lunedì 21 dicembre 2009

Pio XII: la leggenda nera

tratto da: Il Giornale, 15.4.2007.

Vaticano e Israele, l'eterna «guerra» su Pio XII
Ecco le prove: «Così Pacelli mobilitò la Chiesa per salvare migliaia di ebrei dai nazisti»



Ha suscitato un certo scalpore in Israele la decisione del nunzio apostolico di non partecipare alle annuali celebrazioni della Giornata della memoria al museo dello Yad Vashem di Gerusalemme a causa dell'esposizione di una foto e di una didascalia che collocano Pio XII tra i capi di Stato razzisti. «È la prima volta - fa notare un ecclesiastico che vive da lungo tempo in Terrasanta - che il Vaticano prende una posizione pubblica di questo tipo».

La reazione pacata e piuttosto conciliante del ministero degli Esteri israeliano sta a indicare che il governo non intende elevare il tono della polemica né pregiudicare in alcun modo il cammino del dialogo intrapreso.

La didascalia incriminata, nel descrivere Papa Pacelli come una figura «controversa», contesta al pontefice il concordato con la Germania del 1933, la mancata pubblicazione dell'enciclica antirazzista fatta preparare dal suo predecessore Pio XI, la mancanza di interventi verbali o scritti contro la deportazione degli ebrei, la mancanza di interventi per bloccare la razzia del ghetto di Roma, e un «silenzio» che non diede «linee guida» al clero in Europa.

Ognuno di questi punti è formulato in modo discutibile: la bozza dell'enciclica antirazzista, per esempio, conteneva passi certamente antigiudaici, e dunque Pio XII fece benissimo a non pubblicarla, scegliendo invece di far proprio, nelle sue encicliche, il nucleo fondamentale dell'«unità del genere umano» e dunque la condanna del razzismo. Mentre nel radiomessaggio del 24 dicembre 1942, Papa Pacelli parlò delle «centinaia di migliaia di persone le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o a un progressivo deperimento».

È attestato che, non appena fu informato della razzia nel ghetto di Roma, il Papa mise in atto vari tentativi di fermarla, e che proprio attraverso uno di questi, raggiungendo il generale Rainer Stahel attraverso padre Pancrazio Pfeiffer, indusse Himmler a dare l'ordine di sospendere i rastrellamenti già nel primo pomeriggio del 16 ottobre 1943, il giorno in cui erano iniziati.

Così come appare a dir poco discutibile affermare che la Santa sede non diede direttive umanitarie in favore dei perseguitati: si tratta di una tesi smentita da moltissime testimonianze.
Intervistato venerdì scorso dalla Radio vaticana in merito alla polemica sulla didascalia riguardante Pio XII, l'ambasciatore di Israele presso la Santa sede, Oded Ben Hur, ha detto: «Bisogna rispettare i sentimenti del popolo ebraico. Decine di migliaia di sopravvissuti che vivono ancora, portano con sé una certa verità, che è tutt'altra di quella che dice il Vaticano».

Mentre il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha dichiarato: «All'interno della comunità ebraica nel ricordo di Pio XII prevale il senso dell'amaro».

Proprio in quelle stesse ore «Il Giornale» riceveva dal professore Michael Tagliacozzo, storico ebreo di origini italiane sopravvissuto alla Shoah perché accolto nel palazzo papale del Laterano, profondo studioso dell'Olocausto e membro del Beth Lohame Haghettaot (Centro studi sulla Shoah, un museo che sorge in Galilea), un plico di documenti contenenti testimonianze e lettere. Sono testi che si aggiungono ai molti già noti di simile tenore. Ne pubblichiamo qui sotto qualche estratto come contributo al dibattito storico in corso.
«Credo che questi documenti - spiega Matteo Luigi Napolitano, docente all'università del Molise - smentiscano ampiamente la pretesa di considerare la presunta freddezza di Papa Pacelli di fronte alla Shoah come una verità storica accertata. Non è affatto vero che la storiografia moderna concordi con la didascalia posta sotto l'immagine del pontefice nel museo».

Non meriterebbero anche queste testimonianze di essere esposte allo Yad Vashem, o almeno di essere prese in considerazione nel formulare il giudizio su Pio XII?



Pubblichiamo alcuni stralci di documenti e testimonianze provenienti dall'archivio privato di Michael Tagliacozzo. Tagliacozzo ha raccolto moltissime testimonianze di ebrei salvati. Come si vede, nell'immediatezza della liberazione, la gratitudine verso la Santa Sede e verso Pio XII era unanime.

"Nascosti e nutriti"
"Desidero raccontarvi della Roma ebraica, del gran miracolo di avere trovato qui migliaia di ebrei. La Chiesa, i conventi, frati e suore - e soprattutto il Pontefice - sono accorsi all'aiuto e al salvataggio degli ebrei, sottraendoli agli artigli dei nazisti e dei loro collaborazionisti fascisti italiani. Grandi sforzi, non scevri da pericoli, sono stati fatti per nascondere ed alimentare gli ebrei durante i mesi dell'occupazione tedesca. Alcuni religiosi hanno pagato con la loro vita per quest'opera di salvataggio. Tutta la Chiesa è stata mobilitata allo scopo, operando con grande fedeltà... Il Vaticano è stato il centro di ogni attività di assistenza e salvataggio nelle condizioni della realtà del dominio nazista".
Sergente maggiore Joseph Bancover, 178° Compagnia palestinese, tra i fondatori del kibbutz «Ramat ha-Kovesh», uno dei capi del movimento sionista laburista. Pubblicata il 23 luglio 1944 sul quotidiano «Hahajal Haivri», organo delle compagnie ebraico-palestinesi dipendenti dalla VIII Armata britannica.

"Dobbiamo riconoscenza"
"... Riconoscenza che poi, come ognuno di noi ben sa, dobbiamo tributare in misura quanto mai grande e sentita verso la Chiesa cattolica e verso il suo augusto capo, Sua Santità Pio XII, al quale... feci già da tempo pervenire l'espressione della gratitudine vivissima di tutta la nostra popolazione".
Relazione della Comunità Israelitica di Roma all'Unione delle Comunità Israelitiche italiane. «Bollettino Ebraico d'informazioni», a cura del «Gruppo Sionistico di Roma», n. 15, 20 ottobre 1944.

"A rischio della vita"
"Tutti i profughi raccontano il lodevole aiuto da parte del Vaticano. Sacerdoti hanno messo in pericolo la loro vita per nascondere e salvare gli ebrei. Lo stesso Pontefice ha partecipato all'opera di salvataggio degli ebrei".
Lettera dal fronte italiano del soldato Eliyahu Lubisky, membro del kibbutz socialista «Beth Alpha», pubblicata sul settimanale «Hashavua» (n. 178/42) il 4 agosto 1944.

«Spirito di carità»
"Grande fu l'aiuto che venne agli ebrei dal Vaticano e dalle varie autorità ecclesiastiche... che mosse da spirito di carità si adoperarono per lenire i dolori dei nostri correligionari e per proteggerli dalle persecuzioni".
«Bollettino Ebraico d'informazioni», a cura del «Gruppo Sionistico di Roma», n. 8-9-10 del 18 settembre 1944.

"Salvi donne e bambini"
"Migliaia di nostri fratelli si sono salvati nei conventi, nelle chiese, negli extraterritoriali. In data 23 luglio ho avuto l'onore di essere ricevuto... da Sua Santità al quale ho portato il ringraziamento della Comunità di Roma per l'assistenza eroica ed affettuosa fattaci dal clero che attraverso i conventi e i collegi, ha salvato, nascosto e protetto per tutto l'infausto periodo, le nostre donne, i nostri bambini e molti di noi uomini. Ho riferito a Sua Santità circa il desiderio dei correligionari di Roma di andare in massa a ringraziarlo, ma tale manifestazione non potrà essere fatta che alla fine della guerra per non pregiudicare tutti coloro che, al Nord, hanno ancora bisogno di protezione".
Dalla relazione del commissario straordinario della Comunità Israelitica di Roma, Silvio Ottolenghi, letta nel salone della scuola «Vittorio Polacco» il 15 ottobre 1944.

"Omaggio a Sua Santità"
"Il Congresso dei delegati delle Comunità Israelitiche Italiane, tenutosi in Roma per la prima volta dopo la Liberazione, sente imperioso il dovere di rivolgere reverente omaggio alla Santità Vostra, ed esprimere il più profondo senso di gratitudine che anima gli ebrei tutti, per le prove di umana fratellanza loro fornite dalla Chiesa durante gli anni delle persecuzioni... Gli ebrei ricorderanno perpetuamente quanto, nel tremendo periodo trascorso, per disposizione dei Pontefici la Chiesa ha fatto per loro".
Mozione approvata nel III Congresso delle Comunità Israelitiche Italiane tenutosi a Roma nel marzo 1946.

"Paterna sollecitudine"
"I nostri ringraziamenti al Sommo Pontefice per il gesto di paterna sollecitudine che si protrasse per tutto il periodo dell'occupazione tedesca, sia ricevendo gli ebrei negli edifici extraterritoriali della Città del Vaticano, sia cercando di far mitigare l'asprezza delle misure razziali, sia facendo accogliere intere famiglie nei conventi".
Dal discorso di Sergio Piperno, presidente dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane, tenuto in occasione della manifestazione di riconoscenza degli ebrei verso i concittadini cristiani che li soccorsero, 14 dicembre 1956.

"Opera di salvataggio"
"A Roma il 16 ottobre 1943, fu organizzata una vasta retata nel vecchio quartiere ebraico... Il clero italiano partecipò all'opera di salvataggio e i monasteri aprirono agli ebrei le loro porte. Il Pontefice intervenne personalmente a favore degli ebrei arrestati a Roma".
Dalla relazione introduttiva del Procuratore generale di Stato Gideon Hausner al processo Eichmann, tenuta a Gerusalemme il 17 e 18 aprile 1961.

Fonte: http://www.storialibera.it/epoca_contemporanea/nazionalsocialismo/nazismo_e_chiesa/pio_XII_e_la_shoah/articolo.php?id=636&titolo=Pio%20XII:%20la%20leggenda%20nera

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