venerdì 23 dicembre 2011

Debito Pubblico e Fascismo Fiscale

DI LUCA CARISTINA


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In un sistema economico-monetario come il nostro, nel quale 1 Euro emesso dalla banca centrale costituisce immediatamente 1 Euro di debito pubblico, risanare i conti dello Stato e ridurre il debito pubblico significa innanzitutto ridurre il denaro che abbiamo a disposizione e, contemporaneamente, far crescere il PIL, cioè produrre sempre di più. Ma ciò non basta, occorre tassare, tassare sempre di più, ma neanche questo è sufficiente, occorre vendere beni e servizi pubblici, sempre di più, sempre di più, in modo tale che il debito pubblico si mantenga al di sotto del 60% rispetto al PIL - oggi l'Italia viaggia a circa il 120%.


Il sistema è "di per sé insostenibile" poiché è una follia - soprattutto oggi - pensare di poter produrre 100 tenendo la quantità di denaro/debito al di sotto di 60, sia per l'entità del debito stesso che lo Stato ha (più gli interessi che continuano a generarsi), sia per la difficoltà sempre maggiore delle imprese di sostenere i costi di gestione della propria attività produttiva e di ripagare i propri debiti d'investimento nei confronti delle banche commerciali. Come possiamo intuire, la grave situazione non dipende né dagli stipendi dei politici, né dall'evasione fiscale, né dal fato, né da carenza di regole ma è una crisi di sistema dall'epilogo già scritto. E' ormai di dominio pubblico che col trattato di Maastricht e di Lisbona la sovranità monetaria è stata ufficialmente consegnata nelle mani della BCE. Il resto lo stiamo vivendo oggi. Rincresce prendere atto che ancora una volta la propaganda dei mainstream media ha avuto la meglio sulla presa di coscienza e sul saper leggere tra le righe, dietro le parole e dietro ai discorsi. Dietro nuove promesse di un risanamento che con l'attuale sistema economico non sarà mai realizzabile. L'allarmante disoccupazione (tasso di disoccupazione attuale giovanile pari al 29,2% - e totale pari al 8,5%), la crisi d'impresa, di liquidità e le nuove misure del governo (nuovi vincoli e nuove tasse aggiuntesi alla pressione già esistente) stanno già mettendo e metteranno a disposizione della gente redditi sempre più bassi, risparmi sempre più esigui. La domanda è destinata a calare, quindi una crescita del PIL è da escludersi.


L'unico parametro su cui il governo attuale può agire, e agirà, è la riduzione del debito pubblico, rastrellando quanta più moneta possibile dalle tasche di tutti. Poveri e meno poveri. Buoni e cattivi. Onesti e disonesti. Ovunque e con ogni mezzo.



FONTI:
- Ministero dell'Economia e delle Finanze
- ISTAT
- Corriere della Sera
- Fondo Monetario Internazionale
- Banca d'Italia
- Trattato di Maastricht
- Trattato di Lisbona


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Fonte: http://feedproxy.google.com/~r/EccoCosaVedo/~3/JHl0Mwc2ayA/debito-pubblico-e-fascismo-fiscale.html

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