mercoledì 25 aprile 2012

Mario Monti, Primo Ministro di Francia

Il 20 Marzo di quest’anno, “012, l’autorevolissimo quotidiano economico e finanziario francese Les Echos, ha pubblicato un molto insolito articolo di fantapolitica, che simula un editoriale pubblicato a un anno più tardi, nel Marzo dell’anno prossimo. E che ipotizza una “soluzione Monti” per risolvere i gravissimi problemi della Francia.

Rivolto al pubblico francese, tale articolo ha soprattutto carattere polemico e di scherno nei confronti della classe politica raccolta intorno a Sarkozy. Esso però interessa anche i lettori Italiani – e per questo ne pubblichiamo qui di seguito la traduzione – perché getta ancora un po’ di luce sull’enorme consenso internazionale raccolto dal Senatore Mario Monti; consenso, ha giustamente scritto Lucia Annunziata, addirittura eccessivo, e che induce a riflettere sulla complessità del sistema di potere nel nostro paese.


Un italiano all’Hotel Matignon!

Il 20 marzo 2013 é stato il giorno più pazzesco della Quinta Repubblica.

Naturalmente, siamo ancora con la testa frastornata dai mercati finanziari scatenati contro le obbligazioni francesi, dal diktat di Angela Merkel, dalla mazzata di Jose Manuel Barroso. Ma per comprendere ciò che è accaduto ieri, basta in realtà ritornare ad un anno fà, anche se gli avvenimenti di allora sembrano ormai molto, molto lontani.

Ricordate ? Allora eravamo nel mezzo di una campagna elettorale del tutto surreale. La Francia faceva acqua da tutte le parti: deficit commerciale record, chiusure di fabbriche in serie, esplosione della disoccupazione, incapacità della politica di controllare la spesa pubblica se non con tagli che non potevano durare, aumento di popolarità del fenomeno (di estrema sinistra) Mélenchon. Eppure, anche i candidati considerati come i più seri parlavano di tutt’altre cose. Suggerivano nuove spese a pioggia, e ulteriori tagli alla spesa sociale, che avebbero dovuto essere controbilanciate da imposte rivelatesi rapidamente fasulle.

Ancora prima del secondo turno elettorale, il paese era immerso in una spessa nebbia politica, che il candidato Mo. Dem. François Bayrou aveva sintetizzato nella enigmatica parola d’ordine lanciata ai suoi elettori: « Voterò per il candidato che romperà con la rottura, e vi sfido a dirmi chi è ». La suspense durò tre giorni: la domenica, l'eroe del Mo. Dem non andò neanche a votare. Il lunedì, la Banca National Buckingham publico il suo famoso rapporto « Perché la Francia andrà a sbattere in un muro » in cui, per la prima volta, venne suggerito il nome di Mario Monti. « I Francesi hanno eletto il loro nuovo presidente perché cerchi di tappare i buchi del bilancio con una gomma da masticare. Saranno inevitabilmente delusi. Eppure non c’é bisogno di andare molto lontano per vedere quel che bisognerebbe fare: basta osservare Mario Monti in Italia.

A fine maggio, gli investitori stranieri incominciarono a vendere i titoli di Stato francese. Il tasso d’interesse superarono il 4%, contro meno del 3% due mesi prima. Pareggiare il bilancio diventava ancora più complicato. Il Partito del presidente, di cui taciamo il nome per carità di Patria, non riuscì ad ottenere la maggioranza alle elezioni per il Parlamento, e non fu più in grado di governare senza il sostegno di un resuscitato partito di centro, ben più difficile da accontentare di quanto non era stata l’UDF degli anni 1970 per il (partito di maggioranza ) RPR.

Il seguito è noto. A Luglio, il Parlamento apppena eletto approva una vera propria rotta d’ossa fiscale. In autunno, brutale caduta degli investimenti e licenziamenti in massa, in particolare in quelle attività rispetto alle quali il periodo elettorale di inizio d’anno aveva congelato ogni decisione. A Novembre, si apre un dibattito sulla cosiddetta «agenda Monti », nel corso del quale torna d’attualità il discorso programmatico del Presidente del Consiglio Italiano, ed il trittico « crescita economica-giustizia sociale-rigore finanziario ».

E, poco dopo, sulla sua politica : vera riforma delle pensioni ; maggiore flessibilità delle norme di licenziamento ; fine del trattamento fiscale « di favore » per i proprietari immobiliari ; controlli fiscali intensivi ; riduzione del 20% delle forze militari ; divieto del cumulo degli incarichi amministrativi nel settore finanziario ; apertura alla concorrenza dei taxi, dei farmacisti, dei notai.

Alcuni commentatori fecero notare che Mario Monti aveva fatto parte della commissione Attali, che aveva proposto queste stesse misure a Nicolas Sarkozy nel 2008. Altri ricordarono che queste misure apparivano già nella relazione Armand Rueff del ……… 1961.

A Dicembre, i tassi d’interesse francese erano ormai superiori a quelli italiani, e a Gennaio, il Presidente della Repubblica francese fu apertamente dileggiato in un Consiglio europeo dalla Canceliera tedesca Angela Merkel e da Mario Monti. L’Unione europea aveva ormai un nuovo asse Berlino-Roma che suonava un po' strano, ma l’Italiano era riuscito a convincere la Tedesca di quanto fiìosse utile la crescita. In febbraio, il Parlamento era entrato in ebollizione…..

Quel che è avvenuto in seguito, è la storia di questi ultimi giorni. Il discorso di Roma dove Mario Monti aveva dichiarato di avere completato la propria missione in Italia. Il suo arrivo a Parigi in occasione del Salone dell’Agricoltura, dove tutti poterono ammirare il suo perfetto francese. L’esitazione del presidente a dimettersi. E quindi il ritorno di reminiscenze storiche, in particolare di quel Siècke des Lumières, l'Età dei Lumi, in cui la Francia ebbe Ministri stranieri come lo Scozzese John Law e lo Svizzero Jacques Necker, e il ricordo di qull’anno, il 1958, quando un Parlamento francese democraticamente eletto ma in piena disfatta di bilancio affidò il potere a Charles de Gaulle.

La Grecia e l’Italia avevano seguito lo stesso itinerario nel 2011. La Francia vi ritorna nel 2013.

Buona fortuna, Monsieur Monti.


di Giuseppe Sacco



Fonte: http://feedproxy.google.com/~r/nuovediscussioni2/~3/0NAMTtlqWvE/mario-monti-primo-ministro-di-francia.html

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