martedì 27 dicembre 2011

ANEMIA SPARITA E GRANDE CAMBIAMENTO INTERIORE

LETTERA

QUASI CARNIVORO, SPORTIVO E ANEMICO

Buongiorno Valdo, innanzitutto le faccio i miei più calorosi complimenti per il blog, per il suo lavoro e la passione che ogni giorno dimostra. Le racconto in breve la mia esperienza.
Sono stato onnivoro (proprio quasi carnivoro) per tutta la vita (23 anni).
Pur praticando attività sportiva, ero affetto da un'anemia che mi ha accompagnato per gran parte della mia esistenza.

SEI MESI DI PERCORSO VEGETARIANO-VEGANO E L’ANEMIA E’ SPARITA, IN BARBA AI MEDICI

Da 6 mesi ormai sono diventato inizialmente vegetariano e poi vegano. Nell'ultimo mese, anche avendo conosciuto il suo sito, mi comporto da crudista-fruttariano ad un buon 90%. La salute è migliorata in modo netto, l'anemia sparita, contrariamente a quanto raccomandano amici, parenti e medici sull'alimentazione e il mantenimento della salute.

COME MINIMIZZARE LA SOFFERENZA DELLE PIANTE

Ora, volevo semplicemente chiederle se poteva specificare in che modo causiamo sofferenza alle piante, a quali piante in particolare, citando quelle che soffrono di meno. Le patate, ad esempio, soffrono anche se colte al momento giusto?
Mi sembra di aver capito che la frutta non soffra se raccolta matura.

UNA STUPEFACENTE TRASFORMAZIONE INTERIORE

Potrà sembrare strano, ma dopo una vita intera passata a causare sofferenza ad animali e al mondo intero, mi sento spinto verso un'alimentazione più rispettosa possibile, verso tutti gli esseri viventi, vegetali compresi. Ho sentito in me un cambiamento interiore e forse ora riesco a comprendere la frase di Tolstoj: " Il vegetarismo non è soltanto una lotta contro la barbarie ma il primo gradino di un progresso spirituale". La ringrazio per la risposta e le rinnovo i miei apprezzamenti.
Stefano

*****

RISPOSTA

I RICORRENTI PREGIUDIZI MEDICI SULL'ANEMIA VEGANA

Grazie Stefano, per questa magnifica testimonianza. Non sono nemmeno sicuro se sia più importante la guarigione dall'anemia o quella dall'insensibilità alimentare ed etica, che ti avevano afflitto o comunque condizionato per diversi anni.
Uno dei pregiudizi più sciocchi e scalcinati della medicina prevalente, e della gente imbevuta di diseducazione nutrizionale medica, riguarda proprio la anemia.

IL FERRO-CADAVERE NON HA MAI FATTO BENE A NESSUNO

Se c'è una cosa che nulla ha a che fare con chi si alimenta di frutta e verdura cruda, questa è proprio l'anemia, causata come ben sappiamo non da carenza di ferro, ma da incapacità assimilativa e da disordini putrefattivi derivanti da alimentazione carnea e da eccesso di ferro-cadavere (lo chiamano ferro-eme), alto-proteico e non assorbibile.
Una cosa è nutrire e un'altra cosa è dopare. La cadaverina ferrosa è un velenoso doping, non un alimento.

GRAVI AMNESIE SU LORO FALLIMENTARI CURE DEL PASSATO

Certi medici sono ottimi prestigiatori, bravissimi a ribaltare la situazione e a mostrarla nel senso opposto.
Dimenticano persino per strada le loro cose, affetti come sono da gravi amnesie professionali.
Dimenticano che i loro colleghi del medioevo portarono centinaia di anemici a curarsi non negli orti e nei frutteti, ma proprio direttamente nei macelli, ubriacando i loro disgraziati pazienti non di vino brulé, ma di caldo sangue proveniente direttamente dalle vene del povero bovino di turno, sgozzato, piangente e in rapida agonia.

VISI PAONAZZI E DEPRESSIONE MORTALE AI MARGINI DEL MACELLO

A parte l'immaginabile e apocalittico disgusto, a parte il disagio etico di immettere dentro di te la sostanza di una creatura sofferente e morente, i risultati furono regolarmente disastrosi. A un veloce picco di ripresa, con visi che da bianchi e smunti diventavano all'improvviso paonazzi, sopravveniva ben presto una violenta caduta nella più nera depressione.
Evidentemente si soffre di memoria corta o di rimozione mentale delle esperienze imbarazzanti.
E così continua la tradizione della bistecca al sangue, e del mettere la cadaverina nobile in ogni piatto ed in ogni circostanza.

VEGETARIANO DERIVA DA VEGETUS, CHE SIGNIFICA VIVO, VEGETO, VIGOROSO E SANO

Quando una disciplina o una tecnica terapeutica non sanno nemmeno far tesoro delle proprie esperienze fallimentari, ci si può aspettare ben poco da essa.
La realtà è che non esistono anemie tra i vegani crudisti, mentre sono diffusissime tra gli onnivori e tra gli stessi medici, che dissimulano ed esorcizzano troppo spesso le loro debolezze fisiche a suon di caffè, sigarette e farmaci, finché ce la fanno e finché non gli frana il mondo addosso.
Il termine vegetariano nulla ha a che fare con la parola vegetale, ma deriva dal latino “vegetus” che significa vivo, vegeto, vigoroso e sano. E' un dettaglio che i medici dimenticano troppo spesso.

LE PIANTE VIVONO, SENTONO, GIOISCONO E SOFFRONO

Per quanto concerne la sofferenza delle piante, è dimostrato che il regno vegetale vive, vede, sente, pensa, gioisce e soffre. Più che giusta dunque la tua intenzione di portare rispetto anche verso le piante.
Coi frutti non esistono problemi. Sono fatti per essere raccolti e non soffrono per niente. Gradiscono anzi il fatto che qualcuno li mangi e ne porti il seme da altre parti per la continuazione della specie.
Per tuberi, foglie, germogli, semi e radici ovviamente il problema si pone.
Purtroppo alcune sofferenze le causiamo comunque, e questo a volte è inevitabile.

UNA SOFFERENZA DI GRADO DIVERSO

Una prima considerazione va posta sul fatto accertato che l'intensità delle sofferenze vegetali è ben diversa di quella degli animali a sangue caldo. Questo si può verificare dal fatto che i radicchi e le insalate, tagliate le foglie, non soccombono troppo e non muoiono, ma ricrescono in continuazione, talvolta meglio di prima. La stessa cosa succede ai germogli. Stacchi la punta del luppolo e ne ricrescono con uguale vigore altre 5 o sei nuove.
La maggior parte delle piante coltivate e sfruttate dall'uomo ha un arco di vita comunque limitato e stagionale.

LA SORTE DELLE PATATE

Quanto alle “pommes de terre”, o patate e simili, se lasciate nel terreno subiscono in breve due sorti possibili: andare marce oppure essere mangiate dai roditori, dalle talpe, dalle formiche e dai grillotalpa.
Pertanto l'alternativa di essere usate dall'uomo non è la peggiore, ed hanno pure il vantaggio di poter contare sulla conservazione e sulla semina nella nuova stagione.

LA POTATURA INVERNALE RIDUCE LA SOFFERENZA

Per la potatura delle piante, se fatta nel periodo di stanca invernale, gli alberi soffrono sicuramente di meno. L'abbattimento di alberi secolari invece è sempre un fatto drammatico, come sono drammatici del resto gli incendi boschivi che non risparmiano nessuna pianta e nessun animale.
La giusta filosofia, a mio avviso, è quella di amare le piante, di trattarle bene, di annaffiarle, di rispettarle, di riservar loro le nostre migliori attenzioni, di farle vivere al meglio e il più a lungo possibile, e di ridurre al minimo la loro sofferenza quando le coltiviamo a scopo di sfruttamento per necessità e sopravvivenza.

Valdo Vaccaro

Fonte: http://valdovaccaro.blogspot.com/2011/12/anemia-sparita-e-grande-cambiamento.html

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