giovedì 8 dicembre 2011

Perché ci Leghiamo alle Abitudini?

DI MARCO CANESTRARI RIADATTATO DA FAUNO LAMI

abitudine

Perché abbiamo dei vizi? Perché il pensiero si affeziona a dei gesti conosciuti e ripetuti all’infinito? Molte identificazioni che abbiamo si traducono in abitudini, che cerchiamo di ripetere e ripetere accumulando sempre di più esperienze piacevoli a cui ci attacchiamo progressivamente, che finiscono per crearci dipendenze.

Molte persone ad esempio hanno la dipendenza e l’abitudine del fumare le sigarette. Anche se aspirare i residui del processo di combustione di foglie essiccate è dannoso per le cellule del nostro corpo, sia a breve che a lungo termine, a molti da piacere. Dopo migliaia e migliaia di sigarette fumate si associano innumerevoli idee che danno piacere all’idea di fumare una sigaretta, l’idea di una pausa, l’idea del rilassamento, l’idea di essere emancipati, l’idea di prendersi un piacere per sé, l’idea di essere sazi e di fumare a fine pasto, magari dopo il caffè, l’idea che si fuma nei momenti di tempo libero e divertimento, l’idea che il gesto della sigaretta ci da un tono quando non sappiamo che posizione prendere con le mani vuote e siamo in imbarazzo, e così via… Così ogni volta che fumiamo, noi cerchiamo di riprodurre come un rituale uno o più di queste associazioni e cerchiamo di rievocare e di rivivere con compiacimento, il piacere accumulato pezzettino per pezzettino di tutte le esperienze che abbiamo avuto in passato relative a queste immagini. Cerchiamo di ripetere lo stesso rituale che nel tempo abbiamo imparato a tradurre come piacere tramite innumerevoli identificazioni, ci prepariamo ad esso e poi ci immedesimiamo in tutte le idee passate. Riviviamo il piacere e contribuiamo a rafforzare l’idea di piacere che già avevamo relativa alla somma di tutte quelle idee - “Fumare una sigaretta mi piace”. Al di là delle idee soggettive, il fatto è che per ogni sigaretta noi ci stiamo danneggiando, le nostre cellule stanno morendo, il fatto è che creiamo un danno al nostro corpo nel presente e molti potenziali rischi di malattie gravi a lungo termine - Bronchite cronica, cancro. Alcune cellule subiscono delle trasformazioni, alcune dei traumi, alcune dei processi degenerativi, invece noi proviamo piacere nel fumare approcciando la realtà tramite idee ed esperienze.

Il nostro pensiero, basandosi sull’esperienza, interpreta l’evento provocandoci piacere. Il piacere è dato dal pensiero quando si autoconferma nell’identificazione a ognuno o tutte le singole idee dei rituali, delle abitudini, quando fumiamo. Quando infatti il piacere diventa abbastanza grande da percepirlo, da ricercarlo e riprovocarlo di proposito, siamo identificati in tale piacere e quindi dipendenti. Se vogliamo una sigaretta in quel momento ma non la possiamo avere perché non abbiamo soldi, abbiamo una dipendenza psicologica oltre che fisica che ci porta a soffrire. Il dolore è dato dalla mancanza della sigaretta nel momento del bisogno. Non abbiamo dato nel corso delle ripetizioni al gesto di fumare un significato piacevole? Che ci allevia una precedente ansia o sofferenza o disagio? Quando siamo identificati e dipendenti non diamo a quel gesto (dannoso) un significato di aiuto? Di salvezza? Da qui la sofferenza legata alla dipendenza. Chi cerca di smettere di fumare deve affrontare un processo di sofferenza dovuto alla dipendenza psicologica. Ogni idea in cui ci identifichiamo e che ci da piacere se confermata e ripetuta, è sempre sotto la minaccia del dolore nel momento che ne abbiamo bisogno ma non possiamo ripeterla. Ovviamente esistono infiniti tipi di identificazione, oltre quello del fumare una sigaretta, infiniti tipi di abitudini che vogliamo confermare e ripetere. Ci da piacere ripetere le nostre idee a cui siamo identificati e soffriamo quando non sono confermate.

Identificarsi con l’idea di un fatto provoca a volte piacere e altre volte sofferenza. Però se analizziamo in profondità, scopriamo che l’identificazione genera anche paura e ansia di perdere questa certezza. Nessun fatto è portatore di angoscia in sé. Se quindi riuscissimo a vedere ogni fatto come se fosse la prima volta, senza affezionarci o respingerlo, potremmo liberarci dal fardello di queste sofferenze e paure ed occuparci liberamente e consciamente della realtà che, sempre nuova, ci si presenta di fronte.

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