martedì 14 febbraio 2012

Ridurre "la complessità" prima che sia troppo tardi

Sono perfettamente in sintonia con questo articolo di Giulietto Chiesa che richiama in parte il concetto di Downshifting di cui ho parlato in passato su questo blog .
Lui , più italianamente parla di " decrescita " come unica via di salvezza dalla crisi epocale che sta per travolgere noi ma soprattutto i nostri figli . E non posso non pensare allo sguardo meravigliato che fanno i miei amici quando gli racconto che mi preparo il pane in casa che non uso pelati ma solo pomodori freschi e la purea di patate la faccio con le patate !






Ho visto, e sperimentato di persona, cosa può produrre una, tutto sommato banale, nevicata, in un tutto sommato ancora (per poco), paese industriale “avanzato”. Al di là dei soliti lai dei mass media, che lasciano il tempo che trovano, mi sono trovato a riflettere, in un treno ad alta velocità fermo in mezzo alla neve, sulla fragilità delle nostre società. Riflessione stimolata da un articolo sul Fatto, di quel giorno, a firma Massimo Fini, che a sua volta rifletteva su un elemento correlato: la perdita progressiva della nostra manualità umana.

Non siamo più capaci di fare niente con le nostre mani. Non siamo più capaci di praticare l’agricoltura. Il pollice è diventato dominante, quanto a trepestare sui tasti del cellulare, ma la mano non riceve più dal cervello ordini sensati che non siano quelli di usare coltello e forchetta.
Ho pensato che le nostre società sono diventate così complesse e costose, che se dovessimo essere costretti, da qualche imprevisto, a rinunciare collettivamente all’energia elettrica per più di tre giorni le nostre società cadrebbero nel panico e i morti si conterebbero non più a decine ma a centinaia di migliaia.

Complesse e costose. Abbiamo scelto l’alta velocità (lasciamo pure perdere la Val di Susa, dove la scelta è talmente insensata che non varrebbe nemmeno più la pena di parlarne se non fosse che il governo ha militarizzato, per farla, trenta comuni) senza nemmeno renderci conto che, più veloci andiamo, più quelle stesse macchine (e tutto il complicatissimo e costoso meccanismo che le fa muovere) diventano fragili come il vetro. Treni e scambi e rotaie, che potrebbero benissimo funzionare in condizioni di velocità tradizionali, diventano improvvisamente inabili a fronteggiare situazioni di emergenza, con il risultato che, invece di andare più veloci, restiamo fermi.

Il tutto di fronte alla prospettiva, serissima, che proprio ciò aumenta la probabilità di accadere nell’arco breve delle nostre vite. La crisi energetica, che facciamo tutti finta di non vedere, è appena dietro l’angolo. Le implicazioni che comporterà – sottolineo: nell’arco della vita nostra e dei nostri figli – saranno gigantesche.

Ma noi continuiamo a andare avanti, come dei dementi senza destino, a costruire complessità, facendo terra bruciata dietro le nostre spalle. Cioè facendo terra bruciata davanti al futuro dei nostri figli. Quando parli di “decrescita” sorgono rabbiose le urla degli sviluppisti a tutti i costi. E il governo dei tecnici, che ci sgoverna come il precedente governo dei puttanieri e dei ladri, ci promette ancora “crescita”.

Prima ancora di dire a Mario Monti che è un bugiardo, perché promette una crescita che non ci sarà, gli darei dell’irresponsabile. Gli direi: caro Monti, lei ci sta minacciando, con la sua crescita. Non la vogliamo la sua crescita. Vorremmo re-imparare a fare crescere i pomodori e le patate, perché sta venendo il tempo in cui non le troveremo più nel negozio sotto casa.


Fonte : Il fatto quotidiano



Fonte: http://feedproxy.google.com/~r/VivereInBrasile/~3/XeF2jIN9m-c/ridurre-la-complessita-prima-che-sia.html

1 commento:

  1. salve...leggo spesso e volentieri tutti i suoi articoli..concordo in pieno la prossima crisi energetica...in futuro diventerà un lusso poter fare un pieno di benzina al distributore,tutto questo grazie ai cosidettti tecnici e politici..occorre gestire la società un pò attraverso la logica e pratica...e non con la politica e speculazione sulle cose...credo ke vivere in citta significa cedere una propria parte alla routine frenetica,ke regna in questa società costruita sul materialismo consumismo e perdità delle tradizioni.....l'obiettivo dei big ovvero l'occhio ke vede tutto,e quello di manipolare la mente umana distrendola con tutto il neccessario..cosi possono condividere la torta in santa pace...cmq gli AMICH sono un ESEMPIO X TUTTI

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