domenica 22 gennaio 2012

Fiori di loto tra le Bestie di Satana



Come è noto a chi legge questo blog, sono stato di recente incaricato di preparare la revisione del processo denominato “Bestie di Satana”, da Paolo Leoni, il ragazzo che è stato indicato spesso come uno dei capi della setta.

Lo studio della vicenda è veramente una discesa all’inferno.



Occorre infatti calarsi nell’ambiente e negli episodi che hanno portato alla morte quattro ragazzi giovanissimi, uccisi con modalità barbare. Ma l’ambiente in cui mi devo calare non è – come si può immaginare chi conosce la vicenda – quello della musica metal e del satanismo. In realtà infatti non c’è e non c’è mai stata alcuna setta satanica (lo riconoscono anche le sentenze), che è invece solo un’invenzione dei giornali. La vicenda è andata in modo completamente diverso, e l’inferno in cui mi devo calare è quello del processo; un processo assurdo e ingiusto, fatto di prove false, testimoni falsi, persone che dovrebbero cercare la verità che invece perseguono il fine opposto, amici che tradiscono, che raccontano il falso, amici uccisi non si sa da chi, amici che sembrano amici e sono in realtà dei traditori, un ginepraio in cui è difficile districarsi, ma dove il vero orrore è fatto da quelle persone che hanno cospirato e complottato per attribuire quattro barbari omicidi a dei ragazzi completamente innocenti.

In mezzo a questo schifo nascono però dei veri e propri fiori di loto. Il fiore di loto è un fiore bellissimo che ha la particolarità di nascere dal fango. E’ bello di per sé, ma il fatto di nascere in mezzo al fango gli conferisce un particolare fascino.
Nella storia delle Bestie di Satana si intrecciano tante altre storie; piccoli episodi, gesti, parole, persone, conosciute in questa vicenda, che assumono una particolare bellezza proprio perché li incontri lì dove non ti aspetti di trovare una cosa bella, una storia che ti commuoverà.

I fiori nati in questo orrore sono tanti.
C’è la storia dell’amicizia di questi ragazzi: Paolo Leoni, Eros Monterosso e Marco Zampollo. Tre amici che si stimavano e si fidavano ciecamente l’uno dell’altro; tanto che nessuno di loro ha voluto mai accusare l’altro pur di avere sconti di pena, come pure era stato loro promesso. “Se accusi gli altri e confessi, invece dell’ergastolo ti fai 20 anni”. Ma Eros, Marco e Paolo non hanno accettato. Stanno scontando l’ergastolo in nome di un’amicizia che per loro dura ancora.
“Mi manca Marco... mi mancano le sue battute... la sua amicizia; è una delle cose che mi mancano di più qua dentro”, mi ha detto Paolo Leoni nell’ultimo incontro in carcere.
“Se scoprissi che Marco ed Eros sono colpevoli mi crollerebbe il mondo addosso”, mi ha detto un’altra volta.
Non ho mai parlato con gli altri, ma sono sicuro che direbbero la stessa cosa.
Uno dei fiori di loto tra le Bestie di Satana è quindi l’amicizia di questi tre ragazzi, che insieme sono discesi all’inferno, ma insieme stanno cercando di uscirne, senza mai dubitare l’uno dell’altro.

Ma uno dei fiori più belli è la storia del padre di Paolo Leoni, Corrado Leoni, morto qualche anno fa.
Corrado Leoni uccide la sua amante Maddalena (così dicono le cronache, ma di questo si può anche dubitare, in una storia in cui tutto è esattamente il contrario di quello che appare) un giorno tanto caro ai Templari, il venerdi 13.
“In realtà, mi dice la mamma di Paolo, non era il 13, era il 14 e ne sono sicura, non so perché hanno scritto il 13”.
Il perché lo so io, ma è difficile spiegarlo alla mamma.
Dopo l’omicidio, Corrado Leoni si è costituito e si è fatto dieci anni di manicomio criminale perché giudicato infermo di mente.
La cosa assurda è che i giornali hanno indicato questo delitto come il primo commesso dalle Bestie di Satana.
In pratica, secondo i giornali, già Corrado Leoni sarebbe stato un satanista; un satanista così idiota poi da costituirsi il giorno dopo. Una cosa assurda e che non sta in piedi, ma si sa che la logica non è una cosa che si richiede all’informazione dei mass media di regime.

Ho quindi cercato di capire il motivo per cui i giornali hanno ricollegato questo delitto alle (inesistenti) Bestie di Satana. Per fare questo ho dovuto fare un po’ di domande alla madre di Paolo, che mi ha risposto senza alcun problema. Temevo di metterla in imbarazzo, che non avrebbe avuto voglia di rispolverare una storia vecchia di anni. Ma la signora Leoni è schietta, sincera, dolce, e diretta al tempo stesso, e non ha certo paura di rispondere alle domande.
Volendo approfondire le dinamiche interne a questa vicenda, ho cercato di capire come e perché la madre di Paolo ha ripreso a convivere col marito dopo che costui uscì dal manicomio e finito di scontare la pena. Le ho chiesto quindi se secondo lei era stato veramente Corrado a uccidere quella donna; se dopo il delitto ne avevano più riparlato; se non aveva avuto paura o remore a riprendere una convivenza con una persona che l’aveva anche tradita dal punto di vista sentimentale, e che dopo averla tradita aveva anche ucciso l’amante.
La risposta della donna mi ha stupito e commosso. Ecco più o meno il suo racconto.

“Per anni ho amato mio marito. Un giorno però, a seguito di un’operazione, è impazzito. Ha perso la testa, non era più lui ed è stato male per anni. Io però lo conoscevo, ne sapevo interpretare i cambiamenti di umore; in quei giorni sapevo che poteva succedere una tragedia, lo sentivo, e la notte prima del delitto andai dai carabinieri ad avvertirli che mio marito poteva fare una sciocchezza. Ma loro non mi ascoltarono. “Signora, mica possiamo arrestarlo o trattenerlo in caserma... sarebbe sequestro di persona...”, mi risposero.
La notte dopo uccise quella donna.
Non ho mai saputo se fosse vero o no.
So che quando è uscito dal manicomio, l’ho ripreso in casa, perché era una persona malata e aveva bisogno di aiuto. E la colpa di quell’omicidio non era di mio marito, ma dell’operazione, e dei carabinieri che non sono voluti intervenire.
Non ho più parlato con lui dell’omicidio.
A che sarebbe servito? Cosa cambiava?
Era la persona che avevo amato, con cui ero stata bene per anni, e che ora aveva bisogno di essere aiutata. E non ho mai attribuito a lui la responsabilità di questo omicidio.”

Un giorno, forse, farò un po’ di chiarezza in più su questa vicenda e riuscirò a spiegare alla signora cosa sono gli omicidi rituali e perché, forse, il marito potrebbe essere meno responsabile di quello che la signora pensa.
Per ora, mi limito a riportare la vicenda per come la conosco fin qui. Una storia d’amore vero. Un piccolo fiore di loto, nell’inferno delle Bestie di Satana.




Fonte: http://feedproxy.google.com/~r/PaoloFranceschetti/~3/fP6-2rNEeUM/fiori-di-loto-tra-le-bestie-di-satana.html

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