sabato 25 ottobre 2008


Brownies!!


Inizio subito chiedendo scusa alle persone che mi hanno scritto e a cui non ho ancora risposto. In questi giorni sono stata presa da un po' di cose e situazioni che mi hanno distratto e che, sinceramente, mi hanno tolto la mia energia. Ho trascurato, come mai avevo fatto fino ad oggi, il mio blog e anche la mia passione culinaria. Credo che capiti a tutti di vivere momenti di questo tipo. Ogni tanto davo un'occhiata veloce alla mia creatura e ho sbirciato anche qualcuno di voi, ho visto tante news, un mondo di iniziative nuove a cui partecipare e mi dicevo domani lo faccio, domani....ma non ci sono ancora riuscita, energia e concentrazione zero. Nella mia testa c'è l'idea di farlo, ma non stasera. Ho poco tempo, domani mi aspetta una giornata molto impegnativa, sarò la madrina di un nuovo piccolo cucciolo, queste cose mi emozionano sempre molto, le vivo con una grande intensità. Non vedo l'ora di tenerlo tra le mie braccia, perché i bimbi mi hanno sempre regalato sensazioni uniche ed incredibili, so che non sono l'unica a provare e a sentire queste cose. Prometto che mi farò viva presto nei vostri blog per scoprire le vostre nuove e bellissime ricette, intanto vi lascio una cosa al volo, che ho fatto un po' di tempo fa, non so cosa darei per averne un bel pezzo ora qui con me, mi farebbe sicuramente sentire meglio. La ricetta me l'ha data un'amica canadese. Sono buonissimi e li rifarò, lei mi ha suggerito che, se proprio li vogliamo gustare fino in fondo, bisogna mangiarli con del buon gelato, della serie BUTTATE VIA LA BILANCIA QUEL GIORNO!!! La ricetta originale usa come misura una " cup ", cioè la tazza. Qui sotto ho fotografato le mie bellissime tazze ( o almeno lo sono per me ), che ho comprato ad Innsbruck, per farvi capire, nel caso voleste usare la ricetta originale, come devono essere, si vede anche la misura.

Ingredienti nella versione originale:

  • 120 g. di cioccolato fondente amaro,
  • 3 uova,
  • 1 cucchiaino di aroma di vaniglia,
  • 3/4 di tazza di burro sciolto,
  • 1 e 1/2 di tazza di zucchero,
  • 1 tazza di farina,
  • 1 tazza di noci sgusciate.

Ingredienti in grammi della mia versione:

  • 120 g. di cioccolato fondente amaro,
  • 3 uova,
  • 1 bustina di vanillina,
  • 130 g. di burro sciolto,
  • 180 g. di zucchero ( se non li volete troppo dolci meglio 150 g. ),
  • 130 g. di farina,
  • 120 g. di noci sgusciate.

Accendiamo il forno a 180°, mettiamo in una tegame il burro e lo facciamo sciogliere a bagnomaria, aggiungiamo il cioccolato e facciamo fondere. Mettiamo tutto in una ciotola e aggiungiamo lo zucchero, poi le uova, la vanillina, la farina e per ultime le noci. Versiamo tutto in una teglia da forno rettangolare ( non ho le misure con me ora, scusate ), mettiamo in forno per 25/30 minuti.


Concita De Gregorio in minigonna: e Toscani creò la nuova Unità


Fonte: http://mondodonna.blogosfere.it/2008/10/lunita-si-rinnova-e-cambia-veste-una-minigonna-mozzafiato.html

L'Unità si rinnova e cambia veste: mini come la minigonna indossata dalla ragazza nella nuova pubblicità, a firma di Oliviero Toscani. Donna come Concita De Gregorio, la prima alla guida di un quotidiano italiano.

Che l'immagine faccia colpo non c'è che dire...ma Toscani precisa: non c'è seduzione nella foto, è una posizione che indica 'potere'. Dice che l'idea gli è venuta quando la De Gregorio si è presentata da lui per accordarsi sulla campagna, indossando una minigonna. E lei conferma: l'Unità è sempre stata un giornale da uomini, ora si deve cambiare, faccio un giornale con la testa di una donna e sarà pensato anche per le donne. Già pensando alle inevitabile critiche sostiene: "Il corpo di una donna questa volta viene usato per pubblicizzare un prodotto intellettuale. Mi sembra pertinente. È molto peggio quando è utilizzato per accompagnare la pubblicità di un'auto oppure un detersivo per i piatti". Sarà. Io continuo a pensare che le donne avrebbero preferito vedere il fondoschiena di un bel ragazzo...ma ci dicono che invece no. Sarà che loro capiscono le donne meglio di una donna stessa. Ma andando al concreto, speriamo davvero che l'Unità si dimostri un giornale women-friendly: sarebbe, questo sì, davvero un bel colpo di...!


Lodo Alfano...


Un giorno nel regime di Berlusconi


Fonte: http://temi.repubblica.it/micromega-online/251008-un-giorno-nel-regime-di-berlusconi/

Erano le 13 e 30 del 20 ottobre e le agenzie avevano già battuto il sensazionale annuncio “Berlusconi: mai più in televisione. Solo insulti e sproloqui in televisione mentre il governo lavora”.

L'austero legame della “cultura del fare” si era appena inserito tra i temi di punta degli editorialisti (gli altri due: “e adesso aiuti alle famiglie” e “le classi differenziate non sono lager”) quando in televisione, su tutte le reti è apparso il miracolo, l'uomo che non andrà mai più in televisione stava parlando in diretta tv agli industriali di napoli. Questa notizia e lunghi estratti dello storico ha aperto il Tg1, aveva appena aperto il Tg5 e il Tg2. E fra poco SkyTg24 avrebbe offerto due scelte: o seguire le frasi essenziali del capo ogni mezz'ora in ogni apertura di telegiornale, oppure, come dimostrava il conduttore, premere il tasto verde del telecomando, e, approfittando finalmente del privilegio della tv interattiva, seguire l'intero discorso del premier in diretta. Oppure a scelta in differita.
In seguita sempre su Sky, la performance sarebbe stata ripetuta a beneficio di quegli italiani che, per circostanze sfortunate si fossero trovate fuori sync con il Capo.
L'invenzione è geniale. Mai andare in televisione. In televisione perfino Vespa può farti una domanda (non importa quanto cauta e benevola, pur sempre l'oltraggio di una domanda). Andare sempre in televisione, nei telegiornali e nelle tv dell'obbligo, dove vai in onda quando vuoi, come vuoi, per il tempo che vuoi e senza uno straccio di altra voce, perchè nel montaggio seguono applausi. Naturalmente esiste anche come scorta la televisione privata, ma questo è un affare di famiglia.


Scuola di Polizia


Bitonto: in aspettativa il capo dei vigili

Fonte: http://www.danielemartinelli.it/2008/10/24/bitonto-in-aspettativa-capo-dei-vigili/

Apprendo con piacere la notizia da parte di un lettore del blog che mi ha segnalato questo link, in cui si legge che il Leonardo De Paola, comandante dei vigili urbani di Bitonto, si è dimesso temporaneamente dall’incarico per “affrontare con serenità” il processo in cui è inquisito per truffa aggravata, falso e peculato.
Visto che per essermi occupato in prima persona di questo caso ho rimediato 2 richieste di risarcimento danni da parte del sindaco della città Raffaele Valla e del suo capo di gabinetto Domenico Pantaleo, per aver diffuso sul blog il video in cui mi hanno negato un’intervista sui motivi di questa nomina, faccio al comandante Leonardo De Paola i miei migliori auguri affinché possa dimostrare la sua innocenza, e che la sua azione serva da esempio anche per le decine di politici inquisiti e rinviati a giudizio presenti in Parlamento. Ben sapendo che in quest’Italia “giustizialista” una decisione di questo tipo non dovrebbe nemmeno fare notizia.

Non voglio trarre nessuna morale da questa storia. Io continuerò sul mio fronte a difendermi dalla richiesta di risarcimento danni. Voglio soltanto ringraziare tutti i lettori, soprattutto quelli di Bitonto e Bari che in queste settimane hanno sostenuto il mio operato. Grazie.


Il caso Moro secondo GABRIELLA PASQUALI CARLIZZI parte quarta

Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/10/il-caso-moro-secondo-gabriella-pasquali_23.html

Sono stati pubblicati diversi articoli su questo blog riguardanti il caso Moro.

Abbiamo sollevato dubbi sulla ricostruzione ufficiale, evidenziato i principali punti ancora “oscuri” e avanzato ipotesi.

Ultimamente abbiamo ripreso, dal sito la giusta informazione2, la ricostruzione di Gabriella Pasquali Carlizzi di quella strage.

Gabriella Pasquali Carlizzi negli anni ha avuto modo di venire a conoscenza di fatti ad oggi ufficialmente non conosciuti.

Diverse le circostanze che le hanno permesso di apprendere quanto ora ha deciso di iniziare a divulgare, ma la principale è stata il contatto diretto e duraturo che ha avuto con i protagonisti della vicenda Moro sia come Presidente l’Ente Morale Opera di Carità fondato da Padre Gabriele Maria Berardi, Ente presso cui hanno prestato servizio per anni numerosi ex brigatisti dissociati e pentiti in semilibertà, sia per il fatto di aver prestato servizio, come assistente volontaria, presso il carcere di Paliano.

Ora, vista l’importanza dell’argomento, vediamo di fare un riassunto di quanto sino ad ora pubblicato su questo blog a proposito del caso Moro riportando, in estrema sintesi, i punti più controversi trattati nei vari articoli:

- L'azione militare di via Fani viene definita un “gioiello di perfezione” attuabile solo da uomini super addestrati. I brigatisti, come confermato da Morucci non avevano alcun addestramento;

- Tre uomini della scorta, feriti ma ancora vivi, ricevono il colpo di grazia. Perché? Cosa non dovevano dire;

- Le perizie hanno appurato che in via Fani vennero usate anche munizioni di provenienza speciale provenienti da forniture date solo a forze statali militari non convenzionali. Quando, anni dopo, verranno scoperti i depositi “Nasco” della struttura segreta “Gladio” si riscontreranno le stesse caratteristiche nelle munizioni di quei depositi;

- La mattina del 16 marzo alle ore 9 in via Stresa, a circa duecento metri da dove avviene la strage c’è il colonnello del Sismi Camillo Guglielmi, istruttore presso la base di “Gladio” di Capo Marrargiu, dove aveva insegnato ai “gladiatori” le tecniche dell’imboscata;

- Ad agevolare la fuga del commando un improvviso black-out interrompe le comunicazioni telefoniche della zona. Circa la vicenda della Sip si legge (Unità dell’11 luglio 1991) in uno scritto di Vladimiro Settimelli :“Una Gladio della Sip allertata il giorno prima del sequestro Moro”;

- La stampatrice modello Ab Dick 360 T (matricola n° 938508) utilizzata dalle Br durante il sequestro Moro per stampare comunicati e altro materiale proveniva dall’Ufficio Rus (Raggruppamento Unità Speciali), ovvero l’ufficio più compartimentato del servizio segreto militare che provvedeva all’addestramento di “Gladio”;

- Da documento della X Divisione Stay Behind (Gladio) del 02 marzo 1978, si evincerebbe come questa fosse a conoscenza del rapimento di Moro ben 14 giorni che questo avvenga;

- L’argomento più spinoso che Moro affronta con i suoi carcerieri – e che non a caso verrà tenuto nascosto ancora per dodici anni dopo la sua morte – riguarda il nervo scoperto (tuttora nodo irrisolto) di Gladio”[12] Eppure le Br che avevano detto “Tutto verrà reso noto al popolo e al movimento rivoluzionario”, non riveleranno nulla degli interrogatori del Presidente della Dc e mentendo spudoratamente sosterranno che dagli stessi non era emerso nulla di importante;

- Riguardo il covo di via Gradoli e il falso comunicato del lago della Duchessa Franceschini afferma: “L’operazione lago della Duchessa-via Gradoli (vanno sempre tenuti insieme) è un messaggio preciso a chi detiene Moro. A chi?

- Pecorelli pubblica su OP:

a) "Mercoledì 15 marzo il quotidiano “Vita sera” pubblica in seconda pagina un necrologio sibillino: “2022 anni dagli Idi di marzo il genio di Roma onora Cesare 44 a.C.-1978 d.C. Proprio le idi di marzo del 1978 il governo Andreotti presta il suo giuramento nelle mani di Leone Giovanni. Dobbiamo attendere Bruto? Chi sarà? E chi assumerà il ruolo di Antonio, amico di Cesare? Se le cose andranno così ci sarà anche una nuova Filippi”.
Il misterioso necrologio apparso su Vita sera poteva essere in realtà l’Ok ai terroristi circa l’azione preparata per il giorno dopo;

b) “Aspettiamoci il peggio, gli autori della strage di via Fani e del sequestro di Aldo Moro sono dei professionisti addestrati in scuole di guerra del massimo livello. I killer mandati all’assalto dell’auto del presidente potrebbero invece essere manovalanza reclutata su piazza. È un particolare da tenere a mente”.
Perché in questo articolo Pecorelli separa la strage di via Fani attuata da professionisti dai Killer mandati all’assalto dell’auto del Presidente? Non sono gli stessi?

c) «le Br non rappresentano il motore principale del missile, esse agiscono come motorino per la corre­zione della rotta dell’astronave Italia".
Se le Br sono il motorino, chi è il motore?

- Per confutare la perizia sulla mitraglietta Skorpion utilizzata per uccidere Moro, Valerio Morucci e Adriana Faranda si sono avvalsi di un perito di parte legato al servizio segreto militare: tale Marco Morin, estremista di destra, appartenente a “Gladio”. La perizia di Morin ha sostenuto che la Skorpion trovata in possesso di Morucci e Faranda non era l’arma che aveva ucciso Moro. Ma quella “perizia di parte” è stata smentita, rimanendo semplice testimonianza di una stranissima “convergenza.

Ora riportiamo, in sintesi, la ricostruzione di Gabriella Pasquali Carlizzi pubblicata dalla stessa sul suo sito, http://www.lagiustainformazione2.it/ e, sul nostro blog, in commenti agli articoli precedenti.

La preparazione del sequestro.

Da molti mesi, i brigatisti lavoravano su Andreotti, sviluppando nel logistico una accurata inchiesta di pedinamenti, osservazioni continuata H.24 su di lui e le scorte, insomma quella che nel loro dizionario prendeva il nome di "inchiesta".
Improvvisamente, poichè a Roma alle loro riunioni, partecipavano a volta non solo i brigatisti già entrati in clandestinità, ma anche quelli che vi sarebbero entrati successivamente o sarebbero rimasti come anello di congiunzione tra loro e aree estreme di taluni partiti.... un politico, leader di un partito che ancora non era importante, (lo divenne cavalcando il "Caso Moro"), mandò alle BR un consiglio....Le BR dunque avrebbero, secondo il politico, dovuto spostare la loro attenzione sull'onorevole Aldo Moro. Finsero di sviluppare su costui una "inchiesta", che durò poco più di un mese, ma il sequestro era già stato preparato da un'altra regia.....

Moro era estraneo alla regia del suo sequestro?

Risulta che una persona molto vicina allo Statista, fosse all'epoca immediatamente precedente il sequestro, fidanzata con uno di quegli anelli di congiunzione tra un'area estremista politica e i brigatisti già entrati in clandestinità.
L'anello di congiunzione partecipava alle riunioni, compresa quella del direttivo logistico in cui le BR accolsero il consiglio di lasciare l'obiettivo Andreotti e spostare l'attenzione su Moro. Naturalmente visto il rapporto affettivo che intercorreva tra l'anello di congiunzione e la persona molto vicina a Moro, è ben presumibile che l'uno abbia riferito all'altra e che costei a sua volta informò il "potenziale prigioniero".
L'anello di congiunzione di cui si parla, era un ragazzo di sinistra, simpatizzante per le BR, ma ancora al di fuori dell'organizzazione.
Moro non si consegnò a nessun "carceriere", poichè dal momento in cui fu informato che era in preparazione il suo "sequestro", al fine di rappresentare una pressione forte sulla parte conservatrice del Governo e della DC, che si opponevano all'apertura a sinistra, dopo aver moto riflettuto e dopo aver avuto determinate garanzie per se e la propria famiglia, accettò "l'operazione", "in nome della Ragione di Stato", come ebbe a scrivere a Padre Gabriele Maria Berardi, in una accorata lettera.
La sua garanzia era anche quella di sapere che il piano non si originava dalle BR, che pure avevano il ruolo e l'interesse a rivendicare l'azione per dimostrare il loro potere, ma Moro seppe dalla persona che partecipò alle riunioni tra BR e anelli di congiunzioni, che tutto era sotto l'attento controllo dell'amico Bettino.
Moro non scelse, ma sapendo che comunque sarebbe stato ugualmente "sequestrato", preferì "gestire l'operazione.

Moro aveva due scorte?

Si è sempre parlato di "scorta", ma non è mai stato detto, pur essendo noto istituzionalmente, che Moro aveva due scorte: una di Stato, per intenderci quella che finì trucidata, e l'altra, composta da uomini da lui stesso scelti nella Gladio, la struttura creata da lui e Cossiga.
Per tale motivo, lo Stato tardava, nonostante le sue richieste, a cambiare le auto della scorta ufficiale che non avevano i vetri blindati, ma non se ne preoccupavano più di tanto, sapendo appunto che Moro aveva anche l'altra scorta.

Il sequestro.

Moro, in tutta la sua vita, non ha mai omesso un solo giorno di recarsi al mattino presto alla Santa Messa.
La mattina della strage, incomprensibilmente Moro non portò a Messa con sè il nipotino (come era sua abitudine), e invece delle solite tre borse, ne portò ben cinque, di cui in una vi erano delle medicine, e in un'altra degli abiti. Doveva forse partire?Moro quella mattina, andò come sempre alla Messa delle sette, sette e trenta, con le due scorte. Poco prima che terminasse la Messa, il capo scorta di Gladio disse al Capo della scorta ufficiale di farsi un giro in via Fani e vedere se era tutto tranquillo, e poi tornare alla Chiesa di piazza Giuochi Delfici che ambedue le scorte avrebbero accompagnato Moro in Parlamento.

La scorta ufficiale quindi si avviò per questo giro di ricognizione e fu trucidata in via Fani.Moro non era in via Fani.

Occorre poi riflettere bene sulla stridente stonatura tra la figura religiosa e cristiana di Moro, e l'assurda omissione da parte sua di un cenno di cordoglio per le vittime e le loro famiglie.

Ed è anche vero che chi lo teneva in custodia, non mi riferisco ai brigatisti, ebbe cura di sottrargli giornali e telegiornali, proprio perchè non sapesse cosa era successo in via Fani.

Egli stesso testimonia di non sapere nulla, quando in una di queste lettere scrive:" Sto facendo del tutto con i miei carcerieri e con i destinatari istituzionali delle mie missive, affinchè questa storia possa andare a buon fine senza spargimento di sangue...".

Fa quasi sorridere una lettera di Moro, che dalla sua "prigione" dice alla moglie di ricordare a Rana di prendere due delle sue borse che aveva lasciato in macchina. Certo, quando scese per andare a Messa le lasciò in macchina.
Ma se fosse stato in via Fani quando la scorta fu trucidata, Moro non era tanto stupido da non sapere che qualora le borse non fossero andate distrutte, certamente erano sotto sequestro insieme a tutto ciò che fu teatro di quel massacro.
Dunque lui del sangue già versato, nulla sapeva, e per non saperne nulla l'unica spiegazione è che durante la strage Moro fosse da un'altra parte.La scorta fu necessario ucciderla, ma non furono i brigatisti ai quali si incepparono perfino le mitragliette, la scorta non doveva riferire quanto vide e di cui furono testimoni circa alcune presenze sul posto, volti alla scorta ben noti.

Gladio in via Fani?

Come mai, solo 13 anni dopo l'eccidio si scoprì che l'uomo ripreso nelle fotografie da Gherardo Nucci da un balcone che dava su via Fani, e che si trovava lì prima che arrivasse la Polizia, corrispondeva al Maggiore Guglielmi, all'epoca del rapimento Capo Nucleo Operativo della VII Divisione del SISMI?
Disse il testimone: "...un uomo brizzolato, sui cinquant'anni, in borghese, che arrivò subito sul luogo dell'eccidio dando ordini come un poliziotto...".

Come mai il capo scorta, scese dall'auto senza la pistola in pugno?
Forse perchè aveva visto qualcuno di cui si fidava?

E chi prese le borse di Moro, che si vedono chiaramente dalle fotografia scattate dopo l'eccidio, poste ancora dietro i sedili anteriori dell'auto?
Ormai, i Brigatisti erano tutti spariti da via Fani, e i pochi fotografi dell'epoca, scattarono tranquillamente tutto ciò che oggi è documentato, ed io stessa ho la foto dove le borse di Moro si vedono con assoluta chiarezza.

La prigione di Moro.

Nel frattempo Moro con il capo dell'altra scorta, imboccò il corridoio laterale della Chiesa uscendo da una porta su via Zandonai e salì sull'auto del gladiatore. Percorsero tutta via Zandonai e si diressero in zona Forte Boccea, sede di tutti i Servizi Segreti. Non a caso Moro in una delle sue lettere scrisse: "Mi trovo in un domino di un unico predominio..." Tradotto, voleva dire mi trovo in una sede di potere dove sono unificati più poteri. Infatti a Forte Boccea c'erano il Sisde, il Sismi, il Sifar...Affari Riservati...

Infatti Dagli Atti della Commissione Moro, ecco cosa dichiarò Valerio Morucci: “... Ad un certo punto...si valutò allora la possibilità di compiere il sequestro di Moro, all’interno della Chiesa di S.Chiara. ...Dopo una serie di accurati controlli, si pensò di attuare il sequestro di Moro nella Chiesa di S.Chiara. Si rilevò che la Chiesa aveva due uscite: una su piazza dei Giuochi Delfici, e l’altra che si collegava con via Zandonai, attraverso una scuola elementare contigua alla Chiesa. C’era infatti un corridoio che univa la Chiesa alla scuola.... Una volta sequestrato, la macchina con Moro e quella di appoggio, avrebbero dovuto percorrere via Zandonai, che è una strada senza uscita. In fondo a via Zandonai, c’è un complesso residenziale con una porta metallica a scorrimento elettrico che consente il passaggio all’interno del complesso ed il successivo sbocco in via della Camilluccia, a circa cinquanta metri dal largo tra il Cimitero Francese e via dei Colli della Farnesina. Per l’accesso al residence era stata fatta una chiave falsa, ricavata da una chiave di lucchetto del telefono.La chiave serviva ad aprire la porta automatica del residence dalla parte di via Zandonai, il cancello si sarebbe richiuso automaticamente impedendo il passaggio di possibili inseguitori, e si sarebbe arrivati dall’atro cancello del residence, percorrendo via della Camilluccia, in via Trionfale...”

Non appare strano, che Morucci riferisca con tanta dovizia di particolari l’iter di come avrebbe dovuto svolgersi il sequestro di Moro, un iter che seppure il più logico e verosimile, non fu quello attuato? ....posso aggiungere che seguendo poi via Trionfale si arriva dritti a Forte Boccea...Da Forte Boccea Moro sarà poi spostato e ospitato in una casa nobile a 50 metri da via Caetani dove fu fatto trovare morto nel bagagliaio della Renault Rossa del Brigatista Teodoro Spadaccini.

In questa "nobile prigione" ben collegata con il sotterraneo di un luogo sacro, dissacrato subito dopo l'uccisione di Moro, poteva andare anche il politico che col caso Moro divenne l'ago della bilancia col suo partito, per le scelte dei Governi.

Ora, nel 1990 vi fu una nobile testimone, tale E.N. che dichiarò quanto segue.

La distinta signora, durante la prigionia di Moro, si trovava insieme a sua sorella, ospite in pensione presso i locali della Chiesa ad angolo tra via del Teatro Marcello e via Montanara, le cui mura laterali finivano con un passo carrabile che si ricongiungeva ad uno stabile in uso ai Servizi Segreti, di fronte alla Scuola di Francese gemellata con l’Yperion di Parigi, ove spesso si recava Moretti. A pochi metri, c’è via Caetani, dove lo Statista fu appunto trovato morto.

La signora E.N. mentre si lavava le mani nel bagno a piano terra della Chiesa, sentì da sotto il pavimento un lamento e una voce che diceva: “sono qui, liberatemi”, e riconobbe la voce di Aldo Moro. A gitata andò dal Parroco e riferì l’accaduto, ma il Parroco le intimò di tacere e di non dire nulla a nessuno.

Pochi giorni dopo la morte di Moro, quella Chiesa fu dissacrata.
Tutto questo lo verbalizzai, ma non seppi più nulla....

LE REGISTRAZIONI DI MORO...nessuno le vuole?

...mi recai presso il magistrato titolare per il terrorismo, insieme ad un ex brigatista che non ebbe il coraggio di parlare al processo, ma confessò a me dove erano nascoste le bobine originali delle registrazioni di Moro durante la sua “prigionia”.

Il Magistrato mi rispose: “Lei signora Carlizzi crede che noi siamo uomini liberi,Un giorno capirà che non è sempre così”.

Il ruolo della SIP.

Il 5 aprile vi fu il famoso "black out".

Un funzionario comunicò alla DIGOS che non si era riusciti ad intercettare la telefonata al MESSAGGERO con cui le BR annunciavano il comunicato n.4, perchè 5 linee telefoniche erano andate il tilt proprio nel momento in cui i brigatisti telefonavano, esattamente come nell'altro "black out" del 2 maggio.

Il dottor Domenico Spinella, Capo della DIGOS dichiarerà in Commissione "di avere costatato un atteggiamento di assoluta di assoluta non collaborazione da parte della SIP".

E se collegassimo tutto ciò al fatto che la SIP all'epoca dipendeva dalla STET, di cui era Amministratore Delegato Michele Principe, iscritto alla Loggia P2?

E se aggiungiamo che Lorenzo Marracci dal 1977 agente del preSISDE di via Fauro, nel 1978 ricopriva l'incarico di caponucleo della SIP a Roma durante il rapimento Moro?

Come e quando è morto Moro?

In realtà come sia morto Moro, non lo sappiamo, in quanto, sebbene nei processi la versione dell'essere stato ucciso dopo che lo collocarono nel bagagliaio della Renault Rossa appartenente all'ex brigatiista Teodoro Spadaccini, tale versione sia passata come verosimile, secondo mie ricerche non è affatto rispondente alla verità.

Infatti se andiamo a comparare sul corpo nudo dello statista i colpi da arma da fuoco, questi NON COINCIDONO con i colpi repertati sugli abiti con i quali fu rinvenuto morto.

Ne consegue, che Moro, specie per il vero luogo dove fu ucciso, e ci arriveremo più in là, subì verosimilmente un rituale, e dai colpi si rileva che la posizione era eretta in piedi o supina, poi fu vestito, e si sparò anche contro l'abito.

Se l'abito non fosse stato, non lo sappiamo, distrutto come reperto, si potrebbe riesumare il corpo di Moro, e procedere con una tecnologia più avanzata di allora ad una reale verifica.

In ogni caso, se i reperti fotografici non sono stati eliminati, come prescrive la Legge dopo un determinato tempo, non è detto che non si possa recuperare anche questo pezzo di verità.

Il covo di via Gradoli.

Via Gradoli era già all’epoca una via nota in quanto vi abitavano agenti dei Servizi e giornalisti sotto copertura.
Intanto dobbiamo risalire al pre-SISDE in ordine alla scelta del covo di via Gradoli, l'appartamento dato in uso a Morucci e Faranda, e del quale si dimostrerà appunto che la proprietà era del pre-SISDE e di Antonio Parisi.

L'amministratore di quel palazzo era Domenico Catracchia, socio dal 1973 della Immobiliare Gradoli Spa.

Catracchia, quando il covo di via Gradoli fu scoperto a causa della famosa perdita d'acqua, si mise in contatto con tale Gianfranco Bonoli,(prestanome della vera proprietà?) il quale era consocio di Catracchia, nella Immobiliare Gradoli.

Ma Bonori è la stessa persona che troveremo insieme a Maurizio Broccoletti in un atto della GATTEL Srl, la società con sede in via Baglivi 11, dove facevano capo sia il SISDE che la Banda della Magliana.

Le BR solo prestanomi e prestavolti.

Gli ex terroristi hanno tutti mentito, compresi pentiti e dissociati.Le BR sono state solo dei prestanomi e prestavolti.Cosa poteva essere per il prestigio delle BR rivendicare un'azione come quella del sequestro e dell'uccisione di Moro, con la certezza che per il buon fine di questa azione era stata predispota una regia di ben più alto livello dei brigatisti?

In fondo sarebbero state le BR a rivendicare l’azione, in più si era fatto avanti un interlocutore che avrebbe cavalcato la pagina più buia della Repubblica, e nelle mani di Moretti e dei suoi più fedeli, sarebbe rimasto a vita il ricatto di conoscere la verità sul reale svolgimento dei fatti. Infatti, di decine e decine di ergastoli inflitti, grazie a leggi fatte ad hoc, i Brigatisti arrestati scontarono pene ridotte a dieci/quindici anni, nonostante le stragi, nonostante le gambizzazioni, nonostante omicidi eccellenti, nonostante migliaia di rapine a mano armata ecc. ecc.

Non solo: ma a differenza di ex detenuti per reati comuni, i Brigatisti appena tornati in libertà, o semilibertà, hanno tutti avuto la possibilità di lavorare anche per società parastatali, vale a dire società create ad hoc, di cui lo Stato si serve, commissionando lavori specie nel settore informatico, con stipendi da capogiroLe BR se hanno imparato qualcosa su Moro, lo hanno fatto quando sono finiti in carcere e si sono "acculturati" sulle "ragioni di Stato" e quanto altro ha permesso loro di inventare false verità durante i processi.

I servizi segreti nelle carceri.

Nelle carceri, vi entrano sotto la copertura di assistenti sociali, suore o preti, con cittadinanza vaticana e che fanno parte dei Servizi Segreti della Santa Sede, e svolgono invece vere e proprie trattative con i detenuti politici assicurandosi a vita, anche nel caso questi tornino in libertà, che le versioni dei fatti che racconteranno sia nei processi sia come cittadini liberi, mantengano i segreti di Stato che la società non deve conoscere.

Mentre in queste carceri, uomini di Stato, politici, che si recano a trovarli, offrono loro benefici di ogni genere a garanzia del loro silenzio. Nella società civile vi sono poi i livelli più alti di questa organizzazione che vede in se anche le massonerie deviate, con infiltrazioni nelle istituzioni, banche, ministeri, telefonia, televisione di Stato, sanità, università.

I compiti per ciascuno sono diversi ma l'obiettivo è unico, rompere gli equilibri dello Stato democratico.

La forza di questa organizzazione eversiva ma istituzionalizzata è nella sua trasversalità,in quanto abbraccia l'intero arco costituzionale, compresa la Chiesa.

Memoriale Morucci.

Quando mi accorsi di cosa si verificava nel 1985/86 nel carcere di Paliano, ove era anche assistente volontaria Maria Fida Moro che con Morucci lavoravano sul famoso “Memoriale”, e frequentava quel carcere anche una certa suor Teresa Barillà, la quale faceva da portavoce tra Piccoli e i brigatisti del “caso Cirillo”, non sapendo Piccoli cosa rispondere al Giudice Carlo Alemi dal quale era indagato, (fu pubblicato un libro “La seconda trattativa di suor Teresa”), mi recai dai Magistrati e li “costrinsi” a perquisire la suora.

Fu trovato finalmente il “memoriale-Morucci”, con poche righe scritte a mano sul frontespizio:”1986- Solo per lei signor Presidente- Sono atti giudiziari, solo che qui ci sono i nomi!”

Dunque ciò che veniva sottratto alla Giustizia con menzogne nelle Aule, lo si “vendeva” sui tavoli del potere politico, evidentemente “colluso”.

Ma la vergogna più lurida fu che su quella perquisizione, furono redatti due verbali diversi, a firma dell’allora stesso Capo della Digos.

In un verbale la perquisizione la si definiva “negativa”, cioè non trovarono nulla.

In un altro verbale (stesso giorno, stessa ora, stessa perquisizione, stesso luogo) la perquisizione, definita positiva, rilevava il ritrovamento del memoriale Morucci, portato dalla suora a Cossiga, con tanto di nomi e cognomi dei partecipanti alla strage, nomi che Morucci nella veste di dissociato, non fece mai durante i processi! Non solo.

Il Capo della Digos, evidenziava alla Magistratura la necessità di rivedere la posizione di Morucci e Faranda, in quanto questo documento dimostrava inequivocabilmente che avevano mentito su quanto tuttavia aveva loro fatto guadagnare i privilegi della legge sui dissociati.

Fu da allora che scattò la mia indagine, e pedinai anche qualche brigatista quando gli “addetti ai lavori” che arrivavano da Roma, lo prelevavano a Paliano con la scusa che doveva essere interrogato, e poi giunti a Roma, al casello dell’autostrada lo lasciavano andare libero per c..i propri!

I due verbali

FATTI

Il 13 novembre 1990, in ordine al Procedimento Penale n. 3703/90 C R. G. P. M. l’allora Procuratore Capo ............... emise il seguente DECRETO DI PERQUISIZIONE LOCALE

IL PM Letti gli atti; Ritenuto che Pasquali Gabriella ha reiteratamente affermato che manoscritti originali (o in fotocopia) redatti dall’on. Moro nel corso del sequestro si trovano nella disponibilità di tale Suor Teresilla Barillà, cui sarebbero stati consegnati da Morucci V.;

che la ricezione di tali documenti, ove provata, costituirebbe resto ai sensi degli artt. 648 e 255 c.p.;

che pertanto appare opportuno procedere a perquisizione locale;

p.q.m.visti gli artt. 250 e ss. C.p.p.dispone la perquisizione dei locali (e pertinenze) abitati da Suor Teresilla Barillà presso la Casa di Cura “Assunzione di Maria”, sita in Roma, via Nomentana 311, con conseguente sequestro di quanto rinvenuto;

che copia del presente decreto venga consegnato alla Barillà con avviso che ha facoltà di farsi assistere o rappresentare da persona di sua fiducia idonea ex art. 120 c.p.p. , purchè immediatamente reperibile;

delega per l’esecuzione di P.G. della Questura di Roma D.I.G.O.S.

Il Procuratore della Repubblica.................................QUESTURA DI ROMA D I G O S

OGGETTO: Processo verbale di perquisizione eseguito a carico di Barillà Chiara, intesa Suor Teresilla, nata a Bagaladi (RC) il 01/05/1943, Residente a Roma via Nomentana 311, identificata a mezzo Carta d’Identità NR. 0138982F rilasciata Dal Comune di Roma il 5/11/89.

L’anno 1990 addì 17 del mese di novembre, alle ore 11.30 in via Nomentana NR. 311 innanzi a noi sottoscritti Ufficiali di Polizia Giudiziaria, appartenenti alla Questura di Roma – DIGOS, è presente Barillà Chiara, in oggetto identificata, alla quale viene notificato, mediante consegna di copia, il decreto di perquisizione locale NR. 37/03/90 C emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma – Proc. Rep. Dr. .......................... in data 13/11/1990.

Prima di procedere all’effettuazione della perquisizione, la persona viene invitata a consegnare quanto pertinente al reato per cui si procede.

Diamo atto che alla persona sono state fatte presenti le ragioni del nostro intervento, rendendola edotta della facoltà di farsi rappresentare o assistere da un difensore o da altra persona di fiducia, senza che ciò potesse comportare ritardi all’esecuzione dell’atto.

A tale facoltà ha espressamente inteso rinunciare.E’ stata quindi eseguita un’accurata perquisizione nel luogo indicato.

La perquisizione si è conclusa alle ore 12.30 del 17/11/1990 con esito NEGATIVO.

La suddetta persona, invitata a dichiarare o a eleggere il domicilio, o per le notificazioni, ha richiesto che ogni comunicazione le fosse comunicata presso la residenza in via Nomentana NR 311.

Fatto, letto, confermato e sottoscritto in data e ora di cui sopra.Barillà Chiara (Firma illeggibile) Vc Isp.(Firma illeggibile) Comm. P.S. -----------------------------------------------------------

In conseguenza dell’esito negativo della perquisizione, io fui iscritta nel registro degli indagati e il Procuratore Capo chiese a mio carico un provvedimento di custodia cautelare in carcere con l’accusa di calunnia. L richiesta di tale provvedimento fu rigettata dal GIP , ed io fui tuttavia rinviata a Giudizio, e pertanto processata.

Vedremo poi come si concluderà questo processo.

Nel frattempo , da un amico della Questura, venni a sapere che non era affatto vero che la perquisizione a carico di Suor Teresa Barillà si era conclusa con esito negativo, bensì la Suora era pure svenuta nel corso dell’esecuzione dell’atto, quando gli Ufficiali di Polizia Giudiziaria le avevano trovato un dossier redatto da Morucci e che forse sarebbe stato posto sotto il Segreto di Stato.

Mi disse pure che i verbali della perquisizione erano due, di cui quello con esito negativo sarebbe stato allegato agli Atti del PM che procedeva a mio carico, mentre quello vero, con esito positivo sarebbe stato trasmesso in via riservata alla Procura di Roma.

A fronte di questa rivelazione, io non ci vidi più dalla rabbia e dallo schifo, e pertanto mi ripresentai in Procura gridando in faccia agli inquirenti:

“Tirate fuori il verbale vero della perquisizione, ho saputo che non si è conclusa con esito negativo, è stato trovato quanto da me denunciato... Ora faccio un casino, io sono sotto processo grazie ad un falso verbale... e sarò condannata...Vergognatevi....”

Non ricordo chi degli inquirenti, urlando più di me così si espresse: “Cazzo, ci fosse una volta che qualcuno della DIGOS non si fa i cazzi propri...”, mentre mi invitava ad andarmene se volevo evitare che dato il mio tono facesse intervenire le Forze dell’Ordine.

Non mi arresi, uscii dalla Procura e piangevo dalla rabbia, ma ero intenzionata a recuperare il verbale della perquisizione con esito positivo.

Il Signore mi aiutò, ed entrai in possesso del documento che cercavo e che riproduco qui di seguito.

QUESTURA DI ROMA Cat. T.2/1990/DIGOS (01) Roma, 3 Dicembre 1990(Rif). N. 3449/90 C-RGPM

OGGETTO: Sequestro Moro. Milano 9 ottobre 1990 – Rinvenimento materiale BR in via Montenevoso.

ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICAPresso il Tribunale di ROMA - dott. .................- dott.

1) Come noto, in data 17 novembre corrente, è stata eseguita la perquisizione locale, disposta da codesta Procura della Repubblica, con decreto numero 3703/90 – C – RGPM del 12.XI.1990, a carico di Suor Teresilla Barillà Chiara (Cfr. informativa pari categoria ed oggetto del 19 novembre successivo).

Nella circostanza la Religiosa ha consegnato al Funzionario –operante, a titolo di liberalità o per motivi di studio del fenomeno politico eversivo, un volume che si acclude in copia, di pagine 283, a suo dire redatto a principiare del 1984, dal noto BR Valerio Morucci e concernente la storia del sequestro Moro.

2) Dall’esame di detto volume, effettuato d’intesa con la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, è emerso che alcune lettere dell’On. Moro, citate nella seconda parte del volume stesso, sono state rinvenute, in fotocopia, il 9 ottobre scorso a Milano, in via Montenevoso.In particolare, raffrontando detto volume con le elaborazioni del materiale di “Monte Nevoso” curata dalle DCPP e costà trasmessa con nota del 2 novembre decorso; si rilevano le seguenti tre lettere, le prime due indirizzate alla signora Eleonora Moro, l’altra alla famiglia.

- lettera contraddistinta dal n. 5 (pag.258) si ritrova a pag. XXVI della citata elaborazione;

- lettera contraddistinta dal n. 6 (pag.260): figura a pag. XXV dell’elaborazione.

In proposito è opportuno rilevare che mentre nel volume consegnato alla Suora, compare la datazione tra il 5 e il 10 aprile, nella fotocopia rinvenuta in via Montenevoso la data, ed è uno dei pochissimi casi, è invece esattamente indicata come 7.4.1878.

In quest’ultima inoltre vi è la frase “Sono intatto e in perfetta lucidità. Non è giusto che non sono capace”, che non compare nel volume.

- lettera contraddistinta dal n. 10 (pag. 269): figura a pag. XXIV dell’elaborazione.

E’ anche da rilevare, come si evince dal raffronto tra le lettere citate nel volume e quelle pubblicate dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta sul caso Moro, che la missiva contraddistinta dal n. 24 (pag. 282), e che viene indicata come “incompiuta”, termina in effetti con le frasi che nel volume sono riportate come lettera n. 23.3)

Da quanto sopra esposto, in considerazione del fatto che nella prima parte del volume vi è una premessa “storico-politico” datata luglio 1984, epoca alla quale verosimilmente si deve far risalire la redazione dell’opera, è evidente che, quando tale redazione è avvenuta, ancora non era stata rinvenuta la documentazione dietro il pannello nell’appartamento di via Montenevoso a Milano.

E’ pertanto altrettanto evidente che il redattore dell’opera, Valerio Morucci o chi per lui, aveva già allora la disponibilità di materiale documentale relativo all’On. le Moro assolutamente inedito e sconosciuto.

Tale circostanza dovrebbe indurre a riesaminare le dichiarazioni già rese da Valerio Morucci ed Adriana Faranda nell’ottica di possibili reticenze od omissioni, più o meno volute, nonché la posizione della stessa Suor Teresilla, che dovrebbe riferire tempi e modalità di acquisizione del volume.

4) Con l’occasione si rappresenta che il 26 aprile 1990, un analogo volume è pervenuto alla Direzione Centrale Polizia Prevenzione, per la trasmissione all’Autorità Giudiziaria, dal Segretario Generale della Presidenza della Repubblica che l’aveva ricevuto il 13 marzo.

Nella nota di accompagnamento è anche sostenuta la disponibilità a comunicare al Magistrato che ne dovesse fare richiesta, ogni circostanza nota riguardo all’invio della documentazione al Presidente della Repubblica.Il volume in argomento è stato trasmesso il 9 maggio 1990 al Sig. Procuratore della Procura della Repubblica di Roma, che lo ha assegnato al GI dott. Rosario Priore.IL DIRIGENTE DELLA DIGOS (Dr.......................

EPILOGO.

Il Processo a mio carico proseguì come se tale “scandalosa” circostanza non si fosse mai verificata. A far testo era il verbale di perquisizione falsamente conclusasi con esito NEGATIVO.

Né mai comparve nel fascicolo il materiale rinvenuto nel corso di detta perquisizione.Si giunse così all’ultima udienza.La Corte, presieduta dal ................., si sarebbe ritirata in Camera di Consiglio per emettere nei miei confronti un verdetto di condanna.

Il Giudice, nel guardare gli Atti, non trovava un documento, tanto che rivolto a Suor Teresa Barillà, che aveva deposto dimostrando di avere come suo diritto copia dell’intero fascicolo, chiedendo alla stessa se per caso disponesse del documento, peraltro di importanza irrilevante, che il Dottor De Nicola, non trovava al momento.

La Suora, prontamente si avvicinò al Giudice, e mentre cercava senza guardare cosa prendeva, nella classica sacca di stoffa nera in uso alle Suore, pese in meno un plico e disse:

“Ecco Giudice, è questo il documento che cerca , vero?”

Il Giudice guardò pochi istanti quelle carte, io mi accorsi che era impallidito, in Aula , piena i giornalisti cadde il silenzio più assoluto.

Poi l’urlo del Giudice: “Suora, che cos’è questo... si sieda sul banco dei testimoni, io la incrimino...”.

La Suora resasi conto che aveva sbagliato documento, diventò paonazza in volto e tremante si sedette dove le aveva indicato il Giudice. “Qui ci sono frasi scritte a mano.... Di chi sono?

Questo è un memoriale e sul frontespizio c’è scritto “Solo per Lei Signor Presidente. E’ tutto negli Atti Processuali, solo che qui ci sono i nomi. “ Una firma illeggibile e una data :1986 .”

La Suora guardava le annotazioni a mano, e al Giudice che glielo aveva chiesto, disse che quelle annotazioni le aveva scritte lei, mentre studiava il documento.A questo punto il Giudice la invitò a leggere le annotazioni.

Ma la Suora non conosceva la propria calligrafia.

Né rispose quando il Giudice la incalzò perché dicesse chi erano quegli appunti a margine del famoso “Memoriale Morucci”.

La stampa era scandalizzata, ma il giorno dopo nessun giornale riportava l’episodio a meno di piccoli trafiletti che titolavano : “Assolta la Carlizzi”.

Seppi poi che sulla circostanza clamorosa i Direttori delle testate giornalistiche furono invitati a tacere, in quanto questi documenti dovevano rimanere riservati.

Il Pubblico Ministero chiese egli stesso la mia assoluzione piena, che naturalmente fu accolta, e la sentenza divenne definitiva, non essendosi appellato nessuno.

Conclusioni.

Quanto sino ad ora affermato da Gabriella Pasquali Carlizzi è sconvolgente ed, a tratti, incredibile.

Come incredibile appare che su una perquisizione tanto importante, ovvero quella che, grazie alla denuncia di Gabriella Pasquali Carlizzi, ha portato al rinvenimento del memoriale Morucci, la polizia possa aver fatto due verbali identici di cui uno falso. Perché? Per colpire Gabriella Carlizzi e farla tacere? Per questo e/o per altro ancora? Ma soprattutto sono stati falsificati altri atti? E i pubblici ufficiali autori del reato sono stati puniti?

Le domande sono tante come, probabilmente, ancora tante le cose da scoprire.

Gabriella Pasquali Carlizzi ha affermato di voler continuare a dire quanto di sua conoscenza sul caso Moro e noi continueremo, quindi, in successivi articoli, ha riportare la ricostruzione pubblicata dalla stessa.

Riteniamo di dover continuare perché la ricostruzione viene da persona informata sui fatti che, negli anni, si è esposta personalmente assumendosi davanti all’Autorità Giudiziaria la responsabilità delle sue affermazioni, ricostruzione, pertanto, degna della massima attenzione.


Giuliana Sgrena: Nessuna complicità

Fonte: http://temi.repubblica.it/micromega-online/giuliana-sgrena-nessuna-complicita/

Il velo islamico e i valori della sinistra

di Giuliana Sgrena*

Innanzitutto occorre chiarire che il velo islamico non è un obbligo religioso per le donne musulmane, ma viene imposto da una lettura fondamentalista dell’islam. Se veramente una donna sceglie «liberamente» di coprirsi con il velo o con il niqab vuol dire che aderisce a una ideologia che non possiamo condividere, quel fondamentalismo che dovremmo condannare sia nell’islam che nelle altre religioni. Tuttavia è difficile sostenere una libera scelta di donne, soprattutto quelle saudite, che non hanno nessuna libertà e non godono di diritti. Non sempre il velo viene imposto con la violenza, a volte è il condizionamento sociale, altre ancora questo condizionamento è psicologico. In Afghanistan, dopo anni di violenza e repressione, le donne avevano introiettato la convinzione che la loro sicurezza passasse attraverso la negazione del loro corpo, reso completamente invisibile dal burqa.
Comunque, il velo nelle sue varie declinazioni – burqa, niqab, hijab, turban, etc. – rappresenta sempre il simbolo dell’oppressione della donna. La donna che si deve coprire per non provocare il maschio, il pudore della donna garante dell’onore del maschio! La donna libera demonizzata oggi come ai tempi in cui si bruciavano le streghe.
E’ questa umiliazione della donna che dobbiamo difendere in nome della tolleranza? Qui non si tratta di tolleranza ma di complicità con chi non accetta il riconoscimento dei diritti delle donne, innanzitutto quello della propria autodeterminazione, attaccata non solo da religiosi di diverso credo ma da tutte le visioni patriarcali. Con questo non voglio dire che bisogna respingere tout court tutte le donne velate, ma aiutarle ad affermare i propri diritti e la propria dignità sì. Anche con forzature se possono servire alla donna a liberarsi dal giogo del potere maschile: la legge contro i simboli religiosi nelle scuole in Francia ha di fatto tolto agli integralisti musulmani un potere di controllo sulle giovani studentesse, almeno per quanto riguarda il velo. 47 studentesse musulmane in tutta la Francia si sono ritirate dalla scuola pubblica. La maggior parte di loro si sono iscritte alle scuole cattoliche, segno che non doveva poi essere la forte convinzione religiosa a motivarle. E ora nessuno manifesta più per portare il velo a scuola.
Soprattutto occorre la certezza della legge (con diritti e doveri) e la questione non può essere lasciata alla discrezionalità di un funzionario come succede in Italia dove la tolleranza zero colpisce tutti i migranti mentre la tolleranza di tanti democratici giustifica le più anacronistiche discriminazioni. In entrambi i casi si sottolinea quello che ci divide invece che quello che ci accomuna: la difesa dei diritti universali. Occorre chiedere il rispetto di doveri ma anche e soprattutto garantire dei diritti, molti dei quali non sono previsti dalla nostra legge o sono disattesi: proteggere le donne migranti vittime di violenze perpetrate dai mariti stranieri o italiani o dai genitori (per evitare un’altra Hina), garantire alle donne che rischiano nel loro paese un diritto d’asilo umanitario e alle donne divorziate un permesso di soggiorno anche se erano a carico del marito, il riconoscimento della cittadinanza ai figli nati in Italia, indipendentemente dalla nazionalità dei genitori. Ma non si può tollerare la diffusione della poligamia e del ripudio, come purtroppo succede. Dare la possibilità alle donne migranti che vivono in Italia di conoscere i loro diritti e anche la lingua italiana in modo fa favorire i loro contatti. E questo può servire anche a sottrarle alla «protezione» oppressiva della loro comunità che impone alle musulmane il velo (anche a quelle che non lo portavano nemmeno nel loro paese!) per avere il rispetto dei propri connazionali.
Il paradosso è che mentre in occidente ci sono donne che difendono il velo, nei paesi d’origine, dove il velo viene imposto, le donne rischiano la vita per non portarlo (è successo in Algeria negli anni ’90) o finiscono in carcere (Iran).
Per le donne di passaggio in Italia penso che dovrebbero rispettare la legge italiana come noi siamo costrette a fare se andiamo nei loro paesi. Tra l’altro mi chiedo come venga riconosciuta una donna col niqab quando si presenta alla frontiera se non è presente un poliziotto donna. E che cosa succede se si sente male e in ospedale non è di turno un medico donna. Purtroppo sappiamo che molte donne non sono curate per questo motivo. Lo stesso vale per i maschi. Permettere che questo succeda nel nostro paese, e succede, non penso sia una manifestazione di civiltà.

* autrice de "Il prezzo del velo", Feltrinelli


Paolo Bonolis ha già vinto il suo Sanremo

Fonte: http://www.danielemartinelli.it/2008/10/23/paolo-bonolis-e-il-vincitore-di-sanremo/


In tempi di recessione 108 euro annui di tassa di possesso del televisore che incassa interamente la Rai sono troppi, fuori dal tempo e immeritati per merci come la Talpa, Milo Infante, Gianni Riotta, Luca Giurato, Carlo Conti, Simona Ventura o il serioso predicatore di buona informazione (solo a parole) Lamberto Sposini trasformato tutto gossip per esigenze di ego e di portafogli.

La Rai è lontana anni luce dal metodo dell’azienda pubblica. Un’azienda che fa servizio pubblico dovrebbe fare concorsi trasparenti, disporre soltanto di personale a tempo determinato che favorisca turn over, dedicarsi quasi in toto all’informazione e soprattutto citare le fonti di chi decide gli ingaggi per i conduttori dei programmi, che a mio avviso, avendolo provato sulla mia pelle, dovrebbero essere pagati con cifre molto più modeste di quelle attuali, visto che anche per un varietà fanno servizio pubblico.

Come sappiamo la Rai è un carrozzone di pubblici mangiatori che se la gestiscono privatamente i partiti politici. Ecco allora che Paolo Bonolis, per condurre l’ennesima edizione fritta del festival di Sanremo, prenderà un milione di euro in cash. Tanti quanti ne prese Pippo Baldo lo scorso marzo. Sanremo! Non Report.

Ebbene le famiglie che non arrivano alla quarta settimana pagano la tassa di possesso per abitudine e per paura. Pagano senza pensare che una tassa di possesso per un televisore degna di tale nome, avrebbe senso se fosse equamente ripartita alle centinaia di canali ricevibili in analogico, in digitale e anche da satellite che il televisore e l’antenna che possediamo ci permettono di captare. Siccome quella tassa la riscuote solo e soltanto la Rai delle televendite, dei quiz pacco e della pubblicità occulta, quella tassa è un imbroglio. Un furto legalizzato.

Che la Rai assurga al diritto di riscuotere quei soldi perché in grado di garantire dirette ed eventi di presunta, pubblica utilità come gli interventi in parlamento, non regge più. Sia le messe in piazza San Pietro che le dirette dal Parlamento si possono ormai vedere su web, assieme a tutti gli altri eventi che la Rai spesso censura. Come gli scontri corpo a corpo fra studenti e Polizia.

La Rete è ormai ovunque. Per qualunque evento c’è sempre qualcuno armato di videocamera, webcam o telefonino pronto a riprendere e a diffondere sul proprio blog o su Youtube immagini senza bollini neri, senza omissis e spesso senza stupidi commenti di certi impiegati prezzolati alla bruno vespa. Tecnologie, modi e qualità sono certamente perfettibili, ma ormai il ghiaccio è rotto da tempo. La tassa di possesso obbligatoria del televisore è fuori dal mondo.

Soltanto se gli italiani non la pagheranno più in massa i Pippo Baldo e i Paolo Bonolis si dovranno accontentare di condurre Sanremo a 100 euro a serata come tutti i comuni mortali, o addirittura gratis, visto che la concorrenza di chi ama apparire ed è pure bravo a presentare non manca (non certamente io che non ci andrei mai).

Per smettere di pagare questo furto basta soltanto cominciare. Il primo bollettino Rai che preleviamo dalla casella postale assieme ai depliant del supermercato accartocciamolo e buttiamolo nell’immondizia. Butteremo nell’immondizia anche i successivi bollettini che arriveranno a cadenza quasi quotidiana su cartoncini verdi come la lega nord. Il colore è scelto apposta perché ricorda quello degli atti giudiziari e serve a impaurire il cittadino spesso ignorante ed inerme.

Quando tutti gli italiani avranno ben chiaro che nessuno potrà venire in casa nostra a vedere cosa abbiamo sopra i mobili, se non con un mandato della magistratura, saremo un’Italia più evoluta.

Credo tuttavia che la recessione ci imporrà una sveglia traumatica. Dovendo viverla tutti in diretta, anche la Rai dovrà in qualche modo adeguarsi. Con l’evasione al pizzo sempre crescente sarà costretta a stare nel mercato dei media, in competizione con gli altri, soltanto se sarà accattivante, competitiva e saprà offrire qualcosa di originale. Sarà costretta a scaricare leccaculi, raccomandati e scendiletto per lasciare spazio a professionisti degni di tale nome che saranno stimolati a dare il meglio di se proprio perché precari. Solo in quel caso potrei mandare il mio curriculum.

Ma per ora, pagare 108 euro obbligatorie per avere facce in esclusiva come quelle di Milo Infante o di Simona Ventura grazie ad una norma fascista e garantista che blinda la Rai da ogni forma di mercato, ce n’è abbastanza per realizzare un’inchiesta interna aziendale da diffondere a tutti gli italiani a reti unificate.

Siccome in Italia non siamo più garantiti nemmeno nei diritti di uguaglianza conviene arrangiarci. La disobbedienza civile può essere un’arma contro la recessione che non attende ricorsi e raccolta firme.

Da qui ai prossimi anni non ci sarà spazio per le favole di Riotta. 108 euro cash in tasca potranno essere vitali per comprarci pane e latte. Alla faccia panciuta di Giampiero Galeazzi e alla finta comicità di Paolo Bonolis. Per ora unico VERO vincitore del festival di Sanremo 2009.


Cossiga fuori dal Parlamento

Fonte: www.beppegrillo.it

"Non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti all'ospedale"


"Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito... Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì... questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio".
Intervista a Francesco Cossiga. Presidente emerito della Repubblica Italiana e senatore a vita.

Cossiga ha confessato. Ne va preso atto. In fin dei conti ne va apprezzata la sincerità, neppure Totò Riina aveva osato tanto. Ha solo detto quello che la maggior parte degli italiani sapeva: l'Italia non è una vera democrazia. Forse non lo è mai stata. Quante fandonie ci hanno raccontato da Piazza Fontana in avanti? Sul G8 di Genova? Chi ha attivato il timer delle stragi di Stato?
Cossiga ci ha fornito una lezione magistrale della strategia della tensione. Però, ora, dopo quelle frasi , va dimesso dal Senato e ritirata la sua nomina a presidente emerito della Repubblica Italiana. Voglio vedere se un deputato o un senatore avanzerà la proposta in Parlamento.
Se rimane al suo posto è una vergogna per il Paese e un insulto ai professori e agli studenti. Non va picchiato, è anche lui un docente anziano. Va solo accompagnato in una villa privata. Propongo, per non farlo sentire troppo solo villa Wanda di Arezzo. Insieme a Licio Gelli potrà rinverdire i vecchi tempi, parlare di Gladio, di Moro, dei servizi segreti...

Un consiglio ai ragazzi: portate alle manifestazioni una telecamera, riprendete sempre chi compie atti di violenza. Vedremo chi sono, da dove vengono, se sono dei "facinorosi", come dice lo psiconano, o "agenti provocatori pronti a tutto", come suggerisce Cossiga.

Il blog è a disposizione di studenti e professori per i loro video su interviste, manifestazioni e manganellature (so che saranno numerose). Nella barra in alto: "La Scuola in diretta", scorreranno in continuazione i video nei prossimi giorni. Caricate il video su YouTube e inviate la segnalazione al blog.
Loro non molleranno mai, noi neppure.


Ipocrisia strisciante

Fonte: http://sherlock.vedo-sento-parlo.it/?p=262

No,così non và cari studenti,cari insegnanti,cari commentatori di questo blog. L’opposizione e le proteste sono fasulle quando sono indirizzate ad una sola persona,quando cioè si animano contro uno ma non contro l’altro. Questa è la solita ossessione contro l’odioso cavalier Silvio Berlusconi. Le masse di voi studenti e compagnia cantante,rimasero inerti quando l’assalto alla scuola veniva pianificato dal Governo Prodi,con colpi di scure assai peggiori di quelli di oggi. Dove ...azzo eravate voi tutti? Io ancora deficente non lo sono diventato,e vi riporto una notizia dell’allora Governo Prodi. Così scriveva il Sole 24 Ore il 27 settembre del 2006: - L’incontro di ieri mattina tra il Presidente del Consiglio,Romano Prodi,e i sindacati della scuola è stato il detonatore che ha fatto esplodere l’inquietudine sotterranea che da settimane attraversa l’intero versante sindacale di fronte all’incognita della Finanziaria (2007,nda). Il confronto si è arroventato di colpo quando Enrico Panini,leader della FLcCGIL,ha estratto dalla sua cartellina un foglio contenente le misure che la prossima Finanziaria dedica alla scuola. Sotto accusa tre articoli:17,18 e 19. Il primo stabilisce che,dal 2007/08 al 2012/13,sarà innalzato progressivamente fino a 12 il rapporto tra alunni e docente...un giro di vite che alla fine porterebbe alla riduzione di quasi 100mila posti per gli insegnanti. Inoltre,stretta sui posti di sostegno e sul personale ATA...provvedimenti che potrebbero costare la cattedra a circa 10mila docenti e altrettanti potrebbero essere cancellati dalla paventata abolizione della deroga nella formazione delle classi nelle quali sono presenti alunni con handicap. “Più che una proposta di legge Finanziaria siamo di fronte ad un concetto di macelleria sociale”. Ha attaccato Panini. - (Fonte Sole 24 Ore). Insomma al tempo di Prodi si parlava di ben 100.000 cattedre a rischio,ben più delle odierne 87mila della Gelmini. Perchè in quelle settimane non vi mobilitaste? L’indignazione solo da una parte è pura IPOCRISIA.


Figli dei fogli...

Fonte: http://fabiopiselli.blogspot.com/2008/10/225-figli-dei-fogli.html

Avete mai visto gli occhi di un bambino quando è in attesa di andare con il papà o con la mamma, cosciente di dover andare da uno o dall'altra e, non, con tutti e due i suoi genitori?
E' uno spettacolo educativo per capire la sofferenza che prova, il peso che sente e la responsabilità che vive nel farlo, soprattutto per ipotizzare il senso di colpa che lo attanaglia, perchè un bambino non sa capire bene le ragioni per le quali i suoi genitori sono in conflitto, crede che sia colpa sua, specialmente quando questi litigano per il suo affidamento o per i termini di visita a causa dei quali il minore ha sempre una o più borse pronte, per andare ora a casa di mamma ora di papà, come generalmente deciso da un Tribunale dopo una lunga mediazione e non in ragione di una cosciente scelta compiuta fra i coniugi separati, nel rispetto delle "esclusive" esigenze dei figli.
Ho sempre considerato questi bambini essere dei "figli dei fogli" tanto sono numerose le istanze, le denunce, i ricorsi, le carte bollate, le sentenze, i decreti che condizionano il processo evolutivo di un bambino figlio di genitori conflittuali, il quale crescerà nel conflitto e si evolverà nell'istmo, come istmo, che si crea fra i due continenti genitoriali, ormai separati e collegati solo dalla presenza del figlio, i quali tendereanno a cooptarlo dalla loro parte.
Poco di buono uscirà da una simile situazione anche laddove il bambino non esprimerà quei segnali di disagio molte volte evidenziati nel corso del mio lavoro di educatore e di consulente.
Questo perchè i genitori sono i primi educatori dei propri figli, i quali hanno una responsabilità che spesso dimenticano perchè troppo impegnati ad ereggere le barricate del loro conflitto, sotto cui i figli resteranno schiacciati ed isolati, in attesa che una nuova sentenza gli doni un' apparente speranza di rapporto, non più con la propria famiglia. ma solo con uno dei due genitori, uno alla volta...


Rimborsi elettorali, uno scandalo italiano

Fonte: http://www.italiopoli.it/post/2067169.html

Quanto costa alle casse dello Stato la conclusione anticipata della legislatura? La XV legislatura, interrotta nel 2008 dopo soli due anni, ha permesso alle oligarchie politiche italiane di incassare senza colpo ferire circa 300 milioni di euro. Altri 100 milioni l’anno sono il conto pagato dai contribuenti per l’attuale legislatura. E se anche stavolta si andasse a elezioni anticipate, nelle casse dei partiti finirebbero altri 3-400 milioni di euro. Una spirale perversa e senza fine che svuota le casse dello Stato, ma di cui nessuno parla e su cui nessuno interviene.

“Democratici Solidali Liberali - DSL”, un’organizzazione indipendente che si propone di studiare l’attuale stato della democrazia costituzionale e i modi per difenderla e per rafforzarla, ha presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti perché intervenga sulle norme che consentono ai partiti e ai movimenti politici di incassare somme enormi, formalmente qualificate come rimborsi elettorali, ma che in realtà sono totalmente sganciate da ogni criterio di ragionevolezza. In questo modo si determinano enormi profitti in capo ai beneficiari, si cristallizza il quadro politico, si alterano le regole della competizione elettorale e si snatura la stessa forma costituzionale dei partiti politici.

Queste somme, in troppi casi, vengono oltretutto gestite in assoluta mancanza di trasparenza. I rendiconti dei partiti, lacunosi e superficiali, non spiegano affatto la destinazione e l’impiego dei rimborsi pubblici, né se sia rispettato il loro vincolo di scopo di primario rilievo costituzionale. I soggetti che li gestiscono sono troppo spesso ristretti gruppi oligarchici, addirittura familistici. E né l’Ufficio di Presidenza della Camera, né il Collegio dei Revisori della Camera sui rendiconti dei partiti, né la Corte dei Conti effettuano alcun controllo di merito neppure sulle questioni essenziali: e cioè che i fondi pubblici siano effettivamente richiesti e percepiti da partiti o movimenti politici e non lucrati da gruppi oligarchici o familisti, e che i rendiconti siano regolarmente approvati e rispondano a regole di chiarezza e precisione. La democrazia e il principio di pluralismo costituzionale che ne è alla base sono posti a rischio, le regole del gioco e della competizione politica sono alterate, vengono rafforzati i gruppi e le posizioni di dominanza, diviene impossibile competere nella arena politica.

Il Tribunale di Milano ha già affermato, in un significativo precedente, che la Camera ha precisi doveri di azione e che si applicano ai rendiconti dei partiti e dei movimenti politici le regole proprie delle società di capitali.

I “DSL”, oltre all’intervento della Corte Europea dei Diritti, chiedono perciò che un decreto legge blocchi la spirale dei finanziamenti a pioggia, tanto più necessario in una situazione di grave crisi finanziaria globale, e l’introduzione di norme che finalmente sanzionino con la decadenza i politici che abbiano compiuto atti di appropriazione o di gestione illecita dei fondi, ovvero non rispondenti alle regole e agli standard internazionali di chiarezza e trasparenza.

Per info: “Democratici Solidali Liberali - DSL”
www.democraticiliberali.it
www.dslonline.it
info@democraticiliberali.it

Gianni Zamperini, Francesco Paola, Claudio Zanardi


Scuola, Berlusconi tra allarmismi e menzogne

Fonte: http://temi.repubblica.it/micromega-online/221008-scuola-berlusconi-tra-allarmismi-e-menzogne/

Abbiamo visto ieri la manifestazione vernacolare dell'intolleranza preventiva: un parlamentare del Popolo della Libertà (la loro libertà) ha obbligato polizia e vigili urbani a togliere da alcune scuole di Piacenza striscioni contro la riforma Gelmini. Oggi il suo capo lo sopravanza di una spanna. Berlusconi fa il gradasso: minaccia l'uso della polizia per sgomberare scuole e facoltà occupate. Accredita una visione allarmistica della mobilitazione senza alcun pudore e rispetto per la realtà. Vuol far vedere ciò che non c'è. Inventa la strumentalizzazione dei bambini da parte di genitori e insegnanti irresponsabili. Proprio lui, che nei suoi programmi televisivi ha mostrato per anni piccoli mostri, portati lì da genitori ancora più mostri, a esibirsi in spettacolini disgustosi in cui bambini vestiti da grandi venivano invitati a dar prova di abilità e virtuosismi scadenti.
Vuole provare a costruire estremismi inesistenti per scatenare l'infinita potenza dello stato. Come ha costruito la paura diffusa sulla base di una campagna martellante e del tutto priva di verità sull'aumento dei crimini e dell'insicurezza, da attribuire quasi in esclusiva agli immigrati, così ora prova a inventare l'ultimo nemico, da identificare appena possibile con l'oppositore uscito dalla legalità.
Sarà difficile. Questa mobilitazione appena nata in difesa della scuola pubblica non solo è distante mille miglia dall'illegalità ma è davvero poco interessata alla contrapposizione politica tra le due coalizioni. Da tempo i partiti hanno perso il loro fascino e il richiamo all'identità politica ha scarsa presa. Basta andare in qualsiasi assemblea studentesca, media o universitaria, per toccare con mano quanto poco la politica classica pesi nelle motivazioni delle iniziative.
E sostenere che si fa avanti un nuovo pericolo sociale è del tutto impossibile di fronte alle lezioni in piazza, come quelle di fisica davanti a Montecitorio i giorni passati: ragazze e ragazzi accoccolati sul selciato davanti al loro professore che alla lavagna spiega con la massima tranquillità la struttura dell'atomo o il magnetismo terrestre.
Berlusconi vede fantasmi. La cosa avrebbe solo rilievo clinico se non fosse che la televisione può crearli. E con la televisione a Palazzo Chigi il timore è realistico.
Allora diciamo subito che se con l'allarmismo irresponsabile il governo vuole spingere un movimento pacifico verso l'illegalità ha sbagliato di grosso. Il movimento rifiuterà questa prospettiva indotta e comincerà a ricordare ancora una volta che proprio il capo del governo ha cominciato le sue legislature con la legalizzazione di una sola illegalità: la sua.


Evviva la Mafia Russa nel pallone

Fonte: http://www.italiopoli.it/post/2044683.html

Naturalmente non so se sia vera la notizia ormai di dominio pubblico sulle mani che la mafia russa avrebbe messo sull'ultima edizione della Coppa Uefa, comprando prima il Bayern in semifinale e poi il Glasgow Rangers in finale per far vincere allo Zenit di San Pietroburgo il trofeo. Vedremo i riscontri sulle intercettazioni telefoniche che hanno portato a questo ipotizzabile scandalo, già gravissimo per l'Uefa, la Federazione Europea che pare indaghi su 26 partite. Non c'è male....

Certo, con la Fiorentina a un passo (un calcio di rigore sbagliato) dalla finale, la partita tra Della Valle e Corvino da una parte e la mafia russa dall'altra sarebbe stata tutta da vedere. Di sicuro qui da noi quando passerà la legge berlusconiana anti-intercettazioni non riusciremmo a sapere neppure questo. Ma due cose so di certo. La prima è che poco tempo fa era uscito un libro-scandalo di un giornalista da cui si evinceva la notizia di altre mani, quelle delle triadi orientali mafiose sui Mondiali di Germania a colpi di scommesse su alcune squadre africane perdenti con un certo punteggio. La seconda è che per questo, e per quello che so dal 1982, cioè dalla mia inchiesta sui Mondiali di Spagna e in particolare sulla partita Italia-Camerun (su cui si è immolata in pratica la mia carriera...), non mi stupisco affatto. Tremerei di stupore se qualcuno riuscisse a dimostrare la totale estraneità del calcio planetario, continentale e nazionale dagli affari loschi. Come per il resto da cui dovrebbe distrarci. E il cerchio si chiude.


Opec del gas: accordo Iran-Russia-Qatar

Fonte: http://feeds.blogosfere.it/~r/news-politicaesocieta/~3/430768736/opec-del-gas-accordo-iranrussiaqatar.html

L'Iran, il Qatar e la Russia, padroni del gas mondiale con l'Algeria e il Venezuela, hannop trovato un accordo per formare una troika del gas. I tre giurano di non voler creare un'altra Opec, ma proprio il giurare fa pensare al contrario, cioé a un cartello per far salire il prezzo. Del resto il premier russo Alexej Miller, ex CEO di Gazprom, ha ragione nel darsi da fare, visto che la sua (ex?) società ha perso nelle ultime settimane qualcosa come 260 miliardi di dollari, passando da una capitalizzazione azionaria di 260 miliardi a meno di 100 miliardi. Una catastrofe. Miller ha dichiarato che i tre stati hanno programmato una serie di incontriregolari. Il primo sarà a Mosca a inizio 2009.Secondo i dati Gazprom i tre paesi dispongono del 60% delle riserve mondiali. Cresce la preoccupazione nei paesi occidentali.


Un ponte verso il futuro

Fonte: http://www.decrescitafelice.it/?p=321

di Marco Boschini

Certificazione ISO 14001 ed EMAS; adozione di un Piano energetico comunale; riqualificazione della Pubblica illuminazione; riqualificazione illuminazione interna edifici pubblici; riqualificazione termica edifici pubblici; aiuti economici per chi recupera e utilizza l’acqua piovana; educazione ambientale nelle scuole; percorsi formativi per i professionisti della zona; introduzione degli acquisti verdi nella pubblica amministrazione; introduzione del sistema di raccolta porta a porta dei rifiuti; attivazione di un progetto di mobilità sostenibile per il trasporto degli anziani; installazione di impianti fotovoltaici su edifici pubblici; …
Basterebbe questo elenco (nemmeno esaustivo) per capire come mai Ponte nelle Alpi (BL) ha vinto la seconda edizione del Premio Comuni a 5 stelle. La forza di questa esperienza, che la rende davvero unica in Italia, è la strategia complessiva che accompagna ogni singola azione dell’amministrazione comunale.
Qui l’ambiente non è il fastidioso assessore di turno da accontentare di quando in quando con un’iniziativa a spot, magari ben visibile e alla moda. No, qui c’è una giunta (con un ottimo assessore all’ambiente) impegnata a concretizzare azioni di buon senso, declinando l’agire amministrativo alla riduzione dell’impronta ecologica del territorio.
Uno strumento utile scelto dal Comune per raggiungere questo scopo è il regolamento EMAS ad adesione volontaria, che regolamenta la realizzazione ed il mantenimento nel tempo di un Sistema di Gestione Ambientale, prevedendo un miglioramento anno dopo anno delle performance ambientali delle proprie attività.
Il Comune ha iniziato il complesso percorso di certificazione nel 2005, raggiungendo la registrazione EMAS nel febbraio di quest’anno. Il bello di questo tipo di certificazione è che gli uffici, le attività e i servizi del comune vengono costantemente sottoposti a verifiche periodiche: per porre maggiore attenzione alle attività che influiscono sulla qualità dell’ambiente, migliorarne le performance nel tempo e per comunicare gli impegni assunti in tal senso a tutta la cittadinanza.
Come abbiamo già sottolineato visitando Torraca (SA) nel nostro “Viaggio nell’Italia dei Comuni a 5 stelle”, l’illuminazione pubblica rappresenta un settore estremamente importante per quanto riguarda le possibilità di attuare un’efficace risparmio energetico.
Il Comune di Ponte nelle Alpi, partendo dall’analisi della situazione presente degli impianti, valorizzando le competenze le esperienze e le risorse presenti, sta introducendo e implementando, in maniera programmata e graduale, sistemi innovativi per il controllo del flusso luminoso, privilegiando le sorgenti luminose più efficienti, adeguando gli apparecchi ai sensi della Legge Regionale per la prevenzione dell’inquinamento luminoso, garantendo comunque gli obiettivi della sicurezza stradale, eliminando l’uso di lampade potenzialmente inquinanti (contenenti mercurio), prediligendo lampade con vita utile maggiore, riducendo così anche le relative spese di sostituzione e lo smaltimento delle lampade esauste.
Dei 1417 punti luce quasi la metà sono stati riqualificati, garantendo alle casse del comune risparmi medi del 30%.
Interventi finalizzati a una gestione più intelligente ed efficiente degli impianti luce sono stati effettuati anche per l’illuminazione interna delle strutture di proprietà comunale, come per esempio nelle scuole, nelle palestre, nel municipio.
Grazie all’utilizzo di reattori elettronici dimmerabili, che consentono una regolazione dell’illuminazione interna in relazione alla quantità di luce che entra dall’esterno, garantendo da una parte una illuminazione sempre ottimale a livello dei banchi di scuola, e dall’altra una diminuzione degli sprechi, specialmente nei giorni di maggiore illuminazione solare, è stato possibile tagliare sensibilmente i consumi riducendo al contempo le emissioni inquinanti in atmosfera.
Di solito in questo settore un sindaco preferisce installare un impianto fotovoltaico sul tetto di una scuola che non adottare azioni concrete per la riduzione dei consumi e degli sprechi. Il pannello solare, infatti, lo vedono tutti, la sostituzione di una caldaia no. Il fatto è che se su un edificio che spreca inutilmente energia vado a montare un impianto che produce energia da fonti rinnovabili continuo a sprecare energia inutilmente.
Negli edifici comunali di Ponte nelle Alpi, invece, è in atto una programmata e graduale sostituzione delle vecchie caldaie a gasolio con caldaie a condensazione alimentate a gas metano. La conversione degli impianti verso l’uso di combustibili più puliti determina significative diminuzioni dell’emissione in atmosfera e un rilevante risparmio economico dovuto alla diminuzione dell’uso di combustibili.
In sede di manutenzione straordinaria, nelle ristrutturazioni si sta procedendo ad interventi di coibentazione degli involucri e delle coperture degli edifici pubblici.
Alla base di queste azioni c’è il Piano energetico comunale, strumento fondamentale per fotografare l’esistente e pianificare il futuro, attraverso una programmazione di interventi di efficienza e auto-produzione energetica. Il piano di Ponte nelle Alpi è stato redatto tra il dicembre del 2006 e l’ottobre 2007, ed è diventato un efficacissimo punto di partenza per una corretta e sostenibile gestione degli edifici pubblici.
Sempre dal 2006 l’amministrazione comunale ha attivato un bando rivolto agli agricoltori locali che eroga contributi per finanziare la realizzazione di impianti di recupero dell’acqua piovana. Un intervento concreto, pratico e maledettamente sensato.
Probabilmente però è con i rifiuti che il Comune di Ponte nelle Alpi compie un vero miracolo amministrativo! Il Comune approva nel maggio 2007 il progetto predisposto dal Consorzio Intercomunale Priula per l’introduzione del porta a porta, che prevedeva: il passaggio da tassa a tariffa così come indicato dal Decreto Ronchi; il passaggio dalla raccolta dei rifiuti tradizionale con cassonetto stradale di prossimità alla raccolta differenziata spinta (porta a porta); la creazione di una società multiutility a totale partecipazione pubblica, per la gestione dell’intero nuovo sistema.
Il progetto per la gestione del ciclo dei rifiuti nel comune di Ponte nelle Alpi, la cui attuazione è stata delegata alla società a totale capitale pubblico Ponte Servizi s.r.l., del Comune di Ponte nelle Alpi, è stato suddiviso in diverse fasi attuative, relative prima all’acquisto delle attrezzature necessarie allo svolgimento del nuovo servizio, poi alla distribuzione delle stesse, quindi all’apertura dell’ecosportello per fornire agli utenti tutte le informazioni necessarie.
ll Comune di Ponte nelle Alpi partiva da una percentuale di raccolta differenziata del 23,7% (dati relativi al 2006), con una produzione procapite di 389 kg/ab. anno di rifiuto indifferenziato avviato allo smaltimento.
Dopo 23 incontri che hanno coinvolto circa tremila persone (un componente per ogni nucleo familiare) e l’organizzazione del servizio commisurato alle esigenze di ogni singolo quartiere, la percentuale di differenziazione raggiunta nel mese di aprile 2008 è stata dell’80,55%. La percentuale di raccolta differenziata supera l’80%, la percentuale di riduzione del conferimento di rifiuto secco indifferenziato è superiore all’88%, rispetto agli stessi mesi del 2007.
Considerando, poi, il rifiuto umido autosmaltito a domicilio dai cittadini di Ponte nelle Alpi con il compostaggio domestico, praticato ormai da oltre il 70% delle utenze domestiche ed utilizzando il metodo di calcolo di Arpav, la percentuale di raccolta differenziata raggiunge ad aprile l’83,91%”.
I risultati ottenuti hanno permesso, come previsto, una riduzione del costo totale del servizio: dai 950mila Euro di costo del servizio del 2007, ai 839mila Euro del 2008, con un risparmio dell’11,6%.
Che altro dire…?


La crisi e le soluzioni per un minimalismo economico

Fonte: http://www.decrescitafelice.it/?p=320

di Albino Bordieri

L’economia è di tutti.
Partiamo da questo semplice principio: l’economia non deve essere fatta per il benessere di pochi e non deve essere gestita e interpretata dai super esperti, nuovi sacerdoti di una religione fasulla.
Tutti noi facciamo economia ogni giorno: comprando, vendendo, scambiando ciò che ci serve per vivere. Non lasciamoci impressionare da calcoli astrusi e termini tecnici. Se un sistema economico riduce la gente sul lastrico o crea la fame, questo sistema è sbagliato. E se è sbagliato dobbiamo toglierlo dalle mani di chi lo ha ridotto in questo stato pietoso. Il sistema economico è nostro e dobbiamo riprendercelo.
Detto questo, e supponendo che siate d’accordo, come possiamo fare a riprenderci il sistema economico? Come possiamo tirarci fuori dalla melma dove ci hanno trascinato, facendoci promesse di ricchezze e crescita infinita?
Lasciate perdere i super esperti economici, che parlavano del mercato globale e della globalizzazione promettendoci ricchezza, ora sono gli stessi che ammettono di essersi sbagliati, gli stessi che propongono a volte l’opposto di quello che dicevano prima.
Deve esserci un modo, un modo semplice, che anche i non esperti possono capire. Non so se è quello giusto, ma io un metodo vorrei proporlo, una soluzione immediata basata su tre principi.
1) Pensare vicino
2) Produrre il necessario
3) Sostenere i piccoli
Mi spiego meglio:
Pensare vicino.
Procurarci quello che ci serve più vicino possibile. Non importare nè fare trasportare da lontano tutto quello che può essere prodotto localmente. Se anche il prezzo fosse leggermente superiore, sono comunque soldi che aumentano gli scambi locali, ricchezza che rimane vicino a noi invece che fermarsi in qualche banca lontana.
Sono risorse che vanno al nostro vicino, che a sua volta avrà soldi per richiedere i nostri servizi. Tutto quello che si compra, si scambia o si dona localmente ci aiuta a sostenere la nostra comunità, i nostri amici, i nostri vicini e in definitiva noi stessi. Evitare l’inquinamento è solo uno degli aspetti, ci sono anche i vantaggi dell’occupazione locale, del conoscersi e confrontarsi localmente, dello scambio di idee e di risorse.
Produrre il necessario.
I super esperti di economia, gli stessi che ci hanno ridotto in uno stato di incertezza che distrugge la nostra anima oltre che la salute, ci suggeriscono che il sistema migliore è produrre prodotti di qualità da esportare.
Sbagliato. C’è bisogno di fare muovere il denaro, e per muovere il denaro bisogna produrre i beni di più ampio consumo a basso costo. I prodotti di qualità li possono comprare solo i ricchi, gli stessi che ora hanno in mano capitali medio grandi e non vogliono investirli per paura di perderli.
Qual’è la causa principale di una crisi? Poche persone controllano capitali enormi, queste poche persone perdono la fiducia nei mercati e smettono di investire.
Non si può far girare il mercato producendo prodotti per loro. Bisogna produrre per chi spende il 100% del suo capitale, non per chi lo tiene fermo.
Quindi produrre beni essenziali, in base alle richieste della gente comune. Se la gente comune spende, o se fa baratti, o se da lavoro in cambio di merci, i grandi capitali diventano quello che sono: carta straccia. Carta che non ha un valore reale.
Produrre il necessario significa cambiare i paradigmi dell’economia odierna, dove si produce prima di sapere ciò che serve, dove i costi della pubblicità sono più alti dei costi di produzione. Significa ristabilire la priorità della domanda sull’offerta. Si produce solo quello che la gente ha realmente bisogno. senza sprechi e senza grandi marchi.
Sostenere i piccoli.
Riprendiamoci il nostro potere economico. Lo abbiamo dato ai grandi capitalisti, alla grande distribuzione, ai grandi marchi che in realtà non producono niente.
Come abbiamo fatto? Abbiamo comprato i loro prodotti, ci fidiamo di marchi che non hanno dietro alcuna produzione propria, diamo soldi a chi ne ha già tanti.
Sostenere i piccoli significa comprare direttamente dai produttori, sostenere le piccole imprese, aiutare chi produce piccole quantità.
Per fare questo possiamo fare gruppi d’acquisto solidali o cooperative di consumo da una parte e cooperative di produzione e consorzi dall’altra parte.
Abolire la schiavitù dai marchi, ristabilire il contatto umano con le persone che lavorano per noi, per fornirci quello che ci serve a vivere.
Sostenere gli artigiani, i contadini, le piccole imprese di servizi che possono fornirci prodotti di qualità. Le grandi imprese non fanno altro che servirsi di queste stesse persone, pagandole pochissimo e rivendendo il loro lavoro a prezzi stratosferici.
Aiutare ed organizzare i piccoli produttori è un’impresa difficile, ma fra un pò sarà l’unica cosa possibile per vivere dignitosamente e consentire agli altri di fare altrettanto.


Paolo Flores d’Arcais: Sempre più regime

Fonte: http://temi.repubblica.it/micromega-online/paolo-flores-darcais-sempre-piu-regime/

Il direttore di MicroMega Paolo Flores d'Arcais critica il presidente del Consiglio per la decisione di fermare la protesta studentesca attraverso l'uso delle forze dell'ordine e invita il segretario del Pd Walter Veltroni ad aprire a tutte le forze politiche 'antiberlusconiane' la piazza del 25 ottobre.
''Le parole di Berlusconi - sottolinea Flores d'Arcais - suonano lugubre minaccia per nuove repressioni stile Genova. E questo si somma ai recentissimi attacchi al diritto di sciopero e agli ormai quotidiani attacchi all'indipendenza della magistratura e a quel poco che resta di libero giornalismo''.
''E' evidente - prosegue lo scrittore-filosofo - che nessuno in buona fede può più sottovalutare la minaccia di una trasformazione dell'Italia in un regime alla Putin o in nuove versioni di fascismo. Dovrebbe a questo punto essere ovvia anche a Veltroni la necessità di trasformare la manifestazione di sabato in una contestazione generale di questa deriva putinista''.
''Conto perciò - conclude Flores - che il Pd aprirà la manifestazione a tutte le forze antiberlusconiane e coerentemente democratiche della società civile e darà il massimo spazio ai rappresentanti autentici di questa protesta studentesca''.
(ANSA)


Il governo della P2 e l'addomesticamento della democrazia

Fonte: http://sostenibile.blogosfere.it/2008/10/il-governo-della-p2-e-laddomesticamento-della-democrazia.html

Un impegno concreto: addomesticare la democrazia, restringerne le possibilità e garantire che, chiunque salga al governo, non mini l'establishment oligarchico al potere. Era il grande piano della P2, l'organizzazione antidemocratica i cui uomini oggi piu' che mai tengono le redini d'Italia, il Piano di Rinascita Democratica.

Quel piano è sempre piu' vicino alla sua piena realizzazione. Il bipolarismo ha strangolato la democrazia italiana. Metà degli elettori non hanno piu' alcuna rappresentanza politica, perché i partiti che li rappresentavano sono stati spazzati via dall'azione congiunta delle riforme elettorali e delle campagne stampa.

Il dissenso torna nelle piazze, dove è facile si trasformi, spesso innaturalmente, in violenza, giustificando apparentemente un crescente interventismo di polizia, carabinieri ed esercito.

L'addomesticamento della stampa agevola il consolidamento del consenso, attraverso una interpretazione tendenzialmente a senso unico dei fatti.

In un Paese che antepone la legalità ai capricci degli uomini di potere, chi ha fatto parte di un'organizzazione come la P2, chi ha aderito a progetti come il Piano di Rinascita Democratica, chi cerca di addomesticare la democrazia, sarebbe escluso a vita da qualsiasi funzione o impiego pubblici. In Italia, la partecipazione alla P2 è invece premiata a livello politico e di carriere.

Qui le liste degli iscritti alla P2


Frigobar

Fonte: http://feeds.feedburner.com/~r/Voglioscendere/~3/430011972/2067831.html


Ora d'aria
l'Unità, 23 ottobre 2008

Solo una democrazia malata poteva accogliere con un coro unanime di gridolini gaudiosi l’elezione unanime dell’avvocato Giuseppe Frigo a giudice costituzionale. Frigo, intendiamoci, è persona perbene e all’antica, come dimostrano anche i baffi a manubrio, già demodé quando li portava Umberto I. Ma che sia il candidato ideale per la Corte costituzionale, è tutto da vedere. Non perché abbia difeso questo o quello (nella sua pirotecnica carriera è riuscito a difendere il Pool di Milano nel conflitto di attribuzione alla Consulta sulla richiesta d’arresto per Craxi, poi a difendere Previti che aveva denunciato il Pool per calunnia; e, detto tra parentesi, perse entrambe le cause). Ma per un motivo più serio. La Consulta è lì per proteggere la Costituzione dalle leggi incostituzionali. La Costituzione vigente, non un’altra. Frigo, legittimamente, ne vuole un’altra. Da anni si batte per la separazione tra giudici e pm. Liberissimo di sognarlo, ma la Costituzione prevede la carriera unica.

Poniamo che il governo Berlusconi - la cui maggioranza l’ha candidato alla Consulta - presenti una legge che separa le carriere. La legge sarebbe incostituzionale, ma Frigo ha già detto che va benissimo. Presto la Consulta dovrà pronunciarsi sulla legge Alfano, dichiarata palesemente incostituzionale da 4 ex presidenti della Consulta e da centinaia di giuristi. Ma proprio l’altroieri, mentre veniva eletto, Frigo faceva sapere che “il lodo Alfano non è tra le cose più importanti di cui la Consulta dovrà occuparsi”: strano, visto che c’è un referendum in arrivo ed è in gioco l’articolo 3, cioè il principio di eguaglianza. Comunque è altamente inopportuno che il futuro giudice della legge anticipi in qualche modo il suo giudizio su una legge che dovrà giudicare.

Ma c’è un altro capitolo della sua biografia che dovrebbe vivamente sconsigliare il suo approdo alla Consulta, e invece, in questa democrazia malata, l’ha accelerato. Risale al 1998, quando l’Ulivo e il Polo decisero di mandare a monte i processi di Tangentopoli, giunti ormai a un passo dalle sentenze definitive. Come? Cambiando le regole a partita in corso. Con soli 4 voti contrari fra Camera e Senato, destra e sinistra amorevolmente abbracciate riformarono l’articolo 513 del Codice di procedura penale, stabilendo che le accuse lanciate da Tizio a Caio in fase d’indagine non valevano più contro Caio se Tizio non tornava in tribunale a confermarle. Se non ci tornava, o ci tornava e taceva o ritrattava, quel che aveva detto prima evaporava. Una norma fatta su misura per i processi di Tangentopoli, nati da dichiarazioni di imprenditori che confessavano, facevano i nomi dei politici corrotti, patteggiavano la pena e tornavano in azienda. I politici invece, più lungimiranti, confidavano nei tempi biblici della giustizia italiana e preferivano il dibattimento: dunque venivan processati anni dopo. I pm concedevano il patteggiamento a Tizio, sicuri di poter usare le sue dichiarazioni nel processo a Caio. Non sapevano che, nel bel mezzo del processo, il Parlamento le avrebbe cestinate. Cambiata la legge, i tribunali convocarono tutti i Tizi perché tornassero a ripetere le accuse ai Caii: ma visto che nessuna legge li obbliga a farlo né li punisce se non lo fanno, non tornò nessuno. Così i processi ai Caii finirono in prescrizione per il tempo perduto a rifarli da capo, o in assoluzione: non perché i Caii fossero innocenti, ma perché gli amici parlamentari avevano abolito le prove a loro carico. La storia di Tangentopoli è piena di condanne a Tizio per aver corrotto Caio e di assoluzioni a Caio dall’accusa di essersi fatto corrompere da Tizio. Roba che neanche Ionesco.

Bene, l’artefice di questo capolavoro è Frigo, all’epoca presidente delle Camere penali. Naturalmente la Consulta abolì l’obbrobrio. Frigo indisse uno sciopero contro la Consulta. Il presidente Scalfaro parlò di sciopero “eversivo” e Frigo lo insultò: “Esternazioni quasi patologiche”, manco fosse al bar. Il Parlamento riapprovò la norma incostituzionale in meno di un anno, e sotto forma di legge costituzionale, così la Consulta non potè più farci nulla: è il nuovo articolo 111, detto comicamente “giusto processo”. Un articolo incostituzionale nella Costituzione: si pensava di aver visto tutto, invece ora l’autore di quella robaccia ascende alla Corte costituzionale. Ora ci tocca pure tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo dei Pecorella e degli Spangher. Ma esultare addirittura pare francamente eccessivo.


Salviamo l'Italia (e la scuola) dal PD

Fonte: http://feeds.blogosfere.it/~r/news-politicaesocieta/~3/430834395/salviamo-litalia-e-la-scuola-dal-pd.html


Domani ci sarà una manifestazione del PD dal titolo imbarazzante: "Salviamo l'Italia", come un culto millenarista. Uno dei temi principali sarà la "difesa della scuola pubblica".
Giusto, ma quasi tutta la nomenklatura rossa i propri figli li manda nelle scuole private di lusso, mica nella scuola pubblica.
I PD mandano gli studenti altrui a protestare, per mantener loro gli scranni in Parlamento, però poi i loro figli vanno nelle private e a New York.
La Finocchiaro utilizza un istituto privato di Catania, mentre Rutelli ha fatto carte false per mandare una delle figlie dalle suore del San Giuseppe de Merode, a piazza di Spagna. Nanni Moretti, ha iscritto il figlio alla scuola ameriKana Ambritt (vero feudo della borghesia red ed anti yankees). La Melandri la prole l'ha mandata all'Istituto privato San Giuseppe di via del Casaletto. Mica scema la keynesiana-keniota-pasionaria!
Fassino ha studiato dai gesuiti. Bertinotti manda i nipotini in un istituto chic. Michele Santoro il pargolino lo manda al liceo francese Chateubriand. Scuola privata francese anche per la Berlinguer... Veltroni compra casa a Manhattan per la figlia studiosa... LINK
1. Definizione di "Scuola pubblica":
Un servizio pagato dai privati (noi) e gestito dai politici (loro)

2. Quanto ci costa la "scuola pubblica gratuita"?
"...Caro direttore, chissà se «con grande sorpresa» l'insegnante Giuseppe Benedetti apprenderà, dal rapporto Ocse "Education at a glance 2006", che in Italia la spesa annuale per studente, dalle elementari all'università, è fra le più alte dei paesi industrializzati (circa 8mila dollari). Considerando i 13 anni dalle elementari alle superiori, ogni alunno costa allo Stato 100mila dollari (la media Ocse è pari a 77mila). Dove finiscono tutti questi soldi? Immaginiamo cosa significherebbe mettere solo la metà di quel denaro in mano alle famiglie: gli istituti, almeno in parte, nel contendersi quelle risorse, dovrebbero fare affidamento sulla propria qualità, non solo sull'assegno statale erogato "a pioggia". La spesa per il personale incide per l'84,8% nelle scuole primarie e secondarie, e per il 60,2% nelle università. Ecco perché i genitori sono costretti ad acquistare ogni anno cancellini, gessetti, carta igienica e sapone. Eppure, certo, lo stipendio degli insegnati rimane basso. Perché vi ostinate, caro Benedetti, a tenervi migliaia di parassiti, fannulloni e incompetenti, e a rifiutare ogni valutazione di produttività? In Italia, rispetto agli altri paesi Ocse, ci sono più classi e più insegnanti: 10,7 alunni per insegnante nelle scuole primarie (16,9 è la media Ocse); 11 alunni per insegnante nelle secondarie (13,3 è la media Ocse). Per lavorare tutti, guadagnate meno. E allora, mi consenta, ben vi sta. Cordiali saluti". (Federico Punzi, su Il Riformista). [Senza contare i 160.000 bidelli]...

Da un intervento in un forum, a nome Tixi. Sarebbero queste le domande da porre ai candidati leader o sindaci:
Ogni bimbo in scuola materna é stimato costare 19 mila euro l'anno alla comunità dei contribuenti tutti... se quel bambino venisse mandato a una scuola privata direttamente costerebbe poco più di 5 mila euro l'anno ai genitori... Dove vanno a finire gli altri 14 mila euro?
Chi vanno a mantenere quei 14 mila euro che pesano sulle spalle dei contribuenti?L'Università di Bologna butta via dalla finestra ca. 185.000 euro all'anno per il "sostegno" alle associazioni universitarie degli studenti. Il ciuccio a tutti (nel doppio senso della parola |ciuccio|) è d'obbligo.
Le paghette dei professori Universitari
I professori ordinari a tempo determinato devono assicurare «la loro presenza per non meno di 250 ore annuali», e che, se a tempo pieno, sono tenuti anche «a garantire la loro presenza per non meno di altre 100 ore annuali (...) per l'assolvimento di compiti organizzativi interni». Calcolatrice alla mano, sarebbero la bellezza di ventinove ore al mese, meno di un'ora al giorno. Questo se i professori lavorassero, irrealmente, tutti i santi giorni dell'anno.
Nelle tabelle delle retribuzioni dei professori ordinari del 2008, si può toccare con mano cosa vuol dire l'avanzamento dell'anzianità di servizio all'interno delle facoltà: appena entrato nell'alma mater, un professore ordinario percepisce 4.373 euro lordi al mese. Dopo 28 anni di lavoro, gli euro sono diventati 8221,39. Prendiamo di nuovo in mano la calcolatrice e scopriamo che un'ora di lavoro di professore ordinario a tempo pieno al quattordicesimo scatto d'anzianità vale 283,49 euro. Roba da competere con i top manager delle multinazionali più grandi dal mondo. Senza però sobbarcarsi lo stress di un manager [e col posto garantito a vita, indipendentemente dal rendimento, ndr].
Fonte: Salviamo l'Italia (e la scuola) dal PD


Il Vaticano difende il silenzio del Papa davanti alla mafia

Fonte: http://italiadallestero.info/archives/1512


Il Vaticano difende il silenzio del Papa davanti alla mafia
Il viaggio ha una dimensione strettamente spirituale e sarebbe stato irrispettoso per il fatto che la maggior parte delle persone in questa zona sono oneste e non membri della criminalità organizzata". In questo modo il Vaticano si è espresso in difesa della decisione di Benedetto XVI di evitare una condanna diretta alla mafia, durante un viaggio nell'Italia del sud, bersagliata dall'attività criminale della Camorra. Il Papa ha intrapreso oggi un viaggio di un giorno a Pompei, per celebrare una messa e recitare il Rosario in un santuario della parte moderna della città, vicino alle rovine del sito sepolto a causa dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

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