un corridore ciclista provetto. Mi chiedeva in continuazione se fossi stanco, non volendo stroncarmi anzitempo.
La parola stanco non esisteva nel mio dizionario. Superammo le salite di Comeglians e di Cima Sappada, scendendo a Lorenzago di Cadore e risalendo il muro della Mauria (1300 metri soltanto, ma la mia bicicletta era sportiva e non da corsa).

CRISI DI FAME IN DISCESA

Sei ore di bicicletta e totale dimenticanza verso il cibo, a parte due perette, un tozzo di pane e una bevuta d’acqua. Conquistammo la Mauria, ma la crisi di fame arrivò come fulmine a ciel sereno in fase di discesa, cioè nel momento più facile e banale della giornata. Dovettero portarmi giù in auto al primo bar. Con due bicchieri di Vof (liquore all’uovo) e un caffè (l’unico espresso che mi ricordi di aver mai bevuto), trovai lo spunto per rientrare a Tavagnacco, dando anche un paio di minuti di distacco al mio incredulo compagno di avventura.

PER IL TREKKING BASTANO DEI BUONI PANINI VEGANI

Ti consiglio dunque di prepararti dei panini integrali imbottiti con diverse foglie verdi, con delle melanzane, dei pomodori secchi sott’olio, dei carciofini e una spalmata di crema di olive, e delle noci o dell’avocado. Una bella fetta di castagnaccio senza zucchero, con uvetta e pinoli, andrebbe pure bene.

OCCORRE STRONCARE IL FENOMENO DEI MIASMI INTERNI RISALENTI

Per paradosso, i cibi che apparentemente ti fanno male (escludendo lattosio e caseina che sono velenosi per tutti) sono i soli capaci di ridarti il benessere. Il problema sta soltanto nel ricreare le condizioni adatte a digerire, ad assimilare e a ripulirsi con regolarità, senza che la disbiosi intestinale (stato costante di putrefazione al colon, con sovvertimento degli equilibri batterici) provochi miasmi interni che risalgono fino alla testa a creare pressioni e congestioni locali, a rovinare naso, orecchi, occhi e persino l'apparato cerebrale.

OGNI COSA CHE VA FUORI E’ POSITIVA

I miasmi espulsi (stile “Il petomane” di Tognazzi), per quanto imbarazzanti e riducibili evitando i frutti musicali tipo le leguminose vecchie, sono un fatto positivo, al pari delle urine, del sudore, delle feci, dell’aria ossidata, del muco, dei detriti cellulari (virus endogeni), delle perdite, del mestruo, del vomito, persino delle candide. Ogni cosa che va fuori è positiva.

NON CADIAMO NELLE MANI DEGLI INCOMPETENTI E DEGLI AMMALATORI

I miasmi risalenti sono invece una ritenzione gassosa, al pari della ritenzione idrica, una maledizione provocata dal tradimento continuo e sistematico del nostro disegno intestinale. Chiunque al mondo vi induca a metter dentro diesel nel vostro motore a scoppio è un maledetto incompetente, oppure fa del business a vostre spese, non ci sono santi. Chiunque al mondo vi induca a sopprimere le azioni immunitarie, le azioni emuntorie, eliminative ed escretive, sta inequivocabilmente tradendo la vostra fiducia.

LA GRAN DISGRAZIA DELLE RITENZIONI

Tutte le ritenzioni sono una disgrazia corporale. Nessuno mi dirà che la ritenzione minerale faccia bene. Eppure essa impera incontrastata e deriva dai minerali inorganici a formula cristallina, provocati dalle acque dure, dagli integratori, dal sale e dai cibi cotti che disorganicano i minerali crudi della clorofilla. Persino un innocente bicchiere di acqua va dentro e non torna fuori con facilità. Più siamo inquinati internamente e meno l’acqua torna fuori. Un corpo che ritiene è un’auto che sbuffa e tossisce, che procede faticosamente col freno a mano tirato.

CHIARIAMOCI LE IDEE SUL DA FARSI

La strada è quella di decongestionare il fegato, sicuramente ingrossato a dismisura, di ripulire i reni, sicuramente insufficienti, di dinamizzare il sistema linfatico, sicuramente pigro, di riattivare il sistema immunitario, sicuramente tacitato e sopraffatto da troppa acidificazione e da sistematiche leucocitosi digestive.

DETOSSIFICAZIONE PROGRESSIVA E NON TRAUMATICA

Tutto questo deve avvenire con modalità naturali, progressive e non invasive. Chelazioni chimiche, colonterapie, cure intensive del fegato, sono accettabili solo come pronto-soccorso di emergenza, non come cure ripristinanti.

UN BUON DIGIUNO PER RICRERARE LA PERDUTA RICETTIVITA' INTESTINALE

La strada migliore, per te Clara, resta quella del digiuno totale per 3-5 giorni, con acqua a volontà e riposo assoluto. La cosa positiva è che non prendi farmaci di alcun tipo, se non sbaglio, per cui puoi tranquillamente intraprendere tale detossificazione. Lo stop al digiuno avviene non appena l'organismo te lo segnala col ritorno della fame, con le urine ridiventate chiare, con l'alito ridiventato gradevole, con la lingua ridiventata rossa e priva di patina.

INTERPRETARE CORRETTAMENTE ED ACCETTARE LE CRISI ELIMINATIVE

Sia durante il digiuno che nei tempi successivi, dovrai attenderti delle crisi eliminative preziose ed utili (ancorché fastidiose), attraverso le quali il sistema immunitario finalmente riattivato scaricherà, soprattutto tramite polmoni, intestino, reni e pelle, le tossine accumulate in anni di avvelenamento continuato.

STOP AL DIGIUNO E RIPRESA ALIMENTARE

Lo stop al digiuno avviene con un giorno a soli centrifugati, seguito da un giorno a sola frutta e poi con una ripresa dell'alimentazione normale, di tipo vegano tendenziale crudista, di tipo rivitalizzante e non più mortificante (con onde vibrazionali all'infrarosso sulla scala Simoneton, dai 6500 ai 10 mila Angstrom), in linea con lo schema nutrizionale che ti ho allegato e che personalizzerai in base alle tue tendenze, possibilità e preferenze.

CANDIDE E CISTITI NON SONO MALATTIE MA MANIFESTAZIONI LOGICHE DI ANOMALIE BIOCHIMICHE INTERNE

La scomparsa delle candide e delle cistiti nel caso tuo non era dovuto, secondo me, a dei miglioramenti corporali, ma solo alla decapitazione di ogni reazione immunitaria. Non sto dicendo che febbre, candidosi e cisti siano cose simpatiche ed auspicabili, ma quando accadono hanno una precisa ragione e una precisa logica esistenziale.

L'ALTERNATIVA E' TRA L'ESPULSIONE ORDINATA E L'IMPUTRIDIMENTO

Lo stesso tumore è un salvavita a difesa estrema del corpo, se lo sappiamo interpretare e trattare nei modi giusti (vedi tesina "Tumore, barriera e strumento del sistema immunitario" del 22/9/11 . Tutti gli scarichi del corpo rappresentano sintomi e spie rosse preziose, ovvero fenomeni positivi, in quanto depurativi ed eliminativi. Interpretarli male, inascoltarli, sopprimerli ed ostacolarli come fa la medicina attuale, significa costringere l'organismo all'auto-avvelenamento cronico.

Valdo Vaccaro

Fonte: http://valdovaccaro.blogspot.com/2012/02/ritenzioni-intolleranze-riniti-sintomi.html


Se la feroce religione del denaro divora il futuro

Per capire che cosa significa la parola "futuro", bisogna prima capire che cosa significa un' altra parola, che non siamo più abituati a usare se non nella sfera religiosa: la parola "fede".
Senza fede o fiducia, non è possibile futuro, c' è futuro solo se possiamo sperare o credere in qualcosa. Già, ma che cos' è la fede?

David Flüsser, un grande studioso di scienza delle religioni - esiste anche una disciplina con questo strano nome - stava appunto lavorando sulla parola pistis, che è il termine greco che Gesù e gli apostoli usavano per "fede".
Quel giorno si trovava per caso in una piazza di Atene e a un certo punto, alzando gli occhi, vide scritto a caratteri cubitali davanti a sé Trapeza tes pisteos. Stupefatto per la coincidenza, guardò meglio e dopo pochi secondi si rese conto di trovarsi semplicemente davanti a una banca: trapeza tes pisteos significa in greco "banco di credito".
Ecco qual era il senso della parola pistis, che stava cercando da mesi di capire: pistis, " fede" è semplicemente il credito di cui godiamo presso Dio e di cui la parola di Dio gode presso di noi, dal momento che le crediamo. Per questi Paolo può dire in una famosa definizione che "la fede è sostanza di cose sperate": essa è ciò che dà realtà a ciò che non esiste ancora, ma in cui crediamo e abbiamo fiducia, in cui abbiamo messo in gioco il nostro credito e la nostra parola.
Qualcosa come un futuro esiste nella misura in cui la nostra fede riesce a dare sostanza, cioè realtà alle nostre speranze...

Ma la nostra, si sa, è un' epoca di scarsa fede o, come diceva Nicola Chiaromonte, di malafede, cioè di fede mantenuta a forza e senza convinzione. Quindi un' epoca senza futuro e senza speranze - o di futuri vuoti e di false speranze. Ma, in quest' epoca troppo vecchia per credere veramente in qualcosa e troppo furba per essere veramente disperata, che ne è del nostro credito, che ne è del nostro futuro? Perché, a ben guardare, c' è ancora una sfera che gira tutta intorno al perno del credito, una sfera in cui è andata a finire tutta la nostra pistis, tutta la nostra fede. Questa sfera è il denaro e la banca - la trapeza tes pisteos - è il suo tempio.
Il denaro non è che un credito e su molte banconote (sulla sterlina, sul dollaro, anche se non - chissà perché, forse questo avrebbe dovuto insospettirci- sull' euro), c' è ancora scritto che la banca centrale promette di garantire in qualche modo quel credito. La cosiddetta "crisi" che stiamo attraversando - ma ciò che si chiama "crisi", questo è ormai chiaro, non è che il modo normale in cui funziona il capitalismo del nostro tempo - è cominciata con una serie sconsiderata di operazioni sul credito, su crediti che venivano scontati e rivenduti decine di volte prima di poter essere realizzati.
Ciò significa, in altre parole, che il capitalismo finanziario - e le banche che ne sono l' organo principale - funziona giocando sul credito - cioè sulla fede - degli uomini.
Ma ciò significa, anche, che l' ipotesi di Walter Benjamin, secondo la quale il capitalismo è, in verità, una religione e la più feroce e implacabile che sia mai esistita, perché non conosce redenzione né tregua, va presa alla lettera.
La Banca - coi suoi grigi funzionari ed esperti - ha preso il posto della Chiesa e dei suoi preti e, governando il credito, manipola e gestisce la fede - la scarsa, incerta fiducia - che il nostro tempo ha ancora in se stesso. E lo fa nel modo più irresponsabile e privo di scrupoli, cercando di lucrare denaro dalla fiducia e dalle speranze degli esseri umani, stabilendo il credito di cui ciascuno può godere e il prezzo che deve pagare per esso (persino il credito degli Stati, che hanno docilmente abdicato alla loro sovranità).
In questo modo, governando il credito, governa non solo il mondo, ma anche il futuro degli uomini, un futuro che la crisi fa sempre più corto e a scadenza.
E se oggi la politica non sembra più possibile, ciò è perché il potere finanziario ha di fatto sequestrato tutta la fede e tutto il futuro, tutto il tempo e tutte le attese.
Finché dura questa situazione, finché la nostra società che si crede laica resterà asservita alla più oscura e irrazionale delle religioni, sarà bene che ciascuno si riprenda il suo credito e il suo futuro dalle mani di questi tetri, screditati pseudosacerdoti, banchieri, professori e funzionari delle varie agenzie di rating.
E forse la prima cosa da fare è di smettere di guardare soltanto al futuro, come essi esortano a fare, per rivolgere invece lo sguardo al passato. Soltanto comprendendo che cosa è avvenuto e soprattutto cercando di capire come è potuto avvenire sarà possibile, forse, ritrovare la propria libertà. L' archeologia - non la futurologia-è la sola via di accesso al presente.

Fonte: http://crepanelmuro.blogspot.com/2012/02/se-la-feroce-religione-del-denaro.html


Du palle!





Fonte: http://vukicblog.blogspot.com/2012/02/du-palle.html


Le grandi cazzate della vita moderna!










Fonte: http://vukicblog.blogspot.com/2012/02/le-grandi-cazzate-della-vita-moderna.html


I FARMACI "UFFICIALI" CAUSANO OLTRE 750.000 DECESSI ALL'ANNO IN USA...

Source: NaturalNews.com article by Jessica Fraser - Prescription Drugs Kill More Than Terrorism. Background image Wikimedia commons, public domain.Oltre 750.000 persone muoiono in USA(United States) ogni anno, a causa di qualcosa che è molto popolare ma che non viene percepito affatto come pericoloso: la medicina moderna (modern medicine).

Secondo il rapporto redatto nel 2003 da Death by Medicine (Morte causa Medicina), ad opera dei medici Gary Null, Carolyn Dean, Martin Feldman, Debora Rasio e Dorothy Smith, 783.936 persone in USA muoiono ogni anno causa errori della medicina convenzionale (conventional medicine)

Insomma… l’equivalente di 6 aerei jumbo che si schiantano ogni giorno per tutto l’anno. Ma dove è l’attenzione dei media per questa tragedia? Dove è il sostegno governativo per fermare questi errori medici (medical mistakes ) prima che accadano?

Dopol’11 settembre ( 9/11) la Casa Bianca diede vita al Dipartimento di Sicurezza Nazionale (Homeland Security) creato per evitare attacchi terroristici sul territorio USA. DA quando è stato concepito gli sono stati versati milioni di dollari . Il budget 2006aveva assegnato 34.2 miliardi di dollari al Dipartimento, un cifra lievemente diminuita rispetto a quella del 2003 , di 37,7 miliardi
In realtà gli errori medici sno probabilmente superiori del 20 per cento rispetto a quelli che vengono riportati e questo perchè i medici ( doctors) temono ritorsioni per questi stessi errori.

(…) Il pubblkico sa che acacdono quetsi errori ma pensano siano insoliti, isolate eventi. Purtroppo, nell’accettare la medicina convenzionale, i pazienti (patients) continuano ad incamminarsi verso la primaria causa di morte (cause of death) in America.

Secondo la relazione iatrogena Usa del 1995, “Oltre 1 milione di pazienti in USA vengono feriti negli ospedali e circa 280.000 muoiono come risultato di queste ferite. (…) Questo dato risale a 10 anni fa quando l’America aveva 34 milioni in meno di cittadini e grandi scandali farmaceutici come quello del Vioxx dovevano ancora accaderer. Oggi, l’assistenza sanitaria (health care) comprende il 15.5 percento del PIL USA.

Gli Americani oggi hanno l’abitudine di risolversi i problemi in modo veloce , anche quando si tratta della loro salute. Percio’ si affidano molto alle medicine da prescrizione (drugs) per sistemare i loro problemi di salute e con molte probabilità che il medicinale prescelto porti con sè un sacco di effetti collaterali (side effects).

Il problema è che le medicine “ufficiali, da prescrizione non trattano le malattie, ma coprono solo i sintomi. I medici USA (physicians) danno assistenza allopatica, ovvero si occupano della malattia, non di curare. Quindi questa iperprescrizione di medicine e medicamenti, è pensata per trattare la malattia anzichè prevenirla. Poiché ci sono in giro cosi tante medicine, le reazioni avverse al farmaco sono persino troppo frequenti, cosa che porta ad un tasso di mortalità annuo da medicine prescritte, di 106.000. Si ricordi che questi numeri arrivano prima dello scandalo Vioxx.

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Il pubblico sembra credere genuinamente che le medicine pubblicizzate in tv siano sicure, nonostante la pletora di effetti collaterali elencati nel bugiardino, che spaziano dalla diarrea alla morte. I pazienti si sentono gratificati nel chiedere al loro medico di prescrivere loro una medicina che hanno sentito in tv, perché deve per forza essere sicura… altrimenti non verrebbe pubblicizzata…Nessuno si ricorda le pubblicità tv che descrivevano i miracoli del Vioxx? Ci si chiede quante vite sarebbero state risparmiate se le persone non avessero visto lo spot televisivo e non avessero di conseguenza richiesto al medico la prescrizione.

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La prima questione è il denaro ( money), ovvero la prima ragione che l’industria medica sembra non voler cambiare. Prescrivere piu’ farmaci e raccomandare piu’ interventi chirurgici (surgeries) significa fare piu’ profitti. Avere piu’ farmaci approvati dalla FDA, indipendentemente dalla loro sicurezza, significa piu’ denaro per le industrie farmaceutiche.

Cosi come è messo il sistema sanitario oggi, le aziende farmaceutiche i medici, sembra impossibile che vogliano rinunciare di guadagnare vagonate di soldi, anche se questo significa che migliaia di persone perdono la loro vita nel mentre.

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Ma c’è sempre un capro espiatorio: le aziende farmaceutiche condannano la FDA perchè approva i loro prodotti ed i medici possono fare lo stesso con i pazienti, che vogliono la medicina senza valutare propriamente le conseguenze e i rischi...

fonte: http://www.infowars.com/the-secret-behind-whitney-houstons-death/
sintesi e traduzione Cristina Bassi



Fonte: http://saluteolistica.blogspot.com/2012/02/i-farmaci-ufficiali-causano-oltre.html


ALIMENTAZIONE NATURALE E SALUTE A 360 GRADI

(Conferenza di Udine del 19/1/12 e Conferenza di Verbania del 15/2/12)

DA UNA INNOCENTE E SOBRIA CENETTA VEGANA A UNA SALA STRACOLMA

Buona serata a voi pubblico di Verbania, sia a chi ha appena terminato la cenetta vegana organizzata dall’ottimo Hotel Al Chiostro, e sia a chi è venuto soltanto per ascoltare la conferenza. Verdure crude in pinzimonio (insalata belga, ravanelli, sedani, finocchi, peperoni), carciofi scottati, bagna cauda vegana, e risotto col radicchio trevigiano. Niente male davvero. Abbiamo apprezzato la sobrietà, la semplicità e l’innocenza degli alimenti. Siete in oltre 150 e la saletta non ha altre sedie da offrire. Un plauso a Paolo Caruso, alla Marica e a chi si è sobbarcato le fatiche organizzative di questo nostro incontro che parla di alimentazione e di salute.

DI QUA O DI LA’ MA SEMPRE VIVI

Già dirci “Ciao” è segno di presenza e di efficienza, segno di essere vivi e vegeti. Se poi sia meglio scoppiare di salute, o invece essere in attesa di passare a nuova vita per riprendere il cammino evolutivo, o invece addirittura essere già nella parte invisibile e nell’al di là, non ci è dato di sapere con certezza.

IL NOSTRO CAPITALE KARMICO

Volenti o nolenti, atei o teisti, noi umani, presi uno per uno, non siamo dotati solo di determinate caratteristiche fisiognomiche e caratteriali, ma portiamo con noi una ragione di essere, una motivazione, una collocazione, una provenienza e una destinazione, un passato e un futuro travalicanti. Siamo cioè impegnati in una corsa a tappe con tanti bei traguardi da superare. Questo è poco ma sicuro. Non chiedetemi la formula dimostrativa e non chiedetemi il perché.

NON C’E’ ALTERNATIVA ALL’ACCETTAZIONE DI NOI STESSI

“Vorrei la pelle nera”, cantava Nino Ferrer, negli anni ’70. Per quanto generati da un padre e da una madre, apparteniamo al nostro filone multi-esistenziale. Magari vorremmo essere diversi, neri anziché bianchi, alti anziché bassi. Magari vorremmo dei lineamenti diversi e non è raro che ci facciamo dei lifting o che indossiamo delle maschere. Per quanto cerchiamo di svincolarci, di sgarbugliarci, di sbarazzarci di noi medesimi, non riusciamo a farlo.

UN LUNGO PERCORSO EVOLUTIVO

Qualcuno cerca di esorcizzare i momenti negativi e i dispiaceri della vita annegandoli nell’alcol o nella droga, ma non ne salta fuori. Siamo legati indissolubilmente al nostro intersecolare percorso evolutivo, fatto di vite utili e di vite malandate, di spezzoni fecondi o sprecati, di azioni positive o negative, di alti e di bassi, di promozioni e retrocessioni.
Chiamatelo destino, fato o karma, restiamo legati ad esso, ed abbiamo pure la responsabilità di evolvere e di procedere. Chi si ferma è perduto. Abbiamo il compito di migliorare, di mettere vicino altri mattoni per completare la nostra crescita karmica.

INTERSTELLARI SPIRITI A VELOCITA’ SUPERFOTONICA

Pare che, raggiunta la perfezione, conseguita la laurea spirituale con centodieci e lode, non avremo più bisogno di ulteriori prove e di ulteriori reincarnazioni. Pare che solo allora potremo capire tutto e diventare padroni di tutto. Non più planetari e terreni, non più supertopi da fogna terrestre, ma interstellari, esseri spirituali liberi di viaggiare da una galassia all’altra a velocità superfotonica, a velocità del pensiero, a velocità istantanea, 1000 volte quella della luce.

CI SONO MARGINI DI MIGLIORAMENTO

Se le cose stanno così, c’è ben poco da ridere, e c’è davvero di che rimboccarsi le maniche. Proprio per il fatto di essere qui in carne ed ossa, in spirito e sentimenti, in patente e carta d’identità personale, significa anche che siamo esseri imperfetti ed in sofferenza. Ciclisti staccati e sbuffanti in attesa di affrontare e superare irte salite, di tagliare nuovi traguardi. Esseri in riparazione, con un karma da completare. Altro che banalità infernali e paradisiache, caro Dante. Più purgatorio che altro.

LA QUADRATURA DEL NOSTRO CERCHIO PERSONALE

Diamoci tutti da fare per vivere bene, per morire bene, per rinascere bene. Il nostro è insomma un mosaico imperfetto, dove manca ancora qualcosa. Cerchiamo di fare il salto di qualità. Cerchiamo di guadagnare questi minuti di abbuono, questi bonus per la quadratura del nostro cerchio esistenziale. Cerchiamo di diventare esseri non solo prestanti muscolarmente, ma soprattutto esseri spirituali e liberi dal condizionamento materiale, privi di gambe che fanno male, di schiene che tormentano, di polmoni che non respirano, di stomaci che non digeriscono, di intestini che non assimilano, di pineali che non vivacizzano, di tiroidi che non regolano e di membri che non induriscono.

L’ALIMENTAZIONE NATURALE NON PUO’ NON ESSERE ANCHE SPIRITUALE

Queste considerazioni sul karma sono determinanti, se vogliamo capire il significato di “Alimentazione Naturale e Salute a 360 gradi”. Ho detto 360 gradi, non 260 o 348. Nulla deve sfuggire. Se siete venuti stasera per conoscere le qualità organolettiche del carciofo, del succo d’arancia e della crema di avena, ve lo do io il succo d’arancia! Faccio come il brillante Beppe Grillo delle origini, quello del “Ve la do io l’America”.

LA SALUTE FISICA RIMANE BASILARE

Significa forse che la salute fisica va in secondo piano? Assolutamente no. La salute sottopelle e soprapelle rimane fondamentale. Ce lo ricorda Erofilo, fondatore della Scuola Medica di Alessandria nel 300 AC. “Quando manca la salute, la saggezza non vale, l’arte non si può esercitare, la forza della mente e dello spirito latita, e la ricchezza non ha alcun valore”.

COS’E’ POI LA SALUTE?

Ma, a parte il “mens sana in corpore sano” cos’è poi questa salute? Ce lo ricorda Orazio (65 AC - 9 AC). “Se stai bene di stomaco e di petto, e se non sei tormentato da gotta e mal di schiena, tutte le ricchezze del re non potrebbero aggiungere niente alla tua felicità”. Pare un concetto riduttivo e semplicistico, ma non lo è affatto. Orazio ha fatto centro. “La salute umana parte dal colon”, è il titolo di una mia tesina da rileggere. E’ datata 24/6/10 e gli dà pienamente ragione.

I FAVOLOSI TEMPI DI ORAZIO

Erano, quelli di Orazio, tempi in cui la salute era tenuta sul palmo della mano. Roma imperiale era vissuta per secoli senza un farmakon e senza una farmacia, senza l’ombra di un singolo medico. Era una Roma carica di preziose e fresche eredità derivate dagli Egizi e dai Greci, dalla scienza vegana, umanitaristica ed animalistica di Pitagora, dai principi salutistici di Ippocrate (“Primo, non spaventare e non nuocere”, “Secondo, l’aria pura e il cibo naturale siano il tuo basilare alimento e medicamento”, “Terzo, nessun veleno serva a curare un malato”).

QUANDO LA SAGGEZZA ERA ALL’ORDINE DEL GIORNO

Era una Roma pagana ma straordinariamente intrisa di saggezza, memore com’era di Zenone e di Epicuro, di Socrate, Aristotele e soprattutto Platone (428-348 AC). “Non si può curare la testa senza il corpo, né tanto meno il corpo senza l’anima”. “L’anima è un capitale spirituale che passa attraverso una pluralità di corpi, arricchendosi ed evolvendo”.
Questa era gente di livello decisamente superiore, non distratta dal consumismo e dagli spot pubblicitari, ma votata e concentrata a conoscere se stessa.

I DESTINI PARALLELI DI GRECIA E ITALIA

Si era all’ombra del Partenone e dell’Olimpo. Non era la Grecia pomposa dell’armatore Aristotele Onassis, e ancor meno quella odierna di Papademos, derelitta e declassata per i suoi impagabili 300 miliardi di debito pubblico, al pari poi dell’Italia di Monti, che non ha affatto le sembianze di quella del Colosseo, di quella di Giulio Cesare Augusto o di Marco Aurelio.

UN PASTO SI’ E QUATTRO NO, RESPIRAZIONISTI PIU’ PER FORZA CHE PER SCELTA

Coi suoi 1800 miliardi di debito pubblico statale e 35 miliardi di debito delle amministrazioni locali, con lo stato italiano che spende più di quanto incassa, coi dipendenti pubblici che, sommati ai pensionati sono 20 milioni (il doppio degli abitanti totali della Grecia che sono 11 milioni), e con oltre 4 milioni tra disoccupati in cerca di lavoro e sfiduciati che non lo cercano nemmeno, la Grecia è in stato di bancarotta e noi no. La Nuova Dieta Mediterranea incombe su di noi: “Un pasto sì e quattro no”, scrive Beppe Grillo in “Tutto quello che non sapete è vero”. Tea Edizioni-Milano.

LA STRAORDINARIA FIGURA DI DIOGENE

Ma non lasciamoci abbattere dalle disgrazie contemporanee. Restiamo con la Grecia di allora, che era quella di Diogene di Sinope 400 AC, il filosofo più acclamato che, di notte, dormiva sotto una botte rovesciata e, di giorno, girava la città con una lampada accesa alla ricerca di un vero uomo. Quello che al sovrano Alessandro Magno, venuto a trovarlo per curiosità e postagli la domanda “Posso fare qualcosa per te?”, rispose con un “Sì mio Imperatore, puoi fare davvero molto. Spostati, che mi stai togliendo la luce del sole!”

IL CRUDISMO DI LUCREZIO

I problemi di allora non erano necessariamente diversi da quelli odierni. Tito Lucrezio Caro (99 AC- 55 AC), nel suo Rerum Natura, rimpiange i tempi trascorsi e si rammarica come il cibo cotto sia stata la causa dell’indebolimento progressivo della razza umana e dell’accorciamento della vita, e ricorda come gli atleti ateniesi e i guerrieri spartani si nutrissero esclusivamente di fichi, di nocciole, di pinoli, di cicorie, di lupini e di grani abbrustoliti. Stava svanendo evidentemente l’era pura del carciofo, del finocchio, del cavolo, del dattero, delle bietole, del pane e delle banane.

COME SA DI SALE IL PANE ALTRUI

Mille anni dopo, la salute viene ancor meglio definita da Dante (1265-1321). Stare bene per lui significa non dover mangiare il pane al tavolo dei potenti, troppo salato, troppo indigesto e troppo illiberale. Stare bene significa pure non essere fatti per vivere come bruti, ma per seguire “virtute ed canoscenza”.

PAPI CLEMENTI E SEVIZIE ABERRANTI

Ancor meglio fa Giordano Bruno (1548-1600), l’empio bestemmiatore bruciato vivo su ordine di Ippolito Aldobrandini, un papa chiamato paradossalmente Clemente VIII. “La divinità discende sino alle cose minime per la comunicazione di se stessa”, “Credere che siamo mossi e toccati solo dalle cose visibili e materiali è stupidità manifesta”, “Non posso pentirmi poiché non ho nulla di cui pentirmi”, frasi come queste, dette in tempo di Inquisizione, erano cibo spirituale di portata eroica. Non gli portarono benessere terreno ma una morte orribile a Campo de’ Fiori in Roma.

“VERRA’ GIORNO IN CUI”, VALE ALMENO QUANTO LA GIOCONDA

E Leonardo (1452-1519)? Non si accontenta di realizzare opere sbalorditive per ingegno e preveggenza, disegnando aerei, elicotteri, sommergibili, automobili e motociclette, quando non esistevano nemmeno i materiali per tali realizzazioni. Non si limita a lasciarci il sorriso ammaliante ed impenetrabile della Gioconda, ma ci trasmette un monito imperativo: “Verrà giorno in cui l’uccisione di un singolo animale sarà giudicata orrendo delitto”.

L’ULTIMO MACELLO DI VOLTAIRE

E’ solo muovendoci su questa traccia che possiamo ritrovare il bandolo della matassa, e comprendere cosa vuol dire “salute a 360 gradi”. Essere sani a 360 gradi significa amare a 360 gradi. E Francois-Marie Arouet de Voltaire (1694-1778), pur provenendo dal paese destinato poco dopo a inventare la funesta ghigliottina, seppe dire al mondo che “L’uomo non avrà pace, salute e felicità, fin quando non sarà cancellata la vergogna dell’ultimo macello”, mettendoci sopra uno spiazzo fiorito e una lapide marmorea con scritto “In questo posto di sevizie, di torture e di indicibili sofferenze, sono stati sgozzati da mani umane, in modalità allucinanti, milioni di creature sane, giovani e desiderose solo di essere rispettate e lasciate libere di vivere in pace”.

UNA ENNESIMA TIRITERA FILOSOFICA?

“Ma come”, mi direte, “siamo venuti qui a trattare di reni che non filtrano, di sangue che non circola e di adrenali che non stimolano, e siamo ridotti a sorbirci una noiosa tiritera filosofica?”
Ma, scusatemi, stiamo sì o no parlando di salute? Cos’è salute se non benessere, se non porsi in armonia con se stessi e con quanto sta intorno?

CAPIRE LA NOSTRA INTERIORITA’ NON E’ TEMPO PERSO

Cerchiamo la felicità vera o una sua caricatura come la gratificazione egoistica, il rifugiarci nel nostro antropocentrismo, nella nostra meschinità, nella nostra piccolezza materialistica.
La mediocrità non è una soluzione, ma una ennesima sabbia mobile che ci imprigiona e non ci libera dai nostri conflitti e dalle nostre angosce. Per capire quello che siamo, dobbiamo scoprire cosa abbiamo dentro sotto la scorza, dobbiamo capire cos’è che ci muove, cosa vogliamo nell’intimo ed esteriormente.

IL NOSTRO REBUS ESISTENZIALE

“Se facciamo chiarezza su questo punto”, dice il grande J. Krishnamurti (1895-1986), “non abbiamo bisogno di peregrinare alla ricerca di maestri, di guru, di religioni, di chiese e di nuovi profeti”.
Posso cercare rifugio nelle illusioni, nel danaro, nello sport, nella politica, nella competizione sociale. Posso venerare qualcuno, struggermi di dolore per i miei peccati o per i miei morti. Posso pregare, accendere ceri e candeline ma, se ignoro me stesso, non risolverò mai il mio rebus esistenziale. Il punto è che l’uomo sta in eterna fuga, in costante alienazione da se stesso.

PIU' FUGGIAMO DA NOI STESSI E PIU’ DIPENDIAMO DAI GURU

Se non comprendiamo appieno la nostra struttura mentale-emozionale. Come possiamo con l’azione concreta produrre un cambiamento, una scossa nella società paralizzata e sclerotica in cui viviamo? Che serve affannarsi, leggere, studiare, meditare? Possiamo girare la Terra in lungo e in largo, possiamo scalare il K2 e affrontare il mare gonfio e in tempesta, possiamo incontrare gli Osho Rajneesh, i Sai Baba, i Dalai Lama e le venerabili Ching Hai ma, alla fine, dobbiamo sempre tornare su noi stessi.

ESSERE ACRITICI VUOL DIRE SOSTENERE I SOPRUSI

Fin quando viviamo acritici e collusi in un consesso mondiale, nazionale e locale fondati sull’avidità, sull’invidia, sul consumismo, sulla sopraffazione del forte sul debole, dell’armato sul disarmato, del legale sull’illegale, dell’azzeccagarbugli sul paesano, del dottore sul comune mortale, del bipede sul quadrupede, dell’impallinatore sul volatile, del marinaro sul marino, non si fanno passi avanti né con la salute a 360 gradi né col nostro percorso karmico.

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE, DEL PIU’ FURBO E DEL PIU’ CATTIVO

La società tende costantemente a cristallizzarsi, ad ossificarsi. Tende alla staticità e al consolidamento delle abitudini che diventano comportamenti aberranti e leggi del più forte, del più furbo e del più cattivo. Dobbiamo costruire qualcosa di nuovo. Costruire non significa solo imitare e replicare, ma tirar fuori le nostre forze migliori, la nostra intelligenza creativa depurata da ogni istinto cinico di prevalenza.

SERVE UNA RIVOLUZIONE NEI VALORI

Il cancro della società umana è l’imitazione, l’impecorirsi, l’adeguarsi alla mediocrità, quello che porta all’obbedienza acritica, all’autoritarismo dei peggiori despoti. Non possiamo peraltro ritirarci dal mondo e vivere in isolamento. Quello non è conoscere se stessi. La conoscenza di noi stessi si realizza in rapporto dinamico con gli altri e con l’ambiente. La vera rivoluzione non è di sinistra o di destra, ma è una rivoluzione di valori.

SVINCOLARSI DAI DOGMI

La conoscenza di noi stessi è l’inizio della saggezza, della felicità, della autorealizzazione, della salute. Ma conoscersi per quel che si è veramente richiede una mente eccezionalmente vigile, svincolata da qualsiasi dogma o credenza.

SVUOTARE IL CERVELLO DALL’INUTILE CIARPAME

Essere creativi non significa necessariamente dipingere quadri, scrivere poesie, fare dei goal spettacolari, correre i 100 metri in 9 secondi, per quanto lodevoli queste performance possano risultare. Essere creativi significa saper annullare il proprio sé, svuotare il proprio cervello da ogni concetto-spazzatura e diventare ricettivi.

LA TAZZA E’ UTILE QUANDO E’ VUOTA

Vogliamo tutti essere qualcosa di diverso. Il basso vuole diventare alto, il peccatore vuol diventare santo, il carampano vuole risvegliare gli antichi ardori come ai bei tempi, Bill Clinton vuole diventare vegano e noi gli diamo comunque il benvenuto, soprattutto quando distribuirà in autentica beneficienza (e non in Scientology) tutti i miliardi accumulati con la farsa Aids.
Una tazza è utile solo quando è vuota. La stessa cosa succede alla mente. Se siamo già strapieni di certezze, di convinzioni, di dogmi, di asserzioni apprese meccanicamente, avremo una mente nozionistica, mnemonica e ripetitiva, ma non spumeggiante e creativa.

ORA SI’ CHE POSSIAMO PASSARE AL MOTORE E AL CARBURANTE

Dettovi quanto sopra, tiro finalmente un sospiro di sollievo e mi ritengo soddisfatto. Ora posso anche parlare di carote e di radicchio. Ora ho la sensazione di essere andato al nocciolo e al concreto. Conoscere se stessi implica diventare esperti non solo della nostra anima, ma anche del nostro motore e del nostro carburante.

UN NON PLUS ULTRA CHE MI LASCIA PERO’ DIVERSI DUBBI

Cos’è che fa bene all’uomo in fin dei conti? Qualcuno ha espresso una opinione interessante. “Tutto quello che non si mangia fa bene alla salute”. Ottima battuta. Quasi un invito al respirazionismo, al fachirismo e all’anoressia. Ho il massimo rispetto per chi riesce a vivere di aria, di acqua e di sole, e magari di qualche mela presa di soppiatto, tra una indigestione aerea e l’altra. Quanto alle performance pratiche e alla applicabilità sociale mi sia concesso più di qualche dubbio.

SE ABBIAMO DEGLI ORGANI E’ SENSATO FARNE BUON USO

La metto sul piano del buon senso. Se il creatore ci ha dato degli straordinari polmoni per respirare e un magnifico intestino per assimilare, vuol dire che entrambi devono essere adoperati. E questo vale per tutti gli organi del corpo umano. E’ la funzione che fa l’organo. Non adoperare significa mettere in disuso e in desuetudine, significa incapacitare ed arrugginire. Ci serve aria buona, acqua biologica, acqua leggera, cibo vivo, cibo innocente e compatibile, movimento e riposo, sentimenti e motivazioni, sole e ricarica elettromagnetica.

LE IDEE-CHIAVE DEGLI ALLIEVI DI SHELTON

Frank Sabatino è uno dei pochi maestri igienisti a vantare con Ralph Cinque, Alec Burton e pochi altri ancora di essere stato allievo diretto di Herbert Shelton. Meglio degli altri ha sintetizzato le idee-chiave dell’igiene naturale moderna. Stabilito che le tre carenze alimentari più comuni, a parte l’acqua biologica, sono le fibre naturali, i fitonutrienti colorati (licopene, flavonoidi, carotenoidi, antocianine, resveratrolo, ecc) e gli antiossidanti.

FORMULA VINCENTE IN 7 PUNTI

Per accontentare i cacciatori di dritte salutistiche, Sabatino ci ha elencato una sua formula vincente in 7 punti, dove le carni non vengono nemmeno citate, trattandosi di non-cibi:

1) Eliminare prodotti caseari e zuccheri.
2) Incrementare drasticamente frutta, vegetali, noci, legumi freschi (riduttori di radicali liberi).
3) Masticare bene e lentamente (così si mangia di meno e aumenta la qualità della nutrizione).
4) Dormire meglio (la carenza di sonno aumenta i dolori muscolari, provocando azione anti-insulinica e sbalzi zuccherini).
5) Ridere di più. Un bambino sano ride 400 volte al giorno, noi adulti solo 15 volte. Dove sono finite le altre 385 volte? Ridere abbassa la pressione sanguigna e rafforza il sistema immunitario.
6) Stare di più assieme agli altri, evitando folle ed assembramenti, trovando modo di stare soli con noi stessi, ma accettando la vita sociale.
7) Voler più bene a noi medesimi, che non significa essere egoisti ma porre semmai le basi indispensabili per amare il nostro prossimo.

VALE ANCHE IL PASSO DOPO PASSO

Ralph Cinque, pure lui di origini italiane, si associa a quanto sopra e invita tutti a concentrarsi nel cambiamento radicale delle abitudini distruttive come fumare, bere alcolici, bere the e caffè, consumare proteine animali, essere schiavi di doping, di vaccini, di farmaci e di integratori. Cinque è il teorico della tolleranza, del compromesso e del passo dopo passo. “Non è indispensabile essere totalmente e immediatamente vegani per usufruire dei benefici del veganismo”. Fissiamo, come obiettivo prioritario, l’inserimento di una bella mangiata di frutta e di verdure crude ogni giorno. Poi, da cosa nasce cosa”.

LE DRITTE DELL’IGIENE NATURALE

Dritte simili arrivano da altri igienisti americani, come Alan Goldhamer e Joel Fuhrman, e riecheggiano i concetti classici di origine pitagorica ed ippocratica, e quelli divulgati in tutta Europa dalla nostra formidabile Scuola Medica Salernitana:

- La salute è sempre risultato di un vivere salubre.
- Il corpo auto-guarisce, a condizione che gli diamo la possibilità di farlo (cosa che i medici raramente amano fare e mettere in pratica).
- L’obiettivo dell’igiene non è quello di intervenire sul sintomo, ma sempre e solo di rimuovere le cause di malattia.

SCIENZIATI DELLA SALUTE E DELLA MALATTIA REALE

Spesso, il termine “igiene naturale” non viene compreso nel modo giusto, ed è per questo che gli igienisti dell’ultima generazione amano chiamarsi scienziati della salute e della malattia reale, lasciando ai medici l’esclusiva della tecnica chirurgica e farmacologica, l’esclusiva della cura sul sintomo, la logica gestione del pronto soccorso. Chiaro che l’igiene naturale reclama e pretende liberalizzazione del settore salute.

MONOPOLISMI ED ESCLUSIVE LEGALI NON FANNO BENE ALLA SALUTE

La salute è troppo importante per essere lasciata in esclusiva a chiunque, e soprattutto a una corporazione medica che, nei fatti, si sta dimostrando più brava ad ammalare, a diffondere malattie iatrogene o medico-causate, più che a guarire o a permettere di auto-guarire. L’obiettivo costante per noi è sempre quello. Uno stile di vita alimentare e comportamentale di alta qualità, capace di dare il buon esempio agli altri e di garantire a chi lo pratica uno stato di massimo benessere.

LE MUCCHE NON HANNO MAI FATTO MALE A NESSUNO

Geni incompresi, scienziati incompresi o cialtroni incompetenti e fenomeni da baraccone? Se andate a leggere le malelingue, potrei cavarmela stasera e sempre con qualche muggito. Muuh, muuh, e poi darvi un saluto, visto che vengo accusato di dire vaccate. In realtà, i muuh delle mucche nulla hanno di negativo, di scadente e di analfabetico, mentre le ignobili voci di certa gente suonano di vuoto e di rotto, scadendo negli insulti gratuiti e da latrina.

VADO FIERO DEL MIO COGNOME

Non conosco ovviamente i nomi veri e tantomeno i cognomi di questa gente dai modi inurbani e dalle menti contorte. Non pensino di essere esenti dai lazzi. Si chiamassero Casini direbbero casinate, si chiamassero Monti direbbero montate. Troppo facile ironizzare sui cognomi. Del mio cognome vado comunque fiero. Potrei anche essere cugino di Brenda Vaccaro, considerata una delle migliori star di Hollywood.

LA SCIENZA NON-MEDICA DELLA SALUTE STA FORSE AVENDO TROPPO SUCCESSO?

Non mi risulta di darmi arie leonardesche o galileiane. Sono persona normalissima alla ricerca della verità come la gente che mi segue, e che io seguo ed assecondo a mia volta. Non sarà che a qualcuno dà fastidio il successo auto-terapeutico ed il crescente interesse per la scienza non-medica della salute?

LA SPAZZATURA HA I SUOI STRENUI DIFENSORI

Capisco che parlare contro la spazzatura alimentare e culturale che ci circonda, contro il sangue e la caseina, contro lo zucchero industriale e il caffè, contro i farmaci e le vaccinazioni, contro il cotto sistematico e gli integratori, contro le diete Mediterranee e a Zona, contro le Dukan e le Tisanoreiche possa provocare anche reazioni spropositate e palesi tentativi di demolizione personale.

GENEROSI CON L’AVVERSARIO, ENTRO CERTI LIMITI

A parte le mie dure critiche oggettive, porto rispetto per l’avversario come persona, anche se sbaglia. Non do del falso alla gente senza conoscerla, senza dire il come, il dove e il perché. La mia inquadratura pitagorica mi impone di essere generoso con l’avversario. Ma c’è un limite a tutto. Accetto ed apprezzo la critica, ma qui si tende a sforare il tetto della cattiveria gratuita e della maleducazione.

MEDICI CIARLATANI E MEDICI DIVINI

Questo è un mondo bislacco che funziona a titoli, a discriminazioni, a ghetti. Un mondo manicheo suddiviso in buoni e cattivi, in divini e sgangherati, in legali e abusivi, in medici e ciarlatani.
Medici ciarlatani? Tantissimi. Se ciarlatano significa vendere merce corrotta, tale merce abbonda più in ambito medico che fuori. Medici divini? Sì, ce ne sono non pochi, e godono pure della mia sperticata ammirazione.

L’ESEMPIO DI PARACELSO

Theophrastus Bombastus von Hohenheim, detto Paracelso (1493-1541), pur essendo di nobili origini, oltre che medico e docente in Basilea e poi in Germania, massimo esponente storico del naturalismo tedesco, non ebbe alcun timore a dichiarare in un congresso chirurgico che il meglio delle sue conoscenze lo aveva appreso dai barboni, dai boia, dai barbieri e dalle prostitute, e non certo dai laboratori di chimica, dalle sale di anatomia e dalle aule di medicina.

LIBERTA’ DI SCELTA TRA SPAZZATURA E QUALITA’

Il titolo originale del mio best-seller del momento, non era “Alimentazione Naturale” ma “Il ferro, l’enzima, l’anima”, a conferma del fatto che alimentazione non è soltanto il cibo materiale, ma tutto quello che mettiamo dentro nel corpo, nella mente e nell’anima. Ognuno è libero di fare le sue scelte tra la spazzatura e la qualità.

C’E’ PURE CHI AMA IL MATTATOIO, IL VIAGRA E IL BRODO OSPEDALIERO

Non è certamente vietato optare per la sporcizia e la barbarie del mattatoio, per i cibi devitalizzati, per lo zucchero papale e dopante dell’Eridania, per il rapporto sessuale Viagra-assistito con triplo preservativo e scafandro associato, per la prevenzione a suon di vaccini, per le cure mediche, per il mangiare un po’ di tutto e bere litri di acqua, oltre che per i brodi ospedalieri non appena tutto va storto.

NON COLTIVIAMO AMBIZIONI DITTATORIALI

Non ci risulta di imporre le nostre posizioni a nessuno. Siamo al contrario per la libertà di informare e di contro-informare regime ci circonda, per poter cullare ambizioni inquisitorie e dittatoriali.. Troppi roghi abbiamo subito, troppi insabbiamenti stiamo notando, troppa diseducazione di

MINORANZA NUMERICA MA ARMONIA COL CREATO E CON NOI STESSI

Non possediamo del resto reti televisive, testate giornalistiche, chiese, governi, ministeri, scuole e partiti. Sappiamo contare da 1 a 10, per cui non nutriamo dubbi sul fatto di costituire una ristretta minoranza numerica. Abbiamo però un enorme vantaggio, ed è quello di sentirci in armonia col creato, con Madre Natura e, cosa non da poco, con la nostra coscienza.

UNA TESTIMONANZA VERACE E DIRETTA

L’intervento finale della Giovanna, 58 anni ora ben messi, che ha elencato al pubblico i risultati conseguiti in un anno di veganismo crudista tendenziale, ha fatto davvero scalpore.
Non tanto per i 35 chili persi, quanto per aver sconfitto decennali dipendenze da statine e da altri farmaci, per aver debellato ipertensione e psoriasi, e per aver acquisito una energia e un benessere mai conosciuti in precedenza. Ribadisco che non ci siamo messi d’accordo. Venne alla mia conferenza del 31/7/10 presso la Biblioteca Esoterica “Anima” di Milano, e l’ho rivista a sorpresa, e con grande piacere, qui a Verbania, assieme a suo marito. Non mi attribuisco guarigioni o meriti.

SUCCEDE ORMAI A OGNI CONFERENZA

Apprezzo che sia venuta qui a portare, in modo libero e spontaneo, il suo messaggio di affetto.
Succede abbastanza spesso. Mi fa pensare alla amica rumena Nikol, venuta a sorpresa alla conferenza di Roma del 22/9/11, a testimoniare la sua perfetta guarigione senza farmaci e senza interventi dopo mesi e mesi di incubo continuo e di pressioni mediche per una asportazione mammaria ritenuta urgente ed inevitabile dai medici curanti (vedi mia tesina “Tumore, barriera e strumento del sistema immunitario”, della medesima data).

NIVES ABROSIO, UN NOME DA RICORDARE

Importate anche l’intervento contro lo zucchero e l’aspartame, e purtroppo mi sfugge il nome dell’autrice. Non mi sfugge invece il nome della bravissima Nives Abrosio, giovane mamma vegana di Verbania, nonché autrice di un libro davvero formidabile come “Cucina Etica Regionale, Editrice Sonda-Casale Monferrato (sonda@sonda.it), che consiglio vivamente al pubblico.

UNA PICCOLA ENCICLOPEDIA CULINARIA VEGAN-REGIONALE

Tantissime ricette regionali riviste e riproposte in chiave vegan, illustrate magnificamente. Una enciclopedia orientativa vegan di oltre 500 pagine. Qualcosa di troppo sbilanciato a favore del cotto? Direi di no, se uno ha presente con sufficiente convinzione la concezione vegan-crudista che non manca pure all’autrice, e che trova in questo testo un corredo e un supporto, più che una concorrenza. Basta usare il mio schema vegano-crudista tendenziale e inserire a piacere qualche ricetta come seconda portata, dopo il primo a base di verdure crude. La Nives mi ha onorato della sua presenza, e auguro alla sua opera tutto il successo che si merita.

Valdo Vaccaro

Fonte: http://valdovaccaro.blogspot.com/2012/02/alimentazione-naturale-e-salute-360.html


Se tre anni vi sembrano pochi… Le proposte del PD sul mercato del lavoro

Sembra ormai di poter dire che nella trattativa sulla riforma del mercato del lavoro il PD intenda muoversi nel perimetro definito da due proposte elaborate negli anni scorsi dai suoi parlamentari: 1) il disegno di legge n. 2000/2010 presentato dal sen. Nerozzi, che prevede l’istituzione del “contratto unico di ingresso” (CUI); 2) la proposta di legge n. 2630/2009 - presentata dall’on. Madia, sostenuta tra gli altri da Cesare Damiano, che mira ad introdurre il “contratto unico di inserimento formativo” (CUIF). La tesi spesso ripetuta in queste settimane è che ciascuna delle riforme proposte consentirebbe di ridurre la precarietà estendendo ai neoassunti, sia pure dopo un periodo iniziale, le attuali tutele contro i licenziamenti illegittimi, inclusa la reintegrazione prevista dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ma è davvero così? Per cercare di capirlo esaminiamole da vicino.



Il CUI è un nuovo tipo di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato la cui principale caratteristica è la possibilità concessa al datore di lavoro per un periodo massimo di tre anni - la cd. “fase di ingresso” - di effettuare un licenziamento senza che il lavoratore possa ricorrere in giudizio, salvi i casi di licenziamento disciplinare, discriminatorio o determinato da un “motivo futile totalmente estraneo alle esigenze proprie del processo produttivo”, come ad esempio il tifo calcistico o l’antipatia personale, rispetto ai quali continuerebbe ad applicarsi l’attuale normativa. Tale riduzione della tutela giudiziale verrebbe compensata dall’obbligo di corrispondere al lavoratore un modesto indennizzo, pari a cinque giorni di retribuzione per ogni mese di prestazione. Al termine della fase di ingresso, il datore di lavoro dovrebbe necessariamente decidere se licenziare il lavoratore e corrispondergli l’indennizzo maturato, oppure mantenere in vita il rapporto di lavoro. In quest’ultimo caso inizierebbero ad applicarsi integralmente le attuali tutele, inclusa la reintegrazione prevista dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.



Secondo gli autori del disegno di legge, il passaggio del lavoratore alla fase della stabilità del CUI sarebbe molto probabile in virtù dell’interesse del datore di lavoro a non perdere l’investimento effettuato nella sua formazione (investimento per il quale non viene in realtà previsto alcun obbligo). Si tratta di un’argomentazione assai poco convincente, specie se riferita ai lavoratori adibiti a mansioni che non richiedono un particolare addestramento. Verosimilmente, molti di questi verrebbero licenziati e costretti ad iniziare altrove una nuova fase di ingresso (terminata tale fase non è ovviamente consentito assumere una seconda volta con il CUI il medesimo lavoratore). Eppure è soprattutto a questa tipologia di lavoratori che la nuova forma contrattuale si rivolge. Per coloro che percepiscono retribuzioni anche soltanto medie vengono infatti previste altre possibilità di impiego: 1) con il contratto a termine, ogniqualvolta la retribuzione superi i 25.000 euro lordi annui (poco meno di 1.400 euro netti per 13 mensilità), anche se la posizione è a tempo indeterminato (il carattere temporaneo della prestazione è richiesto solo in caso di retribuzione inferiore a quel limite); 2) con il rapporto di lavoro autonomo continuativo, di lavoro a progetto e di associazione in partecipazione, ogniqualvolta la retribuzione lorda annua superi i 30.000 euro (circa 1.600 euro netti per 13 mensilità), un limite ridotto della metà per i primi due anni di iscrizione alla gestione separata INPS.



Con la proposta Nerozzi un giovane alla prima esperienza lavorativa potrebbe avere perciò di fronte a sé cinque (o anche più) anni di precariato con lo stesso datore di lavoro: due da collaboratore, se inizialmente guadagnasse più di 15.000 euro lordi l’anno, e tre come dipendente assunto con il CUI. Al termine di tale periodo potrebbe essere licenziato e costretto ad iniziare altrove una nuova fase di ingresso, oppure, se percepisse circa 1.400 euro netti mensili potrebbe essere assunto per altri tre anni con un contratto a termine, nonostante il carattere ormai palesemente non temporaneo della prestazione. Alla fine di questo periodo nulla gli assicurerebbe ancora l’assunzione a tempo indeterminato. Potrebbe infatti vedere interrotto il rapporto di lavoro, o se fosse tanto bravo da meritare una retribuzione di 1.600 euro netti mensili potrebbe venir impiegato come collaboratore dal suo stesso datore di lavoro, esattamente come otto anni prima.



In sintesi, si può dire che la proposta Nerozzi crei due forme di precarietà: una per i lavoratori con una retribuzione bassa e costante nel tempo, molti dei quali sarebbero in tutta probabilità costretti a cambiare frequentemente occupazione senza mai raggiungere la fase della stabilità prevista dal CUI; un’altra per i lavoratori con una retribuzione moderatamente crescente, o comunque relativamente più elevata, che potrebbero avere un rapporto più duraturo con lo stesso datore di lavoro, rinunciando però di fatto alle tutele contro i licenziamenti illegittimi. Chi raggiungerebbe allora la fase della stabilità? Molto probabilmente solo i lavoratori difficilmente sostituibili, che nessuno già oggi si sognerebbe di definire precari.



Veniamo ora alla proposta Madia, secondo la quale il lavoratore verrebbe di fatto assunto a termine per un periodo compreso tra un minimo di sei mesi ed un massimo di tre anni (la cd. fase di “abilitazione”, con durata predeterminata dai CCNL), senza tuttavia godere di molti dei diritti e delle tutele oggi previste dal contratto a tempo determinato.



In primo luogo, durante la fase di abilitazione il lavoratore non verrebbe equiparato ai lavoratori a tempo indeterminato né per il trattamento economico né per quello previdenziale. A parità di inquadramento, il lavoratore assunto con il CUIF percepirebbe una retribuzione nettamente inferiore (viene previsto un livello minimo pari al “65 per cento della retribuzione di riferimento”). Essa aumenterebbe via via che venissero raggiunti gli obiettivi formativi fino al conseguimento della parità con il suo livello di riferimento entro la fine del periodo di abilitazione, secondo i tempi stabiliti dal CCNL. Inoltre, il datore di lavoro che dimostrasse l’effettivo svolgimento dell’attività di formazione godrebbe di sensibili sgravi contributivi, che l’attuale sistema previdenziale tradurrebbe in altrettante riduzioni delle future prestazioni. Infine, mentre il recesso del datore di lavoro dal contratto a tempo determinato, fino alla data di scadenza indicata all’assunzione, è ammesso solo per giusta causa (non è previsto il giustificato motivo, oggettivo o soggettivo), la proposta Madia prevede che nella fase di abilitazione il datore di lavoro possa recedere addirittura ad nutum (senza obbligo di motivazione, con il solo rispetto dei termini di preavviso). Una simile possibilità non viene oggi concessa neppure nei confronti degli apprendisti, esposti al libero recesso del datore di lavoro soltanto alla fine del periodo di tirocinio. Al termine dell’abilitazione, il datore di lavoro non avrebbe alcun obbligo di assunzione a tempo indeterminato, potendo interrompere il rapporto con il solo obbligo di un preavviso di almeno sessanta giorni.



Per incentivare la trasformazione a tempo indeterminato del contratto vengono previsti ulteriori e più consistenti sgravi contributivi (che comportano ulteriori e più consistenti tagli alla pensione del lavoratore) per un periodo esattamente pari a quello di abilitazione, detto stavolta di “consolidamento professionale”. In aggiunta all’ovvio divieto di riassumere il lavoratore con il CUIF viene previsto che si possano stipulare nuovi contratti di questo tipo solo se non se ne siano interrotti più della metà nei due anni precedenti. Tale vincolo non è tuttavia particolarmente stringente. Consente infatti di sostituire ogni anno la metà dei lavoratori assunti con la nuova forma contrattuale. Il datore di lavoro sarebbe perciò sostanzialmente libero di sfruttare permanentemente i vantaggi della fase di abilitazione senza mai assumere a tempo indeterminato.



È dunque ragionevole ritenere che anche con la riforma Madia i lavoratori facilmente sostituibili sarebbero costretti a cambiare frequentemente occupazione. I blandi vincoli all’utilizzo dei rapporti di collaborazione, di lavoro occasionale e a progetto (vietati solo per le basse qualifiche, da definirsi in sede di contrattazione nazionale), rendono inoltre probabile per i lavoratori di qualifica media e medio-alta l’instaurarsi di rapporti di lavoro più duraturi, ma di nuovo al prezzo di rinunciare alle tutele oggi previste per i dipendenti.



Di fronte a simili scenari appaiono del tutto secondari sia il ritorno al sistema delle causali per il contratto a tempo determinato sia la tanto propagandata abrogazione di alcune forme contrattuali (il lavoro intermittente e ripartito, l’apprendistato professionalizzante e per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione, il contratto di inserimento, il contratto di formazione e lavoro).



Sia concessa un’ultima considerazione. Le forme contrattuali proposte dal PD - il CUIF in modo particolare - presentano delle similarità con il contrat nouvelles embauches (CNE) francese. Introdotto nell’estate del 2005 dal Governo de Villepin, il CNE prevedeva che nei primi due anni (il cd. période de consolidation) il datore di lavoro potesse effettuare un licenziamento senza doverne specificare i motivi, corrispondendo un indennizzo al lavoratore licenziato. Sia la magistratura francese che l’International Labour Organization hanno dichiarato contraria al diritto internazionale del lavoro la durata di due anni della fase iniziale del CNE, costringendo infine il Governo di centrodestra a fare marcia indietro. I dirigenti del PD sembrano invece in grado di convincere gli italiani che neppure tre anni sarebbero troppi. Evidentemente aveva ragione Agnelli: per le controriforme bisogna rivolgersi al centrosinistra.



*Università di Roma “La Sapienza”


Fonte: http://www.economiaepolitica.it/index.php/lavoro-e-sindacato/se-tre-anni-vi-sembrano-pochi-le-proposte-del-pd-sul-mercato-del-lavoro/


Pannacotta

Ingredienti per 4 porzioni: dl 1 panna fresca, g 300 miele, 1 limone, 4 fogli colla di pesce, g 50 cioccolato fondente, noci, pinoli e frutta candita (per decorare)


Fate bollire per 5 minuti, mescolando, metà della panna, la buccia di limone e il miele.
Togliete dal fuoco, eliminate la buccia e aggiungete la colla di pesce, precedentemente tenuta a mollo e ben strizzata.
Battete a neve la panna rimanente, incorporate quella cotta e versate in quattro bicchieri di vetro bagnati.
Metteteli in frigo per almeno 4 ore.
Ricoprite con miele, cioccolato fuso, frutta secca e candita.

Fonte: http://cucinanaturale.blogspot.com/2012/02/pannacotta.html

venerdì 24 febbraio 2012


Spinaci



Della famiglia delle Chenopodiaceae, sono diffusi in tutto il mondo.
Coltivati in Italia in varie regioni (tra cui Puglia e Toscana), gli spincaci contengono una grande varietà di vitamine (A, B, C, D, F, K e P).
Ricchi di diversi minerali, sono validi alleati degli anemici e, grazie a un blando effetto lassativo, anche per chi soffre di stipsi.

Di recente si è scoperto che la luteina, contenuta in buona quantità nelle foglie, apporta rilevanti benefici alla vista, mentre l'elevato contenuto d'acido folico rafforza il sistema immunitario.
Ingrediente passepartout: dai ripieni per la pasta ai contorni per carni e pesce, dalle torte di verdure a polpette e sformati.
L'importante è pulirli con cura: ai mazzetti vanno eliminate le foglie ingiallite, quindi con un coltellino si separano le foglie dalla base e vanno lasciati a bagno per 15 minuti circa in abbondante acqua fredda e risciacquati altre due volte.

Per lessarli, è consigliabile utilizzare l'acqua dell'ultimo risciacquo e una volta cotti andrebbero consumati subito.
Lavati e asciugati si conservano comunque per 2-3 giorni in frigorifero, chiusi in sacchetti di plastica.
Per congelarli, occorre prima lessarli e strizzarli con cura.


Fonte notizia: News febbraio 2012

Fonte: http://cucinanaturale.blogspot.com/2012/02/spinaci.html


account e saldo


Fonte: http://gavavenezia.blogspot.com/2012/02/account-e-saldo.html


cento giorni di Monti


Fonte: http://gavavenezia.blogspot.com/2012/02/cento-giorni-di-monti.html


Come si abbattono i regimi

di Giulietto Chiesa - da Megachip.

Raramente scrivo recensioni. In genere, quando non sono costretto a farlo da ragioni di convenienza, o per soddisfare le pretese di autori molto insistenti, scrivo di libri che mi piacciono, o che intendo proporre ad altri lettori perchè li ritengo utili, o perchè offrono angoli visuali originali.
In questo caso il libro in questione non mi è piaciuto per niente. Anzi l’ho trovato irritante. Il suo autore è sostanzialmente un poveraccio (intellettualmente parlando s’intende), che esce come un pulcino inzuppato di ideologia – intesa come falsa coscienza – dalla lavatrice del pensiero unico. Un esegeta, dunque, della Matrix in cui ha vissuto, del tutto incapace di vedere i suoi confini. Una specie di protagonista da “Truman show”, ma privato di ogni possibilità di redenzione.
Perchè ne scrivo, dunque? Perchè – come avrebbe detto Leonardo Sciascia – il contesto che rappresenta è straordinariamente interessante, ricco di informazioni su come si pensa, cosa si pensa, come si agisce nei centri della sovversione, quei posti dove vengono elaborate le vere strategie e tattiche rivoluzionarie dei tempi moderni. Tempi in cui, per essere precisi, le rivoluzioni le fa il Potere, non i rivoluzionari d’un tempo, non i mitici anarchici, non i popoli, non i partiti, non i soviet, o comunque si siano chiamati in passato, fino al secolo XX incluso.
E qui è subito opportuna una serie di notazioni non a margine. Forse utile per quei lettori che ancora pensano, appunto, con le categorie dei tempi andati; di quelli che, non essendosi aggiornati, non avendo fatto alcuno sforzo per capire quali cambiamenti sono intervenuti nei rapporti di forza, nelle dinamiche economiche e sociali, nei sistemi di informazione e comunicazione, nelle tecnologie della manipolazione, continuano ad applicare le teorie rivoluzionarie dell’epoca delle lotte di classe così come fu descritta, e creata, a partire dalla rivoluzione francese.
Ma queste note a margine, che sono la ragione vera per cui scrivo queste righe, potrebbero forse servire anche per coloro che rivoluzionari non sono, e non intendono essere, ma che semplicemente non hanno mai provato a cimentarsi intellettualmente con il problema del Potere. E, essendo totalmente impreparati a farlo, non sono capaci di capire come il Potere agisce per mantenere se stesso. Con quale ferocia, un Potere – ferocia tanto più grande quanto più grande è questo potere – usa gli strumenti dei quali dispone. Il Potere non è mai “dilettante”. E’ un mestiere. E agisce sempre per la vita o per la morte.
Ora gl’intellettuali sono spesso inclini a ragionare proiettando sugli altri la loro visione del mondo. Quando lo fanno sulle persone prive di potere commettono sempre dei guai, ma talvolta questi guai sono di secondaria importanza, perchè le persone normali non hanno potere. Ma quando questa proiezione si esercita nei confronti del Potere, essa può divenire esiziale, sia per chi la fa (cioè per gl’intellettuali stessi), sia per chi ci crede, cioè per i lettori dei loro libri, dei loro scritti, dei loro articoli, delle loro conferenze.
gene-sharp-come-abbattereSe dunque tu cercherai di descrivere una lotta politica del Potere contro i suoi antagonisti come se fosse una partita di scopone, probabilmente finirai male (soprattutto se sei dalla parte degli oppositori al Potere). Il quale non gioca a carte, se si sente in pericolo: liquida, squalifica, esclude, se necessario uccide. Questo dettaglio sfugge alla gran parte degl’intellettuali e a quasi tutti i giornalisti. Quelli, tra questi ultimi, cui non sfugge, di regola si mettono dalla parte del Potere e così smettono di giocare a carte anche loro. Gli altri, i maggiormente stupidi, continuano a giocare a carte, essendo spesso utili a impedire a tutti gli altri di capire cosa fa il Potere. Questo spiega perfettamente perchè il libro di Gene Sharp è stato scritto: per loro.
Ovvio che con quelle categorie interpretative autoreferenti, non solo non si può vincere niente, ma non è più nemmeno possibile capire chi attacca e chi si difende, dov’è il campo di battaglia, chi sono i contendenti. Quando si discute con questi orfani della ragion politica non è difficile rendersi conto, per esempio, che questo vacuum quasi assoluto di analisi porta spesso costoro a pensare di essere all’offensiva su inesistenti tenzoni, mentre stanno subendo sconfitte clamorose nei campi reali dove la battaglia è in corso, ma dove loro non ci sono. Appunto perché sono altrove. I mulini a vento sono ciò che vedono questi Don Chisciotte modernissimi. La differenza tra loro e il loro prototipo consiste in un solo, enorme dettaglio. Quello della Mancia sognava per conto proprio. Questi sono stati ipnotizzati dal Potere, e vengono condotti per mano dove questo vuole.
Il libro è, in sostanza, la descrizione di come l’Impero, morente, diventa sovversivo per difendersi. E’ un manuale della “rivoluzione regressiva”: l’unica rivoluzione esistente, che segnerà gli ultimi decenni che precedono il crash finale di questo sistema. Il quale, non avendo più futuro, è costretto a pensare a ritroso. E lo fa utilizzando l’ultimo strumento che ha a disposizione: le tecnologie. E’ per questo che riesce ad apparire moderno agli occhi di milioni di giovani, che – immersi come sono nella Grande Piscina dei Sogni e delle Menzogne – non riescono a guardare “fuori” e a vedere la complessità della manipolazione cui sono soggetti.


genesharp
L’autore si chiama Gene Sharp e non è un ragazzino, visto che è classe 1928. Come abbia vissuto fino ai giorni nostri è faccenda non misteriosa. Basta guardare su Wikipedia la sua modesta carriera di sovversivo.
In questa specialità emerge al termine di una lunga vita nell’ombra, pubblicando un libro il cui titolo originale – “From Dictatorship to Democracy” – richiama subito alla memoria Francis Fukuyama, quello della “fine della storia”. L’editore italiano è Chiarelettere, per altri aspetti benemerito, ma in questo caso completamente abbacinato anch’esso dall’ideologia imperiale.
I confini di Matrix, come sappiamo, sono vasti e appiccicosi. Nell’ultima di copertina l’editore italiano ci informa che Sharp “è ritenuto tra i principali ispiratori delle rivoluzioni che stanno sconvolgendo il mondo arabo”. Definizione riduttiva. In realtà Gene Sharp (diciamo la sua scuola di pensiero, sebbene chiamarla in questo modo faccia correre qualche brivido nella schiena) è l’ispiratore di tutte le esportazioni della democrazia americano-occidentale dell’ultimo trentennio. Di quelle innescate e vinte, come di quelle tentate e perse. E’ bene ricordarlo, perchè nonostante il Potere sia l’unico rivoluzionario esistente, non è detto che le rivoluzioni che tenta le vinca tutte. Qualche volta le perde.Comunque Sharp è il profeta, appunto, delle “rivoluzioni regressive”. Per questo merita tutta l’attenzione da parte nostra, di noi che siamo le sue vittime, i suoi bersagli.
Lui, di sè, dice: “Ero a Tien an men quando i carri armati ci sono venuti addosso” (La Repubblica, 17 febbraio 2011). Capito dove stava? Forse era lui quel giovanotto che fermò la colonna dei carri armati sotto l’Hotel Pechino. A quanto pare fu dappertutto. C’era lui dovunque sorgessero le rivoluzioni , come i funghi, specie dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Sicuramente Gene Sharp era anche quel rude picconatore che sgretolava a martellate il famoso Muro di Berlino. E’ stata la sua tavolozza a fornire i colori delle varie rivoluzioni del ventennio passato, da Belgrado a Tirana, a Pristina a Kiev, a Tbilisi. Quando Gene Sharp non era presente di persona, sembra di capire che “ispirava” da lontano.
Il libro risulta tradotto in quasi trenta lingue, sicuramente in arabo, in russo e in cinese. E si capisce il perché, leggendolo. Perché le centrali sovversive guardano già a Mosca e San Pietroburgo, a Pechino e Shanghai. Si capisce anche che contenga qualche contraddizione, come accade a tutti i bestsellers.La tesi centrale del libro è che ogni dittatura può essere abbattuta, “purchè la ribellione nasca dall’interno”. Ovvero: purchè sembri che essa nasca dall’interno.
Viene in mente subito la Libia. E, ai giorni nostri, la Siria, o anche la Russia.
Infatti Gene Sharp spiega subito che, per nascere dall’interno, se non ci arriva da sola, la ribellione, deve “essere ispirata” da qualcuno. Ecco: il libro di Sharp è un manuale per formare gli “ispiratori”. Per questo – ma Sharp non lo dice – è sufficiente avere molti soldi, a decine e centinaia di milioni. Infatti, queste ribellioni avvengono di regola – così è stato fino ad ora – nei luoghi dove i redditi sono bassi, più bassi, e dove il denaro è l’arma principale per “ispirare”. Senza questo “differenziale” di ricchezza, non c’è ispirazione che tenga. E il primo suggerimento da dare agl’ingenui che non conoscono il Potere è proprio quello di chiedersi: come mai gl’«ispirati» che Gene Sharp cerca sono tutti nei paesi che soffrono di quel differenziale?
Non sarà che, ad essere «ispirati», sono gl’intellettuali dei paesi più poveri? Con i proventi di quel differenziale si possono finanziare centinaia e migliaia di borse di studio, di grants per professori universitari, che accorreranno nelle università britanniche, americane, francesi, tedesche, nei think-tank occidentali, dove verranno educati in piena libertà ad amare solo i valori occidentali, e dove vedranno aprirsi autostrade per le loro carriere future. In patria dopo la vittoria, all’estero in caso di sconfitta. E’ così che si delinea il provvidenziale aiuto dall’esterno. C’è, per questo, e opera da decenni, una possente rete di istituzioni specificamente ad esso destinate, costruite, finanziate. Da “Giornalisti senza frontiere”, solo per fare qualche esempio, ai vari Carnegie Endowment for International Peace, agli Avaaz che raccolgono firme a tutto spiano, e che a volte sembrano davvero delle centrali missionarie, moralizzatrici, libertarie, ecologiche, verdi, comunque molto colorate. Ci sono, per questa bisogna, radio come Free Europe, Radio Liberty, Deutsche Welle e via elencando. Ci sono televisioni satellitari, una marea di siti web, che sono impinguate di piccoli eserciti di “ispiratori” dall’esterno, che trasmettono incessantemente, foraggiano, spingono, descrivono le lotte per i diritti umani, per la democrazia; che fissano le scadenze delle rivoluzioni, delle “primavere”, degli aneliti alla libertà d’impresa, al mercato.
Se, per esempio – com’è accaduto recentemente – il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deve votare una risoluzione di condanna del governo siriano che troverà il veto di Russia e Cina, ecco che l’”ispirazione” giungerà puntuale a muovere tutti i media occidentali perchè annuncino stragi in diverse città siriane. Mancheranno fonti attendibili e conferme, ma basterà per questo pubblicare i dati forniti da Avaaz, non si sa come raccolti, oppure quelli di Al Jazeera e di Al Arabiya, la cui attendibilità è ormai pari a quella della CNN, cioè uguale a zero. Non insisterei su tutti questi noiosi dettagli se non avessi assistito di persona alle modalità con cui sono state finanziate e organizzate lerivoluzioni colorate in Jugoslavia, in Ucraina, in Georgia, in Cecoslovacchia, e prima ancora con il meraviglioso prototipo di Solidarność in Polonia, che ebbe come “ispiratore” principale, sotto il profilo ideologico e finanziario, niente meno che il Vaticano del – per questo – beatificato Karol Wojtyła.
Operazioni che, nel centro d’Europa, continuano tutt’ora attorno all’”ultima dittatura”, quella di Aleksandr Lukašenko in Bielorussia, accerchiata dalle radio e dalle televisioni che, pagate dall’Unione Europea, trasmettono dai territori appena conquistati del Prebaltico e della Polonia.
Naturalmente – sarà opportuno ricordarlo per prevenire le geremiadi di coloro che mi accuseranno di sostenere i dittatori più o meno sanguinari – in molti di questi casi le repressioni sono esistite ed esistono. Naturalmente la corruzione e la palese assenza di democrazia di alcuni di quei regimi esistono e sono esistite. Naturalmente esistono e sono esistite forme di resistenza dei diritti umani che meritano tutta la nostra solidarietà. Esse esistono, combattono in condizioni impari contro un Potere che è più forte di loro. Ed è appunto su di esse che si esercita l’”ispirazione” di cui scrive Gene Sharp. Ed essa può fare conto sulla potenza sterminata del denaro, quando è sterminato; ma anche sull’ingenuità dei destinatari. I quali, costretti come sono sulla difensiva, sono straordinariamente penetrabili alle forme più sottili, più innocenti, più “giustificabili”, di corruzione. E’ appunto maneggiando questa trappola che agiscono gl’”ispiratori” come Gene Sharp e i finanziatori che sono appollaiati sulle sue spalle.


otporarab
Dunque la prima cosa che occorre fare, per capire cosa è successo e succede in tutti i paesi che si trovano dalla parte bassa del differenziale di ricchezza, è osservare l’evoluzione che si verifica proprio nei movimenti di ribellione: cioè come essi sono prima della cura cui vengono sen’altro sottoposti dagl’”ispiratori”, e poi dopo. Questa analisi rivelerebbe curiose somiglianze tra la trasformazione che fu subita, per esempio, da movimenti come “Otpor”, a Belgrado e nella ex Jugoslavia, e la rinomata e ormai defunta “Rivoluzione Aarancione” in Ucraina. Si parte da qualche vecchio ciclostile, e si arriva con un contratto di insegnamento magari a Harvard. Resistere è difficile, per non dire impossibile. All’inizio sono “ispirazioni”, poi diventano ordini, ai quali è impossibile resistere. E più il differenziale è alto, più è facile trovare decine, poi centinaia, poi migliaia di sinceri, sincerissimi “ispirati”.
Hic Rhodus, hic salta. E’ qui che bisogna avere il coraggio e la forza di distinguere i diritti sacrosanti che vengono violati, dai profittatori politici esterni (o anche interni) che li utilizzano per fini di conquista. C’è un criterio abbastanza semplice per distinguere. Basta conoscere chi finanzia. Se, per esempio, ci sono buone ragioni per pensare che sia l’Arabia Saudita a comprare armi e a assoldare eserciti, ecco che si può stare certi che, appoggiando una data rivolta, non si lavora al servizio della democrazia e dei diritti, bensì si sostiene la barbarie e l’oppressione.
Ti mostreranno il contrario, naturalmente. E’ il loro mestiere. Lavorano per questo, ben pagati, 24 ore al giorno, tutti i giorni. Esempi preclari di questa circostanza sono l’UCK del Kosovo e la rivolta siriana. Nel primo caso fu un intero esercito a essere organizzato, finanziato, istruito, appoggiato da fiumi di denaro provenienti da Riyād, da Washington, da Berlino, dalla Nato. E non è un caso se il governo di Pristina che ne è emerso è un covo di criminali, le cui mani insanguinate vengono strette ora con calore a Bruxelles, in pieno ludibrio di ogni diritto umano e di ogni principio europeo di libertà e di rispetto dei diritti umani.


siriebel
L’altro esempio è ora sotto i nostri occhi in Siria, dove l’evidenza mostra un intreccio complesso ma trasparente di aiuti esterni, ai ribelli provenienti da Israele, dalla Turchia, dall’Arabia Saudita, dagli Stati Uniti d’America. Non sono singole unità, sono centinaia, e poi migliaia di stipendi, di prebende, di consiglieri, di esperti. E poi, quando non bastassero i consigli e si dovesse fare ricorso alla forza, è la volta degli eserciti mercenari. E, quando essi vanno al potere e vincono, segue una lunga scia di sangue, di violenze, di vendette, di illegalità e di soprusi. E, dunque, si può essere certi che, in caso di caduta del regime di Bashar el-Assad, quello che verrà dopo non sarà certamente il trionfo della libertà e dei diritti umani. Si veda il caso, di nuovo, della Libia appena liberata dal “sanguinario” dittatore Gheddafi e in preda a masnade criminali che erano già tali prima che il conflitto cominciasse e che ora sono divenute padrone.
Insomma basta applicare l’antica regola del cui prodest. Che non è criterio certo al 100%, ma che funziona, in politica, quasi sempre. Ovviamente usando norme di cautela elementari, come quella di stare sempre attenti che gli organizzatori delle provocazioni le costruiscono sempre utilizzando alla rovescia proprio il principio del cui prodest. Così, quando vi capiterà di trovarvi di fronte a un attentato terroristico qualunque, basterà che analizziate bene – per disinnescarlo - il cui prodest che vi viene offerto su un piatto d’argento. Per esempio quando qualcuno assassinasse Vittorio Arrigoni, e voi sentiste da tutti i mass media, all’unisono, la rivendicazione di un non meglio identificato “gruppo salafita”, con tanto di sito internet e musichetta rivoluzionaria araba, dovreste immediatamente pensare che gl’ispiratori sono stati – faccio un esempio a caso - i servizi segreti israeliani.
L’edizione italiana di Gene Sharp mette in caratteri minori il titolo inglese e offre una nuova titolazione: “Come abbattere un regime”, e come sottotitolo offre un condensato ideologico da cento tonnellate di peso: “Manuale di liberazione non violenta”. Come non applaudire? Qui, sommersi nella melassa libertaria, si possono intravvedere diversi contenuti complementari. Il primo è chiarissimo: noi siamo la democrazia, la libertà e la verità. Dunque abbiamo il diritto, se non addirittura il dovere, si insufflarla dictator-chaplinsugli altri. Meglio se negli altri. Chiunque si opponga al trionfo dei nostri ideali è parte del “Male”.
I dittatori sono tutti brutti e cattivi, e sono tutti gli altri: quelli che contrastano il Bene. Chi non li combatte con sufficiente convinzione è un alleato del Male.
Perchè esistano i dittatori, da dove vengano, come si siano formati, se abbiano qualche legittimità, se siano stati un prodotto della storia, chi li ha portati al potere, se siano stati nostri amici e alleati, se siano capi di stato o di governo riconosciuti dalle Nazioni Unite, se abbiano quindi diritti riconosciuti dalla comunità internazionale, se abbiano ragioni da rivendicare, di carattere storico o di emergenza, tutte queste sono questioni che non meritano di essere neppure prese in considerazione. Essi infatti sono “oppressori di popoli”. I quali popoli,ipso facto, vengono sussunti all’interno del nostro sistema di valori. Essi, cioè, hanno i nostri desideri, i nostri impulsi, i nostri bisogni, le nostre aspirazioni. La storia, le diverse storie dei popoli vengono, come per incanto, cancellate. E, come passo successivo immediato, occorre immaginare per loro conto quale dovrà essere la forma di governo che essi devono avere.
Il secondo contenuto implicito è questo: loro, i dittatori, sono violenti; noi, i democratici, dobbiamo essere non violenti. Purchè, naturalmente, il dittatore non riesca a mantenere soggetto il suo popolo. Nel caso ci riesca, poichè noi abbiamo deciso che può farlo solo grazie alla violenza, allora saremo autorizzati a esercitare a nostra volta la violenza. O, per meglio dire, saremo autorizzati a “ispirare” l’uso della violenza da parte degli oppressi contro il “dittatore” che, nel frattempo avremo già definito “sanguinario”, autore di “massacri indiscriminati”. E, giovandoci del differenziale a nostro favore, incluso quello mediatico, saremo riusciti a far diventare dominante la nostra narrazione degli eventi in tutto il mondo esterno.
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Dunque, se vi sarà violenza, questa sarà interamente da attribuire alla “sacrosanta” reazione popolare alla “repressione” del dittatore. S’intende che questa “sacrosanta” reazione popolare sarà armata e organizzata mediante il differenziale di armi, munizioni, organizzazione, informazione, tecnologia. Ma saranno comunque i pacifici manifestanti per la libertà a usare le armi contro il sanguinario dittatore e i suoi scherani. E i morti saranno tutti, indistintamente pacifici cittadini, la popolazione civile innocente. Va da sé, inutile ricordarlo, che effettivamente la popolazione civile morirà in grande quantità. L’essenziale è che i racconti e i filmati assegnino la responsabilità degli eccidi esclusivamente al dittatore sanguinario e ai suoi scherani. Che magari sono effettivamente scherani e sanguinari, ma che avranno la malasorte di essere considerati gli unici criminali che agiscono sul terreno.
Sarà utile non dimenticare che, mentre noi - che stiamo sulla parte alta del differenziale, e che leggiamo le cronache dalle nostre alture - applaudiremo alla rivolta pacifica dei popoli oppressi presi di mira dai dittatori efferati che abbiamo preso di mira, altri dittatori, proprio lì a fianco, insieme ai loro scherani sanguinari, saranno lasciati in piena tranquillità a opprimere i rispettivi popoli, godendo, nel fare ciò, del nostro più cordiale appoggio e sostegno. Questo dettaglio – lo ricordo di passaggio – viene sempre dimenticato dagl’intellettuali amanti dei diritti umani che ci stanno intorno e a fianco. E, se glielo fai ricordare, si irritano accusandoti di cambiare discorso. Infatti uscire dalla narrazione delmainstream significa, per loro “cambiare discorso”. E, a pensarci bene, per chi conosce solo la narrazione del mainstream, uscirne anche solo per un attimo significa cambiare discorso.
Ma procediamo oltre. A questo punto il paese astratto che stiamo considerando si trova già in piena guerra civile. Il movimento di protesta ha già ricevuto le necessarie istruzioni per l’uso per colpire i “talloni d’Achille” di quel determinato regime. Perchè Gene Sharp sa perfettamente che ogni regime ha i suoi talloni d’Achille che, se bene individuati e colpiti, potranno farlo crollare di schianto. Da qualche parte, possibilmente in un paese confinante, si trova già un’avanguardia bene organizzata, bene collegata con l’interno, bene integrata con il sistema informativo occidentale, capace di usare al meglio i social networks (tutti sotto il controllo e la guida dei centri di analisi occidentali). Non sarà mica stato casuale se,all’inizio del 2011, poco dopo l’avvio della cosiddetta “primavera araba”, Obama e Hillary Clinton convocarono proprio i chief executive officers dei principali social network, di Google, Facebook, Yahoo and companies? Per la verità quest’ultima è una evoluzione tecnologica che Gene Sharp non include nel suo manuale. Il libro è stato scritto prima che essa diventasse utilizzabile su larga scala e, sotto questo profilo, appare datato.
Ma il manuale di Sharp ha un pregio indubbio, quello di aiutarci a capire bene i meccanismi tradizionali, quelli che sono stati usati negli ultimi decenni e che – si può essere certi - non usciranno di moda. Adesso in Siria, superata la fase dell’innesco della guerra civile, non c’è più nemmeno bisogno di fingere che, a combattere, siano solo i pacifici dimostranti armati oppositori del regime di Bashar el-Assad. Ora si dice apertamente che centinaia di agenti americani, sotto la guida di David Petraeus, attuale direttore della Cia, sono impegnati a reclutare, in Iraq, miliziani delle tribù di confineperchè vadano a combattere in Siria. La stessa cosa avviene attraverso la frontiera turca, dove agiscono i contingenti militari provenienti da Bengasi di Libia, comandati dai leader fondamentalisti islamici che, con l’aiuto della Nato, hanno abbattuto il regime libico. E, dalla frontiera libanese, agiscono le bande del deputato di Beirut Jamal Jarrah, reclutatore di mercenari per conto dell’Arabia Saudita, uomo che fa da cerniera tra il pincipe Bandar, da un lato, e dall’altro – attraverso il nipote Ali Jarah – i servizi segreti israeliani.
Come dire: da un lato i dollari a camionate, dall’altro i migliori consiglieri militari e i più evoluti sistemi di intelligence di tutto il Medio Oriente. Si aggiungano le bande di commandos che già da mesi operano dentro i confini siriani, con l’obiettivo specifico di uccidere Bashar e i suoi più stretti collaboratori, di collocare bombe, di far saltare gli oleodotti.
Sarebbe evidente, il tutto, se i pubblici occidentali lo sapessero. Ma non lo sanno, perchè la cronaca è scritta all’incontrario. E i “diritti umani” della popolazione siriana sono giù stati avvolti nello stesso sudario in cui è imbavagliata ogni verità. Ma gl’intellettuali occidentali, insieme ai giornalisti, e assieme a una certa dose omeopatica di pacifisti, credono di sapere. L’esistenza del sudario non riescono nemmeno a immaginarla. Sentenziano con l’aria di farci sapere che “a loro non la si fa”. Pensano di essere più intelligenti – avendo letto qualche romanzo giallo, o perfino avendolo scritto – dei professionisti che lavorano a tempo pieno per conto di un Potere che non sta giocando a carte.
Così, m’è venuto in mente, usando un altro gioco, di provare una mossa del cavallo. Cioè di andare a vedere, in retrospettiva, cosa avvenne, una ventina d’anni fa, in Lituania. Anche lassù, molto lontano dal Medio Oriente, ci fu un inizio di guerra civile, quando l’Unione Sovietica stava per crollare. I lituani volevano l’indipendenza, e avevano diritto di chiederla. C’era un genuino movimento popolare che si batteva per questo. Fu sufficiente un inizio. Poi tutto si concluse con la sconfitta dell’Impero del Male. Ci furono una ventina di morti a Vilnius, quando le truppe russe e il KGB occuparono la torre della televisione. L’accusa cadde su Gorbaciov, sui russi, i cattivi di turno, che furono accusati di avere sparato a sangue freddo sulla folla.
butkeviciusQuell’episodio è diventato il momento fondante della Repubblica indipendente di Lituania, ora uno dei 27 paesi dell’Unione Europea. Ma adesso sappiamo che tutta quella storia fu scritta da altre mani, ben diverse da quelle del “popolo lituano”.
Lo racconta ora Audrius Butkevičius, che divenne poi ministro della difesa della repubblica, e che, quel 15 gennaio 1991, organizzò la sparatoria.
Fu una operazione da servizi segreti, predisposta, a sangue freddo, con l’obiettivo di sollevare la popolazione contro gli occupanti.
Chiedo al lettore di sopportare la lunga citazione dell’intervista che venne pubblicata nel maggio-giugno 2000 dalla rivista “Obzor” e che è stata recentemente ripubblicata sul giornale lituano “Pensioner”. Sarà una fatica non inutile, perchè coronata da una preziosa scoperta, che ci aiuterà a capire diverse cose del libro di cui stiamo parlando.
«Non posso giustificare il mio operato di fronte ai familiari delle vittime – dice Butkevičius, che allora aveva 31 anni – ma davanti alla storia io posso. Perchè quei morti inflissero un doppio colpo violento contro due cruciali bastioni del potere sovietico, l’esercito e il KGB. Fu così che li screditammo. Lo dico chiaramente: sì, sono stato io a progettare tutto ciò che avvenne. Avevo lavorato a lungo all’Istituto Einstein, insieme al professor Gene Sharp, che allora si occupava di quella che veniva definita la difesa civile. In altri termini si occupava di guerra psicologica. Sì, io progettai il modo con cui porre in situazione difficile l’esercito russo, in una situazione così scomoda da costringere ogni ufficiale russo a vergognarsi. Fu guerra psicologica. In quel conflitto noi non avremmo potuto vincere con l’uso della forza. Questo lo avevamo molto chiaro. Per questo io feci in modo di trasferire la battaglia su un altro piano, quello del confronto psicologico. E vinsi».

Spararono dai tetti vicini, con fucili da caccia, sulla folla inerme. Come hanno fatto in Libia, come hanno fatto in Egitto, come stanno facendo in Siria.

Adesso avete capito. Gene Sharp era là, in spirito. Fu lui che insegnò a Butkevičius come vincere, “trasferendo la lotta sul piano psicologico”. Peccato che, lungo la strada, morirono 22 persone innocenti. Ma, “di fronte alla storia”, cosa pretenderanno i nostri difensori dei diritti umani?
Il libro di Sharp va dunque letto sotto un’altra luce. Ed è, sotto questa luce, un’opera geniale. E’ stato scritto proprio per le giovani generazioni, che sono ormai totalmente prive di ogni memoria storica, già omologate dalle televisioni, ora intrappolate nei social network, che non hanno mai fatto politica, che sono digiune di ogni forma di organizzazione. Per questo è scritto con sconcertante semplicità, per essere compreso da un ragazzo o una ragazza della scuola media: per introdurli nella lotta politica e psicologica rese possibili dai tempi moderni, ma in modo tale che siano strumenti non in grado di capire ciò che fanno e per chi lavoreranno. E’ un manuale per organizzare la “sovversione dall’interno”, di tutti i paesi “altri” rispetto all’America e all’Europa; per armare, con la “non violenza” le quinte colonne che devono far cadere tutti i regimi che sono esterni al “consenso washingtoniano”.
Questa operazione ha un solo “tallone d’Achille”. Che si potrebbe vedere, come fosse fosforescente, non appena si strappasse il tendaggio principale: l’assioma indiscutibile che “noi siamo la democrazia”. Perché capiremmo tutti che la ribellione “non violenta”, che suggerisce Sharp, può essere diretta contro i nostri oppressori “democratici”, che hanno trasformato la democrazia in una cerimonia manipolatoria e senza senso. Potremmo anche noi attuare tutti i suggerimenti di Sharp: dileggiare i funzionari del regime, fare marce, boicottare certi consumi, esercitare la non collaborazione generalizzata, attuare la disobbedienza civile.
In realtà, a ben pensarci, grazie professor Sharp, lo stiamo già facendo. Solo che non abbiamo, a sostenerci, i mercenari pagati con i denari dell’America. E possiamo anche noi citare, come fa Sharp, il deputato irlandese Charles Stewart Parnell (1846-1891) : “Unitevi, rafforzate i deboli tra voi, organizzatevi in gruppi. E vincerete”.
Solo che questa nostra democrazia è molto più subdola delle dittature. E dobbiamo sapere che, quando cominceremo ad abbatterla, per costruirne una vera, magari tornando alla nostra Costituzione, non avremo nessun aiuto dall’esterno.


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Fonte: http://pino-cabras.blogspot.com/2012/02/come-si-abbattono-i-regimi.html

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