lunedì 19 novembre 2012

Cancellieri: “Il permesso di seppellire De Pedis in S. Apollinare? Arrivò dalla Cei”


Il ministro dell'Interno risponde con una lettera all'interrogazione di Walter Veltroni che chiedeva conto della sepoltura del capo della banda della Magliana nella basilica. "Fu il cardinal Poletti a firmare l'autorizzazione". I nuovi documenti trasmessi all'autorità giudiziaria. L'avvocato della famiglia del boss della Magliana: "I familiari non si opporrebbero a un eventuale spostamento della tomba"

La basilica di S.Apollinare
Il permesso per seppellire il capo della banda della Magliana nella chiesa di Sant’Apollinare arrivò direttamente dalla Cei. E’ stato infatti il cardinal Ugo Poletti il 10 marzo 1990 a rilasciare il “nulla osta della Santa Sede alla tumulazione della salma”. Così scrive il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri in una lettera a Walter Veltroni che aveva presentato un’interrogazione sulla questione.
La basilica di S. Apollinare, rileva il ministro, “non è territorio dello Stato del Vaticano” ma gode di un “particolare regime giuridico, definito dalla Corte Costituzionale ‘privilegio di extraterritorialità” che si traduce “nel riconoscimento alla Santa Sede della facoltà di dare all’immobile “l’assetto che creda, senza bisogno di autorizzazioni o consensi da parte di autorità governative, provinciali, comunali italiane”.
Nella lettera del ministro Cancellieri si ammette che ieri pomeriggio sono stati acquisiti documenti che hanno consentito di appurare una serie di circostanze. “In data 10 marzo 1990 il cardinal Ugo Poletti – scrive Cancellieri – rilasciava il nulla osta della Santa Sede alla tumulazione della salma di De Pedis nella Basilica di S. Apollinare”. Il 20 marzo 1990 “monsignor Pietro Vergari, attesta, nella qualità di Rettore della Basilica di S. Apollinare, che la stessa è soggetta allo speciale regime giuridico di cui all’articolo 16 della legge n. 810/29 sopra richiamato. E poi la famiglia De Pedis ottiene, in data 23 marzo 1990, dall’autorità comunale l’autorizzazione all’estumulazione della salma del congiunto dal Cimitero monumentale del Verano per il successivo trasferimento alla Basilica di S. Apollinare in Roma”.
“La famiglia De Pedis chiede nella stessa data, 23 marzo 1990, l’assistenza sanitaria per la traslazione della salma ‘nella Basilica di S. Apollinare Stato Città del Vaticano’. La famiglia De Pedis ottiene in data 24 aprile 1990 dalla autorità comunale l’autorizzazione al trasporto della salma del congiunto ‘da Roma a Città del Vaticano’”. Dei nuovi documenti, chiude la lettera, “è stata informata l’autorità giudiziaria”.
“La lettera del Ministro Cancellieri è molto importante – ha replicato lo stesso Veltroni – fissa dei dati che mutano l’analisi della situazione”. Secondo l’ex segretario del Pd lo status della “basilica di sant’Apollinare consente di mutare, senza autorizzazioni italiane, ‘l’assetto’, così evidentemente intendendosi opere sulla struttura dell’edificio che possono essere effettuate in deroga a permessi amministrativi. Come è ovvio non sono trasferibili a beni non extraterritoriali i benefici previsti per quelli che lo sono. Evidentemente dunque non poteva essere trasferita lì, senza l’ottemperanza alle leggi italiane, una salma traslata da un cimitero sul territorio del nostro paese”, aggiunge. “Il ministro conferma che nessuna autorizzazione di quelle previste dalla legge è stata rilasciata, mai. Anche in ragione del fatto che, secondo le leggi italiane per eseguire queste speciali sepolture è necessario che il defunto abbia acquisito in vita ‘speciali benemerenze’. E non è certo il caso del Signor De Pedis, capo della banda della Magliana”, sottolinea Veltroni. “Dunque questo è il primo profilo di evidente irregolarità della anomala procedura che ha portato alla incredibile decisione di seppellire il capo di una banda criminale in una delle Basiliche di maggiore importanza di Roma”, dice ancora Veltroni. “Ribadisco che per me De Pedis, come ogni cittadino, ha diritto ad una sepoltura dignitosa. Come gli altri. Non di meno, non certo di più – sottolinea – il ministro indica però dei nuovi documenti, ‘pervenuti ieri’ al Ministero. Secondo queste carte, del Comune di Roma, viene realizzata una clamorosa procedura”.
“E’ evidente ora – continua Veltroni – che per questa incredibile decisione si sono aggirate leggi nazionali e alterate le procedure di autorizzazione locale. Perché? Chi lo ha fatto?”, si chiede il parlamentare. Il Ministro, prosegue, “nella conclusione della sua lettera, fa una affermazione importante”: la decisione di informare l’autorita’ giudiziaria. “Chi, come me, ha fiducia nella magistratura sa che non sarà inutile. Se qualche passo in avanti si fa è merito in primo luogo della famiglia Orlandi, di quelle trasmissioni televisive e di quei giornali che non hanno mai smesso di cercare la verità”.
A sorpresa nel dibattito interviene la famiglia di De Pedis, attraverso l’avvocato. I parenti di “Renatino”, spiega il legale, non si opporrebbero a “un eventuale spostamento della tomba del loro congiunto, deciso dall’autorità giudiziaria o amministrativa”. E questo “per mettere fine una volta per tutte a polemiche inutili” e a quella sorta di “linciaggio mediatico che lo vuole per forza coinvolto nel sequestro di Emanuela Orlandi“. Lorenzo Radogna, legale della famiglia dell’ex boss della banda della Magliana, ribadisce che “al punto in cui siamo è davvero improprio parlare di giallo. L’articolo 16 del Concordato Stato-Vaticano stabilisce che ad alcuni immobili, tra cui la basilica di Sant’Apollinare, che insistono sul territorio italiano, la Chiesa può dare l’assetto che creda, senza bisogno di autorizzazioni o consensi da parte di autorità governative, provinciali o comunali italiane. L’autorizzazione del Campidoglio, dunque, non serviva, la sola necessaria era quella del Vicariato, e a darla fu il cardinal Poletti, ma anche questo è risaputo, i documenti sono noti, se ne è parlato tante volte anche in tv”.
Per l’avvocato “sarebbe anche forse il caso di ricordare che la tomba di De Pedis non si trova nella cripta ma nei sotterranei, in una stanzetta, direi un bugigattolo, chiuso da una porta. E se dovesse arrivare un provvedimento che preveda lo spostamento della salma, i familiari non farebbero storie. Anzi, ci stanno pensando seriamente. Gli stessi familiari, del resto, non si erano detti contrari all’apertura del sepolcro, quando sembrava che da quella apertura – ormai sfumata – dipendesse la soluzione di tutti i misteri”.


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