sabato 7 marzo 2009


LA CRISI DELL’UE ? AVVERRA’ COSI’, DAL FALLIMENTO DELL’AUSTRIA AL CROLLO DELL’EST

Fonte: http://www.mentereale.com/20090306753/News/Articoli/la-crisi-dellue-avverra-cosi-dal-fallimento-dellaustria-al-crollo-dellest.html

DI MAURO BOTTARELLI
ilsussidiario.net

«Se dovesse emergere una crisi in un paese della zona euro, c'è una soluzione». È quanto ha sottolineato il commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia, durante un intervento qualche giorno fa a Bruxelles.

«Potete star sicuri che prima che arrivi il Fondo monetario internazionale ci sarebbe una soluzione», ha sottolineato il commissario senza tuttavia entrare nel dettaglio di eventuali piani di intervento: «La soluzione esiste, siamo equipaggiati politicamente, intellettualmente ed economicamente per affrontare la crisi. La definizione di queste cose non può però essere esposta pubblicamente».

Peccato, sarebbe stato interessante saperlo visto uno Stato dell’area euro è già in default tecnico - l’Irlanda - e un altro sta avvicinandosi a tappe forzate al punto di non ritorno, l’Austria. A dirlo sono i freddi numeri dei cds, l’assicurazione sul rischio di fallimento di un’entità terza, sul rischio di default dei vari Stati sul debito pubblico: quello irlandese è salito in una settimana da 350 punti base a 376, quello dell’Austria è addirittura schizzato a 240 punti base.



Non stupisce visto che le banche di Vienna hanno prestato all’insolvente Est europeo il 70% del Pil austriaco e ora rischiano di non vederselo rimborsato. Se va in default l’Austria, arrivederci all’Est e alla stessa tenuta dell’area euro: non servirà più sottoporre a referendum in Irlanda il Trattato di Lisbona, l’Europa sarebbe morta e sepolta. E anche Unicredit, a dispetto dell’ottimismo dispensato a piene mani dal proprio amministratore delegato, potrebbe subire perdite consistenti.

Almunia lo sa e infatti ora comincia a mettere le mani avanti e preparare la gente al peggio, nonostante la goffa precisazione del suo portavoce: «Al momento il rischio di default di un Paese dell’area euro è improbabile». Prima, ovvero pochi giorni fa, era «impossibile». Ma, quindi, lo sa solo da qualche giorno? Da qualche settimana? Da qualche mese? Oppure, come molti altri, come quasi tutti i ministri delle Finanze, i capi di governo, i banchieri centrali e quelli privati, da almeno quattro anni?

Se infatti l’America ha creato le condizioni perché la crisi finanziaria la travolgesse, l'Europa cosa ha fatto negli ultimi anni per prevenire quanto sta accadendo nel suo sistema bancario? Nulla nonostante nel corso del vertice informale tenutosi in Lussemburgo il 14 maggio del 2005 venne trovato un accordo a maggioranza su un unico punto: un memorandum d'intesa per la creazione di un piano di emergenza consistente nello scambio aperto e rapido di informazioni internazionali tra i membri su eventuali crisi in atto al fine di evitare la loro espansione al continente in una sorta di effetto domino, per fronteggiare un'ipotetica crisi finanziaria a livello europeo.

Il documento, facilmente reperibile sui siti istituzionali dell'Ue, si intitolava "Memorandum d'intesa sulla cooperazione tra supervisori bancari, banche centrali e ministri delle Finanze dell'Unione Europea su situazioni di crisi finanziaria" e si basava su otto punti, sostanzialmente una riedizione rafforzata del precedente memorandum varato nel 2003.

Nonostante si sottolineasse che questo atto non appariva vincolante per l'autonomia di intervento dei vari paesi in caso di crisi, lo scopo dell'operazione era chiaro. Ovvero, il sistema è ormai globale e nessuno di noi è un'isola. Questo nel maggio 2005. All'epoca la notizia non suscitò particolare scalpore anche se ambienti londinesi non presero particolarmente bene la excusatio non petita del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, affannatosi a tranquillizzare i cronisti sul fatto che l'accordo non significasse «la presenza concreta di minacce reali in tal senso a medio termine».

Bluffava o lo pensava davvero? In compenso, però, emerse che quella riunione decise che l'aprile dell'anno successivo si fosse tenuta una simulazione di collasso bancario continentale sotto l'egida del Financial Services Committee a Francoforte. In sede Ecofin, insomma, si stava valutando l'ipotesi di una crisi finanziaria a livello europeo sul modello di quella che squassò l'Asia nel 1997-98 o di quella più limitata che nel 1992-94 toccò le regioni scandinave.

A rendere il tutto ancora più credibile - lasciando in bocca un sapore di incombenza che le autorità invece negavano, Trichet in testa - fu poi la dinamica scelta per il piano di simulazione della crisi: stando agli studi dell'epoca, infatti, sarebbe stato il collasso di una grande banca operante a livello continentale a far scatenare l'effetto domino generale. All'epoca in sede comunitaria si parlava, riferendosi all'accordo, di nulla più che di un'estensione dell'intesa già esistente tra banche centrali e regolatori (quello del 2003 citato in precedenza), sfuggì però ai più che questa “estensione” vedeva coinvolti anche i ministri delle Finanze dei 25.

Sempre in seno a questa operazione gestita dall'Ecofin fu bocciata a larga maggioranza la proposta di creare un super-comitato centrale - con sede a Bruxelles - che monitorasse tutti i possibili scenari di crisi interni all'eurozona: «I comitati non risolvono le crisi», fu il giudizio senza appello del capo del comitato per i servizi finanziari dell'Unione, l'olandese Kees Van Dijkhuizen. Il quale, interpellato dal Financial Times dopo il vertice del 14 maggio del 2005, disse: «Speriamo di occupare il nostro tempo con questioni che non ci vedranno mai diretti protagonisti, ma visto quanto accaduto in Asia e in altre parti del mondo non possiamo dire con certezza che questo non succederà mai da noi».

E come andò quella simulazione? Il 9 settembre a Helsinki si tenne una nuova riunione dell'Ecofin tesa proprio a valutare I risultati ottenuti: nessun giornale sembrò dare troppa importanza alle parole del presidente finlandese, Tarja Halonen, il quale disse in maniera molto diplomatica che il sistema Ue di vigilanza e intervento era assolutamente inadeguato. Il 12 settembre, tre giorni dopo, un solo giornale, European Report, sottolineava la pesantezza della situazione con un articolo dal titolo “L'Europa si scopre impreparata a gestire una crisi finanziaria”.

Da allora, cosa è accaduto? Alla riunione dell'Ecofin del 9 ottobre 2007, a scandalo Northern Rock già scoppiato, si discuteva di eccessive procedure sul deficit di Gran Bretagna e Repubblica Ceca mentre il 23 gennaio di quest'anno, a crisi ormai esplosa, in Slovenia si tornava a parlare di necessità di rafforzare la cooperazione sulla supervisione.

Parole. Solo parole. Come quelle, profeticamente scritte da Deutsche Bank in un outlook per gli azionisti istituzionali pubblicato più o meno nello stesso periodo, ovvero la primavera 2005: nel 2010 uno stato europeo abbandonerà l’euro dando vita a una crisi sistemica. Che forse, a qualcuno, sta facendo e continua a fare comodo a livello di equilibri politici, industriali, economici e finanziari. Riflettiamo. E leggiamo attraverso un'altra lente le dichiarazioni che arrivano da Bruxelles e Francoforte.


Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=13523


ELIMINARE DAI PORTAFOGLI TUTTE LE OBBLIGAZIONI CORPORATE

Fonte: http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2009/03/eliminare-dai-portafogli-tutte-le.html

VIA DALLE OBBLIGAZIONI BANCARIE DI QUALSIASI TIPO....VIA CON LA MASSIMA FRETTA...

LE OBBLIGAZIONI DI BANCHE COME UNICREDITO O INTESA O MPS SONO DA EVITARE!!!

(E ANCHE TUTTE LE ALTRE)....

STARE LIQUIDI AL MASSIMO!!!


AIG PUO' FALLIRE!

Fonte: http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2009/03/aig-puo-fallire.html

Ieri un promotore ha rassicurato un cliente che ha in mano polizze assicurative di AIG GARANTENDO che AIG non puo' fallire perchè è stata nazionalizzata.

CARO PROMOTORE ATTENTO A CIO' CHE DICI ....anzi...attento a non metterlo nero su bianco.....

AIG può fallire....può fallire....

e poi che dirai al tuo cliente.....che ti sei sbagliato?

TI CONSIGLIO DI SOTTOPORTI ALLO STRESS TEST DEL NOSTRO SITO!!!


IW BANK NON VUOLE MERCATO LIBERO

Fonte: http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2009/03/iw-bank-non-vuole-mercato-libero.html


IW BANK fa ad alcuni clienti delle condizioni molto vantaggiose: troppo vantaggiose...

EPPURE QUESTI CLIENTI NON VALGONO NEPPURE UN VENTESIMO DEI CLIENTI CHE POTREMO PORTARE A IWBANK NOI DI MERCATO LIBERO.

- Pensate che MOLTI DIE LORO clienti pagano 5 euro ad eseguito su operazioni sul mercato italiano, sull'MTA, sul TLX ...hanno un tasso d'interesse positivo e non piccolo...sul conto senza dover trasferire la liquidità in altri conti di IWBANK (IWBANK VUOLE CHE LA MASSA DEI CLIENTI CHE SPESSO SONO PIGRI LASCINO I SOLDI SENZA REMUNERAZIONE E LA BANCA CI GUADAGNI)
Pensate che molti clientio pagano 3 euro per operazioni sul futures

Di questo abbiamo le prove!!!

MERCATO LIBERO VOLEVA FARE UNA CONVENZIONE CON QUESTA BANCA.

ERAVAMO PRONTI A GARANTIRE, IN CAMBIO DI UNA CONVENZIONE FORTE 150- 200 MILIONI DI EURO DI CLIENTELA nuova ENTRO 12-18 MESI CON ALMENO 1000 CLIENTI).

Tutto poteva essere firmato in settimana...ma oggi IL DIRETTORE MARKETING CI HA COMUNICATO CHE NESSUNA DEROGA POTEVA ESSERE FATTA SUI TASSI D'INTERESSE SUL CONTO CORRENTE.

PENSATE CHE BELLA STRATEGIA HA QUESTA BANCA.....PAGA DEI TASSI D'INTERESSE POSITIVI A DEI CLIENTI DA 1 O 2 MILIONI DI EURO E POI DAVANTI A UNA CONVENZIONE CHE AVREBBE PORTATO LORO 200 MILIONI DI EURO DI CLIENTI NON CONCEDE UN TASSO D'INTERESSE SUL CONTO.

Trovo la cosa molto miope da parte della DIREZIONE DI IWBANK.

Se uno di voi avesse il conto da loro gli consiglio di chiedere le seguenti condizioni:

operazioni sull'italia: 5 euro per eseguito
operazioni su obbligazioni 5 euro per eseguito
operazioni su derivati 3 euro per eseguito
remunerazione sul conto corrente : tasso BCE -0,25%
Storno del 33% delle commissioni di gestione dei Fondi.

ALTRIMENTI MINACCIATELI DI CHIUDERE IL CONTO.

POI VI CHIEDO DI INVIARE UNA MAIL A mercatiliberi@gmail.com insieme andremo altrove ad aprire i conti....


La crisi non e' grave


Fonte: http://www.italiainformazioni.com/pictures/0270x0000/0000010949.jpg



La voce delle comunità del Madagascar

Fonte: http://terresmalgaches.info/spip.php?article1#sp1


Il Madagascar è comparso sui giornali per le manifestazioni nella capitale, la povertà, la lotta politica fra sindaco e capo del governo. Poche testate, però, hanno chiarito quel che sta accadendo nelle campagne e che coinvolge, dunque, la maggioranza della popolazione.
La multinazionale sud coreana Daewoo Logistic ha ottenuto in comodato d’uso - per 99 anni: due generazioni! - 1 milione e 300 mila ettari, ovvero la metà della terra arabile di tutto il Madagascar. Il suo obiettivo è produrre mais e palme da olio. I coreani hanno dichiarato che, se il contratto andrà a buon fine, costruiranno strade, scuole, ospedali… ma l’altra faccia della medaglia sarà l’impoverimento e la destabilizzazione sociale, con migliaia di contadini trasformati in salariati di monocolture intensive e l’aggravarsi dell’insufficienza alimentare, dato che i raccolti saranno destinati all’esportazione.
“Il governo afferma che il progetto è in fase di valutazione. Ma il presidente e direttore generale di Daewoo ha confermato la conclusione dell’accordo, i capi regionali hanno firmato il contratto e stano delimitando i lotti – scrive Rindra Andriambola, responsabile del Presidio del riso rosa di Andasibé, che aggiunge – E’ terribile!!! I piccoli contadini non possono fare niente da fronte a quel gigante. Possiamo solo piangere la perdita delle terre dei nostri antenati, che abbiamo cercato di conservare al meglio. Non si sa neanche se questa società userà semi OGM e prodotti chimici. Avevamo la speranza di uscire dalla povertà entrando sul mercato biologico, ma ora non sappiamo più che fare. Stiamo cercando di organizzare una protesta di massa e voi potete aiutarci a fare sentire la nostra voce”, firmando anche voi
questa petizione o scrivendo a:
- Monsieur Panja RAMANOELINA, Ministre de l'Agriculture de l'Elevage et de la Pêche. BP 301, Anosy Antananarivo MADAGASCAR
- Monsieur RATOHIARIJAONA Rakotoarisolo Suzelin, Directeur de l'Appui à l'Organisation des Producteurs auprès du Ministère de l'Agriculture, de l'Elevage et de la Pêche. BP 301, Anosy Antananarivo MADAGASCAR
mail :
daop@maep.gov.mg

ANDRIAMBOLA Rindra

andriambolar@yahoo.fr


IL MARKETING DELLE MALATTIE - Come creare malattie e malati

Fonte: http://www.mentereale.com/20090306755/News/Articoli/il-marketing-delle-malattie-come-creare-malattie-e-malati.html

Di Antonella Randazzo

Negli ultimi anni sono proliferati gli operatori del marketing che utilizzano la sensibilizzazione ai problemi sanitari come uno strumento potente per vendere farmaci. Sono aumentate a dismisura anche le pubblicità dei farmaci. Ad ogni ora del giorno vengono trasmessi spot per incrementare le vendite di prodotti farmaceutici contro il mal di testa, mal di schiena, mal di gola, raffreddore, ecc. Per rendere più accattivante il messaggio pubblicitario, le aziende farmaceutiche talvolta utilizzano i camici bianchi o, nelle campagne promozionali, anche personaggi noti, che diventano testimoni del "vissuto di malattia". Ciò tende a suscitare fiducia, che poi viene ad essere fiducia nel farmaco. Talvolta vengono organizzate vere e proprie campagne di promozione di alcuni farmaci.

Il fenomeno è stato definito "commercio di malattie" (disease mongering), e consiste nella diffusione di informazioni riguardo a malattie o a presunte malattie, con lo scopo di vendere farmaci. Si tratta di promozione commerciale camuffata da campagna d'informazione sanitaria. Sempre più spesso queste campagne sono organizzate e finanziate direttamente dalle industrie chimico-farmaceutiche.
La portata del fenomeno è assai più ampia di quanto si possa credere. Si tratta di diffondere ansia e timori rispetto alla salute, e poi di proporre l'acquisto del farmaco come un risolutore del problema.

Alcune delle "malattie" propagandate sono la depressione, l'Adhd, il mal di testa e i disturbi dell'alimentazione.
Le campagne del "commercio delle malattie" non mirano a far comprendere davvero le radici del problema, ma a vendere farmaci.
Oggi il settore farmaceutico rappresenta uno dei settori di maggiore profitto per le industrie, e proprio grazie alla pubblicità e ad altre iniziative di marketing, il mercato si sta espandendo notevolmente.
Si tratta di un mercato che vuole continuare ad estendersi e ad imporsi, anche a discapito della salute umana. Spiega Roberto Satolli, presidente di Zadig (agenzia di giornalismo scientifico):

“Tutti gli attori in gioco hanno interessi solidali: gli specialisti, che possono aumentare i pazienti e di conseguenza il reddito... gli amministratori dei centri di diagnosi o di cura, che reclutano un maggior numero di assistiti e fatturano un maggior volume di prestazioni; i produttori di apparecchiature diagnostiche... non ultime le case farmaceutiche, che... agiscono come il vero motore di tutta la catena... in realtà a ben scavare, nascosto dietro il paravento di una società di pubbliche relazioni, si trova spesso il finanziamento di una o più aziende, soprattutto farmaceutiche. E lo scopo è quasi sempre lo stesso: amplificare l'importanza (per la gravità, diffusione, implicazioni economiche e sociali eccetera) di questa o quella malattia per assoldare pazienti, moltiplicare le prestazioni, potenziare le strutture, sviluppare l'attività... vale la pena di sezionare e smontare il meccanismo, per analizzarlo in tutti i suoi dettagli, al fine di difendersi meglio dalle pericolose distorsioni che può produrre sulla vita e sulla salute delle persone e della popolazione”.(1)
Addirittura, data la mole degli affari e il livello ormai altissimo di mistificazione, c’è chi si chiede se venga prima prodotto il farmaco e poi inventata e “divulgata” la malattia. Il “lavoro” dovrà consistere nel rendere patologico ogni sintomo o piccolo problema, per convincere ad usare tutta una serie di farmaci. In altre parole, si tratta del "disease mongering", ovvero delle tecniche per accrescere il numero delle persone che si sentono malate, al fine di vendere più farmaci. Spiega la rivista “PLoS Medicine”:
“Sotto l'etichetta di disease mongering vengono raggruppate tutte quelle strategie che puntano ad aumentare il numero di malati e di malattie con il solo scopo di allargare il mercato della salute. Anche se di questa pratica scorretta sono accusate principalmente le multinazionali del farmaco, tecniche analoghe possono essere messe in atto, per esempio, dagli specialisti, quando rivolgono improvvisamente la loro attenzione a particolari patologie, fino a quel momento "sottovalutate". Sono tante le tecniche a disposizione di un aspirante disease monger per creare più pazienti: trasformare uno stato da fisiologico a patologico (come nel caso della menopausa); inventare di sana pianta una sindrome, definendola in maniera ambigua (disfunzione sessuale femminile); cambiare la definizione di una patologia, esagerandone l'incidenza e sfumando volutamente la differenza tra casi gravi – da trattare con farmaci – e quelli più lievi che non necessitano di cure (Adhd); abbassare le soglie di riferimento sopra le quali sono consigliate terapie farmacologiche (livelli di colesterolo, pressione arteriosa); sponsorizzare un'associazione di pazienti per lanciare una campagna di sensibilizzazione su una malattia etichettata come "trascurata”.(2)

Ovviamente, ai gruppi farmaceutici non interessa la salute delle persone, anzi, più malati ci sono e più guadagnano, dunque interessa molto di più che le persone si sentano malate e, soprattutto, che credano di risolvere i propri problemi attraverso i farmaci. Le società farmaceutiche sono ormai diventate esperte nell’organizzare campagne “pro-malattia”, in cui assoldano “esperti” o persone che si presumono guarite dalle loro medicine. Per promuovere la malattia usano diversi mezzi: le riviste scientifiche e non, le associazioni, i medici, gli sponsor di vario tipo, ecc. Lo scopo è quello di convincere che è opportuno utilizzare i farmaci per ogni minimo disturbo.
La rivista "Pharmaceutical Marketing" ha spiegato in una “guida pratica all'educazione medica” come si debba creare il bisogno di cura prima di produrre il farmaco. A tale scopo occorre attivare scienziati di spicco, che durante i congressi parlino della “malattia”, della diagnosi e della cura.

Altre tecniche sono state spiegate da Philippe Pignarre, che per molti anni ha lavorato nell’industria farmaceutica. Egli sostiene che il settore farmaceutico è il “gioiello della corona del capitalismo” e che per mantenere alti i profitti si è disposti a tutto. Pignarre spiega alcune strategie impiegate di sovente: “si pubblica uno stesso articolo, sotto firme diverse, per aumentare la notorietà di una nuova molecola e suggerire ai medici che i suoi vantaggi sono stati davvero confermati; poi la si può addirittura commercializzare sotto due nomi diversi per imporla più rapidamente (strategia detta di co-marketing); infine si fa pressione per farla prescrivere in prima battuta, ecc. … C’è anche la ‘strategia di nicchia’: i laboratori propongono il loro medicinale nel sottodominio limitato di una patologia e in seguito ‘lavorano per allargare questa nicchia, preparando i medici al depistaggio e sensibilizzando sia la stampa che il grande pubblico. Si sono così visti nascere alcune ‘nuove’ turbe psichiatriche’, come certe forme di depressione breve o di schizofrenia precoce… Davanti alla difficoltà di trovare nuovi medicinali, i laboratori si accingono dunque a inventare nuovi pazienti per vendere i loro vecchi prodotti. A questo fine, essi ricorrono a tutti gli stratagemmi del sistema pubblicitario, utilizzando le tattiche di comunicazione che si indirizzano direttamente alle masse per il tramite dei media”.(3)
In una società in cui si semina paura, insicurezza e complessi estetici non è difficilissimo convincere qualcuno che c’è qualcosa che non va nel proprio organismo, e che dunque c’è bisogno di assumere farmaci.
Lo scrittore Ray Moynihan e il ricercatore Alan Cassels hanno scritto un libro dal titolo “Farmaci che ammalano e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti” (Ed. Nuovi Mondi Media, 2005), in cui raccontano dell’intento delle società farmaceutiche, espresso dal direttore generale della Merck, Henry Gadsen, di “creare farmaci per le persone sane, così da poter vendere proprio a tutti”.
Altri studiosi, come H. Gilbert Welch, autore del libro “Should I Be Tested for Cancer? Maybe Not and Here's Why” ("Devo fare un controllo per sapere se ho un cancro ? Forse no, ed ecco perché"), parlano di "epidemia di diagnosi", ovvero la smania di fare analisi e di capire se abbiamo qualche malattia. Si tratta di un'epidemia che coinvolgerebbe anche persone perfettamente sane o con disturbi che non richiederebbero alcuna cura farmacologica.

Il marketing delle malattie punta a renderci tutti malati, e a farci ritenere che la scienza possa risolvere anche gli scompensi psicologici che lo stesso ambiente mediatico ci spinge ad avere. Tale mercato tende ad ingigantire i problemi e a dare stime molto alte della loro diffusione (le cifre crescono di anno in anno), per far credere che facilmente si possa essere colpiti. La fonte da cui proviene l'informazione viene spacciata sempre per autorevole e "scientifica", per rendere l'informazione più persuasiva. Tuttavia, spesso i dati forniti e altri messaggi promozionali sulla malattia sono incontrollabili, perché non viene indicata precisamente la fonte. Il più delle volte si tratta di cifre approssimative o addirittura inventate. Gli sponsor delle campagne di marketing delle malattie tendono a nascondersi, per far apparire che l'informazione possa essere obiettiva in quanto non motivata da interessi economici. In molte campagne promozionali dei farmaci, gli sponsor (le case farmaceutiche) raggiungono i loro obiettivi grazie a programmi televisivi in cui l'informazione appare come dovuta a motivi di tutela sanitaria. Vengono utilizzati professionisti di marketing di alto livello, per rendere le campagne promozionali efficaci, e camuffare un'iniziativa di natura commerciale in uno spazio dedicato al bene comune.
Nel 2002, il British Medical Journal, a proposito del "commercio di malattie", scriveva che "si possono fare molti soldi dicendo ai sani che sono malati".(4)
Come osserva Satolli, l'apparato del marketing delle malattie è pronto a fornirci le sue soluzioni:
“La conclusione è in genere semplice, anzi semplicistica. Dopo aver ingigandito i rischi... si lancia in conclusione un messaggio rassicurante: niente paura, c'è qualcosa (un farmaco, un intervento, una cura) che risolve tutto senza difficoltà. A questo punto la comunicazione assume quasi invariabilmente una struttura retorica che si richiama alla funzione teatrale del "deus ex machina", cioè dell'intervento finale risolutore in chiave quasi miracolistica. Anzi si può dire che sia questa la struttura argomentativa tipica dei messaggi promozionali, nei quali l'informazione più importante (cioè quella che sta più a cuore a chi parla) anziché essere anticipata all'inizio, come nell'esposizione giornalistica, arriva spesso solo alla fine di un percorso che svolge la funzione di preparare all'apoteosi. Questo aspetto è talmente tipico, che può essere "patognomonico": quando si ha il dubbio che un messaggio abbia finalità promozionali, si può saltare in fondo: se nelle ultime righe è citato un farmaco risolutivo, probabilmente il sospetto è fondato”.(5)

Nel settore della produzione dei farmaci, soltanto sei corporation (Bayer, Glaxo, Pfizer, Aventis, Novartis e Roche) controllano il 70% dell'intero mercato mondiale, controllando anche la ricerca scientifica.
I cartelli farmaceutici hanno oggi un notevole potere di creare farmaci e di metterli in commercio senza accertarne i rischi per la salute di chi li assumerà. Gli effetti collaterali sono spesso talmente pesanti da generare vere e proprie patologie o da compromettere gravemente la salute del paziente.
L'industria del farmaco deve di tanto in tanto lanciare nuovi farmaci o sostituire quelli che sono stati identificati come gravemente nocivi. Per vendere i nuovi farmaci, deve suscitare nuovamente fiducia, e ha bisogno di sollevare un notevole battage mediatico. Un mezzo efficace è quello di utilizzare le riviste più autorevoli del settore scientifico. I lettori di queste riviste credono che gli articoli siano "obiettivi" e invece sempre più spesso sono sponsorizzati dalle case farmaceutiche allo scopo di sostenere un nuovo prodotto che metteranno presto in commercio.
Il Direttore Generale di United Health Europe, Richard Smith, in un discorso fatto presso la Medical Society di Londra nell'ottobre del 2004, spiegò il meccanismo di propaganda delle industrie farmaceutiche attraverso le riviste scientifiche:

"Le pubblicità possono essere spesso ingannevoli e i profitti nell'ordine dei milioni, ma le pubblicità stanno lì in bella vista, sotto gli occhi della critica... Il vero problema, ben più importante, ha a che fare con gli studi originali, in particolare i test clinici, pubblicati dalle riviste. Ben lungi dal far loro la tara, i lettori considerano i test controllati a distribuzione casuale come una delle più alte forme di evidenza. Un test su vasta scala pubblicato su una delle maggiori riviste possiede il marchio d'approvazione della rivista (a differenza della pubblicità), sarà distribuito in tutto il mondo e può ben ricevere una copertura globale dai media, specialmente se promosso allo stesso tempo dai lanci di stampa sia della rivista sia della costosa società di pubbliche relazioni, assoldata dalla compagnia farmaceutica che ha sponsorizzato lo studio. Per un'industria farmaceutica, un test dall'esito favorevole vale quanto migliaia di pagine di pubblicità, ragion per cui una compagnia arriva a spendere talvolta oltre un milione di dollari in ristampe dello studio da distribuire in tutto il mondo. I medici che ricevono le ristampe possono non leggerle, ma rimarranno impressionati dal nome della rivista sulla quale compaiono. La qualità della rivista consacrerà la qualità del farmaco... C'è una forte evidenza che le compagnie stiano ottenendo i risultati che vogliono, e ciò è tanto più preoccupante perché dai due terzi ai tre quarti degli studi pubblicati sulle maggiori riviste - Annals of Internal Medicine, JAMA, Lancet e New England Journal of Medicine - sono finanziati dall'industria ... sono disponibili varie strategie di pubblicazione per assicurare la massima esposizione di risultati positivi. Alcune compagnie sono ricorse al tentativo di sopprimere gli studi negativi, ma si tratta di una strategia rozza, che tra l'altro dovrebbe essere ben raramente necessaria se la compagnia sta ponendo le "giuste" domande. Una strategia di gran lunga migliore consiste nel pubblicare i risultati positivi più di una volta, spesso in supplementi alle riviste, che sono altamente vantaggiosi per gli editori e si sono mostrati di dubbia qualità... E' inoltre possibile combinare i risultati provenienti da differenti centri in molteplici combinazioni. Queste strategie sono state smascherate nei casi del Risperidone e dell'Odansetron, ma è un lavoro immenso cercare di scoprire quanti test sono davvero indipendenti e quanti, invece, sono semplicemente lo stesso risultato che viene pubblicato più e più volte."(6)

La fiducia acritica nella scienza e nella farmacologia è dovuta soprattutto alla propaganda mediatica che ogni persona subisce, e al prestigio di cui sono ammantati gli ambienti della scienza ufficiale. Eppure i fatti concreti rivelano che sia la farmacologia che la medicina ufficiale possono provocare malattie e morte. Oggi sarebbero circa 90 i morti al giorno in Italia per errori medici, per effetti collaterali dei farmaci o per malattie prese negli ospedali. Soltanto nel nostro paese dunque morirebbero almeno 30.000 persone all'anno a causa della medicina e di altri fattori correlati.
Peraltro, i cartelli farmaceutici sono oggi strettamente collegati alle maggiori aziende alimentari, come la Kellogg e la Nestlé. Tali società portano avanti ricerche sugli additivi alimentari, sui conservanti, sui coloranti o sugli "aromi". Negli ultimi decenni è aumentato considerevolmente sia l'uso di psicofarmaci, sia il fenomeno della sofisticazione alimentare, senza che le autorità abbiano mai sollevato il problema, nonostante le conseguenze drammatiche. Nessun cittadino viene mai avvertito dalle autorità circa i rischi che può correre assumendo un determinato psicofarmaco o consumando alimenti adulterati. Dunque, le nostre autorità rivelano anche in questo modo di essere sottomesse al potere del gruppo che controlla l'industria alimentare e farmaceutica, e di non avere alcun riguardo per la salute delle persone.

Per fare in modo che ogni disturbo abbia la corrispettiva cura, si etichettano come malattie anche piccoli disturbi, sintomi passeggeri o comportamenti. Tutto questo viene reso realistico attraverso statistiche e ricerche false o fittizie. In tal modo nascono cure farmaceutiche per la “timidezza”, le gambe stanche, la "fobia sociale" o la distrazione.
Anche la tristezza temporanea, magari per un lutto o un divorzio, può diventare una malattia curabile con psicofarmaci. Entrare in uno studio medico significa quasi sempre ricevere cure farmacologiche, anche quando varrebbe la pena chiedersi se il disturbo dipenda da insane abitudini alimentari o da altre cause non patologiche e facilmente evitabili.
Tutti sanno che i farmaci possono creare effetti collaterali, e dunque sarebbe meglio non assumerne se non c’è un’effettiva necessità. Assumerli quando si è sani, soltanto perché attraverso tecniche mediatiche ci hanno convinto che non lo si è risulta un paradosso che mostra tristemente il livello di potere che l’attuale sistema ha raggiunto sulle singole persone. E’ come se l’attuale gruppo al potere provasse piacere nell’avere la possibilità di constatare quanto gli individui siano diventati condizionabili. Come scrisse Ivan Illich, “la civiltà industriale crea nuove malattie e il sistema medico stesso è ben lungi dall’essere sano: Una struttura sociale e politica distruttiva trova il suo alibi nel potere di appagare le proprie vittime con terapie che esse hanno imparato a desiderare. Il consumatore di cure diviene impotente a guarirsi o a guarire chi gli sta vicino”.




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NOTE

1) Latronico Nicola, Rasulo Frank, Candiani Andrea, “Brain. Brescia Anesthesia Intensive Care Neuroscience”, Madeia, Napoli 2006, p. 155.
2) "PLoS Medicine", volume 3, numero 4, aprile 2006.
3) Gruppo Marcuse, "Miseria umana della pubblicità: il nostro stile di vita sta uccidendo il mondo", Eleuthera, Milano 2006.
4) Latronico Nicola, Rasulo Frank, Candiani Andrea, op. cit., p. 157.
5) Latronico Nicola, Rasulo Frank, Candiani Andrea, op. cit., p. 158.
6) Brani tratti dal discorso che Richard Smith pronunciò presso la Medical Society di Londra nell'ottobre 2004. Il discorso fu riportato nel gennaio 2005 dal bollettino di HealthWatch.

http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/09/il-marketing-delle-malattie-come-creare.html


La deriva della sinistra italiana

Fonte: http://italiadallestero.info/archives/3874

[El Periodico]

la convulsa vita politica del paese transalpino

Renato Soru, uscito sconfitto dalle elezioni sarde, potrebbe essere il futuro leader dell’opposizione

“Se li conosci li eviti” (in italiano nel testo, N.d.T.), è il titolo di un’altra novità editoriale italiana, curata da “Chiarelettere” e firmata dai giornalisti Peter Gomez e Marco Travaglio, infaticabili rivelatori di tanti usi e costumi in quello che chiamano un paese di compari, dove una mano lava l’altra, dove le persone dello stesso rango e livello si aiutano vicendevolmente, dove il fragile confine tra la faciloneria e l’illegalità si chiude in una torbida prassi quotidiana di favori, accordi, aiuti, regali sontuosi e viaggi senza restrizioni. La figura prediletta è, ovviamente, quella del primo ministro Silvio Berlusconi.

Nelle quasi 600 pagine del libro, che gli autori qualificano come “di pronto soccorso”, sfilano una dopo l’altra le famiglie politiche ed i parlamentari attuali, fra quali pochi si salvano, i buoni (in italiano nel testo, N.d.T.), secondo il rigoroso e documentato catalogo di raccomandati, riciclati, condannati, imputati, ignoranti, voltagabbana, arrivisti e poltroni che siedono a Montecitorio.

Neppure l’ex sindaco di Roma, Walter Veltroni, il quale, a seguito dell’umiliante sconfitta subita in Sardegna a vantaggio del Popolo delle Libertà guidato dal Cavaliere, ha presentato le dimissioni da leader del Partito Democratico (PD), ne esce indenne, nonostante il riconoscimento del suo encomiabile lavoro in Campidoglio.

Veltroni, che aveva promesso di non presentare nelle proprie liste per il Parlamento nessun condannato, nemmeno in primo grado, ha candidato condannati in primo e secondo grado, vari indagati ed imputati. “Berlusconi, a modo suo, ha mantenuto la parola data: aveva dichiarato che non avrebbe presentato nessun presunto autore di azioni delittuose e, in effetti, ha iscritto nelle liste decine di colpevoli non affatto presunti, ma al contrario, accertati”, commentano causticamente gli autori. Inoltre sottolineano le contraddizioni di Veltroni che, dopo essere stato iscritto per 21 anni al vecchio Partito Comunista Italiano (PCI) e dopo aver diretto il giornale del partito, L’Unità, dichiarò nel 1995 di non essere mai stato comunista.

L’uscita dalla scena politica di quest’uomo che per 14 mesi ha guidato il Partito Democratico, presuppone il tacito riconoscimento di un fallimento senza attenuanti. La sua proposta di collaborare con Berlusconi per lanciare un pacchetto di riforme di “interesse nazionale” ricevette un olimpico rifiuto da parte del primo ministro. Chi ha dimostrato di essere più risoluto nella ricerca dei punti deboli di Berlusconi e’ stato l’ex giudice di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, leader di un minuscolo partito.

Veltroni (53 anni), senza nessuna laurea e con un diploma d’operatore cinematografico, sognava di rifondare, con l’aiuto dell’ex primo ministro Romano Prodi e del leader della Margherita Francesco Rutelli, un grande partito, “la casa dei progressisti italiani”, più vicina ai democratici statunitensi che alla socialdemocrazia europea. Ma si è sempre visto scalzato da Massimo D’Alema, un barone del vecchio partito comunista ed ex-primo ministro, dalle capacità oratorie brillanti con diritti acquisiti, il cui rifiuto ad occupare un semplice banco nella nuova legislatura, ha considerevolmente indebolito il centro-sinistra.

Il male endemico dell’opposizione risiede nel suo particolarismo e nella sua frammentazione, cosa che ha impedito la presenza di un leader unico e di un programma forte, vero gancio con l’elettorato. Lo stesso Rutelli è tassativo nel descrivere l’assurdità delle occasioni mancate dai governi anteriori: “la sinistra al potere (si riferisce al Governo D’Alema) doveva risolvere il conflitto d’interessi ed elaborare una legge sull’informazione e sulla regolamentazione della televisione pubblica. Se l’avesse fatto, oggi non staremmo discutendo su come limitare la sovrapposizione tra il potere privato di Berlusconi ed il controllo della televisione pubblica. E se si fosse fatta una riforma, anche modesta, della legge elettorale, oggi vivremmo in un contesto più sereno e tranquillo”.

La principale formazione d’opposizione si trova ora nella tormenta, e con un serio scontro interno per scegliere il nuovo leader, che dovrà aspettare le primarie del prossimo autunno. Già c’è chi punta su Renato Soru, paradossalmente il grande sconfitto nelle recenti elezioni sarde. Soru, 51 anni, ex-presidente della regione, è il fondatore della compagnia di servizi Internet Tiscali, con sede a Cargliari, ed è il proprietario de L’Unità. La rivista Forbes lo presenta come uno degli uomini più ricchi del mondo e stima il suo impero attorno ai 4000 milioni di euro.

I sostenitori di Soru credono che un politico-imprenditore sia più efficace di un professionista della politica nel combattere Berlusconi nelle prossime elezioni del 2011. Ad ogni modo la situazione attuale favorisce di gran lunga gli interessi di Berlusconi, alle prese con la dura recessione economica del paese ed assediato nuovamente dai giudici di Milano che lo accusano di aver corrotto l’avvocato britannico David Mills affinché testimoniasse il falso a suo favore nel caso di un’azienda fantasma con sede in un paradiso fiscale. Quantomeno, il caos nelle file dell’opposizione svia l’attenzione dell’opinione pubblica, ora che il primo ministro si è blindato dietro una legge che gli concede l’immunità durante tutto il suo mandato.

[Articolo originale di Roger Jiménez]

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In Italia, la polizia protegge le “ronde cittadine” destinate a sostituire ... la polizia

Fonte: http://italiadallestero.info/archives/3877


[Le Monde]

Volano insulti e sberle a Padova. Ancora insulti, sberle ed un dito rotto a Piacenza. Il bilancio delle ronde, tra sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo, non supera quello di una partita di rugby, ma testimonia una certa tensione tra i promotori di questa iniziativa ed i loro avversari, che la polizia, sia a Padova che a Piacenza, ha dovuto separare.

Autorizzate da un decreto-legge del governo del 21 febbraio, a seguito di una serie di stupri commessi alle porte di Roma, le ronde cittadine ufficializzano di fatto le ronde padane introdotte nel 2006 nel nord-est del paese dal partito populista e xenofobo Lega Nord.

In teoria le ronde sono sotto il controllo di sindaci e prefetti. Per poter identificare elementi estremisti o violenti, i volontari devono iscriversi su di un registro della polizia. Non sono armati e sono equipaggiati con telefoni cellulari, walkie-talkie, torce e fischietti.

Le iniziative si sono moltiplicate. Venerdì 27 febbraio, a Padova, una decina di volontari battezzatisi Veneto Sicuro hanno pattugliato i quartieri difficili della città. Agghindati con un gilet giallo a bande fluorescenti che dà loro un’aria da netturbini, si sono imbattuti in un gruppo di giovani esponenti dei movimenti alternativi contrari alle ronde. Il giorno dopo a Piacenza, sono stati alcuni militanti di Rifondazione, travestiti con delle maschere da Carnevale, a giocare a “chi ferma la ronda”.

I poliziotti che sono dovuti intervenire non hanno apprezzato il fatto di dover essere chiamati a garantire la sicurezza di chi pretende di ristabilirla al loro posto, e meglio di loro. “Lo sanno quelli del governo che abbiamo dovuto usare tre poliziotti e tre carabinieri per proteggere questa iniziativa inutile e pericolosa?” s’arrabbia il sindacato autonomo della polizia padovana.

Il principale sindacato dei carabinieri, il Cocer, sostiene che “azioni di questo tipo sono irrealizzabili” e chiede un incontro con Berlusconi per spiegare le proprie ragioni. Secondo i rappresentanti delle forze dell’ordine, mancano varie migliaia di agenti per garantire la sicurezza degli italiani. A più riprese il governo ha chiamato in causa l’esercito per aiutare polizia e carabinieri a lottare contro malavita organizzata o violenze urbane.

Davanti a tanta confusione, il ministro degli Interni [ministro della Difesa N.d.T.], Ignazio La Russa, ha chiesto ai sindaci di aspettare che venga redatto un regolamento per le ronde cittadine prima di organizzarle.

[Articolo originale di Philippe Ridet]



Tutti a scuola con Piedibus: prima il piacere, poi il dovere

Fonte: http://www.terranauta.it/a840/vivere_ecologico/tutti_a_scuola_con_piedibus_prima_il_piacere_poi_il_dovere.html


Una comitiva di bambini, accompagnati da due adulti, che si reca a scuola a piedi… ecco cos’è Piedibus: il modo più sicuro, divertente ed ecologico per andare e tornare da scuola.

di Alessandra Profilio
Piedibus
Piedibus è il modo più sicuro, divertente ed ecologico per andare e tornare da scuola.
Orari precisi, fermate stabilite, un itinerario, un autista, un controllore ed un gruppo di bambini con i loro zaini. Insomma, un autobus di linea in piena regola tranne che per un “particolare”: non c’è nessun autobus ed il tragitto viene percorso a piedi.

Il Piedibus, questo il nome del servizio, è costituito da una carovana di bambini che si recano a scuola insieme, accompagnati da due adulti: un “autista” che li precede ed un “controllore” che chiude la fila.

Lungo il percorso i bambini, “raccolti” alle varie fermate predisposte lungo il cammino, chiacchierano tra loro e, allo stesso tempo, apprendono quelle utili informazioni sulla sicurezza stradale necessarie per muovere i primi passi verso l’indipendenza.

La piacevole passeggiata non è preclusa a nessuno: anche gli scolaretti che abitano lontano dalla scuola possono essere accompagnati dai genitori ad una delle fermate del Piedibus per unirsi così ai compagni. In tal modo, d’altra parte, si evita la baraonda di auto che, agli orari di entrata e di uscita dei bambini, si crea, puntualmente, davanti alle scuole.

Con la collaborazione dei genitori, il servizio può essere applicato a qualsiasi zona, in qualsiasi città, in qualsiasi Paese. Non esistono regole prestabilite: ogni gruppo scolastico può organizzarsi in base alle esigenze dei piccoli e dei genitori.

L’estrema flessibilità e la semplicità che la caratterizzano hanno reso l’iniziativa Piedibus sempre più seguita ed apprezzata da adulti e bambini.

Bambini che vanno a scuola
Un gruppo di bambini in cammino verso la scuola
Partito, infatti, dalla Danimarca, il servizio, con il passare del tempo, si è diffuso anche negli Stati Uniti ed in molti paesi europei, tra cui il nostro.

A Cagliari, nel Comune di Castegneto (in provincia di Brescia), a Ferrara, Lecco, Milano, Padova, Reggio Emilia e in altre città italiane diverse scuole hanno scelto di aderire a Piedibus ed il bilancio di queste esperienze (riportato nel sito Piedibus.it) è assolutamente positivo. Facile intuirne i motivi: Piedibus rappresenta il modo più divertente, sicuro, educativo ed ecologico per andare e tornare da scuola.

Innanzitutto durante il tragitto da casa a scuola i bambini, spesso pigri e abituati sin da piccoli ad una vita sedentaria, hanno l’occasione di camminare e ciò contribuisce al mantenimento della forma fisica prevenendo l’obesità, patologia sempre più diffusa tra i piccoli e spesso sottovalutata dai genitori, che, in molti casi, continuano a nutrire i figli con merendine e tv.

I passeggeri dell’ “autobus che non c’è”, inoltre, ogni mattina chiacchierano, ridono e scherzano tra loro: in poche parole, iniziano la giornata con il sorriso e tanta energia. E anche i genitori, nelle vesti di “autista” e “controllore”, hanno la possibilità di rilassarsi e di conoscere meglio il proprio bambino osservandolo interagire con i compagni.

Piedibus danese
Partito dalla Danimarca, Piedibus, con il passare del tempo, si è diffuso anche negli Stati Uniti ed in molti paesi europei, tra cui il nostro
Al contrario, quando i figli si recano a scuola in macchina con i genitori si trovano costretti, sin da una tenera età, a sottostare ai ritmi serrati e frenetici previsti dalla tabella di marcia di mamma e papà: un vero e proprio tour de force che ben poco si presta alle esigenze di serenità dei piccoli.

Con Piedibus, invece, la carovana si rilassa, si diverte e, allo stesso tempo, impara.

L’ apprendimento, infatti, non ha a che fare esclusivamente con i banchi di scuola: durante la passeggiata l’allegra comitiva acquisisce nel migliore dei modi possibili, ovvero tramite l’esperienza diretta, le norme primarie della sicurezza stradale, della mobilità sostenibile e del rispetto per l’ambiente che li ospita.

Dalla conoscenza e padronanza del territorio urbano derivano l’autostima e l’autonomia dei piccoli che, gradualmente, imparano a destreggiarsi nel traffico divenendo, a poco a poco, pedoni consapevoli e cittadini modello.



OGM, dai processi farsa alla presa di coscienza

Fonte: http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/03/ogm-dai-processi-farsa-alla-presa-di.html

Una coppia di anziani agricoltori canadesi condannata per “violazione del brevetto” perchè si è ritrovata (a propria insaputa e contro la propria volontà) piante OGM nei propri campi ... se non è cospirazione questa che altro?

Gli Ogm come non ve li hanno mai raccontati: 4 giornate a Milano, Bologna, Firenze e Roma.

Percy e Louise Schmeiser sono una coppia di anziani agricoltori del Saskatchewan (Canada).Nel 1998 nei loro campi sono state trovate piante di canola (la colza da olio canadese) geneticamente modificata per la resistenza all’erbicida Round Up. Infastidita dall’evento (da decenni selezionava proprie varietà di alta qualità e resistenti ai forti venti che spazzano le prairies canadesi), la coppia si attendeva scuse e una qualche forma di indennizzo.

Al contrario, si è vista chiedere da Monsanto 120.000 dollari per la violazione del brevetto di cui la casa biotech è titolare esclusiva. La causa, con ingenti spese legali per i due plurisettantenni (con figli e nipotini, del tutto privi del phisique du role dei contestatori), si è trascinata per anni e si è conclusa nel 2004 con la loro condanna. Anche se con una risicata maggioranza di 5 giudici a 4, la Corte suprema canadese ha in-fatti sentenziato che non importava che la violazione di brevetto (o contaminazione, a seconda dei punti di vista) fosse non solo non voluta dagli Schmeiser, ma addirittura sgradita, e che non aveva assolutamente rilievo il modo in cui fosse accaduta. Il solo fatto che sui loro campi si trovasse DNA sotto brevetto era sufficiente a imporre il pagamento dei diritti di proprietà intellettuale a favore di Monsanto.

Da allora, la coppia si è impegnata con passione per la presentazione della sua esperien-za, ottenendo nel 2007 il Right Livelihood Award (il premio Nobel alternativo) conferito al Parlamento svedese. “Prima della causa, non avevo mai conosciuto nemmeno un rappresentante di Monsanto. In 60 anni, non avevo mai acquistato le loro sementi e non avevo mai partecipato a un loro incontro”, dice Percy, condannato a essere cliente di Monsanto per sentenza. Lo scenario preoccupante che si prospetta se non sarà messa mano a una chiara e puntuale normativa complessiva, vede per gli agricoltori le cui coltivazioni venissero accidentalmente contaminate da pollini OGM il rischio di vedersi intimare il pagamento di royalties, per il solo fatto di “detenere”, anche se del tutto involontariamente, materiale genetico brevettato.

Per i prodotti coltivati in Italia il problema non si pone. Per ora: in un meeting della Fao, lo scorso gennaio il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha infatti dichiarato: "Personalmente sono totalmente contrario agli OGM, ma il governo ancora non si è espresso sul tema". Aspetti brevettuali a parte, gli Schmeiser ritengono impossibile la coesistenza tra piante OGM e tradizionali: “non è possibile "trattenere" gli OGM: una volta che si introduca una nuova forma di vita nell'ambiente, non c'è più modo di richiamarla indietro. Non si può trattenere il vento, né il trasporto dei semi da parte di uccelli, api e altri animali. Gli OGM si diffonderanno ovunque con la stessa facilità con la quale è avvenuto nelle nostre prairies”.

“Mia moglie ed io abbiamo 77 e 78 anni. Non sappiamo quanti anni abbiamo ancora a disposizione e come nonni ci chiediamo che tipo di eredità vogliamo lasciare ai nostri nipoti. I nostri nonni e i nostri genitori ci hanno lasciato un'eredità di terra coltivabile. Noi non vogliamo lasciare un'eredità di terra, aria e acqua sature di veleni”.

Percy e Louise Schmeiser saranno in Italia dal 26 febbraio al 4 marzo, chiamati da Naturasì, Coop, Commissione internazionale per il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura e dalla Cia –Confederazione Italiana agricoltori.

Ecco il calendario:

26 febbraio ore 18 Milano (Hotel ATA Fiera in Viale Boezio).Interverranno anche Giulia Maria Mozzoni Crespi (presidente del Fai Fondo per l’ambiente italiano e conduttrice dell’azienda agricola biodinamica Cascine Orsine), Joseph Wilhelm (presidente della so-cietà tedesca di prodotti biologici Rapunzel e promotore della marcia europea No-OGM), Fabio Brescacin (amministratore delegato di Ecor/NaturaSì).

27 febbraio ore 20,30 Bologna (Ambasciatori, via Orefici 19), Interverranno l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, il preside della facoltà di Scienze agrarie Andrea Segrè, il presidente di FederBio Paolo Carnemolla e il responsabile Innovazione e valori di Coop Italia Claudio Mazzini.

2 marzo ore 18 Firenze (Ospedale degli Innocenti, piazza SS. Annunziata). Interverranno Ugo Biggeri (Terra Futura), Maria Grazia Mammuccini, amministratrice dell’Arsia/Regione Toscana e Viviano Venturi, agricoltore custode toscano.

4 marzo ore 10,30 Roma (Confederazione italiana agricoltori, Via Mariano Fortuny 20). In-terverranno il presidente nazionale Cia Antonio Politi, il presidente nazionale Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e il presidente di Legacoop agroalimentare Luciano Sita.

Come addendum a quanto sopra riportato inserisco queste righe inviatemi da Paola Botta Beltramo:
Dal quotidiano "Il sole 24 ore" 3 marzo 2009 pag. 18: "Resta il divieto sugli OGM - A Bruxelles NO alla proposta della Commissione di imporre la linea ai singoli Paesi"
Riassumo: ieri il Consiglio dei Ministri dell'Ambiente dell'Unione Europea ha respinto la proposta di costringere Austria ed Ungheria ad accettare la coltivazione di mais modificato. Su 27 Stati membri hanno così votato 23 e dunque solo 4 (Gran Bretagna, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia). avrebbero voluto imporre la coltivazione di mais transgenico.....il messaggio lanciato ieri è che ciascuno a casa sua deve fare quello che vuole...... Il direttore generale di Assobiotech (favorevole agli ogm) dichiara: ".... la filosofia che ha prevalso è quella dell'uscio di casa; di fronte alla crisi attuale mi sembra che in Europa ci sia la tentazione di percorrere strade che sanno di protezionismo, attraverso scorciatoie che riguardano il proprio particolare......". Domando: la crisi attuale è dunque legata al problema delle manipolazioni genetiche? Grazie per un' eventuale risposta.

venerdì 6 marzo 2009


CROSTATA ALLA CREMA SIMIL - FERRERO ROCHER

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Sul forum di cookaround ho visto spesso delle creme fatte con panna, nutella, nocciole e wafer sbriciolati, così quando mi sono ritrovata con della ricotta e della nutella da far fuori (per evitare di mangiarmela tutta a cucchiaiate!) ho pensato di sfruttare quell’idea… io non ho messo le nocciole nella crema perché la volevo abbastanza morbida, senza trovarmi i pezzettini di nocciole in bocca, se però li preferite aggiungeteli pure…

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Ingredienti:

per la base (è abbondante: io ho fatto anche una crostata più piccola):

  • 550 gr circa di farina 00
  • 125 gr di yogurt naturale
  • 40 gr di burro
  • 3 cucchiai di latte
  • 200 gr di zucchero
  • mezza bustina di lievito
  • 1 uovo
  • 4 cucchiai di farina di nocciole
per la crema:
  • 250 gr di ricotta
  • 50 gr di zucchero a velo
  • 4 cucchiai di nutella (o di più, se la volete proprio stra-golosa
  • 2/3 di pacchetto di wafer sbriciolati con una forchetta
  • a piacere: 100 gr di nocciole tritate

My creation

Preparare la base: amalgamare l’uovo con lo zucchero, lo yogurt, il burro ammorbidito ed il latte. Unire la farina di nocciole ed infine la farina setacciata con il lievito ed impastare a mano fino a raggiungere un composto liscio, che si possa stendere con il matterello. Con la farina sono andata un po’ ad occhio, se vi sembra ancora un po’ appiccicoso il composto aggiungetene ancora un paio di cucchiai.
Stendere la pasta su un foglio di carta da forno infarinato, coprendo la superficie con della pellicola trasparente, fino ad ottenere una sfoglia alta mezzo centimetro abbondante. Foderare il fondo ed i bordi di uno stampo per crostata (o, in mancanza, di una tortiera a cerchio apribile o ancor meglio in alluminio coni bordi bassi) e bucherellare il fondo con una forchetta. Coprire con un foglio di carta da forno e riempirlo di riso o fagioli secchi. Cuocere a 170° fino a doratura (mezz’oretta circa).
Mentre la base raffredda preparare la farcitura: setacciare la ricotta e lavorarla a crema con lo zucchero a velo setacciato. Amalgamarla alla nutella (che deve essere morbida: se fosse inverno mettetela vicino ad una fonte di calore o 15 sec al micro direttamente con il barattolo), alle eventuali nocciole e alle briciole di wafer , tenendone da parte qualche cucchiaio per la superficie. Sformare la base e riempirla con la crema, livellandola bene, e cospargerla con le briciole di wafer messe da parte. Conservare in frigorifero.


Bambini e psicofarmaci: il più atroce dei connubbi

Fonte: http://www.terranauta.it/a845/salute_e_alimentazione/bambini_e_psicofarmaci_il_piu_atroce_dei_connubbi.html

di Valerio Pignatta
Logo mani dai bambini
Il logo di Giù le mani dai bambini
Luca Poma, oltre ad essere un giornalista, è il portavoce di Giù le mani dai bambini, il più importante Comitato nel nostro paese che si occupa di disagi dell'infanzia e di farmacovigilanza inerente. Con lui abbiamo cercato di capire meglio cosa sta accadendo e come mai si ricorra a terapie così pesanti e nocive per trattare bambini che, come è stato dimostrato più volte, possono guarire (se effettivamente malati) anche con altri tipi di intervento come quello nutrizionale o psicoterapeutico, senza accollarsi il carico di tali invalidanti effetti collaterali.

Luca Poma, è notizia recente che la Food and Drug Administration - l’Agenzia statunitense per il farmaco - abbia allertato medici e genitori sugli effetti collaterali anche gravi e mortali di alcuni psicofarmaci utilizzati per la cura dei bambini iperattivi, la cosiddetta sindrome ADHD (disturbo da iperattività e deficit d'attenzione). La domanda che sorge spontanea è: ma come vengono effettuati allora gli studi di base quando un farmaco viene approvato e prima di essere messo in commercio? Ma come è possibile che sia verificabile solo a posteriori la nocività di un farmaco e i suoi effetti collaterali?

“ Purtroppo la Food & Drug Administration trae sostentamento direttamente dai produttori: la parte preponderante del bilancio di quest’ente sanitario di controllo, che dovrebbe essere totalmente indipendente, deriva invece da versamenti delle multinazionali farmaceutiche , che pagano robusti diritti per ottenere l’autorizzazione ad effettuare qualunque sperimentazione. Inoltre, la maggior parte delle evidenze cliniche circa l’efficacia dei nuovi farmaci vengono fornite alla FDA dalle stesse aziende produttrici. Tragga il lettore le proprie conclusioni…”

Luca Poma
Luca Poma durante una conferenza
Nel nostro paese si parla di circa 162.000 bambini che potrebbero essere potenziali destinatari di questi trattamenti (progetto di screening “PRISMA”, promosso dal ministero dalla Salute). Quanti di questi sono già effettivamente in trattamento? Cosa spinge uno psichiatra a prescrivere uno psicofarmaco a un bimbo di pochi anni con un cervello in piena evoluzione? Le informazioni che dovrebbero instillare dei dubbi oggi sono sempre più abbondanti. Tenendo conto anche del fatto che buoni risultati terapeutici sono stati riscontrati con metodi meno invasivi come ad esempio la psicoterapia o la terapia nutrizionale.

“I minori attualmente in trattamento sono poche migliaia, ma d’altra parte i centri per la somministrazione di psicofarmaci ai minori sono aperti da meno di un anno, quindi è possibile – purtroppo – che il numero cresca. Più che altro è interessante notare che – laddove il farmaco dovrebbe essere un trattamento riservato ai casi limite - il 100% dei bambini iscritti al registro nazionale ADHD sono attualmente in terapia con psicofarmaci”.

Esistono studi che hanno sondato la condizione psicofisica di bambini/ragazzi dopo un lustro o un decennio di assunzione di questi farmaci? Se sì, come mai medici, istituzioni sanitarie e genitori non raccolgono e fanno proprie queste informazioni?

“Si, ne esistono, diversi sono anche pubblicati – e gratuitamente scaricabili – nella sezione Ricerca scientifica del nostro portale www.giulemanidaibambini.org, già tradotti in lingua italiana. Il problema tuttavia è che il farmaco “funziona”: seda il disagio molto rapidamente, e quindi è in linea con le esigenze tipiche di questa nostra società contemporanea: tutto e subito. Il prezzo che pagheranno questi bambini sul lungo periodo pare interessare poco o niente”.

Pillole
Migliaia di bambini vengono sedati con psicofarmaci rimanendo spesso vittime di danni permanenti
Vista la vostra approfondita esperienza sul campo, se doveste avere la possibilità di intervenire in modo indipendente e definitivo sul problema, cosa mettereste in atto per risolverlo? Come si può ovviare alla leggerezza con cui ci si avventa a curare i sintomi di una presunta malattia con farmaci così pericolosi, anziché interrogarsi sulle cause che hanno originato l'eventuale squilibrio e utilizzare metodi più dolci che vanno alla radice del problema? Come giungere a un'informazione generalizzata e cosciente sulla iatrogenesi? Senza contare la psicosi collettiva indotta dal moderno stile di vita in cui siamo precipitati, che andrebbe risolta a livello sociale con grandi effetti salutari a cascata su una miriade di altre patologie, e non ultimo sulla serenità dei nostri bimbi.

“Il problema è molto complesso, e purtroppo non può essere affrontato in una breve intervista, sennò correremmo il rischio di commettere lo stesso errore già commesso in USA: cedere alle lusinghe delle sirene dell’ “ipersemplicismo”. Possiamo tuttavia indicare delle “linee guida” generiche, tutte da approfondire, ma a nostro avviso efficaci:

1) blackbox (i riquadri neri, come per le sigarette) con i principali effetti collaterali bene in evidenza, perché com’è noto i bugiardini non li legge nessuno;

2) dichiarazione obbligatoria del conflitto d’interessi. Vogliamo sapere quali consulenze hanno dai produttori tutti i quadri e dirigenti dell’Agenzia Italiana del Farmaco e dell’Istituto Superiore di Sanità. Ciò deve valere anche per i ricercatori: quando qualcuno pubblica una ricerca scientifica che osanna lo psicofarmaco, è bene sapere se ha contratti in corso con chi quello psicofarmaco lo produce, e di quale entità;

3) più fondi per equipe multidisciplinari nelle ASL, sennò si approda allo psicofarmaco obbligatoriamente, in carenza di interventi alternativi strutturati;

4) screening medico completo obbligatorio prima di valutare la somministrazione di farmaci psicoattivi, perché molte patologie organiche “mimano” nei sintomi le patologie psichiatriche, e quindi si rischia di curare come psichiatrici problemi che invece sono pediatrici;

5) stabilire comunque un limite tassativo di tempo oltre il quale lo psicofarmaco non può essere somministrato, anche nei casi gravi, sennò si cronicizza una terapia che dovrebbe avere carattere eccezionale e temporaneo per affrontare crisi acute;

6) divieto assoluto di operazioni di marketing pro-psicofarmaco– diretto od indiretto – nelle scuole e sugli insegnanti, perché a scuola si deve studiare, e l’istituzione scolastica non può diventare l’anticamera dell’ASL;

7) più fondi per la ricerca realmente indipendente;

8) obbligo tassativo per i produttori a pubblicare anche quelle ricerche che hanno avuto esito negativo (ad oggi – detenendone il copyright – possono anche non pubblicarle);

Bambini che litigano
Spesso i bambini vivaci vengono "curati" con gli psicofarmaci, anziché con un po' di amore
Sono regole base dettate anche dal buon senso. Non dico che così si risolverebbero tutti i problemi, ma si farebbero certamente dei passi avanti. Ci sono diversi progetti di legge in Parlamento che vanno in questa direzione; speriamo che vengano rapidamente approvati, anche perché dal momento che la lobby del farmaco va in direzione opposta, arrivare ad una normativa nazionale sull’argomento è quanto mai urgente.

Mi permetto di concludere con un appello ai Vostri lettori: molto fa l’informazione, alle famiglie, nella scuola, nelle ASL, etc. Aiutateci come volontari, c’è modo di supportarci anche da casa Vostra, basta avere un PC ed una connessione internet. “Giù le Mani dai Bambini”® si regge totalmente sul lavoro dei volontari: abbiamo bisogno di Voi. Grazie!”





ARROSTO CON PRUGNE E MELE (aggiornato con foto plagio)

Come promesso ieri, posto le pagine della rivista in questione, non comunico ancora il nome perchè sono alla ricerca di un modo per contattarli... osservate bene le foto potreste trovare qualcosa di vostro o di qualche vostra conoscenza...
... la prima riguarda la mia foto, il riferimento lo trovate qui, (la foto è la seconda), ovviamente è stata tagliata la parte del nome ma se osservate bene la posizione degli ingredienti noterete che è inequivocabilmente lei...
... vi terrò aggiornate in merito!






Oggi vi propongo una ricetta tratta dalla rivista sale e pepe di dicembre 2006, la prima volta la sperimentai con i miei bambini a scuola per il pranzo di pasqua con i genitori, successivamente l'ho offerta ai miei ospiti per una cena... entrambe le volte è stata un vero successone, i sapori delle mele, delle prugne, delle cipolline e dell'alloro conferiscono al piatto un gusto agrodolce sublime...vi consiglio di provarla!


Vi segno come sempre la ricetta originale e le modifiche nella note

INGREDIENTI per 8 persone
1,2 kg di lonza di maiale
100g di bacon a fette
12 piccole prugne secche
12 meline
12 piccoli scalogni
una foglia di alloro
mezzo dl di cognac
2 dl di brodo vegetale
30g di burro
sale e pepe

PREPARAZIONE
Salate e pepate la lonza di maiale, rivestitela di bacon e fissate il tutto con più giri di spago da cucina.
Mettete le prugne a insaporire nel cognac per 30 minuti e scolatele tenendo il liquido da parte; tagliate le mele a metà e sbucciate gli scalogni. Rosolate la carne nel burro in una casseruola, unite l'alloro e gli scalogni e bagnate con il cognac.
Lasciatelo evaporare, passate la casseruola in forno, bagnate con il brodo bollente e cuocete a 180° per 30 minuti. Aggiungete poi le meline, le prugne e continuate la cottura per 40 minuti.
Lasciate riposare l'arrosto per 10 minuti e servite con la frutta e gli scalogni.

NOTE: Non ho effettuato la prima cottura nel burro ma in pentola a pressione senza aggiunta di grassi, solo di un po di vino bianco, questa cottura concede alla carne morbidezza e alleggerisce la preparazione sia come tempi di cottura che come grassi. Ho poi proseguito come da indicazioni della ricetta. Vi assicuro che senza grassi aggiunti il sapore non risente in alcun modo.

Ancora una volta ci ritroviamo a dover denunciare furti di ricette e foto... ancora una volta ci ritroviamo unite contro il plagio...

...e ringrazio Stella di Sale che si sta occupando attivamente della situazione!

I nostri blog nascono da una passione, non hanno alcuna pretesa che non sia quella di voler far conoscere ricette, tecniche, pensieri ma ciò nonostante siamo in balia di gente priva di fantasia... persone il cui unico gesto è copiare ed incollare... che gusto c'è??

Dietro ogni preparazione c'è un lavoro dettato dalla passione, dall'amore e non è assolutamente giusto che le nostre passioni non vengano rispettate... quindi vi prego segnalate in modo da poter denunciare.

Personalmente non ho riscontrato nulla di mio nei siti segnalati in giro ma di mio ho invece trovato su una rivista... giorni fa un'amica a conoscenza della mia passione per la cucina mi ha portato una magazine di arredamento in cui era stato pubblicato un inserto speciale di ricette... immaginate la sorpresa quando aprendo trovo la mia ricetta dell'insalata di mare o meglio sarebbe più corretto dire che la ricetta non è assolutamente mia ma la foto si... staserà posterò la scansione della pagina o meglio delle pagine incriminate... perchè di ricette ce ne sono altre e magari potreste scopire che vi appartengono, non lo faccio subito perchè il mio infortunio mi tiene ancora bloccata in divano ed ho bisogno di un aiuto che arriverà nel pomeriggio.

Conclusione... non c'è limite all'idiozia!


Sabato di protesta: a Roma e Chiaiano

Fonte: http://www.carta.org/campagne/beni+comuni/16788

La mattina di sabato, 7 marzo, dalle 9 del mattino il gruppo locale di Greenpeace ha organizzato «E’ ora di Agire: Attiviamoci – Unitevi a noi per dire No al Nucleare», una manifestazione contro la decisione del governo di ritornare all’energia nucleare.

«Lo sfruttamento dell’energia nucleare per la produzione dell’energia elettrica è una scelta rischiosa e anti democratica che negli anni, incidente dopo incidente, disastro dopo disastro, ha dimostrato di non essere conveniente – si legge nel manifesto che convoca la manifestazione – Il Governo continua, infatti, a parlare di nucleare, mentre ha appena firmato accordi europei vincolanti per giungere a una quota del 35 per cento di energia elettrica da fonti rinnovabili al 2020. Il nucleare sottrarrà risorse allo sviluppo delle rinnovabili, oggi ferme al 16 per cento, e il risultato potrebbe essere una nuova procedura d’infrazione davanti alla corte Europea». Si parte da largo Argentina.

A Chiaiano, sempre sabato, cittadini scendono in piazza per la chiusura della discarica di rifiuti all’interno del parco delle cave, ma anche per un Piano rifiuti alternativo al disastro delle megadiscariche e degli inceneritori. Si parte alle 16 dalla stazione della Metro di Chiaiano

Per aderire: insurgencia@email.it


UN'ALTRA BELLA LETTERA - DA PARTE DI UN LETTORE CHE DI PROFESSIONE FA IL BANCARIO (ONESTO) http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2009/03/unalt

Fonte: http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2009/03/unaltra-bella-lettera-da-parte-di-un.html

LE BANCHE ITALIANE HANNO PERSO PERCENTUALMENTE COME LE BANCHE DEL RESTO DELL’EUROPA, PERSONALEMTE PENSO CHE QUESTO NON RIFLETTA L’ESATTA SITUAZIONEIN CUI SI TROVANO, LE NOSTRE BANCHE HANNO SICURAMENTE MENO PROBLEMI DELLE VARIE DEUTSCHE BANK,
FORTIS,ING ECC., DETTO QUESTO NON VOGLIO DIFENDERE LE NS. BANCHE COME TALI, MA VOGLIO DIFENDERLE COME PATRIMONIO DI TUTTI NOI
ITALIANI, PER DIFENDERLE DA QUESTO DISASTRO EPOCALE SECONDO ME BISOGNA FARE DELLE SCELTE DRASTICHE.
LA PRIMA SCELTA DEVE ESSERE QUELLA DI CAMBIARE VELOCEMENTE I MANAGER CHE IN QUESTO MOMENTO SONO IN BALIA DEI MERCATI, NON HANNO PIU IL CONSENSO INTORNO A LORO, SI SENTONO SOLI A COMBATTERE CONTRO I MULINI A VENTO E NON RIESCONO PIU’ A METTERE IN ATTO UNA QUALSIASI STRATEGIA CHE DIA UNA MANO A RISOLVERE I MOLTI PROBLEMI CHE DEVONO AFFRONTARE GIORNALMENTE, SERVE UNA SCOSSA CHE FACCIA TORNARE FIDUCIA ALL’INTERNO DELLE STRUTTURE SPAVENTATE A MORTE DALLA PROSPETTIVA DEL POTER PERDERE IL PROPRIO LAVORO. LA SECONDA MOSSA E’ QUELLA CHE DEVE FARE BANCA D’ITALIA, MANADANDO NELLE 6 BANCHE PIU’ IMPORTANTI E PATRIMONIALIZZATE ( UNICREDIT, INTESA, PASCHI, UBI, BANCO POP, BANCA PO.MILANO, MEDIOBANCA) DEGLI ISPETTORI CHE IN POCHISSIMO TEMPO FACCIANO CHIAREZZA SUI BILANCI E ALLA FINE DELLE LORO REVISONI LE PUBBLICHINO SUI MAGGIORI QUOTIDIANI ITALIANI
E SUI QUOTIDIANI MONDIALI SPECIALIZZATI IN FINANZA,FATTO QUESTO CREI ALL’INTERNO DELLE BANCHE GRUPPI DI LAVORO FORMATI DA SUOI UOMINI CHE SI OCCUPINO SOLAMENTE DEI PROBLEMI DERIVANTI DA QUESTA CRISI E CHE RISPONDANO DIRETTAMENTE AL GOVERNATORE DELLA BANCA D’ITALIA STESSA . LA MOSSA PIU’ DRASTICA CHE DEVE FARE LA CONSOB D‘ACCORDO CON IL GOVERNO PRIMA DELLE DUE SCELTE SOPRACITATE E’ QUELLA DI SOSPENDERE LA CONTRATTAZIONE CONTINUA DI QUESTE BANCHE, FARLE APRIRE UNA SOLA VOLTA AL GIORNO CON UN BID ED UN OFFER FISSO (ES. UNICREDITO BID 1 OFFER 1,03) IL COMPRATORE E VENDITORE SARA’ SEMPRE LO STATO ITALIANO VENDITORE SOLO PER LA QUANTITA’ CHE IL MERCATO LE HA VENDUTO, STIMANDO CHE AD OGGI IL VALORE TOTALE DI BORSA DELLE 6 BANCHE E’DI CIRCA 54MLD. DI EURO E IPOTIZZANDO VENDITE PER LA META’ IL TESORO CON CIRCA 25 MLD DI EURO FERMEREBBE IL CROLLO CHE SECONDO ME POTREBBE CONTINUARE ANCHE IN MODO PESANTE PER LA MANCANZA DI INTERESSE SUL SETTORE, INOLTRE LO STATO PER FINANZIARSI QUESTA OPERAZIONE POTREBBE EMETTERE OBBLIGAZIONE A TRE ANNI A EURIBOR + 150 CON INSERITA UNA CALL ES. SU UNICREDIT A 1,80 ALLA SCADENZACHE POSSA ESERCITARE IL POSSESSORE DELL’OBLIGAZIONE E SE FRA TRE ANNI IL MERCATO SI SARA’ RIPRESO FAREBBE UN OTTIMO UTILE E AVREBBE ANCHE FATTO FARE UN OTTIMA OPERAZIONE AI SUOI CITTADINI. DIFENDIAMOCI CON INTELLIGENZA DAGLI ATTACHI SPECULATIVI DI CHI CI VUOLE COMPRARCI CON 2 LIRE, NON POSSIAMO NOI ITALIANI RISPARMIATORI FARCI DISTRUGGERE IL NS.SISTEMA
BANCARIO PER COLPA DEGLI AMERICANI SPENDACCIONI CHE HANNO GODUTO MENTRE NOI RISPARMIAVAMO QUESTA NON E’ GLOBALIZZAZIONE E’ SPECULAZIONE .


La legge Orsi e l'assassinio della Natura

Fonte: http://feeds.feedburner.com/~r/beppegrillo/rss/~3/549313879/testo_disegno_d.html

Cacciatori a sedici anni
La Natura non serve. Meglio il cemento e le doppiette a sedici anni per sterminare i pochi animali selvatici in circolazione. La LIPU ha esaminato il disegno di legge Orsi e l'ha comparato alla legge di protezione della fauna esistente. Franco Orsi del PDL dovrebbe chiamarsi "Big Hunter" o "Il Figlio di Boss(ol)i". Dovremmo introdurre le ronde per vigilare sui parlamentari. Ogni giorno cercano di rendere la nostra vita più miserabile.
Riporto, tra le tante ricevute, una mail sul disegno di legge Orsi.

"Il disegno di legge del senatore Franco Orsi: una lista di orrori senza fine.

Dal Senato della Repubblica parte in questi giorni uno dei più gravi attacchi alla Natura, agli animali selvatici, ai parchi, alla nostra stessa sicurezza: un disegno di legge di totale liberalizzazione della caccia. E' firmato dal senatore Franco Orsi.

Animali usati come zimbelli, caccia nei parchi, riduzione delle aree protette, abbattimenti di orsi, lupi, cani e gatti vaganti e tante altre nefandezze.

La legge 157/1992, l'unica legge che tutela direttamente la fauna selvatica nel nostro Paese, sta per essere fatta a pezzi.

Ecco la lista degli orrori:
- Sparisce l'interesse della comunità nazionale e internazionale per la tutela della fauna.L'Italia ha un patrimonio indisponibile, che è quello degli animali selvatici, alla cui tutela non è più interessato!
- Scompare la definizione di specie superprotette. Animali come il Lupo, l'Orso, le aquile, i fenicotteri, i cigni, le cicogne e tanti altri, in Italia non godranno più delle particolari protezioni previste dalla normativa comunitaria e internazionale.
- Si apre la caccia lungo le rotte di migrazione. Un fatto che arrecherà grande disturbo e incentiverà il bracconaggio, in aree molto importanti per il delicatissimo viaggio e la sosta degli uccelli migratori.
- Totale liberalizzazione dei richiami vivi! Sapete cosa sono i richiami vivi? Gli uccelli tenuti "prigionieri" in piccolissime gabbie per attirarne altri. Già oggi questa pessima pratica è consentita, seppure con limitazioni. Ma il senatore Orsi vuole liberalizzarla totalmente Sarà possibile detenerne e utilizzarne un numero illimitato. Spariranno gli anelli di riconoscimento per i richiami vivi. Sarà sufficiente un certificato. Uno per tutti! Tutte le specie di uccelli, cacciabili o non cacciabili, potranno essere usate come richiami vivi. Anche le peppole, i fringuelli, i pettirossi.
- 700 mila imbalsamatori. I cacciatori diventeranno automaticamente tassidermisti, senza dover rispettare alcuna procedura. Animali uccisi e imbalsamati senza regole. Quanti bracconieri entreranno in azione per catturare illegalmente animali selvatici e imbalsamarli?
- Mortificata la ricerca scientifica. L'Autorità scientifica di riferimento per lo Stato (l'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, oggi ISPRA) rischia di essere completamente sostituta da istituti regionali. Gli istituti regionali rilasceranno pareri su materie di rilevanza nazionale e comunitaria. Potenziale impossibilità di effettuare studi, ricerche e individuazione di standard uniformi sul territorio nazionale.
- Si apre la caccia nei parchi a specie non cacciabili. Un'incredibile formulazione del Testo Orsi rende possibile la caccia in deroga (cioè la caccia alle specie non cacciabili) addirittura nei Parchi e nelle altre aree protette! Saranno punite le regioni che proteggono oltre il 30% del territorio regionale! Norma offensiva! Chi protegge "troppa" natura sarà punito. Come se creare parchi dove la gente e gli animali possano vivere e muoversi sereni, fosse un reato!
- Licenza di caccia a 16 anni. Invece che educare i ragazzi al rispetto, ecco a voi i fucili!
- Liberalizzato lo sterminio di lupi, orsi, cervi, cani e gatti vaganti eccetera! Un articolo incredibile, che dà a i sindaci poteri di autorizzare interventi di abbattimenti e eradicazione degli animali, in barba alle più elementari norme europee. Basterà che un singolo animale "dia fastidio". Un vero e proprio Far West naturalistico.
- Leggi regionali per cacciare specie non cacciabili. Non sono bastate quattro procedure di infrazione dell'Unione europea, non sono bastate due sentenze della Corte Costituzionale. Il senatore Orsi regalerà a Veneto e Lombardia, ovvero agli ultrà della caccia, la possibilità di continuare a cacciare specie non cacciabili, e di farlo con leggi regionali. E le multe europee le pagheremo noi!
- Caccia con neve e ghiaccio. Si potrà cacciare anche in presenza di neve e ghiaccio, cioè in momenti di grandi difficoltà per gli animali a reperire cibo, rifugio, calore.
Ritorno all'utilizzo degli uccelli come zimbelli! Puro medioevo! Le civette legate per zampe e ali e utilizzate come esca!
- Ridotta la vigilanza venatoria. Le guardie ecologiche e zoofile non potranno più svolgere vigilanza! Nel Paese con il tasso di bracconaggio tra i più alti d'Europa, cosa fa il Senatore Orsi? Riduce la vigilanza!
- Cancellato l'Ente Nazionale Protezione Animali dal Comitato tecnico nazionale. Le associazioni ambientaliste presenti nel Comitato sulla 157 saranno ridotte da quattro a tre. L'ENPA, storica associazione animalista italiana, viene del tutto estromessa
Diffondete questo documento, iscrivetevi alle liste in difesa degli animali selvatici che stanno nascendo sui blog, su Facebook.
Evitiamo che l'Italia precipiti in questa forma di barbarie. La natura è la nostra vita."
Testo disegno di legge Franco Orsi (PDL) confrontato con la legge esistente, dal sito della LIPU

1. Contattate i componenti della Commissione Territorio e Ambiente del Senato che devono discutere la legge Orsi.
2. Inviate una mail con la vostra opinione e/o suggerimenti sulla legge a Franco Orsi
3. Partecipate al gruppo su Facebook



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