domenica 8 novembre 2009


La nuova prostituzione senza limiti


Escort, trans, prostitute. Marciapiedi, Web e case private. Tra leggende e sfruttamento, viaggio nel mondo della nuova prostituzione senza limiti
Escort è il nuovo nome. In realtà esiste da molti anni ma per tutti il termine usato nei discorsi era ancora: mignotta, prostituta, il sempiterno puttana. Escort è un nome che sembra nobile. Sembra un'attitudine piuttosto che un mestiere, una specializzazione piuttosto che una disperazione. Se un tempo essere prostituta prevedeva persino il tatuaggio, un marchio che non le permettesse più di tornare alla vita precedente, così anche se avesse cambiato città quel marchio testimoniava la sua vita da strada, ora essere escort può persino risultare prestigioso. In queste settimane viene voglia di approfondire i meccanismi che portano a desiderare così tanto una figura del genere. Il meccanismo spesso è cambiato. Molte escort scelgono il mestiere perché quando chiedi almeno mille euro a prestazione, i clienti vengono selezionati per censo. Ma non solo. Essere escort diventa sinonimo di élite, autonomia, quasi orgoglio: come essere il top di un mondo in cui tutto è mercato, ma loro si sentono in grado di offrire qualcosa di esclusivo. Non è uno scambio finto, come dire: non si finge di volersi bene o di piacersi. Si dà quello che uno vuole in cambio di ciò che tutti vogliono: i soldi. La parte maggiore dei rapporti personali hanno questo scambio ma non dichiarato. Le escort spesso si sentono invece figure sincere in un oceano di ipocrisia. O così fanno credere.

Fanno credere e in parte credono di essere diverse da quelle del marciapiede. Perché loro scelgono, loro impongono un prezzo spesso sproporzionato che comporta non solo benessere, ma soprattutto l'illusione di indipendenza. L'elemento fondamentale che cambia dal marciapiede alla casa è che tutto avviene al telefono. Le ragazze decidono lì se secondo loro vali la pena, se hai soldi, abiti in un giusto quartiere, se sei italiano, arabo, americano o africano (in questo caso le tariffe verranno aumentate, come facevano le vietnamite con i marines di colore o le signorine napoletane con i neri di Paisà, nella regola universale del mercato che alla fama di maggiori dotazioni maschili richiede anche un prezzo direttamente proporzionale). Se chiedi con gentilezza ed hai una voce senza inflessioni dialettali si ottiene tutto o quasi. Se invece hai un marcato accento riscontrerai subito un atteggiamento diffidente, come un esame da superare che spesso comporta anche una tariffa più alta o un'offerta più limitata. Le slave accettano ogni tipo di proposta, le italiane invece si vincolano ad una prassi del sesso corretta. Sono donne diventate abilissime nel pesare le voci, meglio dei vecchi marescialli che un tempo nelle sale intercettazioni delle questure dovevano interpretare gli accenti dei telefonisti durante i sequestri di persona per capire se e quanto erano seri, e se sul prezzo del riscatto si poteva trattare o meno: la voce diventa una prova di fiducia che viene prima del corpo. Perché sempre di ostaggi in fondo si tratta. Dalle richieste che accettano capisci il grado di disperazione, puoi farti un'idea della loro bellezza e di cosa le abbia spinte in quella professione: se la esercitano saltuariamente o se ormai siano obbligate, tutto sommato marchiate come le prostitute del Settecento.
Oggi però è cambiata la percezione. Ora chi va con le escort non è più un puttaniere. I clienti hanno un nome preciso: 'escortisti'. E anche loro si sentono in qualche modo parte di un'aristocrazia. Internet ha cambiato tutto in questo mercato. Anzi si potrebbe dire senza temere di sbagliare che senza il Web non esisterebbero le escort. È il Web che ha cambiato questo mondo, prima sommerso. Oggi, amano definirsi tali nei forum, nelle community di discussione. C'è quasi un orgoglio prima assolutamente oscurato dalla vergogna e dal senso di colpa. Siti a decine hanno creato luoghi dove poter trasformare quello che un tempo era solo affidato al passaparola, in una sorta di salotto dei mignottari di tutto il mondo. Qui si discutono le prestazioni di escort e accompagnatrici, si mettono i voti, si scambiano i numeri di telefono. Prima era impossibile poter anche immaginare che esistessero luoghi dove poter scrivere le proprie avventure con le prostitute e soprattutto recensirle come se fossero prime visioni cinematografiche o libri. Ora sono centinaia i commenti e le escort più richieste sono votate da una community anonima ma universale, illimitata come la Rete. E proprio questo aspetto ha scatenato una sorta di gotha della prostituzione. Gli uomini e le donne che la praticano prenotando gli incontri attraverso annunci su un quotidiano o un sito specializzato si chiamo escortisti e tengono a distinguersi dai semplici mignottari. Le prestazioni che richiedono vengono contrattate e si prende appuntamento come in uno studio medico. Le escort e le accompagnatrici che mettono i loro annunci spesso segnalano che non hanno magnaccia, che non sono serve di nessuno: tante bocca di rosa, che fanno l'amore per soldi o per passione, ma mai per comando. In realtà anche questa è una sorta di menzogna consolatoria per clienti borghesi: uno strumento di marketing, che serve per rendere ancora di più lontana dal marciapiede la loro offerta e trasmettere un'accattivante immagine di libertà. Invece soprattutto nel caso delle moldave e delle ucraine e di tutte le donne della dissolta Unione Sovietica c'è un giro di papponi anche lì. La mafia russa gestisce quasi tutte le accompagnatrici di alto livello d'origine slava, perché i padrini moscoviti non hanno a che fare con ragazze stradali. Le più belle, quelle che veramente credono di potersi liberare da ogni dipendenza sono costrette a fare le globetrotter: massimo sei mesi in una città, per non finire sotto padrone. Milano, Parigi, poi Londra, quindi Roma, Madrid e Barcellona. I guadagni ne risentono e spesso anche la psiche: si rimane profondamente sole, buttandosi su un giro del genere e a un certo punto o si finisce da un'analista o si decide che tutto sommato è meglio un pappone di quella fuga senza fine.
Certo, in questo business di sesso e quartierini ci sono altri sfruttatori forse meno violenti ma sicuramente non meno esosi. È lo sfruttamento di affittuari italiani che locano per un mese appartamenti a cifre astronomiche: magnaccia dalla coscienza pulita e le tasche piene. Un monolocale di 45 metri quadri a San Lorenzo o a Pigneto costa 700 euro al mese. Il proprietario lo fitta a una maîtresse per 15 mila euro e quest'ultima a sua volta lo subaffitta alle ragazze che mettono gli annunci, molto spesso le stesse che la notte vanno in strada, doppiamente strozzate dalla mafia slava e dai locatori italiani. Così una giovane straniera che riceve in un appartamento molto probabilmente se non è nel giro dei russi, sarà in questo giro di italiani che oltre a favorire la prostituzione sono eccezionali evasori fiscali. E anche tra le italiane molte si trovano in condizioni di sfruttamento a causa di ricatti e affitti speciali. Gli escortisti quindi dedicano le proprie energie a questo mondo che solo in apparenza è un mondo di prostituzione libera e volontaria, dove la maggior parte delle accompagnatrici svolge quell'attività per scelta, senza vincoli e minacce. Loro si considerano una casta di illuminati che non sfruttano povere ragazze messe a profitto dal racket della prostituzione. E non pensate che gli appetiti siano solo maschili. Tra gli escortisti è folta anche la presenza di donne che spesso oltre a usufruire dei gigolò in vendita, ne recensiscono le prestazioni.

Giallo Cina Le polemiche su Escort Forum sono molto divertenti; quelle di genere moralistico e legale sono le più forti, arrivate anche a una resa dei conti fisica in un parcheggio non lontano dal centro di Brescia dove una dozzina di escortisti si è picchiata con un gruppo di mignottari. Affacciarsi sul loro mondo attraverso i forum è sorprendente. Nelle discussioni on line e nello scambio di opinioni spesso emergono dibattiti bollenti sul perché le cinesine costino poco, troppo poco e sull'annosa questione del french kiss. Ricordate 'Pretty Woman' con Julia Roberts che negava persino al suo cliente monopolista Richard Gere un bacio vero? Il diritto dell'escortista di pomiciare con la sua escort preferita diviene una sorta di battaglia civile degli escortisti più romantici. E quello che prima era oscuro oggi non lo è più e grazie soprattutto alla pornografia nascono decine di parole che si abbinano alle varie perversioni. L'anal è Rai2, il sesso canonico Rai1, l'oral è bj dall'acronimo inglese che indica questo rapporto. Un nuovo lessico, immediato e diretto.

Il dibattito sulle cinesine, poi, è ancora più acceso. Le cinesi sono troppo a buon mercato. Pare non ci sia un giro di sfruttamento dietro, ma c'è la stessa opaca aura che si materializza attorno a quei negozi vuoti dei quartieri cinesi. La prostituzione cinese ha un'altra marcia, le donne sono disposte a tutto e a prezzi concorrenziali. Sono proprio loro che hanno incarnato, sulla scorta di un unico orizzonte orientaleggiante nella mente dell'escortista italiano, l'immagine della geisha, disposta a tutto e servizievole sino all'estremo. La fascia bassa del mercato, ma altamente competitiva in quanto a catalogo e tariffe: come accade per gli altri prodotti made in China. All'inizio si raggruppano in fantomatici centri massaggi o shiatsu, dove di massaggi e agopuntura non se ne vedono granché. Ma ormai hanno abbandonato quella sfera, troppo rischiosa per ragioni burocratiche ed ecco, come le escort, accogliere in casa i loro clienti. C'è un cartello. Le cinesi in tutta Italia non prendono più di 50 euro a incontro, più ovviamente gli extra. E nel campo degli extra le cinesi non si fanno mancare nulla. Il dibattito è sulla qualità e il rischio di malattie soprattutto perché sono solo le cinesi come Chan di Pavia, o Li di via Conte Verde a Roma a realizzare pratiche estreme che il resto dell'universo escort non è disposto ad accettare.

C'è un piccolo filo che unisce il tempo della prostituzione moderna a quello della prostituzione antica. L'approccio all'igiene delle professioniste che ricevono è simile a quello dei casini e dei bordelli. Un rito che molte delle più importanti escort non hanno mai cessato di compiere rispetto alle loro colleghe di tanti anni fa. Accompagnare il cliente in bagno e lavarlo fa parte molte volte del prezzo, e per alcuni è anche un aspetto fondamentale dell'incontro. E così anche una pratica preparatoria diventa 'inclusa nel prezzo': l'ordinario diventare desiderabile. La morale è chiara. Non c'è nessun limite al desiderio, non c'è nessun limite alle prestazioni, basta pagare, e basta far pagare, nel libero mercato della concorrenza, l'incrocio tra clienti e prostitute è anche questo.
I ricercatori di celebrità Il sogno dell'escortista medio è pagare una celebre soubrette. Più di dieci anni fa la Procura di Milano smascherò un'agenzia specializzata in turismo congressuale: forniva passatempi serali per le convention di professionisti. Le operatrici erano quasi tutte studentesse, che con quattro serate al mese coprivano le spese da fuorisede e qualche sfizio griffato. Ma il top del catalogo era una valletta con un paio di stagioni di fama in un programma di Italia1: un trofeo per cui primari e commercialisti erano disposti a firmare assegni con sei zeri, perché si era ancora ai tempi della lira. Oggi le storie che aleggiano nelle discussioni vagano fra il folle e il mito. Fra chi si informa, senza alcuna ironia, sulle leggende ossia se pagando si può passare una notte con nomi del jet set ('Secondo voi la Balivo riceve?' '...e la Flavia Vento?' si possono leggere queste domande nei forum a centinaia su ogni soubrette o presentatrice), passando poi a leggende metropolitane su personaggi tv che hanno fatto la vita in passato. In realtà è molto più probabile imbattersi in qualche stellina della costellazione pornografica che arrotonda o nel caso di una nota attrice anni Settanta che per storie di degrado personale è finita a fare la vita. I ricercatori di celebrità sognano la donna di celluloide, ma soprattutto il momento trionfale per poterlo raccontare.

A volte dietro queste storie di semicelebrità che si mettono in vendita ci sono autentici drammi. Il più noto è quello di Rossana Doll. Alla fine degli anni Ottanta, 'Stampa Alternativa' pubblica uno strano pamphlet dal titolo 'Membri di partito'. Uno scandalo di sesso e politica in terra di Puglia quasi profetico rispetto alle storie presidenziali che hanno tenuto banco per tutta l'estate. Il libro in realtà è la testimonianza agghiacciante di un'aspirante soubrette che entra in un giro perverso di ricatti sessuali per approdare allo showbiz ufficiale. La storia racconta da vicino una situazione analoga a quella dell'affaire Vallettopoli. L'autrice è una giovane e avvenente donna di Bisceglie di ottime ascendenze (famiglia di magistrati e medici), ma con il pallino dello spettacolo. Rossana Di Pierro è una ragazza castana, alta e formosa, sguardo triste, ma parlantina spiccata con un pesante accento pugliese. Diventa una stripper di fama, ma nulla di più. Nemmeno con il libro-denuncia Rossana Di Pierro ottiene il successo, per lei si aprono solo le porte del mondo del porno dove entra con lo pseudonimo di Doll. Rossana Doll è una stellina tra le tante, riempie le pagine dei giornali con alcuni scandali tra i quali uno che riguarda una presunta orgia con i calciatori della Sampdoria. Rossana Doll entra in giri poco chiari, sfiora lo showbiz ufficiale, poi casca nella depressione. Rossana Doll rifiuta di sedersi sulle poltrone bianche di un talk e confessare di essere stata ingannata e sfruttata come invece fanno alcune sue più ingegnose colleghe, prende atto delle scelte sbagliate del passato e per mantenersi inizia a fare la vita a Torino. L'ultimo avvistamento è in via Nizza dove in un minuscolo appartamento riceve per cento euro.

La prostituzione da strada "Guarda, da quando vado a troie scopo di più pure con mia moglie. Le voglio un bene dell'anima, ma fare l'amore con lei non è più come un tempo. Vorrei consigliare a tutti di andare a mignotte e poi con la propria donna, a tutti, ma non fare nomi mi raccomando.".

Chi vuole conoscere cos'è la prostituzione su strada deve percorrere in una qualunque ora del giorno e della notte la via Salaria e la via Cristoforo Colombo. Sono grandi arterie che infilzano Roma da nord e da sud, a quattro e sei corsie, dove è quasi impossibile accostarsi per il traffico. Ma lì svernano le giovanissime donne che battono, molte di loro sono slave, di età variabile. Sostengono tutte di essere maggiorenni e tutte di non avere più di trent'anni. Ma le eccezioni sono tante, a cominciare dalle poche italiane, tutte tossiche dell'ultima generazione che si prostituiscono accanto alle bellissime ragazze dell'Est con la compiacenza dei loro papponi. Qualche italiana, con i denti mangiati dall'eroina e la puzza di acido ascorbico non guasta la tratta, aumenta l'attrazione. Le italiane sono più grandi, vanno anche per la quarantina, sono in proporzione una su 20, se hanno un minimo di presenza finiscono però negli appartamenti dove prendono qualche euro in più.

Più telecamere e meno auto I filmati come deterrente contro i clienti motorizzati hanno avuto un effetto limitato. Alcuni si sono ingegnati e Mr Oldje è uno di questi. Un uomo che ha fatto della sua antica professione non soltanto un compianto periodo di nostalgie, ma una virtù di ingegno. Così Mr Oldje ha iniziato a prendere l'autobus per andare a puttane. I primi a usarlo con una certa continuità furono i cingalesi. I piccoli emigrati della comunità dello Sri Lanka vivono soprattutto dalle parti della Laurentina e, dopo il lavoro, prendono a piazza dell'Agricoltura l'ultimo mezzo che li riporta a casa. Quando arrivarono, alla fine degli anni Ottanta, lì c'erano decine di prostitute, quasi tutte italiane. Queste si rifiutavano di andare con gli asiatici, così le pochissime polacche e africane si sistemarono dietro i cespugli degli innesti sulla Colombo e presero a lavorare quasi esclusivamente con i nuovi immigrati. Bastava scendere a una qualunque fermata del 714, ossia il bus che attraversa la Colombo, per raggiungere questi bordelli a cielo aperto dove non c'erano gli appariscenti falò che vuole la tradizione, ma solo piccoli giacigli fatti con materassini da mare e lampade a pila.

Le slave non hanno remore e prendono tutti, i papponi non fanno sconti e anche quelle che lavorano senza baubau sanno che c'è un principio di concorrenza anche nella prostituzione e non si esimono dall'andare davvero con chiunque. Anche con chi non ti carica su un'auto privata, ma scende unto e trafelato da un mezzo pubblico, che è diventato un'ottima alternativa all'auto propria e alla gogna delle telecamere.

Mr Oldje scrive sul forum visibile a tutti in Rete che usa il 135, l'autobus che parte da Tiburtina e arriva in fondo alla Salaria. Si fa grasse risate davanti alle mie obiezioni morali (sfruttamento e prostituzione minorile). Andare a puttane in auto è da suicidio, e per motivare questo racconta di quando un suo amico fu fermato dai vigili con una prostituta. "È la mia fidanzata", disse, ma trovarono nella borsa della 'sua fidanzata' 150 preservativi e soprattutto una carta d'identità con l'anno di nascita: 1990. Il vigile chiese all'amico se fosse bravo con le sottrazioni e quanto facesse 2006 meno 1990. Quello impallidì e non prese solo la multa, ma anche una bella denuncia.

Mr Oldje scende a una fermata qualunque dopo il bivio con la Flaminia e dietro le siepi trova di tutto: "Quello che c'è mi soddisfa sempre.". La Salaria e la Colombo sono organizzate come enormi séparé; dietro i cespugli di oleandro ci trovi l'inferno, il vero casino. La scena all'ora di punta è sempre la stessa, decine di uomini in piedi, inarcati come se impegnati a urinare nell'aperta campagna. Ma sotto ogni uomo ci sono, accovacciate sulle gambe o carponi, ombre nere che oscillano le teste e i bacini. "Capita anche di salutarsi, quando si entra in quella situazione. A me una volta uno disse buonasera come per darmi il benvenuto". Ma quando il mignottaro ha finito deve sparire, e se non lo fa rapidamente, quelle ragazze amichevoli di pochi secondi prima sanno essere altamente persuasive e sgradevoli. Quante volte è capitato a Mr Oldje di vedere con i propri occhi qualcuno essere letteralmente malmenato e preso a male parole perché si attardava a restare anche dopo l'atto sessuale. La presenza di uomini è infatti deterrente per altri clienti. Forse Mr Oldje ignora quanti siano i papponi che controllano la rapidità dell'atto sessuale: evitare chiacchiere e romanticismi, aspiranti Richard Gere e solerti Pretty Women, quel mondo non esiste è vero, ma non deve neanche esserci la possibilità di poterlo pensare.

Il frutto proibito R., rappresentante, scrive sul forum : "Il mondo è diviso in Salariani e Colombiani, tutti gli altri sono froci", compreso ovviamente il sottoscritto, vorrebbe aggiungere. Lui prende il 714 la sera, intorno alle dieci: "È più comodo, scendi alla fermata di piazza Rufino e trovi la tua bulgara che sa lei certi posti." R. racconta del mito folle che si è propagato a Roma, ossia di una prostituta uzbeka con i molari d'oro che ha un fidanzato gelosissimo che non sa che lei in Italia fa la vita. Lo spauracchio di questo tartaro inferocito aumenta il fascino della prostituta, l'incubo che durante il sesso con l'uzbeka qualcuno ti scuoi suggestiona i cuori dei più temerari. L'uzbeka si chiama Giovanna, ovviamente si fa chiamare Giovanna. A qualcuno dice di essere turca, ad altri persiana. L'idea che un'islamica faccia la mignotta e adeschi fa andare in pappa il cervello dei puttanieri.

A Porta Maggiore invece c'è un'araba vera che adesca, una persiana che si tocca sempre i capelli neri e lo fa con una maestria che rende matti. Porta Maggiore è un cosmo, un brandello metropolitano che forma un piccolo e consustanziale sistema solare. Attorno al monumento conficcato come un monolite nella terra e gramigna girano le rotaie dei tram, i binari dello scalcinato trenino Roma-Pantano e le traiettorie ellissoidali dei bus provenienti dalla Casilina. Dall'alto arrivano i sistri sfavillanti delle rotaie ferroviarie dove c'è il cavalcavia che porta alla Stazione Termini. L'isola pedonale è come il palmo di una mano, attraversata dai solchi dei binari, dal groviglio di strade e sottovia emergono improvvisamente all'inizio come miraggi e poi come incubi i corpi sferraglianti dei tram e dei trenini che si intrecciano, si sfiorano, rallentano, caricano e scaricano, si riempiono e svuotano come stive, come antiche navi, e si perdono oltre la cortina della città. Su Porta Maggiore confluisce il sangue di Roma, quello senza globuli bianchi della periferia, dei morti di fame, dei poveracci.

L'araba adesca con un sol gesto chiunque le sembri in grado di versare i 50 euro che la sua prestazione impone. Non so se è bella, ha una grande voglia sul viso, ha la faccia piena di rughe, ma rughe giovani, solchi di chi ha vissuto tanto in pochi anni. Dice di avere ventitré anni, e invece ne ha almeno 35, ma è bella, forse perché è persiana, perché ci pare proibita, una vergine da paradiso coranico, il miraggio di una terra e di un'era lontane. Si chiama Erta e magari con quel nome improbabile vuole sviare il destino, un destino di nome Usay, il suo uomo di Teheran. Erta è fuggita e racconta che un giorno Usay la troverà a Roma e la ucciderà.

È vero, lo spauracchio di Usay aumenta la bellezza di Erta. L'incubo che durante il sesso con la persiana qualcuno ti spelli suggestiona i cuori; è simile al fascino e il presagio della sua collega Giovanna. Si paga anche per questo, per ottenere qualcosa che è molto vicino al rischio, ma poi a ben pensare è solo un rischio psicologico, nulla di concreto. Erta raccoglie le sue prede all'angolo di via Porta Maggiore, ma a volte lo fa sul tram, il 5 o il 14 con i loro bastimenti di zingari, di cingalesi, studenti senza un centesimo, è proprio lì che i suoi occhi si allargano, la sua voglia si rimpicciolisce e diventa un bersaglio, un bersaglio di occhi infuocati destinati a un innamoramento ineluttabile. Ha sempre il petto all'infuori. È sempre vestita come ti immagineresti una studentessa Erasmus, una straniera che sta per iniziare una normale giornata di turismo per la città. L'araba si fa seguire per i cunicoli di uno stabile dentro un altro stabile alle spalle di Porta Maggiore, dove c'è aria di umido, la muffa disegna murales di parole incomprensibili e il suolo era un tappeto di frantumi, di vetri infranti, di cocci aguzzi, di chiodi, di mattonelle divelte. Un tratturo di acciottolato metropolitano dove davano le case di indiani, cinesi e di certi cupi africani. Odori forti di cibi esotici, bucato senza detersivo, di pentole bruciate, di plastica e poi si apre il bugigattolo di Erta, pieno di coperte, di cuscini sventrati, di scialli, di odore di maschio. Ma lì dentro, raccontano, lei fa dimenticare tutto: scompare Porta Maggiore, scompare ogni odore.

Tiresia è tornato Se si vuole dimenticare, se si vuole cancellare tutto, sprofondare in un piacere che è più totale perché più proibito, allora non c'è nulla come i trans. E soprattutto i trans sudamericani. Oggi è la cronaca ad avergli sbattuto addosso i riflettori, facendo scoppiare in prima pagina le loro labbra gonfie fino alla deformità o la muscolatura che nulla ha di femminile. Come le vecchie incisioni di Tiresia, dove nonostante la lunga barba e i bicipiti massicci mantiene pose innaturali per un maschio, lui che era passato da un sesso all'altro per spiegare agli Dei che delle dieci parti che compongono il piacere l'uomo ne prova solo una e la donna nove. Ed è l'illusione di questa totalità sferica del piacere che si va a cercare tra le braccia sproporzionate di brasiliani e uruguagi, ambasciatori di una gioia esotica spesso assecondata da un tiro di coca, dove perversione e perdizione vanno di pari passo in un viaggio che non sembra conoscere limiti e dove poco alla volta anche il cliente più convenzionale si apre a ogni esperienza che poi però evita di raccontare agli amici anche se scopre di volere tornare lì, negli angoli della Colombo o nella piazzetta della scorciatoia che costeggia le Terme di Caracalla dove statue di carne mettono in mostra la loro nudità sullo sfondo di rovine maestose. Degli appartamenti di via Gradoli adesso nessuno vuole parlare, diventati la scena dell'ennesimo affaire politico giudiziario. Ma erano in tanti a infilarsi in quelle porte cercando l'oblio. Ignorando gli odi che hanno sempre marchiato Tiresia per il suo tour completo attraverso le sessualità. Ignorando la tristezza della vita di quei trans venuti da Rio, che spesso in patria hanno una famiglia convenzionale ad aspettarli a cui nascondono la loro doppia vita e doppia sessualità simulando fratture e ingessature per mascherare un petto esplosivo. I trans provenienti dal Venezuela e dalla Colombia sono miniere incredibili di informazioni circa il narcotraffico. I cartelli colombiani messi in crisi dai messicani e dai brasiliani usano moltissimo il trans-narco. Ossia la possibilità di evitare all'acquirente il pericolo dell'incontro col pusher. È il trans che te la dà direttamente a casa sua o te la porta e conosce tutto quello che c'è dietro. Parlare con un trans-narco significa conoscere più cose sui traffici di coca che ascoltare un ufficiale della Dea.

Thomas S. Eliot affidava proprio a Tiresia il canto della vita coniugale che si spegne, delle coppie che non sanno più cosa dirsi: 'La cena è finita, lei è annoiata e stanca...'. Escort, trans, puttane o gigolò in fondo non sono che l'ultimo mercato di una realtà frenetica e vuota: l'esternalizzazione del sesso e qualche volta dei sentimenti. Si affida ad altri corpi, ad altra manodopera quello che non si trova più, usufruendo di un servizio con prezzi inferiori e tempi più bassi rispetto a quello che sarebbe il costo da pagare altrove. Ma ormai si esternalizza tutto: gli anziani affidati a badanti, i bambini alle colf o peggio alla tv. Costa meno, dà meno pensieri. Perché sorprendersi allora delle auto blu parcheggiate davanti alle porte delle escort, delle file per i viados o del 714 che scarica clienti low cost, di quel presidio di nigeriane e uruguagi che nessun pacchetto sicurezza può scacciare dalle nostre strade. Presidenti o governatori, in viale Abruzzi o sulla Salaria, ci sono milioni di italiani in coda per esternalizzare il loro piacere, più o meno proibito, ma di sicuro rapido e senza pensieri. Senza curarsi di cosa ci sia dietro quei servizi di cui sono utilizzatori finali.

di Roberto Saviano
2009 Roberto Saviano Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency
Fonte: http://nuovediscussioni.blogspot.com/2009/11/la-nuova-prostituzione-senza-limiti.html

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