sabato 8 maggio 2010


PERCHE’ CI VOGLIONO COSI’ TANTI AGENTI DEL MOSSAD PER AMMAZZARE UN PALESTINESE CON UN CUSCINO?

di Gilad Atzmon

mossad_tshirt.jpg Mentre in Inghilterra, Francia, USA e Argentina il Mossad può contare sull’appoggio di migliaia di locali Sayanim, cioè ebrei lieti di tradire i propri vicini per amore dello Stato Ebraico, quando opera nei paesi arabi il Mossad deve raccattare i suoi molti assassini e i loro assistenti utilizzando vari sotterfugi.

Nonostante questo, uno potrebbe chiedersi perché mai ci vogliano addirittura 26 agenti del Mossad per portare a termine un solo omicidio ai danni di un singolo combattente palestinese per la libertà, utilizzando un cuscino* come arma. Cercherò di fare un po’ di luce su questo intrigante interrogativo.

Il Mossad non è una comune agenzia di intelligence guidata da noiosi gentili. E’ guidata dal Popolo Eletto ed esiste allo scopo di servire lo Stato Ebraico e il Progetto Nazionale Ebraico. Negli ultimi giorni abbiamo appreso che oltre due dozzine di agenti del Mossad sono stati identificati dalla polizia di Dubai. E’ lecito attendersi che in un collettivo di assassini ebrei così esteso e variegato, operante in un paese arabo ostile, vi sia almeno un rabbino combattente che provveda a far rispettare i regolamenti Kosher, a mantenere una linea diretta con Dio e a sostenere il vendicativo spirito ebraico.


Per quanto il cibo di Dubai sia noto per la sua prelibatezza, attualmente non è facile trovare nelle periferie dei locali kosher. Sarà dunque necessario anche un esperto addestrato in cucina ebraica che provveda a rifornirsi di pesce per il gefilte e di pollo per la zuppa. Servirà almeno uno chef che sia in grado di trasformare pollo e acqua in Potere Ebreo (zuppa di pollo). Non dimentichiamo che, dal punto di vista degli ebrei, il cibo è essenziale. A differenza degli animali, che uccidono solo quando hanno bisogno di nutrirsi o percepiscono un pericolo incombente, gli israeliani uccidono anche per “motivazioni ulteriori” (democrazia, pluralismo, “guerra al terrorismo”, ecc.) e preferiscono farlo quando hanno la pancia piena.

Fra questioni culinarie e regolamenti dietetici kosher, abbiamo così già allocato 3 membri del team. Restano altri 23 assassini che dovrebbero essere più che sufficienti per ammazzare una sola persona.

Ma ci sono altre questioni da considerare.

idiot-jew.jpg Tenendo presenti le recenti rivelazioni riguardo l’instabilità mentale di alcuni membri del Mossad, è più che verosimile ritenere che uno psichiatra, un analista freudiano, un paramedico e un’infermiera risultino indispensabili per assistere gli efficienti eroi ebraici prima e dopo l’operazione. Questo riduce il nostro team a soli 19 potenziali assassini.

Da quanto apprendiamo dalla stampa, 6 di questi agenti del Mossad erano donne. Ciò significa che serviranno degli esperti di bellezza. Ad esempio una parrucchiera specializzata in “acconciature ricciolute”. Servirà anche un consulente ebreo di cosmesi e qualcuno che si intenda di manicure e pedicure. Uno che sia in grado di trasformare l’unghia di una donna ebrea in un letale pugnale sionista (nel caso che al cuscino dovesse capitare un guasto tecnico). Avremo anche bisogno di uno specialista in parrucche, in grado di trasformare un giovanotto di Tel Aviv in un adolescente dell’Essex. Gli specialisti di bellezza ebraici riducono il nostro team di assassini a 17 membri.

Ma non è ancora finita, stando a quanto apprendiamo dalla stampa. I nostri assassini del Mossad erano appassionati di tennis. Ovviamente non si sarebbero mai fidati di un istruttore arabo o appartenente al Jihad, dovevano portarsi dietro il loro uomo di fiducia. Probabilmente avranno richiesto un istruttore di tennis israeliano kosher e qualche atletico colono ebraico per fare da raccattapalle. Supponiamo che abbiano assunto 2-3 raccattapalle e un istruttore: questo riduce il nostro team di potenziali assassini a soli 14 elementi.

Secondo il Times, l’Olocausto riveste un ruolo di primo piano nella filosofia del Mossad. “Dobbiamo essere forti, usare il nostro cervello e difenderci sempre, affinché l’Olocausto non abbia mai a ripetersi”, sostiene Meir Dagan, attuale capo del Mossad. Pare dunque che il Mossad ammazzi la gente in nome del passato ebraico. E’ pertanto più che probabile che il Mossad abbia spedito a Dubai alcuni dei suoi più bravi predicatori dell’Olocausto, affinché ricordassero alle spie per quale motivo devono assassinare la gente e perché hanno il dovere di separarsi dalla collettività umana. Tenendo conto delle note leggende a sei zeri, è ragionevole presumere che il Mossad abbia inviato a Dubai almeno sei maestri di Olocausto, uno per ogni milione.

Tuttavia, com’è noto, l’Olocausto Nazista è soltanto uno di innumerevoli altri stermini ebraici avvenuti nel corso del tempo. “Mai perdonare, mai dimenticare”, sembra essere la prospettiva ebrea sul futuro. Nel complesso, possiamo presumere che siano stati necessari 9 o 10 predicatori del giudeocidio allo scopo di includere i pogrom in Europa orientale del 19° secolo, l’Inquisizione, Amalek e così via. Questo restringe la nostra lista di potenziali cecchini a soli 5 membri.

Per quanto i nazionalisti ebrei e i loro leader spirituali abbiano giurato di “non dimenticare mai” e ricordare per sempre, vi sono tuttavia alcune cose che insistono a sottovalutare, rimuovere o ignorare. Ad esempio sembrano non riuscire a cogliere la reale portata della Missione di Raccolta Prove sul Conflitto di Gaza voluta dall’ONU e nota anche come Rapporto Goldstone. Insistono a rimuovere il punto di vista di Shlomo Sand, che vede la loro storia come un’accozzaglia d’immaginifiche favole completamente inventate e gravitanti sull’orlo della totale assurdità. Insistono ad essere ciechi di fronte al fatto che i bollettini di AIPAC, AJC, ADL, LFI e CFI non hanno altro scopo che quello di diffondere un’ideologia razziale ed espansionistica (Sionismo) fra le nostre fila. Con il Ministro degli Esteri britannico David Miliband ormai bollato come “Progettista di Hasbara (propaganda) israeliana” e con i sionisti che incitano, tramite i media, a guerre interventiste, con Bernie Madoff che ci insegna gli “Schemi Ponzi” e con Alan Greenspan che ci ha tirato addosso il più grande disastro finanziario mai visto, si crea la necessità di assumere degli specialisti ebrei capaci di indurre negli agenti del Mossad una cecità completa e una totale amnesia. Immagino che avendo in giro gente come Wolfowitz, Miliband, Goldstone, Abe Foxman, Greenspan, Madoff, Olmert, Livni, Sharon, Peres e infiniti altri come loro, ci vorranno ben più di 5 esperti per convincere la squadra d’assalto del Mossad che la causa ebraica è realmente kosher.

Come si può vedere, abbiamo già enumerato ben 26 indispensabili assistenti all’omicidio, senza neppure nominare un singolo operatore di cuscini. E’ evidente che sono necessari ben più di 26 miseri agenti del Mossad per ammazzare un palestinese disarmato. Presumo che nei prossimi giorni la polizia di Dubai ci fornirà molte altre foto di israeliani in parrucca.

Devo ammettere che, con Israele in giro, la vita è sempre piena di sorprese. Che cosa mai faremo quando sarà sparito? Fonte

traduzione di Gianluca Freda

_____________________________________________________________________________________________________________________

Sottolineatura,grassetto,colore,foto, NON sono parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(PB) : http://revisionismo.splinder.com/



Fonte: http://auschwitz.myblog.it/archive/2010/03/03/perche-ci-vogliono-cosi-tanti-agenti-del-mossad-per-ammazzar.html#more


I NAZISTI NON COLPIRONO I GAY OLANDESI

auschwitz_lager_ss_62.jpg

La foto non è pertinente col testo,

Prussian Blue

In Olanda, tutti gli atti omosessuali venivano considerati criminali, durante l’occupazione tedesca.

Ma solo gli uomini che avevano rapporti con i ragazzi venivano perseguiti,dice la storica Anna Tijsseling

In realtà, molti pochi tra costoro venivano perseguiti in Olanda, dice la storica Anna Tijsseling, che ha conseguito il suo dottorato mercoledì all’Università di Utrecht, per la sua tesi
Guilty sex. Homosexual indecency offences around the German occupation. [Sesso colpevole. I reati di oscenità omosessuale durante l’occupazione tedesca]. In realtà, l’incriminazione legale degli omosessuali fu più intensa prima e immediatamente dopo la guerra, secondo la sua ricerca.


Le sue conclusioni contrastano con l’opinione generalmente accettata degli omosessuali olandesi quali vittime dei nazisti. Tijsseling definisce tale immagine “una perdurante invenzione, creata dal movimento di emancipazione gay negli anni ’70”.
Dopo che i tedeschi ebbero invaso l’Olanda nel 1940, resero l’omosessualità un reato. Prima e dopo la guerra, solo quelli che avevano fatto sesso con minori venivano perseguiti. “L’omosessualità era vista come un disordine,
in cui uomini più vecchi contagiavano ragazzi più giovani”, ha detto Tijsseling.
In teoria, la legislazione tedesca rendeva possibile perseguire tutti gli omosessuali.
Ma questo non accadde.

La ricerca della Tijsseling mostra che tutti gli omosessuali che comparvero alla sbarra stavano lì per aver fatto sesso con giovani ragazzi.

Ma anche se venivano perseguiti pochi omosessuali, non può essere che venissero semplicemente inviati nei campi della morte
senza alcuna forma di processo?

Tijsseling non lo crede:

Ho cercato dovunque le prove di tutto ciò, ma non ne ho trovata nessuna”.

“In Germania, gli omosessuali erano chiaramente vittime del regime nazista. Essi erano uno dei primi gruppi a essere inviati nei campi della morte”, dice Tijsseling. “
Ma non fu così per gli olandesi”.

Negli anni ’50, la stampa gay allora emergente
scrisse soprattutto della propria solidarietà con le vittime tedesche. Negli anni ’70, si costituì una lobby per far riconoscere ufficialmente i gay quali vittime dei nazisti.

Con questo status, i gay potevano chiedere risarcimenti.

E sebbene non sia affiorata da allora nessuna prova sulla persecuzione dei gay, quest’idea è ora fissata stabilmente nella mente delle persone”.

Ella si rende conto che le sue conclusioni non saranno bene accolte dal movimento gay. “Le persone che si stringono intorno alla persecuzione degli omosessuali dovranno affrontare i fatti:

la seconda guerra mondiale fu un periodo relativamente tranquillo per i gay olandesi”.

Di Bart Funnekotter

Sul presunto sterminio nazista degli omosessuali si veda l'articolo di Jack Wikoff:

http://olo-dogma.myblog.it/archive/2009/06/16/il-mito-del...

Messo in rete il 23/12/2009 sul sito del “NRC Handelsblad”, quotidiano della sera olandese :
http://www.nrc.nl/international/Features/article2444718.ece



Fonte: http://auschwitz.myblog.it/archive/2010/01/index.html


Le novecento schiave di Padre Maciel

Il fondatore dei Legionari di Cristo sottraeva beni alle sue “religiose”.

di Miguel Mora

Dopo la condanna vaticana di Marcial Maciel, l’annuncio della rifondazione dell’ordine e il commissariamento dei Legionari di Cristo da parte di papa Benedetto XVI, continuano a trapelare particolari sull’indagine condotta negli ultimi 10 mesi ad opera di cinque inviati pontifici. Secondo quanto pubblicato dal giornale messicano Milenio, nel corso dell’inchiesta condotta in Messico il Vaticano ha scoperto che Maciel – poligamo e pedofilo, morto nel 2008 – aveva creato una congregazione femminile senza l’avallo di Roma, composta da 900 giovani che vivevano in condizioni di “virtuale schiavitù”. Il quotidiano afferma che le “religiose” al loro arrivo venivano isolate e potevano fare visita alla famiglia solamente per 15 giorni ogni sette anni e ricevere una telefonata al mese. I genitori potevano andarle a trovare una volta l’anno. Le donne, che appartenevano al ramo laico dell’ordine, Regnum Christi, venivano reclutate tra le famiglie ricche di Spagna, Messico, Stati Uniti, Francia, Italia, Germania e Nuova Zelanda.

Le novizie dovevano essere “donne sorridenti, di buone maniere, di bella presenza e di modesta formazione culturale e religiosa”, ha scritto il giornale. Tra i loro doveri c’era quello di “non criticare” mai le decisioni dei responsabili dell’ordine e di riferire ai superiori se qualcuna lo faceva. Secondo Milenio, 15 anni dopo aver preso i voti tradizionali – che comportavano la castità, l’obbedienza e la povertà – erano obbligate a consegnare metà dei loro beni e dopo 25 anni la totalità dei loro beni. Inoltre, sempre secondo il quotidiano messicano, “in occasione del compleanno di Maciel, cioè a dire ogni 10 marzo , venivano sollecitate a fare un dono in denaro che consisteva in un assegno di 250.000 dollari”.

Le indagini hanno portato alla luce altri terribili fatti avvenuti all’interno dell’ordine. Il vescovo messicano di Tepic, Ricardo Watty, uno dei cinque prelati che hanno indagato sui Legionari di Cristo, ha rivelato di aver consegnato al Papa la documentazione relativa ad un gruppo di legionari che avevano subito abusi sessuali da parte del fondatore della Legione e ha aggiunto che probabilmente Benedetto XVI incontrerà le vittime. Il vescovo Watty ha dichiarato al canale televisivo Televisa: “Nella personalità di padre Marcial ci sono molti elementi che hanno influenzato i sacerdoti e i membri del movimento. Di tutto questo bisogna liberare la Legione. Sono persone buone, ma avvolte in una cappa di dannazione e malvagità”. Lo scandalo degli abusi sessuali non cessa di arricchirsi di nuovi episodi in ogni parte del mondo. Proprio ieri Ratzinger ha accettato le dimissioni del vescovo irlandese Joseph Duffy, che, stando a quanto reso noto dal Vaticano si è reso colpevole di aver coperto abusi sessuali su minori ad opera di sacerdoti.

Le dimissioni sono state ufficialmente attribuite a ragioni di età in quanto Duffy ha compiuto 76 anni. Il Papa ha la facoltà di accettare o meno le dimissioni per ragioni di età. Sono già quattro i vescovi irlandesi dimissionati dopo la pubblicazione dei due rapporti ufficiali – il Rapporto Ryan e il Rapporto Murphy – che hanno rivelato che in Irlanda nell’arco di 70 anni centinaia di bambini hanno subito abusi sessuali da parte di sacerdoti.


Padre Maciel morto nel 2008 (Foto ANSA)

El Pais - Traduzione di Carlo Antonio Biscotto da Il Fatto Quotidiano del 8 maggio 2010

Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2485238&title=2485238


Studi relativi al potere antiacido del bicarbonato di sodio nei tumori

Anne McLean, “Malignant gliomas display altered pH regu1ation byè NHE1 compared with non transformed astrocytes (Am J Physiol Cell Physiol 278: C676-C688, 2000).

Marion Stubbs, “Causes and consequences of tumour acidity and implications for treatment”, Molecular Medicine: Today, January 2000 (vol.6).

Robert J. Gillies, “Causes and consequences of hypoxia and acidity in turners - Novartis Foundatíon symposium”, Molecular Medicine Vol.7 N° 2 February 2001; “Causes and consequences of hypoxia and acìdity in tumour microenvironments”.

J.R. Griffiths, “Causes and consequences of hypoxia and acìdity in tumour microenvironments”, Glia 1994 Nov:12(3):196-210.

Tannock, I.F., “Acid pH in tumors and its potential for therapeutic exploitation”, Cancer Res 1989 Aug 15;49(16):4373-84.

Raghunand, N., “Enhancement of chemotherapy by manipulation of tumour pH”, Br J Cancer 1999 Jun;80(7):1005-11.

Davydova, I.G., “Dynamics of bioelectric activity of the brain and erythrocyte ultrastructure after intravenous infusion of sodium bicarbonate to oncologic patients.” Biull Eksp Biol Med 1992 Apr;113(4):352-5.

Davydova, I.G., “Characteristics of the effects of artificial alkalosis on electrical activity of the brain and ultrastructure of blood cells in oncologic patients”, Vestn Ross Akad Med Nauk 1995;(4):24-5.

Star, R.A., “Regulatory volume decrease in the presence of HCO3- by single osteosarcoma cells UMR-106-01”, J Biol Chem 1992 Sep 5;267(25):17665-9.

LeBoeuf, R.A., “Intracellular acidification is associated with enhanced morphological transformation in Syrian hamster embryo cells”, Cancer Res 1992 Jan 1;52(1):144-8.

Raghunand, N., “Acute metabolic alkalosis enhances response of C3H mouse mammary tumors to the weak base mitoxantrone.” Neoplasia. 2001 May-Jun;3(3):227-35.

Raghunand, N., “pH and chemotherapy pH and chemotherapy” Novartis Found Symp. 200 1;240:199-21 l; discussion 265 -8.

Raghunand, N., “Enhancement of chemotherapy by manipulation of tumour pH.” Br J Cancer. 1999 Jun;80(7):1005-1 I.

Raghunand, N., “Tumor acidity, ion trapping and chemotherapeutics. IL pll-dependent partition coefficients predict importance of ion trapping on pharmaeokinetics of weakly basic chemotherapeutie agents.” Bíochem Pharmacol. 2003 Oct 1;66(7):1219-29.”

Mahoney, B.P., “Tumor acidity, ion trapping and chemotherapeutics. I. Acid plì affects the distribution of ehemotherapeutic agents in vitro.” Biochem Phannacol. 2003 Oct 1;66(7):1207-18.

Schornack, P.A., “Contributions of cell metabolism and H+ diffusion to the acidic pH of tumors.” Neoplasia. 2003 Mar-Apr;5(2):135-45.

Giffles, R.J., “MRI of the tumor microenvironment.” J Magn Reson Imaging 2002 Dec; 16(6):75 l.

Torigoe, T., “Vacuolar H(+)-ATPase: funetional mechanisms and potential as a target for cancer chemotherapy.” Anticancer Drugs. 2002 Mar; 13 (3):23 7-43.

Griffiths, J.R., “Why are cancers acidic? A carrier-mediated diffusion model for H+ transport in the interstitial fluid.” Novartis Found Symp. 200 1;240:46-62; discussion 62-7, 152-3.

Webb, S.D., “Modelling tumour acidity and invasion.” Novartis Found Symp. 2001;240:169-8 l; discussion 181-5.

Gillies, R.J., “The tumour microenvironment: causes and consequences of hypoxia and acidity. Introduction.” Novartis Found Symp. 200 1;240:1-6.

Gillies, R.J., “Causes and consequences of hypoxia and acidity in tumors” Novartis Foundation symposium. Trends Mol Med. 2001 Feb;7(2):47-9.

Griffiths, JR. “Causes and consequences of hypoxia and acidity in tumour microenvironments. Bioessays. 2001 Mar;23(3):295-6.

Gillies, R.J., “Causes and effects of heterogeneous perfusion in tumors.” Neoplasia. 1999 Aug; 1 (3):197-207.

Stubbs, M., “Causes and consequences of tumour acidity and implications for treatment.” Mol Med Today. 2000 Jan;6(1):15-9

Stubbs, M., “Causes and consequences of acidic ph in tumors: a magnetic resonance study.” Adv. Enzyme Regul. 1999;39;13-30.

Webb, S.D., “Mathematical modelling of tumour acidity: regulation of intracellular pH.” J Theor Biol. 1999 Jan 21; 196(2);237-50.

Yamagata, M., “The contribution of lactic acid to acidification of tumours: studies of variant cells lacking lactate dehydrogenase.” Br J Cancer. 1998 Jun;77(11):1726~3 I.

Martin, G.R., “Non invasive measurement of interstitial pH profiles in normal and neoplastie tissue using fluorescence ratio imaging microscopy.” Cancer Res. 1994 Nov 1;54(21):5670-4.

Boyer, M.J., “Regulation of intracellular pH in subpopulations of cefis derived from spheroids and solid tumours.” Br J Cancer. 1993 Nov;68(5):890-7.

Newell, K., “Studies with gIyeolysis-dericient celIs suggest that production of lactic acid is not the only cause of tumor acidity.”

Enhancement of chemotherapy by manipulation of tumour pH.

Raghunand N, He X, van Sluis R, Mahoney B, Baggett B, Taylor CW, Paine-Murrieta G, Roe D, Bhujwalla ZM, Gillies RJ. - Arizona Cancer Center, Tucson 85724-5024, USA.

The extracellular (interstitial) pH (pHe) of solid tumours is significantly more acidic compared to normal tissues. In-vitro, low pH reduces the uptake of weakly basic chemotherapeutic drugs and, hence, reduces their cytotoxicity. This phenomenon has been postulated to contribute to a 'physiological' resistance to weakly basic drugs in vivo. Doxorubicin is a weak base chemotherapeutic agent that is commonly used in combination chemotherapy to clinically treat breast cancers. This report demonstrates that MCF-7 human breast cancer cells in vitro are more susceptible to doxorubicin toxicity at pH 7.4, compared to pH 6.8. Furthermore 31P-magnetic resonance spectroscopy (MRS) has shown that the pHe of MCF-7 human breast cancer xenografts can be effectively and significantly raised with sodium bicarbonate in drinking water. The bicarbonate-induced extracellular alkalinization leads to significant improvements in the therapeutic effectiveness of doxorubicin against MCF-7 xenografts in vivo. Although physiological resistance to weakly basic chemotherapeutics is well-documented in vitro and in theory, these data represent the first in vivo demonstration of this important phenomenon.

Fluorescence ratio imaging of interstitial pH in solid tumours: effect of glucose on spatial and temporal gradients.

Dellian M, Helmlinger G, Yuan F, Jain RK. - Edwin L Steele Laboratory, Department of Radiation Oncology, Massachusetts General Hospital, Harvard Medical School, Boston 02114, USA.

Tumour pH plays a significant role in cancer treatment. However, because of the limitations of the current measurement techniques, spatially and temporally resolved pH data, obtained non-invasively in solid tumours, are not available. Fluorescence ratio imaging microscopy (FRIM) has been used previously for noninvasive, dynamic evaluation of pH in neoplastic tissue in vivo (Martin GR, Jain RK 1994, Cancer Res., 54, 5670-5674). However, owing to problems associated with quantitative fluorescence in thick biological tissues, these studies were limited to thin (50 microns) tumours. We, therefore, adapted the FRIM technique for pH determination in thick (approximately 2 mm) solid tumours in vivo using a pinhole illumination-optical sectioning (PIOS) method. Results show that (1) steep interstitial pH gradients (5 microns resolution), with different spatial patterns, exist between tumour blood vessels; (2) pH decreased by an average of 0.10 pH units over a distance of 40 microns away from the blood vessel wall, and by 0.33 pH units over a 70 microns distance; (3) the maximum pH drop, defined as the pH difference between the intervessel midpoint and the vessel wall, was positively correlated with the intervessel distance; (4) 45 min following a systemic glucose injection (6 g kg-1 i.v), interstitial pH gradients were shifted to lower pH values by an average of 0.15 pH units, while the spatial gradient (slope) was maintained, when compared with preglucose values. This pH decrease was not accompanied by significant changes in local blood flow. pH gradients returned to near-baseline values 90 min after glucose injection; (5) interstitial tumour pH before hyperglycaemia and the glucose-induced pH drop strongly depended on the local vessel density; and (6) sodium bicarbonate treatment, either acute (1 M, 0.119 ml h-1 for 3 h i.v.) or chronic (1% in drinking water for 8 days), did not significantly change interstitial tumour pH. Modified FRIM may be combined with other optical methods (e.g. phosphorescence quenching) to evaluate non-invasively the spatial and temporal characteristics of extracellular pH, intracellular pH and pO2 in solid tumours. This will offer unique information about tumour metabolism and its modification by treatment modalities used in different cancer therapies.

J Pain Symptom Manage 1996 Jul;12(1):11-7 Related Articles, Books, LinkOut

Comment in: J Pain Symptom Manage. 1997 Jun;13(6):316-8

Effects of induced metabolic alkalosis on perception of dyspnea during flow-resistive loading.

Taguchi N, Ishikawa T, Sato J, Nishino T. - Department of Anesthesiology, School of Medicine, Chiba University, Japan.

Treatment of dyspnea in patients with advanced cancer is an important issue. The purpose of the present study was to assess the effect of induced-metabolic alkalosis produced by administration of sodium bicarbonate on dyspneic sensation. In seven healthy subjects, dyspnea was induced by having them breathe with a flow-resistive load (24 cm H2O/L/sec) for 6 min before and after administration of sodium bicarbonate (0.5 mmol/kg, per os+2 mmol/kg, IV). The intensity of dyspnea was rated using a visual analogue scale (VAS). The VAS scores and minute ventilation during loaded breathing after administration of sodium bicarbonate were significantly lower than those before administration of sodium bicarbonate. These results indicate that induced metabolic alkalosis may alleviate the intensity of dyspneic sensation by a reduction in ventilatory drive.

Diminuzione del volume in presenza di -HCO3 in cellule di osteosarcoma

Si registra simultaneamente la variazione di voume e di Ph intracellulare, per studiare il ruolo di HCO3- nella diminuzione del volume cellulare.

L’aumento di Ph intracellulare – risulta – coincide con una diminuzione del volume cellulare.

Appare evidente, in questo modo, il coinvolgimento del Na+ (HCO3-) nella regolazione del volume cellulare.

J Biol Chem 1992 Sep 5;267(25):17665-9 Related Articles, Books, LinkOut

Regulatory volume decrease in the presence of HCO3- by single osteosarcoma cells UMR-106-01.

Star RA, Zhang BX, Loessberg PA, Muallem S. - Department of Medicine, University of Texas Southwestern Medical Center, Dallas 75235-9040.

The technique for the simultaneous recording of cell volume changes and pHi in single cells was used to study the role of HCO3- in regulatory volume decrease (RVD) by the osteosarcoma cells UMR-106-01. In the presence of HCO3-, steady state pHi is regulated by Na+/H+ exchange, Na+ (HCO3-)3 cotransport and Na(+)-independent Cl-/HCO3- exchange. Following swelling in hypotonic medium, pHi was reduced from 7.16 +/- 0.02 to 6.48 +/- 0.02 within 3.4 +/- 0.28 min. During this period of time, the cells performed RVD until cell volume was decreased by 31 +/- 5% beyond that of control cells (RVD overshoot). Subsequently, while the cells were still in hypotonic medium, pHi slowly increased from 6.48 +/- 0.02 to 6.75 +/- 0.02. This increase in pHi coincided with an increase in cell volume back to normal (recovery from RVD overshoot or hypotonic regulatory volume increase (RVI)). The same profound changes in cell volume and pHi after cell swelling were observed in the complete absence of Cl- or Na+, providing HCO3- was present. On the other hand, depolarizing the cells by increasing external K+ or by inhibition of K+ channels with quinidine, Ba2+ or tetraethylammonium prevented the changes in pHi and RVD. These findings suggest that in the presence of HCO3-, RVD in UMR-106-01 cells is largely mediated by the conductive efflux of K+ and HCO3-. Removal of external Na+ but not Cl- prevented the hypotonic RVI that occurred after the overshoot in RVD. Amiloride had no effect, whereas pretreatment with 4,4'-diisothiocyanostilbene-2,2'-disulfonic acid (DIDS) strongly inhibited hypotonic RVI. Thus, hypotonic RVI is mediated by a Na+(out)-dependent, Cl(-)-independent and DIDS-inhibitable mechanism, which is indicative of a Na+(HCO3-)3 cotransporter. This is the first evidence for the involvement of this transporter in cell volume regulation. The present results also stress the power of the new technique used in delineating complicated cell volume regulatory mechanisms in attached single cells.

Effetto dell’alcalosi artificiale nell’attività del cervello e nelle cellule del sangue in pazienti oncologici: Vengono studiati 40 pazienti oncologici, di differenti istotipi, sedi e dimensioni.

Il lavoro evidenzia che i pazienti hanno un’acidosi intracellulare generalizzata, che può essere diminuita con l’alcalinizzazione del plasma.

Vestn Ross Akad Med Nauk 1995;(4):24-5 Related Articles, Books, LinkOut

[Characteristics of the effects of artificial alkalosis on electrical activity of the brain and ultrastructure of blood cells in oncologic patients]. [Article in Russian]

Davydova IG, Kassil' VL, Filippova NA, Barinov MV.

The authors examined 40 patients with malignant tumors of various histogenesis, sites and extent, as well as 5 patients with benign tumors and other non-tumorous diseases. They also studied their electroencephalography and peripheral blood lymphocytic and erythrocytic ultrastructure in metabolic alkalosis temporarily induced by intravenous sodium hydrogen carbonate. In cancer patients without late metastases, alkalosis caused a transient normalization of previously altered electroencephalography, erythrocyte disaggregation and substantially reduced the count of killer cells in small and middle lymphocytes. These findings suggest that patients with malignant neoplasms have a generalized intracellular acidosis which can be temporarily abolished by plasma alkalinization.

Cancer Res 1989 Jan 1;49(1):205-11 Related Articles, Books, LinkOut

Requirement of the Na+/H+ exchanger for tumor growth.

Rotin D, Steele-Norwood D, Grinstein S, Tannock I. - Department of Medicine and Medical Biophysics, Ontario Cancer Institute, Toronto, Canada.

The Na+/H+ exchanger is involved in a variety of cellular processes, including regulation of intracellular pH and possibly the control of cell growth and proliferation. To study the role of the Na+/H+ exchanger in tumor growth, human sodium proton exchanger-deficient (HSPD) mutants were derived from the human bladder carcinoma cell line MGH-U1 (EJ) by the proton suicide selection technique (J. Pouyssegur et al., Proc. Natl. Acad. Sci. USA, 81: 4833-4837, 1984). The HSPD cells were approximately 40% larger and contained approximately 70% more DNA than the parental cells. They were unable to grow in vitro in the absence of bicarbonate at pH less than 7.0, whereas the parental cells grew well at pH greater than or equal to 6.6. This difference in acid sensitivity was abolished in the presence of bicarbonate. In contrast to the parental MGH-U1 cells, the Na+/H+-deficient HSPD cells either failed to grow tumors, or showed severely retarded tumor growth when implanted into immune-deprived mice. This difference in tumor growth was not attributed to differences in cell size and DNA content, because Na+/H+ exchange-competent large cells (HLC), derived during the same proton suicide selection process as the HSPD cells, grew tumors at a rate close to that of the parental cells. Cells derived from the few tumors which grew after implantation of HSPD mutant cells were revertants which had regained Na+/H+ activity. HSPD cells also failed to form spheroids in culture, and the only spheroid formed consisted of revertant cells which had regained both Na+/H+ exchange activity and tumorigenic capacity. These results suggest that the Na+/H+ exchanger is important for tumor growth.

Eur J Biochem 1987 Dec 30;170(1-2):43-9 Related Articles, Books

Properties of the Na+-dependent Cl-/HCO3- exchange system in U937 human leukemic cells.

Ladoux A, Krawice I, Cragoe EJ Jr, Abita JP, Frelin C. - Institut National de la Sante et de la Recherche Medicale Unite 204, Hopital Saint-Louis, Paris, France.

U937 cell possess two mechanisms that allow them to recover from an intracellular acidification. The first mechanism is the amiloride-sensitive Na+/H+ exchange system. The second system involves bicarbonate ions. Its properties have been defined from intracellular pH (pHi) recovery experiments, 22Na+ uptake experiments, 36Cl- influx and efflux experiments. Bicarbonate induced pHi recovery of the cells after a cellular acidification to pHi = 6.3 provided that Na+ ions were present in the assay medium. Li+ or K+ could not substitute for Na+. The system seemed to be electroneutral. 22Na+ uptake experiments showed the presence of a bicarbonate-stimulated uptake pathway for Na+ which was inhibited by 4,4'-diisothiocyanostilbene-2,2'-disulfonate. The bicarbonate-dependent 22Na+ uptake component was reduced by depleting cells of their internal Cl- and increased by removal of external Cl-. 36Cl- efflux experiments showed that the presence of both external Na+ and bicarbonate stimulated the efflux of 36Cl- at a cell pHi of 6.3. Finally a 36Cl- uptake pathway was documented. It was inhibited by 4,4'-diisothiocyanostilbene-2,2'-disulfonate (K0.5 = 10 microM) and bicarbonate (K0.5 = 2 mM). These results are consistent with the presence in U937 cells of a coupled exchange of Na+ and bicarbonate against chloride. It operates to raise the intracellular pH. Its pHi and external Na+ dependences were defined. No evidence for a Na+-independent Cl-/HCO3- exchange system could be found. The Na+-dependent Cl-/HCO3- exchange system was relatively insensitive to (aryloxy)alkanoic acids which are potent inhibitors of bicarbonate-induced swelling of astroglia and of the Li(Na)CO3-/Cl- exchange system of human erythrocytes. It is concluded that different anionic exchangers exist in different cell types that can be distinguished both by their biochemical properties and by their pharmacological properties.

L’acidificazione intracellulare è associata ad un aumento di trasformazioni morfologiche nelle cellule embrionali di criceto siriano

Lo studio indica che le cellule di criceto possiedono attività regolatorie intracellulari, e che l’acidificazione cellulare gioca un ruolo nell’aumento di frequenza delle trasformazioni osservate nelle cellule coltivate in condizioni di acidità.

Cancer Res 1992 Jan 1;52(1):144-8 Related Articles, Books

Intracellular acidification is associated with enhanced morphological transformation in Syrian hamster embryo cells.

LeBoeuf RA, Lin PY, Kerckaert G, Gruenstein E. - Procter and Gamble Co., Miami Valley Laboratories, Cincinnati, Ohio 45239-8707.

A series of studies has indicated that the frequency of morphological transformation induced by chemical carcinogens in early passage Syrian hamster embryo (SHE) cells is significantly higher when these cells are cultured in medium of reduced bicarbonate concentration and pH (6.70) compared with cells cultured in medium of higher pH. It has also been shown that intercellular gap junctional communication is decreased in these cells when they are cultured at pH 6.70 compared with medium of higher pH. The purpose of the studies reported here was to characterize the effect of changing extracellular pH on intracellular pH in SHE cells. The frequency of morphological transformation induced by benzo(a)pyrene was established at various extracellular pHs and compared with intracellular pH values. Cells cultured in medium of pH ranging from 6.70 to 7.35 were loaded with the pH-sensitive fluorescent dye 2',7'-bis(carboxyethyl)-5,6-carboxyfluorescein, and either the steady-state intracellular pH values or the kinetics of change in intracellular pH following refeeding of the cultures with medium of pH ranging from pH 6.70 to pH 7.35 was monitored via image analysis techniques. Results from these studies indicate that, at culture medium pH above 6.95, SHE cells were relatively insensitive to changes in extracellular pH, maintaining an intracellular pH of 7.30 to 7.35 in medium containing 0% serum or pH 7.05 to 7.10 in medium containing 20% fetal bovine serum. At extracellular pHs below 6.95, intracellular pH decreased and, in the presence of serum, equilibrated with extracellular pH. The decrease in intracellular pH was closely associated with an increase in benzo(a)pyrene-induced morphological transformation frequency observed in parallel studies. These results indicate that SHE cells have active intracellular pH regulatory activities and suggest that intracellular acidification plays a role in the increased frequency of transformation observed in SHE cells cultured under acidic conditions.

Dinamiche dell’attività bioelettrica del cervello e dell’ultrastruttura eritrocitaria, dopo infusione di bicarbonato di sodio in pazienti oncologici

Partendo dall’ipotesi di un’acidosi intracellulare generalizzata, 23 paziente affetti da neoplasia in diverse sedi anatomiche e di differenti tipi istologici, sono stati trattati con NaHCO3.

L’alcalosi metabolica ha indotto miglioramento nellEEG e nelle alterazioni di aggregazione eritrocitaria.

Il risultato conferma l’ipotesi di partenza.

Biull Eksp Biol Med 1992 Apr;113(4):352-5

[Dynamics of bioelectric activity of the brain and erythrocyte ultrastructure after intravenous infusion of sodium bicarbonate to oncologic patients]. - [Article in Russian]

Davydova IG, Kassil' VL, Raikhlin NT, Filippova NA.

23 patients with malignant tumors of different location and histogenesis were investigated. There were no metastases in 9 cases. 10 patients had metastases in regional areas and 4--distant. The results were compared with those obtained in 4 patients with nonmalignant diseases. EEG, blood gases, plasma acid--base balance and ultrastructure of erythrocytes were explored before and after intravenous infusion of 4.2% sodium bicarbonate solution. The metabolic alkalosis induced amelioration of EEG, which was changed basically, the condense of pre-membrane layer disappeared or decreased in erythrocytes, and disaggregation of erythrocytes took place in cancer patients vs those with nonmalignant tumors. The results confirm the suggestion of generalized intracellular acidosis in malignant tumor patients. This acidosis can be temporarily avoided or diminished artificially by blood alkalosis.

Liver Transpl Surg 1999 Mar;5(2):151-2 Related Articles, Books

Prolonged lactic acidosis after extended hepatectomy under in situ hypothermic perfusion.

Davidson BR, Rai R. - Department of Surgery, The Royal Free Hospital, London, England.

46-year-old woman underwent right extended hepatectomy under total vascular occlusion with in situ hypothermic perfusion for colorectal metastasis. Immediately after surgery, she developed severe lactic acidosis, which required correction with sodium bicarbonate solution and ventilatory support for 36 hours. After 2 days, her lactate normalized, and the acidosis was corrected. She made an uneventful recovery. Persistent lactic acidosis after major hepatic resection under in situ hypothermic perfusion is a rare but reversible problem.

Cancer Res 1998 May 1;58(9):1901-8 Related Articles, Books, LinkOut

Heterogeneity of intracellular pH and of mechanisms that regulate intracellular pH in populations of cultured cells.

Lee AH, Tannock IF. - Department of Medical Biophysics, Ontario Cancer Institute, Toronto, Canada.

Cells within solid tumors are known to exist in a microenvironment that may be acidic and depend on membrane-based mechanisms (Na+/H+ antiport and Na+-dependent Cl-/HCO3- exchanger) that regulate intracellular pH (pHi). We have used the fluorescent pH indicator 2',7'-bis-(2-carboxyethyl) 5 (and 6)-carboxyfluorescein and flow cytometry to study the distribution of pHi and the activity of these pHi-regulating mechanisms among populations of murine mammary sarcoma (EMT6), human breast cancer (MCF-7), and Chinese hamster ovary cells exposed to different levels of extracellular pH (pHe). Cells were exposed to Na+ buffer in the presence or absence of HCO3- and of 5-(N-ethyl-N-isopropyl)-amiloride (a potent inhibitor of the Na+/H+ antiport) to determine the relative importance of each exchanger in the regulation of pHi. Our results indicate that: (a) the distribution of pHi at any value of pHe is broader than can be accounted for by machine noise; (b) cells maintain levels of pHi that are higher than pHe under acidic conditions; (c) the distribution of pHi is narrower when the Na+-dependent Cl-/HCO3- exchanger is active; and (d) populations that are derived from selected cells with values of pHi at lower and higher ends of the pHi distribution generate pHi distributions that are similar to those of controls, suggesting a stochastic variation in the activity of membrane-based mechanisms that regulate pHi.
Our data suggest that the Na+-dependent Cl-/HCO3- exchanger is the dominant mechanism for regulation of pHi under moderately acidic conditions such as may occur in the microenvironment of solid tumors

-------------------------------------------------------
http://www.healthsalon.org:80/373/cancer-is-a-fungus-alternative-cancer-treatments/

Science Daily
October 8, 2007

How A Benign Fungus Can Become Life-Threatening

Researchers at the Agency for Science, Technology and Research’s Institute
of Molecular and Cell Biology have discovered new molecular mechanisms that
provide a more detailed understanding of how the normally benign Dr.
Jekyll-like fungus known as Candida albicans transforms into a serious and
often life-threatening Mr. Hyde-like form.

C. albicans can cause serious and potentially life-threatening infections in
the mouth, blood and other tissues of people who are undergoing cancer
chemotherapy or radiation treatments, or who have developed AIDS or other
diseases that damage the immunity of the individual.

In two separate papers recently published in Developmental Cell and the EMBO
journal, the team of scientists led by Wang Yue, principal investigator at
IMCB, have managed to reveal previously unknown mechanisms which are
responsible for causing the infectious phase of C. albicans.

The fungus starts its ‘attack’ on a patient by changing its oval shape into
a filamentous form, which has thin, threadlike appendages emerging from the
cell body. Wang’s team, who has been studying C. albicans for more than
seven years, was responsible for identifying the master “controller” protein
called Hgc1 in 2004.

This “controller” functions like a regulator and tells the fungus when to
start the transformation from the harmless oval shape to the infectious
filamentous form.

“One question remained, however - how does it activate the cellular
machineries that determine the fungal cell shape?” said Wang.

Wang’s team found the answer to this question in two proteins called Rga2
and Cdc11. They discovered that they each function like a switch on two
different cellular machineries that normally determines cell shape. “The
master regulator Hgc1 acts like the ‘finger’ that flips the switches to
start the infection process,” said Wang.

“Our findings have uncovered detailed molecular mechanisms which define how
these two proteins interact with the master ‘controller’ to cause
infections. This has opened new opportunities for us to investigate further
into a new range of therapeutic targets for fungal infections,” explained
Wang.

In the same issue of Developmental Cell, the team’s work was given an expert
mention by a leading C. albicans researcher, Dr. Peter Sudbery, stating its
importance in bringing awareness of the cellular processes that is necessary
for C. albicans to transform to its infectious state.

In addition, the new knowledge of the detailed interaction of these proteins
with other cellular machineries has also revealed critical information on
how cells in general determine their shape, a fundamental question in
biology as Rga2 and Cdc11 are also found in nearly all eukaryotic organisms.

Largely due to the AIDS pandemic in the last 25 years, the once nearly
harmless and commensal fungus Candida albicans has become one of the most
prevalent microbial pathogens in AIDS patients, causing life-threatening
infections with high death rate, especially in infected children.

References: XD Zheng, RTH Lee, YM Wang, QS Lin, and Y Wang. Phosphorylation
of Rga2, a Cdc42 GAP, by CDK/Hgc1 is crucial for Candida albicans hyphal
growth. The EMBO Journal 26, 3760-3769 (2007).

I Sinha, YM Wang, R Philp, CR Li, WH Yap, and Y Wang Cyclin-Dependent
Kinases Control Septin Phosphorylation in Candida albicans Hyphal
Development. Developmental Cell 13: 421-432 (2007).

----------------------------------------------


1: Cancer Res. 2009 Mar 15;69(6):2260-8. Epub 2009 Mar 10.Click here to read Links

Bicarbonate increases tumor pH and inhibits spontaneous metastases.

Arizona Cancer Center, University of Arizona, Tucson, Arizona, USA.

The external pH of solid tumors is acidic as a consequence of increased metabolism of glucose and poor perfusion. Acid pH has been shown to stimulate tumor cell invasion and metastasis in vitro and in cells before tail vein injection in vivo. The present study investigates whether inhibition of this tumor acidity will reduce the incidence of in vivo metastases. Here, we show that oral NaHCO(3) selectively increased the pH of tumors and reduced the formation of spontaneous metastases in mouse models of metastatic breast cancer. This treatment regimen was shown to significantly increase the extracellular pH, but not the intracellular pH, of tumors by (31)P magnetic resonance spectroscopy and the export of acid from growing tumors by fluorescence microscopy of tumors grown in window chambers. NaHCO(3) therapy also reduced the rate of lymph node involvement, yet did not affect the levels of circulating tumor cells, suggesting that reduced organ metastases were not due to increased intravasation. In contrast, NaHCO(3) therapy significantly reduced the formation of hepatic metastases following intrasplenic injection, suggesting that it did inhibit extravasation and colonization. In tail vein injections of alternative cancer models, bicarbonate had mixed results, inhibiting the formation of metastases from PC3M prostate cancer cells, but not those of B16 melanoma. Although the mechanism of this therapy is not known with certainty, low pH was shown to increase the release of active cathepsin B, an important matrix remodeling protease.

PMID: 19276390 [PubMed - in process]

Fonte: http://www.curenaturalicancro.org/BIBLIOGRAFIA_BICARBONATO.htm


Inchieste scippate e silenziate, sette magistrati indagati, una Repubblica giudiziaria “indipendente” di Calabria e Lucania, un Csm cieco sordo e muto

Avevamo ragione. Ma che tristezza, e che noia, dover dire ogni volta, e sempre “dopo”, avevamo ragione. Le inchieste Poseidone e Why Not non dovevano essere scippate al pm di Catanzaro, Luigi de Magistris.
Lo avevo scritto sul mio giornale, il Corriere della Sera, fin dal 2007 e l’ho poi raccontato anche in un libro, Roba Nostra (Il Saggiatore).
Oggi, lo ribadisce la procura di Salerno (i pm Maria Chiara Minerva, Rocco Alfano e Antonio Cantarella), con un avviso di chiusura delle indagini che vale anche come informazione di garanzia per dodici persone.
Dodici persone che appaiono come una sorta di “sporca dozzina” che – dicono i pm salernitani – si è vario titolo macchiata di una serie di gravi reati: corruzione, corruzione in atti giudiziari, rifiuto di atti d’ufficio, favoreggiamento personale.
Avevamo ragione noi, dunque, i pochissimi che raccontammo questa storia, e che difendemmo “senza se e senza ma” sia le persone vittime delle ingiustizie commesse dalla Giustizia, sia quel pm napoletano sconosciuto, poiché attraverso lui difendevamo un principio costituzionale e politico di enorme rilevanza. Per tutti. Anche per chi “giocava” in campo avverso.

Come siano poi andate le cose, come stanno andando, molti di voi lo sanno.
Il giudice Clementina Forleo è finita a Cremona, senza scorta, sebbene vittima di continue minacce e strani incidenti stradali, guardata come una appestata sia dai suoi colleghi lottizzati e tuttavia “per bene”, sia dai loro amici, quelli che “chiagnene e fottono”, e che pure dalla Forleo erano stati difesi con rara generosità e lealtà.
Il capitano dei carabinieri Pasquale Zacheo è stato trasferito da Policoro, in Basilicata, a Fermo, nelle Marche.
I giornalisti Gianloreto Carbone, Nicola Piccenna e Nino Grilli sono tornati al lavoro usato, ma con una speciale “attenzione giudiziaria” sul groppone senza che nessuno dei difensori della stampa libera (a senso unico) abbia fiatato (non basta citarli in un discorso o in articolo e poi buonasera, come si fa quando si commemorano i morti).
Il sottoscritto, infine, subissato anch’egli da decine di querele e tuttavia finora sempre assolto, è tornato a scrivere per il proprio giornale (settore cultura, perché sono uno che ha studiato) e a tifare per l’Inter.

Quelli che la procura di Salerno ha individuato come i dodici “complottisti” calabresi sono più o meno noti alle cronache. Ma ciò che colpisce di più, e che ha un valore ben più che statistico, come vedremo tra un po’, è che ben sette di essi sono magistrati.
Mariano Lombardi e Salvatore Murone, procuratore capo e procuratore aggiunto della procura di Catanzaro; Dolcino Favi, avvocato generale dello Stato e procuratore generale facente funzioni; Enzo Iannelli, Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo, rispettivamente procuratore generale e sostituti procuratori generali a Catanzaro; Salvatore Curcio, sostituto procuratore a Catanzaro. Tra gli altri cinque imputati, oltre al noto “imprenditore” Antonio Saladino, vi sono anche la moglie di Lombardi, Maria Grazia Muzzi (funzionaria della Corte d’Assise di Catanzaro), il figlio di lei, l’avvocato Pierpaolo Greco, e due politici: Giancarlo Pittelli, senatore Pdl, e Giuseppe Galati, Udc, ex sottosegretario del ministero delle Attività produttive dal 2001 al 2006 (nel secondo e nel terzo governo Berlusconi).

Nessun giornale ha dato notizia di questa chiusura di indagini, con sette magistrati imputati, da parte della procura di Salerno. Eppure, su quella procura, non più tardi di due anni fa si scatenarono tutti, a nove colonne e in prima pagina, inventandosi la famosa locuzione “guerra delle procure” (tra Salerno, appunto, e Catanzaro). Adesso niente. Solo il silenzio. Nemmeno un parola. Un fatto gravissimo, una schifezza, anche se ce l’aspettavamo e dunque non ci meraviglia.

L’unico giornale nazionale che ne ha parlato è stato il Fatto Quotidiano. Ma poiché ne ha parlato in modo sommario, glissando su alcuni aspetti secondo me fondamentali, ne ha parlato male. E dunque è come se non ne avesse parlato. Il giornale diretto da Antonio Padellaro, infatti, ha chiuso la questione, attraverso Marco Travaglio, sostenendo che adesso il Csm che punì l’ex pm di Catanzaro e il gip Forleo deve “chiedere scusa” per il misfatto compiuto. Proprio così: scusa. E caso chiuso. Una volta stabilito che, come titolava il FQ, “de Magistris aveva ragione”, posson bastare le scuse.
E già, abbiamo cantato questa Messa e assistito a tutto questo massacro solo per poter dire, alla fine, che tizio o caio “aveva ragione”.
Ma andiamo, care suorine democratiche del FQ (copyright, Massimo Fini), lo sappiamo almeno da tre anni che c’è chi aveva ragione e chi aveva torto.
Adesso avremmo voluto sentire da voi, e da tutti gli altri, compresi i protagonisti di allora, nomi, nomi, nomi.
Chi ha fatto che cosa. E perché.
Avremmo voluto sentir dire e raccontare che a far fuori quei due “cattivi magistrati” furono il Csm e le sue correnti di destra e di sinistra, in cui spiccarono per esposizione pubblica la signora Letizia Vacca (PdCI) e il signor Vito D’ambrosio (Ds, per dieci anni governatore delle Marche).
Ma questi nomi, le suorine democratiche del FQ, non li fanno. Sarà forse perché in questa storia che ha disvelato il marcio nella magistratura (ecco perché il 7 su 12 non è solo un dato statistico) e che si è conclusa con i trasferimenti di de Magistris e di Forleo, Silvio Berlusconi semplicemente non c’entra nulla? E quindi, non c’entrando nulla il Caimano, la storia non “tira”, non serve, non va ricordata puntigliosamente come si fa per altre storie.
Però bisogna dire la verità. Sempre. Non a giorni alterni. Altrimenti la gente non capisce e noi stessi alla lunga rischiamo di convincerci che le cose sono andate diversamente da come andarono.

Per esempio, lo stesso de Magistris – con il quale ho sviscerato mille volte proprio questo tema specifico, giungendo alle stesse conclusioni – sa benissimo che con il suo trasferimento, e con quello della Forleo, Berlusconi non c’entra. E sa benissimo che se dicesse oggi le stesse cose che diceva fino al giorno prima di candidarsi, e cioè se ripetesse i nomi dei veri autori e le vere ragioni della defenestrazione sua e della Forleo, si inimicherebbe un bel po’ di quelle toghe – toghe rosse e toghe rotte – che invece adesso potrebbero servire (e non solo a lui).
Si obietterà: ma perché critichi quelli del FQ? Perché avevano la possibilità di raccontare bene questa storia e non lo hanno fatto. Perché se lo avessero fatto, sarebbero arrivati dritti dritti a un’altra storia, ancora più oscena, che porta il nome di Toghe Lucane (sub iudice anch’essa a Salerno). E se fossero arrivati lì, non solo non si sarebbero accontentati della richiesta di “scuse” postume dal Csm, ma non avrebbero potuto non vedere ciò che sta accadendo all’amministrazione della giustizia nella “Repubblica indipendente” di Lucania e Calabria (a 150 anni dall’Unità d’Italia). Qui, insieme con le navi dei veleni, rischia di arenarsi anche un altro argomento d’inchiesta ad alto tasso di malavita giudiziaria, cioè Toghe Lucane, che riassume tutti i mali di una magistratura intoccabile e che tuttavia, ogni volta che se ne parla, sembra infastidire un po’ tutti, persino lo stesso pm che quella inchiesta istruì.

Così può accadere, per fare uno dei tanti sciagurati esempi possibili, che a Catanzaro, nel brandello di processo sul megavillaggio turistico Marinagri (costruito nella foce del fiume Agri: 26 milioni di euro di fondi Ue), dopo aver cambiato pm in corsa (il primo pm un’ora prima chiede il rinvio a giudizio degli imputati e il secondo pm un’ora dopo chiede l’assoluzione plenaria), il gip di Catanzaro, Gabriella Reillo, assolva tutti gli imputati, con loro somma meraviglia.
Peccato però che quella sentenza debba essere dichiarata nulla perché uno dei pm della sostituzione in corsa, Vincenzo Capomolla, non aveva notificato la data di udienza a una delle parti offese. Che quindi non si è potuta opporre nel giudizio davanti al gip Reillo. La parte offesa allora è stata costretta a correre a Salerno, competente per territorio, e lì a denunciare il fatto. Ma a Salerno ha trovato un pm, Rocco Alfano (proprio uno dei tre che ha firmato la chiusura delle indagini sull’avocazione galeotta), che non lo ha considerato parte offesa, nonostante ciò risulti dagli atti. E allora la parte offesa è stata costretta a denunciare anche questo pm, ma per competenza territoriale è dovuta andare a Napoli… E intanto il villaggio turistico, il processo, i reati da accertare, i soldi pubblici stanziati, le responsabilità e le complicità evaporano…
Però. A fare un po’ i giornalisti – o i magistrati, o i politici – per davvero, non si dovrebbe far finta di dimenticare che la realizzazione di quel villaggio porta la firma di un pezzo dello stato maggiore del Pd. Che il marito del gip, Italo Reale, ex subcommissario all’emergenza ambientale in Calabria con la giunta di centrodestra guidata da Giuseppe Chiaravalloti, è tra i notabili locali del Pd. E che il gip Reillo, appena chiusa la pratica del “processo più veloce del West” a Catanzaro si è fiondata a Lamezia Terme, “lontana” 36 chilometri, per candidarsi come esponente del Pd alle primarie per eleggere il sindaco di quella città (poi si è ritirata perché sembra che non se la filasse nessuno).

Com’è che di tutto questo il Csm se ne frega? Com’è che se ne frega di un’amministrazione della giustizia, per esempio in Basilicata, che non è, non appare, e nemmeno si sforza di apparire “terza”? Com’è che tutto questo risulta improvvisamente di così scarso interesse anche per coloro che sono “sempre tesi” (copyright, Carlo Verdone) al buon andamento della giustizia e della cosa pubblica eccetera eccetera? Non è un tema politico nazionale ed europeo, questo?
Si dirà che tutto questo accade per mille e diversi motivi, tra essi spesso trasversalmente e “oggettivamente” convergenti. Ed è vero.
Ma c’è un motivo speciale, nuovo, inedito e indicibile. I magistrati. Un corpo, un ordine, un potere, che casi come questo ci rivelano essere intaccato dagli stessi mali che affliggono tutti gli altri settori della società. Con una differenza, però. Anzi due. La prima è che i magistrati amministrano giustizia. La seconda è che a parlare così di loro (anche se almeno la metà li immaginiamo bravi e per bene) si rischia. Fosse solo la galera, poco male. E’ che si rischia anche la carriera giudiziaria e quella politica, e non per i crimini, veri o presunti, commessi, ma per l’isolamento civile, sociale, morale (e ogni riferimento non è casuale) che scatta con precisione svizzera se si dicono le cose come stanno.
E’ capitato persino a Bruno Tinti, che pure non è uno “scomodo” (anche perché è in pensione), e sempre sul FQ. Appena s’è azzardato ad avanzare anche solo l’ipotesi di una riforma per sorteggio del sinedrio del Csm, è stato strapazzato da due articolesse del procuratore piemontese di Torino, Giancarlo Caselli, e del procuratore aggiunto pugliese di Milano, Armando Spataro, che sulla intoccabilità del Csm e sulla separazione delle carriere (sempre sostenuta anche dai “cattivi magistrati” Forleo e de Magistris – a meno che quest’ultimo non abbia provvidenzialmente cambiato idea anche su questo), e su una serie di altre “cosette” riguardanti la magistratura e il funzionamento della giustizia, hanno riproposto lo stesso armamentario ammuffito che il presidente dell’Anm, Luca Palamara, ha riesumato nell’ottima intervista fattagli da Barbara Romano (Libero, 25 aprile 2010).

Ecco, ora forse è un po’ più chiaro come e perché ogni volta che si tocchi quest’altra casta in toga, i suoi esponenti – rosse o rotte che siano le toghe – facciano “scattare” una tagliola “unitaria”, e povero chi vi resti intrappolato. Amico o nemico, quella tagliola non perdona. Anzi, è ancora più infallibile se a finirci dentro è chi (sia egli magistrato, politico o comune cittadino) fino al giorno prima era annoverato tra i “giusti”. Poiché è proprio con gli “eretici” che, da sempre, chiese, partiti, sette, clan, cosche e cupole sono più spietati che mai.
Ma che importanza ha, lasciare sul cammino morti e feriti, o passare addosso ai cadaveri, se il fine è il radioso traguardo di una nuova società senza il Caimano? E allora, su, tutti insieme nel nuovo Cln (?) di inizio XXI secolo, tutti nella nuova Arca di Noè per sopravvivere al diluvio. Salvo accorgerci dopo – sempre “dopo”, quando sarà troppo tardi – di aver imbarcato altri e più feroci caimani e alligatori pronti a diventare i nocchieri dell’Arca e a voler sbranare con metodo il resto della compagnia che a essi si era affidata con stolta fiducia.


Fonte: http://carlovulpio.wordpress.com/2010/04/26/inchieste-scippate-e-silenziate-sette-magistrati-indagati-una-repubblica-giudiziaria-indipendente-di-calabria-e-lucania-un-csm-cieco-sordo-e-muto-e-alla-fine-solo-tante-scuse-perche-bisogn/


Frainteso come al solito


































Fonte: http://www.facebook.com/photo.php?pid=2102402&id=101748583911


E poi dicono che non è stata un’ Industria

E poi dicono che non è stata un’«Industria»!


auschwitz-jew-holocaust-olocausto-.jpg

La foto a sin non è parte del testo originale.(PB)

A dirlo ti becchi come minimo un’accusa di “antisemitismo”, per la quale – quasi fossero una sorta di sommelier – vengono chiamati sempre i soliti personaggi, i quali a seconda che certifichino l’esistenza o meno della qualifica di “antisemita”, dal significato sempre più indefinito, indefinibile e sfuggente, è come se avessero un diritto di vita e di morte sugli accusati di turno. Come fossimo al Colosseo, quando con un pollice rivolto verso l’alto o il basso si decretava la vita o la morte della vittima. L’ultima a questo riguardo viene dall’Ungheria. Ne riporto intera l’agenzia APCOM, ripresa da una rassegna cristiano-sionista:

Shoah - Causa contro le ferrovie magiare,
a Budapest c’è scetticismo

A Budapest parte la polemica contro la causa intentata negli Usa

ROMA, 16 feb. - L'iniziativa è di quelle destinate a far esplodere grandi polemiche. E sta già accadendo. La settimana scorsa un gruppo di familiari di deportati nei campi di concentramento nazisti ha intentato causa contro le ferrovie dello stato ungheresi Mav per il loro coinvolgimento nell'Olocausto. Da Budapest, al silenzio ufficiale del governo, fa da contraltare l'esplicita stroncantura di autorevoli storici magiari.

"Se mi avessero contattato, li avrei mandati via senza perdere tempo, perché è la più grande follia che io abbia sentito da tanto tempo", ha commentato senza troppi giri di parole Laszlo Karsai, storico e capo del team di ricerca ungherese legato allo Yad Vashem, l'Autorità per il ricordo dei martiri ed eroi dell'Olocausto, al portale d'informazioni magiaro index.hu. Una stroncatura che pesa, su un'iniziativa che sta facendo molto rumore.

La denuncia contro la Mav è stata presentata presso la Northern District Court dell'Illinois, a Chicago (Usa), da Anthony D'Amato,
un docente di legge che già in passato s'è segnalato per aver intentato cause che hanno fatto rumore: una contro il governo giapponese per la deportazione di cittadini Usa che vivevano nelle Filippine durante la seconda guerra mondiale, contro gli Usa per i bombardamenti sulla Serbia.

Da quanto è emerso negli ultimi giorni, la denuncia non è incentrata tanto sulle uccisioni, quanto piuttosto sulla spoliazione dei beni delle vittime. Pur sostenendo che la compagnia ferroviaria di stato dell'Ungheria, paese che durante il conflitto era sotto il regime collaborazionista nazista delle "Croci frecciate", avrebbe trasportato verso Auschwitz-Birkenau qualcosa come 437mila ebrei, l'iniziativa legale di D'Amato "tara" la richiesta di risarcimento sui beni degli ebrei che sono stati rubati mentre le vittime erano deportate.

Sconcerto ha provocato la richiesta finanziaria. Oltre al circa miliardo di dollari richiesto come risarcimento per il danno biologico, è stata chiesta una cifra per la sottrazione dei beni che, rivalutata, sfiora gli 8 miliardi di dollari. Sufficiente a mandare in bancarotta le già traballanti finanze ungheresi.

(Apcom, 16 febbraio 2010)

A sostenere che si è speculato, ma non solo in senso economico – aggiungiamo noi – sulla sofferenza di quanti avevano patito nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale è stato l’ebreo Norman G. Finkelstein, con un libro dal titolo:

L’Industria dell’Olocausto, abbastanza noto fra quanti seguono questo genere di problematiche. Non occorre qui narrare le scomuniche e le persecuzioni che Finkelstein va subendo per aver fatto una denuncia, che non è stata né può essere confutata: tanto è ovvia per chi abbia un minimo di discernimento e indipendenza di giudizio. Notizie come quella sopra riportata non solo confermano il contenuto del libro, ma rivelano una struttura e conformazione morale che è davvero “unica” in chi riesce a concepire di poter trarre vantaggio economico dalla sofferenza non già propria, ma altrui. Non per nulla costoro pretendono il “monopolio” della sofferenza umana. Guai a dire, come ha fatto Carter, che anche i palestinesi “soffrono”: un furto di lucrosa sofferenza, una vera e propria minaccia all’«Industria».

Fonte

Sottolineatura,grassetto,colore,foto, NON sono parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(PB) : http://revisionismo.splinder.com/



Fonte: http://auschwitz.myblog.it/archive/2010/02/19/e-poi-dicono-che-non-e-stata-un-industria.html#more

INFORMARMY.com Template Blogger Green INFORMARMY.com

TOP