mercoledì 18 aprile 2012

Il segreto della Rosa Rossa.



1. Magia, psicologia, buddhismo, religione, Soka Gakkai, legge di attrazione. 2. Alcune esperienze di questi anni. 3. Le Bestie di Satana e la legge dell’attrazione. 4. Conclusioni. L’inesistenza della Rosa Rossa. 5. Poscritto finale. Un aneddoto.


1) Magia, psicologia, buddhismo, religione, Soka Gakkai, legge di attrazione.
Di recente va molto di moda un libro che si intitola “The secret”; un best seller mondiale che divulga quella che è chiamata “la legge di attrazione”. In base a tale teoria, si può attrarre tutto ciò che si vuole: ricchezza, partner, amicizia, lavoro, casa, ecc., semplicemente lavorando mentalmente su se stessi, e modificando i propri pensieri al fine di “attrarre” a noi quello che desideriamo.
La legge parte dall’idea che tutto ciò che ci capita è voluto da noi ed è attratto dal nostro inconscio, per mezzo delle parole e dei pensieri che esprimiamo.
Cambiando tali pensieri e tali parole possiamo cambiare la nostra vita.
Il titolo del libro “Il segreto” è dovuto al fatto che questo è il più grande segreto dell’uomo, che però non viene mai rivelato alle masse, facendole credere di essere in balia di un destino avverso, e di una fortuna o sfortuna dipendente dal caso (per gli atei) o da Dio (per i credenti).
Questo libro, e la legge dell’attrazione, in realtà non sono affatto un’invenzione di adesso, nonostante sia stato presentata come una novità.
Molti esponenti della cosiddetta new age, spesso derisi, incompresi, o ridicolizzati, dicono la stessa cosa che dicono i grandi psicologi. Louise Hay, in fondo, con i suoi libri “Puoi guarire la tua vita”, “Il potere è in te”, “Vivere”, ecc., non fa altro che proporre dei metodi di cambiamento della propria vita basati sul cambiamento del modo di pensare, e sulla ripetizione di frasi (simili a veri e propri mantra, sia pure nella lingua di chi li recita), comportamenti, atteggiamenti.
Il che, anche se è espresso con modi diversi, e in contesti diversi, è la stessa cosa che dicono autori come Tolle, Cerquetti, Peale e tutti gli esponenti del cosiddetto pensiero positivo.
Anche se fin qui il discorso può sembrare fuffa new age, la verità è che tali concetti, sia pure espressi in modo parzialmente diverso, sono ripresi nelle grandi aziende.
Molti esperti di tecniche di comunicazione, o di tecniche di vendita (le tecniche usate ad esempio nei corsi che si fanno ai consulenti Mediolanum, ai venditori di prodotti vari, ma anche a militari e categoria disparate), insegnano il potere della volontà per conseguire obiettivi determinati.
Dale Canergie, peraltro massone oltre che imprenditore, nei suoi libri insegna ad essere leader e ad avere successo nel mondo della comunicazione e dell’impresa, riprendendo concetti analoghi e tutti riconducibili a questo nucleo fondamentale: il potere della volontà può cambiare ogni cosa.
Queste moderne teorie new age o di motivazione aziendale non hanno inventato nulla di nuovo in realtà.
Le scienze psicologiche, in fondo, dicono tutte la stessa cosa. Le terapie analitiche risalenti a Freud e Jung sostengono che ciò che ci accade deriva dal nostro inconscio; riconoscendo le nostre pulsioni inconsce negative, possiamo trasformarle, per stare meglio. Allo stesso tempo, cambieranno anche quei fatti negativi che il nostro inconscio attraeva a sé. Anche le scienze comportamentali in ultima analisi dicono la stessa cosa. L’analisi transazionale di Berne, parte dall’assunto che ciascuno di noi giochi ad un ruolo determinato, nella vita; in definitiva, riconoscendo il nostro ruolo, possiamo cambiare i giochi che non ci piacciono. Non dissimili sono le correnti cognitivistiche, secondo cui ciò che ci accade deriva dal nostro modo di pensare; cambiando i nostri pensieri possiamo cambiare la realtà attorno a noi.
Ma ciò che è sorprendente è che tali concetti sono nati migliaia di anni fa e li troviamo nei campi più disparati.
Il buddhismo che pratico ogni giorno si basa sulla recitazione di un mantra, chiamato Daimoku, che ha in definitiva il potere di trasformare il nostro stato vitale; a seguito della trasformazione di noi stessi avviene un cambiamento nella realtà esterna. Cambiare noi stessi per cambiare la realtà attorno a noi.
Il buddhismo tradizionale, sia pure con tecniche differenti, come la meditazione e il controllo del respiro, vuole ottenere risultati analoghi: il cambiamento di noi stessi. La differenza rispetto alle moderne tecniche new age e alla legge dell’attrazione, è il minore accento posto sul cambiamento della realtà esterna, che non è il fine principale del buddhismo. Ma tale cambiamento è comunque presente e inevitabile, essendo una normale conseguenza del cambiamento di noi stessi.
Concetti simili si ritrovano nell’induismo, religione che fa largo uso di mantra, con cui si ottengono cambiamenti a livello individuale e nella realtà circostante. In India esistono milioni di mantra, e ci sono persone specializzate in queste tecniche, che con i mantra guariscono le malattie, o sortiscono altri tipi di effetto.
Anche se il cattolicesimo ha trasformato, trasfigurato, e oscurato il messaggio di Cristo, concetti simili si trovano anche nei Vangeli. “Chiedete e vi sarà dato”, dice Gesù, e “la tua fede ti ha salvato”. La tua fede, non Dio, o qualcosa di esterno, ma “la tua fede” ti può salvare: in definitiva, siamo noi stessi che ci possiamo salvare. Il che non significa rinnegare Dio, e porre noi stessi al centro dell’universo; significa solo riconoscere la divinità che è in noi, essendo noi fatti ad immagine e somiglianza di Dio. E significa riconoscere un potere creativo interno, e non esterno.
La cosa sorprendente quando ho iniziato a studiare la magia è stato scoprire che i principi di base della magia sono gli stessi che ritroviamo in tutti gli altri campi delle conoscenza e della scienza.
La magia altro non è che il potere di cambiare la realtà esterna (ma anche interna), mediante tecniche adeguate, rituali, formule, stili di vita. Ciò che mi ha lasciato sbalordito è stato trovare, nei libri di magia, tecniche e metodi che sono gli stessi utilizzati, in fondo, da quasi tutte le altre scienze. Meditazione, dieta vegetariana, controllo di sé, evitare abuso di alcool, stile di vita sana, adeguamento ai ritmi della natura e dell’universo (nient’altro, insomma, che il concetto contenuto nel Daimoku, il Nam Myoho Renge Kyo). Nel libro di Papus “Iniziazione alla magia pratica”, del 1893, si parla di dieta vegetariana, si danno consigli su come assumere alcool, caffè, carne.
Nei libri di Israel Regardie “La magia della Golden Dawn” ho ritrovato concetti, tecniche, e fini, identici a quelli del buddhismo e della meditazione.
Considerando che la magia ha tecniche e fini che sono rimasti simili se non addirittura identici nei millenni, e che le radici di tale scienza risalgono a millenni prima di Cristo, può dirsi che, in sostanza, la magia e l’alchimia abbiano sempre saputo e insegnato concetti che oggi vengono propagandati come rivoluzionari e moderni e che per giunta sono tipici anche di altre tradizioni non occidentali: dieta vegetariana, stile di vita sano, meditazione, controllo della mente.
E tutte queste scienze, tradizioni, tecniche, hanno un unico scopo e si basano sullo stesso concetto di fondo: migliorare la propria vita, partendo dal presupposto che noi siamo responsabili della nostra realtà.
In questi ultimi anni, ad avvalorare le scoperte nel campo è nata la fisica quantistica. La materia, secondo questa scienza, solo a livello percettivo ha natura corpuscolare, ma in realtà osservata a livello subatomico ha natura ondulatoria. Tale scienza, in particolare con il cosiddetto fenomeno dell’entanglement, ha dimostrato che la materia è energia, e che se due particelle vengono separate e collocate a distanza anche di migliaia di km, quando si sollecita una di esse per modificarne lo stato, cambia lo stato anche dell’altra.
Tutto ciò spiega a livello scientifico molti fenomeni apparentemente inspiegabili, e per il futuro tale scienza getta le basi per comprendere fenomeni legati a magia, psicologia, ma anche religione.
Magia, psicologia, religioni, fisica quantistica, dicono quindi la stessa cosa: noi attiriamo la nostra realtà. Noi abbiamo il potere di modificarla e di crearla. E tutto ciò che ci capita dipende unicamente da noi stessi.

2) Alcune esperienze di questi anni.
In questi anni ho capito che i maggiori responsabili delle loro disgrazie sono le vittime stesse. Quando ho iniziato ad occuparmi di questi casi, ogni volta che scoprivo qualcosa facevo ciò che mi pareva più normale e logico: telefonare alle vittime o ai loro parenti e metterli al corrente di ciò che sapevo. Così feci per il caso Pantani, telefonando al padre; così feci per Rino Gaetano, telefonando alla sorella. E così feci in un altro paio di casi, per concludere che in genere era un lavoro inutile e controproducente. Ho saputo da alcune persone che alcuni familiari di Rino Gaetano ritengono che io faccia schifo e sia uno sciacallo; il padre di Pantani non mi ha neanche ringraziato e non ha voluto sapere nulla.
Oggi, quando qualcuno mi viene a proporre un caso qualsiasi, dicendo “sono amico (o parente, o conoscente) di Tizio o Caio, che da decenni cerca la verità sulla morte (o la scomparsa), ora gli parlo e vedrai che ti contatterà”, so già che non succederà. Se la persona che cerca “la verità” lo fa tramite la TV, tramite appelli al papa, al presidente della Repubblica, ai ministri, ecc., in linea di massima vuol dire che non vuole la verità ma vuole restare nella sua condizione di vittima.
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Qualche tempo fa una giornalista voleva che mi occupassi di un caso famoso, dicendo di conoscere un familiare della vittima, essendosi occupata della vicenda. “Nessuno vuole occuparsi di questo caso seriamente, tanto che XXXX ha anche fatto un appello al papa”.
“Vedrai che non gli interesserà che me ne occupi”, le risposi.
Dopo qualche tempo la giornalista mi ha scritto un messaggio sulla mia bacheca di facebook: “avevi ragione Paolo, non vogliono sapere”.
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Un ex funzionario del Ministero dell’Interno, conoscendo i familiari di un altro caso famoso a livello mediatico mi disse di essere sicuro che il fratello della vittima mi avrebbe dato il caso, dato che, a suo dire, nessun avvocato voleva occuparsene. Appreso che il soggetto in questione andava spesso a trasmissioni come Chi l’ha visto e Quarto grado, risposi “vedrai che a XXXX non interessa trovare davvero un avvocato”. Dopo qualche tempo il funzionario mi disse: “avevi ragione tu... non gliene frega proprio un cazzo; ma non capisco... prima fa la vittima in tutte le trasmissioni, e poi quando uno gli fa una proposta seria dice che non ha tempo?”
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Tempo fa un ispettore di polizia con cui avevo un buon rapporto ebbe un incidente di auto. I freni non funzionarono e perse il controllo dell’auto. Pochi giorni prima avevano sparato al marito. Quando mi ha raccontato questa cosa le ho chiesto se voleva che ne parlassimo per capire meglio da chi e da dove proveniva l’attacco. “No”, ha risposto, “non mi interessa”.
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Più in generale, anche da piccolo, mi sorprendevo e rimanevo di stucco quando sentivo familiari di poliziotti, carabinieri, magistrati, morti in incidenti sospetti o suicidati dopo essere tornati da missioni antimafia, o da missioni militari all’estero, che se ne fregavano di indagare e di cercare la verità.
E’ morto, dicevano.
Come? Chiedevo.
Si è impiccato in cucina (o in garage, o altrove), rispondevano.
Proprio dopo una missione? E con uno spago? Chiedevo stupito (ma di volta in volta lo strumento cambiava; una volta mi capitò di sentire una donna dire che il marito si era impiccato ma non avevano trovato la corda; insomma, un rarissimo caso di impiccagione senza corda che sarebbe stata sottratta da ignoti ladri di corde dopo il suicidio).
Sì, in effetti è strano, dicevano. E cambiavano discorso.
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Mi chiama spesso una signora che dice di essere posseduta sessualmente da un demone, mandatogli da un satanista famoso.
Io le spiego che anche se mandassimo in galera il satanista, costui essendo dotato di poteri magici, potrebbe possederla lo stesso anche dalla galera, quindi più che un avvocato le servirebbe un esorcista e/o uno psicologo bravo. Mi risponde che non ha bisogno dell’esorcista perché questo demone che la possiede è troppo potente, e nessun esorcista può sconfiggerlo; e nessuno psicologo può impedire che il demone la possieda tutte le notti carnalmente.
In compenso mi telefona spesso pretendendo di raccontarmi dettagliatamente tutti i particolari dei suoi amplessi demoniaci. Anche se sono un avvocato, e legalmente la cosa non ha rilievo alcuno.
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Un carabiniere viene condannato di recente a trenta anni di galera per aver ucciso la moglie.
Lui non ricorda nulla, sa solo che si è svegliato sul cadavere della moglie, in un lago di sangue. Lavorativamente si occupava – guarda tu che caso – di delitti in famiglia; e al processo molti suoi colleghi, inaspettatamente, hanno testimoniato il falso contro di lui, mentre le indagini hanno omesso di appurare particolari importanti. Leggendo i giornali mi accorgo della natura rituale del delitto. Mi appare abbastanza evidente, insomma, che egli sia stato incastrato – utilizzando la tecnica del contrappasso – perché era scomodo per qualcosa o qualcuno.
Ma lui non vuole saperne di sentirsi dire che forse è innocente. Roso dai sensi di colpa per il suo rapporto conflittuale con la moglie, preferisce pensare di averla uccisa lui. E l’idea di essere innocente non solo non lo sfiora, ma non vuole neanche sentirla.
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Mi chiama una signora a cui hanno ucciso il figlio. Il mio numero gliel’ha dato un amica. Da anni la procura archivia l’omicidio come suicidio, ma è un palese omicidio. E’ disperata, dice. “Mi venga a trovare”, le dico.
No, non ho tempo – risponde (è casalinga, e accudisce il figlio diciottenne a cui deve preparare il pranzo e la cena) – se capita dalle mie parti mi faccia uno squillo lei.
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Mi chiama una signora cui hanno ucciso il marito qualche anno fa. Da anni cerca disperatamente la verità; appelli ai giornali, radio, articoli, ecc. Mi chiede un appuntamento con la massima urgenza. Siccome ho tutta la settimana impegnata le dico che potremmo vederci il sabato pomeriggio. “No – risponde – il sabato pomeriggio no, che c’è la partita”.
Un pentito di mafia teme per sé e la sua famiglia. Gli hanno già ucciso due fratelli. Per paura vive ogni giorno in un posto diverso, casa, albergo, casa, poi nuovamente albergo. Un giorno va a fuoco la casa. “E ora? – mi dice – Ho perso tutto, sono in mezzo a una strada”.
“Vieni a casa mia”, gli dico.
No, mi risponde. La mia terra è questa. Rimango qui, in mezzo alla strada, finché lo Stato non mi ridà una casa.
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Un medico genovese si presenta da me e Solange. E’ un massone di alto grado, ha avuto diversi guai con la massoneria, e un procedimento penale per omicidio colposo. Si lamenta di aver cambiato 40 avvocati, tutti venduti alla massoneria, tutti incapaci, tutti corrotti. Analizziamo atti, studiamo la storia, lo incontriamo per ore un giorno che lui viene a trovarci a Viterbo. Dopo la sua partenza studiamo ancora atti, articoli di giornale, documenti, per poi consigliargli di cambiare città e zona. Non accetta il nostro consiglio e anzi lo rifiuta con fermezza. Si trova bene a Genova, vuole restare lì, proprio in quell’ambiente che lo sta perseguitando e che, noi prevediamo, gli farà capitare tra capo e collo altre denunce e altri guai giudiziari.
Alla richiesta del pagamento della consulenza mi fa scrivere da un suo avvocato dicendo che non mi deve nulla.
Un truffatore, truffato, che si circonda di truffatori e che vuole il proprio destino, e che si lamenta di ciò che lui stesso è, e di ciò che lui vuole fermamente.
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Una signora è vittima di una setta satanica. Il leader di questa setta le provoca diversi disturbi con la magia nera.
Vuole portare in tribunale questo mago. La signora è preparatissima in diritto, ritenendo che giuridicamente gli effetti di questa magia nera possano rientrare nei seguenti reati: minaccia (per gli animali morti trovati in casa, i simboli di morte dipinti sulla porta, ecc.), stalking, interferenze illecite nella vita privata, violazione di domicilio. La signora è preparatissima. Sa anche che ai sensi dell’articolo 339 è prevista un’aggravante se la minaccia è fatta avvalendosi della forza intimidatrice di organizzazioni segrete. E non è necessario che l’organizzazione segreta sia riconosciuta, anche se è solo supposta, l’aggravante scatta ugualmente, mi dice la signora.
Le rispondo che ha ragione, ma dato il grado di apertura mentale medio dei giudici, sarà un po’ difficile portare le prove di magia nera.
Le propongo di andare da un esoterista bravo che contrasti questi riti.
No, risponde, non mi fido dei maghi.
Le propongo di imparare il mantra che conosco, che potrebbe aiutarla a star meglio.
No, risponde, sono troppo debole per la magia che mi pratica questo mago, e non riesco a recitarlo.
Le propongo di andare da un medico che le dia farmaci per dormire e magari per stare più in salute.
No, mi dice, non si fida dei medici, poi la prendono per matta e non le credono.
Le propongo di andare da un dietologo specializzato in naturopatia che la faccia sentire più in forma per contrastare questa ondata di negatività.
No, risponde, non crede alla naturopatia.
Un’esorcista? No. Un cambio di nazione? No, il mago la raggiungerebbe ovunque.
Insomma cosa vuole? Le domando.
Una denuncia. Risponde. Solo una denuncia.
Vale a dire: vuole rimanere così come sta.

3) Le Bestie di Satana e la legge dell’attrazione.
La vicenda dove è più evidente che ciascuno è arbitro del suo destino è quella delle Bestie di Satana.
I personaggi e gli interpreti di questa vicenda sono molti.
Ci sono Volpe e Maccione, i due rei confessi che hanno materialmente ucciso 4 persone, e che confessando i loro delitti hanno trascinato in galera anche Paolo Leoni, Eros Monterosso, Nicola Sapone, Marco Zampollo ed Elisabetta Ballarin.
Ci sono i familiari delle vittime, la famiglia Tollis, la famiglia Marino, la famiglia Pezzotta e la famiglia Bontade.
Ci sono i giudici, gli avvocati, i giornalisti e i criminologi.
Quando ho accettato l’incarico da parte di Paolo Leoni, considerato dai giornali il capo delle Bestie di Satana (ma non dai giudici, i quali non hanno mai individuato alcun capo), mi è subito stato chiaro che si trattava di una vicenda epocale, di rilievo internazionale, e che quindi anche l’esperienza umana e professionale sarebbe stata ai massimi livelli.
Il mio incarico è quello della ricerca di nuove prove per operare la revisione del processo. Dopo qualche mese di studio degli atti mi sono accorto che in effetti di prove dell’innocenza di Paolo Leoni, Eros Monterosso, e Marco Zampollo, ce ne sono a bizzeffe.
Più delicata la posizione di Nicola Sapone, perché mentre il precedente trio di sfigati non ha mai commesso materialmente alcun omicidio, Sapone è accusato da Maccione e Volpe di essere esecutore materiale e mandante di diversi omicidi. Lui però non ricorda nulla.
Poi c’è Guerrieri, altro reo confesso, ma purtroppo ormai irrimediabilmente perso nei labirinti di un ospedale psichiatrico in cui è stato rinchiuso.
Le prove come dicevo sono molte. C’è innanzitutto un libro di uno degli imputai rei confessi, Mario Maccione, che è uscito di recente e smentisce tutto quello che aveva detto al processo, dimostrando, a tacer d’altro, la sua totale inaffidabilità. Inoltre analizzando le dinamiche dei delitti, e andando personalmente a vedere i luoghi del delitto, è possibile trovare nuove prove in quantità industriale.
La cosa sorprendente è che, a parte Paolo Leoni, pare che nessuno voglia fare questa revisione. Marco Zampollo, uno dei coimputati nella stessa identica posizione di Leoni, sostiene che le mie prove non siano sufficienti, contesta, dubita, rimane ostinato sulle sue certezze (quelle certezze che l’hanno portato in galera e che continuano a farlo rimanere in galera).
La madre di uno degli imputati non ha voluto neanche parlarmi al telefono.
La madre di Paolo Leoni per mesi ha dubitato delle mie versioni e non voleva neanche sentir parlare di alcune mie tesi. Mi ha ascoltato e mi dà fiducia perché dà fiducia al figlio e lo ama al di sopra di ogni altra cosa e vive per lui. Ma si capisce che ciò che le fa avere un rapporto con me è unicamente l’amore per il figlio, ed è con quello e grazie a quello che, piano piano, ha iniziato a cambiare la sua visione dei fatti.
Per nessuno pare che questa revisione sia possibile. Nessuno la vuole.
Esiste addirittura un gruppo su facebook fondato a sostegno di Paolo Leoni; il fondatore, che si batte da anni, a suo dire, per ottenere la revisione del processo, bolla le mie tesi come “da complotto e difficilmente dimostrabili”, ed evita ostinatamente di ascoltare le mie tesi e darmi il benché minimo aiuto nella ricerca di nuove prove. Il tizio che ha fondato il gruppo dice da anni di voler pubblicare un libro per raccontare la storia dei ragazzi delle Bestie di Satana, ma quando gli ho proposto di aiutarlo a pubblicare non mi ha neanche risposto.
Stessa cosa per giornalisti ed esperti di satanismo. La maggior parte non vuole sentir parlare di innocenza dei ragazzi delle Bestie di Satana.
Infine, ci sono i familiari delle vittime. Loro hanno ormai i loro colpevoli e le loro certezze acquisite, e dunque non cambieranno mai loro versione.
Ora è ovvio che in questo gruppo di colpevolisti ad oltranza e negazionisti della revisione c’è un folto gruppo di persone in mala fede, pagato appositamente per depistare, bloccare le indagini, e impedire che la verità venga a galla; ma è altrettanto ovvio che molte di queste persone invece sono in buona fede, e la loro ostinazione deriva semplicemente da questa semplice regola di vita: vogliono la realtà in cui sono immersi, e non hanno alcuna intenzione di cambiarla.
In questo gruppo di persone in buona fede rientrano senz’altro i familiari delle vittime, Tollis, Marino, e altri ancora.
Sempre in questo gruppo c’è sicuramente Marco Zampollo. Persone cioè che ufficialmente soffrono e hanno sofferto, e si sentono sfortunate; ma il cui inconscio, o la loro anima se si preferisce, è abituato ad una determinata situazione e quindi non vogliono neanche provare a cambiarla.
E’ stato bello l’ultimo colloquio che ho avuto in carcere con Paolo Leoni. Gli domandavo se, analizzando il suo passato, le sue frequentazioni, il suo modo di porsi, i suoi gusti musicali, si rendeva conto che la sua storia l’ aveva determinata lui, come il suo presente. “Sì – ha risposto – in effetti è così. Volevo andare in galera, mentre ora sono pronto per uscire e combatterò per uscire”.
La sua anima, che era passata per la tragedia di un padre finito in manicomio per aver ucciso l’amante, e poi per la morte della sorella, era stanca di vivere e voleva finire in carcere. Oggi invece ha ripreso la voglia di vivere e forse è tempo che esca.
La cosa paradossale di questa vicenda processuale dunque non è il processo in sé.
Processualmente abbiamo già vinto e la dimostrazione dell’innocenza del trio di sfigati “Monterosso, Zampollo, Leoni” è una cosa facile.
I problemi sono altri.
Sono i giudici che purtroppo troppo spesso si fanno influenzare dai mass media e sono poco inclini a rivedere le posizioni dei loro colleghi precedenti, specie quando il caso è molto importante a livello di risonanza mediatica.
Il problema sarà Sapone. La sua anima, o il suo inconscio, saranno pronti a sentirsi dire che non è mai stato nel bosco di Somma Lombardo, la notte del delitto di Fabio e Chiara?
Il problema saranno i familiari delle vittime.
Per tacere poi delle posizioni di Volpe e Maccione. Se Volpe infatti mente consapevolmente (ha addirittura ammesso, in un processo collegato, quello per l’omicidio Grasta, di essersi inventato tutto), molto differente è la posizione di Maccione, che probabilmente non vorrà sentirsi dire che non è stato lui a uccidere Fabio e Chiara. Ormai ha costruito un personaggio, e ha una sua identità, come assassino reo confesso di Fabio Tollis e Chiara Marino. E non è sicuramente pronto, anche grazie al lavaggio del cervello che avrà subito, ad assumere un’altra identità.
I problemi saranno dati dalle altre parti coinvolte, anche quelle che dovrebbero teoricamente trarre giovamento dal processo.
I problemi, insomma, non saranno processuali, ma umani.
Prima di incontrare Paolo Leoni avevo deciso di cancellarmi dall’albo degli avvocati, rendendomi conto che il diritto è una sovrastruttura inutile che non serve a tutelare diritti, ma a schiacciarli e umiliarli. Il diritto in realtà non serve, quando devi lottare contro la forza di volontà dell’altro, anche della vittima stessa.
Incontrato Paolo Leoni, ho deciso di rimanere ancora iscritto all’albo per portare avanti questa avventura, che non è giudiziaria, ma umana e spirituale.
Giudiziariamente, sulla carta, avremmo già vinto.
I nostri veri avversari, come dissi a Paolo fin da subito gli imputati nella sua stessa situazione, le vittime, i familiari, i giornalisti, il curatore del gruppo facebook che sostiene Paolo Leoni, Marco Zampollo, forse Eros Monterosso.
Se l’ostacolo rappresentato da Marco Zampollo ed Eros Monterosso sarà facilmente superabile perché entrerà in gioco un fattore più potente di qualsiasi meccanismo giudiziario e spesso più potente della stessa forza di volontà, che è l’amicizia, invece l’ostacolo rappresentato dalle vittime di questa situazione, che non vorranno saperne di uscire da questa condizione di vittime, sarà il vero ostacolo in questa vicenda.
La mia avventura con le Bestie di Satana mi ricorda molto il romanzo “IT” di Stephen King. In questa storia un gruppo di amici di infanzia si riunisce dopo anni per combattere un mostro che periodicamente terrorizza la città; tale mostro, che vedono solo gli amici, ma che le persone comuni non riescono a vedere, assume di volta in volta le caratteristiche più diverse, in genere materializzandosi come ciò di cui la persona ha paura. Un giorno, alla richiesta “fatti vedere”, risponde: “non mi avete mai visto, avete visto solo ciò che la vostra piccola mente vuole vedere”.
Ciascuno, nella vicenda delle Bestie di Satana, vedrà ciò che vuole vedere.
Io, Paolo Leoni, Stefania, Solange, alcuni colleghi, la vediamo come una lotta contro la Rosa Rossa.
Gli altri coimputati la vedranno come un lotta contro la malagiustizia.
Alcuni familiari delle vittime la vedranno come una lotta contro Satana, il drago rosso dell’Apocalisse con le zampe di pollo e la testa di leone.
Alcune ragazze del gruppo creato a sostegno di Paolo Leoni, Eros Monterosso e Marco Zampollo, la vedranno come una battaglia spirituale. Altre come un’avventura umana per liberare degli innocenti.
Credo che Maccione la vedrà come una battaglia contro se stesso, essendosi sempre creduto colpevole e non accettando che qualcuno gli dica che non c’entra nulla.
Sapone, non avendo probabilmente mai capito cosa sia successo davvero, la vedrà come una battaglia combattuta da altri, in cui non saprà che posizione prendere.
Alcuni giornalisti la vedranno come una battaglia di verità tra la fazione di chi mente e quella di chi vuole portare alla luce la verità.
Alcuni operatori di giustizia, criminologi, magistrati, avvocati, la vedranno come una battaglia tra un avvocato paranoico (io) e una posizione processuale più equilibrata e razionale.
Ciascuno vedrà solo ciò che la sua piccola mente vorrà vedere.

4) Conclusioni. L’inesistenza della Rosa Rossa.
In questi anni, quindi, mi sono reso conto che la vita ha altre regole rispetto a quelle giuridiche, del buon senso, e della logica.
Se è vero che esiste un’organizzazione che si chiama Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro, che uccide centinaia di persone all’anno, attribuendo poi la colpa ad estranei, è anche vero che la responsabilità di tutto, in ultima analisi, non è solo della Rosa Rossa.
C’è, come ho detto in altri articoli precedenti, una precisa responsabilità della Chiesa Cattolica che ha taciuto la verità sulla figura di Cristo per secoli e tuttora continua a tacerla, e che ha impedito il progresso della scienza e della conoscenza.
C’è poi una precisa responsabilità della società, dei milioni di persone che non vogliono vedere, sapere, sentire, che si voltano dall’altra parte perché non vogliono problemi. C’è mio padre che non mi saluta quando mi incontra per la strada, mio fratello che dice che non vuole vedermi e io sono noioso sempre a parlare di Massoneria, e la moglie che “non vuole avere guai per un blog che poi neanche leggono e di cui a loro non frega nulla”. Ci sono i miei colleghi di studio che sbattono fuori me e Solange con scuse ridicole, accusandoci di voler fregare loro dei soldi (1500 euro, se non ricordo male).
Ma sopra ogni altra responsabilità c’è la responsabilità del singolo individuo, delle persone coinvolte, che sono i primi creatori della loro realtà.
Le vittime della Rosa Rossa sono vittime prevalentemente di loro stesse, della loro volontà e del loro karma individuale.
Tempo fa conobbi Giorgio Andretta ad un convegno. Massone dichiarato, personaggio indecifrabile, particolare, che si diverte in questo blog con messaggi assurdi e dalla logica incomprensibile che contrastano con l’intelligenza e lo spirito che invece dimostra nella realtà. Va detto che anche nella realtà non è facile capire Andretta, perché da massone ed esoterista ha una logica molto diversa da quella comune.
Mi avvicina prima di un convegno e mi dice: “Franceschetti, posso farle un test? Posso sottoporle un test kinesiologico per vedere se è vero che lei ha subito degli incidenti e hanno tentato di ucciderla?”
Certo, rispondo.
Mi sottopone il test e risulta negativo. Secondo il test non ho avuto incidenti e nessuno ha mai tentato di uccidermi.
Conosco bene la kinesiologia, perché per otto anni l’ho utilizzata come tecnica di cura e io stesso ho fatto un corso di kinesiologia. Quindi ne conosco l’attendibilità e mi fido di essa. So anche, però, che ponendo la domanda in modo sbagliato si ottengono risposte sbagliate. Ci ho riflettuto un po’.
A un certo punto capisco.
E dico ad Andretta: “Ok. Allora rifacciamo il test. La domanda che porremo sarà: è vero che mi è stata sabotata per tre volte la moto?”
La risposta questa volta è stata sì.
Anche il senso finale del test, e di ciò che Andretta voleva dirmi, era chiaro. Nessuno ha cercato di uccidermi veramente, ma è il mio inconscio che si è cacciato in quella situazione, perché serviva al mio personale percorso di vita. In effetti, fu dopo gli incidenti che studiai la legge del contrappasso, Dante, la Rosa Rossa, gli omicidi rituali e il simbolismo.
Acquista quindi un senso quello che trovai scritto in una camera di albergo, a Modena, la notte del 2.1.2008. Dovevo incontrare il mattino dopo Gabriella Carlizzi che doveva spiegarmi come funziona la Rosa Rossa. Quella notte ero pedinato e dicevo a me stesso di stare tranquillo, che dovevo fregarmene dei tizi che prima mi seguivano e poi erano entrati in albergo a mezzanotte insieme a me. Entrato in camera trovai un quadro con una grande rosa rossa dipinta al centro; prima di darmela a gambe, spaventato a morte, per andare a dormire nello stesso albergo della Carlizzi, ebbi la lucidità di fotografare il quadro.
Sul quadro c’era una grande rosa rossa, e una scritta che qualche tempo dopo una carissima amica mi decifrerà, e che diceva:
Mi cerchi lontano ma ti sono vicina, negli anni futuri molte volte ancora mi troverai sul tuo cammino.
La cercavo lontano, ma in fondo era solo dentro di me.
E’ il segreto più importante che ho imparato dalla Rosa Rossa. La parte più affascinante di tutta la ricerca svolta fin qui.

5. Poscritto finale. Un aneddoto.
Mentre scrivevo questo articolo, leggo e approvo un commento di una certa Rosalba Rosi. Il messaggio compare come il 219 esimo, al post “Un terribile sospetto su De Andrè, troppe rose rosse al suo funerale”. Mi scrive di essere la moderatrice del forum rosarossa.net, e di non occuparsi di cadaveri, ma solo di ricette, e quindi di rimuovere dall’articolo i riferimenti al suo sito. Cosa che ho fatto immediatamente.
Un caso, per chi non crede a nulla. Un evento che mi sono attirato, direbbe Rhonda Byrne. Nient’altro che magia, per Papus. Coincidenza significativa per Jung. L’effetto farfalla, secondo cui ogni minimo cambiamento della nostra realtà, comporta cambiamenti inimmaginabili anche in mondi lontani da noi, secondo il buddhismo e l’induismo.


Fonte: http://feedproxy.google.com/~r/PaoloFranceschetti/~3/cT0S25lCAIM/il-segreto-della-rosa-rossa.html

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