mercoledì 14 dicembre 2011

Leone XIII: il papa speculatore a cui è stata intitolata la scuola dove ha studiato Goldman Sachs Monti

Oggi vorremmo approfondire la figura del Papa Leone XIII, quel papa a cui è stata intitolata la scuola privata in cui si è diplomato il nostro Mario Monti consulente di Goldman Sachs, il quale si appresta a distruggere per sempre l'Italia "sovrana" e "laica" e a ristabilire la Monarchia del Papato, questa volta in coordinazione con altri leader mondiali che porteranno avanti il Nuovo Regno Pontificio Mondiale. L'obiettivo delle riforme di Monti, al pari dei suoi omologhi in altri paesi, infatti è quello distruggere ulteriormente la Classe Media e la ricchezza della società, al fine di arrivare ad avere un'Europa Cattolica composta da ricchi signori da un lato e da sudditi in miseria dall'altro; a questi ultimi, dopo che gli verranno sequestrati gli ultimi loro beni e soldi dalle banche controllate dal Vaticano-Gesuiti, non resterà che la gesuitica fede della nuova era come oppio di consolazione. D'altronde lo stesso ricoperto d'oro dalla testa ai piedi Benedetto XVI ha detto che i soldi "sono niente, e tutte queste cose, che sembrano vere, in realtà sono di secondo ordine", quindi tanto vale farceli "prendere in custodia" in aeternum dalla Chiesa e dalle banche da essa gestite.
La Chiesa potrà quindi dedicarsi alla sua elemosina per i poveri con rinnovato fervore, facendoci cadere dall'alto della sua mano sinistra i beni per sopravvivere che ci avrà prima sequestrato con quella destra; la vera essenza dell'opera pia.
Quindi, dopo L'Unto dal Signore Silvio la saga vaticana continua sotto Monti; le credenziali di Monti sono veramente perfette per questo rush finale di dominio. Adesso torniamo a Papa Leone XIII; egli fu il successore di Pio IX. Nato a Carpineto Romano nel 1810, di famiglia aristocratica, anch'egli fu allievo dei gesuiti; e anch'egli correva dietro ai soldi, quei soldi che "sono niente...sono di secondo ordine". Nel Libro La Santa Casta della Chiesa di Claudio Rendina leggiamo di Papa Leone XIII (1878-1903) a pag. 93:
"Egli apprezza infatti il sistema di Giovanni Simeoni di giocare sui titoli, ma vuole impegnarsi personalmente negli affari; conferma Simeoni nell'incarico di amministratore, ma affida la gestione delle finanze ad un prelato, monsignor Enrico Folchi, sulla base delle sue iniziative. E comunque, a fronte di questa particolare gestione del denaro, che vale come Sezione Straordinaria dell'Amministrazione, con chirografo del 9 agosto 1978 istituisce una Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede, come Sezione ordinaria, sotto la direzione del segretario di Stato, il cardinale Lorenzo Nina."
Cioè, il Papa a cui è intitolato l'istituto dei Gesuiti dove si è diplomato Mario Monti (che ricordiamo essere Presidente dell'Università Bocconi e consulente Goldman Sachs), era un Papa a cui piaceva giocare sui titoli e voleva impegnarsi personalmente negli affari. Andiamo avanti citando sempre il libro:
"Papa Pecci (Leone XIII, ndr) anticipa annualmente 4.500.000 lire per le spese interne della Santa Sede, che assommano però a 6 milioni; il resto deve essere prelevato sugli interessi che quella somma anticipata frutterà a fine anno. Una speculazione seguita passo passo dal Folchi, tanto che in un anno, nel 1880, arrivano nelle casse vaticane transizioni di valori per circa 2.500.000 lire. Nel frattempo viene nominato il nuovo Segretario di Stato nella persona del cardinale Ludovico Jacobini; questi amministra il patrimonio, assistito da una commissione di quattro cardinali e un segretario, che è appunto monsignor Folchi, con il quale in sostanza si apre e si chiude il cerchio del traffico finanziario della Santa Sede. Ma non saranno tutte rose e fiori.
Proprio nel 1880 Rodolfo Boncompagni Ludovisi, principe di Piombino, progetta con la Società Generale Immobiliare la lottizzazione della villa romana di famiglia per la costruenda via Vittorio Veneto. Il principe, grazie ai buoni rapporti con il Vaticano, ottiene dei prestiti senza garanzia e la Santa Sede acquista alcune azioni della società; si verifica allora il primo crack finanziario, nel quale il Vaticano si trova coinvolto per colpa di un banchiere fiduciario. Arriva la crisi, il valore delle azioni cala e il principe contesta l'ammontare del prestito. Il risultato è che la Santa Sede perde quasi un milione per recuperare il suo credito.
Eppure, nonostante la crisi finanziaria, nel 1880 il Circolo San Pietro edifica il primo dei dormitori economici, successivamente chiamati asili notturni, messi in atto per fronteggiare la mancanza di alloggi per gli strati poveri della popolazione della cittadinanza romana in continuo aumento. Sorge in trastevere con 75 posti letto. Ma l'impegno caritatevole del Circolo San Pietro diventa storico durante il trasferimento della salma di Pio IX dalle Grotte Vaticane alla basilica di San Lorenzo fuori le mura, la notte del 13 luglio 1881. Il trasporto, effettuato su un carro funebre, è tutelato proprio dai soci del circolo, insieme alle guardie dello Stato Italiano, che devono vedersela con liberali e anticlericali decisi di buttare a fiume la bara....
Il libro continua anche con qualche opera di elemosina di Leone XIII:
Leone XIII peraltro è quanto mai impegnato sulla strada delle opere di carità in linea con il circolo, che nel 1890 istituisce il Guardaroba dei poveri, per fornire ai bisognosi vestiario, lenzuoli e coperte, e nel 1895 fonda il Segretariato del popolo per l'assistenza morale e sociale dei lavoratori e dei poveri.
Con un "piccolo" neo, infatti, continuando a leggere il saggio di Rendina scopriamo che:
"A questo punto il papa però, anche a fronte di tante iniziative, ritiene opportuno creare una sorta di banca all'interno della stessa Santa Sede per sfruttare in proprio le speculazioni, possibilmente in collegamento con istituti di credito italiani. Così nel 1887 viene fondata l'AOR, ovvero Amministrazione per le Opere di Religione (il suo nome originario era in realtà Commissione delle Opere Pie, ndr), la cui attività in effetti era già in piedi da tempo come commissione cardinalizia Ad pias causas. E' una banca senza le normali strutture di un istituto di credito, pur avendo una sede propria nell'ufficio occupato fino al 1870 dalla censura pontificia e noto come "Buco nero"; la sua attività è trasformare in titoli al portatore le donazioni di immobili e di oro monetario. E sotto certi aspetti questa banca può esser valida per finalizzare le monete sonanti e i biglietti di banca che i pellegrini consegnano personalmente a papa Pecci per i suoi anniversari sacerdotali e i relativi giubilei.
Occorre però un riferimento esterno all'AOR con una banca italiana, particolarmente accreditata sul mercato per un'autentica speculazione; Leone XIII pensa di averla trovata nel Banco di Roma e vi apre un conto personale. Nel 1889 vi deposita 3 milioni e numerosi altri in azioni; Folchi incoraggia quella fiducia verso il Banco di Roma e i relativi prestiti concessi dal patrimonio della Santa Sede per finanziare varie imprese. Vengono coinvolti nelle operazioni bancarie diversi rappresentanti dell'aristocrazia papalina, in un fiume di azioni e obbligazioni; ma dopo solo un anno, nel 1890, arriva la crisi, che è proprio a livello di Borsa. O ci si tira fuori subito, perdendo comunque quasi tutto il credito, o bisogna sborsare milioni sonanti per coprire i vari buchi in funzione di un'ipotetica ripresa del Banco di Roma. Si preferisce la prima strada, riuscendo a salvare i tre milioni versati personalmente dal papa, sia pure con una grave perdita di interessi in titoli e azioni. Tra l'altro la proprietà del Palazzo Marescotti passa alla Banca d'Italia. E Folchi si dimette quando un chirografo, il 30 aprile 1891, modifica le sue competenze nell'amministrazione del patrimonio.
Il papa a questo punto aumenta le competenze dei cardinali membri dell'AOR e concentra la gestione amministrativa su uno di loro, Mario Mocenni, con il titolo di "incaricato speciale". Questi eserciterà le funzioni di prefetto dei palazzi apostolici, ma riceverà ordini direttamente dal papa, che peraltro amministra personalmente l'Obolo di San Pietro. Leone XIII è rimasto scottato dalla disavventura con il Banco di Roma, ma quando nel 1895 questi istituto si riprende, ecco rinnovarsi in lui la voglia di speculare.
A questo punto assume rilievo la figura di Ernesto Pacelli, proveniente da una famiglia di funzionari dello Stato Pontificio. E' membro del consiglio municipale di Roma, ma soprattutto è membro del consiglio di amministrazione del Banco di Roma. Pacelli comincia a dare consigli al papa per l'investimento dei guadagni realizzati con l'Obolo di San Pietro (offerta in denaro fatta dai fedeli al papa, ndr), ma subito dopo consiglia il cardinale Mario Mocenni a operare sul mercato italiano, facendo da interlocutore con lo stesso governo italiano. Da autentico diplomatico assicura che la Congregazione De Propaganda Fide prepara con le missioni un terreno favorevole alle mire coloniali dell'Italia e che non ci sono problemi per le certificazioni religiose dei Savoia.

Ecco che da Roma viene emanato un nuovo riconoscimento delle caratteristiche miracolose di Lourdes, dove i viaggi organizzati sono sempre più frequenti,
con vantaggi economici che assumono una certa continuità. Nel 1892 Leone XIII concede l'ufficio proprio e la messa della festa "in apparizione beatae Mariae Virginis Immaculatae", che il suo successore estenderà alla Chiesa universale. Ma sul piano delle risorse finanziarie si decide di sfruttare anche la benedizione pontificia. Infatti l'Elemosineria Apostolica s'inventa nel 1893 la benedizione scritta. Viene impostata con una formula particolare, mostrando in testa il logo della Santa Sede e il sigillo del papa regnante, stampata su carta semplice o pergamena e spedita anche per posta. Il prezzo varierà nel tempo ed è comunque tassativo, anche se presentato in forma di elemosina; è una sorta di "vendita del sacro", sia pure in ridotte dimensioni.
....
Papa Pecci punta tutto sull'Anno Santo del 1900 come mezzo di propaganda per attirare alla causa di Sua Santità "prigioniero in Vaticano" l'universo cattolico
; è c'è un'organizzazione senza precedenti, diretta da un Comitato internazionale esterno alla Santa Sede, costituito a Bologna dal 1896 per merito del conte Acquaroni e della Gioventù Cattolica Italiana. E' importante che lucrino il giubileo anche i sovrani d'Italia Margherita e Umberto I, il quale peraltro viene assassinato a Monza il 29 luglio; e per i funerali al Pantheon il papa stesso redige una preghiera speciale dei pellegrini per il sovrano. Il papa non vuole altro collegamento col Regno d'Italia che non sia la preghiera.
Nel frattempo si procede nel campo finanziario sotto la consulenza Ernesto Pacelli, che preme sul papa per speculare nel Banco di Roma
. Metà delle azioni di quella banca sono pur sempre della Santa Sede, e allora è bene operare investimenti. Che in sostanza si risolvono in ingenti prestiti concessi dal papa a Pacelli per la banca da lui presieduta e quindi per i suoi personali interessi. Così matura la fortuna finanziaria della stirpe Pacelli. Un casato che sarebbe stato all'avanguardia fino agli anni Sessanta del Novecento, grazie al nepotismo del papa di famiglia, Pio XII (1939-58): infatti i suoi tre nipoti, Carlo, Marcantonio e Giulio, avrebbero dominato le finanze vaticane, tra consulenze legali nelle varie amministrazioni della Santa Sede e presidenze, amministrazioni, direzioni di società in gran parte proprietà del Vaticano.
C'è sempre l'AOR, anche se resta ancora una cassa segreta, di cui pochi nella stessa Santa Sede conoscono l'esistenza;
non è neanche custodita da guardie pontificie, così che quando nel 1900 subisce un furto in titoli per mezzo milione di lire, la Santa Sede non può fare una denuncia. Ed è questo il primo giallo che sorge intorno alla banca del Vaticano, del quale non riescono a venire a capo neanche gli agenti di controspionaggio della Santa Sede, sempre in funzione; un giallo che in qualche modo contribuisce a creare il clima di sospetto che circonda il conclave per l'elezione del nuovo papa nel 1904."
Un papa quindi speculatore e legato strettamente alla finanza e ai profitti più o meno leciti della Chiesa cattolica. Un papa che fonda la Commissione delle Opere Pie, l'antesignano del diabolico IOR (Istituto per le Opere di Religione). Un papa che ha dato il suo nome ad un istituto in cui si è formato Mario Monti consulente della Gesuitica Goldman Sachs, una banca che, secondo alcune fonti, ha contribuito pienamente, con la sua speculazione, a innescare la crisi che ha portato molti paesi, tra cui la Grecia, in bancarotta.



Crisi dalla quale adesso
vorrebbero tirarci fuori sia il Goldman Sachs Cattolico Monti istruito dai gesuiti che il Goldman Sachs Cattolico Mario Draghi istruito dai gesuiti (vice-presidente di Goldman Sachs per l'Europa dal 2002 al 2005) insieme al Cavaliere di Malta Goldman Sachs Papademos, facendoci pagare di tasca nostra naturalmente, e a tutto beneficio della "Santa" Sede e della sua Goldman Sachs.

Fonte

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