sabato 16 gennaio 2010


IL DIVORZIO IN ITALIA



per votare quello che sarebbe stato il secondo referendum dopo la scelta tra monarchia e repubblica. Per una volta non si vota su un partito o per dar voce alla propria fede politica, si vota per mantenere o meno una legge approvata tre anni prima dal parlamento italiano. In Europa rimanevo due le nazioni in cui il "matrimonio" era considerato indissolubile non solo dalla chiesa, ma anche dallo stato e cioè le cattolicissime Spagna e Irlanda. L'Italia aveva già la sua legge, seppur limitativa, che concedeva il divorzio per cause gravissime, ad esempio la condanna di uno dei due coniugi ad una pena detentiva superiore ai 15 anni, ma gli oltranzisti cattolici si appellarono per l'abrogazione non tanto perché fosse imperfetta, ma perché andava contro quell'indissolubilità del matrimonio precedentemente menzionata. Gli schieramenti politici furono netti ed inequivocabili: a favore dell'abrogazione si ergevano a paladini la


Democrazia Cristiana e il Movimento Sociale Italiano, per il mantenimento della legge tutti gli altri.
Nonostante questa divisione , apparentemente sproporzionata, l'esito della votazione non era per niente scontato; l'Italia , paese cattolico per antonomasia, poteva contare sull'appoggio di parecchi franchi tiratori appartenenti a partiti divorzisti che , per coscienza morale, non se la sarebbero sentita di porre in discussione l'integrità di un sacramento. In realtà successe esattamente il contrario perché molti elettori della DC e del MSI non vollero arrogarsi il diritto di decidere la sorte della totalità delle famiglie italiane ed andarono contro l'indottrinamento dei loro partiti; le cifre parlarono chiaro ed in ogni caso divisero l'Italia in due tronconi netti, nord/centro da una parte e sud dall'altra, dove si ottennero risultati diametralmente opposti.

Cominciamo col dire che la percentuale a favore dei NO , cioè contrari all'abrogazione della legge sul divorzio fu del 59,1% mentre quella dei SI all'abrogazione del 40,9%. Votarono l'88.1% degli aventi diritto, una cifra che testimonia quanto, negli anni '70, fosse maggiormente sentito il dovere civico da parte degli italiani in campo elettorale o, come in questo caso, referendario, sicuri che si potesse modificare lo stato delle cose attraverso la libera espressione del voto e non solamente attraverso la lotta armata come da qualche parte si andava ventilando sempre più prepotentemente. Se andiamo ad analizzare i risultati delle politiche di due anni prima (1972) vediamo che i partiti antidivorzisti raggiungevano una percentuale 47.8% quindi significa che il 7% degli elettori "tradirono" le disposizioni partitiche secondo la propria coscienza. I favorevoli al divorzio stravinsero al nord e al centro con Torino che guadagnò la palma di città più "divorzista"
con la percentuale record del 79.8%, mentre al sud vinsero gli antidivorzisti con il 52% dei voti.
Questo referendum per abrogare la legge era stato richiesto da Gabrio Lombardo ed aveva ottenuto subito l'adesione del movimento sociale e del vaticano; la maggior parte dei vescovi, non tutti, si schierarono apertamente, violando in qualche modo il concordato di non ingerenza della chiesa con lo stato, mentre nella Democrazia Cristiana le voci dissidenti , all'interno del partito stesso, furono più di una poiché si paventava una vittoria dei no ed una conseguente perdita di prestigio del partito che deteneva la maggioranza. Vi erano poi alcuni partiti come quello radicale che faceva della propaganda per il No una vera e propria campagna elettorale e lanciava in prima linea l'emergente figura carismatica di Marco Pannella. Ci furono episodi curiosissimi da citare, ma che, nel calderone quasi carnascialesco in cui si svolgeva qualsiasi elezione o referendum nel nostro paese , ben caratterizzavano la foga e la passionalità dei politici; infatti si arrivò persino a far slittare la programmazione tv dell'Eurofestival ( che all'epoca era un evento seguitissimo ) perché la mite Gigliola Cinquetti, che giunse seconda in quella manifestazione, aveva avuto la sfortuna di cantare un brano che s'intitolava "Si" e che conteneva la sconvenientissima frase all'interno "Si… all'amore ho detto si…" e poichè la rai aveva censurato le parole "Si" e "No" in periodo di campagna referendaria, la trasmissione andò in onda tempo dopo e la canzone perdette il lancio dell'eurofestival diventando popolarissima all'estero e molto meno in Italia .
Chissà come se la cavarono nelle interviste a personaggi dello sport; immagino ad esempio ….."buon giorno Gimondi è stata una tappa dura quella odierna?" "beh direi di si perché.." "STOP! questa si taglia!!!
Oggi fa quasi tenerezza l'ardore della battaglia per il referendum sul divorzio divise l'Italia, e viene da sorridere ripensando agli anatemi lanciati dagli antidivorzisti, che vedevano in quella legge l'entrata nel mondo degl'inferi, implorando i coniugi in rotta di collisione al sacrificio quotidiano in nome del semplice quieto vivere.(pagine70.com)

Le mie esternazioni
http://www.robertodiiorio.blogspot.com/
Fonte: http://robertodiiorio.blogspot.com/2009/12/il-divorzio-in-italia.html


Triphala

La Triphala ( = tre frutti) è un rimedio chiave nelle cure ayurvediche. Per via delle sue numerose attività, che ne fanno quasi una panacea, è uno dei farmaci naturali che prescrivo con maggiore frequenza.
Frutti di amla

Si ottiene mettendo insieme, in parti uguali, i tre mirabolani:

Emblica officinalis (Amalaki) – Comunemente nota come amla, è considerata in ayurveda una delle migliori piante "ringiovanenti". E’ un potente antiossidante naturale e contiene oltre 20 volte più vitamina C dell’arancia. Rafforza il sistema immunitario, rinfresca il corpo e bilancia il dosha Pitta.

Terminali chebula (Haritaki) – Dei tre frutti che compongono la Triphala, è quella con il maggiore potere lassativo. Equilibra il dosha Vata

Terminali bellerica (Bibhitaki) – E’ un eccellente ringiovanente e possiede allo stesso tempo proprietà lassative e astringenti. Elimina gli eccessi di mucosità dal corpo e quindi equilibra il dosha Kapha. E’ un ottimo rimedio per le basse vie respiratorie, nel caso ad esempio di bronchiti e asma.

Adesso vediamo le numerose proprietà attribuite alla triphala:

  • antivirale;
  • antinfiammatoria. Va bene nel caso di artite e gotta;
  • stimola la produzione della bile;
  • espettorante;
  • previene la diverticolite, quindi molto indicato nella diverticolosi;
  • tonifica tutto il tratto gastrointestinale, migliora l’assimilazione dei nutrienti, riduce la formazione dei gas, ristabilisce l’appetito;
  • ottima negli anziani e per coloro che hanno una digestione delicata;
  • regola l’intestino, ma non ha effetto lassativo ed è benefica per la flora intestinale;
  • migliora il metabolismo e facilità la rimozione dei grassi in eccesso;
  • migliora la circolazione;
  • purifica e migliora il sangue, aumentando i globuli rossi e l’emoglobina;
  • tonifica fegato e reni ed è indicata nel caso di epatiti croniche;
  • cardioprotettiva:
  • ipotensiva;
  • calma e tonifica il sistema nervoso, indicata in diverse patologie neurologiche degenerative, tra cui l’Alzheimer;
  • depura e disintossica senza impoverire le riserve energetiche dell’organismo;
  • tonifica gli occhi ed è utilizzata come preventivo per la cataratta eil glaucoma.


Più di recente, diversi studi scientifici hanno messo in evidenza nuove proprietà:

  • antitumorali, dovute all’acido gallico, il principale polifenolo presente nella triphala;
  • antistress;
  • antiossidante;
  • radioprotettiva, cioè induce una maggiore resistenza alle radiazioni.

Dosaggi: la dose standard è di 2g di polvere al giorno, per lunghi periodi o comunque secondo la prescrizione del medico. In alcuni casi e per alcuni scopi, è necessario utilizzare dosaggi piuttosto elevati (fino a 30g).



Fonte: http://www.dottorperuginibilli.it/index.php/ayurveda/314-triphala


UN'INFLUENZA TRATTATA IN SEGRETO

di Nerina Dirindin 05.01.2010

In pochi si sono vaccinati contro l'influenza A. Un comportamento probabilmente condizionato dalle modalità con le quali è stato trattato il problema: un allarme più mediatico che reale, affrontato in modo poco trasparente, diffondendo informazioni confuse e talvolta addirittura contraddittorie. Ma davvero sorprendente è il contratto tra il ministero e la società farmaceutica che produce il vaccino in Italia: sottoposto a vincolo di segretezza e con un evidente squilibrio di oneri, tutti a carico della pubblica amministrazione.

Nonostante l’allarme pandemia si sia diffuso più rapidamente del virus stesso, gli italiani che hanno scelto di vaccinarsi contro l’influenza A sono pochi. Il notiziario n. 8 del 24 dicembre dell’Istituto superiore della sanità informa che la copertura vaccinale (percentuale di persone vaccinate sul totale della popolazione alla quale è raccomandato) è pari al 4 per cento. Per il personale sanitario e sociosanitario la copertura è un po’ più elevata: 15 per cento. (1)
Percentuali decisamente inferiori a quelle ipotizzate dal ministero (40 per cento) e che, paradossalmente, trasformano il rischio pandemia in un problema di conservazione delle dosi di vaccino inutilizzate, di cui sono pieni i frigoriferi delle Asl.
Ma perché gli italiani aderiscono così cautamente al programma vaccinale? Si tratta di diffidenza eccessiva o hanno buoni motivi per essere titubanti?
La risposta non è certo facile, ma è probabile che il comportamento degli operatori e dei cittadini sia stato condizionato dalle modalità con le quali è stato trattato il problema: un allarme più mediatico che reale, in gran parte ingiustificato sulla base delle evidenze scientifiche, affrontato in modo poco trasparente, diffondendo informazioni confuse e talvolta addirittura contraddittorie. Ce n’è abbastanza per spiegare le perplessità della gente.
Perplessità che avrebbero potuto essere ben più ampie se gli italiani avessero avuto modo di conoscere i contenuti del contratto di acquisto del vaccino.

UN CONTRATTO COPERTO DAL SEGRETO DI STATO

C’è infatti una novità, emersa solo recentemente e trascurata dagli organi di informazione; un fatto che sconcerta e che alimenta nuove perplessità. (2) Il contratto di acquisto del vaccino stipulato dal ministero è sottoposto a vincolo di segretezza.
Il testo contrattuale è attualmente reperibile nel sito http://attentiallebufale.it/, uno spazio che con sano pragmatismo e sottile ironia aiuta a orientare i lettori nella fitta giungla dei documenti scientifici cercando di distinguere i lavori seri dalle bufale. (3)
Ma come mai un contratto che dovrebbe essere pubblico è stato secretato?
La ragione è molto semplice: è stato sottoscritto in base all’ordinanza n. 3275 del presidente del Consiglio del 2003 adottata per fronteggiare rischi di natura terroristica legati alla crisi internazionale e alla guerra irachena dell’epoca. (4) Il governo vi ha fatto ricorso per poter acquistare i prodotti a “trattativa privata, anche mediante affidamenti diretti”. (5) A tale potere si è infatti richiamata l’ordinanza del 31 luglio di quest’anno, con la quale il presidente del Consiglio ha autorizzato il ministero ad acquistare “in termini di somma urgenza” vaccini, antivirali e dispositivi di protezione per almeno il 40 per cento della popolazione italiana.
E così una (presunta) emergenza sanitaria è stata trattata, dal punto di vista contrattuale, come una emergenza terroristica. Il che ha consentito di procedere secondo modalità definite “riservate” con riferimento non solo ai contenuti ma, addirittura, all’esistenza dello stesso contratto(cfr. articolo 10).

LE RESPONSABILITÀ DEL MINISTERO E QUELLE DI NOVARTIS

Ma ciò che appare sorprendente non è solo la natura riservata del contratto. Nel merito, appare evidente lo squilibrio fra gli oneri posti a carico del ministero e quelli posti a carico della Novartis, la casa farmaceutica produttrice del vaccino utilizzato in Italia.
Infatti, come rilevato anche dalla Corte dei conti,il contratto stipulato tra il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali e la Novartis Vaccines and Diagnostics srl presenta aspetti che necessitano di importanti chiarimenti. (6)
Contiene condizioni che “vanificano a favore della Novartis” (le parole fra virgolette sono della Corte dei Conti) tutti i vincoli contrattuali. Non impone alcuna penalità in caso di mancata consegna dei vaccini o in caso di violazioni di disposizioni essenziali da parte della Novartis. Prevede garanzie a carico del ministero non bilanciate rispetto a quelle a carico della Novartis (l’osservazione è sempre della Corte dei conti). Manca di adeguate valutazioni tecniche circa la congruità dei prezzi. Ma, soprattutto, il ministero si impegna a risarcire alla Novartis, senza alcun limite, né monetario, né temporale, tutte le perditederivanti da danni causati dal vaccino a persone e/o cose, con la sola eccezione di quelli legati a difetti di fabbricazione. Il ministero si accolla quindi tutti i rischi connessi a eventuali reazioni avverse, effetti collaterali o qualunque altra conseguenza, comprese quelle imprevedibili, derivante dall’uso del vaccino. Un’assunzione totale di responsabilità da parte della pubblica amministrazione che esonera completamente la Novartis.
Una clausola che non può non sollevare perplessità: è accettabile che una società privata aumenti i propri profitti grazie a una emergenza sanitaria e scarichi sul contribuente tutti i rischi connessi all’uso del prodotto che vende? Ed è accettabile che un governo acquisti vaccini per centinaia di milioni senza pretendere garanzie adeguate sui prodotti, anzi accollandosi ogni rischio? E ancora. Se, come più volte affermato, il vaccino non presenta controindicazioni, perché questa clausola così platealmente liberatoria nei confronti del produttore?
Le domande sono probabilmente destinate a restare senza risposte. Persino la Corte dei conti ha finito per dare il visto a un contratto che, pur “al di fuori degli ordinari schemi contrattuali”, è giustificato solo in ragione della eccezionalità e urgenza dell’intervento.
Certo che, tra falsi allarmi, pandemie mancate e segreti di Stato, appare sempre meno incomprensibile la diffidenza degli italiani nei confronti del programma vaccinale.
Comprendendo le difficoltà che il governo ha dovuto affrontare di fronte a una situazione di rischio epidemiologico, trasformata in pandemia da una semplice revisione della definizione di questo concetto da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità, la recente esperienza dell’influenza A meriterebbe un’analisi serena, basata su informazioni complete e trasparenti.


(1) Tabella 1.
(2) Salvo, a quanto ci risulta, due articoli solitari apparsi il 19 novembre su Il Sole 24Ore e sull’Unità.
(3) http://attentiallebufale.it/wp-content/pdf/contratto_ministero.pdf
(4) http://www.procivbastia.com/files/legislazione/2003_OPCM_3275_28_marzo.pdf
(5) Vedi articolo 2, lettera e), dell’Opcm.
(6) Deliberazione n. 16/2009/P del 21 settembre 2009 dell’ufficio della Corte dei conti che esercita controllo di legittimità su atti del governo e delle amministrazioni dello Stato.



Fonte: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001485.html


Quella sovranità della moneta in mani private

di Ida Magli - Il Giornale - 11/12/2009

Abbiamo ricominciato a tremare per le Banche. Abbiamo ricominciato a tremare addirittura per gli Stati, a rischio di fallimento attraverso i debiti delle Banche. Si è alzata anche, in questi frangenti, la voce di Mario Draghi con il suo memento ai governanti: attenzione al debito pubblico e a quello privato; dovete a tutti i costi farli diminuire. Giusto. Ma l’unico modo efficace per farli diminuire è finalmente riappropriarsene. Non è forse giunta l’ora, dopo tutto quanto abbiamo dovuto soffrire a causa delle incredibili malversazioni dei banchieri, di sottrarci al loro macroscopico potere? Per prima cosa informando con correttezza i cittadini di ciò che in grande maggioranza non sanno, ossia che non sono gli Stati i padroni del denaro che viene messo in circolazione in quanto hanno delegato pochi privati, azionisti delle banche centrali, a crearlo. Sì, sembra perfino grottesca una cosa simile; uno scherzo surreale del quale ridere; ma è realtà. C’è stato un momento in cui alcuni ricchissimi banchieri hanno convinto gli Stati a cedere loro il diritto di fabbricare la moneta per poi prestargliela con tanto di interesse. E’ così che si è formato il debito pubblico: sono i soldi che ogni cittadino deve alla banca centrale del suo paese per ogni moneta che adopera. La Banca d’Italia non è per nulla la “Banca d’Italia”, ossia la nostra, degli Italiani, ma una banca privata, così come le altre Banche Centrali inclusa quella Europea, che sono proprietà di grandi istituti di credito, pur traendo volutamente i popoli in inganno fregiandosi del nome dello Stato per il quale fabbricano il denaro. Ha cominciato la Federal Reserve (che si chiama così ma che non ha nulla di “federale”), banca centrale americana, i cui azionisti sono alcune delle più famose banche del mondo quali la Rothschild Bank di Londra, la Warburg Bank di Berlino, la Goldman Sachs di New York e poche altre. Queste a loro volta sono anche azioniste di molte delle Banche Centrali degli Stati europei e queste infine, con il sistema delle scatole cinesi, sono proprietarie della Banca Centrale Europea. Insomma il patrimonio finanziario del mondo è nelle mani di pochissimi privati ai quali è stato conferito per legge un potere sovranazionale, cosa di per sé illegittima negli Stati democratici ove la Costituzione afferma, come in quella italiana, che la sovranità appartiene al popolo.

Niente è segreto di quanto detto finora, anzi: è sufficiente cercare le voci adatte in internet per ottenere senza difficoltà le informazioni fondamentali sulla fabbricazione bancaria delle monete, sul cosiddetto “signoraggio”, ossia sull’interesse che gli Stati pagano per avere “in prestito” dalle banche il denaro che adoperiamo e sulla sua assurda conseguenza: l’accumulo sempre crescente del debito pubblico dei singoli Stati. Anche la bibliografia è abbastanza nutrita e sono facilmente reperibili sia le traduzioni in italiano che i volumi specialistici di nostri autori.* Tuttavia queste informazioni non circolano e sembra quasi che si sia formata, senza uno specifico divieto, una specie di congiura del silenzio. E’ vero che le decisioni dei banchieri hanno per statuto diritto alla segretezza; ma sappiamo bene quale forza pubblicitaria di diffusione la segretezza aggiunga alle notizie. Probabilmente si tratta del timore per le terribili rappresaglie cui sono andati incontro in America quegli eroici politici che hanno tentato di far saltare l’accordo con le banche e di cui si parla come dei “caduti” per la moneta. Abraham Lincoln, John F. Kennedy, Robert Kennedy sono stati uccisi, infatti, (questo collegamento causale naturalmente è senza prove) subito dopo aver firmato i provvedimenti che autorizzavano lo Stato a produrre il dollaro in proprio.

Oggi, però, è indispensabile che i popoli guardino con determinazione e consapevolezza alla realtà del debito pubblico nelle sue vere cause in modo da indurre i governanti a riappropriarsi della sovranità monetaria prima che esso diventi inestinguibile. E’ questo il momento. Proprio perché i banchieri ci avvertono che il debito pubblico è troppo alto e deve rientrare, ma non è possibile farlo senza aumentare ancora le tasse oppure eliminare alcune delle più preziose garanzie sociali; proprio perché le banche hanno ricominciato a fallire (anche se in realtà non avevano affatto smesso) e ci portano al disastro; proprio perché è evidente che il sistema, così dichiaratamente patologico, è giunto alle sue estreme conseguenze, dobbiamo mettervi fine. In Italia non sarà difficile convincerne i governanti, visto che più volte è apparso chiaramente che la loro insofferenza per la situazione è quasi pari alla nostra.

Ida Magli

* Nota bibliografica essenziale:

Agnoli, Carlo Alberto: La Moneta , Dio o Mammona? in: “Chiesa Viva” n. 204 e 205, Brescia, Editrice Civiltà
Auriti, Giacinto: L’ordinamento internazionale del sistema monetario, Chieti: Solfanelli Ed., 1985
Della Luna, Marco – Miclavez, Antonio: Euroschiavi, Casalecchio: Arianna Editrice, 2007
Icke, David: E la verità vi renderà liberi, Diegaro di Cesena: Macroedizioni, 2001
Lannutti, Elio: La Repubblica delle Banche, Bologna: Arianna Editrice, 2008
Mullins, Eustace: The Secrets of Federal Reserve, Wyoming: McLaughlin, 1993
Santoro, Giuseppe: Banchieri e Camerieri – sovranità monetaria e sovranità politica, Cusano Milanino: Sc. Ed. Barbarossa, 1999
Ziegler, Jean: La privatizzazione del mondo, Milano, Il Saggiatore, 2006

Fonte: http://disinformazione.it/sovranita_monetaria3.htm


Provata l’efficacia della terapia con dosi elevate di vitamina C.

Questo articolo può essere diffuso liberamente posto che 1) sia riportata una chiara attribuzione all’Orthomolecular Medicine News Service, 2) che siano riportati sia il link per la sottoscrizione gratuita alle news dell’OMNS subscription http://orthomolecular.org/subscribe.html che il link all’archivio dell’OMNS http://orthomolecular.org/resources/omns/index.shtml .


Orthomolecular Medicine News Service, 5 Gennaio, 2009


"Il mio medico non crede alle vitamine." Da quando la medicina si basa sulle credenze?
Tradotto per www.disinformazione.it da Stefano Pravato

(OMNS, 5 Gennaio 2010) La letteratura medica ha praticamente ignorato 75 anni di rapporti medici e studi clinici e di laboratorio sul successo della terapia con grandi dosi di vitamina C.

Per avere successo, le dosi devono essere grandi, spesso 1.000 volte o più della RDA (dose giornaliera raccomandata) o della DRI (ingestione giornaliera di riferimento). Nella scienza medica il concetto che la grandezza della dose determini il risultato della terapia è una nozione basilare. Tale premessa convenzionalmente è accettata solo qualora si tratti di terapia con medicinali farmaceutici, ma non con le vitamine. La maggior parte delle ricerche che hanno fallito pur impiegando la vitamina C ha usato dosi inadeguate, troppo piccole, che non conducono quasi mai a risultati clinici.
I ricercatori che hanno impiegato la vitamina C in dosi elevate hanno riportato con continuità risultati eccellenti. La necessità di dosi elevate è stata indicata quasi subito dopo la scoperta dell'acido ascorbico da parte del medico Albert Szent-Gyorgyi, (1893-1986). Alcuni rimarchevoli medici, pionieri nell'uso della terapia con vitamina C (ascorbato) in grandi dosi sono: Claus Washington Jungeblut, (1898-1976), William J. McCormick, (1880-1968) e Frederick R. Klenner. (1907-1984). Più di recente, contributi importanti sono stati pubblicati dal Hugh D. Riordan, (1932-2005) e Robert F. Cathcart III, (1932-2007).

Sono 75 anni, oggi
Il dr. Jungeblut, Professore di Batteriologia alla Columbia University, fu il primo a firmare una pubblicazione sulla vitamina C quale prevenzione e cura per la polio, nel 1935 (1). Sempre nel 1935, Jungeblut mostrò che la vitamina C inattivava la tossina difterica (2). Nel 1937, Jungeblut dimostrò che l’ascorbato inattivava la tossina tetanica (3). Tra il 1943 e il 1947, il dr. Klenner, uno specialista delle malattie toraciche, guarì 41 casi di polmonite virale con la vitamina C. Nel 1946, il dr. McCormick mostrò come la vitamina C prevenisse, e anche curasse, i calcoli renali; nel 1957 mostrò come combattesse le malattie cardiovascolari. A cominciare dagli anni ‘60, il dr. Cathcart impiegò grandi dosi di vitamina C per trattare polmonite, epatite e alla fine anche l’AIDS. Per più di tre decadi, a iniziare dal 1975, il dr. Riordan e il suo team hanno impiegato con successo grandi dosi di vitamina C endovena contro il cancro. L’uso di dosi di decine di migliaia di milligrammi di vitamina C al giorno potrebbe essere la scoperta di successo maggiormente sconosciuta in campo medico.
Avete mai sentito dire: "Se la vitamina C fosse così buona, i dottori direbbero ai loro pazienti di prenderne tanta."? Ebbene, è sorprendente quanto numerosi siano i medici che hanno fatto proprio così. Cosa dite? Il vostro medico ancora non lo fa? C’è da chiedersi come mai, infatti decenni di rapporti medici e studi controllati supportano l’impiego di dosi molto grandi di vitamina C.


Riferimenti:
(1) Jungeblut CW. Inactivation of poliomyelitis virus by crystalline vitamin C (ascorbic acid). J Exper Med 1935. 62:317-321.

(2) Jungeblut CW, Zwemer RL. Inactivation of diphtheria toxin in vivo and in vitro by crystalline vitamin C (ascorbic acid). Proc Soc Exper Biol Med 1935; 32:1229-34.

(3) Jungeblut CW. Inactivation of tetanus toxin by crystalline vitamin C (l-ascorbic acid).
J Immunol 1937;33:203-214.

Per ulteriori informazioni:
Dr. CW Jungeblut: Claus Washington Jungeblut, M.D.: Polio pioneer; ascorbate advocate. J Orthomolecular Med, 2006. Vol 21, No 2, p 102-106.
http://www.doctoryourself.com/jungeblut.html

Oltre a (1) citato sopra, le alter pubblicazioni del dr. Jungeblut's sulla polio includono:

* Jungeblut CW. Vitamin C therapy and prophylaxis in experimental poliomyelitis. J Exp Med, 1937. 65: 127-146.
* Jungeblut CW. Further observations on vitamin C therapy in experimental poliomyelitis. J Exper Med, 1937. 66: 459-477.
* Jungeblut CW, Feiner RR. Vitamin C content of monkey tissues in experimental poliomyelitis. J Exper Med, 1937. 66: 479-491.
* Jungeblut CW. A further contribution to vitamin C therapy in experimental poliomyelitis. J Exper Med, 1939. 70:315-332.

Jungeblut's research published in the Journal of Experimental Medicine is available for free access at http://www.jem.org/contents-by-date.0.shtml

*Dr. FR Klenner: *Hidden in plain sight: the pioneering work of Frederick Robert Klenner, M.D. J Orthomolecular Med, 2007. Vol 22, No 1,
p 31-38. http://www.doctoryourself.com/klennerbio.html e http://orthomolecular.org/hof/2005/fklenner.html

*Dr. WJ McCormick: *The pioneering work of William J. McCormick, M.D. J Orthomolecular Med, 2003. Vol 18, No 2, p 93-96.
http://www.doctoryourself.com/mccormick.html http://orthomolecular.org/hof/2004/wmccormick.html

*Dr. RF Cathcart: *http://orthomolecular.org/hof/2008/cathcart.html - http://www.doctoryourself.com/titration.html - http://www.doctoryourself.com/biblio_cathcart.html

*Dr. HD Riordan: *
http://orthomolecular.org/hof/2005/hriordan.html - http://orthomolecular.org/resources/omns/v01n09.shtml - http://www.doctoryourself.com/riordan1.html
http://www.doctoryourself.com/biblio_riordan.html

Tradotto per www.disinformazione.it da Stefano Pravato


Fonte: http://disinformazione.it/efficacia_vitaminac.htm


Il cuore nuovo che uccide

Comunicato stampa
Lega nazionale contro la predazione di organi e la morte a cuore battente
lega.nazionale@antipredazione.org
www.antipredazione.org


Il cuore nuovo che uccide
14 interrogativi senza risposte?!?

Il 20 dicembre 2009 il quotidiano “Il Fatto” pubblica un articolo dal titolo “Il cuore nuovo che uccide” in cui si racconta la storia di Silvia Trabalzini, 34 anni, giornalista, morta durante il trapianto il 04/07/2008. Solo ora i fatti sono resi pubblici. Sorgono spontanei alcuni interrogativi:

Silvia scrive un sms agli amici “E' arrivato un cuore nuovo per me”. Come può ridursi una persona ad usare termini così banalmente utilitaristici, che mercificano la vita degli altri?

La telefonata della disponibilità di un cuore è arrivata a Silvia mentre stava lavorando in qualità di responsabile dell'Ufficio Stampa al Comune di Grosseto, quindi in piena attività. Da cosa era determinata allora l'urgenza? Non è forse vero che i trapianti si effettuano quando il malato sta relativamente “bene” e non quando il paziente è troppo grave?

Chiamata al telefono il 3 luglio, operata il 4 dalle ore 2 alle 16.30 e un'ora dopo i medici comunicano che non c'è più niente da fare. Non si fanno indagini mirate prima di tale intervento?

Era in lista d'attesa da 3 mesi. Come mai tanto “privilegio”, ma non si lamentano sempre che mancano gli organi? Non è forse vero che in tutti gli ospedali abilitati al trapianto si deve superare la soglia del 50% dell'attività minima prevista dagli standard per non vedersi revocare l'idoneità all'attività trapiantistica? (L. 91/99 art. 16)

Aveva un problema cardiaco di aritmia dalla nascita, che però le ha permesso di condurre per 34 anni una vita normale, come dichiara sua madre. Perché allora rischiare la vita con un trapianto?

Il consenso è stato ottenuto con una informazione corretta sui rischi? E' stata informata della terapia dell'ablazione con radiofrequenze delle aree colpite da fibrillazione che risolve la malattia nell'80% dei casi? Praticata su scala mondiale, in Italia 16.300 pazienti trattati (Corriere 20/12/2009).

Nanni Costa (Direttore del Centro Nazionale Trapianti) ha dichiarato in un'intervista che “lo stato di salute di Silvia era gravissimo, una persona da sottoporre urgentemente a trapianto”. Sono tutte “gravi” come Silvia le persone che vengono sottoposte a trapianto?

Quel cuore avrebbe però potuto permettere (a Silvia) di proseguire a vivere ancor più normalmente rispetto a sempre”. Tutti potremmo essere “più perfetti” allora ci sarà un momento in cui ci metteranno tutti in lista per un trapianto? La competizione tra ospedali può portare a questo?

La mamma dichiara “Non cerchiamo colpevoli, ma pretendiamo che si faccia chiarezza su questa nostra tragedia”. Perché questa “immunità” per la classe medica? Perché il perdono prima ancora della verità?

Un dono per la vita - trapianto è vita” dice la propaganda. Chissà se Silvia, come molti altri suoi colleghi giornalisti, sarebbe ancora d'accordo con questo motto pro-trapianti!

Matteo Ciarimboli
Comitato Giovani

Presidente
Nerina Negrello

Per chi volesse sostenere la nostra Associazione può diventare socio o dare un libero contributo, il Conto Corrente Postale è n° 18066241, oppure Bonifico Bancario IBAN IT35 S076 0111 1000 0001 8066241, intestati a Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi.
Se non desidera ricevere i nostri comunicati, ai sensi del D. Lgs. 196/03, risponda a questa e-mail indicando "rimuovere". Grazie.

Fonte: http://disinformazione.it/cuore_che_uccide.htm


Search Engine Copywriting: La Giusta Keyword Density

Scrivere per il Web è molto differente dallo scrivere per una testata giornalistica.
Scrivere per il Web presuppone la conoscenza approfondita di molti aspetti, dall’usabilità, all’accessibilità, alla costruzione dei singoli paragrafi. Scrivere per il Web presuppone la conoscenza dei motori di ricerca e delle loro modalità di indicizzazione degli articoli.

Uno dei temi fondamentali del Search Engine Copywriting, lo studio delle tecniche di scrittura che permettono la migliore indicizzazione possibile di una pagina Web sui motori di ricerca, è la Keyword density.

Per keyword density si intende la percentuale delle keyword o Keyphrases utilizzate in una pagina web in relazione al numero totale delle parole.

Se utilizzi 6 keyword o keyphrases su 100 parole inserite in una pagina web, la tua keyword density sarà del 6 %.
Ma esiste un keyword density ideale?
Diciamo che varie ricerche attestano la keyword density ottimale oscillante tra il 6% e il 9%. Ma la tolleranza di ogni motore di ricerca prima di catalogare quella precisa pagina Web come Spam (perché intrisa eccessivamente di keyword e Keyphrases) varia.

L’abilità di un Search Engine Copywriter non sta nell’ottenere la giusta keyword density ma nel saper programmare ed inserire le keyword nei posti giusti.

Quando si scrive per il Web dobbiamo dividere la creazione dell’articolo in due fasi:

  1. Progettazione
  2. Scrittura

Ci sono modi differenti di scrivere per il web. Questo, ad esempio, è il mio:

  1. Individuo le keyword giuste per il mio articolo.
  2. Scrivo l’articolo senza pensare alle keyword. Questo mi permette di scrivere senza l’assillo delle keyword.
  3. Inserisco le keyword che ho scelto all’interno dei paragrafi dell’articolo.
  4. Costruisco il titolo dell’articolo.

Non basta stabilire le keyword (un lavoro che vi deve occupare molto tempo) ma è necessario inserirle nei punti giusti.

Quali sono questi punti?

  • Il titolo dell’articolo prima di tutto. La mia esperienza personale mi dice che 2 è il numero perfetto delle Keyword da inserire all’interno dell’articolo.
  • Il link della pagina web. Inserite come titolo della pagina almeno una parte del titolo dell’articolo.
  • L’alt dell’immagine. Il titolo dell’immagine è spesso sottovalutato, ma ricordate che non sono pochi quelli che leggono un articolo a partire dalla scoperta di un’immagine scoperta da un motore di ricerca per immagini.
  • I link che puntano ad altre pagine web, interne o esterne al vostro sito. Non dovete abusarne ma può essere una tecnica utile sia per i motori che per il navigatore che percepisce immediatamente un argomento di possibile interesse.
  • I sottotitoli delle Categorie. Ricordate che se utilizzate delle categorie in cui confluiranno gli articoli è sempre meglio inserire sotto il nome della categoria, un piccolo paragrafo di spiegazione, Nel paragrafo dovete saper inserire keyword e keyphrases in relazione a tale categoria.

    keyword nelle categorie
    Esempio di keyword nel paragrafo di spiegazione delle categorie

  • Nei metatag. Sebbene il valor intrinseco dei metatag sia diminuito, non dovete lasciare niente al caso ed avete il dovere di inserire le vostre keyword anche lì.
  • Per quanto riguarda il contenuto dell’articolo: inserite le keyword nella prima frase, dispertele in paragrafi diversi e ed inseritele nell’ultima frase.
  • Grassettate le keyword. Non è chiaro se i motori di ricerca premino tale formattazione, ma sicuramente aiutate la percezione della pagina da parte del vostro lettore.

In molti usano strumenti automatici gratuiti per verificare la keyword density. Io non li ho mai utilizzati. Preferisco adottare una serie di regole che ho maturato e continuo a maturare nel tempo.

La prima regola e la più importante è questa:

Non esiste Keyword density senza un contenuto ricco e rilevante e il dovere primario di chi si occupa di search engine copywriting è innanzitutto scrivere.


Fonte: http://www.edentitycoach.com/2005/05/31/search-engine-copywriting-la-giusta-keyword-density/


La mappa delle armi nucleari USA in Europa, c’è anche l’Italia

Interessante documento reso disponibile nella sezione biblioteca, sottosezione "other stuff". Trattasi di "U.S. Nuclear Weapons in Europe" edito da Natural Resources Defense Council (2005, 102 pagine). Interessante la parte relativa all’Italia. Ecco alcuni shot dal documento:
Di interesse anche le mappe (clicca sul nome per aprire o salvare il fle in formato pdf) delle basi menzionate nel documento in particolare quelle italiane di
Aviano



Fonte: http://www.agoravox.it/attualita/politica/article/la-mappa-delle-armi-nucleari-usa-12263


Sistema di sicurezza molecolare che protegge le cellule umane dal DNA potenzialmente dannoso

Sistema di sicurezza molecolare che protegge le cellule umane dal DNA potenzialmente dannoso

By Edoardo Capuano - Posted on 12 gennaio 2010

Lo hanno trovato i ricercatori della University of Minnesota (Stati Uniti), autori di un articolo pubblicato sulla rivista Nature Structural and Molecular Biology.

“Il DNA danneggiato, oppure quello proveniente da un organismo esterno, è potenzialmente dannoso per le cellule” ha spiegato Ruben Harris del College of Biological Sciences, ricercatore a capo dello studio. “È necessario quindi un meccanismo di sicurezza per impedire a questo DNA di fare danni”.

I ricercatori hanno scoperto che un enzima del sistema immunitario, chiamato APOBEC3A, ha questo particolare compito: riconosce il DNA estraneo e trasforma le sue basi azotate. “Le citosine (una delle quattro basi azotate tipiche del DNA) vengono cambiate in uracili, delle basi atipiche” ha detto Harris. “Nel corso del tempo, nell'uracile si accumulano mutazioni tali da disattivare la capacità di quel frammento di DNA di codificare proteine. In seguito, altri enzimi raccolgono i frammenti di DNA contenenti uracile e li distruggono”.

La capacità delle cellule umane di distruggere il DNA dannoso era nota da tempo, e che certe cellule sanno riconoscerlo meglio, ma mancava una spiegazione molecolare alla base di questo fenomeno. “Comprendendo come funziona questo meccanismo, possiamo aprire la strada a terapie genetiche” ha detto Harris. “Potremo sviluppare dei metodi per disabilitare alcune parti di DNA, disattivando i geni dannosi senza influenzare quelli benefici”.

Fonte: salute.agi.it



Fonte: http://www.ecplanet.com/node/1050


Afte: cure naturali


Giovedì 07 Gennaio 2010 10:04

Sono fastidiosissime ulcerette che compaiono sulla mucosa interna delle guance e delle labbra, ma possono presentarsi anche sulla lingua. Sono singole o multiple. Durano circa 10-15 giorni e in alcune persone tendono a ritornare. Non sono contagiose. Per la medicina sono un rebus perché le vere cause sono sconosciute e le ipotesi numerose: carenze di minerali e vitamine, allergie alimentari, microtraumi causati dalla masticazione, stress, fattori ormonali, deficit immunitari, ereditarietà e squilibri dell’ecologia intestinale.

Aftosi e Intestino. L’intestino rappresenta la più ampia superficie mucosa del nostro corpo, dove si concentra oltre l’85% delle strutture immunitarie. La sua influenza sugli altri organi, ma soprattutto sul resto delle mucose, quelle della bocca compresa, può essere fondamentale, sia nel bene sia nel male. Come abbiamo visto per le gengiviti, le condizioni immunitarie dell’intestino possono promuovere l’insorgenza delle afte, soprattutto nel caso delle forme ricorrenti. In particolare, per quanto riguarda la cura, si deve agire concretamente su alcuni aspetti: permeabilità intestinale, flora, digestione e dieta. Il solo intervento sintomatico, sulle lesioni quando compaiono, non risolve le situazioni croniche.

Allergie.
Uno studio ha messo in evidenza che in un gruppo di pazienti che soffrivano di afosi ricorrente la metà aveva allergie alimentari. L’eliminazione dei cibi offensivi eliminò completamente il problema (J Oral Path Med, 1991; 20:473-5). Un altro studio ha mostrato che una dieta senza glutine eliminava completamente le afte non solo nei soggetti celiaci, ma anche in molte persone non celiache ma sensibili al glutine, confermando come questa proteina sia spesso una causa nascosta di molti disturbi che affliggono l’uomo (Gut, 1980; 21:223-6; Dig Dis Sci, 1981; 26:737-40; Bmj, 1976; 1:11-3).

Carenze nutritive.
Analizzando un gruppo di 330 persone con aftosi ricorrente, si è scoperto che il 14,2 % era carente di ferro, acido folico e/o vitamina B12. Dopo l’assunzione di questi elementi, le afte non si ripresentarono più (J Oral Path, 1978; 7:418-23). Anche l’integrazione di zinco si è dimostrata efficace (South Med J, 1977; 70:559-61). Ricordo che a volte non si tratta di vere e proprie carenze, cioè di una alimentazione in cui certi elementi mancano, ma di una incapacità del nostro organismo di assimilarli, legata a problemi digestivo-enzimatici, permeabilità intestinale e squilibri della flora intestinale.

Stress
. Potrebbe influire sulle ricorrenze delle afte, sebbene i risultati degli studi scientifici non siano univoci. Una certa associazione é stata dimostrata nei soggetti con tratti temperamentali ansiosi (J Oral Path Med, 1996; 25:357-9). Sta di fatto che alcuni pazienti affetti da afte ricorrenti hanno tratto notevole beneficio seguendo tecniche di rilassamento e visualizzazione (Psychosom Med, 1990; 52:526-35).

Dentifrici e collutori. Potrebbero contenere il sodio laurilsolfato, che alcuni studi hanno associato alla comparsa delle afte (Acta Odontol Scand, 1996; 54:526-35).

Terapia
Nel caso di forme croniche, è di fondamentale importanza valutare la situazione generale e ricercare le cause profonde del problema (alimentari, intestinali, costituzionali, stile di vita, ecc.). Come ho già detto, le sole terapie sintomatiche spesso non si dimostrano efficaci nel prevenire le ricorrenze.

Dieta
- Nella mia esperienza clinica, una dieta Low Carb ricca di alimenti freschi e nutrient-dense e povera di alimenti processati e commerciali è risultata molto efficace in numerosi casi cronici. Ovviamente, in abbinamento a una terapia immunitaria a livello intestinale.

Vitamina C – piuttosto efficace nel prevenire e nel curare le afte, soprattutto nei soggetti molto stressati, dediti al fumo e al consumo di alcolici. Si consigliano 500 mg al giorno, ma potrebbero essere necessari dosaggi più alti (The Doctors Book of Home Remedies II, Bantam Med. Dict.). Eventualmente consultare il medico per un dosaggio appropriato.

Vitamina E – spremere il contenuto di una perla di olio di vitamina E direttamente sull’afta può portare del sollievo (The Doctors Book of Home Remedies II, Bantam Med. Dict.).

Complesso B, Zinco e Ferro – vedi quanto detto in “carenze nutritive”.

Propoli – Si è dimostrata efficace nel prevenire le ricadute (Clin Oral Invest, 2007; 11:143-7; Rev. Cubana Estomatol, 1988; 25:36-44).

Probiotici – L’impiego locale e interno di prodotti a base di Lattobacilli accelera la guarigione delle afte (Werbach MR. Nutritional Influences on Illness, 2nd edn. Tarzana, CA). Nella mia pratica, considero la probiotica assolutamente necessaria, purché condotta con i ceppi giusti e per lunghi periodi. Da circa 20 anni utilizzo con ottimi risultati il sistema Symbioflor, soprattutto nel caso di aumentata permeabilità intestinale.

Liquirizia - Applicata localmente guarisce l’afta in tre giorni (J Assoc Physicians India, 1989; 37: 647).

Lisina – assunta ad alti dosaggi, 1g x quattro volte al giorno, riduce la durata di un attacco acuto di afte (Townsend lett Doc Patients, 2005; 269:144). Terapie più lunghe a questi dosaggi potrebbero creare qualche problema, meglio consultare un medico esperto. Ho avuto ottimi risultati anche con dosaggi di 1-2 g al giorno per una settimana.

Quercitina – inibisce il rilascio dell’istamina da parte delle cellule infiammatorie e può risultare molto utile nelle forme acute e croniche.

Aromaterapia - Un’ottima miscela da utilizzare per toccature è la seguente: Laurus nobilis 1ml + Lavandula spica 1ml + Melaleuca alternifolia 3ml, miscelati in olio rosso di Iperico 5 ml. Due gocce sulla lesione per 4-5 volte al giorno.

Ayurveda - Di solito i tipi Pitta sono più inclini alle afte. In questo caso, adottare una dieta anti-Pitta (es. priva di cibi piccanti, fermentati, di alcolici e cibi in generale “riscaldanti”). Si interviene con dei blandi lassativi come il rabarbaro o l’amalaki per due o tre giorni. Come prevenzione, si può usare il preparato chyavanaprasha, ricco di vitamina C, e altri preparati a base di erbe rinfrescanti insieme a polvere di conchiglia e ossido di corallo. Localmente, il rimedio più semplice è un impasto a base di un cucchiaino di miele e un quarto di cucchiaino di polvere di curcuma, che deve essere applicato sulla lesione, più volte al giorno.

Omeopatia – Per la prevenzione, è bene rivolgersi ad un medico omeopata, l’unico in grado di impostare una cura “di fondo”. Per quanto riguarda i rimedi acuti, i più frequenti sono Borax, Mercurius sol, Kali bich, Hydrastis, Sulfuricum acidum, prescritti a basse e medie diluizioni (5 o 7 CH) e somministrati frequentemente, i primi giorni.

Sali Biochimici – Come sintomatici, si sono dimostrati molto efficaci i seguenti Sali: Ferrum phosphoricum D12, Kalium chloratum D6, Natrium chloratum D6, somministrati ripetutamente durante i primi giorni.

Fitoterapia – Nella prevenzione delle forme ricorrenti, ho trovato particolarmente efficace la tintura di Echinacea angustifolia, somministrata per diversi mesi. Per quanto riguarda le forme che compaiono in corrispondenza del mestruo, è indicato l’agno casto.



Fonte: http://www.dottorperuginibilli.it/index.php/argomenti-vari/317-afte-cure-naturali


Il "buco" norvegese getta l'emisfero boreale nel caos

Abbiamo compendiato i contenuti di un articolo intitolato "Il 'buco' norvegese getta l'emisfero boreale nel caos". Secondo l'autore del testo, il vortice creato nei cieli della Norvegia, per mezzo di armi elettromagnetiche, sarebbe la causa principale degli sconvolgimenti climatici e meteorologici che hanno colpito numerosi paesi situati nell'emisfero settentrionale, inclusi quelli a basse latitudini come l'India, la Corea del Sud e la Florida. Difficile stabilire se veramente la spirale di Tromso sia all'origine dei fenomeni estremi che si sono succeduti in queste ultime settimane, ma è indiscutibile che i costanti ed invasivi interventi nella biosfera hanno determinato anomalie di vario tipo: alcuni anni or sono gli scienziati tedeschi Bludorf e Frosar attribuirono le rovinose alluvioni dell'Europa centrale del 1996 allo spostamento della corrente a getto, uno spostamento collegabile a H.A.A.R.P. [1]

Sembra quindi che stiamo assistendo ad un effetto domino: i militari stanno perdendo il controllo della situazione, dopo aver creduto di poter giocare con la natura, riuscendo a dominare ogni aspetto. Evidentemente così non è e si deve anche paventare che ulteriori azioni sui fragili equilibri del pianeta possano cagionare una deviazione della Corrente del Golfo. Le ripercussioni sull'economia e sui già minati ecosistemi sarebbero catastrofiche.

"Scienziati russi e di altri paesi hanno ipotizzato che la spirale norvegese dello scorso mese non solo sia stato il risultato di un esperimento condotto con H.A.A.R.P., ma che tale operazione abbia determinato pure una "catastrofica perforazione" dell'esosfera che è lo strato più esterno dell'atmosfera. Stando ad Anthony Nunan, sarebbe occorsa una massiccia inversione termica, causa di un inverno caotico e rigidissimo, seguito da ingenti danni alle coltivazioni. Negli Stati Uniti i raccolti di fragole, arance, ortaggi sono stati distrutti dalle gelate. Gli Stati Uniti meridionali hanno conosciuto l'inverno più freddo degli ultimi venticinque anni. Nel Regno Unito tempeste di neve, le più violente dell'ultimo cinquantennio, hanno sferzato vaste aree. L'intera Unione europea è stata interessata da un'inversione termica con temperature in caduta libera e nevicate. L'isola di Sakhalin è stata investita da una disastrosa tormenta di neve seguita da valanghe.

Lo stato più colpito da eventi meteorologici estremi è stato la Cina: qui si sono scatenate le più forti tempeste di neve degli ultimi sessant'anni e l'esercito è intervenuto per salvare 1400 persone intrappolate in un treno sommerso dalla neve. Fenomeni analoghi si sono registrati in Corea del Sud ed in Giappone. In Canada disastrose mareggiate hanno flagellato le province costiere. Le conseguenze a lungo termine delle manipolazioni con H.A.A.R.P. si sommano alla migrazione del polo magnetico (40 miglia in un anno) ed agli effetti provocati da un misterioso corpo celeste denominato dalla N.A.S.A. G1. 9".


[1] Le correnti a getto o jet streams sono flussi ad altissima velocità (circa 20-30 metri al secondo) che si generano tra stratosfera e troposfera, con direzione da ovest ad est, ad altitudini comprese tra 6 e 15 kilometri. La presenza di notevoli variazioni di temperatura in relazione alla latitudine determina forti correnti lungo i paralleli. Tra le jet streams, occorre citare quella subtropicale: essa varia in rapporto alla stagione per quanto concerne sia la posizione sia l’intensità, mentre la quota resta pressoché immutata, intorno ai 12 kilometri. Un’altra corrente a getto è quella associata al fronte polare: tale flusso può cambiare sia la sua posizione sia la direzione. A questo getto sono correlate le perturbazioni che interessano le medie latitudini.

Fonte: http://www.tankerenemy.com/2010/01/il-buco-norvegese-getta-lemisfero.html


I termovalorizzatori inquinano le merendine, "garantisce" Beppe Grillo?

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Circola grosso modo da fine giugno 2007 un appello decisamente inquietante che riguarda alcuni alimenti che sarebbero contaminati da sostanze emesse dai termovalorizzatori.

leggere con attenzione.... da BEPPE GRILLO

E' stato fatto un recente studio da due scienziati modenesi in collaborazione con Beppe Grillo, in cui si dimostra che vi sono prodotti alimentari regolarmente venduti in Italia e nel mondo, che contengono particelle di metalli pesanti altamente cancerogene, provenienti dal fumo di "termovalorizzatori", che altro non sono se non INCENERITORI DI RIFIUTI.

Come testimonia Grillo nel suo ultimo spettacolo, queste micro particelle sono molto più pericolose delle macroparticelle dei gas di scarico delle auto, (le quali si depositano nei polmoni e comportano tosse e asma) perchè entrano nel nostro sangue e si annidano negli organi rimanendovi per sempre e provocando purtoppo gravi forme di cancro.

E' necessario quindi che chiunque legga questa email, comunichi a tutti i suoi amici, parenti,conoscenti che ci sono delle aziende che ci stanno avvelenando consapevolemente.

ECCO LE MARCHE E I PRODOTTI RISULTATI POSITIVI ALLE ANALISI SULLA PRESENZA
DI METALLI PESANTI:

PANE PANEM
CORNETTO SANSON
BISCOTTO MARACHELLA SANSON
OMOGENEIZZATI PLASMON AL MANZO
OMOGENEIZZATI PLASMON AL PROSCIUTTO E VITELLO
CACAO IN POLVERE LINDT
TORTELLINI FINI
HAMBURGER MC DONALDS
MOZZARELLA GRANAROLO
CHEWING GUM DAYGUM PROTEX PERFETTI
INTEGRATORI FORMULA 1 E 2 HERBALIFE
PANDORO MOTTA
SALATINI TINY ROLD (USA)
BISCOTTI OFFELLE BISTEFANI
BISCOTTI GALLETTI MULINO BIANCO BARILLA
BISCOTTI MACINE MULINO BIANCO BARILLA
BISCOTTI GRANETTI MULINO BIANCO BARILLA
NASTRINE MULINO BIANCO BARILLA
BAULETTO COOP
PLUMCAKE GIORLETTO BISCOTTI
BISCOTTI RINGO PAVESI
PANE CARASAU I GRANAI DI QUI SARDEGNA
PANE CIABATTA ESSELUNGA
PANE MORBIDO MULINO BIANCO BARILLA
PANEANGELI CAMEO

NESSUNA DI QUESTE AZIENDE HA AVUTO LA DIGNITA' DI RISPONDERE ALLE LETTERE CHE GLI HANNO INVIATO I DUE RICERCATORI , AI QUALI TRA L'ALTRO STANNO CERCANDO DI SEQUESTRARE I MICROSCOPI DI PROPRIETà DELL'UNIVERSITA'.

FORSE MOLTI DI VOI GIA' SAPEVANO TUTTO QUESTO, MA NON AVENDONE LA CERTEZZA HO VOLUTO INFORMARVI LO STESSO.

COMUNICATE QUESTE INFORMAZIONI A PIU' PERSONE POSSIBILE.

USIAMO IL WEB IN MANIERA PIU' INTELLIGENTE

SE NON CI CREDETE VISITATE IL SITO: http://www.beppegrillo.it/

E' SCRITTO TUTTO ANCHE LI'.

PS: UN ALTRO SITO INTERESSANTE è http://www.worstpills.org/


Gli ingredienti per sospettare che si tratti di una bufala ci sarebbero tutti: l'accenno alla cospirazione delle grandi industrie, la paura per l'avvelenamento dei cibi, la controversia sullo smaltimento dei rifiuti, due ricercatori rigorosamente anonimi perseguitati con tanto di sequestro dei microscopi (e da quando le analisi chimiche si fanno con il microscopio?), l'invito a diffondere il più possibile l'appello, e una lista inquietante di alimenti avvelenati, cara a tanti appelli analoghi.

Non manca neppure un riferimento apparentemente autorevole, in questo caso al sito Beppe Grillo, che però porta soltanto genericamente al sito ma non a una pagina che fornisca maggiori dettagli.

Infine c'è anche un rimando a un sito che non c'entra assolutamente nulla, Worstpills.org, che parla di medicinali pericolosi (non di inquinamento).

Tuttavia le informazioni che ho raccolto fin qui indicano che non si tratta della solita elencazione allarmista di prodotti già vista in altre occasioni. La questione delle nanoparticelle è estremamente controversa e merita di essere approfondita prima di definirla autentica o bufala.

Sto raccogliendo ulteriori informazioni e prendendo contatti con gli interessati, ma visto che si preannuncia un caso che scotta, comincio per ora semplicemente ad accennarne qui e a invitarvi a parlarne nei commenti. So che fra voi ci sono numerosi esperti di settore che possono fornire chiarimenti preziosi sulla faccenda, e qui ci vuole un lavoro di squadra.


Aggiornamento (2007/08/02)


Con il permesso del dottor Stefano Montanari, uno degli "scienziati modenesi" citati nell'appello (l'altro è la dottoressa Gatti), cito queste sue parole da una comunicazione privata, scritte dopo che gli ho segnalato il testo dell'appello, dal quale prende fortemente le distanze: "Leggo tutto questo con sgomento. Spero di poter chiarire tutto domani nell'intervista e spero pure che chi, con tutta evidenza, non sa e non capisce nulla di queste cose non pretenda di addentrarvisi."

L'intervista a cui Montanari si riferisce è quella che ho realizzato stamattina e che verrà pubblicata integralmente qui. Nella prossima puntata del Disinformatico radiofonico, inoltre, ci sarà un intervento in diretta di Montanari. L'intento, sia chiaro, non è quello di fare le pulci alle sue ricerche, ma di verificare quanto l'appello sia rispondente o meno alle risultanze di Montanari.

Montanari stesso ha pubblicato nel proprio blog un intervento nel quale denuncia le falsità dell'appello. Un esempio:

si parla di lettere che noi avremmo indirizzato ai produttori di questi alimenti senza aver ricevuto risposta. Falso: mai abbiamo scritto e, dunque, la non risposta è ovvia. Mi è stato pure riportato che circolerebbe la voce secondo cui alcune ditte di prodotti alimentari si sarebbero prodigate per farci togliere il microscopio elettronico di cui ci servivamo. Ancora una volta, la cosa è falsa ed è addirittura ridicola.


Già a questo punto, insomma, l'appello circolante in Rete (ben diverso dalle ricerche di Montanari) comincia a essere classificabile come bufala disinformante. Maggiori dettagli a breve.


Aggiornamento (2007/08/03)


Come notato dai commenti, l'appello sembra proprio derivare da questa pagina del blog di Beppe Grillo, datata dicembre 2005, che contiene un elenco di prodotti nei quali sono stati rilevati metalli sotto forma di nanoparticelle. In una pagina successiva, di marzo 2006, vengono citati Stefano Montanari (laureato in farmacia e ricercatore da 35 anni) e Antonietta Gatti (fisico e bioingegnere) in merito alla pericolosità delle nanoparticelle e viene raccontata la questione del microscopio sottratto alla loro indagine, che si rivela essere un microscopio decisamente sofisticato e costoso (concetto del tutto assente nell'appello).

I due "scienziati modenesi" dell'appello sarebbero quindi, al di là del ragionevole dubbio, proprio Gatti e Montanari, e così ho intervistato Stefano Montanari via Skype per chiedergli quanto ci sia di vero nell'appello in circolazione e per valutare di conseguenza se sia da diffondere o meno. L'intervista integrale al dottor Montanari è scaricabile qui (34 minuti, 31 MB, MP3).

Consiglio di ascoltarla tutta, vista la varietà e l'importanza delle questioni toccate, ben oltre la semplice verifica antibufala (il bello di Internet è che non ci sono palinsesti da rispettare o tempi da cui farsi strangolare, per cui abbiamo spaziato parecchio). Dice Montanari che "all'origine di tutto c'è una cosa quasi giusta, poi si è estrapolato e si sono dette delle cose che assolutamente non corrispondono al vero, ma proprio minimamente".

Per quanto riguarda gli aspetti citati nell'appello, va sottolineato che secondo Montanari gli inceneritori sono una delle fonti di nanoparticelle, ma non l'unica come sembra affermare l'appello, perché queste particelle possono essere presenti negli alimenti testati anche a seguito di processi di normale lavorazione (il metallo della macina finisce inevitabilmente nella farina, per esempio) o anche perché aggiunte intenzionalmente e dichiaratamente dai produttori, o perché prodotte dal traffico, dai cementifici, dalle acciaierie e da "tantissime altre fonti di inquinamento". Gli inceneritori, secondo Montanari, sarebbero però la fonte meno giustificabile e necessaria.

L'elenco presentato dall'appello, inoltre, non è una lista nera tassativa: sul sito di Montanari e Gatti, Nanodiagnostics.it, è presente una lista più corretta, nella quale sono stati elencati anche i prodotti che sono risultati esenti da nanoparticelle, e Montanari chiarisce che l'assenza di un prodotto dalla "lista nera" non ne garantisce assolutamente l'assenza di inquinamento da nanoparticelle:

"non volevamo accusare il prodotto. Io qui mi ritrovo davanti una sfilza di prodotti messi all'indice... è un'idiozia. Noi abbiamo guardato semplicemente una confezione, e in quella confezione c'erano degli inquinanti. Ma può darsi benissimo che prendendo un'altra confezione dello stesso prodotto non ci sia niente, perché molto spesso questo inquinamento è assolutamente casuale... Dare un elenco di prodotti da mettere all'indice non ha nessun significato scientifico"


In merito alle lettere che i due ricercatori avrebbero inviato, stando perlomeno all'appello, Montanari chiarisce che

"la lettera non esiste... non abbiamo mai scritto niente a nessuna industria. Mai. Mai, perché non abbiamo mai messo sotto accusa nessuno. L'unico ente che abbiamo messo sotto accusa è lo Stato, cioè chi legifera, chi non fa leggi per controllare questo tipo di inquinamento."


Per quanto riguarda il microscopio sottratto:

"che queste ditte stiano cercando di sequestrare il microscopio è altrettanto falso. Nessuna ditta ha mai cercato di sequestrarci il microscopio. Il microscopio ci è stato tolto, ormai già dal giugno del 2006, è rimasto imballato per nove mesi all'Università di Modena, è stato riassemblato, rimontato, diciamo così, di nuovo a spese nostre, perché noi adesso con quel microscopio portiamo avanti un altro progetto europeo. Quel microscopio era stato semplicemente tolto perché dava fastidio non all'industria alimentare ma dava fastidio a qualche personaggio all'interno dell'Università che non gradiva le nostre ricerche."


Ulteriori chiarimenti vengono da alcuni e-mail che mi ha mandato e che cito con il suo permesso: il microscopio non è affatto di proprietà dell’Università come afferma l'appello.

Il microscopio di cui ci era stata tolta la disponibilità è stato acquistato pagandolo per 2/3 con denaro comunitario e per 120.000 Euro, cioè quanto restava, da noi. Poi, per un giochetto burocratico, il microscopio è finito nell’inventario del CNR, ma nessuna Università, men che meno quella di Modena che ci ha sempre ostacolato in ogni modo, può accampare il minimo diritto. Dunque, un’altra bufala.


Sempre a proposito del microscopio:

D'altro canto, nessuna Università ha mai avanzato pretese di proprietà perché non ne avrebbe avuto ragione. Si tratta delle solite voci inventate dai maestri di pensiero che imperversano in rete.

Un'altra delle idiozie che saltarono fuori e che continuano a circolare in ambito Meetup di Beppe Grillo è quella secondo cui noi non avremmo bisogno del microscopio per fare le nostre ricerche, potendo usare quello disponibile al Centro Grandi Strumenti dell'Università.

Se chi propala questa voce avesse la minima idea di come si svolge il nostro lavoro, saprebbe che occorrono un laboratorio chimico con tanto di cappa ed un laboratorio biologico, pure con cappa, in questo caso a flusso laminare, per preparare i campioni, e, in aggiunta, occorre qualche apparecchio specifico come due diversi tipi di microtomo.

Poiché, poi, noi controlliamo anche campioni un po' particolari, occorre anche un ambiente dedicato (anche qui ci vuole una cappa un po' speciale) proprio per quei campioni. Il tutto deve essere vicinissimo al microscopio e questo non è disponibile al Centro Grandi Strumenti.

Inoltre, non ci sarebbe possibile usare un microscopio in affitto, essendo questo disponibile solo per poche ore e su prenotazione ed essendo questo molto spesso tarato male.


L'ipotesi della cospirazione dei grandi poteri, inoltre, va messa drasticamente da parte, perché Montanari sottolinea che l'iniziativa di indagare le nanopatologie è partita proprio dall'Unione Europea, che ora sta finanziando un'ulteriore ricerca. Alcune informazioni in merito sono pubblicate da un sito, Dipna.eu, segnalato da Montanari, che sottolinea la partecipazione di varie università europee all'indagine.

"L'Unione Europea ci ha sempre favorito su questo. Chi ci ha sfavorito, anzi, chi sta cercando di bloccare questa ricerca, e lo sta facendo con tutte le sue forze, che ormai sono allo stremo, sono alcune università italiane, sono alcuni personaggi italiani che lucrano sugli inceneritori, che lucrano su certe forme di inquinamento da cui ricavano illegalmente del denaro... E' vero che c'è una cospirazione nei nostri confronti, ma non assolutamente da parte della Comunità Europea."


In sostanza, l'unico aspetto valido dell'appello è usare "il web in maniera più intelligente", dove però "intelligente" non significa prendere pari pari un appello arrivato da chissà dove e cliccare su Inoltra a tutti, ma usare le fonti disponibili in Rete per saperne realmente di più.


Mi aiutate con la trascrizione?


Grazie in gran parte al contributo di vari lettori del Disinformatico, è quasi completata la trascrizione integrale dell'intervista: mancano i minuti da 20 compreso al 27 escluso. Chi vuol dare una mano, si scelga un pezzo da trascrivere (anche un paio di minuti) e lo annunci nei commenti; poi mi mandi via mail la trascrizione, grazie!


Trascrizione ultimata, grazie! (2007/08/05)


Grazie allo splendido lavoro di squadra di Sblendorio, John_Wayne, Markogts, Exodus68,
Ipsedigit e Dario T., la trascrizione integrale dell'intervista a Stefano Montanari di Nanodiagnostics.it è disponibile qui come PDF.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com/2007/07/allarme-per-i-cibi-avvelenati-dai.html?showComment=1185895020001


STRUDEL DI COCCO E MELE

2009-09-27_15-23-53


E’ un semplicissimo strudel alle mele arricchito con della farina di cocco: delizioso!

2009-09-27_15-24-02



Ingredienti:
  • 1 rotolo di pasta sfoglia
  • 3 grosse mele gialle
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 2 cucchiai di uvetta ammollata in acqua calda
  • 2 cucchiai di farina di cocco
Sbucciare e tagliare a cubetti le mele, mescolarle allo zucchero, all’uvetta ed al cocco. Srotolare la pasta, versare al centro il compsto e richiuderla a portafoglio, sigillando bene tutti i bordi. Spennellare la superficie con poco latte (io ho usato l’acqua), spolverizzare con zucchero di canna e cocco. Infornare a 180° fino a completa doratura (circa 40 – 45 min).

venerdì 15 gennaio 2010


Come Giano bifronte, Nicola Vendola manovra e Vendola Nicola dice bugie. Mentre con Michele Emiliano si gioca al tiro a segno come sull’orso del Luna

Il “laboratorio politico” del centrosinistra che la Puglia, a torto, si vanta di essere, ha già consegnato il governo della Regione al centrodestra. Le elezioni di marzo serviranno soltanto a stabilire le cifre della sconfitta: 35 per cento a 65,oppure 40 a 60, o tutt’al più un 45 a 55.

Non che il centrodestra non sia favorito a prescindere, visto il disastroso risultato complessivo della giunta regionale uscente e, soprattutto, lo scandalo della Sanità (soffocato il più possibile, finora anche in sede giudiziaria, nonostante nei modi e nelle proporzioni si presenti come il più pesante d’Italia), ma insomma, con un po’ di buona volontà e facendo pulizia al suo interno forse il centrosinistra avrebbe potuto emendare se stesso e ripartire con il piede giusto.

Invece no. E tutto questo soprattutto per “merito” di un uomo solo al comando, quel Vendola Nicola da Terlizzi che sta dimostrando di essere ciò che è sempre stato: un lupo travestito da agnello, un membro di apparato sotto le mentite spoglie di politico naif, un commerciante levantino di parole finte e un politicante dalla doppia morale, un pifferaio che porta i topi a morire ma li accarezza prima di farli annegare.

Vendola non è il solo a essersi dimostrato attaccato al potere, è vero. Ma Vendola è peggiore degli altri perché giura e spergiura di non essersi fatto “stravolgere, né mangiare il cuore dal potere”. Lui, il più pagato presidente di giunta regionale d’Italia, con i suoi 25 mila euro al mese. Lui, “l’ambientalista” che vende come una conquista la legge-truffa sui limiti di emissione della diossina a Taranto (come ho dimostrato nel mio libro “La città delle nuvole”), dove si produce il 93 per cento della diossina italiana e dove ogni due settimane un bambino si ammala di leucemia. Lui, che ha firmato sei contratti ventennali per altrettante discariche con la Cogeam, in cui spiccano il gruppo Marcegaglia e la Tradeco, società, quest’ultima, leader nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti al Sud, ma anche grande elettrice di Vendola e dell’ex assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco (Pd, indagato per gravi reati), e soprattutto società i cui vertici sono inquisiti in blocco per quella connection rifiuti-sanità che è il cuore nero delle inchieste sulla Sanità in Puglia.

Nonostante tutto questo e molto altro, compresa la elargizione di denari a pioggia nel periodo pre-elettorale (Con 150 milioni Vendola ha già vinto), il Vendola ligio osservante della democrazia parlamentare all’improvviso si scopre populista e per conservare la cadrega ora si appella direttamente al popolo. Anzi, come dice lui, “il mio popolo”. Ma sì, “mira il tuo popolo, o bella Signora…”, nemmeno fosse la Madonna.
Se c’era una speranza, anche piccola piccola, di poter contendere il governo regionale al centrodestra con una coalizione (Pd, Udc, Idv, Prc, Verdi, ecc.) che sembra la quadratura del cerchio, ma che aveva trovato un accordo sul nome del sindaco di Bari, Michele Emiliano (Pd), questa speranza è evaporata grazie all’accanimento terapeutico di Vendola su se stesso. Il quale magari spera di risuscitare grazie alla possibilità che l’Udc vada da sola e poi, se vince lui, dietro congrua ricompensa (che so, la vicepresidenza), l’Udc si butti a sinistra. Un ragionamento contorto e doppiogiochista? Certo, ma come credete che si ragioni dietro le quinte?

“Mi candido lo stesso, anche se Udc e Idv non sono d’accordo sul mio nome”, ha detto Vendola. Candidarsi a tutti i costi è un suo diritto, per carità, ma significherà pure qualcosa il fatto che, appresa la notizia, nel centrodestra abbiano stappato in anticipo lo spumante? E che anche don Luigi Verzè, il prete fondatore dell’ospedale San Raffaele di Milano, grande amico ed estimatore di Vendola, abbia fatto salti di gioia nonostante i suoi novant’anni?
Don Verzè, un paio di mesi fa, a Milano, dichiarò che i pugliesi avrebbero dovuto votare Vendola, perché, “come Silvio Berlusconi , è una di quelle poche persone che hanno un fondo di santità”.

Se non sarà così, aggiunse il vegliardo, chiamerò Vendola a fare il presidente del nuovo ospedale San Raffaele. Il prete – del quale papa Paolo VI disse che doveva stare un po’ più vicino a Dio e un po’ più lontano dagli affari (che infatti lo hanno portato spesso ad avere a che fare con la giustizia) – non parla tanto per parlare.
Il San Raffaele a cui si riferisce don Verzé è un nuovo ospedale, un affare da 300 milioni di euro, da costruire, guarda un po’, a Taranto, per farne “il San Raffaele del Mediterraneo”.
Come mai, se a Taranto di ospedali ce ne sono già due (grandi e nuovi, ma lasciati andare in malora)? Per farne un centro oncologico – azzarda qualcuno –, così l’acciaieria Ilva e il polo industriale preparerebbero i morti e l’oncologico, alla fine della triste filiera, li accoglierebbe, prima di passarli al camposanto.
Ma no, scemini, no. Il “nuovo San Raffaele”, con i rimborsi per i malati terminali, ci farebbe gli spiccioli per la birra. Il nuovo ospedale invece punterebbe alle protesi (sì, proprio le protesi degli scandali recenti), che sono la vera, nuova frontiera del business sanitario.

Ma torniamo alla cosiddetta “guerra fratricida” che Vendola ha ingaggiato con il suo ex sodale Michele Emiliano, per la candidatura alla presidenza della Regione Puglia.
Vendola ha cominciato con il mandare in giro per la Puglia una pattuglia di 40-50 persone, sempre le stesse, che “in suo nome” interrompono e disturbano le assemblee di altri gruppi politici – non solo del Pd, com’è accaduto a Bari, ma anche di altri gruppi del centrosinistra, quali Verdi, Prc, Idv, associazioni della società civile, com’è accaduto in diverse altre città pugliesi. Poi, con il sostegno di gran parte della stampa e della tv, ha intonato una lamentazione pubblica per dare di sé l’immagine di persona “al di fuori dei partiti” (!) e di politico partorito direttamente dal ventre del popolo. Infine, ha giocato a fare il candidato “anche” del Pd pur senza far parte del Pd. E questo grazie a una “sponda interna” del Pd, in cui si distinguono per l’alacrità dell’impegno a favore di Vendola il segretario regionale Pd, Sergio Blasi , e l’assessore regionale alla Trasparenza, Guglielmo Minervini .
Blasi è sindaco di un piccolo comune del Salento, Melpignano , noto per la “Notte della Taranta”, e non si capisce perché non abbia continuato a occuparsi di “pizzica”, visto che lo aveva fatto così bene. Mentre Minervini, come assessore regionale alla Trasparenza, si è distinto, nonostante i circa 20 mila euro al mese di stipendio per garantire, appunto, trasparenza, per aver sempre fatto orecchio da mercante (come Vendola) con le ventiquattro associazioni di Taranto che gli chiedevano di pubblicare online i risultati delle analisi (autofinanziate) sul latte e sul formaggio contaminati dalla diossina.

In tutta questa faccenda Michele Emiliano, che pure non è un ingenuotto, fa tutt’al più la figura dell’orso del luna park, tre palle un soldo e chi vuol colpire il bersaglio faccia pure, purché colpisca bene. Non che Emiliano sia una “vittima”, dal momento che si è infilato in una lotta di potere diventata ogni giorno più squallida. Ma, contrariamente alle apparenze, è lui l’anello debole adesso, anche perché non ha le malizie di Vendola.
Quest’ultimo, pensate, è riuscito a imporre in agenda il tema “primarie” , quella specie di elezioni che dovrebbero certificare la democraticità della scelta di un candidato. Scrivo “primarie” tra virgolette perché in Italia queste “elezioni” sono una pagliacciata: non c’entrano nulla con il nostro sistema costituzionale ed elettorale e nemmeno con il nostro bipolarismo forzato, che è soltanto una caricatura del bipartitismo americano.
Ma le “primarie” che vuole Vendola sono ancora peggiori. Poiché sono soltanto quelle che piacciono a lui. Come le “primarie” del 2005, per intenderci, quando – lo scrissi, in perfetta solitudine, sul Corriere della Sera – Vendola vinse con il fortissimo sospetto di brogli contro Francesco Boccia (attuale deputato Pd, che solo oggi denuncia pubblicamente quei brogli). Vendola in alcune sezioni raccolse anche percentuali del 90 per cento , con seggi e schede controllati e scrutinati dai suoi sostenitori.

Per la cronaca, anche le elezioni regionali che seguirono, Vendola le vinse sotto la nerissima ombra del sospetto di trucchi e di brogli. Raffaele Fitto , piaccia o no, le perse anche perché migliaia di schede e di verbali erano stati “ritoccati” a suo sfavore. Ci furono ricorsi e controricorsi, ma la decisione finale, contro una giurisprudenza che fino a quel momento si era regolata in senso opposto, bocciò Fitto e promosse Vendola e, soprattutto, stabilì che le schede sospette non dovessero essere ricontrollate.
Le uniche elezioni che le truppe cammellate di Vendola non sono riuscite a condizionare (com’è accaduto in Calabria , per esempio, dove per questi episodi ci sono state denunce degli stessi militanti) sono state quelle per la segreteria del Prc.
Vinse Paolo Ferrero , l’attuale segretario, una persona seria e per bene, ma Vendola non gradì e abbandonò il Prc. Come quelli che giocano a pallone ma se non vincono abbandonano la partita e si portano via pure il pallone.
E tuttavia Vendola invoca “primarie”. Ma di chi, e con chi, nessuno glielo chiede. “Primarie” di coalizione? E di quale coalizione, se nel centrosinistra non ce n’è lo straccio di una che sia una? “Primarie” interne al Pd? Ma allora perché non si iscrive al Pd e la fa finita?
L’idea che Vendola, da portavoce nazionale del suo nuovo partito, Sinistra e Libertà, possa imporre “primarie” a un altro partito, il Pd, e contemporaneamente alzi il ditino per giudicare l’Udc e l’Idv “cattivi” se non lo appoggiano, “buoni” se lo sostengono, o è un’idea da neurodeliri o, più probabilmente, è un modo per stare al centro della scena, per stare a galla comunque vada,. “O io, o nessun altro” insomma, oppure, se preferite, “Dopo di me, il diluvio”.

E Michele Emiliano? A questo punto, o lascia perdere e continua a fare il sindaco di Bari, dove è stato rieletto sei mesi fa, oppure, se ci crede davvero, spariglia le carte e si candida alla guida della Regione. Ma deve farlo senza chiedere di modificare la legge che impone al sindaco di dimettersi preventivamente. Legge che, per quanto fortemente dubbia dal punto di vista della sua costituzionalità, se venisse modificata in corsa apparirebbe come una misura “ad personam”.
Se Emiliano si candidasse senza questo “paracadute” si giocherebbe tutto. Ma andrebbe alla battaglia con argomenti non molto diversi – acqua pubblica, rifiuti, energia - da quelli ripescati da Vendola solo a tre mesi dalle elezioni. Emiliano potrebbe cioè giocarsi un programma elettorale che gli darebbe una statura politica di alto livello, sia per i contenuti, sia perché non sospettabile di essere stato dettato dall’alto o da altri (le ipotesi di “ mani sull’Acquedotto pugliese”, per intenderci, addebitate al quartetto D’Alema-Letta-Casini-Caltagirone).
La candidatura di Emiliano e il suo programma, inoltre, costringerebbero Vendola a uscire allo scoperto. Poiché se Vendola si candidasse lo stesso – come ripete ossessivamente – invece di appoggiare Emiliano, che avrebbe dalla sua la più ampia coalizione possibile, fornirebbe la prova che l’unica “Puglia migliore”, per Vendola, è quella che va meglio a lui. A quel punto, anche gli elettori più ingenui capirebbero e si comporterebbero di conseguenza.

Ma c’è un ma: affinché questo accada, Emiliano dovrebbe avere il coraggio di fare una mossa ardita e inusuale per la palude politica italiana. Che gli darebbe grande solidità e autonomia politica, se gli riuscisse, ma che potrebbe anche scontentare i suoi referenti romani.
Quindi, non se ne farà nulla. Il centrodestra vincerà (o vincerà Vendola, se funziona l’accordo sottobanco con l’Udc), ci saranno un po’ di polemiche post elettorali, e poi Vendola andrà in vacanza in un’isoletta dell’ Egeo. Magari insieme con Emiliano. Ma anche no. Chissà.


Fonte: http://carlovulpio.wordpress.com/2010/01/01/come-giano-bifronte-nicola-vendola-manovra-e-vendola-nicola-dice-bugie-mentre-con-michele-emiliano-si-gioca-al-tiro-a-segno-come-sullorso-del-luna-park-tre-palle-un-soldo/

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