sabato 10 luglio 2010


La vergogna in questo Paese si risolve troppo spesso a colpi di manganello

da: GliItaliani.it.

La vergogna in questo Paese si risolve troppo spesso a colpi di manganello. Quando il potere non ha più parole usa la violenza. L’immagine di questi cittadini italiani, già vittime del terremoto e poi di questa ricostruzione coatta offerta dal duo Berlusconi Bertolaso, presi a manganellate per le strade di Roma è la vergogna più grande.

Rifarsi sulle vittime, picchiare chi chiede di essere trattato come tutti gli altri cittadini che in passato sono stati colpiti da catastrofi come quella del 6 aprile 2009. Solo a pensarci viene la nausea. Vederlo accadere sotto i propri occhi fa scattare la rabbia. Una rabbia lucida e determinata che ci fa chiedere tre cose, immediate.

1) la sospensione dei responsabili in divisa dei fatti di oggi e un’immediata indagine per individuare da subito le responsabilità lungo la catena di comando fino a censurare se ci sono state pressioni politiche per una gestione muscolare della manifestazione.

2) l’immediata proroga delle poche facilitazioni che fino a giugno avevano le popolazioni terremotate a partire dal regime fiscale e dalla sospensione delle tasse.

3) l’immediata stesura e discussione di una legge speciale per le aree colpite dal sisma sul modello di quelle promulgate per il Friuli e Umbria e Marche.

Quello che è successo e sta succedendo per le strade di Roma sta facendo il giro dei media del mondo. Ma non di quelli italiani. La distanza fra realtà e racconto mediatico è diventato uno dei problemi più gravi della nostra democrazia. Che da ora la Rai si ricordi di quello che sta succedendo davvero a L’Aquila e smetta di raccontare solo la versione, di parte, degli indagati con responsabilità di governo.

E poi pretendiamo delle scuse pubbliche e sentite verso il sindaco Cialente e i suoi colleghi dei comuni colpiti dal sisma e verso migliaia di cittadini italiani presi in giro, vessati, presi in ostaggio e poi abbandonati. E che quei manganelli spariscano. Ora. Subito.

Fonte: gliitaliani.it.



Fonte: http://www.megachipdue.info/tematiche/legalita/4193-la-vergogna-in-questo-paese-si-risolve-troppo-spesso-a-colpi-di-manganello.html


Ministero gaudioso


Fonte: http://www.alessioatrei.it/


Accesso al database petizioni del Parlamento Europeo


Ieri, durante la seduta della plenaria a Strasburgo, la Commissione parlamentare Petizioni (PETI) ha presentato, così come previsto dal regolamento interno, una relazione annuale relativa alle petizioni inviate dai cittadini e i residenti dell’UE al Parlamento Europeo.

Qualsiasi cittadino dell’Unione europea o residente di uno Stato membro può presentare una petizione al Parlamento europeo, individualmente o in associazione con altri, su una materia che rientra nel campo d’attività dell’Unione europea. Queste petizioni offrono al Parlamento europeo la possibilità di richiamare l’attenzione su eventuali violazioni dei diritti dei cittadini europei da parte di uno Stato membro, di autorità locali o di un’istituzione. Nel 2009 gli italiani sono stati, dopo i tedeschi e gli spagnoli, i firmatari più attivi. Quest’anno più di 1900 petizioni sono state depositate. Meno della meta è stata considerata ricevibile.

I diversi argomenti affrontati riguardano innanzitutto l’ambiente (9,7%), seguito dai diritti fondamentali (7%), dalla giustizia (6,8%) e dal mercato unico (6%).
Questo è quindi uno degli strumenti più importanti per la partecipazione attiva dei cittadini europei alle politiche comunitarie. Sono stata sollecitata tante volte per sapere l’esito di alcune petizioni. In effetti, ritengo che in qualità di parlamentare europea sia mio dovere seguire l’andamento delle petizioni presentate dai cittadini d’Europa. Nell’ambito di quest’accertamento, mi sono resa conto che il database interno epetition, che raccoglie tutte le petizioni, è accessibile solo ai membri della Commissione Petizioni. Ho chiesto quindi di rivedere il sistema, che a mio avviso produce discriminazioni, in modo da valorizzare l’interesse dei cittadini alla vita politica e seguire il buon esercizio di questo diritto fondamentale.

QUI troverete il modulo per depositare una petizione



Fonte: http://www.soniaalfano.it/blog/2010/07/06/accesso-al-database-petizioni-del-parlamento-europeo/


Concertazione (reprint)

2009



Fonte: http://www.alessioatrei.it/


L'esperto di demolizioni: ecco come crollarono davvero le torri dell'11/9.

sullivantL'associazione «Architects & Engineers for 9/11 Truth» ("Architetti e Ingegneri per la Verità sull’11/9", ndt) presieduta dall'architetto americano Richard Gage ha incontrato Tom Sullivan, un tecnico esperto di demolizioni controllate nonché ex dipendente della Controlled Demolition Inc.

Secondo questo esperto, non c'è alcun dubbio: sono stati degli esplosivi la causa del crollo delle torri del World Trade Center.

Questa testimonianza avvalora e corrobora lo studio scientifico pubblicato nel marzo 2009 su «Bentham Open», sotto la direzione del professore di chimica dell’Università di Copenaghen Niels Harrit che aveva tratto la conclusione della presenza di esplosivi del tipo nano-termite nelle macerie del WTC, un materiale ultra sofisticato di origine militare.

Sullivan_CDI_card-idTom Sullivan è vicino al caso delle torri del WTC. Infatti, la società Controlled Demolition Inc. diretta da Mark Loiseaux (*) per la quale lavorava è stata una delle principali aziende incaricate dalla Autorità portuale e dalle Silverstein properties per sgomberare il sito di Ground Zero.

Ricordiamo che il sito fu liberato dalle macerie sotto l’alta supervisione della FBI, che vietò l’accesso al pubblico e ai giornalisti, così come alla Commissione d'inchiesta e agli ispettori FEMA, per i cui accessi furono poste restrizioni.

Il NIST non ha avuto accesso che ai depositi di Fresh Kills e al'aeroporto JFK.

La rimozione fu monitorata anche dal Comune, che chiese al NYPD di vietare le foto per rispetto delle vittime, oltre che dall'esercito, che utilizzava dei GPS speciali per seguire i movimenti dei camion carichi di macerie.

Nel momento in cui gli ultimi resti delle travi del WTC, essendo state utilizzate per la fabbricazione dello scafo della USS New-York, si apprestano a lasciare il loro hangar dell’aeroporto JFK per vari progetti di monumenti intesi a commemorare i 10 anni dagli attentati, coloro che si schierano per l’aggiornamento e l'esame degli indizi reali delle cause autentiche del crollo delle tre torri richiedono più che mai ai media di confrontarsi con questa nuova testimonianza di gran peso, e di sostenere la richiesta civica mondiale in favore di una nuova inchiesta.

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Prove dell'uso di esplosivi sul sito del WTC, secondo un ex tecnico della Controlled Demolitions Inc.

Collegamenti aggiunti da reopen911.info e Megachip.

Redazione di ae911truth.org, 24 giugno 2010.

Avendo avuto il privilegio di parlare con Tom Sullivan, un tecnico esperto nella collocazione di cariche esplosive per le demolizioni controllate, abbiamo alcune nuove chiavi che ci permettono di capire meglio il modo in cui la demolizione controllata funziona, laddove inizi, e quali sono state le ripercussioni dell’11 settembre nel settore delle demolizioni. Sullivan ha acquisito la sua esperienza in qualità di dipendente dell’azienda capofila in questo campo: la Controlled Demolition, Inc. (CDI). Tuttavia, Sullivan ha tenuto a sottolineare: «In nessun caso mi presento come portavoce per il CDI, e quello che ho da dire lo dico per esperienza e formazione personale.»

Sullivan è andato alle scuole superiori con Doug Loizeaux, della famiglia Loizeaux. Questa famiglia, in primo luogo il padre Jack, in modo autonomo ha lanciato l'intero settore delle demolizioni controllate, un’industria che alla fine è diventata un affare assai profittevole. Prima di avere a che fare con la CDI, Sullivan era un fotografo indipendente, durante i suoi primi anni nel Maryland. Sarebbe poi stato inviato nei siti delle demolizioni controllate per scattare fotografie dei lavori. Diventò perciò un appassionato ed entusiasta del settore delle demolizioni controllate.

Arrivò il momento in cui volle fare entrambe le cose: essere l’uomo che collocava le "cariche di taglio" sui punti di rottura, e quello che scattava le foto alla messa in opera per promuovere il proprio business. Presto sarebbe diventato un dipendente a tempo pieno della CDI, come AE911Truth ha avuto modo di verificare.

«È stato un lavoro molto interessante, ma anche duro, per lunghe ore, soprattutto quando faceva freddo», osserva Sullivan. Il quale aggiunge che la giornata di lavoro iniziava presto, intorno alle 6 del mattino, e si lavorava fino al tramonto. Sullivan ha lavorato all’allestimento degli edifici con la collocazione delle cariche di taglio in corrispondenza dei punti di rottura e poi, naturalmente, se ne stava a contemplare il tutto mentre crollava.

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Sullivan sottolinea che la preparazione richiede diverse settimane per "indebolire" gli edifici prima delle demolizioni. Gli edifici con struttura in acciaio semplicemente non cadono entro il perimetro della loro base in caduta libera senza un grosso lavoro lungo tutto l’edificio, a volte anche prima di piazzare le cariche esplosive. Sullivan sottolinea questo punto: «Gli incendi non possono radere al suolo edifici di grande altezza con struttura in acciaio. Punto.»

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Uno dei più interessanti lavori di Sullivan è stata la demolizione del colossale Kingdome, nella cui struttura in cemento armato lui stesso ha collocato di persona centinaia di micidiali cariche esplosive.

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Sullivan spiega che lavorare per CDI è stata «un'esperienza davvero unica». E aggiunge: «erano una famiglia molto unita», con riferimento ai valori familiari dei Loizeaux. «Ho imparato tramite l’osservazione», dice Sullivan, «non lo impari a scuola, ma sporcandoti le mani con il duro lavoro.» Sullivan ha scattato centinaia di foto dei progetti, attraverso cui ha sviluppato una profonda passione per questo lavoro.

Quando gli abbiamo chiesto cosa avesse reso la CDI il leader di mercato, ha risposto che «la loro famiglia aveva tutta l’esperienza perché aveva “inventato” l'arte della demolizione controllata. Per anni e anni hanno viaggiato per il mondo, facendo dimostrazioni e attività di formazione su come funziona questa particolare arte.»

Purtroppo, l'attività ha meno mercato dopo l’11 settembre. «La gente era spaventata, e se per caso si udiva una forte esplosione si pensava che fosse un qualche attentato terroristico», ha detto Sullivan, con una nota di frustrazione. «La paura ha preso il sopravvento e così non c’era più spazio per il business»., Anche Mark Loizeaux (il presidente del CDI) ha detto che l’11/9 lo aveva rovinato. Sullivan non ebbe altra scelta che lasciare la CDI. Curiosamente, la CDI ha avuto un ruolo nel ripulire il WTC nell'ambito di un subcontratto con Tully Construction. Il 22 settembre 2001, CDI sottopose un "preliminare" di 25 pagine al Dipartimento di progettazione e costruzione della città di New York, un piano connesso a rimozione e riciclaggio dell'acciaio. [¹]

Sullivan sostiene che sin dal primo giorno sapeva che la distruzione del World Trade Center 7 durante l’11 settembre era una classica implosione controllata. Quando gli abbiamo chiesto di darci la sua opinione su come l'edificio possa essere stato distrutto, ha spiegato che «osservando l'edificio non sarebbe stato un problema: una volta ottenuto l’accesso alle condutture degli ascensori ... allora un team di esperti di esplosivi avrebbe potuto accedere di soppiatto alle colonne e travi all’interno. Il resto verrebbe compiuto semplicemente con il giusto tipo di esplosivi per l’opera. Si può anche usare bene la termite.»

Brent Blanchard, fotografo della società di demolizioni controllate Protec, ha detto -a critica dell'ipotesi di una demolizione controllata - che si sarebbero dovuti trovare dappertutto i cavi per le detonazioni nonché gli involucri lasciati fra i mucchi di detriti dalle cariche di taglio . Così abbiamo chiesto una risposta a Sullivan, il quale nota che:

«I detonatori telecomandati senza fili esistono da anni. Guardate in qualsiasi film d'azione. E, naturalmente, i militari li hanno. Il motivo per cui la maggior parte dei fornitori del servizio non li adopera è perché sono molto costosi, ma in un progetto con un grandissimo budget non ci sarebbe alcun problema. Stesso discorso per gli involucri: tutti, in questo settore, compreso Blanchard, dovrebbero ben sapere che le cariche da taglio esplosive RDX, una volta esplose, vanno completamente distrutte, non rimane nulla. E nel caso delle cariche da taglio con la termite, è la stessa cosa. Gli involucri per cariche da taglio alla termite che si auto-consumano sono sulla piazza sin dal loro primo brevetto nel 1984»

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"Sullivan rileva che non sono necessari chilometri di cavi per detonatori grazie ai sistemi di detonazione moderni senza fili come quello prodotto da HiEX, e che sono accesi da computer remoti."

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Questa particolare carica da taglio è concepita per essere utilizzata con la termite. Sullivan osserva che il suo involucro si auto-consuma lasciando dietro di sé solo il ferro fuso sotto le macerie.

Abbiamo chiesto a Sullivan se tutti i piani del WTC 7 dovevano essere riempiti di esplosivi per avere successo nella demolizione controllata.

La sua risposta è

«No, perché nel caso di edifici con struttura d'acciaio, ciò di cui si ha bisogno è solo di caricare il primo terzo in basso del fabbricato per demolirlo: quando alla CDI fu dato un lavoro ad Hartford Conn, l’edificio CNG, è quanto abbiamo fatto e ha funzionato perfettamente».

Gli riferiamo che Ron Craig, un esperto di esplosioni per i film di Hollywood, ha obiettato - durante un dibattito che abbiamo avuto con lui - che ci sarebbero stati molti isolati con le finestre rotte, se avessimo avuto a che fare con una demolizione controllata .

Sullivan replica:

«la parola chiave qui è demolizione controllata – in altre parole un’attenta collocazione delle cariche - sempre focalizzata e precisa. Non stiamo parlando di innescare una bomba, in questo caso. La quantità e il tipo di esplosivo è un’arte, e i danni collaterali possono essere spesso completamente evitati».

Gli abbiamo poi chiesto conto della spiegazione di Shyam Sunder, che ha diretto l'inchiesta del NIST (National Institute of Standards and Technology), il quale ha dichiarato durante la famigerata conferenza stampa che "rivelava" la Relazione finale sul crollo dell’Edificio 7 del World Trade Center, che ci sarebbe dovuto essere un grande "botto" derivante da una potente esplosione se l'edificio fosse stato distrutto da una demolizione controllata.

Secondo Sullivan,

«In ogni implosione non vi è mai solo una grande esplosione, quanto semmai delle ondate di esplosioni più piccole – non diversamente dalla sezione delle percussioni in un'orchestra - quando ogni piano minato viene progressivamente coinvolto.»

E quando quel giorno Sullivan osservò i crolli delle torri, così come fecero molte persone, fu sorpreso non solo dalla velocità con cui avvennero, ma anche dalla loro simmetria e dal fatto che si verificarono all'improvviso.

«Sapevo che era un evento legato all’uso di esplosivi non appena l'ho visto, non avevo il minimo dubbio», sostiene Sullivan.

La maggior parte di noi è d'accordo su questo: non è un caso che la prima torre sia improvvisamente crollata, e poi la seconda nello stesso modo. Quel che lo convinse del tutto fu quando osservò il crollo della Torre numero 7 nello stesso giorno:

«Voglio dire, suvvia, era una distruzione completa. Ho visto edifici cadere nello stesso modo per anni. Questo chiudeva il discorso lì, per me».

Si tenga a mente che Sullivan ha lavorato in questo settore per molti anni: è una seconda natura per lui, il riconoscere questo tipo di demolizioni. Se c'è qualcuno che può esprimere la sua opinione, questo è sicuramente lui. Tuttavia, abbiamo ancora da chiedergli: Potrebbe esserci qualche possibilità che dei normali incendi d'ufficio (la causa ufficiale del "collasso") possano essere stati responsabili del crollo perfettamente simmetrico, regolare, a velocità di caduta libera dell’Edificio 7? «Nessuna possibilità», ribadisce. Volevamo solo essere sicuri.

Quando gli chiediamo se ha seguito alcuna delle audizioni della Commissione di inchiesta sull’11/9 o di quelle legate alla relazione del NIST, ci dà la stessa a stessa risposta per entrambe:

«Io non ho alcuna tolleranza per la gente che mi mente su quel che so essere vero. Ho abbandonato il campo disgustato e non ho mai assistito ad alcuna audizione dopo la prima. Stesso discorso per il NIST, non ho guardato la presentazione NIST, perché sapevo che cosa dovevo aspettarmi.» Tuttavia, ha letto la relazione finale sul crollo dell’Edificio 7 e racconta di essersi infuriato al pensiero che potessero davvero convincere così tanta gente con le loro spiegazioni fraudolente.

Sullivan venne in contatto per la prima volta con AE911Truth tramite un amico che gli aveva inviato il DVD 9/11: Blueprint for Truth. Lo guardò e si sentì felicissimo di scoprire che c’era un’associazione che cercava di informare il pubblico su quel che lui cercava di spiegare sin da quel tragico giorno. «AE911Truth è il gruppo più attento e organizzato del movimento per la verità sul 11 Settembre. Non c'è speculazione», afferma. «“Blueprint for Truth” è fatto di informazioni fattuali e importanti basate solo sulla scienza e la fisica, ed è chiaro e preciso.» Quando gli chiediamo se è d'accordo con le prove avanzate dal DVD, Sullivan annuisce: «Contiene prove estremamente convincenti.»

Infine, gli chiediamo: «Quanti architetti e ingegneri occorrerà che parlino all’unisono, per poter far finalmente sentire alla gente che abbiamo un problema?». E lui:«Quanto l'elenco si allunga, diventerà sempre più difficile negare il problema, ma continueranno a negare lo stesso.»

Note:

1) Sullivan è venuto dalla costa orientale USA per una presentazione breve ma importante (QUI) nei giorni 7 e 8 maggio, in occasione della presentazione congiunta di Architects & Engineers for 9/11 Truth e di Firefighters for 9/11 Truth. Ha raggiunto Richard Gage, dell’AIA e Erik Lawyer per una presentazione di 10 minuti e ha risposto a qualche domanda sul settore delle demolizioni, sulla famiglia Loizeaux della CDI, e sul modo in cui i tre grattacieli del WTC furono demoliti. Prima di questa presentazione era già comparso con Gage e Lawyer alla KFPA Radio Berkeley nella trasmissione "Guns & Butter" in compagnia di Bonnie Faulkner, che aveva grandi domande da porre.

2) La dicitura "DO NOT COPY" (“non copiare”, ndt) sovrimpressa sulle immagini è stata aggiunta da Tom Sullivan. Queste immagini non possono essere copiate in contesti diversi dal presente articolo, o dopo sua specifica approvazione.

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Traduzione per Megachip a cura di Matzu Yagi e Tziu Treccole.

Introduzione a cura di ReOpen911.info.

Fonte: ae911truth.org.

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Fonte: http://www.megachipdue.info/finestre/zero-11-settembre/4180-lesperto-di-demolizioni-ecco-come-crollarono-davvero-le-torri-dell119.html


NUVOLE DI TEMPESTA SULL'IRAN

di Noam Chomsky

La grave minaccia all’Iran è la più seria crisi politica estera che l’amministrazione Obama affronta. Il Congresso ha indurito le sanzioni contro questo paese, castigando più severamente le aziende estere che realizzano affari lì. L’Amministrazione ha esteso la capacità offensiva degli USA nell’isola africana Diego Garcia, reclamata dal Regno Unito, che aveva espulso la popolazione in modo che gli USA potessero costruire una grande base per attaccare Medio Oriente e l’Asia Centrale.
La Marina statunitense ha informato dell’invio di un equipaggio all’isola per appoggiare i sottomarini dotati di missili Tomahawk, che possono trasportare testate nucleari. Secondo la relazione da parte della Marina che il Sunday Herald ha ottenuto, da Glasgow, l’equipaggio militare include 387 distruttori di bunker per far esplodere strutture sotterranee rinforzate. “Stanno attivando l’ingranaggio per distruggere l’Iran”
ha detto a questo giornale il direttore del Centro di Studi Internazionali e della Diplomazia dell’Università di Londra, Dan Plesch. “I bombardieri e i missili di lungo raggio degli USA sono preparati per distruggere 10.000 obiettivi, in Iran, in poche ore”.

La stampa araba informa che una flotta statunitense (con una nave israeliana) è passata dal Canale di Suez verso il Golfo del Persico, dove la sua missione consiste nell’ “applicare le sanzioni contro l’Iran e supervisionare le navi che entrano ed escono dal paese”. Mass media britannici ed israeliani informano che l’Arabia Saudita sta fornendo un corridoio per un eventuale bombardamento israeliano sull’Iran (cosa che gli arabi negano).

Al suo ritorno da una visita in Afghanistan, per tranquillizzare i suoi alleati della NATO dopo le dimissioni del generale Stanley McChrystal, l’ammiraglio Micheal Mullen, massimo responsabile della Giunta dei Capi dello Stato Maggiore, ha visitato Israele per incontrarsi con il capo di Stato Maggiore delle Forze della Difesa israeliana, Gabi Ashkenazi, e continuare un dialogo strategico annuale.
La riunione si è centrata sulla “preparazione d’Israele e gli USA di fronte alla possibilità di un’Iran con capacità nucleare”, secondo il giornale Haaretz, che ha informato inoltre che Mullen aveva enfatizzato: “Cerco sempre di vedere le sfide dalla prospettiva israeliana”.

Alcuni analisti descrivono la minaccia iraniana in termini apocalittici. “Gli USA dovranno scontrarsi con l' Iran o consegnare il Medio Oriente”, avverte Amitai Etzioni. Se il programma nucleare iraniano si concretizza, dice, la Turchia, Arabia Saudita ed altri Stati, si “muoveranno” verso la nuova “superpotenza” iraniana. In una retorica meno fervente questo significa che potrebbe prendere forma una nuova alleanza regionale indipendente dagli Stati Uniti.

Nel giornale dell’Esercito statunitense Military Review, Etzioni urge agli USA un attacco non solo contro le installazioni nucleari dell’Iran, ma anche contro i suoi militari attivi non nucleari, includendo infrastrutture- cioè società civile. “Questo tipo di azione militare è simile alle sanzioni: causano danno con lo scopo di far cambiare condotta, anche se attraverso mezzi più potenti”, scrive.

Un riesame autorevole sulla minaccia iraniana è offerto da una relazione del Dipartimento della Difesa USA presentato al Congresso lo scorso aprile. La spesa militare dell’Iran è "relativamente bassa rispetto al resto della regione". La dottrina militare iraniana è strettamente “difensiva (…) disegnata per ritardare un’invasione e forzare una soluzione diplomatica delle ostilità”. Segnala inoltre che “il programma nucleare dell’Iran e la sua volontà di mantenere aperta la possibilità di sviluppare armi nucleari (sono) una parte centrale nella sua strategia dissuasiva”.

Per Washington, la capacità dissuasiva dell’Iran è un esercizio illegittimo di sovranità che interferisce con i progetti globali degli USA. Concretamente, si minaccia il controllo statunitense delle risorse energetiche del Medio Oriente. Ma la minaccia dell’Iran va oltre il dissenso. Teheran sta cercando anche di estendere la sua influenza nella regione, cosa che è vista come un fattore di “destabilizzazione”, presumibilmente in contrasto con la “stabilizzante” invasione e occupazione militare statunitense dei vicini dell’Iran. Al di là di questi crimini- continua il documento del Pentagono- l’Iran sta appoggiando il terrorismo con il suo sostegno ad Hezbollah e Hamas, le maggiori forze politiche nel Libano e Palestina (se contano le elezioni).

Il modello di democrazia del mondo musulmano, nonostante i suoi seri difetti, è la Turchia, che ha elezioni relativamente libere. L’Amministrazione Obama si è indignata quando la Turchia si è unita al Brasile in cerca di un accordo con l’Iran perché diminuisse il suo arricchimento di uranio. Gli Stati Uniti hanno smantellato l’accordo velocemente promuovendo una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con nuove sanzioni contro l’Iran, così carenti di senso che la Cina l’ha sostenuto allegramente e immediatamente, considerando che, al massimo, avrebbero impedito agli interessi occidentali di competere con la Cina per le risorse iraniane. In modo per nulla sorprendente, la Turchia (come il Brasile) votarono contro l’iniziativa degli USA. L’altro membro regionale, il Libano, si è astenuto.

Questi atti hanno provocato ancor più stupore a Washington. Philip Gordon, il diplomatico con la carica maggiore nell’Amministrazione Obama in questione europee, ha avvertito la Turchia che le sue azioni non sono comprese negli USA e che dovrebbe mostrare il “suo impegno di partner dell’Occidente”, secondo quanto riportato dall' Associated Press. Un raro ammonimento ad un alleato cruciale della NATO. La classe politica lo capisce anche in questo modo. Steven A. Cook, un esperto del Consiglio delle Relazioni Estere, sostiene che la domanda critica è: “Come mantenere i turchi in carreggiata?”cioè, seguendo gli ordini come buoni democratici.

Non c’è segnale che altri paesi della regione favoriscano le sanzioni promosse dagli USA più di quanto lo faccia la Turchia. Il Pakistan e l’Iran, riuniti ad Ankara, hanno firmato da poco un accordo per un nuovo gasdotto. Più preoccupante per gli USA è che l’oleodotto possa estendersi fino all’India. Il Trattato del 2008 degli USA con l’India, appoggiando i suoi programmi nucleari, pretende di evitare che questo paese si unisca al gasdotto, come segnala Moeed Yusuf, un assessore in temi sud asiatici dell’Istituto della Pace degli USA.

L’India ed il Pakistan sono due delle tre potenze nucleari che hanno rifiutato di firmare il Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Israele è il terzo. Tutti loro hanno sviluppato armi nucleari con l’appoggio degli USA e continuano a farlo.
Nessuna persona sana di mente vuole che l’Iran, o qualsiasi paese, sviluppi armi nucleari. Un modo ovvio di mitigare o eliminare questa minaccia consiste nello stabilire una zona libera di armi nucleari in Medio Oriente. Questo fatto è venuto fuori (di nuovo) nella conferenza del TNP nelle Nazioni Unite all'inizio del maggio scorso. L’Egitto, come presidente del Movimento dei Non Allineati- integrato da 118 paesi- ha proposto che la conferenza sostenesse un piano per ri-iniziare le trattative nel 2011 per un Medio Oriente libero da armi nucleari, così come era stato accordato dall’Occidente, incluso gli USA, nella conferenza TNP del 1995. Washington è ancora formalmente dentro l’accordo, ma insiste sul fatto che Israele sia essente e non ha dato nessun indizio di permettere che le condizioni del patto si applichino agli USA.

Invece di adottare misure concrete verso la riduzione della minaccia agghiacciante di proliferazione nucleare in Iran o altrove, gli USA si stanno muovendo per rinforzare il controllo nelle regioni vitali produttrici di petrolio, del Medio Oriente, in modo violento se per altre vie non ottiene il successo.

Fonte: http://blogs.publico.es/noam-chomsky/10/nubes-de-tormenta-sobre-iran/

N.d.E I link ad articoli nella presente traduzione sono stati aggiunti da Voci Dalla Strada e non presenti nell'articolo originale.

Tradotto e segnalato per Voci Dalla Strada da VANESA


Fonte: http://www.vocidallastrada.com/


Come avviene il trattamento dei rifiuti riciclati




Fonte: http://www.youtube.com/watch?v=viQJKmEq_Ak&feature=related


Come si fa la carta




Fonte: http://www.youtube.com/watch?v=cZmHbwvBe7Q&feature=related

venerdì 9 luglio 2010


Come si fanno i wurstel




Fonte: http://www.youtube.com/watch?v=uPN0P3N91Og&feature=related


I senza diritti in rivolta e l’accordo Italia-Libia

La tensione in Libia sembra essere cresciuta a dismisura, e lo dimostra il fatto che le autorità hanno deciso di troncare, improvvisamente e senza valide spiegazioni, l’attività dell’Unhcr di Tripoli. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, quindi, non ha più la possibilità di osservare cosa accade, né può garantire il proprio sostegno ai rifugiati. Da giorni le Ong che si occupano di diritti umani e dei rifugiati si chiedono che fine abbiano fatto 250 eritrei respinti sulla rotta per Lampedusa e finiti tra le mani delle autorità libiche.

Che fine facciano i migranti che le autorità italiane fermano al confine delle acque internazionali lo sappiamo: vengono rinchiusi in carceri-lager dove subiscono maltrattamenti e torture di ogni genere. Ma di questi 250 eritrei, davvero non si hanno più notizie certe.

Qualche giorno fa, i militari libici avevano consegnato ai migranti i moduli dell’Ambasciata per identificarli, e loro, impauriti per una possibile espulsione di massa, hanno rifiutato di compilarli e hanno messo in atto una vera e propria rivolta, sfociata in scontri durissimi e repressa a manganellate. Secondo l’agenzia Habesha, che è riuscita a contattare alcuni detenuti prima che sparissero nel nulla, ci sono stati anche dei tentati suicidi. Questo da la misura del terrore vissuto dagli eritrei in quel frangente. Un reparto dell’esercito libico ha poi fatto irruzione nelle celle e li ha portati via caricandoli su dei container. Da quel momento, nessuno ha più avuto contatti con loro. Le notizie sono infatti molto sommarie e per nulla rassicuranti.

Di tutto questo dovrebbe sentirsi responsabile il governo italiano, che ha stretto con la Libia un patto d’acciaio indegno di un Paese civile. La politica adottata dal governo, che prevede i respingimenti collettivi via mare, viola tutte le convenzioni internazionali e avalla le torture che il dittatore libico infligge ai migranti. Diverse volte il Ministro degli Esteri Frattini ed il Ministro dell’Interno Maroni hanno vantato il proprio successo snocciolando dati, numeri e percentuali. Non hanno mai spiegato però di aver anteposto i vantaggi economici ed elettorali al rispetto dei diritti umani e della vita. Le deportazioni degli eritrei in diversi centri di detenzione libici, infatti, sono direttamente finanziate dal governo italiano.

La dipendenza che il governo ha prodotto nei confronti della Libia è tale che qualsiasi protesta da parte dei ‘nostri’ sulla violazione dei diritti umani susciterebbe una ritorsione spropositata da parte di Gheddafi, che metterebbe subito in pratica il blocco dei rifornimenti di gas e petrolio. Se Gheddafi lo volesse potrebbe lasciare l’Italia ‘a piedi’, facendo crollare i titoli azionari dei più importanti gruppi finanziari italiani. Questi sono i veri risultati della politica italiana sull’immigrazione.
Frattini e Maroni non spiegano che la Libia non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra, e che quindi l’Italia non avrebbe mai dovuto, né potuto, concludere un accordo di cooperazione: di nessun tipo.

Poche settimane fa, Amnesty International ha documentato le ricorrenti violazioni dei più elementari diritti umani che la Libia infligge ai migranti, e il Parlamento Europeo proprio lo scorso 17 giugno protestava per le esecuzioni capitali che la ‘giustizia’ libica aveva attuato dopo processi-farsa.

Ciò che preoccupa fortemente tutti i deputati europei che hanno a cuore la sorte dei migranti, è che il Consiglio europeo da mesi ormai partecipa ad incontri con il governo libico al fine di raggiungere un accordo quadro i cui contenuti sono secretati. Questo ovviamente mi spinge a sospettare che si possa realizzare un accordo sulla falsariga di quello concluso da Berlusconi e Gheddafi.

Il Parlamento europeo ha chiesto agli Stati membri di fermare le deportazioni ed i respingimenti collettivi proprio in virtù del fatto che esistono dei rischi concreti che il migrante (o colui che ‘vorrebbe’ richiedere lo status di rifugiato politico) venga processato ingiustamente, torturato o ucciso. Oppure tutte e tre le soluzioni.

Solo il governo italiano continua a ritenere che dalla Libia non arrivino migranti richiedenti asilo, circostanza invece nota al Parlamento Europeo che nella sua risoluzione, sulla base dei dati forniti da quell’UNHCR che oggi a Tripoli non c’è più, spiega che proprio gli eritrei sono la componente più consistente dei migranti detenuti nei centri libici.

L’Italia continua così ad approvare lo Stato di polizia di Gheddafi, come dimostrato dall’ennesima visita di Berlusconi a Tripoli, qualche settimana fa, conclusasi con il rilascio dei tre pescherecci mazaresi sequestrati dai libici, ma senza alcun cenno alla sorte dei migranti rinchiusi nei centri di detenzione ed alla chiusura della sede dell’UNHCR a Tripoli.

Dal canto mio, sto cercando di portare alla luce tutti questi fatti e ogni giorno provo a fare un passo in più. Oggi, per esempio, ho preparato un’interrogazione sull’ennesima triste vicenda, questa che vede protagonisti 250 eritrei “senza diritti”, e ieri, durante una conferenza stampa, ho lanciato la campagna indetta dall’organizzazione non-profit “Décembre18″: una petizione in cui si esortano i 27 Stati membri dell’UE a ratificare la Convenzione dell’ONU sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie.
Non si riesce a capire perchè gli Stati europei siano così riluttanti nei confronti di una Convenzione che nulla aggiunge e nulla toglie ai diritti già sanciti dall’UE.



Fonte: http://www.soniaalfano.it/blog/2010/07/04/i-senza-diritti-in-rivolta-e-l%E2%80%99accordo-italia-libia/


Maradona e' del PD: ecco le prove



Fonte: http://glob.blog.rai.it/page/2/


Come si fanno le Gomme da Masticare




Fonte: http://www.youtube.com/watch?v=98xwVFvSM88&feature=related


Scandalo Spagna: del Bosque in realta'.....



Fonte: http://glob.blog.rai.it/page/2/


Non fingiamo davanti a quei rifugiati eritrei


In attesa di risposta alla mia interrogazione scritta e continuando a ricevere, preoccupata, i costanti aggiornamenti riguardo la tragica situazione dei rifugiati di origine eritrea rinchiusi nelle carceri-lager del deserto del Sahara dalle autorità libiche, ieri mattina sono giunta in aula più che determinata a porre all’attenzione del Parlamento Europeo tale questione.

Purtroppo all’ordine del giorno non era previsto un momento per interventi, ma ritenevo la questione di vitale importanza. Così poco prima delle votazioni ho cominciato ad attirare l’attenzione dei banchi della Presidenza, chiedendo in maniera decisa la parola, pur in assenza di appoggi regolamentari che mi permettessero di farlo. Il perseverare ha avuto i suoi effetti e il Presidente di turno dell’assemblea mi ha concesso di intervenire.

Ho sfruttato i pochissimi secondi che ho avuto a disposizione per ricordare la triste condizione di tali rifugiati e per sollecitare un intervento immediato dell’Ue. I 250 rifugiati, per la maggior parte respinti via mare dalle autorità italiane, vivono una gravissima emergenza umanitaria, stanno morendo e lanciano l’allarme via sms. L’UNHCR di Tripoli è stato forzatamente chiuso qualche settimana fa per ordine del governo libico e il governo italiano, tanto amico del colonnello Gheddafi, tace su questa orribile situazione, rendendosi complice di un massacro indegno.

Questo il testo del mio intervento:

Grazie Presidente,

vorrei portare all’attenzione dell’Unione europea la sorte di duecentocinquanta eritrei che in questo momento stanno lanciando sms di allarme perchè rinchiusi nel deserto del Sahara dalle autorità libiche.

Stanno morendo, hanno bisogno di aiuto e chiedo all’Unione europea di occuparsene.

Le agenzie di stampa hanno battuto ieri la notizia dell’intervento del Consiglio d’Europa, tramite il Commissario per i Diritti Umani Hammarberg, che ha scritto al Ministro degli Esteri Frattini e al Ministro dell’Interno Maroni per chiedere che il governo italiano chiarisca la vicenda con le autorità libiche, data la sua ‘presunta’ responsabilità.



Fonte: http://www.soniaalfano.it/blog/2010/07/07/non-fingiamo-davanti-a-quei-rifugiati-eritrei/

giovedì 8 luglio 2010


Riciclaggio, arrestato Lorenzo Cola


Riciclaggio, arrestato Lorenzo Cola
"Era pronto a scappare negli States"


Fermato a Roma l'ex consulente
del presidente di Finmeccanica
"Tramava con Gennaro Mokbel"
Sotto la lente dei pm 8,3 millioni

ROMA

È stato fermato dai carabinieri del Ros a Roma, mentre lasciava l’Italia: Lorenzo Cola, in passato consulente di Finmeccanica, è indagato nell’ambito dell’inchiesta sul maxi-riciclaggio che coinvolge Fastweb e Telecom Italia Sparkle.

Cola è accusato di riciclaggio internazionale in concorso con l’imprenditore Gennaro Mokbel, uno dei presunti capi dell’associazione per delinquere sgominata dal Ros, l’ex senatore Nicola Di Girolamo, e altre due persone finite nell’inchiesta, Marco Iannilli e Marco Toseroni.

I cinque sono coinvolti in un nuovo fronte dell’indagine romana sul maxi-riciclaggio: oggetto delle indagini un investimento di 8,3 milioni di euro sborsati da Mokbel (e di presunta «provenienza delittuosa») per l’acquisizione di quote di una società, la Digint, partecipata da Finmeccanica. Secondo l’accusa Mokbel avrebbe versato il denaro su conti esteri a Iannilli e Cola (quest’ultimo definito dagli inquirenti «soggetto di fiducia di Finmeccanica»), attraverso bonifici fatti da Toseroni, acquisendo così il 51% della Digint (il restante 49% è invece riconducibile a Finmeccanica). I carabinieri sono riusciti a ricostruire il flusso del denaro, partito da Singapore, transitato per San Marino su un conto di Iannilli e finito in Svizzera.

La vicenda della Digint - ritenuta dagli inquirenti una ’scatola vuotà finalizzata a costituire fondi neri - è stata al centro di diversi interrogatori degli indagati. Allo stesso Mokbel, in primis, è stato chiesto il senso di questa operazione finanziaria, che risale al 2007, quando acquistò la maggioranza della Digint per circa 8 milioni di euro.

Anche l’ex senatore Di Girolamo è stato sentito dagli inquirenti su questo tema specifico ed avrebbe ammesso, secondo indiscrezioni, che l’operazione Digint sarebbe servita a creare fondi neri all’estero.

Secondo l’ipotesi accusatoria la Digint avrebbe dovuto acquisire contratti, salendo così di valore: a questo punto il 51% acquistato dal gruppo riconducibile a Mokbel sarebbe stato venduto a Finmeccanica ad un prezzo di molto maggiorato rispetto all’originario impiego di risorse finanziarie e le plusvalenze di questa operazione sarebbero state ripartite tra gli interessati.



Fonte:http://liliumjoker-liliumjoker.blogspot.com/2010/07/riciclaggio-arrestato-lorenzo-cola.html


Governo bugiardo: la manovra correttiva è da 62 miliardi e non da 25

di Franco Mostacci

La relazione tecnica parla di minori spese per 39,8 miliardi e di maggiori entrate petr 22,2 miliardi nel triennio

ROMA - Per non smentire gli annunci del Governo, che ha quantificato in 25 mld in due anni l'impatto della manovra correttiva, la Banca d'Italia, nel corso dell'audizione in Parlamento di alcuni giorni fa, ha utilizzato un'elegante locuzione, affermando che "la manovra prevede una riduzione del disavanzo tendenziale che giunge a 25 miliardi nel 2012".


Ma la realtà è ben diversa. I numeri della Relazione tecnica allegata al d.lgs. 78, parlano di 62 mld di euro nel triennio, frutto di minori spese per 39,8 mld e di maggiori entrate per 22,2 mld. Un sesto del totale, fa sapere il servizio studi della Commissione Bilancio del Senato, lo pagheranno i pubblici dipendenti. Oltre al blocco del turn over si avrà il congelamento degli stipendi fino al 2013 senza possibilità futura di recupero, la riduzione delle finestre di uscita per il pensionamento e la trasformazione "pro rata" del trattamento di fine servizio nel meno remunerativo Tfr, per i lavoratori assunti prima del 2001. Una serie di provvedimenti strutturali che accompagneranno il lavoratore per tutta la vita, riducendone pesantemente le disponibilità economiche future ed incidendo, secondo le più note teorie economiche, sulla propensione marginale al consumo. Il Governo risparmierà ulteriori 23,3 mld con il patto di stabilità interno, ovvero con minori trasferimenti agli enti locali. Questi a loro volta dovranno aumentare le misure impositive di loro competenza, ridurre i servizi sociali e aumentare le tariffe locali (trasporti pubblici, rifiuti, asili nido, ecc.), con conseguente diminuzione del reddito disponibile delle famiglie.
Effetti depressivi sull’economia
E poiché la manovra correttiva non include alcuna misura che favorisce lo sviluppo, sono in molti a ritenere che avrà un effetto "depressivo" sull'economia, in un momento di timida ripresa, dopo la crisi del 2008-2009 le cui conseguenze devastanti sui livelli occupazionali hanno causato ferite tutt'altro che rimarginate nel tessuto socio-economico. La Banca d'Italia evidenzia che "a parità di tutte le altre condizioni (in primo luogo ciclo economico, inflazione, stabilità dei tassi, ndr), nel biennio 2011-12 la manovra potrebbe cumulativamente ridurre la crescita del Pil di poco più di mezzo punto percentuale, attraverso una compressione dei consumi e degli investimenti". Per cui, diminuendo il denominatore, il rapporto deficit/Pil al 2012 non scenderebbe al 2,7% come ipotizzato dal Governo ma si attesterebbe al 3%.

Il disavanzo salirebbe al 3,5%
Se poi si considerano le stime di crescita per l'Italia del Fmi, che sono più prudenziali rispetto a quelle ipotizzate nella Ruef di Tremonti, il disavanzo salirebbe al 3,5%. Anche i tecnici del Senato rilevano che "qualora le misure contenute nel DL dovessero avere effetti negativi sulla dinamica attesa del Pil - gli indicatori di finanza pubblica risulterebbero modificati, sia per effetto della riduzione del denominatore, sia per la connessa variazione del gettito delle entrate". Sempre che gli obiettivi della manovra siano raggiunti, soprattutto dal lato delle entrate che dovrebbero derivare dal potenziamento dei processi di accertamento (11 mld) e dalle misure anti-evasione (8,8 mld). Ma al di là delle speculazioni sui numeri, l'attuale situazione preoccupa un nutrito gruppo di economisti italiani, che auspicano una politica economica che scongiuri una ulteriore caduta dei redditi e dell'occupazione e criticano una politica restrittiva, come quella attuata dal Governo, che finisce per aggravare la crisi, alimentare la speculazione e può condurre alla deflagrazione della zona euro.

Fonte: http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=10777%3Agoverno-bugiardo-la-manovra-correttiva-e-da-62-miliardi-e-non-da-25&catid=77%3Aeconimia&Itemid=177


Fonte: http://gl-es.facebook.com/notes/informare-per-resistere/governo-bugiardo-la-manovra-correttiva-e-da-62-miliardi-e-non-da-25/405699106266


LA FAMIGLIA ROCKEFELLER, AZIONISTA DI EXXON, FINANZIA GREENPEACE

L'organizzazione ambientalista più famosa del mondo riceve donazioni da grandi magnati del petrolio, automotive e mass media. Il caso più eclatante è quello dei Rockefeller, azionisti e fondatori di compagnie petrolifere come Exxon Mobil. La loro fondazione ha sostenuto Greenpeace con oltre un milione di dollari.
Manuel LLamas.- Greenpeace, l'organizzazione ambientalista più famosa e forse, più potente del mondo, si finanzia attraverso contributi volontari versati annualmente dai suoi donatori. Secondo quanto recita il suo statuto, al fine di "mantenere la loro totale indipendenza, Greenpeace non accetta fondi da aziende, governi o partiti politici. Noi prendiamo questo molto seriamente, e controlliamo e rimborsiamo assegni quando provengono da un account aziendali. Noi dipendiamo dalle donazioni dei nostri sostenitori per svolgere le nostre campagne non violente per proteggere l'ambiente".


Tuttavia, tale slogan non include le donazioni generose che abitualmente ricevono da grandi fondazioni e organizzazioni non profit che, curiosamente, appartengono a grandi famiglie e magnati legati al petrolio, banche, media e anche automobili.

Come è possibile? La ONG ambientale per eccellenza finanziata con il denaro generato da alcuni dei settori produttivi più inquinanti del pianeta? Un tuffo profondo nei conti oscuri di questa organizzazione rivela grandi segreti e, soprattutto, molte sorprese.

Greenpeace ha molte filialii situate in tutto il mondo, ma in tutto il mondo uno dei più potenti ed influenti a livello mondiale è, senza dubbio, il quartier generale situato negli Stati Uniti. Il franchising di Greenpeace ha 4 volti: Greenpeace Foundation Inc. Greenpeace Fund, Inc. e Greenpeace Greenpeace Vision Inc.

Il progetto Activist Cash, creato dal Center for Consumer Freedom, un'importante associazione di consumatori statunitense, rivela alcune delle fonti di finanziamento più controverse di questo gruppo ambientalista.

Il progetto nasce con l'idea di fornire informazioni sul profilo e le risorse economiche dei gruppi anti-consumo. E come non potrebbe essere diversamente, tale entità dedica una sezione esclusiva a Greenpeace . Secondo Activist Cash, Greenpeace ha ricevuto significtive donazioni dalle seguenti fondazioni, come evidenziato dal grafico seguente:
Ma cosa sono questi gruppi? Sono le fondazioni appartenenti ad alcune delle famiglie più ricche del mondo, le cui fortune provengono dal business petrolifero, automobilistico e grandi gruppi mediatici statunitensi. Il blog Desdeelexilio ha analizzato questi dati per dimostrare la quantità e la veridicità di tali azioni e il risultato è il seguente.

Il flusso di denaro tra il franchising di Greenpeace con sede negli USA è costante. La legge statunitense impone una dichiarazione annuale delle imposte a tali organismi, nella quale figurano le entrate e le spese.

Le informazioni annuali del pagamento dell'imposta si trovano nella cosiddetta IRS Form 990 (Return of Organization Exempt From Income Tax). In questi documenti ufficiali appaiono dettagliatamente, ad esempio alcune di queste donazioni nel corso degli ultimi anni.

Rockefeller Brother´s Fundation: 1,15 milioni dollari

Dal 2000 al 2008 la Fondazione della famiglia Rockefeller ha finanziato Greenpeace con 1,15 milioni. La fortuna dei Rockefeller pro viene dal business del petrolio.


John D. Rockefeller fondò la compagnia petrolifera Standard Oil, che venne a monopolizzare il business del petrolio agli inizi del XX secolo. Tuttavia, il governo degli Stati Uniti accusò la compagnia di monopolio e decretò la sua divisione in 34 società, ma i Rockefeller mantenennero la loro presenza in esse.

La più famosa è ora, Exxon Mobil Corporation, una delle più grandi compagnie petrolifere del mondo. I discendenti di John D. Rockefeller sono azionisti di Exxon Mobil. Anche se di minoranza hanno ancora notevole influenza e peso nella società. I Rockefeller hanno anche una presenza in grandi banche come JP Morgan Chase & Co (Chase Manhattan Bank) o City Bank, che a sua volta detiene azioni in grandi compagnie petrolifere internazionali.

Marisla Foundation: 460.000 dollari

Questa fondazione è anche conosciuta sotto il nome di Homeland Foundation. E 'stata fondata nel 1986 dalla potente famiglia Getty. J. Paul Getty fondo la petrolifera Getty Oil, ora nelle mani della russa Lukoil.

Turner Foundation: 450.000 dollari

Turner Foundation è stata creata da Robert Edward Turner nel 1990. Ted Turner è uno dei grandi magnati della comunicazione negli Stati Uniti, noto proprietario di canali televisivi come CNN, TNT e AOL Time Warner, tra gli altri. Il suo contributo alla Greenpeace, è di 450.000 dollari in soli tre anni.


Charles Stewart Mott Foundation: 199.000 dollari

Charles Stewart Mott era il padre del terzo gruppo industriale di produzione automobilistica a livello mondiale: la General Motors. Prima di presentare istanza di fallimento, nel giugno 2009 - questo gruppo fabbricava i suoi veicoli con marchi come paradigmatici e a basso inquinamento come Buick, Cadillac, Chevrolet, GMC, GM Daewoo, Holden, Opel, Vauxhall o il famoso Hummer.

In breve, non è sorprendente che una delle organizzazioni ambientaliste più attive contro le emissioni di CO2 in atmosfera, accetti succulenti somme di denaro da alcuni dei principali attori del petrolio e del settore automotive in tutto il mondo. Soprattutto se si tiene conto del fatto che Greenpeace sbandiera grandi campagne accusando gli scettici del cambiamento climatico per ricevere denaro dal settore petrolifero e grandi imprese industriali.



Fonte: http://www.alternativaciudadana.es/


Fonte: http://www.vocidallastrada.com/2010/07/la-famiglia-rockefeller-azionista-di.html


Mangano eroe, Dell'Utri supereroe

Mangano eroe, Dell'Utri supereroe - Marco Travaglio
(49:08)
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Il PassaParola di Marco Travaglio del 5.7.2010:

Buongiorno a tutti. Allora, Aldo Brancher si è dimesso da ministro dopo solo sette giorni: evidentemente ha cercato invano la delega alla quale era stato assegnato, poi non l'ha trovata.
Scherzo, naturalmente: l'uso del legittimo impedimento, diciamo il legittimo uso da parte di Brancher della legge sull'illegittimo impedimento, ha suscitato tali polemiche e contrasti per la sfacciataggine con cui tutto ciò è avvenuto, che alla fine hanno indotto Berlusconi, dopo un incontro ad Arcore con il fido Brancher, a scaricarlo.

Brancher, ministro per caso

Resta invece saldamente presidente del Consiglio e ha già fatto uso tre volte, negli altrettanti suoi processi, Mills, Mediaset e Mediatrade, Silvio Berlusconi, intorno al cui abuso di legittimo impedimento non sono nate polemiche istituzionali di nessun genere, fanno tutti finta di niente.

Resta sottosegretario al tesoro Nicola Cosentino, sul cui capo pende un mandato di cattura – attenzione non una richiesta di arresto da parte della procura di Napoli – un'ordinanza di custodia cautelare già emessa dal GIP, già confermata dalla Cassazione che non può essere eseguita perché il signorino è trincerato in Consiglio dei Ministri e in Parlamento: la Camera fa scudo e respinge il permesso ai giudici di entrare e di portarselo via. Ma anche questo, come sappiamo, ha creato ben poche polemiche da parte del maggior partito di opposizione che, anzi come forse qualcuno di voi ricorderà, dopo aver presentato insieme all'Italia dei Valori e all'UDC una mozione in cui chiedevano a Cosentino di dimettersi, addirittura prima che gli arrivasse il mandato di cattura, il PD fece poi in modo, con le uscite dall'aula calibrate di decine di suoi esponenti, di non far passare quella mozione perché sarebbe bastato essere presenti in forze e quella mozione sarebbe passata in quanto molti finiani e non si erano dileguati nel centrodestra.
Dunque, diciamo: siamo di fronte all'ennesima fiera del tartufo, all'ennesimo festival dell'ipocrisia. Adesso ci saranno quelli che si attribuiranno il merito delle dimissioni di Brancher: le dimissioni di Brancher sono un fatto interno al centrodestra. Come sempre è avvenuto tutto all'interno del centrodestra; se non si fossero dissociati i finiani e i bossiani, Brancher sarebbe ancora lì, e invece Berlusconi ha dovuto sacrificarlo, anche perché altrimenti c'era il rischio che la sua maggioranza andasse sotto di fronte alle mozioni di sfiducia individuali che erano state presentate dalle opposizioni.
Diciamo che alla fiera del tartufo partecipa il Capo dello Stato il quale ha firmato la legge sul legittimo impedimento che, senza la sua firma, oggi non sarebbe legge dello Stato, ha firmato la nomina di Brancher a ministro di non si sa cosa, e poi ha contestato a Brancher il diritto di utilizzare il legittimo impedimento, cioè una legge firmata e promulgata da Napolitano in virtù della sua nomina a ministro da parte di Napolitano. Napolitano, che invece quando Berlusconi si avvale del legittimo impedimento, magari per coprire i suoi festini in Brasile con le ballerine di lap dance. Io non ho nulla contro chi fa festini con ballerine di lap dance, ma se quel tale autocertifica con un documento ufficiale di Palazzo Chigi al Tribunale di non avere nemmeno un'ora libera per un anno e mezzo – questo comporta il legittimo impedimento senza dover dare alcuna giustificazione giorno per giorno di quello che fa – e poi si scopre che si fanno, come ha raccontato tutta la stampa brasiliana, durante le missioni di Stato, i festini, allora quei festini diventano argomento di dibattito. Dovrebbero diventare argomento di dibattito e polemica politica perché, invece dei festini, sarebbe suo dovere partecipare alle udienze del suo processo; su questo il Quirinale tace bellamente. E' comodo prendersela con Brancher, viene sempre più voglia di dare la solidarietà a Brancher, che ha fatto un terzo di quello che ha fatto Berlusconi – parlo del fatto che ha usato il legittimo impedimento per un solo processo e oggi se ne è già spogliato – che viene linciato come se fosse il capo della banda. Non dimentichiamoci che il capo della banda rimane Berlusconi. Vedremo nei prossimi mesi cosa è stato promesso a Brancher in cambio del suo sacrificio.
Brancher è uno di quei collaboratori che, anche se leggerete che Berlusconi l'ha scaricato, non può essere scaricato, perché è uno di quei collaboratori con la cerniera lampo al posto delle labbra; è un signore che si è fatto tre mesi di galera a San Vittore per le tangenti Fininvest quando era il braccio destro di Confalonieri, tangenti che pagava – l'abbiamo detto lunedì ma è bene ripeterlo – al partito socialista di Craxi e al Partito Liberare del ministro della malasanità De Lorenzo, per fare in modo che il governo desse in appalto a Mediaset una gran mole di spot della campagna anti AIDS. Soldi pubblici a Mediaset, una delle imprese più assistite che si siano mai viste.
Soldi pubblici a Mediaset per fare la pubblicità contro l'AIDS "Se lo conosci lo eviti", perché se non facevano quella pubblicità la gente andava incontro abbracciandoselo, l'AIDS. Ecco, soldi pubblici a Mediaset in cambio di tangenti a politici, questa è la ragione per cui Brancher viene arrestato. Chiude la lampo, e per tre mesi non parla; quando esce ha una carriera assicurata e, infatti, di lì a poco diventerà parlamentare di Forza Italia, poi sottosegretario, recentemente ministro, adesso tornerà ad essere sottosegretario, quindi farà parte comunque del governo, credo io, vedremo. Magari un giorno capiremo per questo gesto qual è la ricompensa, visto che è saltato il ministero.



I messaggi mafiosi di Dell'Utri

Un altro signore che per questo gesto ha una vecchiaia agiata assicurata, si chiama Marcello Dell'Utri, ma non è mica l'unico, ce ne sono tanti e ne stiamo scoprendo in continuazione.

Marcello Dell'Utri resta Senatore, ovviamente, anche dopo la condanna in secondo grado a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa e l'altro giorno... poi faremo qualche commento non sulla sentenza che non esiste, abbiamo soltanto il dispositivo, ma sui commenti alla sentenza e su come i media sono riusciti a distorcere, ribaltare addirittura il significato di quel dispositivo.
Intanto, è interessante vedere cos'ha detto Dell'Utri: tra le tante cose che ha detto Dell'Utri ce ne sono due che inducono a una certa riflessione; non solo noi: credo che abbiano indotto soprattutto Silvio Berlusconi a una certa riflessione.
A un certo punto l'avvocato Mormino, quello coi capelli bianchi che sembra la controfigura di Salvo Lima che è uno degli avvocati di Dell'Utri, ha dichiarato subito dopo la sentenza: "Dell'Utri è stato condannato solo per quanto avrebbe fatto prima del 1992 per proteggere dalla mafia Berlusconi e le sue aziende". Quindi Dell'Utri paga per conto di Berlusconi. Non ha fatto quelle cose per sé, le ha fatte per sacrificarsi per la causa superiore di Berlusconi. Primo messaggio.
Adesso voi sposatelo con questo secondo messaggio che lancia direttamente Dell'Utri nella sua conferenza stampa poche ore dopo la sentenza che lo ha condannato, ripeto condannato, a sette anni di reclusione per concorso esterno: "Mangano resta il mio eroe, non so se io, trovandomi al suo posto in carcere, riuscirei a resistere senza fare nomi". Ecco, mettete insieme l'avvocato di Dell'Utri che ricorda: "guardate che quelle cose, se le ha fatte, le ha fatte per salvare Berlusconi" e ora si ritrova sette anni di galera e Berlusconi niente. Poi c'è Dell'Utri che dice: "Mangano è un eroe perché ha la lampo a tenuta stagna. Purtroppo non capita a tutti questa fortuna: io, per esempio – dice – se mi trovassi in carcere, tipo se venisse confermata in cassazione la mia condanna e io dovessi finire dentro per quattro – perché voi sapete che gli ultimi tre in Italia si scontano fuori ai servizi sociali, ma quattro anni sono quattro anni soprattutto per uno abituato a vivere tra incunaboli e libri antichi – non so se saprei mantenere proprio completamente chiusa la cerniera lampo". Bel messaggio, no, per chi deve capire. Sicuramente non era rivolto a noi, perché di noi questo signore non sa nulla, chissà di chi sa qualcosa, forse del Presidente del Consiglio!
Bisogna imparare a leggere questi messaggi da uno condannato a sette anni per mafia in appello; ricordo che l'appello è l'ultimo grado di merito poi c'è un grado di legittimità, quindi se ci sono violazioni formali la corte di Cassazione può bocciare, altrimenti questo è l'ultimo giudizio di merito. Sui fatti l'appello è l'ultima parola della giustizia, sulle forme c'è la Cassazione. Possiamo ben dire che, quando parla Dell'Utri, bisogna decrittare, decodificare quello che dice secondo il linguaggio mafioso: quando Dell'Utri lancia un messaggio, lancia un messaggio mafioso, a chi lo lancia sta all'intelligenza di chi ascolta capirlo, ma il linguaggio è quello mafioso.
Quando insiste continuamente a ripetere che Vittorio Mangano è un eroe, secondo voi lo fa per omaggiare la salma del caro estinto Vittorio Mangano, lo fa per dare un contentino alla vedova e alle orfane, lo fa per riconoscenza nei confronti di un vecchio amico che ormai è morto da dieci anni? Credo che la prossima settimana o fra due settimane sarà il decimo anniversario della scomparsa di Mangano. Credete che lo faccia così? Ma naturalmente no! Quando Dell'Utri dice "Mangano è un eroe perché..." sta parlando di se stesso, non di Mangano. Sta parlando di se stesso che, nonostante tutte le traversie processuali di questi anni, è riuscito a tenere chiuso il becco e lo ricorda continuamente a chi avrebbe potuto subire delle pesanti conseguenze se lui non fosse stato così eroico e si fosse lasciato scappare qualcosa.
Guardate che ci sono tanti modi per lasciarsi scappare qualcosa, basta parlare un po' troppo al telefono in un momento in cui si sospetta di parlare con una persona intercettata, per esempio.
Bastava mandare avanti qualche proprio collaboratore che all'improvviso ha un crollo psicologico e comincia a parlare. Allora forse è bene tenere presente quello che raccontava Cartotto, davanti ai magistrati di Caltanissetta e Palermo che lo interrogavano sulla nascita di Forza Italia. Cartotto disse una cosa molto semplice: disse "Marcello Dell'Utri me lo ricordo quando mi incaricò di cominciare a studiare un nuovo partito legato alla Fininvest, me lo ricordo perché era un periodo in cui aveva dei dubbi. Ogni tanto sbottava contro Berlusconi, e una volta mi disse 'Silvio non capisce che se parlo io...'". Questa storia del "se parlo io..." è antica, risale addirittura a prima della nascita di Forza Italia, e chissà se quel "se parlo io..." non è stato un argomento sufficiente per indurre, magari, il Cavaliere a rompere gli indugi nel momento in cui stava valutando i pro e i contro della discesa in campo. Queste cose sono tutte nelle carte, naturalmente: basta saperle leggere.
E, invece, molti continuano a far finta di niente e a non leggere; altri scoprono tardivamente quello che si poteva scoprire molto prima. Io mi sono tenuto qua in cartellina un po' di titoli di giornali; sono interessanti per vedere com'è ridotta la stampa italiana. Bisogna fare un ripassino ogni tanto.
"Il politico Dell'Utri non ha mafiato", il Foglio di Giuliano Ferrara; dentro c'è un commento intitolato "Ma le stragi no". Libero: "Dell'Utri padrino part-time. Sentenza ipocrita. Condannato per concorso esterno ma solo prima del 1992 – hai detto niente – così lui sarà prescritto, i giustizialisti potranno attaccare e nessuno ha perso". Vi segnalo anche qui, di spalla, un immortale articolo di tale Mazzoni, dev'essere un refuso. Il titolo dice: "La troppa libertà di stampa ha ucciso il giornalismo", pensate che cosa arriva a scrivere!
"Picciotto part-time. La prescrizione farà giustizia. Crolla il teorema Forza Mafia". "Dell'Utri deluso: quel giudice come Pilato". "Silvio sollevato: cade un castello di carte, ma i finiani vedono solo la condanna" e che devono vedere visto che si tratta di una condanna a sette anni! Qui invece il giornale preferisce titolare sull'assoluzione di Tartaglia: si sono meravigliati perché Tartaglia, il lanciatore di souvenir, è stato dichiarato matto e quindi totalmente incapace di intendere e volere quindi non imputabile. Pensate che stupore, chi se lo sarebbe aspettato che era uno squilibrato. Avevano indicato un po' di mandanti, alla fine si è scoperto che era semplicemente fuori.
"Forza Italia mafiosa? Una balla", ecco questo è il titolo sulla condanna a sette anni del fondatore, inventore, di Forza Italia.
Ancora alcuni titoletti simpatici: "I paradossi del processo Dell'Utri", questo è quel genio di Giordano, inventore del programma Lucignolo Bikini, che si avventura nei terreni impervi del diritto.
Vi segnalo anche il giurista con le meches, che titola "Quel reato che non esiste nel codice", sta parlando del concorso esterno in associazione mafiosa. Poi c'è un bell'esempio di cerchiobottismo: "Condanna pesante, ma gravi pure le parole del Procuratore Generale", questo è Macaluso. "Un macigno sulla tesi Forza Italia-mafia-stragi del 1992", questo è il Riformatorio. "Macello Dell'Utri", un bel gioco di parole, "Smontata la teoria sulle stragi del 1992".
Ecco, questo è un po' come si comporta la nostra stampa. I telegiornali non ve li posso far vedere, anche perché forse qualcuno di voi li ha già visti: meraviglioso il Tg1! Il Tg1 è riuscito a dire "La corte non ha creduto alla pubblica accusa, non ha creduto a Spatuzza, subito peraltro smentito da Filippo Graviano, ha spazzato via la costruzione accusatoria, crolla tutto". Questo è il servizio di tale Grazia Graziadei, ve la segnalo perché si sta molto segnalando in quest'ultimo periodo, è una specie di minzolina di complemento. L'altra sera ha anche fornito i dati taroccati sulle intercettazioni. Collegata da Palermo diceva che "crolla il teorema", infatti a Dell'Utri hanno dato sette anni e festeggiava anche lei insieme al Senatore. Evidentemente conoscendolo si aspettavano tutti l'ergastolo, quindi quando vedono che prendono solo sette anni, questi personaggi, si congratulano. "Bravo, ti è andata di culo, solo sette anni!". Fra qualche anno si ritroveranno tutti nei cortili di un penitenziario a loro scelta per festeggiare e brindare al colpo di culo: "visto eh! Solo sette anni, te possino, ti è andata bene!"... Cuffaro, Dell'Utri tutti contenti. Già ricorderete Previti quando brindò per la condanna a soli sette anni e mezzo per la sentenza Imi-Sir Lodo Mondadori, si contentano di poco, sono di bocca buona. Sette anni gli sembrano pochi: è che ne dimostrano di più, li portano male, gli anni.



Il depistaggio del regime

Perché dico questo? Perché quando uscì la sentenza Andreotti fu facile spacciare la prescrizione per assoluzione. Questa volta, una volta emesso il dispositivo in cui Dell'Utri viene condannato a sette anni di reclusione per mafia, mi domandavo: "chissà come faranno a depotenziare, sminuire, depistare l'attenzione da una sentenza così grave, così pesante".

Perché grave e pesante? Perché una corte d'Appello così benevola Dell'Utri, ma neanche un altro imputato, non la troverà più! Abbiamo già raccontato chi sono i tre giudici che hanno giudicato Dell'Utri: erano giudici dai quali lui e la sua difesa si aspettavano un trattamento favorevolissimo, visto che già nel corso del processo, soprattutto nell'ultima fase, si erano dimostrati molto molto molto inclini alle esigenze della difesa e molto ostili a quelle dell'accusa. Quindi, bisogna anche calcolare quello, che tipo di corte. Non è una corte con fama di durezza e severità, ma una corte con fama, come direbbe qualcuno, di garantismo anche se il garantismo non c'entra assolutamente niente: quando si tengono dal processo le prove e poi si dice che mancano le prove uno dovrebbe dire "fatele entrare, così le trovate, le prove". In ogni caso, sette anni da quella corte lì, al braccio destro del presidente del Consiglio, per mafia!
Ecco, come avrebbero fatto a depotenziare la bomba di questa sentenza? L'abilità di questo sistema della disinformazione programmata, organizzata, scientifica è riuscita completamente a depistare l'attenzione dal centro della notizia. Il braccio destro di Silvio Berlusconi condannato in appello per mafia a sette anni, mentre quello sinistro è già stato condannato a sette anni e mezzo per corruzione dei giudici; stiamo parlando dei due angeli custodi che hanno accompagnato Berlusconi dai primi passi nel mondo dell'impresa, della finanza, dell'editoria fino al governo e al Parlamento. Previti era l'avvocato che comprava i giudici e sistemava le cause perse facendole vincere, Dell'Utri è l'uomo del raccordo tra la Fininvest e la mafia: lo dice perfino la benevola corte d'appello, in quella composizione, di Palermo che ha ritenuto tutto provato fino al 1992 compreso. Quindi, cominciamo a fare chiarezza sulle date: fino al 1992 vuol dire che per tutto il 1992 è provato che Dell'Utri era mafioso, e cosa faceva la mafia nel 1992? Faceva il delitto Lima, il delitto Salvo, la strage Falcone, la strage Borsellino e la trattativa coi Carabinieri, ok? Quindi le stragi non sono fuori dal periodo compreso nel dispositivo della sentenza. Quello che ci sarà scritto nella sentenza non lo so, ma l'arco temporale comprende l'anno delle stragi di Capaci e Via D'Amelio e comprende l'anno in cui, secondo Cartotto, Dell'Utri pensò per la prima volta di fare un partito. E lo stesso racconta Massimo Ciancimino, che addirittura prima della strage di Capaci girava voce che stesse per nascere un partito della Fininvest, in casa Ciancimino. Quindi il 1992 è compreso e nel 1992 cominciano gli embrioni che daranno il via a Forza Italia e che Dell'Utri ha sempre negato, esattamente perché vuole staccare quella stagione dalla nascita di Forza Italia.
Vediamo quattro o cinque truffe mediatiche con cui si è riusciti a scardinare la portata dirompente di questa sentenza.
Dell'Utri dice che Mangano è rimasto in carcere fino alla morte, in cella, nonostante fosse malato di Cancro perché ha rifiutato di mentire su richiesta dei magistrati che gli avevano promesso che se avesse mentito facendo i nomi di Dell'Utri e Berlusconi. Questo lo ripete da anni e tutti lo ripetono da anni senza mai fare una domanda precisa: "Scusi, ma lei da chi l'ha saputo, chi gliel'ha detto, dove sono le prove, chi ha processo a Mangano di uscire in cambio di calunnie a Berlusconi e Dell'Utri?" A che titolo potevano promettere a un signore che stava in galera perché era stato arrestato nel 1999? L'ultima volta Mangano viene arrestato nel 1999 e pochi mesi dopo viene condannato a due ergastoli per tre omicidi, uno dei quali aveva eseguito personalmente. Era in queste condizioni: in galera per tre omicidi con due ergastoli in primo grado, oltre alle condanne per traffico di droga rimediate negli anni Ottanta. Immaginate se a un soggetto del genere qualcuno poteva promettere che sarebbe uscito subito, perché mancava poco alla sua morte, in cambio di calunnie. Ma nemmeno la legge sui pentiti! Intanto inizia il suo percorso di ravvedimento, poi si vede se dice la verità, poi viene portato in una località protetta per sottrarlo alle vendette dei mafiosi in carcere. Quindi, questa storia della libertà il giorno dopo che hai parlato è una stupidaggine, nessuno avrebbe potuto garantirla, e del resto se Dell'Utri conosce i nomi di chi avrebbe fatto questa proposta oscena a Mangano, perché non li denuncia? E' una balla clamorosa che Dell'Utri continua a raccontare, che è entrata nella testa della gente e nessuno ha mai fatto queste domande, basterebbe fare una domanda per farla crollare. Ma le domande, com'è noto, non si fanno.
Secondo: dice Maurizio Belpietro, vi ho letto il titolo: "E' una sentenza comica, il mafioso part-time, uno che è picciotto appena appena, sembra uno di quegli espedienti all'italiana." Dice Dell'Utri: "è una sentenza pilatesca, incoerente: i giudici mi fanno passare per mafioso fino al 1992 ma cadono in contraddizione: se fosse vero la mafia non mi avrebbe mollato proprio nel 1992, quando poteva sperare nei vantaggi del potere e della politica". E qui devo dire che sia Belpietro che Dell'Utri sembrano dire una cosa ragionevole: ma se uno è mafioso, pur dall'esterno, com'è possibile che a un certo punto smetta? Essere mafiosi non è come fumare! Non è che uno a un certo punto smette di fumare, come fa Dell'Utri a smettere di essere mafioso proprio nel 1992, di li a poco nasce un partito e la mafia lo scarica proprio nel momento in cui lui, essendo l'inventore di Forza Italia, stando per andare al governo, le serve di più? La mafia stava cercando di riempire quel vuoto politico che si era aperto con tangentopoli, ora che arriva Forza Italia a riempirlo, la mafia scarica Dell'Utri! Ha ragione Dell'Utri, vedete quante cose sa! Sembra ragionevole il discorso.
E allora cosa c'è che non va? Che la sentenza non dice affatto che Dell'Utri ha smesso di essere mafioso nel 1992. Le motivazioni le leggeremo, ma di solito le sentenze non dicono sciocchezze del genere. I giudici non devono scrivere la biografia completa di Dell'Utri dalla culla al Senato, i giudici devono vedere su quali episodi portati dall'accusa ci sono le prove per condannare Dell'Utri, e su quali non ci sono le prove o ci sono prove insufficienti o ci sono prove contraddittorie che comunque non bastano per condannare su quegli episodi.
Gli episodi sono in ordine cronologico: i giudici si sono fermati al 1992 evidentemente perché ritenevano che gli episodi successivi non siano sufficientemente provati per condannarlo per il periodo successivo al 1992. Non dicono che ha smesso, ma semplicemente: "dopo non sappiamo perché non abbiamo elementi, lo condanniamo fino al 1992 perché nel 1992 abbiamo trovato l'ultimo episodio che inoppugnabilmente lo collega alla mafia". Non dicono che non è più mafioso, dicono che hanno le prove che è mafioso fino al 1992.
Poi un cittadino, un giornalista, un opinionista, uno storico può andare al di là e dire che è ovvio che ha continuato, infatti risultano incontri con Mangano nel 1993; risultano probabilmente incontri con Mangano anche dopo, risultano le telefonate di mafiosi come Guttadauro, di mafiosi come Carmelo Amato, uomo di Provenzano intercettato nella sua autoscuola, che organizzavano le campagne elettorali del 1999 alle europee e nel 2001 alle politiche per Dell'Utri. Risultano addirittura i tentativi di un latitante come Palazzolo che si è rifugiato in Sudafrica e che cercava di sistemare le sue pendenze influendo sul governo Berlusconi, nel 2004-2005, contattando tramite amiche comuni la moglie di Dell'Utri perché creasse un link con il marito.
Ci sono tutti questi episodi, ci sono i fatti del 2008 segnalati dalla procura di Reggio Calabria che i tre giudici d'appello hanno tenuto fuori dal processo, delle telefonate di Dell'Utri con gli uomini del clan Piromalli, con i giudici che dicono "non ci interessano, perché questa è 'ndrangheta e noi lo stiamo processando per Mafia". Ah, però! E non ti interessa sapere se quello che stai processando per mafia ha rapporti anche con la 'ndrangheta?
Quindi, i fatti ci sono, sono telefonate, intercettazioni, mica elucubrazioni, mica Spatuzza che racconta. Noi, che non siamo giudici, possiamo benissimo riempire il vuoto lasciato da questa sentenza, a meno che poi non lo riempia la Cassazione annullandola perché mal motivata. Vedremo.
Non sarebbe la prima volta che una sentenza scritta da Salvatore Barresi, che è il relatore, uno dei tre giudici d'appello, viene smontata e polverizzata nei gradi successivi. La sentenza di assoluzione di Andreotti in primo grado portava l'impronta di Barresi, è stata sgominata dalla Corte D'Appello che ha dichiarato Andreotti colpevole fino al 1980 e prescritto. Può darsi che la Cassazione annulli questa sentenza, ma in ogni caso, intanto, nessuno faccia dire alle sentenze ciò che non possono dire: la sentenza si ferma al 1992 perché ritiene di non poter proseguire, ma non dice che ha smesso dopo il 1992. Anche perché non esistono episodi noti, nel processo, che facciano pensare a una dissociazione di Dell'Utri dalla mafia o della mafia da Dell'Utri. Probabilmente si ritiene che i fatti successivi, almeno quelli che i giudici hanno fatto entrare nel processo, non siano sufficienti per ritenere che dopo il 1992 ci sia un accertato e provato scambio di favori. Sapete che il reato di concorso esterno non è affatto un reato fumoso, come ci raccontano: la Cassazione lo ha spiegato e delimitato perfettamente nelle sentenze di condanna per esempio di Contrada, di Ignazio D'Antona, di politici democristiani siciliani. E' scambio di favori, non fare una telefonata a un mafioso, prendere un caffè, andare a un matrimonio: quelli sono fatti inopportuni, indegni. Il concorso esterno è quando tu, esterno alla mafia, ti metti a disposizione non una volta o due – è favoreggiamento – ma in pianta stabile dell'organizzazione della quale non fai parte, che però fiancheggi stabilmente perché la mafia ti aiuta a far carriera, far soldi, acquistare potere, prendere voti e tu in cambio la favorisci proprio perché stai all'esterno, perché sei un politico, un vescovo, un prete, un poliziotto, un carabiniere, un magistrato colluso, un imprenditore, un finanziere, un banchiere.
Eppure è facile: si ridicolizza la sentenza dicendo "fino al 1992 è mafioso, poi ha smesso. E' evidente che han voluto dare un contentino alla procura, poi smonteranno anche il resto perché è evidente che uno è mafioso mai o sempre". E loro scelgono mafioso mai.
Infatti Dell'Utri dice: "dovevano assolvermi anche per il prima del 1992, ma non l'hanno fatto per dare un contentino alla procura, per evitare di darle uno schiaffo". Uno per dare un contentino alla procura affibbia sette anni al braccio destro del presidente del Consiglio, e gliene toglie 2 rispetto al primo grado.
Perché devono dare il contentino? "Perché il problema è la procura: Caselli e Ingroia sono potentissimi, in grado di condizionare l'ambiente. Spero di non trovare in Cassazione un giudice di Palermo". Sono talmente potenti che Ingroia è stato cacciato dall'antimafia quando era procuratore Grasso, e Caselli ha avuto il privilegio di tre leggi contra personam fatte dal governo Berlusconi nel 2005 per impedirgli di diventare procuratore nazionale antimafia. Pensate quanto sono potenti, anzi pensate quanto sono potenti i magistrati che hanno cacciato Ingroia e sono diventati procuratori antimafia. E' la stessa persona, tra l'altro.
Questa frase del contentino, cioè del fatto che i giudici a Palermo danno sempre ragione alla procura con le palle che ci hanno sempre raccontato, cioè che tutti i processi ai politici istruiti dal pool di Caselli, quindi Ingroia, Scarpinato, Lo Forte, Paci, Di Matteo ecc., sono finiti tutti nel nulla: i caselliani fanno i processi ai politici e finiscono nel nulla e invece i grassiani fanno i processi giusti, con le accuse vere, e li vincono. Sarà, ma Contrada è stato condannato in via definitiva e il processo l'ha avviato la procura di Caselli, Andreotti è risultato colpevole e la prescrizione è arrivata per sei mesi, non di più, e il processo l'hanno fatto i caselliani, Dell'Utri si è beccato la condanna in primo e in secondo grado, D'Antona e altri mafiosi politici siciliani hanno fatto la stessa fine. Le uniche assoluzioni eccellenti sono quelle di Mannino e quella del Giudice Carnevale. Per assolvere Carnevale hanno dovuto modificare la giurisprudenza della Cassazione per dichiarare nulle le testimonianze dei giudici del collegio presieduto dal Carnevale in Cassazione, che testimoniavano le pressioni che lui faceva per far annullare le condanne di mafia; e dato che le pressioni le faceva in camera di Consiglio, secondo il racconto dei suoi colleghi, ciò che avviene in camera di consiglio non può essere divulgato fuori nemmeno in un processo. Per questo, perché hanno buttato via le prove, i giudici della Cassazione hanno assolto il loro collega Carnevale. Ok?
Quindi, dopo che ci hanno raccontato per anni che Caselli è un fallito nei processi ai politici, adesso ci raccontano che li vince tutti perché influenza i giudici. Lo dicono le stesse persone che dicono che li ha persi tutti. Se li ha persi tutti non influenza nessuno e non conta niente, se è potentissimo e li influenza sempre allora vuol dire che li ha vinti tutti; andiamo a vedere: ne ha vinti alcuni, ne ha persi altri, come sempre avviene che i processi possono finire in un modo o in un altro.
"l reato potrebbe cadere in prescrizione perché fra breve saranno trascorsi vent'anni dal 1992" quando si fermerebbe il periodo del reato commesso da Dell'Utri. Questi non conoscono nemmeno la matematica, non hanno nemmeno il pallottoliere: il concorso esterno in associazione mafiosa obbedisce alle regole del 416bis dell'associazione mafiosa. Non esiste nel codice penale una voce specifica per il concorso esterno in associazione mafiosa: tutti i reati del codice penale possono essere commessi in concorso con altri. Quando uno ha un concorso con altri che hanno commesso il reato, articolo 110, c'è il concorso in un reato; non c'è un articolo del codice che punisce il concorso in rapina, il concorso in organizzazione terroristica, c'è un reato che punisce l'organizzazione terroristica, sovversiva, mafiosa, poi chi concorre dall'esterno ecco il concorso esterno.
Quindi, l'associazione mafiosa si prescrive quando c'è l'aggravante doppia dei soldi e delle armi, stiamo parlando di un'organizzazione mafiosa armata e dedita agli affari, Cosa Nostra, la prescrizione scatta per il periodo di cui stiamo parlando dopo 22 anni e mezzo, esattamente come per Andreotti che però era imputato non di concorso esterno ma di partecipazione diretta all'associazione mafiosa. Quanto fa 22 anni e mezzo più 1992? Fa 2014 e mezzo. Dato che siamo già al 2010 e mezzo, vuol dire che ci sono quattro anni prima che scatti la prescrizione, se la cassazione confermerà che il reato si ferma al 1992, se invece ordinerà un nuovo appello per processare anche il periodo successivo, ovviamente la prescrizione di sposterà in avanti; se invece la Cassazione conferma questa sentenza, ha quattro anni e mezzo. Dell'Utri non ha nessuna possibilità che il processo si prescriva in Cassazione, quindi tutti quelli che scrivono che la sentenza è stata fatta così per permettere la prescrizione mentono, proprio perché non sanno di che stanno parlando, ma vogliono farvi capire che dopo questa sentenza non succede niente, che va a finire tutto a taralucci e vino, che in fondo lo sanno anche i giudici che Dell'Utri non c'entra niente. Gli han dato sette anni per sfregiarlo, senza conseguenze, per dare il contentino alla procura. Sette anni.
"Il concorso esterno è una fattispecie di reato così generica ed evanescente da ricomprendere anche le frequentazioni buone o cattive. Ci penserà la Cassazione a cancellare questa vergogna antigiuridica come puntualmente è avvenuto con Mannino". Questa vergogna antigiuridica l'ha inventata Falcone per la mafia, mentre era già stata applicata nell'800 per i concorrenti esterni del brigantaggio e negli anni Settanta per il concorso esterno nel terrorismo. Dall'1987 quando Falcone scrisse la sentenza-ordinanza del processo maxi-ter abbiamo configurato il concorso esterno in associazione mafiosa. Ed è ovvio che Falcone si ponga il problema solo nel 1987, perché prima del 1987 la mafia non esisteva! E' proprio a metà degli anni Ottanta, con le confessioni di Buscetta, Contorno e Calderone che si riesce ad arrestare i mafiosi e a fare il maxiprocesso, sulla base di una visione piramidale di Cosa Nostra, con la cupola, le sottocupolette ecc. Prima i mafiosi venivano assolti, si negava l'esistenza di un'organizzazione unitaria e verticistica.
Quindi il problema non se lo ponevano nemmeno, quello dei complici esterni, perché non riuscivano nemmeno a incastrare quelli interni! Anche perché nel 1987, dopo avere beccato i mafiosi doc, Falcone e Borsellino cominciano a dedicarsi a i colletti bianchi, ai cugini Salvo, per esempio, ai Ciancimino e a tanti altri che creano i presupposti perché si vada al di là, a cercare anche il concorso esterno. Infatti, scrive Falcone: "manifestazioni di connivenza e collusione da parte di persone inserite nelle pubbliche istituzioni, possono realizzare condotte di fiancheggiamento del potere mafioso che sono tante più pericolose, quanto più subdole e striscianti, sussumibili a titolo concorsuale nel delitto di associazione mafiosa. E' proprio questa concorrenza di interessi col potere mafioso che costituisce una delle cause maggiormente rilevanti della crescita di Cosa Nostra e della sua natura di contropotere, nonché correlativamente delle difficoltà incontrate nel reprimerne le manifestazioni criminali" perché ha dei complici nelle istituzioni ed è più difficile colpirla, perché chi dovrebbe colpirla spesso collude con la mafia anziché combatterla, questo scriveva Falcone.



Gli altri processi su stragi e trattative

Ultimo depistaggio, scrive Belpietro: "il dispositivo nega ogni relazione tra la discesa in campo di Berlusconi, che era il vero obiettivo del processo, e la mafiosità di Dell'Utri. Liquida come balle sesquipedali le dichiarazioni di Spatuzza e Ciancimino, le responsabilità nelle stragi e i collegamenti tra mafia e Forza Italia vengono archiviati".

Scrive Lino Iannuzzi sul Giornale, altro esperto di non si sa che: "Crolla tutto il castello dei teoremi sulle trattative tra lo Stato e la Mafia, sui mandanti occulti delle stragi".
Persino La Stampa ci casca e scrive: "La sentenza assolve Dell'Utri dall'accusa più grave, quella di aver ordito un golpe mafioso con le stragi del 1993". Poi c'è il Riformatorio: "Un macigno sulla tesi Forza Italia-mafia-stragi". Il foglio: "ma le stragi no".
Ora, Dell'Utri non è stato processato per le stragi: è stato indagato, insieme a Berlusconi, per le stragi di Firenze, Milano, Roma e Palermo ed è stato archiviato. Qui non era processato per le stragi, il reato era concorso esterno. Le trattative Stato-mafia non sono oggetto di questo processo, sono oggetto per quanto riguarda le trattative del Generale Mori e del Capitano De Donno del processo che stanno celebrando a loro, per quanto riguarda la trattativa del 1992. E per quanto riguarda le trattative del 1993 e i possibili mandanti occulti di cui ha parlato Spatuzza e altri prima di lui, stanno lavorando le procure di Firenze, Palermo e Caltanissetta in fase di indagine preliminare.
Quindi può darsi che ci siano, se emergono riscontri, altri processi dove Dell'Utri venga in qualche modo collegato alle stragi o alle trattative Stato-mafia. In questo processo, non erano nel capo di imputazione, le trattative Stato-mafia. Altra cosa è il fatto che la mafia sceglie Forza Italia perché è il partito fondato da Dell'Utri, perché è indubitabilmente un vecchio amico della mafia. Ecco, questo c'era nel capo di imputazione e questo, infatti, almeno fino al 1992 è stato accertato.
Quello che succede nel 1993 ce lo possiamo immaginare, vedremo come i giudici riusciranno a superare quell'appunto di cui vi avevo parlato e che trovate sul sito ilfattoquotidiano.it che adesso, se Dio vuole, sta andando molto bene ed ha grazie a voi un successo clamoroso, quegli appunti sulle agende di Dell'Utri che segnalano incontri tra Dell'Utri e Mangano nel novembre del 1993 mentre sta nascendo Forza Italia, negli uffici milanesi di Pubblitalia. Vedremo come i giudici riusciranno a scavalcare quegli appunti e che non sono una prova di un rapporto di scambio ancora operante nel 1993 mentre nasceva Forza Italia.
In ogni caso gli appunti esistono a prescindere da quello che scrivono i giudici e ciascuno di noi, non giudiziariamente, ma politicamente e storicamente si può fare un'idea.



Il resto, su questa sentenza, ce lo diremo quando sarà pronta e sarà depositata la motivazione.
Passate parola e continuate a seguirci sul Fatto Quotidiano e su ilfattoquotidiano.it e ovviamente in primis sul sito di Beppe Grillo. Ciao, buona settimana.



Fonte: www.beppegrillo.it

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