giovedì 8 dicembre 2011

TRAPIANTI E TRAFFICO D'ORGANI: UN SOFFIO DI MORALITA' IN UN CONGRESSOMEDICO

Al Congresso della Federazione Europea dell’International College of Surgeons (Roma 10-12/11/11) è stata presentata dal Prof. Dr Rocco Maruotti una relazione intitolata “Etica Chirurghi & Società”.
L’importanza della relazione consiste nel fatto che per la prima volta in un congresso di chirurghi sono stati toccati argomenti fin qui considerati tabù: ad esempio come le organizzazioni ospedaliere premino chi collabora al raggiungimento delle quote prestabilite di donatori o come i governi minaccino di passare alle donazioni forzate qualora non vengano raggiunti i livelli di donazioni fissati.
E’ stato dimostrato come le organizzazioni ospedaliere di procacciamento di organi promuovono attività aggressive (richiesta aggressiva di donazione, educazione aggressiva nelle scuole, perseguimento aggressivo del consenso, segnalazione aggressiva dei “potenziali” donatori, definizione “aggressiva” della morte). L’oratore si è chiesto se non sia da considerare aggressione un tale comportamento eticamente e giuridicamente condannabile.

La parte centrale della relazione è stata dedicata agli aspetti di psicologia applicata all’etica: la disapplicazione morale. L’attività di procacciamento di organi è stata analizzata con le tecniche generali di analisi che si utilizzano nell’esame di eventi ed azioni come le condanne capitali, il genocidio, le esecuzioni di massa, il giustificazionismo, l’eufemizzazione del linguaggio, il vantaggio utilitaristico, la diffusione di responsabilità, la minimizzazione delle conseguenze e la disumanizzazione dell’aggredito.
Sono state presentate immagini che hanno provocato una profonda impressione nei chirurghi presenti. I chirurghi sono stati inoltre colpiti dalla presentazione di documenti che certificano l’abbandono da parte degli stessi trapiantisti di quelli che definivano i principi etici irrinunciabili: prelievo da cadavere vero, consenso informato e definizione certa di morte. I trapiantisti ora ammettono che il prelievo avviene da soggetto vivente, per cui si dovrebbe utilizzare l’anestesia per evitare dolore al soggetto che espiantano.
I trapiantisti affermano che informare correttamente il pubblico e le famiglie comporterebbe per loro un disastro con blocco finale delle loro attività e che non esiste una definizione di morte univoca, ma piuttosto infinite definizioni su persona viva che ha perso la coscienza.

E’ stato accennato anche al traffico di organi nei paesi dell'occidente dai trapiantisti sempre negato. Ormai è certo che nelle stesse università americane, dove si tuonava contro il traffico di organi, vi era un consolidato sistema di traffico di organi, che viene sistematicamente silenziato dalla stampa ed ignorato dalle associazioni mediche che si rifiutano di parlarne e di prendere provvedimenti.

Questa chiarezza in ambito medico ci fa sperare in un possibile, auspicato, risveglio morale.
Cordiali saluti.

La Segreteria
www.antipredazione.org

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