martedì 17 gennaio 2012

L'OCCIDENTE SNOBBA ASTANA, IL SULTANATO DI NURSULTAN NAZARBAYEV




L’appuntamento elettorale di domenica 15 gennaio in Kazakistan è per il presidente Nursultan Nazarbayev particolarmente importante.
Dopo le manifestazioni e gli scontri dei mesi scorsi che hanno attirato l’attenzione internazionale anche sulla più vasta e ricca delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, si tratta ora di dare soprattutto all’esterno l’immagine di un Paese economicamente e politicamente solido, partner affidabile per l’Occidente quando si parla di gas e petrolio, e che sta seguendo un sincero cammino democratico a differenza degli altri vicini Stati, piccoli e grandi, dello spazio postsovietico, dal Turkmenistan all’Uzbekistan e ovviamente alla Russia.


L'OCCIDENTE SNOBBA ASTANA. In realtà, se Mosca viene bacchettata costantemente dall'Occidente, lo sguardo che si posa tra Ashgabat e Tashkent, e ovviamente la capitale Astana è molto superficiale. Quando è proprio più da queste parti che dovrebbero suonare le sirene d’allarme.
Così ci sono dovuti scappare una decina di morti a dicembre prima che si parlasse delle azioni di protesta e degli scioperi dei lavoratori del settore energetico e prima ancora era stato solo ilmancato concerto di Sting ad Astana in occasione del 20esimo anniversario dell’indipendenza del Paese da Mosca perché i media occidentali si interessassero del Kazakistan.
NIENTE STING PER IL PRESIDENTE. Nonostante avesse inizialmente accettato di suonare alla corte di Nazarbayev, a luglio 2011 - dopo le proteste di alcune organizzazioni umanitarie che gli avevano fatto notare la difficile situazione nel Paese e il braccio di ferro violento tra regime e manifestanti - la rockstar aveva rinunciato.


Nazarbayev, il capo di Stato eletto con il 95,5% dei voti

Nazarbayev a colloquio con il presidente della Russia Dmitrij Medvedev.
Nazarbayev a colloquio con il presidente della Russia Dmitrij Medvedev.


Ad aprile 2011 Nazarbayev è stato rieletto capo di Stato con il 95,5% dei voti, proseguendo la carriera al vertice del Kazakistan iniziata nel 1990, quando ancora esisteva l’Unione sovietica ed era stato votato dal soviet kazako come presidente della Repubblica.
Giusto per mettersi al riparo da ogni imprevisto nel 2010 si era fatto nominare Ult Lideri, leader della nazione, una specie di presidente a vita, protetto pure dall’immunità eterna anche quando volesse ritirarsi a vita privata. In confronto il ritorno di Vladimir Putin al Cremlino è roba da dilettanti.
SOLO UN PARTITO IN PARLAMENTO.Se si pensa che nello stesso anno il Kazakistan ha avuto la presidenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Ocse), i cui compiti principali riguardano settori come diritti umani, libertà di stampa e rispetto degli standard democratici, appare ancora più strano il fatto che nel parlamento kazako sia rappresentato solo Nur Otan (Patria), il partito di Nazarbayev. Alla faccia del pluralismo. Tanto che alle parlamentari del 2007, la formazione del presidente ha incassato l’88% delle preferenze e tutti i seggi in palio.
DEMOCRATICI OLTRE LA SOGLIA DEL 7%. Le cose potrebbero però cambiare nelle prossime elezioni, visto che secondo i sondaggi c’è un partito in grado di riuscire a oltrepassare la soglia del 7% e fare ingresso, con una manciata di deputati, nel nuovo parlamento.
Ak Zhol, il Partito democratico kazako, è infatti accreditato dal centro Alternativa addirittura del 14,3%, mentre secondo l’Istituto per la democrazia sarebbe solo al 7,3%, vicino al socialdemocratico Asat al 7,1%.
Con uno o forse due gruppi in più, il dominio di Patria non sarebbe così evidente, anche se è certo che il partito del potere non può fallire l’obiettivo di raggiungere la maggioranza assoluta. Stando ai sondaggi arriverebbe infatti a circa l'80% di preferenze.

Nelle elezioni 2011 la nascita di correnti in vista dell'addio dei presidente

Rakhat Aliyev, ex marito della figlia del presidente del Kazakistan.
(© Getty Images) Rakhat Aliyev, ex marito della figlia del presidente del Kazakistan.


Il regno di Nazarbayev non è dunque in pericolo, nonostante qualcosa stia cambiando.
Già dalle ultime elezioni all’interno dell’élite kazaka si sono accentuate le correnti e i differenti posizionamenti in vista di un passaggio delle consegne quando il non giovanissimo presidente, che a luglio compie 72 anni, deciderà di fare un passo indietro.
AVVERSARI COSTRETTI ALL'ESILIO.Come nelle altre vecchie repubbliche dell’Urss la democrazia è spesso solo di facciata e il potere lo si divide a tavolino. I 16 milioni di kazaki sono in fondo spettatori in un gioco che si decide ai piani alti di Astana e che nel corso degli ultimi anni ha visto sempre un vincente e diversi perdenti: da Rakhat Aliyev, ex marito della figlia del presidente Dariga considerato fino a qualche anno fa uno dei possibili successori, poi entrato in conflitto con il grande capo e costretto a rifugiarsi in Austria, a Mukhtar Ablyazov, ex oligarca e fondatore del movimento di opposizione Scelta democratica ora scappato a Londra.
CAMBIO AI VERTICI DELLA FINANZA. Ha traballato anche per un momento lo scranno di Timur Kulibayev, sostituito al vertice del fondo Samruk-Kazyna, il braccio industriale e finanziario attraverso il quale il clan Nazarbayev controlla gran parte dell’economia kazaka.
Il genero del presidente è stato allontanato dopo le violenze di Zhanaozen e sostituito dal vicepremier Umirzak Shukeyev.
Una mossa preelettorale per tranquillizzare i bollenti spiriti sul Caspio, dove è improbabile comunque aspettarsi rivoluzioni.

di Stefano Grazioli

Fonte: Lettera 43


Fonte: http://feedproxy.google.com/~r/nuovediscussioni2/~3/T1kl1XdiL4U/loccidente-snobba-astana-il-sultanato.html

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